mercoledì 28 marzo 2018

Sia per la Chiesa che per lo stato una pacificazione arrendevole non è una buona idea.

Nella nostra traduzione dal The Catholic World Report [qui] un articolo di Garnett Genuis, del 12 marzo scorso, mentre si rincorrono sempre più forti le voci di una imminente sottoscrizione di un accordo tra Cina e Vaticano. Vedi precedenti a partire da qui.

Fare concessioni al governo cinese sulla nomina dei vescovi potrebbe danneggiare molto la capacità della Chiesa di essere un'autentica e coerente voce [spirituale] e morale nel mondo.
In ogni tempo, la politica di “appeasement” (pacificazione frutto di arrendevolezza -ndT) può essere molto seducente. Nauralmente e ragionevolmente ogni nazione libera e democratica non vuole il conflitto; quindi, in cambio della pace e possibilmente di altre concessioni, prende in considerazione l'idea di fare concessioni territoriali e di altro genere agli interlocutori militanti e aggressivi.
Chi è tentato dall’appeasement dovrebbe considerare le lezioni della storia e cioè: come la pacificazione con Hitler da parte di Neville Chamberlain peggiorò la posizione dell’Occidente, e come gli sforzi più recenti per placare l’Iran hanno aumentato la sua capacità di espandere il potere in tutto il Medio Oriente.

Ma c’è anche un chiaro antidoto filosofico alla tentazione dell’appeasement, meglio spiegato nella classica favola della rana e dello scorpione. La favola racconta che uno scorpione chiede a una rana di aiutarlo a guadare un fiume. La rana è riluttante, perché teme di essere punta dallo scorpione. Lo scorpione la rassicura, facendole notare che se dovesse pungerla nel corso della traversata, entrambi morirebbero. Così la rana accetta di aiutare lo scorpione. Ma a metà strada, lo scorpione punge comunque la rana. Mentre entrambi stanno morendo, la rana chiede allo scorpione: “Perché?” e lo scorpione risponde: “È nella mia natura”.

Le nazioni e i popoli si comportano più secondo la loro natura che secondo i loro interessi. Così, chi è portatore di lamentele limitate e legittime può essere placato, ma coloro il cui modus operandi comporta la ricerca di potere e di autorità ben oltre il ragionevole non potranno mai essere placati. Le concessioni non fanno altro che rafforzarli per un attacco successivo.

Ho il piacere di co-presiedere il Gruppo dell’Amicizia Parlamentare Canada-Santa Sede. Per questo motivo e per la mia fede cattolica, sono certamente riluttante a criticare le decisioni degli alti rappresentanti della Chiesa. In generale, sono anche un ammiratore di papa Francesco e in particolare del suo invito alla Chiesa a porre maggiore enfasi sull’abnegazione materiale e sulla solidarietà con i poveri. Detto questo, però, osservo con notevole costernazione il modo in cui la mia amata Chiesa sembra accettare la logica non riconosciuta della “pacificazione”. Come le democrazie occidentali, avrei sperato che la Chiesa avesse imparato dalla propria esperienza della pacificazione fallita negli anni ’30. Purtroppo, sembra che nessuna abbia fatto altrettanto.

A questo punto è importante un po’ di storia di pacificazione della Chiesa. Nel 1933, il cardinale Eugenio Pacelli - futuro Papa Pio XII - allora Segretario di Stato vaticano, firmò un Concordato con la Germania nazista, che definiva quale sarebbe stato il rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica in Germania. Questo non è stato, come alcuni dei critici di Pacelli male informati hanno talvolta cercato di insinuare, il risultato di una qualche sua simpatia per il nazismo. Era, piuttosto, l’equivalente cattolico della politica di pacificazione di Chamberlain. Fate allo stato tedesco alcune concessioni che vuole, tra cui una certa influenza sulla nomina dei vescovi, e ricevete la pace e alcune concessioni in cambio. Dobbiamo essere chiari sul fatto che questa politica non è nata da cattive intenzioni e aveva una certa logica comprensibile.

