sabato 24 marzo 2018

Meno pasticcini e più ostie Mons. Negri sfida la Chiesa

È proprio un guanto di sfida questo libro di monsignor Luigi Negri, gettato in faccia a tutti coloro che, pur di fare pace col mondo, in Comunione e liberazione hanno tradito don Giussani e nella Chiesa hanno tradito Cristo
Come sappiamo sono tantissimi e forse solo un vescovo emerito, suppergiù pensionato, poteva concedersi la libertà di mettersi contro mezzo mondo cattolico: la metà che detiene il potere, per giunta. Il vecchio allievo del fondatore di Cl, e primo presidente diocesano del movimento, non ha mai avuto peli sulla lingua. Stavolta ci si mette anche l'intervistatore Giampiero Beltotto che anziché moderare, come ci si poteva aspettare da un comunicatore istituzionale, aizza, essendo pure lui un ciellino della prima combattiva ora.

La sfida infra-ciellina è la parte meno necessaria del libro che si intitola per l'appunto La sfida, perché la sigla nata nel 1969 (ma con radici negli anni Cinquanta) mi sembra sempre più irrilevante come del resto pensa anche Negri: «L'esperienza dei movimenti non resiste più di fronte alle crescenti responsabilità». Quindi non è indispensabile accertare se nel seguente passaggio ci si riferisce a Formigoni o ad un altro dilapidatore, fra presidenze e assessorati, del patrimonio ideale ciellino: «A un certo punto, per propria natura, gli uomini che scelsero la politica si sentirono autoreferenziali in tutto».

Molto più importante è la sfida lanciata a tutti i livelli di una gerarchia cattolica sempre meno riconoscibile come tale. Innanzitutto ai preti, che nella fattispecie sono della diocesi di Ferrara ma potrebbero appartenere a qualsiasi altra diocesi europea: «Nel mio servizio episcopale me ne sono capitate di tutti i colori. Parroci che sostituivano il Vangelo con letture di altro genere; parroci che modificavano un determinato racconto evangelico perché a loro parere la parabola in questione non sarebbe dovuta terminare nel modo in cui l'aveva detta Gesù; laici che tenevano l'omelia al posto del prete; un matrimonio dove gli sposi, avendo constatato che la maggior parte dei partecipanti non si sarebbe comunicata, hanno chiesto, ottenendolo dal parroco, il permesso di distribuire loro dei pasticcini».

Quindi ai cardinali, ovviamente non a tutti ma a parecchi, ad esempio a tutti coloro che «insistono in questo sdoganamento dell'omosessualità».

E poi a due personaggi in particolare, Martini e Kasper. Il primo ha rappresentato «la Chiesa del compromesso con la mentalità mondana» e su di lui Negri racconta un desolante episodio: «Quando Turoldo dal presbiterio del Duomo tuonò contro la devozione mariana, che aveva definito pietà da Medioevo, il cardinale Giovanni Colombo gli tolse la possibilità di celebrare messa in cattedrale. Purtroppo il suo successore lo reinserì nei ranghi, gratificandolo, soprammercato, di non rammento quale onorificenza». Naturalmente il successore di Giovanni Colombo era Martini. Venendo ai vivi la sfida di Negri è ai prelati nordeuropei, ipocredenti e decadenti, che si permettono di dileggiare «come ha fatto il cardinal Kasper» i devoti e rigorosi vescovi africani. Il porporato tedesco è un divorzista e dunque un fan della Amoris laetitia, ambigua esortazione apostolica che ai divorziati sembra concedere la comunione senza esplicitarlo (forse perché in tal caso Papa Francesco sarebbe stato accusabile di eresia).

Sfida lanciata anche al capo dei gesuiti, colui che ritiene il Vangelo non vincolante perché a quel tempo non esisteva il registratore e chissà cosa ha davvero detto Gesù: «Qui siamo di fronte a un abisso di stupidità, esegeticamente ripugnante. Mi aspetto che il Papa espliciti il suo disaccordo». Campa cavallo. È passato più di un anno e il pontefice gesuita non ha esplicitato alcunché e padre Arturo Sosa è tranquillamente al suo posto.

