Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 7 aprile 2023

Note sulla "Preghiera per gli ebrei" del venerdì Santo

Sulla questione ricordo il mio piccolo saggio: LaDottrina della sostituzionedella Sinagoga con la Chiesa è stata modificata con quella delle “due salvezze parallele” [qui].
Secondo il messale tridentino di San Pio V la preghiera universale del Venerdì santo consisteva di nove orazioni: si pregava per la Chiesa, per il papa, il clero, i governanti, i catecumeni, gli eretici, gli ebrei, i pagani e tutti coloro che si trovano in pericolo o povertà. Mentre in tutte le altre preghiere l'orazione terminava con la genuflessione (flectamus genua) e con una preghiera, questa formula non era prevista nell'orazione per gli ebrei: "Non si risponde Amen, non si dice OremusFlectamus genua (nota 2), né Levate".
Le grandi intercessioni con il loro linguaggio crudo (così diverse dagli omogeneizzati del messale di Paolo VI) hanno affermato con forza la fede della Chiesa primitiva nell’unico Redentore dell’umanità — non nel paese delle favole, ad Abu Dhabi (vedi), nel mondo dell’interreligiosità e dell’ecumenismo postconciliare (qui):
Preghiamo anche per gli eretici e gli scismatici: che Nostro Signore Dio si compiaccia di salvarli da tutti i loro errori e di richiamarli alla nostra santa Madre, la Chiesa Cattolica e Apostolica… Dio onnipotente ed eterno, che salvi tutti e vorresti che nessuno perisse: volgi il Tuo sguardo verso le anime che sono sviate dall’inganno del diavolo, affinché — mettendo da parte tutto il male dell’eresia — i cuori di coloro che errano possono pentirsi e ritornare all’unità della Tua verità. Per il Nostro Signore Gesù Cristo, Tuo Figlio…
Oremus et pro perfidis Judaeis
Oremus et pro perfidis Judaeis è una locuzione latina, presente dal VI secolo fino al XX secolo nella liturgia cattolica del Venerdì santo, con la quale si pregava per la conversione dei giudei.
Elia convertirà il cuore di Dio Padre verso il Figlio, naturalmente non facendo sì che il Padre ami il Figlio, ma insegnando che il Padre ama il Figlio, in modo che anche i Giudei amino il nostro Cristo, che prima odiavano. (Sant'Agostino, De civitate Dei, XX 29) 

Considerazioni
Messale Romano 1955
La soppressione delle parole perfidis e perfidiam, decisa il venerdì santo del 1959 e tradotta in pratica a partire dal 1960, non fu dovuta a un atto di buonismo del Papa, come affermato da una certa propaganda modernista, ma a una causa contingente ben precisa. Come si evince da una dichiarazione della S. Congregazione dei Riti, pubblicata pochi anni prima, nella maggior parte dei messalini bilingue (tanto italiani quanto stranieri), perfidis veniva tradotto letteralmente con perfidi mentre il significato proprio del termine latino (composto da per negativo + fidus) è infedeli. Tale traduzione poteva apparire non solo offensiva dal punto di vista linguistico, visto che nelle lingue moderne perfido viene generalmente inteso come equivalente di cattivo, malvagio. Nel citato documento della S. Congregazione dei Riti si suggeriva l'uso di termini che avessero il significato di infideles, infideles in credendo. Giovanni XXIII, per sanare alla radice l'equivoco, che si era generato non per un difetto della preghiera latina ma per la scorrettezza delle traduzioni volgari, decise di sopprimere del tutto il termine in questione. A posteriori, i modernisti, appoggiandosi sulla nuova teologia (dottrina della doppia via di salvezza [qui]) e sulle ulteriori revisioni della preghiera nel 1965 e nel 1969, interpretarono questo gesto come un'implicita ammissione dell'antisemitismo della preghiera precedente, quasi che il Papa avesse voluto sconfessare una formula che la Chiesa usava da secoli. Dispiace constatare come questo atteggiamento venga favorito, ancora oggi, da quanti sono a favore della sostituzione della preghiera tradizionale con quella del Messale moderno.

Tavola sinottica delle variazioni intervenute negli anni

Messale quotidiano dei fedeli, a cura di J. Feder, ed. ital. A cura di A. Bugnini, 1963 Missale Romanum anno 1962 promulgatum, Ristampa a cura di C. Johnson e A. Ward, C.L.V. - Ed. Liturgiche, 1994 Messale Romano Latino - Italiano per le domeniche e feste, LEV, imprim.: 12 marzo 1965 Variationes in Ordinem hebdomadae sanctae inducendae: (9 marzo  e 19 marzo 1965)
8. 8. Pro conversione Iudaeorum 8. Pro conversione Iudaeorum 8. Pro Iudaeis.
Oremus et pro Iudeis: ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum; ut et ipsi agnoscant Iesum Christum Dominum nostrum.

Omnipotens sempiterne Deus, qui Iudaeos a tua misericordia non répellis: exaudi preces nostras, quas pro illius populi obcaecatione deferimus; ut, agnita veritatis tuae luce, quae Christus est, a suis ténebris eruantur.
Per eumdem Dominum.
Amen

(ma "perfidis" e "perfidia" di fatto  sono eliminati da Giovanni XXIII già dal 1959 -ndR)

Oremus et pro Iudeis: ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum; ut et ipsi agnoscant Iesum Christum Dominum nostrum. Oremus et pro Iudeis: ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum; ut et ipsi agnoscant Iesum Christum Dominum nostrum.

Omnipotens sempiterne Deus, qui Iudaeos a tua misericordia non répellis: exaudi preces nostras, quas pro illius populi obcaecatione deferimus; ut, agnita veritatis tuae luce, quae Christus est, a suis ténebris eruantur.
Per eumdem Dominum.
Amen
 

Oremus et pro Iudaeis: ut Deus et Dominus noster faciem suam super eos illuminare dignetur; ut et ipsi agnoscant omnium Redemptorem, Iesum Christum Dominum nostrum.

Omnipotens sempiterne Deus, qui promissiones tuas Abrahae et semini eius contulisti: Ecclesiae tuae preces clementer exaudi; ut populus acquisitionis antiquae ad Redemptionis mereatur plenitudinem pervenire. Per Dominum nostrum.(1)
 


Per completezza, aggiungo l'ultima versione del 2008 (Ben. XVI)
Oremus et pro Iudaeis. Ut Deus et Dominus noster
illuminet corda eorum, ut agnoscant Iesum Christum
salvatorem omnium hominum.

