Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 28 maggio 2026

Giovedì della Pentecoste. Lo Spirito Santo e l'insegnamento della verità

Siamo ancora nell'Ottava di Pentecoste. Acquistiamo sempre più consapevolezza delle profondità spirituali inesorabilmente perdute con la sua abolizione nel Novus riformatore. È un testo lungo e importante; val la pena spendevi il tempo per meditarlo.

Giovedì della Pentecoste.
Lo Spirito Santo e l'insegnamento della verità


Lo Spirito Santo che tiene uniti in un «tutto» unico i membri della Santa Chiesa, perché unico è egli stesso, non è stato inviato solamente per assicurare l’unità inviolabile della Sposa di Cristo. Questa Sposa di un Dio che si è chiamato da se medesimo la Verità (Gv. 14, 6), ha bisogno di essere nella verità, e non può essere accessibile all’errore. Gesù le ha affidato la sua dottrina, e l’ha istruita nella persona dei suoi Apostoli. « Vi ho manifestato tutto quello che ho sentito dal Padre» (ibid. 15, 15). Ma come potrà questa Chiesa, lasciata all’umana debolezza, conservare attraverso i secoli senza miscugli e senza alterazioni, quella parola che Gesù non ha scritto, quella verità che da sì in alto è venuto a portare sulla terra? L’esperienza prova che tutto si altera quaggiù, che i testi scritti sono soggetti a false interpretazioni, e che le tradizioni, che non sono scritte, diventano irriconoscibili nel corso degli anni.

È ancora in questo che dobbiamo riconoscere la previdenza dell’Emmanuele prima di salire al Cielo. Nello stesso modo che per compiere il desiderio che siamo uno, come egli è uno col Padre, mandò a noi il suo unico Spirito, così, per mantenerci nella verità, ci inviò questo medesimo Spirito che egli chiama Spirito di Verità. « Quando sarà venuto lo Spirito di Verità, vi insegnerà ogni verità » (ibid. 16, 26). E qual è la verità che insegnerà questo Spirito? «Vi insegnerà tutto, e vi rammenterà tutto quanto vi ho detto» (ibid. 14, 26).

Niente dunque si perderà di ciò che il Verbo di Dio ha detto agli uomini. La bellezza della sua Sposa avrà per fondamento la verità, poiché la bellezza è lo splendore del vero. La sua fedeltà allo Sposo sarà perfetta; poiché, se egli é la Verità, la Verità é in essa assicurata per sempre. Gesù così lo dichiara: «Il novello Consolatore che il Padre vi manderà dimorerà sempre con voi e sarà in voi» (ibid. 14, 16-17). È dunque per mezzo dello Spirito Santo che la Chiesa possederà in proprio la verità, e questo possesso non le verrà mai tolto; poiché lo Spirito inviato dal Padre e dal Figlio sarà legato alla Chiesa e non la lascerà più.

Egli conserva l’insegnamento del Verbo.
È il momento di rammentare la magnifica teoria di S. Agostino, la quale non é che la spiegazione del brano del Vangelo che abbiamo letto poco fa. Lo Spirito Santo è il principio della vita nella Chiesa; essendo dunque Spirito di Verità conserva la verità in essa, la dirige nella Verità, in modo che essa non può più esprimere che la Verità nel suo insegnamento e nella sua condotta. Egli assume la responsabilità delle sue parole, come il nostro spirito risponde di ciò che proferisce la nostra lingua; ed è per questo che la Santa Chiesa é talmente identificata con la Verità, nella sua unione con lo Spirito Divino, che l’Apostolo non trova difficoltà a dirci che é «colonna e base» (I Tim. 3, 15). Non ci meravigliamo quindi che il cristiano si riposi sulla Chiesa nella sua fede. Non sa egli che questa Chiesa non é mai sola, che é sempre unita allo Spirito di Dio, che vive in essa; che la sua parola non é sua, ma è la parola dello Spirito, che non è altra che quella di Gesù?