Negri, lo abbiamo capito, è un vescovo senza macchia e senza paura, e non teme si possa scrivere che ha sfidato anche l'uomo vestito di bianco. «Lo spostamento di accento, per dirla con Giussani, dall'ontologia all'etica, segna le differenze tra i pontificati di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e quello di Papa Bergoglio.

Quest'ultimo ha deciso di sottolineare in modo imponente, fino quasi all'ossessività, le conseguenze socio-politiche della fede e non la natura profonda della fede». Non per nulla il sottotitolo del libro è Un viaggio della fede tra Giussani e Ratzinger. Come dire che con Carrón e Bergoglio, odierni capi di Cl e della Chiesa, il viaggio si è interrotto.

Quando ripartiremo, se ripartiremo? Il vecchio vescovo riporta la profezia formulata da Joseph Ratzinger nel lontano 1969, la visione di una Chiesa molto più piccola e di chiese molto più vuote, punto zero dal quale si dovrà e si potrà ripartire suscitando il nuovo interesse di un'umanità ormai del tutto ignara di Cristo e perciò disperata. La riporta e la fa propria, dichiarandosi sicuro che «rimarrà un piccolo resto del popolo di Dio a camminare quotidianamente secondo la fede e non secondo le logiche del mondo». Preghiamo per quel piccolo resto e per il vescovo Negri.
Camillo Langone - Fonte

16 commenti:

Anonimo ha detto...

C'est bien beau, tout ça, mais où est l'évêque, ou le cardinal, qui se lèvera devant Bergoglio et lui dira, les yeux dans les yeux : « Ce que vous prêchez, Monsieur Bergoglio, N'EST PAS LA FOI DE l'ÉGLISE CATHOLIQUE. » Où est-il ?

Anonimo ha detto...

In memoria di Monsignor Marcel Lefebvre (☩ 25.3.1991)

«Io sono solo un Vescovo della Chiesa Cattolica che continua a trasmettere, a trasmettere la dottrina. “Tradidi quod et accepi”. È questo che io penso e che auspico si metta sulla mia tomba, e certo non ci vorrà molto tempo perché sulla mia tomba si metta “Tradidi quod et accepi” [...]. Io sono il fattorino che porta una lettera. Non sono io che ho fatto questa lettera, questo messaggio, questa parola di Dio, è Dio stesso, è nostro Signore Gesù Cristo stesso [...]. Noi siamo solo dei portatori di questa novella, di questo Vangelo che nostro Signore Gesù Cristo ci ha donato e dei mezzi per santificarci: la Santa Messa, la vera Santa Messa, i veri Sacramenti, che danno veramente la vita spirituale».

(Omelia per le consacrazioni episcopali, Ecône, 30 giugno 1988)

tralcio ha detto...

Il problema dei movimenti è sempre stato quello di una certa autoreferenzialità degli appartenenti. Niente di male finché "garantita" dalla santità del fondatore e dalla genuinità cattolica delle radici e dei frutti, ma rischiosamente protesa sul mondo non appena la "ragion di stato" interna ai movimenti (per esempio di accreditarsi con il potere politico o ecclesiale di turno) ha giustificato un'operazione tanto banale quanto esiziale per cui "lo sventolar di palme" non celebrava più la fede nel Signore che passa e la verità del Signore che passa, bensì lo "stare in strada", l'esserci, il "fare movimento", il "contare", inizialmente a beneficio delle opere buone prodotte dall'ispirazione nativa e poi sempre più gli interessi di quelle stesse opere, ormai lontane mille miglia dall'intenzione nativa.
La comunione eucaristica con il Signore sacramentato è diventata comunella e ben più dei pasticcini, ma veri e propri pasticci -teologici, morali e politici- ad opera di pasticcioni.

