Nella nostra traduzione da Substack.com. Le voci sul cardinale Roche potrebbero non essere confermate, ma, considerate insieme alla rimozione di Peña Parra, all'ascesa di Rudelli e ad una serie di nomine strategiche, indicano un cambiamento decisivo di metodo oltre che di stile da parte di Roma. Precedente qui.
Si approssima un cambiamento di incarico per il cardinale Roche?
Da Roma si moltiplicano le voci su un possibile trasferimento del cardinale Arthur Roche, forse verso l'Ordine di Malta. L'ipotesi, diffusa dal veterano vaticanista Damian Thompson, rimane non confermata. Ma, pur essendo solo una speculazione, si è diffusa rapidamente, e non senza motivo. Roche è giunto a incarnare, per molti ecclesiastici e teologi, gli aspetti più controversi dell'approccio alla liturgia del pontificato di Francesco, soprattutto dopo la Traditionis Custodes e i successivi chiarimenti [Rescritto Roche: qui - qui - qui - qui indice generale -ndT], ampiamente giudicati come un'accentuazione, anziché una soluzione, delle tensioni teologiche in gioco. Se il suo mandato sta per concludersi, alla naturale scadenza del suo incarico e in un'età in cui un rinnovo sarebbe insolito, allora un suo possibile trasferimento sarà inevitabilmente interpretato come qualcosa di più di una semplice formalità amministrativa.
Eppure, il vero significato di questo momento non risiede in Roche stesso, ma nel modello di decisioni che sta emergendo sotto il pontificato di Leone XIV. La tentazione è quella di interpretare ogni mossa isolatamente, come se Roma operasse ancora secondo i ritmi di personalità e fazioni che hanno caratterizzato gran parte del pontificato precedente. Ciò che ora sta diventando visibile, tuttavia, è qualcosa di più silenzioso e di più profondo. Un cambiamento che si sta verificando al di là dei titoli dei giornali, un cambiamento di metodo ben più significativo.
Il segno più evidente di ciò è la rimozione di Edgar Peña Parra dall'incarico di Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Non si tratta di un cambiamento marginale. Il sostituto si trova al centro della vita amministrativa della Chiesa, controllando il flusso quotidiano di documenti e decisioni che transitano sulla scrivania papale. Per anni tale incarico è stato associato, a torto o a ragione, a controversie, opacità e a uno stile di governo fortemente basato su relazioni informali e manovre interne. Il trasferimento di Peña Parra alla nunziatura italiana segna quindi un decisivo allontanamento da quel centro di gravità.
A New Substitute for the Holy See Secretary of State | FSSPX News
Al suo posto, Leo ha nominato Paolo Rudelli, un diplomatico la cui formazione e carriera parlano da sole. Rudelli non è un polemista pubblico né una figura di schieramento ideologico. È un uomo di sistema nel senso migliore del termine. Formatosi in teologia morale presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, con oltre vent'anni di servizio diplomatico, ha prestato servizio in Ecuador e Polonia, ha lavorato all'interno della Segreteria di Stato, ha rappresentato la Santa Sede al Consiglio d'Europa a Strasburgo e ha ricoperto incarichi di nunziatura in Zimbabwe e Colombia. Questo è il profilo di una persona scelta non per schierarsi con una fazione, ma per garantire che l'apparato di governo funzioni come dovrebbe. La sua nomina non è clamorosa, ma è profondamente rivelatrice.
New Substitute 'deeply honoured' by appointment - Vatican News
Lo stesso istinto si può riscontrare in altre recenti decisioni. Prima di promuovere Rudelli, Leone aveva già avviato una riorganizzazione della Segreteria di Stato nominando un nuovo assessore, Anthony Onyemuche Ekpo, un giovane canonista e teologo con esperienza nello stesso settore. Ha inoltre trasferito Filippo Iannone, anch'egli canonista, al Dicastero per i Vescovi e ha nominato Anthony Randazzo suo successore presso il Dipartimento dei Testi Legislativi. Nessuna di queste nomine si presta facilmente a interpretazioni di parte o di schieramento. Ciò che le accomuna è invece una chiara preferenza per uomini formati in ambito giuridico, diplomatico e di responsabilità istituzionale. Una preferenza che suggerisce un deliberato riequilibrio delle priorità: dall'improvvisazione alla struttura, dalle reti personali alla competenza riconosciuta e affidabile.
Anche la decisione di ricoprire la carica, rimasta vacante per lungo tempo, di Prefetto della Casa Pontificia, va nella stessa direzione. Nominando Petar Rajič a un ruolo rimasto scoperto per oltre sei anni, Leone XIII ripristina un elemento fondamentale di ordine nella gestione delle udienze papali e dell'accesso al Pontefice. Decisioni di questo tipo raramente attirano l'attenzione, ma a Roma contano. Indicano se un pontificato intende governare attraverso uffici ben definiti o (come ha fatto Francesco) attraverso accordi più flessibili e personalizzati.
È in questo contesto che il recente messaggio del Papa ai vescovi di Francia assume il suo pieno significato. Il testo, diffuso tramite la Segreteria di Stato, affrontava la questione della liturgia con un tono nettamente diverso da quello prevalente negli ultimi anni. Parlava della necessità di riflettere su come accogliere le comunità legate al Vetus Ordo e metteva in guardia dal pericolo di una ferita all'interno della Chiesa. Letta isolatamente, la lettera potrebbe essere interpretata come un gesto pastorale. Letta nel suo contesto, soprattutto alla luce delle tensioni già emerse in Francia e delle polemiche suscitate dalle presunte dichiarazioni del nunzio, appare piuttosto come un riallineamento silenzioso ma inequivocabile. Si chiede alla Curia di rivedere le proprie strategie.
A questo punto, le speculazioni su Roche ritornano, ma sotto una luce diversa. Se si dimetterà, non sarà perché una singola figura è caduta in disgrazia, né perché un nuovo regime cerca di vendicarsi del precedente. Sarà perché le condizioni che hanno reso possibile il suo mandato stanno cambiando.
Mark Lambert, 31 marzo
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

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