Oremus. Flectamus genua. Levate. (vedi note)

Omnipotens sempiterne Deus,
qui vis ut omnes homines salvi fiant
et ad agnitionem veritatis veniant,
concede propitius, ut plenitudine gentium
in Ecclesiam Tuam intrante omnis
Israel salvus fiat. Per Dominum.
Omnes R. Amen.

Mentre il Messale di Paolo VI recita:
"Preghiamo per gli Ebrei: il Signore Dio nostro, 
che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, 
li aiuti a progredire sempre nell’amore del suo nome 
e nella fedeltà alla sua alleanza".
* * *
Da un'intervista a Mons. Angelo Amato (CDF) da Avvenire 11 luglio 2007

Eccellenza, permetta una domanda sul motu proprio «Summorum Pontificum». C'è chi lo accusa di essere anticonciliare perché offre piena cittadinanza ad un Messale in cui si prega per la conversione degli ebrei. È davvero contrario alla lettera e allo spirito del Concilio formulare questa preghiera?
«Certamente no. Nella Messa noi cattolici preghiamo sempre, e per primo, per la nostra conversione. E ci battiamo il petto per i nostri peccati. E poi preghiamo per la conversione di tutti i cristiani e di tutti i non cristiani. Il Vangelo è per tutti».

Però si obietta che la preghiera per la conversione degli ebrei è stata superata definitivamente da quella in cui si invoca il Signore affinché li aiuti a progredire nella fedeltà alla sua alleanza.
«Lo stesso Gesù nel Vangelo di san Marco afferma: "Convertitevi e credete al Vangelo", e i suoi primi interlocutori erano i suoi confratelli ebrei. Noi cristiani non possiamo fare altro che riproporre quello che Gesù ci ha insegnato. Nella libertà e senza imposizioni, ovviamente, ma anche senza autocensure.

* * *
Vaticano - Le parole della dottrina
a cura di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello
La preghiera per gli Ebrei: “un tentativo completamente nelle mani di Dio”

Alcuni circoli ebraici ed alcuni organi di stampa hanno fatto rumore in occasione della recente promulgazione del Motu proprio di Benedetto XVI sulla Messa antica, temendo la reintroduzione della preghiera per gli Ebrei, quella da cui Papa Giovanni tolse l’aggettivo ‘perfidi’.

Forse pochi sanno che la orazione solenne per gli Ebrei del Venerdì Santo ha una corrispondente nella cosiddetta birkat ha-minim (benedizione contro gli eretici) della liturgia giudaica, che è la seguente: “Che per gli apostati non ci sia speranza; sradica prontamente ai nostri giorni il regno dell’orgoglio; e periscano in un istante i nazareni (ndr. i giudeo-cristiani) e gli eretici: siano cancellati dal libro dei viventi e con i giusti non siano iscritti. Benedetto sei tu che pieghi i superbi”. Così recita la XII benedizione della liturgia sinagogale nella forma primitiva. Mentre in quella del Talmud babilonese più diffusa oggi: “Per i calunniatori e gli eretici non vi sia speranza, e tutti in un istante periscano; tutti i Tuoi nemici prontamente siano distrutti, e Tu umiliali prontamente ai nostri giorni. Benedetto Tu, Signore, che spezzi i nemici e umili i superbi”.

Quanto all’Orazione solenne del Venerdì Santo, la versione italiana del Messale Romano del 1962 dice: “Preghiamo anche per gli Ebrei, affinché il Signore Dio nostro tolga il velo dai loro cuori, in modo che essi pure con noi riconoscano Gesù Cristo Signor Nostro. Preghiamo. O Dio onnipotente ed eterno, che non rigetti dalla tua misericordia neppure gli Ebrei, esaudisci le suppliche che ti rivolgiamo per questo popolo accecato, affinché ammetta che il Cristo è la luce della tua verità, ed esca così dalle tenebre”.

In quella del Messale Romano del 1970 è stata così modificata: “Preghiamo per gli ebrei: il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell’amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza”. Preghiera in silenzio. “Dio onnipotente ed eterno, che hai fatto le tue promesse ad Abramo e alla sua discendenza, ascolta benigno la preghiera della tua Chiesa, perché il popolo primogenito della tua alleanza possa giungere alla pienezza della redenzione”. Osservando comparativamente le formule, si nota che quella giudaica si serve delle invettive proprie di taluni salmi e testi profetici (per esempio il Salmo 58), non estranee nemmeno al Nuovo Testamento; quella cristiana dell’antico Messale riecheggia l’invito di San Paolo alla comunità cristiana, a pregare per tutti gli uomini (cfr. 1 Timoteo 2,1), quindi per i giudei, quando le rammenta l’irrevocabilità dell’elezione divina d’Israele (cfr. Romani 11,29) ed il mistero della sua conversione alla fine dei tempi (cfr. Romani 11,25-26). Secondo De Clerk, questa preghiera potrebbe essere “segno di grande antichità delle orationes sollemnes, oppure potrebbe risalire a un periodo in cui i giudei erano molto numerosi a Roma. Quanto all’orazione del nuovo Messale, il tema è il popolo di Abramo, depositario delle ‘irrevocabili’ promesse divine e chiamato comunque “alla pienezza della redenzione”. Questa è stata sempre la coscienza della Chiesa che nell’orazione domanda a Dio che si affretti la realizzazione di quella promessa.

Dunque, non è il caso che i nostri ‘fratelli maggiori’ continuino a scandalizzarsi della preghiera che i cristiani innalzano a Dio per loro, quando dovrebbero agire a modificare la loro, visto che nella prima forma e anche in quella del Talmud babilonese, non è stata tolta la maledizione di Dio che non si concilia col suo amore universale.

Un po’ di storia.

