domenica 18 marzo 2018

Ecco i pittori che illustrano i dubbi dei cardinali sul Papa

Un articolo dalla stampa laica e artisti credenti parlano più e meglio di sedicenti pastori muti o conniventi. Il testo che segue è ripreso da Il Giornale e dall'ottima penna di Camillo Langone.

Che fine hanno fatto i Dubia, le cinque domande formulate da quattro cardinali a Papa Francesco in merito all'esortazione apostolica Amoris laetitia? Correva l'anno 2016 e il testo pontificio sul matrimonio cattolico apparve a molti perlomeno confuso, ma solo quattro vecchi porporati, suppergiù in pensione ossia aventi poco da perdere, ebbero il coraggio di chiedere, in modo assolutamente rituale e rispettoso, chiarimenti.

Esistono ancora l'indissolubilità del matrimonio, il peccato di adulterio, il bene e il male così come indicati da Gesù Cristo e poi da tutti i Santi e da tutti i Papi per due millenni? Oppure il Vangelo non è più valido e liberi tutti? Il Papa non rispose. Di più: rifiutò di ricevere in udienza i quattro firmatari, atteggiamento questo sì irrituale anche perché negli stessi mesi trovò il tempo per incontrare, con gran sfoggio di sorrisi e complimenti, l'abortista massima Emma Bonino e l'anticattolico incallito Eugenio Scalfari. L'anno scorso due dei quattro cardinali sono morti e, nonostante l'ostinazione del tedesco Brandmüller e l'ufficiosa adesione dell'olandese Eijk, oggi dei Dubia non si parla quasi più. Questo nel mondo ecclesiastico. Nel mondo artistico le cose vanno diversamente. Incredibile (per chi conosca lo sprezzante agnosticismo dell'ambiente) ma vero, alcuni pittori italiani hanno recentemente realizzato opere che sembrano far propri i dubbi di quei cardinali umiliati. Senza committenti, men che meno ecclesiastici: loro sponte.

Il caso più spettacolare è quello di Giovanni Gasparro, piccolo principe di una nuovamente grande arte sacra, giovane autore del vasto ciclo pittorico, 18 pale d'altare e due teleri, della chiesa di San Giuseppe Artigiano all'Aquila. Per chi non lo avesse capito, un cattolico supertradizionalista, e aggiungo che abbandonò il ministero straordinario dell'eucaristia siccome non sopportava che l'ostia venisse presa in mano dai fedeli (modalità luterana e post-conciliare). Dopo l'infatuazione bergogliana per Lutero dipinse San Pio V e San Carlo Borromeo difendono il Cattolicesimo dall'islam e dall'eresia protestante, raffigurando il monaco scismatico, dai contemporanei chiamato Porcus Saxoniae per le intemperanze verbali, alimentari ed erotiche, con mostruosi occhi porcini. Ma l'impavido Gasparro, che di sicuro non verrà invitato alle prossime iniziative culturali del Cardinal Ravasi, poteva fare di più e lo ha fatto.
Cliccare sull'immagine per ingrandire
Qui il sito da cui è tratta
Nelle settimane scorse ha completato una tela intitolata sarcasticamente Amoris laetitia, proprio come l'ambigua esortazione apostolica. Sottotitolo e soggetto: San Giovanni Battista ammonisce l'adulterio di Erode Antipa ed Erodiade. Eccola qui la risposta ai Dubia: l'indissolubilità del matrimonio è fissata nel Vangelo e se la Chiesa vuole restare fedele alla Parola di Dio deve mettere in gioco l'osso del collo come fece San Giovanni. Visto l'argomento si rischiava la tetraggine e però il pittore pugliese è riuscito a essere a suo modo divertente, forzando l'espressività dei concubini: Erode Antipa è un vecchio laido ed Erodiade una comare meridionale. Tornando a Lutero, un altro artista disallineato rispetto all'odierno sincretistico andazzo è Sergio Padovani. Conosco personalmente anche il pittore modenese, maestro della pennellata dark, e posso garantire che non lo ha mosso una militanza reazionaria, bensì una semplice constatazione: Lutero non può essere che quello che è stato.

