Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 2 aprile 2026

L'Ufficio delle Tenebre non è un semplice rito

Col Mattutino di oggi, Giovedì Santo, la Chiesa si appresta a vivere i misteri più alti e profondi della nostra Fede. Per questa ragione essa, nella sua saggezza millenaria, rappresenta plasticamente l'intima compenetrazione a tali misteri recitando le Ore canoniche con una solenne austerità. Tale rito è riassunto nel cosiddetto Ufficio delle Tenebrae. Precedente Le ore liturgiche del Giovedì Santo qui.

L'Ufficio delle Tenebre non è un semplice rito

Nella sacra e austera penombra che avvolge la navata, mentre il sole del Mercoledì Santo declina e le ombre si allungano come dita silenziose tra le colonne, la Chiesa si dispone a celebrare uno dei riti più densi di mistico tremore: l’Ufficio delle Tenebre.
Non è una semplice recita di Salmi, ma un dramma liturgico che rapisce l’anima e la conduce fin dentro il Getsemani, ai piedi di quel Redentore che si avvia, solo e tradito, verso il sacrificio estremo. L’Ufficio che le Messale e nel Breviario del rito antico comprende i Mattutini e le Lodi degli ultimi tre giorni della Settimana Maggiore, affonda le sue radici nei secoli più remoti della pietà cristiana. Storicamente esso nacque come l’ufficiatura notturna dei monaci e del clero, celebrata nelle ore piccole prima dell’alba; tuttavia, per permettere al popolo dei fedeli di unirsi a questo pianto liturgico, si diffuse l’uso di anticiparlo alla sera precedente. Ecco perché il Mercoledì sera, mentre il tradimento di Giuda si consuma nell’oscurità dei cuori, la Chiesa inizia a cantare le lamentazioni del profeta Geremia, le cui note gravi sembrano sgorgare dalle viscere stesse della terra.
Al centro di questo rito sta la saetta o tenebrario, l’austero candeliere triangolare che regge quindici candele di cera gialla, opaca e grezza, simbolo dei profeti e dei discepoli. Una dopo l’altra, al termine di ogni salmo, una mano invisibile spegne una luce, finché l’oscurità non avanza implacabile.
Questo spegnimento progressivo non è un mero esercizio estetico, ma la narrazione visiva del deserto che si fece attorno a Cristo: l’abbbandono degliapostoli, il rinnegamento di Pietro, il trionfo apparente delle tenebre sul mondo. Solo l’ultima candela, quella sommitale, rimane accesa: essa rappresenta la Divinità di Cristo che, pur morendo nell’umanità, rimane eterna e sfolgorante-
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Di seguito il commento di Gianni Morcellini:
L'Ufficio delle Tenebre non è un semplice rito, ma un vero "thriller liturgico" che bypassa la razionalità per colpire direttamente l'inconscio.
In un mondo saturo di stimoli visivi e acustici, questo antico rito opera per sottrazione: toglie la luce, la compagnia, fino a lasciarti solo nell'oscurità totale della chiesa.
È una performance sacra dove il tempo si dilata e il mistero diventa tangibile, quasi fisico, attraverso il contrasto brutale tra la dolcezza malinconica del canto gregoriano e il fragore violento e improvviso dello strepitus finale (ultimi 3 minuti del video del link qui).
Chi è abituato ad una partecipazione attiva fatta di parole e gesti trova qui una sfida radicale: restare fermi e silenti, mentre il mondo intorno sembra spegnersi candela dopo candela.
Non è un reperto archeologico, ma una precisa tecnica spirituale progettata per far vibrare le corde più profonde dell'animo umano, trasformando la Settimana Santa in un'esperienza multisensoriale ineguagliabile.
È il fascino dell'ombra che, paradossalmente, permette di vedere molto più chiaramente ciò che conta davvero. (G.Morcellini)

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