venerdì 29 giugno 2018

I 'due Papi' al termine del Concistoro 28 giugno 2018

Una situazione paradossale che si ripete:
"Al termine della celebrazione del Concistoro, Papa Francesco e i nuovi cardinali si sono recati, a bordo di due pullmini, al Monastero “Mater Ecclesiae” in Vaticano per incontrare il Papa Emerito Benedetto XVI. Nella cappella, tutti insieme hanno recitato l’Ave Maria. Dopo un breve saluto e la benedizione di Papa Benedetto, i 14 nuovi porporati sono tornati in Aula Paolo VI e nel Palazzo Apostolico per la Visita di Cortesia Lo riferisce la Sala Stampa della Santa Sede." - Fonte
Vedi indice numerosi articoli pubblicati a partire dal 2013.

15 commenti:

Anonimo ha detto...

In ogni caso la rivoluzione bergogliana prosegue
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2515_De-Villasmundo_Francesco_a_Ginevra.html

Anonimo ha detto...


Quelle pauvre image d'elle-même donne aujourd'hui l'Église catholique ! Faut-il en rire ou en pleurer ?

irina ha detto...

Sono certa che quelli che saranno severamente puniti saremo noi, ché abbiamo omesso di gridare dai tetti in coro: questo non vi è permesso!

Anonimo ha detto...

29 Giugno - PIETRO, L'APOSTOLO

"E tuttavia quando Gesù chiese ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”, Pietro reagì con lo slancio del suo cuore generoso, guidato dallo Spirito Santo. A nome di tutti rispose con parole immortali, che sono anche le nostre parole: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (cfr Gv 6,66-69).

Qui, come a Cesarea, con le sue parole Pietro inizia la confessione della fede cristologica della Chiesa e diventa la bocca anche degli altri Apostoli e di noi credenti di tutti i tempi. Ciò non vuol dire che avesse già capito il mistero di Cristo in tutta la sua profondità. La sua era ancora una fede iniziale, una fede in cammino; sarebbe arrivato alla vera pienezza solo mediante l’esperienza degli avvenimenti pasquali. Ma tuttavia era già fede, aperta alla realtà più grande – aperta soprattutto perché non era fede in qualcosa, era fede in Qualcuno: in Lui, Cristo. Così anche la nostra fede è sempre una fede iniziale e dobbiamo compiere ancora un grande cammino. Ma è essenziale che sia una fede aperta e che ci lasciamo guidare da Gesù, perché Egli non soltanto conosce la Via, ma è la Via.

La generosità irruente di Pietro non lo salvaguarda, tuttavia, dai rischi connessi con l’umana debolezza. E’ quanto, del resto, anche noi possiamo riconoscere sulla base della nostra vita. Pietro ha seguito Gesù con slancio, ha superato la prova della fede, abbandonandosi a Lui. Viene tuttavia il momento in cui anche lui cede alla paura e cade: tradisce il Maestro (cfr Mc 14,66-72). La scuola della fede non è una marcia trionfale, ma un cammino cosparso di sofferenze e di amore, di prove e di fedeltà da rinnovare ogni giorno. Pietro che aveva promesso fedeltà assoluta, conosce l’amarezza e l’umiliazione del rinnegamento: lo spavaldo apprende a sue spese l’umiltà. Anche Pietro deve imparare a essere debole e bisognoso di perdono. Quando finalmente gli cade la maschera e capisce la verità del suo cuore debole di peccatore credente, scoppia in un liberatorio pianto di pentimento. Dopo questo pianto egli è ormai pronto per la sua missione.

Anonimo ha detto...

