Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 25 settembre 2026

Fulton J. Sheen parlava al mondo, ma apparteneva a Dio

Fulton J. Sheen parlava al mondo, ma apparteneva a Dio

Oggi si dice spesso che, per raggiungere il mondo, la Chiesa debba parlare il suo linguaggio, adattarsi ai suoi modi e mostrarsi più moderna. Eppure Fulton J. Sheen riuscì a entrare nelle case di milioni di persone attraverso la radio e la televisione senza rendere il Vangelo più comodo, più leggero o meno esigente.

Il 24 settembre 2026 è stato proclamato beato, e credo che la sua beatificazione abbia qualcosa di molto importante da dire alla Chiesa di oggi.

Fulton Sheen conobbe la fama, la televisione e il potere dell’immagine molto prima dell’epoca dei social. Aveva davanti a sé un pubblico immenso, ma non cercò di conquistarlo diventando simile al mondo. Non cambiò la verità per essere applaudito e non trasformò il Vangelo in un messaggio piacevole per essere accettato.

Parlava al mondo, ma apparteneva a Dio.

Forse è proprio questo che oggi abbiamo dimenticato. Non è il linguaggio moderno a rendere santo un sacerdote. Non sono i social, le interviste, i consensi o il numero di persone che lo seguono a rendere fecondo il ministero di un vescovo. Tutti questi mezzi possono essere utili, ma non possono donare ciò che nasce soltanto da una vita realmente consegnata a Cristo.

Fulton Sheen arrivava a milioni di persone perché, prima ancora, si lasciava raggiungere da Dio.

Prima della voce c’era l’adorazione. Prima delle telecamere c’era l’altare. Prima dell’uomo pubblico c’era il sacerdote inginocchiato davanti a Gesù.

In un tempo in cui il sacerdozio è ferito dagli scandali e molti pastori sembrano più preoccupati di essere compresi dal mondo che di condurlo alla verità, la sua beatificazione mi sembra un richiamo provvidenziale. Dio ci ricorda che la Chiesa non diventa luminosa quando assomiglia di più al mondo, ma quando assomiglia di più a Cristo.

Non abbiamo bisogno di vescovi che sappiano soltanto comunicare. Abbiamo bisogno di vescovi che preghino. Non di uomini capaci di seguire ogni cambiamento del mondo, ma di pastori capaci di rimanere fedeli quando il mondo cambia. Non di personaggi, ma di padri. Non di parole costruite per piacere, ma di parole nate nel silenzio davanti al Tabernacolo.

Fulton Sheen fece, senza social, ciò che molti oggi non riescono a fare pur avendo a disposizione ogni mezzo: portò le anime a Dio. Non perché fosse diventato uno con il mondo, ma perché aveva scelto di diventare interamente di Cristo.

È questa la sua modernità più vera. Non l’uso della televisione, ma la capacità di entrare nel proprio tempo senza permettere allo spirito del tempo di entrare nel suo cuore.

Per questo vedo nella sua beatificazione un modello soprattutto per i nostri vescovi. La santità non nasce dall’essere al passo con il mondo, ma dal camminare dietro a Cristo. Non nasce dalla ricerca del consenso, ma dalla fedeltà. Non nasce dal desiderio di essere ascoltati, ma dall’aver imparato prima ad ascoltare Dio.

Il mondo non ha bisogno di una Chiesa che gli somigli. Ha bisogno di una Chiesa che gli mostri Gesù.

Beato Fulton Sheen, prega per i nostri sacerdoti e per i nostri vescovi. Ricorda loro che potranno parlare a migliaia di persone, ma toccheranno davvero i cuori soltanto se le loro parole nasceranno in ginocchio davanti a Dio.
Zarish Imelda Neno

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie per questo ottimo intervento. Visto che c'è chi (non faccio nomi) utilizza la versione dell'anticristo del Beato Sheen per fare polemichetta sull'attualità ecclesiale, questa mi pare una spiegazione sufficiente: https://therevleon.substack.com/p/a-counterfeit-church

Anonimo ha detto...