A prescindere dai torti e dalle ragioni, nessuno può considerarlo un campione del cattolicesimo perché nessuno è autorizzato a falsificare la storia. E così in una serie, esposta a Imola, di piccoli ritratti di eretici, parallela a un'altra serie di più grandi ritratti di Santi, Padovani ha molto tranquillamente piazzato una tela intitolata appunto Martin Lutero, eretico. Non è una risposta ai Dubia ma è un Dubium esso stesso il gigantesco lavoro (sei pannelli per un totale di undici metri per tre) che Enrico Robusti espone stabilmente nell'itinerante «Museo della Follia» curato da Vittorio Sgarbi, fino al 27 maggio nella ex basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, Napoli. Intitolato In questo bar non si fa credito, mette in scena la bancarotta morale della civiltà occidentale: sulla tolda di un'imbarcazione in balìa del mare in tempesta, un po' Titanic e un po' boschiana nave dei folli, il pittore parmigiano fa ballare donne nude e donne col burka, immigrati africani e pazzi nostrani, abortisti e transessuali. E chi benedice questo delirio la cui diabolicità è confermata dalla presenza di un lungo e grosso serpente verde? Un Papa. Non che somigli a Papa Francesco (Robusti non è mai così diretto), ma, con la veste bianca e la mitra aurifregiata, sembra proprio un Papa.

Per secoli, basti pensare alla Cappella Sistina o alla caravaggesca Morte della Vergine, sono stati gli ecclesiastici a redarguire quegli spudorati dei pittori, mentre oggi i ruoli si sono capovolti, adesso sono gli artisti a mettere paletti e a chiedere chiarimenti. Ha tutta l'aria di essere una svolta storica.

20 commenti:

irina ha detto...

Molto bello, grazie. Il vero sta tornando ad essere cultura, cioè ad ispirare le menti ed i cuori. Piccolo seme fecondo. Progrediamur igitur...

lister ha detto...

Giovanni Gasparro, novello Caravaggio...che magnifico Artista, che splendide Opere!!

mic ha detto...

Anche a me ha fatto pensare molto a Caravaggio!

Anonimo ha detto...

Cara Maria ho avuto l'onore di conoscere in un convegno vicino Firenze Giovanni Gasparro il giovanissimo talentuoso pittore che hai giustamente segnalato.
Gli ho detto che fa pensare davvero a Caravaggio e ricordo che ci siamo commossi entrambi un abbraccio.
Gianni

Anonimo ha detto...

Non so se qualcuno di voi abbia visto le anteprime del nuovo spettacolo sulla cappella Sistina, con attori, si fa per dire, che interpretano i personaggi dipinti da Michelangelo, voce narrante Favino, canti in latino eseguiti da Sting.........da quel che ho visto mi ricordano molto il famoso dipinto di Paglia.......

Marisa ha detto...

https://www.giudiziouniversale.com/spettacolo/

p.s.: spero che la Chiesa non ne resti impagliata...

p.s.2: non per sfiducia a prescindere: chi mette il capitale nell'impresa? e gli incassi come verranno ripartiti?

Anonimo ha detto...

Estas pinturas son tan horribles como la Amoris Laetitia. Arte hipernaturalista, privado de espiritualidad. Dejando aparte las buenas intenciones del artista, no veo en estas obras nada de cristiano.
Citando al Concilio de Trento: Destiérrese de las Iglesias todo lo que tenga sabor carnal y profano. Porque la santidad conviene a la Casa de Dios, nada debe mostrarse que turbe el ánimo de los fieles.
Estas pinturas son casi obscenas por su exagerado realismo. Compárense con las pinturas de Ludovico Seitz en la Capilla Tudesca de la Basílica de Loreto. Aquello es una epopeya mariana de verdadera fe y arte.

bedwere ha detto...

Non sono un critico d'arte, ma la tecnica di questo pittore mi sembra eccellente. Tuttavia, concordo con il commento in spagnolo delle 19:11: questi dipinti non dirigono la mente alle cose celesti. C'e` qualcosa di sensuale, carnale, caricaturista che le lega fortemente alle cose di quaggiu`.

Anonimo ha detto...


Je préfère Piero della Francesca… Autre niveau, autre altitude…

Anonimo ha detto...