In realtà la querelle cesserebbe se si inquadrasse nel rapporto tra liturgia cristiana e liturgia giudaica, da cui anche l’orazione di lode e di intercessione ha la sua origine, come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica (1096). Infatti, il corrispondente giudaico dell’Oratio fidelium - anche dell’anafora secondo taluni studiosi come Adrien Nocent - è la preghiera Shemonèh Esréh (la Tefillah delle diciotto benedizioni). Com’è noto, il cristianesimo delle origini, e quindi la liturgia, si è posto in rapporto di continuità e nel contempo di novità rispetto al giudaismo. I nazareni o cristiani avevano frequentato il Tempio (cfr. Atti 2,46), come pure le sinagoghe, finché, due decenni dopo la sua distruzione nel 70, i giudei non introdussero nella Tefillah la XII “benedizione”, appunto la birkat ha-minim (diventarono così diciannove ma il nome di Shemonèh Esréh non fu cambiato), ovvero una maledizione contro la setta considerata eretica, dei giudeo-cristiani (cfr. Atti 24,14) sia per tenerli lontani dalla sinagoga, sia per proclamare formalmente la rottura definitiva tra le due religioni.

Accanto ai minim (dissidenti) si menzionavano i nozrim, i nazareni, cioè i seguaci di Gesù di Nazareth, perché “spariscano all’istante, cancellati dal libro della vita e non scritti con i giusti. Benedetto sei tu che umili i superbi” (cfr. G. De Rosa, Gesù di Nazareth e l’Ebraismo di ieri e di oggi. Dal rifiuto all’appropriazione esclusiva. “La Civiltà Cattolica”, 15 (2000), n 12). Nel medesimo periodo venne comminata infatti la scomunica contro i giudeo-cristiani, i quali pur pretendendo di rimanere dentro la sinagoga, la dividevano nella fede, proteggevano i “gentili”, soprattutto i romani, e distruggevano il principio dommatico della habdàlàh ossia la separazione tra circoncisi e non (cfr. H.Herts, Daily Prayer Book with commentary. Introductions and notes, New York 1971, p 142 s.). Così nel Medioevo la pensava Maimonide e ai nostri giorni il rabbino americano J.Petuchowski (cfr. S.Ben Chorin, Il giudaismo in preghiera. La liturgia della sinagoga, Cinisello B.1988, p 80). Tuttavia oggi non tutti gli ebrei nominano i nazareni e i dissidenti, ma si limitano ai calunniatori, i cattivi e i nemici.

Quanto alle Orazioni solenni del Venerdì Santo e alla Orazione universale o dei fedeli nella Messa, si riallacciano alla tradizione apostolica di pregare per tutti: in particolare perché trascorrano una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità, quale “cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (cfr. 1 Timoteo 2,1-3). Tracce di tale preghiera si ritrovano in Clemente di Roma, Policarpo di Smirne, Giustino, Tertulliano e Cipriano, che sottolineano la richiesta a Dio di giungere alla conoscenza della verità e alla salvezza eterna. Sarà Prospero d’Aquitania (390-455), autore del celebre “ut legem credendi lex statuat supplicandi” a riferirvisi con più evidenza. L’autore non intendeva istituire un automatismo, quasi che dalla preghiera derivi la norma della fede, ma dire che diventa norma di fede quella preghiera connessa con la dottrina cattolica conclusa con la morte dell’ultimo apostolo. In certo senso la liturgia deve esprimere la fede cattolica e apostolica, oltre che l’unità e la santità della Chiesa.

Tuttavia, la descrizione più antica delle orationes sollemnes è contenuta nei Capitula, un documento annesso alla lettera di Papa Celestino I ai Vescovi della Gallia, scritto tra il 435-442. In particolare nella preghiera pro Judaeis dice: “ut Judaeis, ablato cordis velamine, lux veritatis appareat”. La frase evidentemente richiama da un lato San Paolo (2 Cor. 3,12-16) e dall’altro la orazione che, attraverso Leone Magno e i libri liturgici romani altomedievali noti come Ordines, giunge fino alla forma del Messale romano del 1962. Dunque le fonti liturgiche che ci tramandano le orationes sollemnes risalgono alle tradizioni gelasiana, gregoriana e gallicana codificate nei Sacramentari e negli Ordines romani.

L’Oratio pro conversione iudaeorum, la sesta delle orazioni solenni, nel Messale del 1970 è intitolata semplicemente “pro iudaeis”. L’appellativo ‘perfidi’ è stato tolto, sebbene significasse semplicemente ‘increduli’, in certo senso meglio del minim, i dissidenti della birkat giudaica. Per l’analisi e la traduzione dell’espressione, approvata già nel 1948 dalla Congregazione dei Riti, rimandiamo agli studi esistenti; ma già nel 1936 il grande esegeta protestante diventato cattolico Eric Peterson, aveva pubblicato uno studio in cui mostrava che l’epiteto voleva dire fedifrago, in quanto i giudei avevano stretto un patto con al quale erano venuti meno. Tale significato, applicato anche ai pagani, si trova in alcune opere di Cipriano e di Ambrogio. Sant’Agostino rifacendosi alla giustizia della fede in San Paolo, la traduce con ingiustizia e mancanza di fede. Sulla stessa linea anche Gelasio e Gregorio Magno.

A questo punto si può dedurre che la Oratio pro iudaeis appare in certo senso speculare alla birkat ha-minim giudaica, la maledizione contro gli eretici; quasi una ‘risposta’, poiché il dato liturgico non è mai astratto, ed entrambe risalgono allo stesso periodo, come abbiamo visto. Alla scomunica comminata ai giudeo-cristiani e all’accusa di “eresia” da parte dei giudei - forse durante il sinodo di Jabne tra 90 e 100 d.C., - che volevano in tal modo sancire la rottura definitiva del Giudaismo ufficiale con i cristiani, questi avrebbero ‘risposto’ con l’inserzione della “preghiera per i giudei”. 
Al di là di ogni polemica, è “ragionevole ritenere che la storia di entrambe le preghiere, il cui contenuto era certamente noto sia ad ebrei che a cristiani alla fine del I secolo, si sia intrecciata, dando così forma al testo liturgico così come ci è pervenuto, salvo, ovviamente, le inevitabili modifiche che, generalmente, i testi liturgici subiscono nel corso dei secoli” (Annamaria Abrusci, Storia ed evoluzione delle Orazioni solenni. Il caso della preghiera Pro Iudaeis, tesi di magistero presso l’ISSR di Bari, anno 2000-2001, p 111-112, pro manuscripto). 
Ciò dimostra ancora una volta l’influsso della liturgia ebraica e giudaica in specie su quella cristiana. La preghiera non può essere modificata in contraddizione con la dottrina cattolica e apostolica. Volentieri, dunque, oggi pregheremo anche con le nuove formule del Messale Romano di Paolo VI dove si supplica il Signore che “il popolo primogenito della tua alleanza possa giungere alla pienezza della redenzione”.(prefigura le 'salvezze parallele':  nota 1 e qui)

La Chiesa prega per la conversione di tutti gli uomini

“Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza e non facciamo come Mosé che poneva un velo sul suo volto, perché i figli di Israele non vedessero la fine di ciò che era solo effimero. Ma le loro menti furono accecate; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, alla lettura dell’Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto” (2 Corinzi, 3, 12-16).