Alla fine, la pacificazione di Pacelli ebbe successo quanto quella di Chamberlain: entrambe danneggiarono la capacità del proponente di avere una chiara voce morale in opposizione a Hitler, e Hitler ignorò palesemente i suoi impegni secondo entrambi gli accordi prima che l’inchiostro della sua firma fosse asciutto. Sia nei rapporti con la Chiesa che con altri stati, uno scorpione è uno scorpione. (Pacelli stesso avrebbe imparato questa lezione abbastanza in fretta. Sempre durante il regno di Pio XI, la Chiesa pubblicò nel 1937 un’enciclica in lingua tedesca [qui] che denunciava le violazioni del Concordato ed più in generale il nazismo, diffusa clandestinamente in Germania e letta dai pulpiti la Domenica delle Palme, con sorpresa e sgomento dei funzionari nazisti. Dopo la sua elezione, Pacelli, allora Pio XII, avrebbe svolto un vitale ruolo di intermediario tra la resistenza antinazista tedesca e gli alleati).

È opinione diffusa che la Chiesa cattolica stia per firmare un nuovo Concordato – questa volta con il Partito Comunista Cinese. Ciò riflette un legittimo desiderio della Chiesa di riunire la pseudo-scismatica “Associazione Patriottica Cattolica Cinese” (che in pratica nega il primato ecclesiale del papa) e la Chiesa cattolica così come la intendiamo noi, che opera in maniera sotterranea. La piena integrazione di queste comunità in una sorta di accordo darebbe necessariamente allo Stato cinese un certo grado di controllo sulle nomine dei vescovi, e metterebbe la chiesa sotterranea sotto l’influenza di questi vescovi “patriottici”. Ci si aspetta anche che alcuni degli eroicamente fedeli vescovi sotterranei si dimettano con questa nuova disposizione.

Questo potenziale accordo è stato ampiamente criticato, anche da importanti personalità cattoliche cinesi come il cardinale Joseph Zen. Recentemente il card. Zen ha detto: “Mi riconosco pessimista riguardo alla situazione attuale della Chiesa in Cina, ma il mio pessimismo ha un fondamento nella mia lunga esperienza diretta della Chiesa in Cina… Ho avuto esperienza diretta della schiavitù e dell’umiliazione a cui sono soggetti i nostri fratelli vescovi”.

A mio parere, le conseguenze pratiche di questo accordo sarebbero molto negative. Con un accordo come quello previsto, il regime cinese sarebbe in condizione di esercitare una sempre maggiore influenza concreta su tutti gli aspetti della vita ecclesiale, e la Chiesa non avrebbe alcuna influenza nello spingere la Repubblica popolare cinese a rispettare i suoi impegni. La chiesa sotterranea, una volta assorbita, sarebbe molto più vulnerabile. Anche se la vita per i cattolici precedentemente sotterranei potrebbe essere materialmente più facile per un certo periodo di tempo, ciò non è di importanza fondamentale. Questi cattolici clandestini hanno rischiato e in molti casi dato la loro vita cercando l'autenticità spirituale e non il benessere materiale. La priorità del materiale sullo spirituale è, dopo tutto, l’obiezione principale che veri cattolici attribuirebbero al marxismo in tutte le sue forme.

Se questo accordo va avanti, potrebbe anche danneggiare la capacità della Chiesa di essere una voce morale autentica e coerente nel mondo. Nella lotta contro il comunismo sovietico, in cui la Chiesa ha rifiutato la pacificazione, il suo messaggio di dignità umana universale e in particolare l’azione di San Giovanni Paolo II in Polonia, hanno svolto un ruolo fondamentale nella caduta della cortina di ferro. In un mondo in cui ci sono sempre cristiani cinesi che hanno accesso alle informazioni provenienti dall’esterno, la Chiesa cattolica potrebbe svolgere nuovamente un ruolo di questo tipo. La sua priorità dovrebbe essere la giustizia e la dignità umana, e dovrebbe riconoscere che ripagare uno scorpione e aiutarlo a crescere più forte non è il modo per far progredire questi obiettivi.

Nello stesso tempo, c’è un glorioso antidoto all’esperienza generalmente terribile dell’acquiescenza clericale. Il primo vescovo tedesco nominato sotto i termini del Concordato firmato tra il Vaticano e Hitler fu Clemens Von Galen, vescovo di Münster. La sua diocesi era quella dove viveva mia nonna. Suo padre era ebreo, e lei era protestante, ma ha attribuito un ruolo preminente alla sua sopravvivenza alle audaci dichiarazioni antinaziste di Von Galen. Egli ha creato un clima di resistenza al dominio nazista a Münster, che lo ha messo in serio pericolo. I nazisti decisero che sarebbe stato meglio trattare con lui dopo la guerra, anche se molti che lo seguirono e distribuirono le sue prediche (come la famosa Sophie Scholl della Rosa Bianca) pagarono con la loro vita [vedi].

In retrospettiva, permettere la nomina di Von Galen è stato un enorme errore per i nazisti. Qualsiasi errore diplomatico venga commesso avrà conseguenze significative, ma un cattolico non deve preoccuparsi troppo. La Chiesa cattolica non sopravvive da oltre 2.000 anni a causa della impeccabile diplomazia perseguita dai burocrati vaticani. Tali strategie, per fortuna, non sono la roccia su cui è costruita la Chiesa.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

8 commenti:

Anonimo ha detto...

http://www.newstime24.it/2017/12/22/forza-intelligente/

Pierina Gherardi ha detto...

Gentilissima Mic, non ho intenzione di intervenire su questo argomento, perchè l'articolo è ottimo e condivisibile.
Se scrivo è per segnalarle che, appunto, un regime totalitario può arrivare al punto che viene descritto in un blog quasi quotidiano, di matrice ortodossa
orthodoxologie.blogspot.it
in data odierna.
L'articolo di oggi inizia con qualche frase del Vangelo, poi , sotto il titolo Solidarietà Kossovo, c'è il dettagliato resoconto dell'accaduto. Il blog è in francese. Mi è sembrato di capire che il ministro serbo per i rapporti con il Kossovo, mentre era in riunione con i serbi di una cittadina non lontana da Pristina è stato sequestrato dalla polizia albanese, cioè kossovara, in tenuta da guerra, come si vede bene dalle foto, condotto per strada fino al centro di Pristina , linciato durante il cammino dalla popolazione albanese al grido di Allah Akbar.
Dopo essere stato ancora picchiato in un sotterraneo è stato rilasciato. Una ventina di feriti. Ora il ministro è ricoverato in ospedale a Belgrado.
Gentilissima Mic, tratti come crede meglio questa notizia. Personalmente sarei felice se potesse raggiungere il più gran numero di persone possibile.
Ancora grazie per il suo prezioso lavoro
Pierina Gherardi

Anonimo ha detto...

Altre notizie a commento, in Cina prelevato dalla polizia un vescovo della chiesa sotterranea, affinché non celebrasse la settimana santa, come l'anno scorso, in Francia è stato proibito il minuto di silenzio in memoria di Beltrame in ogni scuola di ordine e grado, in Scandinavia, comprendente i 3 paesi, il 90% dei richiedenti asilo definentisi 'minori' hanno più di 20 anni. Tutte le notizie in francese su Le salon beige.

Anonimo ha detto...

Non capisco perché in occasione dei numerosi assassinî di ebrei in Francia (e non solo) si parli di “antisemitismo” quando gli stessi assassini sono di origine araba, cioè anch’essi semiti.
Semiti Arabi, linguisticamente ed etnicamente, che, a partire dal VII secolo, conquistarono militarmente e con indicibili violenze tutto il medio-oriente, il nord Africa e la Spagna. Perché non si ha il coraggio di dire la verità? Che cioè non si tratta di anti-semitismo, ma di anti-ebraismo, cioè di attacco religioso? Altrimenti gli ancor più numerosi assassinî di autoctoni europei dovrebbero esser definiti “anti-indoeuropeismo”, mentre sempre di attacco “religioso” si tratta. Agli islamici non interessa a che etnia appartieni: ti ammazzano semplicemente perché non sei islamico

mic ha detto...

PREGHIAMO

Mons. Vincenzo Guo Xijin, vescovo di Mindong (Fujian), è stato sequestrato dalla polizia ieri sera. Con lui è stato condotto anche il cancelliere della diocesi, padre Xu.

Mons. Guo, 59 anni, è vescovo ordinario della diocesi, riconosciuto dal Vaticano, ma non dal governo. Nei mesi scorsi era stato avvicinato da mons. Claudio Maria Celli, diplomatico vaticano, che gli aveva proposto di fare un passo indietro, lasciando la sede della diocesi a mons. Vincenzo Zhan Silu, vescovo scomunicato, ma riconosciuto dal governo. In cambio, mons. Guo avrebbe avuto il titolo di vescovo ausiliare. Il retrocedere di mons. Guo, come pure le dimissioni di mons. Zhuang, vescovo di Shantou, sono state salutate come il segno di uno “storico” accordo fra il governo cinese e il Vaticano.

Ieri alle 15 mons. Guo è stato chiamato all’Ufficio per gli affari religiosi dove ha discusso con i funzionari per almeno due ore. Non si conosce il contenuto della discussione. Alle 19 è tornato in episcopio e ha preparato i suoi bagagli come per partire. Alle 22 è stato portato via.

http://www.iltimone.org/news-timone/sequestrato-dalla-polizia-cinese-il-vescovo-guo-xijin/

Silente ha detto...

Sì, va bene tutto e includiamoci pure una benevola comprensione per gli autori teo-con dell'articolo, probabilmente obnubilati dalla propaganda del B'nai B'rith e della Trilateral. Ma perché prendersela con l'Iran, paese in cui la religione cristiana è lecita e ammessa e i cristiani hanno addirittura diritto a un certo numero di deputati al parlamento? Accade forse lo stesso in Arabia Saudita, così benvoluta da Israele e USA? Molte comunità cristiane in Siria sono state salvate dall'intervento congiunto di truppe di Assad, russe, di Hezbollah e iraniane. E in Israele non vi è forse una subdola, silenziosa, taciuta dai media persecuzione dei cristiani a opera dell'entità sionista? Proprietà cristiane confiscate da Israele per darle ai coloni, pellegrini insultati (chiunque sia stato in Terrasanta sa che le guide sconsigliano di entrare in certi quartieri ebraici), attentati giudei contro le chiese cristiane, Vangeli bruciati in piazza, scritte ingiuriose in ebraico sui muri delle chiese, frati francescani presi a sassate dagli ebrei ortodossi e così via. Allora, quando impareremo a individuare i nostri nemici, ma proprio tutti i nostri nemici, nessuno escluso?

Anonimo ha detto...

AsiaNews riferisce che “mons. Guo sarebbe stato portato via nei giorni scorsi perché la comunità non ufficiale di Mindong – che raccoglie la più larga maggioranza dei fedeli e dei sacerdoti della diocesi – aveva organizzato una Messa crismale in anticipo. La polizia ha sequestrato mons. Guo per impedirgli di presiedere la celebrazione. Riportato a casa ieri, gli è stato proibito di celebrare qualunque messa in qualità di vescovo, essendo egli non riconosciuto dal governo.

fabriziogiudici ha detto...

Ma perché prendersela con l'Iran, paese in cui la religione cristiana è lecita e ammessa e i cristiani hanno addirittura diritto a un certo numero di deputati al parlamento?

Perché pure l'Iran perseguita i cristiani, come è ben documentato:

https://it.zenit.org/articles/iran-80-frustate-per-aver-bevuto-vino-eucaristico-durante-una-liturgia-cristiana/
http://www.asianews.it/notizie-it/Cristiani-in-Iran:-c%E2%80%99%C3%A8-sicurezza,-ma-si-vive-come-in-un-ghetto-(II)-33864.html

L'evangelizzazione è proibita e chi si converte rischia la pena di morte. Le comunità più fortunate, comunque, vivono in stato di dhimmitudine. In Arabia Saudita sarà pure peggio, ma l'articolo non si è messo a fare classifiche.