Anch'io credo che, soprattutto nel caso di Gasparro, il pittore che fra i tre ha più sponsor tra i c.d. tradizionalisti, si sia stati troppo generosi nel definire la sua produzione pittorica come "arte sacra". Si tratta semplicemente di arte a soggetto religioso, tecnicamente ineccepibile, perché Gasparro è un virtuoso del pennello, ma che trasmette ben poco, si riduce ad aneddotica e non raggiunge mai e poi mai il concetto del "sublime". Un'arte che si compiace di se stessa, che tiene i piedi per terra, che "combatte" la sua battaglia tutta in questo mondo, ma che non mostra di possedere assolutamente nulla che possa aiutare chi guarda l'opera pittorica ad elevare mente e cuore.

Non mi meraviglia che questo pittore sia osannato da certi critici, grandi estimatori dell'arte figurativa - penso a Sgarbi, ad esempio - la cui "carnalita'", che si dichiara anche attraverso le espressioni verbali volgari che spesso adopera, è indice di scarsa propensione all'interiorita' che anela alla contemplazione del sacro.

Si fa il paragone con Caravaggio, e non è che quel pittore brillasse per il suo irrinunciabile trasporto verso il trascendente. E tuttavia Caravaggio arriva, a volte anche suo malgrado, a toccare corde da cui Gasparro è lontanissimo. Egli è un pittore profano che dipinge soggetti sacri, innamorato dell'estetica fine a se stessa; basti vedere come si presenta nelle foto che rende pubbliche: tutto impettito, abbigliato come un figurino, anzi direi come un pretino innamorato dei suoi pizzi e merletti, mentre poi la sua omiletica eretica e profana strizza l'occhio al mondo e al suo principe. Anche se egli mostra di possedere la conoscenza teorica della retta dottrina, quello che dimostra è solamente padronanza tecnica della materia teologica, mentre inesistente appare essere il suo tentativo di fare di questa scienza teologica vita vissuta e trasmessa a chi guarda la sua pittura.

Nessuno di questi pittori è un artista di arte sacra, e il meno vicino a questa oramai inesistente categoriaè proprio Gasparro. Attendiamo ancora che si manifesti qualche sant'uomo, virtuoso del pennello, degno continuatore di una tradizione plurisecolare italiana. Insomma, il Beato Angelico redivivo è ancora di là da venire.

Anonimo ha detto...

Alla stroncatura motivata di cui sopra, aggiungo che a parer mio questo pittore, pur essendo ancora giovane, ha alle spalle una produzione di arte a soggetto religioso esorbitante, davvero eccessiva, tale da far pensare ad una sua necessità irrinunciabile di stare sul mercato (e sui social, anche). A me pare che anche questo aspetto sia rivelatore di una scarsa propensione alla interiorizzazione del soggetto, che richiede il tempo necessario, affinché esso maturi nel proprio intimo, si trasformi, si faccia cioè figura da riprodurre materialmente, così da riuscire a comunicare a chi osserva il "sacro", il "sublime" stesi su tela.

Non nascondo che anche a me questo pittore ha destato, come prima impressione, una certa sorpresa per la inusuale attitudine a raffigurare con straordinaria naturalezza soggetti religiosi; ma, col passare del tempo, verificando anche la sua produzione a catena nonché la ripetitività e prevedibilità del suo modo di esprimersi, ho riveduto di molto il mio giudizio. Certamente ci saranno sempre coloro i quali dissentiranno da queste mie grosse riserve, ma non per questo mi sento di modificare il parere espresso. Buon pomeriggio.

girolamo 55 ha detto...

1)Per MIC: Le "comari" sono simili ovunque non sono "meridionali" mi dispiace che
Lei dia una connotazione geografica.
2)Per Anonimo delle 19,11: Provi ad identificarsi in San Giovanni il Battista
invece che in Erode!
3)Per Anonimo delle 14,26: Lei dice: "Egli è un pittore profano che dipinge soggetti
sacri, innamorato dell'estetica fine a se stessa; basti vedere come si presenta
nelle foto che rende pubbliche: tutto impettito, abbigliato come un figurino,
anzi direi come un pretino innamorato dei suoi pizzi e merletti, mentre poi la sua
omiletica eretica e profana strizza l'occhio al mondo e al suo principe."
Lei non e' Cattolico.Lei e' una sorgente di perfidia.Lei fa invidia a Lucifero.