....segue
In un mattino di primavera questa missione gli sarà affidata da Gesù risorto. L’incontro avverrà sulle sponde del lago di Tiberiade. E’ l’evangelista Giovanni a riferirci il dialogo che in quella circostanza ha luogo tra Gesù e Pietro. Vi si rileva un gioco di verbi molto significativo. In greco il verbo “filéo” esprime l’amore di amicizia, tenero ma non totalizzante, mentre il verbo “agapáo” significa l’amore senza riserve, totale ed incondizionato. Gesù domanda a Pietro la prima volta: «Simone... mi ami tu (agapâs-me)” con questo amore totale e incondizionato (cfr Gv 21,15)? Prima dell’esperienza del tradimento l’Apostolo avrebbe certamente detto: “Ti amo (agapô-se) incondizionatamente”. Ora che ha conosciuto l’amara tristezza dell’infedeltà, il dramma della propria debolezza, dice con umiltà: “Signore, ti voglio bene (filô-se)”, cioè “ti amo del mio povero amore umano”. Il Cristo insiste: “Simone, mi ami tu con questo amore totale che io voglio?”. E Pietro ripete la risposta del suo umile amore umano: “Kyrie, filô-se”, “Signore, ti voglio bene come so voler bene”. Alla terza volta Gesù dice a Simone soltanto: “Fileîs-me?”, “mi vuoi bene?”. Simone comprende che a Gesù basta il suo povero amore, l’unico di cui è capace, e tuttavia è rattristato che il Signore gli abbia dovuto dire così. Gli risponde perciò: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene (filô-se)”. Verrebbe da dire che Gesù si è adeguato a Pietro, piuttosto che Pietro a Gesù! E’ proprio questo adeguamento divino a dare speranza al discepolo, che ha conosciuto la sofferenza dell’infedeltà. Da qui nasce la fiducia che lo rende capace della sequela fino alla fine: «Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”» (Gv 21,19).

Da quel giorno Pietro ha “seguito” il Maestro con la precisa consapevolezza della propria fragilità; ma questa consapevolezza non l’ha scoraggiato. Egli sapeva infatti di poter contare sulla presenza accanto a sé del Risorto. Dagli ingenui entusiasmi dell’adesione iniziale, passando attraverso l’esperienza dolorosa del rinnegamento ed il pianto della conversione, Pietro è giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità d’amore. E mostra così anche a noi la via, nonostante tutta la nostra debolezza. Sappiamo che Gesù si adegua a questa nostra debolezza. Noi lo seguiamo, con la nostra povera capacità di amore e sappiamo che Gesù è buono e ci accetta. E’ stato per Pietro un lungo cammino che lo ha reso un testimone affidabile, “pietra” della Chiesa, perché costantemente aperto all’azione dello Spirito di Gesù. Pietro stesso si qualificherà come “testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi” (1 Pt 5,1). Quando scriverà queste parole sarà ormai anziano, avviato verso la conclusione della sua vita che sigillerà con il martirio. Sarà in grado, allora, di descrivere la gioia vera e di indicare dove essa può essere attinta: la sorgente è Cristo creduto e amato con la nostra debole ma sincera fede, nonostante la nostra fragilità. Perciò scriverà ai cristiani della sua comunità, e lo dice anche a noi: “Voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime” (1 Pt 1,8-9)".

(Benedetto XVI, dall' Udienza generale del 24 maggio 2006)

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060524.html

Anonimo ha detto...

I nuovi cardinali dovevano essere "presentati" al Papa....... Che situazione assurda e avvilente! Dove sono i cardinali, i vescovi cattolici? Perchè non gridano che non è lecito ridurre così la Sposa di Cristo? E perchè BXVI ha accettato questo obbrobrio e sorride come se tutto andasse per il meglio? Io non capirò mai perchè si è fatto da parte senza spiegare, al di là delle giustificazioni che non spiegano nulla.

Aloisius ha detto...

Questi nuovi cardinali saranno sicuramente tutti modernisti, onde evitare rischi di un reale ritorno alla dottrina e al magistero ante concilio, per nominare in duturo un successore di Bergoglio ancora più eretico di lui, per rafforzare il modernismo e portare la Chiesa alle nozze combinate con l'ordine massonico e la nuova religione unica mondiale.

Solo il Signore e le nostre preghiere affidate a Maria Santissima potranno salvarci, accompagnate da lotta costante e sacrificio.
Ognuno come può.
In questi tempi, macchiarsi dei peccati di accidia e ignavia sarà ancora più grave.

