martedì 5 giugno 2018

Il papa blocca la pubblicazione del documento dei vescovi tedeschi che ha acceso la controversia sulla «ospitalità eucaristica» ma non blocca l'eresia

Il papa blocca la pubblicazione del documento dei vescovi tedeschi sulla «ospitalità eucaristica» ma non blocca l'eresia
Vedi precedente: Un cardinale, sette vescovi e quattro nuovi "dubia". Questa volta sulla ospitalità eucaristica [qui]

Di seguito il testo della Lettera del prefetto della congregazione per la dottrina della fede scritta e inviata "con l'esplicito consenso del papa"
che blocca la pubblicazione del documento dei vescovi tedeschi [qui] che ha acceso la controversia sulla «ospitalità eucaristica» con i protestanti, e rinvia la questione a una riflessione più matura a livello di Chiesa "universale" e di rapporti ecumenici con altre Chiese anche diverse dalle protestanti. Sul primo dei suoi due fogli il papa ha apposto la sua sigla autografa: "F. 25.5.18".
Alcune chiose essenziali:
Al punto 1. “memoria della riforma 2017” allude alla la lettera che promuove l'ordine [ordinamento] liturgico della “Preghiera Comune”, firmata dal direttore della LWF e dal Cardinal Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. [qui]  alludendo ad una sorta di “base comune” per una testimonianza comune di Gesù Cristo. (ne abbiamo parlato qui)
Al punto 2. Il Santo Padre è perciò giunto alla conclusione che il documento non è maturo per essere pubblicato. Significa forse che si attende una qualche maturazione degli eventi per adeguarsi alle mode del tempo? Ma cozza con quanto afferma al punto 2/a "tocca la fede della Chiesa e ha rilevanza per la Chiesa universale". Altra contraddizione al punto 2/c sull'interpretazione del canone 844 CIC (che, tuttavia, quando parla di ministri non cattolici non si riferisce ai protestanti ma agli ortodossi. Se intendono rivederlo dimenticano che gli ortodossi hanno la successione apostolica i protestanti no), aggiungendo che "i competenti dicasteri della Santa Sede sono già stati incaricati di produrre una tempestiva chiarificazione di tali questioni a livello di Chiesa universale. In particolare appare opportuno lasciare al vescovo diocesano il giudizio sull’esistenza di una “grave necessità incombente".
Al punto 3. Reitera il fatto che “le conferenze episcopali possono oggi portare un molteplice e fecondo contributo acciocché il senso di collegialità si realizzi concretamente” (“LG” n. 23).
E dunque cos'ha chiarito o risolto? Tutto rimane come prima ambiguo e pericolosamente in itinere invece che chiaramente e saldamente fondato sull'insegnamento costante della Chiesa

Congregazione per la Dottrina della Fede
Prot. N. 212/2018 - 64727, 25 maggio 2018
Città del Vaticano - Palazzo del S. Uffizio

A Sua Eminenza Reverendissima
Signor Cardinale Reinhard Marx
Arcivescovo di Monaco e Frisinga
Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca

Kardinal-Faulhaber Str. 7
D-80333 München
Bundesrepublik Deutschland

Eminenza, Illustrissimo signor presidente!
Al termine del nostro colloquio fraterno del 3 maggio 2018 sul documento "Mit Christus gehen…" ["Camminare con Cristo. Sulla pista dell’unità. Matrimoni interconfessionali e partecipazione comune all’eucaristia. Un sussidio pastorale della conferenza episcopale tedesca"] abbiamo stabilito insieme che io avrei informato Il Santo Padre dell'incontro.
Già nell'udienza del 11 maggio 2018 ho parlato con papa Francesco del nostro incontro e gli ho consegnato una sintesi del colloquio. Il 24 maggio 2018 ho nuovamente discusso della questione con il Santo Padre. A seguito di questi incontri vorrei portare a Sua conoscenza i seguenti punti, con l'esplicito consenso del papa.
  1. I molteplici sforzi ecumenici della conferenza episcopale tedesca, in particolar modo l’intensa collaborazione con il consiglio della Chiesa evangelica di Germania, meritano riconoscimento e apprezzamento. La comune memoria della Riforma nel 2017 ha mostrato che negli anni e decenni passati è stata trovata una base che permette di dare insieme testimonianza di Gesù Cristo, il salvatore di tutti gli uomini, e di lavorare insieme in maniera fattiva e decisa in molti ambiti della vita pubblica. Questo ci incoraggia ad andare avanti con fiducia sulla via di una sempre più profonda unità.
  2. Il nostro colloquio del 3 maggio 2018 ha mostrato che il testo del sussidio solleva una serie di problemi di notevole rilevanza. Il Santo Padre è perciò giunto alla conclusione che il documento non è maturo per essere pubblicato. I motivi essenziali di questa decisione possono essere riassunti come segue:
    1. La questione dell’ammissione alla comunione di cristiani evangelici in matrimoni interconfessionali è un tema che tocca la fede della Chiesa e ha una rilevanza per la Chiesa universale.
    2. Tale questione ha degli effetti sui rapporti ecumenici con altre Chiese e altre comunità ecclesiali, che non sono da sottovalutare.
    3. Il tema riguarda il diritto della Chiesa, soprattutto l'interpretazione del canone 844 CIC. Poiché in alcuni settori della Chiesa ci sono a questo riguardo delle questioni aperte, i competenti dicasteri della Santa Sede sono già stati incaricati di produrre una tempestiva chiarificazione di tali questioni a livello di Chiesa universale. In particolare appare opportuno lasciare al vescovo diocesano il giudizio sull’esistenza di una "grave necessità incombente".
  1. Per il Santo Padre è una grande preoccupazione che nella conferenza episcopale tedesca resti vivo lo spirito della collegialità episcopale. Come il Concilio Vaticano II ha sottolineato, "le conferenze episcopali possono oggi portare un molteplice e fecondo contributo acciocché il senso di collegialità si realizzi concretamente" (Costituzione dogmatica "Lumen gentium" n. 23).
Portando questo a Sua conoscenza Le porgo fraterni saluti e auguri di benedizione.
Suo nel Signore
Luis F. Ladaria, S.I.
Vescovo titolare di Thibica, Prefetto

In copia a:
Sua Eminenza Reverendissima
Signor Cardinale Rainer Maria Woelki
Arcivescovo di Colonia

Sua Eccellenza Reverendissima
Felix Genn
Vescovo di Münster

Sua Eccellenza Reverendissima
Karl-Heinz Wieseman
Vescovo di Spira

Sua Eccellenza Reverendissima
Rudolf Voderholzer
Vescovo di Ratisbona

Sua Eccellenza Reverendissima
Gerhard Feige
Vescovo di Magdeburgo
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POST SCRIPTUM – In serata il cardinale Marx ha diramato la seguente dichiarazione:
"La lettera del prefetto della congregazione per la dottrina della fede del 25 maggio 2018 è pervenuta stasera, 4 giugno 2018, al presidente della conferenza episcopale tedesca, il cardinale Reinhard Marx. Nel colloquio del 3 maggio 2018 a Roma fu detto ai vescovi partecipanti che essi dovevano trovare 'un risultato possibilmente unanime, in spirito di comunione ecclesiale'. Il presidente è perciò sorpreso che sia arrivata da Roma questa lettera ancor prima di aver trovato tale concorde soluzione. Il presidente vede espressa nella lettera la necessità di ulteriori colloqui all'interno della conferenza episcopale tedesca, prima di tutto nel consiglio permanente e nell'assemblea plenaria d'autunno, ma anche con i rispettivi dicasteri romani e con lo stesso Santo Padre". - Fonte della lettera

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Ci vorrebbero delle cimici
https://www.maurizioblondet.it/el-papa-a-conclave-segreto-le-7-sorelle-e-blackrock-che-vuole-investire-sul-clima/

lister ha detto...

Che l'Innominato sia rimasto folgorato lungo la strada di Damasco??

Sacerdos quidam ha detto...