Emanuele A. ha detto...

Monsignor Marcel Lefebvre.
In questa epoca di apostasia generale l'unico che ci abbia dato testimonianza di ciò che voglia dire combattere per la vera fede. L'unico che non ha avuto quel rispetto umano che caratterizza gli uomini della Chiesa attuale, l'unico che ha pagato con la "scomunica" e il disprezzo di chi stava ed ha cercato di distruggere la Chiesa.
Modello di una santità ormai dimenticata dai pastori di oggi.
La sua anima riposi in pace.

Anonimo ha detto...

Condivido pienamente il giudizio di Emanuele, nessuno ha testimoniato la fede,in questi ultimi decenni,come lui.
Nemmeno i cosiddetti Pastori di riferimento. Sono sempre in tempo, volendo, a fornire testimonianze più coraggiose.
Antonio

R. ha detto...

In memoria di Monsignor Marcel Lefebvre (☩ 25.3.1991)






ONORE E GLORIA AL VESCOVO CHE MI HA CRESIMATO: S.E. Mons. Marcel Lefebvre
«Io sono solo un Vescovo della Chiesa Cattolica che continua a trasmettere, a trasmettere la dottrina. “Tradidi quod et accepi”. È questo che io penso e che auspico si metta sulla mia tomba, e certo non ci vorrà molto tempo perché sulla mia tomba si metta “Tradidi quod et accepi” [...]. Io sono il fattorino che porta una lettera. Non sono io che ho fatto questa lettera, questo messaggio, questa parola di Dio, è Dio stesso, è nostro Signore Gesù Cristo stesso [...]. Noi siamo solo dei portatori di questa novella, di questo Vangelo che nostro Signore Gesù Cristo ci ha donato e dei mezzi per santificarci: la Santa Messa, la vera Santa Messa, i veri Sacramenti, che danno veramente la vita spirituale».

(Omelia per le consacrazioni episcopali, Ecône, 30 giugno 1988)

tralcio ha detto...

Oggi durante la Santa Messa abbiamo ascoltato per intero la Passio secondo San Marco.
Ha così preso avvio una settimana santa, con buona pace di chi sta pianificando l'annullamento del sacro e riducendo la santità a buoni sentimenti politicamente corretti.

Tra i personaggi della Passio ce n'è uno il cui nome è tutto un programma: Barabba. In aramaico, la lingua parlata ai tempi Gesù, è Bar-abbà, figlio del padre. Addirittura in alcune versioni dei vangeli più antichi il nome Barabba è preceduto da Iesous, ovvero il nome completo del personaggio sarebbe "Gesù figlio del padre".

Gesù si è presentato come figlio di Dio, rivolgendoGlisi come al Padre che è nei Cieli. Il Cristo, che di se stesso ha detto di essere il Figlio dell'uomo ed è riconosciuto come Figlio di Dio, per se stesso non ha mai usato l'espressione "figlio del padre", pur chiamando Dio Abbà.

Quindi Pilato pone alla folla (nel sondaggio pilotato che vede nel ruolo di opinion leader i capi del potere religioso del tempio) un'alternativa tra un "Gesù figlio del padre" arrestato per sommossa e omicidio, e Gesù che è figlio di Dio Padre, il mite per eccellenza, che ha beneficato tutti e che pochi giorni prima era osannato come Messia.

Nella scelta operata dalla folla, all'unisono, senza che si palesino opposti partiti e schieramenti, addirittura con tradimenti e rinnegamenti tra i dodici, il politically correct (la scelta comoda, quella utile, quella desiderata dal potere religioso), sceglie il figlio del padre sbagliato! E' probabilmente quel padre del quale Gesù aveva parlato in Giovanni 8,44.