Questo testo paolino è notoriamente la fonte dell’orazione per gli ebrei fino al Messale del 1962. Oggi non pochi cattolici hanno timore della conversione e così pure gli ebrei, i quali vorrebbero che la Chiesa cattolica non sia se stessa, almeno nei loro confronti. Ora la conversione è l’essenza del Vangelo di Gesù, e ha designato il cammino verso di Lui di popoli e nazioni (cfr. gli studi di E. Peterson sull’interpretazione di Romani 9-11 e il significato della conversione). Facendo la verità nella carità e nel rispetto della libertà, la Chiesa ha come priorità l’annuncio del Vangelo che è la verità piena e definitiva sull’uomo e alla quale l’uomo è chiamato a convertirsi. E’ Cristo che ha dichiarato: “Il tempo è compiuto… convertitevi e credete al vangelo” (Marco 1,15), non ‘dialogate e mettetevi d’accordo’. San Pietro ha descritto la conversione come un percorso irreversibile: dalla parola dei profeti, lampada che brilla in luogo oscuro fino allo spuntare della stella del mattino (cf. 2 Pietro 1,19); i Magi avevano cercato la verità al seguito della stella, finché trovarono la luce vera (cfr. Matteo 2,2); san Paolo, dopo essere andato a tastoni come in un luogo buio (cf. Atti 17,27) fino ad essere investito da Cristo verità incarnata e convertirsi a Lui.

La Chiesa, come ha detto il Concilio, è sacramento anche in rapporto alle religioni, cioè non solo segno ma strumento di salvezza per tutti. Si comprende così che il cristianesimo è una religione universale che fa conoscere il vero Dio d’Israele (cfr. Giovanni Paolo II, “Varcare la soglia della speranza”, Milano 1994, p.112). [In ogni caso il Concilio ha prodotto anche la Dichiarazione Nostra aetate -ndR]

Il tema della salvezza in Gesù Cristo necessaria per ogni uomo è stato riaffermato nella Dichiarazione Dominus Iesus. Il dialogo con gli ebrei nasce dalla “coscienza del dono di salvezza unico e universale offerto dal Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito” (n. 13). Proprio mostrando in Cristo il compimento del Giudaismo, la Chiesa è passata ad affrontare il mondo pagano “che aspirava alla salvezza attraverso una pluralità di dèi salvatori” (ivi).

Il dialogo è parte integrante della coscienza missionaria della Chiesa; fondato sulla consapevolezza della pari dignità di tutti gli uomini, a qualsiasi religione appartengano, e nello stesso tempo sul primato di Gesù Cristo e della sua dottrina “in confronto con i fondatori delle altre religioni” (Dominus Iesus, n. 22 ).

La Chiesa propone il regno di Dio come signoria universale di Gesù Cristo (cfr J.Ratzinger -Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret”, Città del Vaticano 2007, cap III); Benedetto XVI cita nel suo libro l’erudito rabbino Jacob Neusner che in un saggio del 1993 aveva evidenziato tutta la differenza tra la Torah e Gesù. Se e quando tutti gli uomini entreranno nella Nuova Alleanza della Chiesa, compresi gli ebrei, è questione da lasciare allo Spirito Santo (cfr. Varcare…, p. 112). La preghiera per gli ebrei esprime la convinzione che l’incontro e il dialogo è “un tentativo che sta completamente nelle mani di Dio” (Gesù di Nazaret, p 248), con un messaggio: “Allora non abbandoneranno la loro obbedienza - (alla Torah che permette di vedere Dio “di spalle”, Ivi, p 310-311), - ma essa verrà da fonti più profonde e perciò sarà più grande, più sincera e pura, ma soprattutto anche più umile” (Ivi, p 249). (1)

Così si capiscono di più le richieste di perdono e il gesto di Giovanni Paolo II al ‘muro del pianto’ e ancora prima l’intervento del Cardinale Joseph Ratzinger alla Conferenza internazionale ebraico-cristiana di Gerusalemme nel 1994, dove svolse la tesi della riconciliazione, essenza di due fedi, ricordando che il sangue versato da Cristo non grida vendetta ma appunto riconciliazione. Nessuna intenzione da parte cattolica, dunque, di incentivare l’antigiudaismo - e speriamo da parte ebraica nemmeno l’anticristianesimo - ma conoscenza e rispetto reciproco, anche delle espressioni della propria fede, pregando gli uni per gli altri. (Agenzia Fides 26/7/2007). [E tuttavia, per evitare ogni equivoco, vedi]

In breve la situazione per il Rito Ambrosiano:
In Rito Ambrosiano le cosiddette Preci Solenni non venivano recitate durante la Messa dei Presantificati, come in Rito Romano, poiché, naturalmente, essa non è mai esistita nel nostro Rito. Esse venivano invece recitate durante il Vespro, e più precisamente dopo l'ultimo Responsorio, secondo quanto prescritto da questa rubrica, che si trova alla fine dei Messali ambrosiani, nel Repertorium:

Cantato hoc Evangelio [ ci si riferisce al brano del Capitolo 26 di Matteo, in cui Giuseppe d'Arimatea chiede a Pilato il corpo del Signore, e ricevutolo, ne dà sepoltura. Esso è cantato da Diacono ebdomadario, in dalmatica rossa, senza saluti, né cantari, né incenso, a voce sommessa, col tono quaresimale ], dicuntur Vesperae, in quibus post ultimum Responsorium dicuntur sequentes Orationes hoc ordine. Archipresbyter, seu dignor Sacerdos, ante Altare, iuxta cornu Epistolae dicit primam Orationem, et ceteras dispares in tono ut infra solemni. Secundam vero Orationes et reliquas pares dicunt ceteri Sacerdotes, singuli singulas ex ordine, in tono ut infra communi Orationum, ad sinistram partem Chori iuxta cornu Evangelii. Archiepiscopus autem, si praesens sit, ad omnes istas Orationes genuflexus semper manet ante Altare.