La Sacra Scrittura.
Ora questa parola di Gesù, lo Spirito la conserva per la Chiesa in un doppio deposito. Veglia su essa nei Vangeli che ha ispirato agli agiografi. Per mezzo della sua assistenza, questi libri sacri restano difesi contro qualunque alterazione, attraversando i secoli senza che la mano dell’uomo faccia loro subire alcun cambiamento. La stessa cosa è per gli altri libri del Nuovo Testamento, composti sotto l’influsso del medesimo Spirito. Quelli di cui si compone l’Antico Testamento, sono ugualmente stati prodotti sotto la sua ispirazione. Se essi non riferiscono i discorsi di Gesù durante la sua vita mortale, parlano di lui, l’annunziano, e, nello stesso tempo, contengono la primitiva iniziazione alle cose divine. Quest’insieme di libri sacri è pieno di misteri, di cui lo Spirito ha la chiave per comunicarli alla Chiesa.

La Tradizione.
L’altra fonte della parola di Gesù é la Tradizione. Non doveva essere scritto tutto, e la Chiesa esisteva già quando i Vangeli non erano ancora stati redatti. Come sarebbe sopravvissuta, senza alterazioni, questa Tradizione, – che è un elemento divino come la Scrittura stessa – se lo Spirito di Verità non vegliasse alla sua custodia? Egli la mantiene, dunque, nella memoria della Chiesa, la preserva da ogni cambiamento: è la sua missione, e per la fedeltà che impiega ad adempierla, la Sposa rimane in possesso di questi segreti dello Sposo.

Egli prolunga l’insegnamento del Verbo.
Ma non basta che la Chiesa possieda la Verità scritta e tradizionale, quale deposito suggellato; bisogna anche che ne abbia il discernimento, per poterla interpretare a coloro ai quali deve trasmettere l’insegnamento di Gesù. La Verità è discesa dal Cielo per essere comunicata agli uomini; poiché è loro luce, e, senza di essa, languirebbero nelle tenebre, senza sapere donde vengono e dove vanno (Gv. 12, 35). Lo Spirito di verità non si limiterà dunque a conservare la parola di Gesù nella Chiesa come un tesoro nascosto, ma ne guiderà la diffusione tra gli uomini, affinché essi vi attingano la vita delle loro anime. La Chiesa sarà dunque infallibile nel suo insegnamento, non potrebbe nè ingannarsi nè ingannare gli uomini, visto che lo Spirito di Verità la conduce in tutto e parla per suo mezzo. Egli è la sua anima, e noi abbiamo riconosciuto con sant’Agostino, che quando la lingua si esprime, è l’anima che si ascolta.

Rende la Chiesa infallibile.
Eccola, questa infallibilità della Santa Chiesa nostra madre, risultato diretto e immediato dell’incorporazione dello Spirito di Verità in lei! É la promessa del Figlio di Dio, è l’effetto necessario della presenza dello Spirito Santo. Chiunque non riconosce la Chiesa come infallibile deve, se è conseguente a se stesso, ammettere che il Figlio di Dio è stato impotente ad adempiere la sua promessa, e che lo Spirito di Verità non è che uno spirito d’errore. Ma colui che ragiona così ha perduto il sentiero della vita; ha creduto negare solamente la Chiesa, e, senza accorgersene, è Dio stesso che ha rinnegato. Tale è la colpa e la disgrazia dell’eresia. La mancanza di una riflessione seria, può velare questa terribile conseguenza: ma non per questo la deduzione sarà meno rigorosa. L’eretico ha spezzato i suoi rapporti con lo Spirito Santo, staccandosi dal pensiero della Chiesa: potrebbe rivivere tornando umilmente verso la Sposa di Cristo, ma, per il presente, egli è nella morte, poiché l’anima non vive più in lui. Ascoltiamo ancora il grande dottore: «Capita qualche volta, dice egli, che un membro del corpo umano venga tagliato, una mano, un dito, un piede: l’anima segue forse le membra così separate dal corpo? No; quel membro, quando era unito al corpo, partecipava alla vita; adesso, isolato, ha perduto quella medesima vita. Nello stesso modo il cristiano resta cattolico finché aderisce al corpo della Chiesa; ma se si separa, diviene eretico; lo Spirito non segue il membro che si é distaccato» (1).

