Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 8 maggio 2026

Che cosa può offrire Roma?

Nella nostra traduzione da Substack.com. Un articolo di Kevin Tierney su come Roma non avrà NULLA da offrire ai membri in fuga della SSPX se vorranno staccarsi prima delle consacrazioni del 1° luglio. Si può aggiungere che sarebbe quasi impossibile immaginare qualcuno che abbandoni l'ambito della SSPX per correre tra le braccia di (diciamo) Fernandez. A parte questo... il Vaticano può attenuare le conseguenze di una rottura nella Fraternità Sacerdotale San Pio X?

Che cosa può offrire Roma?

Un recente resoconto del noto vaticanista Nico Spuntoni, (citato in inglese su Substack di Diane Montagna) [da noi ripreso qui .ndT[, afferma che Roma:
“… è preoccupata per la cura pastorale delle persone (cioè del clero) legate alla Fraternità che non intendono rimanervi dopo un'ulteriore rottura con Roma.”
Ciò non dovrebbe sorprendere, dato che la Chiesa ha storicamente cercato di limitare le conseguenze delle scomuniche e degli scismi. Tuttavia, questo solleva un interrogativo interessante: cosa può offrire Roma in termini di cura "pastorale" ai sacerdoti affiliati alla Compagnia di Gesù?

So che alcuni miei confratelli pensano che la risposta di Roma sarà piuttosto limitata, ma credo che sia una supposizione rischiosa. Agli occhi di Roma, la Fraternità Sacerdotale San Pio X avrà avuto due generazioni di lignaggio episcopale consacrate in opposizione a Roma. Le consacrazioni del 1988 non hanno necessariamente (e alla fine non hanno) creato una gerarchia parallela. L'atto di vescovi consacrati illecitamente che consacrano a loro volta illecitamente i propri successori crea di fatto una gerarchia parallela. Non sembra esserci una soluzione definitiva: l'approvazione di Roma per un vescovo non risolverebbe il desiderio della Fraternità San Pio X di rimanere indipendente da qualsiasi giurisdizione romana. Il rischio di uno scisma permanente è reale, in un modo che probabilmente non lo era nel 1988.

Alla luce della gravità della situazione, Roma vorrebbe offrire delle vie per riconciliare i sacerdoti che non sono pronti a un simile cambiamento. Ma cosa può offrire Roma? Delle concessioni sulla Messa tradizionale in latino sarebbero un inizio ovvio, ma perché dovremmo crederci? Francesco ha dimostrato che non importa se una decisione è dannosa per le anime e osteggiata dalla maggioranza dei vescovi del mondo. Se il papa si alza dal letto e pensa che qualcosa sia una buona idea, può farla diventare legge della Chiesa. Potrebbe essere limitato nell'emanare tale legge, ma è difficile costruire una cultura di buona fede una volta che la campana è suonata. Con una suprema ironia, il papa più favorevole alla Fraternità Sacerdotale San Pio X potrebbe essere proprio colui che ha reso inevitabile il loro scisma.

Anche se tali concessioni venissero fatte, sorgerebbe spontanea la domanda: perché non lo avete fatto fin dall'inizio? Perché lo fate solo ora per evitare una catastrofe? Alla fine, la Chiesa dovrà affrontare e ingoiare un boccone amaro se vuole evitare uno scisma permanente: un papa ha commesso un errore e ora stiamo intervenendo per correggerlo. Ma quanta certezza c'è che un futuro papa non concluderà che anche questa concessione sia stata un errore? Inoltre, se la Chiesa ha commesso un errore con la Messa in latino, ne ha commessi altri in relazione al Concilio Vaticano II? E se gran parte del caos dei successivi 60 anni si fosse potuto evitare se la Chiesa avesse semplicemente adottato l'atteggiamento del "prima di tutto, non nuocere" nell'attuare le riforme? Le istituzioni faranno di tutto per evitare di ammettere un errore, a causa del grave danno che ne deriverebbe per la loro autorità.

