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sabato 23 maggio 2026

Il significato medievale della scala di Giacobbe

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge
Il significato medievale della scala di Giacobbe
Robert Keim

Una delle principali sfide che gli studenti di Letteratura inglese si trovano ad affrontare oggi è la pratica analitica nota come "analisi approfondita" (close reading). È difficile in qualsiasi circostanza, ma per chi è cresciuto tra le continue distrazioni e la superficialità pervasiva dell'era dei social media e degli smartphone, potrebbe sembrare un po' come imparare a nuotare con pinne di cemento.

La [lettura attenta] analisi approfondita è il processo di esame, riflessione e interconnessione intensiva del linguaggio al fine di scoprire – sia nel senso di "trovare" che di "rivelare" del termine – il maggior numero possibile di significati. Nonostante la sua stretta e quasi esclusiva associazione con gli studi letterari, è un atto contemplativo che arricchisce la vita umana affinando la mente, sensibilizzando l'anima e approfondendo il rapporto con il linguaggio; dovrebbe essere presente, in qualche misura, in qualsiasi percorso di studi, sia secondario che universitario.

È difficile dire quanta abilità nella [lettura attenta] analisi approfondita sia realmente necessaria per superare un corso di laurea in inglese al giorno d'oggi. Le aspettative vengono costantemente adattate in base a vincoli sociali, psicologici ed economici. Ma a livello di dottorato, gli studenti dovrebbero essere pronti a cimentarsi seriamente nella analisi approfondita. Ricordo bene il culmine del mio percorso di lettura attenta: un'analisi di due pagine e mezzo di una singola frase, peraltro non particolarmente lunga, tratta da un romanzo piuttosto insignificante. Svolgere un lavoro accademico di questo tipo – ripetutamente, per anni – può far sentire una persona molto moderna. Sembra proprio il tipo di attività che accompagna naturalmente i valori culturali e la mentalità accademica del ventesimo secolo. Tuttavia, l'analisi approfondita non è tanto un'invenzione moderna quanto una variante moderna di un tema antichissimo noto come esegesi: molto prima che i professori di inglese si dedicassero all'analisi approfondita di tutto, da Shakespeare a T.S. Eliot, gli studiosi medievali (e patristici) producevano interpretazioni della Bibbia estremamente elaborate – e a volte un po' stravaganti. Questi esegeti dimostrarono una notevole capacità di analisi dettagliata e perspicace delle parole della Sacra Scrittura. E sebbene qualsiasi tipo di analisi approfondita possa spingersi troppo oltre, i loro sforzi erano più facilmente giustificabili, poiché i testi scritturali erano ispirati da Dio onnisciente e dotati, in una certa misura, dell'inesauribile ricchezza del pensiero divino.

Torneremo sull'argomento dell'analisi approfondita un'altra volta. Per ora, proseguiamo con un esempio di esegesi scritturale e con le sue risonanze nella cultura medievale. Ultimamente abbiamo riflettuto molto sui sogni (vedi i link qui sotto), e l'esempio che ho in mente è un sogno in cui Dio si rivela, e rivela qualcosa di Sé, a un uomo.

Imparare a sognare, con l'aiuto degli uccelli
Amleto, Macbeth e l'arte perduta del sognare
Shakespeare sui sogni e il dolore della separazione

Innumerevoli persone, ancora oggi, riconoscono la frase “la scala di Giacobbe”, e un buon numero potrebbe dire qualcosa di sostanziale sulla narrazione che circonda quella scala mistica. Eppure, il racconto originale, dal capitolo 28 della Genesi, è breve e povero di dettagli. Giacobbe, mentre era in viaggio verso Haran, “giunse in un certo luogo e vi si fermò tutta la notte”. Dormì, apparentemente usando una pietra come cuscino,
E sognò: ecco una scala appoggiata sulla terra, la cui cima giungeva fino al cielo; ed ecco gli angeli di Dio che salivano e scendevano per essa. Ed ecco, il Signore stava sopra di essa e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco».
Il Signore dona quindi a Giacobbe la terra dove dorme, gli dice che nella sua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra e promette di vegliare su di lui ovunque andrà. Avete già osservato due miniature in cui la scala di Giacobbe è proprio una scala: montanti di legno con pioli perpendicolari. Con tutto il rispetto per gli artisti medievali, non credo che sia questo ciò che Giacobbe vide nel suo sogno. La parola in ebraico è sullam; questa è la sua unica occorrenza nella Bibbia e nessuno sa con certezza cosa significhi esattamente. Per il dottor Robert Alter, "la struttura immaginata è probabilmente una vasta rampa con pianerottoli a terrazze", e un altro esperto interpreta la sullam come "una scala o una salita tramite terrazze successive". Ma la parola corrispondente è scala nella Vulgata, e la Vulgata era la Bibbia dell'Occidente medievale, e scala significa "scala". I traduttori della Settanta usarono κλίμαξ, che vi sembrerà familiare non appena lo traslittererò in italiano: klimax, che significa "scala" o "scalinata".