Il testo è identico a quello del Rito Romano. Nel Rito Ambrosiano non ci si genuflette.(2) Ricordo che in Rito Ambrosiano l'ammonizione "Flectamus genua" la canta il Primo Diacono dalla parte del Vangelo prima che si canti l'Orazione, che dunque si ascolta in ginocchio, mentre il "Levate" lo canta il Secondo Diacono dalla parte dell'Epistola dopo il canto di ciascuna Orazione. Le Orazioni dispari della rubrica succitata sono quelle che cominciano con Oremus..., e hanno carattere introduttivo, mentre quelle pari sono quelle che cominciano con Omnipotens sempiterne Deus, e hanno carattere d'implorazione.
Ultima curiosità: nell'Orazione per i Pagani ci si genuflette, ma non si risponde "Amen" alla fine dell'Orazione introduttiva.
_________________________________
1. Questa differenza emerge in modo eclatante nella traduzione italiana ufficiale, che sostituisce quello che un tempo fu il tuo popolo eletto (versione del 1965: l'alleanza è un fatto passato e compiuto) con il popolo primogenito della tua alleanza (versione del 1970 e 2008: l'alleanza può essere considerata ancora vigente). [Vedi il problema delle 'salvezze parallele']
2. Da notare che nel Messale stampato nel '54 era espressamente detto di non dire né Amen, né Oremus, né Flectamus, ma di procedere subito all'orazione: ma il fatto di non inginocchiarsi all'orazione per i Giudei miscredenti - come appunto deve correttamente essere inteso il testo - deriva dal non voler ripetere il gesto di quei Giudei che si inginocchiarono davanti al Signore per scherno durante la sua Santa Passione.

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Vexilla regis prodeunt,
fulget crucis mysterium,
quo carne carnis conditor
suspensus est patibulo.

Confixa clavis viscera
tendens manus, vestigia
redemptionis gratia
hic inmolata est hostia.

Quo vulneratus insuper
mucrone diro lanceae,
ut nos lavaret crimine,
manavit unda sanguine.

Inpleta sunt quae concinit
David fideli carmine,
dicens nationibus:
regnavit a ligno Deus.

Arbor decora et fulgida,
ornata regis purpura,
electa, digno stipite
tam sancta membra tangere!

Beata cuius brachiis
pretium pependit saeculi
statera facta est corporis
praedam tulitque Tartari.

Fundis aroma cortice,
vincis sapore nectare,
jucunda fructu fertili
plaudis triumpho nobili.

Salve ara, salve victima
de passionis gloria,
qua vita mortem pertulit
et morte vitam reddidit.

mic ha detto...

Su questo inno e le variazioni, vedi articolo di cui al link che lo riporta completo delle strofe inopinatamente soppresse e quindi non più né pregate né meditate sui nuovi breviari...

Ne riporto la nota:
1. Nella Liturgia delle Ore, l'inno dei Vespri è lo stesso (Te saeculorum Principem), ma da esso sono state soppresse proprio quelle strofe che parlano esplicitamente della regalità sociale ("Te nationum praesides..." e "Submissa regum fulgeant..."). Nella seconda strofa, inoltre, il riferimento al laicismo ("Scelesta turba clamitat: / Regnare Christum nolumus" = "La folla empia grida: Non vogliamo che Cristo regni") è stato rimpiazzato da una frase generica e indefinita ("Quem prona adorant agmina / hymnisque laudant cælitum" = "Ti adorano prone le schiere celesti e ti lodano con inni").
Completamente diverso l'inno dell'Ufficio delle Letture (il vecchio Mattutino), privo anch'esso di qualunque riferimento alla dimensione sociale e temporale del Regno di Cristo. Le letture tratte dall'enciclica Quas primas, che il Breviario antico assegnava al secondo Notturno, sono state rimpiazzate da un brano di Origene, di carattere marcatamente spirituale.
Così pure si cercherebbe invano un'allusione o un accenno alla necessità che Cristo regni sulla società civile nel nuovo inno delle Lodi mattutine.
La nuova orazione ricalca lo schema della vecchia, modificandone però completamente il senso.

https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2012/10/buona-festa-di-cristo-re-universorum.html

mic ha detto...

Ὁ θεός μου ὁ θεός μου, εἰς τί ⸂ἐγκατέλιπές με⸃;
«DIO MIO, DIO MIO, PERCHE' MI HAI ABBANDONATO?»"
15,34καὶ τῇ ⸂ἐνάτῃ ὥρᾳ⸃ ἐβόησεν ὁ Ἰησοῦς φωνῇ ⸀μεγάλῃ· Ἐλωῒ ἐλωῒ ⸀λεμὰ σαβαχθάνι; ὅ ἐστιν μεθερμηνευόμενον Ὁ θεός μου ὁ θεός μου, εἰς τί ⸂ἐγκατέλιπές με⸃;(Mc15,34)
34 All'ora nona (alle tre del pomeriggio), Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
Ο Γολγοθάς, IL GOLGOTA
Il Vangelo secondo Marco riporta che Gesù, sul Golgota, ("Golgotha" in aramaico; "Kranion" in greco, "Calvaria" in latino, dalla radice "calva" che indica un cranio pelato, un teschio, i teschi dei criminali condannati a morte), il luogo della crocifissione, prima di morire, disse: "«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»". Tali dolenti parole esprimono la desolazione del Messia, il Figlio di Dio, che sta affrontando il dramma della morte. Abbandonato, tradito e rinnegato da quasi tutti i suoi discepoli, attorniato da gente inferocita che lo insulta, Gesù è sotto il peso schiacciante della sua missione che deve passare attraverso l’umiliazione e l’annichilimento. Il suo è un grido di dolore, ma non di disperazione, perché, pur nella sua ineffabile sofferenza terrena, ha certezza della gloria celeste. Attraverso l’abbandono e la morte, Gesù Cristo riscatta l'umanità peccatrice, divorata dalla cattiveria, dall'odio e dall'ingiustizia, per redimerla, in una sorta di catarsi, e indirizzarla ad una vita di giustizia, bene e di amore. San Paolo scrisse: "ὃς παρεδόθη διὰ τὰ παραπτώματα ἡμῶν καὶ ἠγέρθη διὰ τὴν δικαίωσιν ἡμῶν", "Gesù Cristo fu messo a morte per i nostri peccati e fu risuscitato per la nostra giustificazione" (Rom. 4,25).
Il Calvario o Golgota, oggi nell'interno della basilica del “Santo Sepolcro” di Gerusalemme. Gesù di Nazaret fu appeso su una croce sul monte Golgota fuori dalla città vecchia di Gerusalemme dopo una lunga processione per le strade di Gerusalemme. Anni dopo, nel 326 d.C. Costantino il Grande costruì in quel luogo la Basilica del Santo Sepolcro, che ingloba sia la roccia del Calvario sia la tomba di Cristo. Per questo motivo, la montagna delle tre croci è oggi integrata in Gerusalemme, non è più alla periferia della città come lo era al momento della morte di Gesù. Sull'architrave sottostante a Gesù crocifisso, campeggia la scritta;
ΘΕΟΚΡΥΦΗ ΑΙΜΑΤΙ ΚΕΝΩΘΕΝΤΙ ΔΕΣΠΟΤΗ ΧΡΙΣΕ.

Anonimo ha detto...

Nel giorno in cui i cristiani commemorano la morte di Nostro Signore Gesù Cristo, viene riportata la notizia che a Nuoro, dopo le lamentele di alcuni genitori, una maestra di terza elementare, Marisa Francescangeli, viene sospesa per 20 giorni con decurtazione dello stipendio dal dirigente scolastico e dall’ufficio scolastico provinciale per aver fatto recitare alcune preghiere in classe il giorno prima delle vacanze di natale dello scorso anno.

Il “corpo del reato” è stato un Padre Nostro ed un Ave Maria.

La direzione intrapresa è chiara, e se si uniscono i puntini (grandi come delle case) degli obiettivi di agenda 2030, capirete quanto tutto questo sia propedeutico alla distruzione della famiglia, delle tradizioni, della sessualità, e delle menti dei più piccoli. (quelle di tanti adulti ormai sono già belle che andate).
Capite perchè questa è a tutti gli effetti una guerra tra il bene ed il male, e se continuerà di questo passo, nel giro di qualche decennio, saremo noi persone normali ad essere considerati anormali.
D’altronde 3 anni di covid sono serviti anche a questo.

Non mi stanco di ripubblicare questa notizia perché si tratta di un fatto non grave, ma gravissimo. Di che cosa poi ci lamentiamo?! Esiste un male peggiore di questo!? Rifiutare chi ti ha dato la vita, chi di mantiene nell'esistenza!? Pazzia e stoltezza all'ennesima potenza!
Castellaz Giovanni

Anonimo ha detto...

NON DICANO I GIUDEI: "NOI NON ABBIAMO UCCISO CRISTO" (SANT'AGOSTINO)

Mi hai protetto dalla congiura dei malvagi, dalla folla di coloro che operano iniquità. Contempliamo il nostro Capo. Molti martiri, hanno sofferto tali cose; ma nulla è così fulgido quanto il Capo dei martiri. In lui vediamo meglio ciò che essi hanno esperimentato. È protetto dalla folla dei malvagi: lo protegge Dio; il Figlio di Dio, fattosi uomo, protegge lui stesso la carne che si era assunta. Egli, infatti, è Figlio dell'uomo e Figlio di Dio: Figlio di Dio per la forma di Dio, Figlio dell'uomo per la forma di servo (cfr.Fil.2,6-7); per cui egli ha in sé il potere di dare la vita e di riprenderla (cfr.Gv.10,18). Che cosa gli potevano fare i nemici? Uccisero il corpo, non l'anima. Ricordatelo bene. Sarebbe stato poco che il Signore avesse esortato i martiri con la parola, se non li avesse sostenuti con l'esempio.

Sapete quale sia stata la congiura di quei malvagi giudei e quale fosse la folla di coloro che operavano ingiustizia. Quale ingiustizia? Quella di voler uccidere il Signore Gesù Cristo. Vi ho mostrato - diceva - tante opere buone: per quale di queste mi volete uccidere? (Gv.10,32). S'era chinato su tutti i loro infermi, aveva curato tutti i loro malati, aveva annunziato il regno dei cieli, non aveva taciuto le loro colpe, affinché non del medico che li curava ma delle loro proprie colpe fossero dispiacenti. Ma essi, ingrati per tutto quanto egli aveva fatto, come nel delirio d'una febbre altissima, si misero a infuriare contro il medico che era venuto a curarli, e deliberarono di togliergli la vita. Volevano, quasi, esperimentare se egli fosse veramente uomo, e quindi soggetto a morte, o non fosse un qualche cosa di superiore agli uomini per cui la morte non gli fosse possibile. Riconosciamo le loro parole nella Sapienza di Salomone: Condanniamolo ad una morte vergognosa. Mettiamolo alla prova. Secondo le sue parole, egli troverà protezione. Se è veramente Figlio di Dio, Dio lo libererà (cfr. Sap.2,18-20).[Vediamo dunque che cosa è accaduto].

Hanno affilato come una spada le loro lingue. I figli degli uomini, i loro denti sono armi e frecce, e la loro lingua è una spada tagliente (Ps.56,5). Come si dice in un altro salmo, così qui: Hanno affilato come spade le loro lingue. Non dicano i giudei: " Noi non abbiamo ucciso Cristo ". Infatti, se lo consegnarono al giudice Pilato, fu proprio per apparire innocenti della sua morte. Quando Pilato disse loro: Uccidetelo voi, essi risposero: A noi non è permesso di uccidere nessuno (Gv.18,31). Volevano riversare l'iniquità del loro delitto sul giudice umano; ma potevano forse ingannare il giudice divino? Pilato pose certo delle azioni e, per quello che fece fu, sia pure in misura ridotta, responsabile del delitto; ma a paragone di costoro egli fu di gran lunga più innocente. Lo vediamo infatti insistere nei limiti del possibile per liberare Gesù dalle loro mani; e fu per questo che lo presentò loro dopo averlo fatto flagellare. Non lo flagellò per infierire su di lui, ma nel tentativo di soddisfare il loro furore, affinché divenissero più miti e desistessero dal volerlo uccidere vedendolo flagellato (cfr.Gv.19,1-5). Anche questo egli fece. Ma, seguitando gli altri a reclamarne la condanna, egli - come sappiamo - si lavò le mani e disse che non era lui a compiere il delitto e che si considerava innocente della sua morte (cfr.At.3,14-15) E con che cosa lo avete ucciso? Con la spada della lingua: avete infatti affilato le vostre lingue. E quando lo avete colpito, se non quando gridaste: Crocifiggilo, crocifiggilo! (Lc.23,21)

Feria VI in Parasceve

S.AGOSTINO
Enarratio in Psalmos, 63 ad vers.2

Breviario Romano, Letture dal Mattutino

Anonimo ha detto...