Eppure non sono sicuro che Roma "vinca" in questa battaglia se la Fraternità sacerdotale San Pietro segue la propria strada. Sì, vince in senso escatologico, in quanto le porte dell'inferno non prevarranno. Cosa rende questa "vittoria" diversa dalla "vittoria" della Chiesa un secolo dopo con lo scisma dei Tre Capitoli, uno scisma che gli storici successivi ammettono essere stato inutile e che si sarebbe potuto evitare se la Chiesa avesse avuto una guida migliore?

Cosa sta cercando di preservare la Chiesa, al di là del principio che impone a Roma di approvare ogni consacrazione episcopale, un principio relativamente recente nella storia della Chiesa e che ancora oggi si regge solo su una serie di finzioni giuridiche in concordati con regimi autoritari? Il Concilio Vaticano II? Per stessa ammissione del cardinale Fernandez, la Chiesa non sa su cosa pretendere l'approvazione del Vaticano II, né cosa, a 60 anni di distanza, il Concilio abbia effettivamente insegnato su diverse questioni chiave.

È ovvio che Roma dovrebbe fare delle concessioni su questioni come la Messa tradizionale, e persino offrire ai sacerdoti che desiderano essere in comunione con Roma la possibilità di vivere il loro carisma sotto l'egida del Santo Padre, potenzialmente anche con un proprio vescovo in futuro. Tuttavia, queste concessioni non possono esistere nel vuoto e richiedono di ammettere gli errori sopracitati, che a lungo termine rendono tali offerte meno probabili, non più probabili.

Nutro molta simpatia per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma non per la sua posizione. Difendo Roma nonostante creda che Roma abbia contribuito in modo significativo a questa situazione. Credo che i cattolici, specialmente i tradizionalisti, siano chiamati ad affrontare questa situazione con grazia e umiltà. Siamo chiamati a ricordare tre cose:
  1. Ciascuno è responsabile delle proprie azioni.
  2. Gli scismi sono tanto (se non di più) il prodotto di cattolici/leader cattivi quanto della natura peccaminosa di coloro che si ribellano.
  3. Siamo chiamati a partecipare alla vita della Chiesa nonostante queste due affermazioni vere.
Tenendo presente ciò, dobbiamo implorare sia Roma che Écône di fare tutto il possibile per preservare l'unità, a cominciare dall'ammettere i propri errori. Solo con tale umiltà può essere possibile una vera riconciliazione, e la sua assenza è un chiaro indicatore della serietà con cui entrambe le parti intendono procedere alla riconciliazione.

19 commenti:

Laurentius ha detto...

OCCHI0 ALLE TRAPPOLE CONSERVATRICI!

⚜️ Nicolás Gómez Dávila, pensatore colombiano noto per i suoi aforismi taglienti, non si definiva semplicemente "conservatore", bensì reazionario.

⚜️ La sua posizione contro il conservatorismo moderno nasce dalla convinzione che quest'ultimo sia spesso solo una forma attenuata o un "surrogato" del progressismo, incapace di opporsi realmente alla modernità.

⚜️ Ecco i punti chiave della critica di Gómez Dávila al conservatorismo tradizionale:

⚜️ Il conservatore come "progressista paralizzato": Gómez Dávila celebremente afferma che «se il reazionario non si risveglia nel conservatore, si trattava solo di un progressista paralizzato». Per lui, il conservatore tende a voler preservare l'esistente senza capire che l'esistente è già il risultato delle rivoluzioni precedenti.

⚜️ Contro il "male minore": Critica la mentalità conservatrice che accetta il "male minore" per paura del peggio, considerandola una resa strategica che prepara il trionfo della sinistra.

⚜️ Differenza tra Conservatore e Reazionario: Mentre il conservatore cerca di difendere uno status quo spesso già compromesso, il reazionario (nelle parole di Gómez Dávila) «non auspica che si torni indietro, ma che si cambi direzione». Il reazionario mira alla radice, non alla semplice gestione della modernità.

⚜️ Critica alla Democrazia come Perversione Metafisica: Gómez Dávila rifiuta la democrazia non solo in ambito politico, ma la considera una "perversione metafisica" che pone la volontà umana come unico valore. I conservatori moderni spesso accettano questa premessa, limitandosi a gestirla.