Semplicemente, la Rivoluzione del Vaticano II ("1789 dans l' Eglise"', lo chiamo'il famigerato card. Suenens) fa una pausa per assestarsi meglio in vista del prossimo balzo in avanti. Intanto, per coloro che non lo sapessero, la Comunione ai protestanti viene gia' data da decenni senza che nessuno dei fantastici Papi conciliari predecessori di Bergoglio muovesse ciglio. Anzi, se vi ricordate, un cattivo esempio dall'alto lo diede il card. Ratzinger durante i funerali di Giovanni Paolo II amministrando la SSma Eucaristia al calvinista frere Roger Schutz di Taize'. E pure sulla mano, per giunta. Insomma e' lo stesso discorso della Comunione ai divorziati 'risposati' , che da altrettanti decenni i 'conciliari' già' ammettevano e praticavano, completamente indisturbati. Sotto Papa Bergoglio si sta solo procedendo all'ufficializzazione di quei sacrilegi, frutto delle 'aperture' al mondo di quel devastante Concilio.

Sacerdos quidam ha detto...

P.S.: quanto allo "stop" del card. Ladaria alle ipotesi di 'donne-prete', sembra il solito copione. Prima si terrorizza prospettando l'abominio massimo, poi si da' uno stop (provvisorio, e' chiaro) per far tirare un sospiro di sollievo e far sembrare accettabile l'abominio 'minore' delle donne-diacono (in senso sacramentale). Tattiche rivoluzionarie... Bisogna neutralizzare il Vaticano II, a tutti i costi, oppure non ne usciremo mai da questa crisi.

Anonimo ha detto...

Alcuni passi tratti da un prezioso articolo di don Matthias Gaudron, della F.S.S.P.X, dal titolo
“Prima e dopo il Vaticano II – le statistiche non mentono”:
“Le numerose defezioni sacerdotali e religiose manifestano una crisi profonda nel clero … molti sacerdoti hanno perso la fede, non sono più in grado di comunicarla. La crisi del clero è la causa principale della crisi della fede nei fedeli … se i sacerdoti insegnassero regolarmente la fede cattolica, la situazione sarebbe completamente diversa. Gli uomini non hanno perso la fede da soli, gli è stata rubata dalla nuova catechesi e dall’alto del pulpito … nella predicazione, per decenni, le verità di fede sono state messe in discussione, relativizzate o anche apertamente negate” (si vedano, ad ex, “la cattedra dei non credenti”, del Cardinal Martini, e “il cortile dei Gentili”, di monsignor Ravasi). Un clero superbo ed orgoglioso, saccente e presuntuoso, senza più un briciolo di fede, ha condotto allo sbando due generazioni di giovani.

Prosegue poi don Gaudron : “La presente crisi nella Chiesa si distingue da quelle precedenti per il fatto che sono le più alte autorità della Chiesa ad averla scatenata, ad alimentarla e ad impedire che siano prese misure efficaci per risolverla … il carattere particolare della crisi attuale è che essa è favorita dalle più alte istanze della Chiesa, includo colui che occupa la Sede petrina … la Chiesa si trova in un’ora inquieta di autocritica, si direbbe di autodemolizione”.

Come non concordare con il pensiero di questo coraggioso sacerdote ? come non vedere nelle sue parole i frutti avvelenati del Concilio Vaticano II e di oltre 50 anni di postconcilio? Roncalli, Montini, i teologi della cd “nouvelle théologie” (cattivi maestri già puniti dai papi preconciliari e poi chiamati a partecipare al Concilio per dettare le linee della nuova pastorale della Chiesa, dell’aggiornamento al mondo o, meglio, al “Principe di questo mondo”, per usare le parole di Gesù), con la negazione, nemmeno tanto velata, di 2000 anni di retta dottrina cristiana; una gerarchia infedele e traditrice e un basso clero pavido o apertamente connivente, hanno confermato nei propri peccati un gregge in gran parte ben felice di vedersi approvare tutte le proprie voglie e infedeltà; tutto ciò ha condotto allo sfascio attuale della Chiesa Cattolica.
Poco dopo la sua ascesa al soglio pontificio,papa Francesco affermò apertamente : “io non sono cattolico, la Chiesa non è cattolica, Dio stesso non è cattolico”, aggiungendo poi “è ormai terminata l’epoca della Cristianità, la Chiesa non è più “magistra vitae”.
Parole gravissime e inaccettabili, queste, specialmente se pronunciate da un papa, delle quali il signor Bergoglio dovrà sicuramente rendere conto a Cristo Giudice, assieme a molte altre sue scandalose affermazioni, tra le quali ne citiamo due soltanto “il proselitismo (cioè l’evangelizzazione di tutte le genti, come comandato da Cristo ai Suoi discepoli al momento dell’Ascensione) è una solenne sciocchezza” e “io andare a convincere qualcuno a farsi cattolico ? no, no, no”.