Obbedienza alla Chiesa.
Si renda, dunque, onore allo Spirito Divino per lo splendore di verità che egli comunica alla Sposa! Ma potremmo noi, senza pericolo, imporre dei limiti alla nostra docilità agli insegnamenti che ci vengono, allo stesso tempo, dallo Spirito e dalla Sposa, che sappiamo uniti in modo indissolubile? (Ap. 22, 17). Sia, dunque, che la Chiesa ci ordini ciò che dobbiamo credere, o mostrandoci ciò che essa pratica, o con la semplice enunciazione dei suoi sentimenti; sia che essa dichiari solennemente la definizione attesa, noi dobbiamo guardare ed ascoltare con sottomissione di cuore: poiché la pratica della Chiesa é mantenuta nella verità dallo Spirito che la vivifica; in ogni ora l’enunciazione dei suoi sentimenti è la spirazione continua di questo Spirito che vive in lei; e in quanto alle sentenze che ella formula, non è solamente lei a divulgarle, ma è lo Spirito che le pronuncia in lei e per mezzo suo. Se è il suo Capo visibile a dichiararne la dottrina, noi sappiamo che Gesù si è degnato di pregare affinché la fede di Pietro non fallisse; sappiamo che l’ha ottenuto dal Padre suo, e che ha affidato allo Spirito l’incarico di mantenere Pietro in possesso di un dono così prezioso per noi. Se il Sommo Pontefice, alla testa del collegio episcopale riunito in concilio, dichiara la fede in perfetto accordo del Capo e delle membra, è lo Spirito che in questo giudizio collettivo si pronuncia, con una maestà sovrana, per la gloria della Verità e la confusione dell’errore. È lo Spirito che ha abbattuto tutte le eresie sotto i piedi della Sposa vittoriosa; è lo Spirito che ha suscitato nel suo seno, in tutti i secoli, i dottori che hanno atterrato l’errore, appena si è mostrato.

Egli dà la santità alla Chiesa.
La nostra amatissima Chiesa gode dunque il dono dell’infallibilità; la Sposa di Gesù è in tutto e sempre nella Verità e deve questa sorte felice a Colui che procede eternamente dal Padre e dal Figlio. Ma possiede anche un altro motivo di gloria che ci obbliga ad un debito di riconoscenza: la Sposa di un Dio Santo deve essere santa. Ella lo è; ed è dallo Spirito di santità che riceve la sua santità. La verità e la santità sono unite in Dio in maniera indissolubile , ed è per questo che Gesù, volendoci « perfetti come è perfetto il nostro Padre Celeste » (Mt. 5, 48), vuole pure che, restando semplici creature, cerchiamo il nostro modello nel sommo bene; e domanda che gli uomini «siano santificati nella verità» (Gv. 17, 19).
Gesù ha dunque affidato la sua Sposa alla guida dello Spirito, affinché la renda santa. Ora, la santità è talmente inerente a questo Spirito divino, ch’essa serve a designarlo come sua qualità fondamentale. Gesù stesso lo chiama Spirito Santo, in modo che noi gli diamo questo nome così bello in seguito alla testimonianza del Figlio di Dio. Il Padre è la potenza, il Figlio è la verità, lo Spirito è la santità; ed è per questo che lo Spirito, qui sulla terra, compie la missione di santificatore, benché il Padre e il Figlio siano santi; nello stesso modo che la Verità risiede nel Padre e nello Spirito; e che lo Spirito, come il Figlio, possiede anche la potenza. Le tre Divine persone hanno le loro proprietà speciali, ma esse sono unite in una sola e medesima essenza. Ora, la proprietà speciale dello Spirito Santo, è di essere l’amore; e l’amore produce la santità, poiché unisce ed identifica il sommo bene con colui che ne ha l’amore, e questa unione o identificazione é la Santità, splendore del Bene, come la bellezza è lo splendore del Vero.