Girolamo 55

Anonimo ha detto...

@ Girolamo55
Che esagerato! Ovviamente io non ho nulla contro i pizzi e merletti. Mi basta che chi indossa questi accessori possegga anche la sostanza. Ora Gasparro espone meravigliosamente i suoi pizzi e merletti, ma "sotto il vestito niente".

girolamo 55 ha detto...

Anonimo dice:
"...questo pittore,pur essendo ancora giovane,ha sulle spalle una produzione di arte a soggetto religioso esorbitante,davvero eccessiva,tale da far pensare ad una sua necessita' irrinunciabile di stare sul mercato."
Vorrei saper da Anonimo:1- quale sia la produzione artistica di giusta misura non esorbitante né eccessiva;2-quale debba essere il reddito di Gasparro a lui gradito;3-cosa ne pensa,senza voler fare paragoni irrispettosi,dei grandi pittori rinascimentali che affrescano Kilometri quadrati di pareti vaticane avendo alcuni tra i venti ed i trentacinque anni.4-Anonimo afferma che Gasparro abbia scarsa propensione alla interiorizzazione del soggetto....cosi'da riuscire a comunicare a chi osserva il "sacro il "sublime" stesi su tela.
Ma che quadri ha visto? Ma regalategli un paio di occhiali.
Qui gatta ci cova.....
Girolamo 55

girolamo 55 ha detto...

Per Anonimo:
Lei avrebbe dovuto esprimere opinione (non giudizio) sull'Arte di Gasparro,invece si ritrova a giudicare l'uomo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Lei dovrebbe conoscere bene......

Girolamo 55

bedwere ha detto...

Girolamo, e` vero, non conosciamo l'uomo. Pero` le sue opere parlano molto chiaramente. Alla larga da Gasparro!

Attenzione, immagini pornografiche!

http://www.giovannigasparro.com/it/c/Dipinti.html

Anonimo ha detto...

Come avrà visto, le forti riserve, anzi una vera e propria stroncatura di questi pittori, Gasparro compreso, sono venute da un commentatore ispanofono: “Estas pinturas son tan horribles como la Amoris Laetitia. Arte hipernaturalista, privado de espiritualidad. Dejando aparte las buenas intenciones del artista, no veo en estas obras nada de cristiano. […] Estas pinturas son casi obscenas por su exagerado realismo”. Come vede, una bocciatura molto più netta e severa di quella da me motivata.

Per quanto riguarda i pittori rinascimentali, che avrebbero “affrescano Kilometri quadrati di pareti vaticane avendo alcuni tra i venti ed i trentacinque anni”, non posso credere che lei non sappia che l'Urbinate a cui allude, o altri ancora, hanno dipinto le Stanze servendosi di fidati collaboratori; tanto che il risultato, seppure eccellente, risente di questa variegata manodopera. Non così Gasparro, poiché egli dipinge “chilometri di tela” con le sue proprie mani. Da qui la mia critica: “una produzione di arte a soggetto religioso esorbitante, davvero eccessiva, tale da far pensare ad una sua necessità irrinunciabile di stare sul mercato”.

Insomma, a me questo fatto non piace, ed ho espresso le mie riserve.

Quanto al riferimento alla persona, mi sono permesso di fare un paragone – a mio modo di vedere calzante – tra la sua pittura e il suo modo di raffigurarsi; ci vedo una certa corrispondenza: arte “impettita”, autoreferenziale, mi pare una definizione appropriata. Nulla di personale, se non nella misura in cui questo aspetto traspare dalla sua produzione artistica. Qui si sta parlando di “arte sacra” e non di tecnica pittorica; mi pare quindi inevitabile che si finisca anche per toccare aspetti della personalità del pittore. Perciò io non giudico l’uomo, ma l’uomo-pittore, che mostra la sua arte e il suo animo. Lei poi se ne esce con espressioni davvero sopra le righe, che denotano, esse sì, una scarsa attitudine a ricevere critiche e una propensione ad attaccare personalmente, laddove non era necessario: “luciferino”, “perfido”, “non cattolico” ecc. Davvero troppo! Esagerato in tutto e per tutto.