Ogni raffigurazione medievale che ho visto presenta una tipica scala di legno. È una rappresentazione semplice e piuttosto affascinante, se non del tutto plausibile, di quell'immagine. Se preferite qualcosa di più simile alla versione della "vasta rampa con pianerottoli a terrazze", ecco il tentativo di William Blake della fine del XVIII secolo:

Un'altra possibilità è una raffigurazione sorprendentemente diversa da una scala, presente nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. 
La serie di mosaici di questa chiesa risale al V secolo, sebbene a quanto mi risulta il "mosaico" della scala di Giacobbe sia in realtà un affresco della fine del XVI secolo che assomiglia (presumibilmente) all'immagine originale. Le mie ricerche mi portano a credere che la struttura mostrata qui sotto possa essere molto simile a ciò che Giacobbe vide; forse l'artista era un uomo santo e, ricevendo una speciale ispirazione dall'alto, sognò il sogno di Giacobbe...

Questo artista, con grande buon senso, ha previsto due scale: una per gli angeli che salgono e una per quelli che scendono. La narrazione scritturale dedica solo una frase circa alla scala stessa, e nessun dettaglio fornisce informazioni chiare sul suo significato simbolico, profetico o dottrinale. Ma per gli attenti lettori della Chiesa medievale, la scala di Giacobbe rappresentava l'ascesa dell'anima a Dio. Onorio di Autun, teologo del XII secolo, contribuì a consolidare l'idea che i pioli della scala corrispondano alle virtù, che un tempo erano intese come un mezzo indispensabile per essere una brava persona, adempiere ai propri obblighi, resistere alla tentazione, raggiungere la felicità – in breve, per rendere la propria vita terrena più simile alla vita celeste. Dico "un tempo" perché la parola "virtù" è stranamente poco frequente nel discorso cristiano contemporaneo. Sembra essere sempre più sostituita da vaghe nozioni di gentilezza; vaghe preghiere che non richiedono alcuno sforzo da parte di chi prega; vaghe promesse sulla "misericordia" di Dio; vaghe speranze che tutto andrà bene perché qualunque cosa stia accadendo "è la volontà di Dio"; e vaghe aspettative che una forza mal definita chiamata “amore” fornirà la forza morale per bandire il vizio, trascendere la mediocrità e raggiungere la nobiltà di vita a cui tutti i membri della Chiesa sono chiamati.

È vero: costruire la virtù, come sollevare pesi, è difficile. Acquisire forza morale, come acquisire forza muscolare, è un processo lungo. La scala di Giacobbe "fu posta sulla terra e la sua cima toccò il cielo": una scalata lunga e faticosa. Ecco perché i bambini, con il sostegno e la guida dei genitori, dovrebbero iniziare a coltivare la virtù fin da piccoli, anzi, fin da piccolissimi.

Nell'iconografia medievale, la scala di Giacobbe era associata al Giardino delle Delizie. Che dire degli angeli che salgono e scendono? Venivano interpretati come due dimensioni equilibrate della pratica cristiana: gli angeli che scendono rappresentano la vita contemplativa, e gli angeli che salgono rappresentano la vita attiva. Potremmo semplificare questo concetto in "preghiera e lavoro", o come direbbero i benedettini, quell'ordine quintessenzialmente medievale, ora et labora. La preghiera e la lettura meditativa portano la grazia divina nelle anime umane; il lavoro sano e le azioni caritatevoli elevano le anime umane verso il regno della grazia divina. Insieme, realizzano ciò che la scala stessa rappresenta: l'unione del cielo e della terra, o da una prospettiva diversa, l'unione del corpo e dello spirito in una vita umana che ha trovato la completezza ed è in armonia con se stessa. Come disse lo studioso di liturgia Robert Taft, parlando del monachesimo primitivo,
L'ideale non era evitare il lavoro, ma vivere in un incessante lavoro e preghiera, in modo che tutta la vita fosse una cosa sola, senza mai smettere di lavorare mentre si pregava, senza mai smettere di pregare mentre si lavorava.

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