La custodisce fedele a Cristo
Per essere degna dell’Emmanuele suo Sposo, la Chiesa doveva dunque essere santa. Egli le aveva dato la verità che lo Spirito ha mantenuto in lei; lo Spirito, a sua volta, le darà la santità, ed il Padre Celeste, vedendola vera e Santa, l’adotterà per figlia: tale è il suo glorioso destino. Vediamo adesso la fisionomia di questa santità. La prima qualità é la fedeltà allo Sposo. Ora, tutta la storia della Chiesa depone in favore di questa fedeltà. Le sono state tese insidie di ogni sorta, ogni genere di violenza è stata diretta contro di essa, per sedurla e per distaccarla dallo Sposo. Essa ha sventato tutto, affrontato tutto; ha effuso il suo sangue, sacrificato il suo riposo ed anche il territorio ove regnava, piuttosto che lasciare alterare, fra le sue mani, il deposito che lo Sposo le aveva affidato.
Contate, se potete, i martiri che vi sono stati dagli Apostoli sino ad oggi. Ricordatevi le offerte dei principi, se ella avesse voluto tacere sulla verità divina, le minacce e i crudeli trattamenti nei quali é incorsa piuttosto che lasciar mutilare il suo simbolo. Si potrebbero forse dimenticare le lotte formidabili che ha sostenuto contro gl’imperatori della Germania, per salvaguardare la sua libertà; il nobile distacco che ha dimostrato, preferendo vedere l’Inghilterra rompere i rapporti con essa, piuttosto che sanzionare, con una dispensa illecita, l’adulterio d’un re; la generosità che ha fatto rilucere nella persona di Pio IX, affrontando il disprezzo della politica mondana ed il vile stupore dei falsi cattolici, piuttosto che lasciare un bambino ebreo, al quale era stato conferito il Battesimo in pericolo di morte, esposto a rinnegare il carattere di cristiano, e a bestemmiare Cristo di cui era divenuto un membro?

Santifica i membri della Chiesa.
La Chiesa agisce ed agirà così sino alla fine, perché è Santa nella sua fedeltà; e lo Spirito nutrisce sempre in essa quell’amore che non tiene mai conto del calcolo in presenza del dovere. Essa può aprire il codice delle sue leggi di fronte ai suoi nemici, come davanti ai figli fedeli, e chieder loro se potrebbero segnalarne anche una sola, che non abbia per oggetto di procurare la gloria del suo Sposo ed il bene degli uomini, con la pratica della virtù. Infatti noi vediamo uscire dal suo grembo milioni di anime virtuose, che vanno a Dio dopo questa vita. Sono i Santi che la Chiesa santa produce sotto l’influenza dello Spirito Santo. In tutte queste miriadi di eletti, non ve n’é uno che la Chiesa non rivendichi quale frutto del suo seno materno. Anche quelli che, per una permissione divina, sono nati nelle società separate, se hanno vissuto nella disposizione di abbracciare la vera Chiesa quando si fosse loro manifestata, se essi hanno praticato tutte le virtù, in una fedeltà completa alla grazia, che è il frutto della redenzione universale: questa Chiesa Santa li reclama quali suoi figli.
In essa fioriscono tutti i generi di dedizione, tutti gli eroismi. In essa si trovano quotidianamente alcune virtù sconosciute al mondo, prima della sua fondazione. In essa vi sono santità sfolgoranti, che ella incorona con l’onore della canonizzazione: e vi sono anche virtù umili e nascoste, di cui non vedremo la luce che nel giorno dell’eternità. I precetti di Gesù sono osservati dai suoi Discepoli, ed egli regna in essi quale padrone amato. Ma questo padrone ha dato anche dei consigli che non sono alla portata di tutti, ed ecco la sorgente d’una nuova fioritura della Santità inesauribile della Sposa. Non soltanto vi sono anime generose, attaccate amorosamente a questi divini consigli; ma la Chiesa, fecondata dal divino Spirito, non cessa di produrre e di alimentare immense famiglie religiose, il cui elemento è la perfezione, la cui legge suprema è la pratica dei consigli, unita, per mezzo dei voti, a quella dei precetti.
Dopo tutto ciò, non ci meraviglieremo più che la Chiesa risplenda di quel dono dei miracoli che attesta visibilmente la Santità. Gesù le ha promesso che la sua fronte sarebbe sempre circondata da questa aureola soprannaturale (Gv. 14, 12); ora, l’Apostolo c’insegna che i prodigi operati nella Chiesa sono l’opera diretta dello Spirito Santo (I Cor. 12, 11).
Se qualcuno può osservare che non tutti i membri della Chiesa sono santi, noi gli risponderemo essere sufficiente che la Sposa di Cristo offra a tutti i mezzi per divenirlo; ma che, essendo stata data la libertà per essere strumento di merito, sarebbe una contraddizione che quelli che la possiedono fossero nel medesimo tempo costretti al bene. Aggiungeremo che un numero immenso di quelli che sono in peccato, restando membri della Chiesa per mezzo della fede e della sottomissione rispettosa ai Pastori legittimi e principalmente al Romano Pontefice, rientreranno prestò o tardi in grazia di Dio e finiranno la loro vita nella santità. La misericordia dello Spirito Santo opera anche questa meraviglia per mezzo della Chiesa che, sull’esempio del suo Sposo, «non spezzerà la canna fessa, nè spegnerà il lucignolo ancor fumante» (Is. 42, 3).

