Un inno composto da Venanzio Fortunato (530-609) dal titolo “Pange Lingua gloriosi”, conosciuto anche come “Crux fidelis” (da non confondere con il “Pange Lingua” eucaristico qui di San Tommaso d'Aquino) cantato durante il Tempo di Passione e il Venerdì santo, mette in rilievo lo splendore della Croce, unico albero nobile, di cui nessuna selva è in grado di produrne uno simile.
In un passaggio di grande spessore teologico, l’Inno sottolinea che «il Creatore stesso destinò un legno, per porre rimedio ai danni venuti dal legno».
Il confronto è tra l’albero della conoscenza del bene e del male posto nel paradiso terrestre e la Croce, vero albero che dà vita.
Colui che fece tutte le cose, addolorato per il peccato del primo genitore, che mangiando il frutto proibito cadde nella rovina della morte, ordinò che con un nuovo albero e con l’obbedienza fino alla morte di Croce, il nuovo Adamo, Cristo, vanificasse l’astuzia di satana e ci donasse la vita.
Accanto ad Adamo vi era Eva, la prima donna, concausa nel procurarci la morte.
Accanto al Nuovo Adamo vi è Maria, la nuova Eva, concausa nel dono della vita.
L’Inno vede l’inizio provvidenziale della salvezza sin dalla nascita di Gesù da una Vergine. Maria, che allora avvolse il Figlio in fasce, tenendo ben legati le sue mani e i suoi piedi, già preludeva al Calvario e alla crocifissione del divino Agnello, partorito dal grembo verginale della bella Agnella.
I Padri della Chiesa rifletteranno a lungo su questo trittico salvifico: Gesù, Maria e la Croce, quale antidoto del trittico mortifero, Adamo, Eva e l’albero dell’Eden. Se Gesù dunque è il nostro Redentore, Maria è la nostra Corredentrice, la cui verginità è garanzia della nostra generazione alla vita eterna.
Ce ne parla qui Padre Serafino Maria Lanzetta. Approfittiamone per fare una meditazione accurata in questa Settimana Santa -- Per l'ascolto qui
| Crux fidelis, inter omnes arbor una nobilis;
nulla talem silva profert, flore, fronde, germine.* Dulce lignum, dulci clavo, dulce pondus sustinens. Pange, lingua, gloriosi proelium certaminis et super crucis trophaeo dic triumphum nobilem, qualiter redemptor orbis immolatus vicerit. De parentis protoplasti fraude factor condolens, quando pomi noxialis morte morsu corruit, ipse lignum tunc notavit, damna ligni ut solveret. Hoc opus nostrae salutis ordo depoposcerat, multiformis perditoris arte ut artem falleret et medelam ferret inde, hostis unde laeserat. Quando venit ergo sacri plenitudo temporis, missus est ab arce patris natus orbis conditor atque ventre virginali carne factus prodiit. Vagit infans inter arta conditus praesaepia, membra pannis involuta virgo mater adligat, et pedes manusque crura stricta pingit fascia. Lustra sex qui iam peracta tempus implens corporis, se volente, natus ad hoc, passioni deditus, agnus in crucis levatur immolandus stipite. En acetum, fel, arundo, sputa, clavi, lancea; mite corpus perforatur; sanguis, unda profluit, terra pontus astra mundus quo lavantur flumine. Crux fidelis, inter omnes arbor una nobilis, nulla talem silva profert flore, fronde, germine, dulce lignum dulce clavo dulce pondus sustinens. Flecte ramos, arbor alta, tensa laxa viscera, et rigor lentescat ille quem dedit nativitas, ut superni membra regis mite tendas stipite. Sola digna tu fuisti ferre pretium saeculi atque portum praeparare nauta mundo naufrago, quem sacer cruor perunxit fusus agni corpore. Aequa Patri Filioque, inclito Paraclito, sempiterna sit beatae Trinitati gloria, cuius alma nos redemit atque servat gratia. Amen. |
Croce fedele, fra tutti unico albero nobile:
nessuna selva ne produce uno simile per fronde, fiori e frutti. Dolce legno, dolci chiodi che sostenete il dolce peso. Celebra, o lingua, la vittoria del glorioso combattimento, e racconta del nobile trionfo davanti al trofeo della croce: in che modo il redentore del mondo, pur essendo vittima, abbia vinto. Addolorato per il peccato del progenitore, sua creatura, quando cadde nella rovina della morte, mangiando il frutto proibito, allora il creatore stesso destinò un legno, per porre rimedio ai danni venuti dal legno. Il piano della nostra salvezza aveva richiesto questo passaggio, per vanificare con astuzia, l’astuzia del multiforme corruttore [Satana] e per portare un rimedio proprio di là da dove il nemico aveva colpito. Quando, dunque, venne la pienezza del sacro tempo, fu inviato, dalla rocca del Padre, il Figlio creatore del mondo, che, fattosi carne, fu partorito da un ventre verginale. E questi, trascorsi ormai sei lustri, percorrendo sino alla fine il tempo della [sua] vita umana, consegnandosi di sua spontanea volontà alla passione — era nato per questo —, è sollevato sulla croce come un agnello da immolare su un ceppo. Ecco aceto, fiele, canna, sputi, chiodi, lancia; il corpo mansueto è perforato e ne scaturiscono sangue ed acqua; la cui corrente lava la terra, il mare, le stelle, il mondo! Croce fedele, nobile albero, unico tra tutti! Nessun bosco ne offre uno simile per fiore, fogliame, germoglio. Dolce legno, dolce palo, che porti un dolce peso. Piega i rami, alto albero, rilascia le [tue] fibre distese e si pieghi quella rigidità, che avesti dalla nascita, per concedere alle membra del re celeste un tronco tenero. Tu sola fosti degna di portare il riscatto della stirpe [umana] e di preparare un porto all'umanità, [ridotta come un] navigante naufrago, che il sangue sacro, effuso dal corpo dell’Agnello, ha unto. Al Padre e al Figlio e all’illustre Paraclito, sia un’eguale e sempiterna gloria, alla beata Trinità, la cui grazia vivificante ci ha redento e ci preserva. Amen. |

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