Fulton Sheen aveva un difetto imperdonabile per il nostro tempo: diceva le cose come stanno. Nato nel 1895 e morto nel 1979 ha attraversato quasi tutto il Novecento parlando ai suoi contemporanei senza conformarsi allo spirito del suo tempo.

Sacerdote, vescovo, professore e soprattutto straordinario uomo di comunicazione, capì molto presto che se vuoi parlare agli uomini devi andare dove gli uomini stanno.

Prima la radio. Dal 1930, con The Catholic Hour, arrivò fino a 4 milioni di ascoltatori. Poi la televisione. Con Life Is Worth Living entrò nelle case americane con la talare nera, la fascia viola, la croce pettorale, una lavagna e un gesso in mano. Niente scenografie, niente linguaggio ammiccante, niente tentativo di sembrare “uno come gli altri”.

Oggi sarebbe considerato ridicolo: troppo riconoscibile, troppo solenne, troppo identitario. E invece lo ascoltavano. Al culmine della popolarità lo seguivano 30 milioni di persone. Altro che influencer.

Amava la scena che abitava in modo teatrale, era conscio del proprio talento, aveva gusto per la battuta e per l’applauso. E quindi combatteva le sue battaglie con la vanità: sapeva che l’ego va tenuto a bada. Forse anche per questo aveva una regola ferrea: un’ora al giorno davanti al Santissimo Sacramento. Cascasse il mondo. Prima di parlare a milioni di persone, stava in silenzio davanti a Uno. E poi studiava. Molto. Non di quelli che pensavano che la fede dispensasse dalla fatica dell’intelligenza.

Non confondeva la misericordia con l’indulgenza, la libertà con il capriccio, l’amore con l’approvazione universale. Parlava di peccato, di conversione, di comunismo, di Cristo. In prima serata.

Oggi ci hanno quasi convinti che, per essere ascoltata, la Chiesa debba piegarsi al linguaggio del mondo. Sheen faceva l’esatto contrario: diceva al mondo quello che il mondo non avrebbe mai voluto sentire. E funzionava.

Oggi viene proclamato beato.

Quasi mezzo secolo dopo la sua morte, quel vescovo che parlava alla televisione come se Dio fosse una cosa seria torna ancora a dirci la stessa cosa: Life Is Worth Living, la vita vale la pena di essere vissuta.

Anonimo ha detto...

Né la conoscenza teologica, né l'azione sociale, sono sufficienti a mantenerci innamorati di Cristo, a meno che entrambe non siano seguite da un incontro personale con Lui. Le intuizioni teologiche non si ottengono solo tra le due copertine di un libro, ma da due ginocchia piegate davanti all'Altare. L'Ora Santa di Adorazione Eucaristica diventa come una bombola di ossigeno per ravvivare il respiro dello Spirito Santo in mezzo all'atmosfera disgustosa e fetida del mondo.

(Fulton J. Sheen)

Molto attuale ha detto...

Questo libro sui sacramenti è stato scritto perché gli uomini vivono in un mondo che è diventato decisamente troppo serio. L’oro è oro, la guerra nucleare è guerra nucleare, la polvere è polvere, i soldi sono soldi. Non si coglie alcun significato nelle cose che sentiamo con le orecchie o vediamo con gli occhi. In un mondo privo di un divino senso dello humor, l’architettura perde la decorazione e la gente abbandona la cortesia nelle relazioni reciproche.

Quando la civiltà era permeata da una filosofia più felice, quando le cose erano viste come segni di espressione esteriore dell’invisibile, l’architettura era arricchita da migliaia di ornamenti: un pellicano che nutriva i suoi piccoli col proprio sangue simboleggiava il sacrificio di Cristo; il doccione che faceva capolino da dietro una colonna nella cattedrale ci ricordava che le tentazioni si possono trovare anche nei luoghi più santi. Nostro Signore, in occasione dell’imminente ingresso a Gerusalemme, disse che se gli uomini si fossero trattenuti dall’elevare lodi a lui, avrebbero gridato le pietre (cfr Lc 19, 40), come in effetti è accaduto più tardi, nelle cattedrali gotiche.

Adesso le pietre tacciono per l’uomo moderno che non crede più in un altro mondo; non hanno storie da narrare, né significati da trasmettere o verità da illustrare. Quando si perde la fede nello spirituale, l’architettura non ha più niente da simboleggiare; similmente, quando gli uomini cessano di credere che l’anima è immortale, viene meno il rispetto per l’umano. L’uomo senza un’anima è un oggetto: qualcosa da usare, non da riverire. Diviene «funzionale» come un edificio o una chiave inglese o una ruota. (...)

La dimensione verticale della vita è espressa dalle guglie che svettano o dalle fontane che zampillano, ed entrambe invitano a oltrepassare la terra, la storia e la natura per cercare l’unione con l’Eterno. All’opposto c’è l’errore di sostituire il verticale con l’orizzontale, l’abbattimento della morte al posto dell’eretta statura della vita. È il disagio del secolarismo e del «naturalismo». Esso insiste sul visibile e sul temporale come ultima istanza e sull’irrilevanza dello spirituale e dell’invisibile.

Due errori possono guastare la nostra comprensione del mondo naturale: uno consiste nell’isolarlo del tutto da Dio onnipotente; l’altro nel confonderlo con Lui. Nel primo caso abbiamo l’orologio senza l’orologiaio, il dipinto senza l’artista, il verso senza il poeta. Nel secondo caso abbiamo l’artefice e la sua opera confusi in una cosa sola, la mescolanza e la fusione del carnefice e della vittima, il cuoco e la sua cena che cuociono insieme. L’ateismo separa la creazione dal suo Creatore; il panteismo identifica la natura con Dio. La vera conoscenza invece considera l’universo materiale come un segno o un’indicazione di ciò che Dio è. Guardiamo alla purezza del fiocco di neve e vedremo qualcosa della bontà di Dio. Il mondo è pieno di poesia, è un peccato volgerlo in prosa.

(Fulton J. Sheen, da "I 7 Sacramenti" edizioni Ares)

Anonimo ha detto...

Nel 1948, l'arcivescovo Fulton J. Sheen ha dato un avvertimento notevole su ciò che definiva una futura "cattiva chiesa" e un "ape della Chiesa". Ciò che è sorprendente è come ha descritto le sue caratteristiche:

"mondano, ecumenici e globali."

Sheen ha avvertito che questa chiesa falsificata avrebbe assomigliato alla Chiesa cattolica esternamente, pur rimanendo priva del suo contenuto divino. Parlerà di pace, unità, fratellanza, libertà e uguaglianza, presentando un'interiorità che non si concentra più sulla Croce di Cristo e sul destino soprannaturale dell'uomo.

Questa descrizione merita una seria riflessione perché sono proprio queste le caratteristiche che i cattolici tradizionali hanno criticato a lungo nel modo moderno e post-conciliare: un'eccessiva enfasi sulle preoccupazioni mondane, l'unità ecumenica, il pluralismo religioso e una concezione globalizzata del cristianesimo che può confondere la distinzione tra la fede cattolica e altre religioni.

Non sto affermando che Sheen abbia previsto esplicitamente il Vaticano II o abbia detto che la Chiesa post-conciliare era questa "cattiva chiesa". Non l'ha detto. Ma la somiglianza tra il suo avvertimento e molte delle caratteristiche che i cattolici tradizionali si oppongono a oggi è abbastanza evidente da meritare una seria discussione.

L'avvertimento di Sheen è, in definitiva, su qualcosa di più profondo di una preferenza liturgica. Una falsificazione non è completamente diversa dall'originale. L'immaginazione la imita. Il pericolo, secondo Sheen, è un sistema religioso che trattiene l'aspetto esterno del cristianesimo, pur rimanendo fedele a ciò che la Chiesa cattolica ha sempre insegnato.