Agisce per mezzo dei sacramenti.
Come potrebbe non essere Santa colei che ha ricevuto, per comunicarlo ai suoi membri, il divino settenario dei Sacramenti di cui noi abbiamo esposto la ricchezza durante il corso di una della settimane precedenti? Vi è qualcosa di più Santo che questo augusto complesso di riti che dànno, gli uni la vita ai peccatori, gli altri l’accrescimento della grazia ai giusti? Questi Sacramenti, stabiliti da Gesù stesso, retaggio della Santa Chiesa, hanno tutti relazione con lo Spirito Santo. Nel Battesimo, nella Cresima e nell’Ordine, è lui stesso che agisce direttamente; nel Sacrificio Eucaristico, è per mezzo della sua azione che l’Uomo-Dio vive ed è immolato sull’altare; egli fa rinascere la grazia battesimale nella Penitenza; è lo Spirito di fortezza che conforta il morente nell’Estrema Unzione; il vincolo sacro che unisce indissolubilmente gli Sposi nel Matrimonio. Salendo al Cielo, l’Emmanuele ci lasciava, quale pegno del suo amore, questo settenario sacramentale; ma simile tesoro rimase sigillato fino a quando discese lo Spirito divino. Doveva egli stesso mettere la Sposa in possesso di un deposito così prezioso, dopo averla preparata santificandola, per riceverlo nelle sue mani regali e amministrarlo fedelmente ai suoi membri.

