Non solo contro la minaccia del terrorismo islamico, ma anche perché si arresti il flagello dell'invasione musulmana camuffata da emergenza umanitaria, subita e persino incoraggiata da classi dirigenti pavide, incapaci di un atto di coraggio che sia uno, vittime di pessime ideologie e da un clero senza fede e rammollito, resosi nemico della nazione oltre che della propria religione. Il Rosario non opera comunque senza il nostro concorso: a Lepanto c'era una poderosa flotta cristiana pronta a combattere e in Nigeria l'esercito locale e i suoi alleati hanno pur dovuto combattere.
Nelle preghiere bisognerebbe pertanto chiedere che l'intercessione della Beata Vergine ci ottenga anche l'apparire degli strumenti validi per combattere, a cominciare da una volontà politica che abbia il coraggio di servirsi dei mezzi, giuridici e non, che pur esistono, per fermare l'invasione.

Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha confermato che gli ultimi bastioni del gruppo guerrigliero Boko Haram, che voleva stabilire in Africa un califfato sulle orme del cosiddetto Stato Islamico, sono stati annientati nella foresta di Sambisa, nello stato di Borno, nel nord-est del paese. Centinaia di guerriglieri in fuga hanno varcato i confini e si sono arresi alle autorità del Niger, secondo quanto informa l’agenzia Reuters.
In sette anni di guerra, Boko Haram ha ucciso più di ventimila persone e provocato la fuga di almeno altri due milioni di civili. Al suo apogeo, la guerriglia islamista è giunta a controllare vaste aree del Paese. Adesso, invece, la sua sconfitta appare imminente. Che cosa ha provocato il ribaltamento della situazione in così poco tempo?
Laddove l’esercito nigeriano e la polizia venivano accusati dalla popolazione di debolezza e inefficacia di fronte ai terroristi, una persona manteneva accesa la fiamma della reazione contro i seguaci di Maometto. Si trattava di S.E. mons. Oliver Dashe Doema, vescovo di Maiduguri, epicentro della zona d’azione di Boko Haram.
Mentre la diocesi era sopraffatta dal terrore, mons. Dashe lanciava una crociata di preghiera del Santo Rosario, implorando l’intercessione della Beata Vergine Maria per porre fine alla piaga del terrorismo islamico. Il giovane e coraggioso prelato non ha esitato a scendere in piazza, indossando talare e croce pettorale, per diffondere la recita del Rosario, guadagnandosi perfino il rispetto della popolazione musulmana.