⚜️ Aristocratico e Tradizionalista: La sua visione si fonda su una profonda fede cattolica e un aristocraticismo che disprezza l'assolutismo statale e la tecnocrazia, elementi che i conservatori spesso faticano a combattere.

⚜️ In sintesi, per Gómez Dávila il vero avversario non è solo la rivoluzione, ma anche un conservatorismo che, privo di ideali forti, finisce per spianare la strada al progresso che finge di ostacolare.

Anonimo ha detto...

Non posso accettare che Mons. Lefebvre abbia sbagliato! Questo no.
Lo stesso card. Gagnon ne era convinto e con Lui tanti curiali all'epoca.
Come dargli torto?

Anonimo ha detto...

Come NULLA da offrire? Ci sono i frutti del postconcilio e della sinodalita'!!! Solo che quei frutti...sono avvelenati!!

Anonimo ha detto...

La Chiesa si e' autoscomunicata? di Enrico Maria Radaelli -----Aurea Domus Edizioni 2026

Anonimo ha detto...

Roma offrirà ai trasfughi un Ordinariato (magari guidato da Schneider, un uomo per tutte le stagioni). Ovvero, qualcosa di alternativo alla gerarchia parallela lefebvriana, "senza giurisdizione", per carità di Dio...
Oppure anche più Ordinariati, uno per ogni macro area, in cui "rinchiudere" anche gli ex Ecclesia Dei.
Il piano è ormai alla fase finale, e i trasfughi si sono già fatti avanti, ingolositi dalla possibile "promozione".
Se invece i lefebvriani avessero tenuto le consacrazioni a sorpresa, senza gli annunci sei mesi in anticipo, e senza patetici tentativi di dialogo con il Vaticano, avrebbero preso due piccioni con una fava: uno, evitare di dare benzina agli accordisti che ancora albergano tra le loro fila; due, impedire al Vaticano una contromossa.
Ma, si sa, "i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce". E diceva ancora Gesù: "Siate puri come colombe e scaltri come serpenti". Il Maestro ordinò ai Suoi apostoli di mangiare il Suo Corpo e bere il Suo Sangue, non "brodo d'oca".

Anonimo ha detto...

"Una vera riconciliazione"… De qui ? Avec qui ? Sur quel sujet ?

Laurentius ha detto...

Concordo al 100%.

Silente ha detto...

Scrive l'articolista, incurante della evidente contraddizione: "Difendo Roma nonostante creda che Roma abbia contribuito in modo significativo a questa situazione". Poi prosegue col cerchiobottismo: " Gli scismi sono tanto (se non di più) il prodotto di cattolici/leader cattivi quanto della natura peccaminosa di coloro che si ribellano".
Molti cattolici, sottoscritto compreso, invece credono fermamente che le ordinazioni di luglio della FSSPX siano non solo buone e giuste, ma anche doverose per la difesa della Fede e per quella "salus animarum" che non sembrano più essere le priorità della Chiesa. Già Monsignor Lefebvre ci mise in guardia contro "il colpo da maestro" di satana: mettere in contrapposizione la Verità e l'obbedienza. Martin Moserbach, nel suo ottimo e raccomandabile testo "Eresia dell'informe", meritoriamente ristampato recentemente da Cantagalli, scrivendo della "iconoclastia romana dopo il Concilio Vaticano II" e della conseguente "eresia antiliturgica", ci ricorda che: "abbiamo bisogno di molti sacerdoti inflessibili che custodiscano per noi il santo rito dell'Incarnazione. E' nella loro ubbidiente disubbidienza che ripongo tutta la mia speranza". Si parva licet, anch'io.
Silente

Laurentius ha detto...

Ordinazioni = per i sacerdoti.
Consacrazioni = per i vescovi.

Usare il termine 'ordinazioni' per le consacrazioni episcopali è una novità introdotta dalla gerarchia dell'attuale chiesa conciliare, novità da RIPUDIARE nel modo più assoluto. Bisogna fare attenzione anche alle goccioline di veleno conciliare: sono letali!

Anonimo ha detto...