Ispira la preghiera.
La Chiesa finalmente è Santa per mezzo della preghiera che in essa è continua. Colui che è «Spirito di grazia e di preghiera» (Zac. 12, 10) produce continuamente nei fedeli della Chiesa gli atti diversi che formano il divino concento della preghiera: adorazione, ringraziamento, domanda, slancio del pentimento, effusione dell’amore. In molti vi aggiunge i doni della contemplazione, per mezzo dei quali la creatura ora si sente rapita fino in Dio, ora lo vede discendere fino a lei con favori più attinenti alla vita a venire che a quella presente. Chi potrebbe contare i sospiri della Santa Chiesa, intendo dire quelle effusioni verso lo Sposo, nel cumulo di preghiere che, ad ogni minuto, salgono dalla terra al Cielo, e sembrano unirle l’una all’altro nel più stretto degli amplessi? Come potrebbe non essere santa, colei che, secondo la forte espressione dell’Apostolo, può dire che «la sua conversazione è nei Cieli» (Fil. 3, 20)?
Ma se la preghiera dei suoi membri è così meravigliosa per molteplicità ed ardore, quanto più bella ed imponente è quella comune, fatta dalla Chiesa stessa nella santa Liturgia, ove lo Spirito Santo agisce con pienezza, ispirando la Sposa, e suggerendole quegli accenti che noi abbiamo cercato di tradurre nello svolgersi di questo lavoro! Provino quelli che ci hanno seguito fin qui a dire che la preghiera liturgica non è la migliore di tutte, e che d’ora in avanti essa non è la luce e la vita della loro preghiera personale! Applaudano, dunque, alla santità della Sposa che dà loro la sua pienezza, e glorifichino lo «Spirito di grazia e di preghiera» di ciò che si degna di fare per lei e per essi.
O Chiesa, tu sei «santificata nella Verità»; e per mezzo tuo noi veniamo iniziati a tutta la dottrina di Gesù, tuo Sposo; per mezzo tuo siamo stabiliti nella via di quella santità che è il tuo elemento. Che possiamo desiderare, avendo così il Vero e il Bene? Sarebbe vano che lo cercassimo all’infuori di te, e la nostra felicità consiste in questo: che noi non abbiamo niente da cercare, poiché il tuo cuore di madre non desidera che diffondere sopra di noi tutto ciò che ha ricevuto di doni e di luce. Sii benedetta in questa solennità della Pentecoste, in cui tanto hai ricevuto per noi! Siamo abbagliati dallo splendore delle prerogative che la munificenza dello Sposo ti ha preparato, e di cui lo Spirito Santo ti colma da parte sua, e, adesso che ti conosciamo anche meglio, promettiamo di esserti più fedeli che mai.
La Stazione del giovedì della Pentecoste si tiene nella Basilica di S. Lorenzo fuori le mura. Questo venerato Santuario, in cui riposano le spoglie del coraggioso Arcidiacono della Chiesa Romana, è uno dei più nobili trofei della vittoria dello Spirito divino sul Principe del mondo; ed il convegno annuale dei fedeli in tale luogo, che si sussegue da tanti secoli, attesta quanto completa fu la vittoria che Roma e la sua potenza dette a Cristo.