Santi Pietro e Paolo, pregate per noi!

Peter Moscatelli ha detto...

Dal Codex Juris Canonici attualmente in vigore:

"Can. 332 ...

§2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti."

Se questa rinuncia è "debitamente manifestata" (requisito richiesto ad validitatem) immagino che una rinuncia non debitamente manifestata sia quella in cui il rinunciante immediatamente dopo aver letto in concistoro l'atto di rinuncia si fa mettere la tiara.
[Font: times new roman ironic]

Anonimo ha detto...

"Se questa rinuncia è "debitamente manifestata" (requisito richiesto ad validitatem) immagino che una rinuncia non debitamente manifestata sia quella in cui il rinunciante immediatamente dopo aver letto in concistoro l'atto di rinuncia si fa mettere la tiara".

Infatti, è così. Un motivo in più per chiedersi che cosa nasconda questa mossa. Più passa il tempo più appare evidente che la situazione è di una gravità inaudita e che la rinuncia non è comprensibile.

mic ha detto...

quella in cui il rinunciante immediatamente dopo aver letto in concistoro l'atto di rinuncia si fa mettere la tiara

Questo particolare della tiara, già malauguratamente deposta da Paolo VI, mi sfugge...

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Possiamo dire per praticità senza inutili polveroni che con lo sdoppiamento del Papato è iniziata la neochiesa e che Ratzinger ha contribuito non poco?

Anonimo ha detto...

Ogni volta che accusi Bergoglio, ricordati che Ratzinger non lo sta correggendo!

Anonimo ha detto...


"con lo sdoppiamento del papato"

Ma non abbiamo due Papi. Uno, per quanto se ne sa, regolarmente eletto dopo che il precedente aveva dato le sue "dimissioni" dichiarando vacante la Sede. L'altro in pensione, inopinatamente dichiaratosi "Papa emerito", una figura nuova che crea confusione e nello stesso tempo figura sterile e velleitaria. Il Papa in pensione o "emerito" continuerebbe l'officio petrino nella preghiera e nel raccoglimento, a favore della Chiesa e del Papa effettivamente agente. Ma l'ufficio affidato da Cristo risorto direttamente al solo Pietro dinanzi agli altri Apostoli, non è quello di pregare e meditare, di fare in sostanza il conventuale. E'quello di "governare tutta la Chiesa" in suo nome. Governare significa soprattutto agire, nel campo di competenza affidato al governo.
Ora, la Chiesa la sta governando Papa Francesco, sino a prova contraria, non il Papa Emerito, che è solo un'ombra evanescente. Ergo, non abbiamo due Papi ma solo uno.

Peter Moscatelli ha detto...

"Questo particolare della tiara, già malauguratamente deposta da Paolo VI, mi sfugge..."

Se consideriamo debitamente manifestata la rinuncia in cui il rinunciante continua a vestire da papa, chiamarsi col nome che aveva da papa, vive in Vaticano e riceve i nuovi cardinali mentre il successore gli bacia l'anello del pescatore, allora vorrei sapere che aspetto abbia una rinuncia che non dovessimo considerare debitamente manifestata. Immagino che sarebbe necessario che il rinunciante si mettesse la tiara per far capire che c'è qualcosa di indebito nella rinuncia - ma a questo punto siamo talmente mitridatizzati che probabilmente anche davanti ad un papa abdicato colla tiara sul capo diremmo: bravo, bene, bello. Niente da vedere, circolare, circolare ..!

Anonimo ha detto...


Qui ne voit que cette histoire des deux papes est absolument délirante, pour ne pas dire cauchemardesque, et qu'elle n'a qu'un objectif : semer la confusion dans l'esprit des fidèles. les troubler, et affaiblir leur résistance aux assauts destructeurs du modernisme.

Quant aux "cardinaux" en rangs d'oignons dans le fond de la salle, qui assistent sans réagir à ce piteux spectacle de film de série B…

Seigneur !