Ai religiosi fuorviati, adulanti il mondo e il suo principe, Gesù di Nazaret pare un bestemmiatore, mentre da salvare urlandone a squarciagola il nome è un altro figlio, che per la legge aveva "sbagliato", ma politicamente si batteva per loro, contro Roma e dunque era il loro bene... Pare di riconoscere una certa religiosità attuale, che rilegge il vangelo, salvando anche Giuda del nella Passio si dice "meglio per lui se non fosse mai nato".

C'è Messia e Messia. C'è atteso e atteso. C'è attesa e attesa.
Tra gli scambi di persona possibili, questo è il più clamoroso.
E' uno snodo "cruciale": chiede di rinnegare se stessi per seguire la via giusta.
Altrimenti si mente sapendo di mentire, tacitando la coscienza, inseguendo gli idoli.
C'è re e re. C'è regno e regno. Questo mondo ha un principe.
Il regno che interessa Gesù non è di questo mondo.

Buona settimana santa. Evitiamo di urlare crucifige a Gesù, liberando Barabba.
Siamo anche a noi a rischio. C'è chi sobilla la folla.


Anonimo ha detto...

"Senza esplicitarlo"? Ormai la comunione agli adulteri è esplicita!

Anonimo ha detto...

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/03/26/altro-che-continuita-qui-ce-una-voragine-la-vera-storia-degli-undici-libretti/

irina ha detto...

Foto di BXVI recenti, suo onomastico per esempio, sono entrate in circolazione?

irina ha detto...

Importante:
Letto e da leggere articolo segnalato da Anonimo, 26 marzo 2018 10:13.

Anonimo ha detto...

POST SCRIPTUM (Magister) – Il 25 marzo, in piazza San Pietro, nell'omelia della messa della domenica delle Palme, papa Francesco ha impartito questa lezione a chi costruisce una falsa notizia "nel passaggio dal fatto al resoconto":

"È la voce di chi manipola la realtà e crea una versione a proprio vantaggio e non ha problemi a 'incastrare' altri per cavarsela. È il grido di chi non ha scrupoli a cercare i mezzi per rafforzare sé stesso e mettere a tacere le voci dissonanti. È il grido che nasce dal 'truccare' la realtà".

Il papa ha detto ciò senza arrossire, come dimentico di ciò che è stato fatto pochi giorni prima in casa sua, col "resoconto" della lettera di Benedetto XVI.

mic ha detto...

Il papa al presinodo dei giovani sulla donna chicchierona.
https://www.facebook.com/AveMariaReginadellaPace/posts/1754514527958756

È vero quello che dice sulle chiacchiere. Quando si tratta di chiacchiere (e bisognerebbe saper distinguere le chiacchiere dalle argomentazioni serie per quanto scomode).
Ma perché non comincia lui a smetterla con le chiacchiere e le battute da quattro soldi e non comincia a insegnare ciò che la Chiesa insegna da sempre?

Anonimo ha detto...

Secondo voi che cosa significa :
Lunedì Santo Celebrazione penitenziale comunitaria in Chiesa ore 19,30.22:00 ?

fabriziogiudici ha detto...

Altre notizie dal pre-sinodo, entrambe foriere di manipolazioni:

https://www.lifesitenews.com/news/youth-synod-working-document-calls-abortion-homosexuality-especially-contro
https://onepeterfive.com/controversy-over-pre-synod-document-highlights-appeal-of-tradition-for-young-catholics/

Sintesi: il documento di lavoro, redatto dai giovani, ovviamente chiede aperture su tutti i fronti, dall'aborto all'omosessualità, ma puzza clamorosamente di manipolazione da parte dei "vecchi che oggi comandano nella Chiesa e negli anni '50 erano ribelli". Il secondo articolo riporta la testimonianza di giovani che avevano invece richiesto, in numeri non trascurabili, una liturgia più spirituale, incluso il VO, ma che poi delle loro richieste sul documento finale non hanno praticamente trovato traccia.

Anonimo ha detto...

http://www.aldomariavalli.it/2018/03/28/ma-chi-lha-scritto-il-documento-dei-giovani/