IL DONO DEL CONSIGLIO
Il dono della fortezza di cui abbiamo riconosciuto la necessità nell’opera di santificazione del cristiano, non sarebbe sufficiente per assicurare questo grande risultato, se il divinò Spirito non avesse preso cura di unirlo ad un altro dono che lo segue e che previene da ogni pericolo. Questo nuovo beneficio consiste nel dono del consiglio. La fortezza non si potrebbe lasciare abbandonata a se stessa; le è necessario un elemento che la diriga. Il dono della scienza, non potrebbe esserlo, perché, se illumina l’anima sul suo fine e sulle regole generali della condotta che deve tenere, non porta una luce sufficiente sulle applicazioni speciali della legge di Dio e sulla direzione della vita. Nelle diverse situazioni in cui potremmo essere posti, nelle decisioni che potremmo aver bisogno di prendere, è necessario che sentiamo la voce dello Spirito Santo, ed è per mezzo del dono del consiglio che questa voce divina arriva fino a noi. Essa ci dice, se vogliamo ascoltarla, ciò che dobbiamo fare e ciò che dobbiamo evitare; ciò che dobbiamo dire e ciò che dobbiamo tacere; ciò che possiamo conservare e ciò cui dobbiamo rinunziare. Per mezzo del dono del consiglio, lo Spirito Santo agisce sulla nostra intelligenza, nello stesso modo che, col dono della fortezza, agisce sulla nostra volontà. Questo dono prezioso deve essere applicato durante tutta la nostra vita; perché continuamente ci dobbiamo decidere per un partito o per l’altro; e deve essere causa di una grande riconoscenza verso lo Spirito divino il pensiero che Egli non ci lascia mai abbandonati a noi stessi finché siamo disposti a seguire la direzione che ci imprime. Quanti agguati può farci evitare! quante illusioni può distruggere in noi! quante realtà ci fa scoprire! ma, per non perdere le sue ispirazioni, bisogna che ci salvaguardiamo dalle attrattive naturali che, troppo spesso, influiscono sulle nostre decisioni: dalla temerità che ci trascina secondo il piacere delle passioni; dalla precipitazione che ci rende troppo solleciti nel giudicare e nell’agire, anche quando non abbiamo ancora visto che un lato delle cose; e, finalmente, dall’indifferenza che fa sì che noi decidiamo a caso, per timore di affaticarci nella ricerca di ciò che sarebbe per il meglio.
Lo Spirito Santo, col dono del consiglio, strappa l’uomo a tutti questi inconvenienti. Corregge la natura così spesso eccessiva, quando non è apatica. Mantiene l’anima attenta a ciò che é vero, a ciò che è buono, a ciò che le è veramente vantaggioso. Le insinua questa virtù, che è il complemento ed il nutrimento necessario per far sviluppare tutte le altre; intendiamo dire la discrezione, di cui ha il segreto, per mezzo della quale le virtù si conservano, si armonizzano e non degenerano in difetti. Sotto la direzione del dono del consiglio il cristiano non ha nulla da temere; lo Spirito Santo prende su di sé la responsabilità di tutto. Che importa, dunque, che il mondo condanni o critichi, che si stupisca o si scandalizzi? Il mondo si crede saggio; ma non ha il dono del consiglio. Per questo accade spesso che le risoluzioni prese sotto la sua ispirazione portano ad un fine ben diverso da quello che si era proposto. E doveva essere così; poiché è adesso che il Signore ha detto: « non quali i miei pensieri sono i pensieri vostri, né quale la vostra condotta è la mia » (Is. 55. 8).
Domandiamo, dunque, con tutto l’ardore del nostro desiderio, il dono divino che ci preserverà dal pericolo di guidarci da noi stessi. Ma comprendiamo pure che questo dono non abita che in coloro che lo stimano abbastanza, per rinunciare a se medesimi in sua presenza. Se lo Spirito Santo ci trova staccati dalle idee umane, convinti della nostra fragilità, si degnerà di essere il nostro Consiglio, mentre se ci credessimo savi di fronte ai nostri occhi, ritirerebbe la sua luce e ci lascerebbe a noi stessi.
Non vogliamo che ci accada questo, o divino Spirito! Per esperienza sappiamo troppo che non ci è di vantaggio di correre i rischi della prudenza umana, e abdichiamo sinceramente, di fronte a Te, le pretese del nostro spirito, così pronto ad abbagliarsi e a farsi delle illusioni. Conserva e degnati di sviluppare in noi, in piena libertà, questo dono ineffabile che ci hai concesso nel Battesimo: sii per sempre il nostro consiglio: «Facci conoscere le tue vie, e insegnaci i tuoi sentieri. Dirigici nella Verità e istruiscici; poiché è da te che ci verrà la salvezza, ed è per questo che noi ci attacchiamo alla tua condotta» (Sai. 118). Noi sappiamo che saremo giudicati su tutte le nostre opere e su tutte le nostre intenzioni; ma sappiamo anche che non avremo niente da temere finché saremo fedeli alla tua guida. Staremo, dunque, attenti «ad ascoltare ciò che dice in noi il Signore nostro Dio» (Sai. 84, 9), lo Spirito del Consiglio, sia che egli ci parli direttamente sia che ci rimandi all’istrumento che avrà scelto per noi. Sii dunque benedetto. Gesù, che ci hai inviato lo Spirito per essere la nostra guida, e benedetto sia questo divino Spirito, che si degna di darci sempre la sua assistenza, e che le nostre resistenze passate non hanno allontanato da noi!
(Da: DOM P. GUERANGER, l'Anno liturgico)

Nessun commento: