Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 17 agosto 2026

L'arcivescovo di Firenze riduce il cristianesimo a sociologia laica

Mentre noi ci deliziamo con gli scritti sull'Assunzione e i testi sul latino liturgico il clero diocesano mostra gli effetti della nuova chiesa sinodale.

L'arcivescovo di Firenze riduce il cristianesimo a sociologia laica

Sconvolge la disinvoltura con la quale mons. Gherardo Gambelli, Arcivescovo di Firenze, nell'omelia sull'Assunzione al Cielo di Maria, riduce il cristianesimo a sociologia laica [vedi].

La fede in Dio non è minimamente menzionata.
Nell'articolo viene riportato un sermone laico, politico, su un tema attuale: le donne vittime di violenza.

E Maria Santissima diventa simbolo di questa lotta sociale che la Chiesa, sull'esempio di Maria, deve affrontare.
Rinnovando le sue strutture interne (con le donne sacerdotesse, non detto ma evidenteme), accompagnando, educando.

Maria Santissima, in tutto questo, non viene assunta in Cielo incorrotta per il suo essere senza peccato, sposa dello Spirito Santo, madre di Dio fatto uomo, unica creatura senza peccato che soffre con Lui e offre al Padre il martirio del calvario con fede incrollabile ed esemplare, che diventa Madre della Chiesa...

... Nulla di tutto questo, perché evidentemente non è più necessario, inadatto ai tempi.

Secondo l' Arcivescovo di Firenze, Maria "risorge", concetto che già non corrisponde all'Assunzione in Cielo.

Inoltre, tale impropria "resurrezione" è paragonata a quella delle donne vittime di violenza.
Quindi la festa dell'Assunzione diventa una "festa della donna", ma non nel senso religioso, in cui la carità diventa segno esteriore del cambiamento del cuore, seguendo la via spirituale segnata dal Signore Gesù, in cui ognuno porta la sua croce con Lui, ma puramente laico, materiale, politico/sociale, educativo, istituzionale, clericale.

Precisamente

"..... La solennità di oggi è, particolarmente, la festa delle donne: delle donne in piedi, di quelle che si sono rialzate o che stanno rialzandosi. È la festa – soprattutto – delle donne che sono ancora costrette a terra dalla violenza che in tante forme – subdole o manifeste, nascoste o arroganti – le colpiscono....”

Questo il virgolettato.
Il resto è riassunto dal giornalista, che molto probabilmente coincide con l'essenza dell'omelia perché è coerente con il virgolettato.

Scrive infatti che l'arcivescovo ha invitato la Chiesa alla

" ....difesa della dignità e della libertà delle donne e alla responsabilità educativa contro ogni forma di sopraffazione..."

"......Da qui l’invito alla Chiesa a rinnovarsi non solo nelle proprie strutture, ma anche nel modo di affrontare le ingiustizie che colpiscono le donne, dentro e fuori gli ambienti ecclesiali. Particolare attenzione viene rivolta alla violenza domestica, alla necessità di accogliere le vittime e accompagnarle verso percorsi di sostegno e di recupero della dignità. Centrale anche la responsabilità educativa, di fronte a modelli distorti di relazione tra uomini e donne diffusi attraverso social, musica e, in alcuni casi, persino dalla politica......"

Tutte cose giuste, ma ... dov'è quella fede, quella spiritualità cristiana dalla quale dovrebbero sgorgare questi atti di carità cristiana?
Sono considerazioni che potrebbero essere fatte e annunciate anche in un normale discorso politico della Shlein, o della Meloni, o dalle volontarie del Telefono Rosa.
Ma che non c'entrano nulla con l'Assunzione al Cielo di Maria e il suo profondo significato spirituale e religioso.

In sostanza, apprendiamo che, secondo l'Arcivescovo, è in realtà l' Assunzione di Maria che non c'entra nulla con quello che, secondo il clero attuale, è la loro idea di cristianesimo: quello laico, spogliato da ogni aspetto soprannaturale e spirituale.
In sostanza, per reagire alla violenza contro le donne la fede non è più necessaria: basta l'impegno sociale.

Un insegnamento che, essendo in piena rottura con quello che la Chiesa ha sempre insegnato in duemila anni, è falso.
Menzogna alla quale sacerdoti e fedeli devono ciecamente obbedire per il solo fatto di essere pronunciate dalla legittima autorità, a pena di scomunica latae sententiae.
Aloisius

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