Quindi, nel mio caso, non ci cova alcuna gatta … Forse è lei che ha trovato una gatta da pelare, ma non è colpa mia se la mia scritica "graffiante" le ha tolto la serenità interiore. Tante cose.

Roger de Bourneville ha detto...

Ma davvero qualcuno pensa che dipingere del nudo iperrealista sia pornografico? Ciò detto, non mi metterei in casa opere di Gasparro, ma i ritratti di Pio IX, Pio XII e del cardinale Burke sono centrati, e non sto parlando della tecnica.
Sono d’accordo, non è arte sacra, ma qualcuno si aspetta dell’arte sacra in questo sfascio?
Perché pretendere che un pittore a noi contemporaneo debba essere più santo del Santo Padre?
E perché scaldarsi tanto per dei dipinti, quando, ogni giorno, il sig. Bergoglio dice cose da far ribollire il sangue?


girolamo 55 ha detto...

Anonimo lei e' un vero PARAGURU:

Attacca Gasparro sul piano umano e dice che io ho la propensione ad attaccare personalmente!

Io la immagino come un neoprete dotato anche di un clergimen bianco, con risvolti in raso alla Fred Astaire, che indossa nelle serate mondane.

Dica la verita' le brucia la grande capacita' comunicativa di Gasparro che fa da contraltare ai bla bla bla dei neopreti.

ADDIO ANONIMO

Caro Gasparro :"Fame di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ti curar di lor ma guarda e passa".

Girolamo 55

fabriziogiudici ha detto...

Penso che tutti i giudizi su Gasparro-uomo e sulle sue strategie di marketing siano totalmente fuori luogo, per il semplice motivo che si potrebbero ad applicare a qualsiasi grande pittore a partire dal Rinascimento (e se vogliamo pure a qualsiasi grande musicista a partire dall'Ottocento). Il background culturale che ha trasformato gli artisti in superstar è qualcosa a cui si sfugge difficilmente. Inoltre, neanche gli artisti campano d'aria.

Pensando solo alla sua produzione artistica, mi associo a chi dice che è molto varia e va valutata caso per caso. Certi quadri mi piacciono molto; altri meno, e certi per niente. Fin qui, è una banalità. È un pittore molto carnale, il che non mi crea necessariamente problemi in generale, se non che di carnalità sono bombardato ad ogni pié spinto e francamente vorrei vedere semmai più spiritualità, per mere questioni di equilibrio.

Per quanto riguarda il tema religioso, un criterio di valutazione fondamentale, per me, in un'opera d'arte sacra è se ci pregherei davanti. Non è l'unico, beninteso: perché un tema religioso può anche provocare reazioni di altro tipo, valide, come la contemplazione della propria piccolezza, della propria miseria, del peccato, eccetera. Il quadro di Gasparro con Giovanni Battista che rimprovera Erode e l'amante è molto efficace da questo punto di vista. In generale, direi che Gasparro è eccellente nel rendere il nostro tempo, con tutto il suo contrasto apocalittico tra carne, senso del peccato e desiderio di spirito. Ma poi tutto dovrebbe essere finalizzato alla preghiera. In questa prospettiva, sinora ho visto pochissimi quadri di Gasparro che collocherei dietro un altare laterale. Però devo dire che sono pochi anche quelli di Caravaggio che giudico in questo modo (pur essendo d'accordo con chi ha segnalato che Caravaggio è tutt'altra cosa, essendoci simiglianze semmai nell'uso delle luci e delle ombre), per non parlare dell'intera Cappella Sistina. Anche davanti a capolavori come l'Estasi di Santa Teresa di Bernini non mi metterei a pregare (non mi pare di essere l'unico: a Santa Maria della Vittoria non ci sono mai stato, ma in molte chiese con capolavori simili sì, e ho sempre visto molti estimatori di belle cose, ma pochissima gente che prega). Onestamente, come quadri da preghiera, il Medioevo (fino a quello che è considerato l'inizio del Rinascimento) è insuperato e mi sa tanto insuperabile. Davanti a Madonne con Bambino dugentesche o Madonne della Misericordia mi è impossibile non pregare, persino quando le vedo dietro una teca di cristallo in un museo.