Sarà...

Comunque l'intenzione c'era e pure il calcolo.

Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo. Dicevano infatti: "Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo". Mc 14

Giuda concorda il prezzo con i sommi sacerdoti. "Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Mt 26

L'arresto di Gesù al Getsemani è a cura di personale agli ordini del sinedrio.

... operato da una folla da parte dei sacerdoti, capi del tempio, anziani... Lc 22

Il processo è organizzato dai sommi sacerdoti.
La ragione della condanna è legata al tempio e alla legge.
Maltrattamenti vari a cura di guardie agli ordini di Anna e Caifa.

Al mattino "Tennero consiglio" (nel sinedrio) prima di consegnare Gesù a Pilato.

Ad urlare "crucifige" e a preferire Barabba non sono pagani o Romani...

Ai Romani restano le gesta di Pilato, la flagellazione, la coronazione di spine e la crocifissione.

Pilato è stato un tantinello "forzato"... da chi sapeva come farglielo pesare.


E poi tutto il popolo esclamò: "Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli" Mt 27


Il fatto che poi si lacerò il velo del tempio è un messaggio in codice con destinatari precisi.


La storia è storia. Ognuno si prenda le proprie responsabilità.

E, se vuole, riceva e accolga la misericordia di Dio, smettendo superbia e arroganza.

Ave Maria! ha detto...

Diretta Liturgia della Passione in rito tradizionale - Vocogno 7 Aprile 2023
https://www.youtube.com/watch?v=s_LCgnxOcv0

radicatinellafede rnf
Programmato per il giorno 7 apr 2023
Per i fedeli che sono impossibilitati a spostarsi per raggiungere la chiesa per la S. Messa ecco la possibilità di seguirla in diretta streaming trasmessa dalla Chiesa di S. Caterina V. M. in Vocogno (VB).

Liturgia della Passione in rito tradizionale a Vocogno in Val Vigezzo (VB).
Venerdì 7 Aprile 2023 ore 20.30.
****
Sito WEB: http://www.radicatinellafede.com​​​​​​​​​
Canale Gloria.Tv: https://gloria.tv/usquequo

Anonimo ha detto...

Roberto Donati
Bergoglio parla della "dignità" (sottolineatura sua!) di essere peccatore. Il Papa San Leone Magno parla della dignità del cristiano per ben altra ragione.

Anonimo ha detto...

Stabat Mater, Jacopone da Todi
Traduzione dal latino di Giovanni Marchetti

Stava immersa in doglia e in pianto
La pia Madre al Legno accanto
Mentre il Figlio agonizzò.

Di Maria l’anima afflitta,
Gemebonda, derelitta,
Una spada trapassò.

Come trista ed infelice
Fu la santa Genitrice
De l’unìgeno Figliuol!

Oh quai gemiti traea
Quando aggiunta in Lui vedea
Pena a pena, e duolo a duol!

Qual crudel mirar potria
Tanta ambascia di Maria
Senza lagrime e sospir?

Chi potria con fermo ciglio
Contemplar la Madre e il Figlio
A un medesimo martir?

Per gli error di noi rubelli
Star Gesù sotto i flagelli,
Fra’ tormenti vide star;

Vide il Figlio suo diletto,
Lacerato il molle petto,
L’egro spirito esalar.

Maria, fonte d’amore,
Provar fammi il tuo dolore,
Fammi piangere con te.

Fa che accendasi il cor mio,
Ch’arda tutto de l’Uom Dio,
Tal che pago Ei sia di me.

De le man, del sen, de’ piedi
Tu le piaghe a me concedi,
Tu le stampa in questo cor.

Del tuo Figlio, che il mio bene
Ricomprò per tante pene,
Fammi parte nel dolor.

Io sia teco, o Madre, afflitto;
Io con Cristo sia trafitto
Sino a l’ultimo mio dì.

Starmi sempre io con te voglio,
Tuo compagno nel cordoglio,
Presso al tronco ov’Ei morì.

Fra le Vergini o preclara,
Non mostrarti al prego avara,
Fammi teco lacrimar.

Di Gesù fa mia la sorte,
Fa ch’io senta in me sua morte,
Di sua morte al rimembrar.

Dona a me lo strazio atroce
M’innamora de la Croce
E del sangue di Gesù.

Come a noi verrà l’Eterno
Giudicante, de l’inferno
Scampo al foco mi sii Tu.

E tu, Cristo, per mercede
Di Colei che invan non chiede,
Volgi pio lo sguardo a me.

Quando il corpo egro si muoja,
Ne la gloria, ne la gioja
Venga l’anima con Te.

Catholicus.2 ha detto...

Ma chi fosse quel tacito reo,
Che davanti al suo seggio profano
Strascinava il protervo Giudeo,
Come vittima innanzi a l’altar,
Non lo seppe il superbo Romano;
Ma fe’ stima il deliro potente,
Che giovasse col sangue innocente
La sua vil sicurtade comprar.

Su nel cielo in sua doglia raccolto
Giunse il suono d’un prego esecrato:
I Celesti copersero il volto:
Disse Iddio: Qual chiedete sarà.
E quel Sangue dai padri imprecato
Sulla misera prole ancor cade,
Che, mutata d’etade in etade,
Scosso ancor dal suo capo non l’ha.

Anonimo ha detto...

“Maria Santissima stava ai piedi della croce, al fine di dargli qualche sollievo, se avesse potuto; ma quest’afflitta e amante Madre col dolore che soffriva per compassione delle pene di Gesù, più affliggeva il Figliuolo che tanto amava. Dice S. Bernardo che le pene di Maria tormentavano il Cuore del Salvatore talmente tanto che egli guardando Maria così addolorata, si sentiva trafiggere l’anima più dai dolori della Madre che dai propri, come la stessa Beata Vergine rivelò a S. Brigida. Quali affanni dovettero provar quei Cuori innamorati di Gesù e di Maria allorché giunse il momento in cui dovettero accomiatarsi? O Regina dei dolori, ricordatevi che il vostro Figliuolo, che tanto vi ha amata, nella persona di Giovanni vi ha lasciato me peccatore per figlio. Io non vi chiedo beni terreni, impetratemi una gran devozione e un ricordo continuo della Passione del vostro Gesù. E per quell’affanno che soffriste nel vederlo spirare sulla croce, ottenetemi una buona morte.”