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Come neutralizziamo (mi piacerebbe!) un concilio,reverendo, senza cadere nel sedevacantismo che sarebbe l’unico modo per dichiarare illegittimo tutto l’operato da Roncalli a oggi? Non credo che dato il modus operandi attuale sia così facile che tra un paio di pontificati qualcuno dichiari “ci siamo sbagliati, Roncalli e Montini non sono Santi e la convocazione del Concilio è illegittima perchè opera di due eretici che l’hanno voluto iniziato e chiuso.”

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Se c’è un modo vorrei rassicuranti lumi da lei, reverendo..
Bisogna tornare a scoprire il significato di Chiesa militante, parlarsi stando seduti in poltrona con amici che già condìvidono la nostra forma mentis ormai rischia (credo) di lasciare il tempo che trova, occorre ora più che mai la testimonianza diretta che proprio perché diretta è scomoda sia per chi fa sia per chi accoglie la testimonianza..

Alessandro Mirabelli ha detto...

Non sarei così pessimista riguardo la questione del l'intercomunione. La questione è stata congelata e non verrà riproposta più per alcuni anni, dieci come minimo. E fra dieci anni probabilmente ci sarà un altro papa o forse ne saranno passati due. Perché essere così diffidenti verso la Provvidenza? Chi ci assicura che il prossimo papa non sarà in grado di usare la sana ramazza?

Sacerdos quidam ha detto...

Ovviamente intendevo dire di neutralizzare i punti erronei del Vaticano II. Un lavoro difficile, ma non impossibile. La cosa più semplice sarebbe quella di lasciarlo cadere nell'oblio, dopo averlo dichiarato accetto in tutto ciò che non contrasta con la Fede cattolica perenne, escludendo dunque implicitamente tutti i punti errati. Il sedevacantismo non c'entra nulla, poiché ne' durante il Vaticano II ne' in seguito i Papi in questione hanno definito solennemente qualche sua proposizione.

Fabrizio Giudici ha detto...

La questione è stata congelata e non verrà riproposta più per alcuni anni, dieci come minimo.

Cosa ci assicura addirittura dieci anni? Beninteso, che la questione per ora sia stata messa in pausa è una buona notizia. Certamente ringraziamo la Provvidenza. Ma non capisco perché non potrebbero riparlarne tra due anni, magari dopo aver incassato già qualche altra cosa. Tra parentesi, che età hanno i sette vescovi resistenti?

Anonimo ha detto...


Non si esce dalla crisi postconciliare anche perché la gran maggioranza dei fedeli e dei chierici ha preferito adagiarsi nella favola del Concilio che sarebbe stato tradito nella sua applicazione, ragion per cui la crisi attuale sarebbe da imputarsi solo al Postconcilio ma mai e in nessun modo al Concilio.
Si tratta di pura ipocrisia, di volersi nascondere dietro un dito. Non si chiedono mai, costoro, come mai non c'è stato nessun catastrofico Postconcilio dopo i Concili Ecumenici del passato, ad esempio i dogmatici Tridentino e Vaticano Primo. Anzi, dopo quei Concili si è avuto sempre un rinnovamento spirituale nella Chiesa. Come mai, solo dopo il Vaticano II è successo il contrario?