(Sant’Alfonso Maria de Liguori, “Meditazioni Sulla Passione di Gesù”)

Anonimo ha detto...

“Mamma, ove si’ venuta?
Mortal me dài feruta,
ca ’l tuo planger me stuta,
che ’l veio sì afferrato”.

“Figlio, che m’aio anvito,
figlio, pate e marito!
Figlio, chi t’ha ferito?
Figlio, chi t’ha spogliato?”

“Mamma, perché te lagni?
Voglio che tu remagni
che serve ei mei compagni
ch’al mondo aio acquistato”.

“Figlio, questo non dire:
voglio teco morire;
non me voglio partire
fin che mo m’esce ’l fiato.

C’una aiam sepoltura,
figlio de mamma scura:
trovarse en afrantura
mate e figlio affocato!”

“Mamma col core afflitto,
entro le man te metto
de Ioanne, mio eletto:
sia tuo figlio prediletto.

Ioanni, èsto mia mate:
tollela en caritate,
aggine pïetate,
ca ’l cor sì ha furato”
(Jacopone da Todi)

Anonimo ha detto...

rispondo al sig. Castellaz circa la pia maestra di Oristano

Sul fatto deplorevole, anzi abominevole si è molto discusso sui social, anch'io ho espresso la mia indignazione, vedendo il crescente strapotere in tutti gli ambiti della vita civile dei laicisti e degli apostati, iniziando purtroppo anche dai genitori (battezzati?) che sono andati a protestare per l'iniziativa della maestra....
Siamo sgomenti per il degrado crescente della civiltà cattolica in Italia, siamo d'accordo, però, per completezza del dibattito, c'è da tener presente alcune considerazioni che potete leggere su radiospada:
(riporto qui una nota molto stringata di un utente associato al canale)

"Tutto il dibattito sulla maestra sanzionata per l'Ave Maria è sterile se non ricondotto al fondamento: il grave errore dei documenti conciliari sul rapporto tra Religione, Stato e libertà (vedere ad esempio il nuovo concordato italiano).
Il resto sono abbaiate alla luna."
------------------
non aggiungo miei commenti, essendo spesso in dissenso con alcuni orientamenti del suddetto canale: cerchino i lettori qui di valutare tutti i fattori in gioco, e gradirei, nella mia ignoranza che qualcuno, Mic se avrà tempo, mi chiarisse il nocciolo di quella nota e la precisazione sul nuovo Concordato. Grazie

Anonimo ha detto...

Per quanto riguarda la maestra Sarda, la classe in cui insegna è composta da bambini di famiglie cattoliche, tutti, non ci sono rappresentanti di altre religioni, il caso è stato sollevato da 2 mamme che hanno protestato davanti al preside, il quale non ha trovato di meglio da fare se non sanzionare l'insegnante con una sospensione di 20 giorni e la trattenuta di 1 mese di stipendio, tutto qua, se la contestazione fosse stata mossa da qualche altra persona non cattolica si sarebbero sollevati in difesa tanti leoni da tastiera e da Colosseo sold out. Così va il mondo, l'Italia non ha più Religione di stato, ormai in UE sono rimasti Principato di Monaco, Andorra e RSM. Buona Pasqua a tutto il blog.

Anonimo ha detto...


Però...

1. I rabbini nel I secolo maledissero i cristiani (nazorei). I cristiani invece dedicarono agli ebrei "fedifraghi", perché avevano rifiutato il Messia facendolo condannare a morte dai Romani con false accuse, una preghiera per la loro conversione (che dovrebbe avvenire alla vigilia della fine dei tempi, giusta la profezia di san Paolo).

2. Sono gli ebrei convinti di esser nel giusto e pretendono anche che la Chiesa non preghi per la loro conversione, pretesa superba e arrogante, che va respinta. La Chiesa ha il dovere di pregare per la conversione di tutti gli uomini, pur sapendo (è di fede) che una parte dell'umanità sarà dannata. E la Chiesa prega per tutti e ogni cattolico nelle devozioni quotidiane prega per i peccatori che conosce e per tutti gli altri che non conosce. Per loro e per le anime nel Purgatorio.

3. Per l'ebraismo attuale qual è stato l'ultimo profeta riconosciuto?
Quanti secoli prima di Cristo? Non riconoscono Cristo come profeta, ovviamente, per loro è un impostore.
Ma come mai il profetismo veterotestamentario si è compleamente essiccato? Da più di venti secoli Dio non ha mandato nessun profeta ad Israele. I rabbini se ne sono mai chiesti la ragione?

4. E perché la maggior parte degli intellettuali ebrei sono atei? Il loro padre è Spinoza, mente profonda ma tenebrosa, nemico del vero Dio, al quale ha sostituito la Natura (Deus seu Natura, frase che Einstein amava ripetere con convinzione a chi l'importunava chiedendogli in quale Dio credesse).

5. Cosa dice la Scrittura per chi apostata e persevera nell'errore crocifiggendo spiritualmente di nuovo quel Messia che era stato mandato per la sua e nostra salvezza? Lo disse agli Ebrei san Paolo nell'Epistola che indirizzò loro:
"Poiché, se noi cadiamo nel peccato [di apostasia] volontariamente, dopo aver ricevuto la piena conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per tali peccati, ma solo l'attesa angosciosa del giudizio e la fiamma di un fuoco che divorerà i ribelli.
Colui che ha violato la legge di Mosè, sulla deposizione di due o tre testimoni, è messo a morte senza misericordia: di qual supplizio più atroce pensate voi, non sarà degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e reputa come immondo il sangue della sua alleanza, col quale è stato santificato, e avrà fatto oltraggio allo Spirito della grazia? Noi ben conosciamo quel Dio che ha detto - A me la vendetta e la retribuzione!. E ancora -Il Signore giudicherà il suo popolo! È cosa terribile cadere nelle mani del Dio vivente!" (Ebr 10, 26-31).
T