Infatti, prima del conciliabolo, il sacramento dell'Ordine comprendeva tre gradi: Suddiaconato, Diaconato, Sacerdozio, con quest'ultimo definito "il vertice" del sacramento. Si diventava vescovi tramite "consacrazione" non sacramentale, diversa dalle tre precedenti "ordinazioni".
Con il conciliabolo, i tre gradi del sacramento diventano: Diaconato, Presbiterato, Episcopato, con quest'ultimo definito "il vertice". È chiaro che conseguentemente adesso si diventa vescovi tramite "ordinazione", anche se si continua ad usare la vecchia dizione, che pare più solenne e pomposa.

È chiaro che il cambiamento riguarda la natura stessa del sacramento dell'Ordine. È sostanziale, non qualcosa di risibile. Bisogna allora porsi due domande: la Chiesa è ancora cattolica o è eretica? Sono tali ordinazioni post-conciliari valide?

PS - È inutile consultare in materia il catechismo di San Pio X perché le moderne edizioni, comprese quelle in PDF disponibili su internet, sono state "aggiornate" negli articoli che parlano del Sacramento dell'Ordine, in stile vaticansecondista ovviamente. Ma il Catechismo di Trento, così come i testi di quel Concilio, riportano ancora la corretta teologia.

Anonimo ha detto...

Anonimo 23,18. Non concordo con lei. E per un dato di fatto più che scontato. Le Cresime, le Ordinazioni non possono che essere date da un Vescovo, quindi il grado massimo di Ordine è l' Episcopato superiore senza possibilità di confutazione al semplice Sacerdozio. D'altronde prima non era dogma per cui resta possibile discuterci su. Poi ancora tra gli Episcopi il Sommo Pontefice riceve un Mandato unico. Su questo Mandato si può discutere, Anche se personalmente propendo per i Papi che hanno detto il Mandato fino alla morte, ultimo BXVI.

Catholicus ha detto...

Una bella omelia quella di papa Leone, ieri a Pompei, ma come dimenticare l'elogio ad Amoris Laetitia ? (che sarà ufficialmente celebrato ad ottobre), il mantenimento di Fiducia Supplicans e di Mater Populi fedeli? ...e soprattutto il mantenimento del Tucho Fernandez in quella prestigiosa e pericolosa carica ( pericolosa per la salus animarum, in mano a un tale personaggio) e, infine, le catechesi sul nefasto CV II? Diceva San Pio X che se un vesvovo, teologo, ecc., mette una eresia tra cento verità, bisogna respingere tutta la sua opera, il suo pensiero ( idem per il suo magistero), perché quell' eresia avvelena tutto il resto, è una falla che farà crollare la diga, eretta da due millenni di Chiesa Cattolica contro gli assalti del Nemico, e che da quasi 70 anni proprio i suoi custodi cercano in tutti i modi di demolire (a buon intenditor...) LJC

Anonimo ha detto...

Laurentius, lei ha perfettamente ragione. Il mio lapsus, dovuto a pigrizia nell'ascolto mediatico, dimostra quanto "loro" siano bravi in quella falsificazione delle parole che porta al pervertimento delle idee e dei concetti. Ce l'hanno dimostrato con "accoglienza", "inclusione", "apertura", "ascolto", "diversità" e così via. Anch'io, per ammenda, voglio citare il nostro amato Nicolás Gómez Dávila: “Chi accetta il lessico del nemico si arrende senza saperlo.”

Anonimo ha detto...

Consacrazioni o ordinazioni dei vescovi? E' completamente indifferente, come risulta dalla Costituzione "Sacramentum Ordinis" di Pio XII, par. 5: "in Ordinatione seu Consecratione episcopali...".

Consiglio ai "polemisti" di darsi una calmata ma soprattutto di iniziare a studiare: la Tradizione ha bisogno di competenza, non di hooligans.

Nei decenni precedenti al Concilio, fatti salvi Hugon e Billot che mantenevano l'opinione scolastica riecheggiata dal giovane San Tommaso, i teologi erano tornati ad ammettere abbastanza comunemente che l'episcopato fosse un grado autonomo del sacramento dell'Ordine (questo è il problema teologico, non le parole: in ogni caso stabilendo l'equivalenza dei termini e soprattutto parlando di materia e forma Pio XII si poneva in questa precisa direzione). Tutti gli articoli del DTC in cui in un modo o nell'altro si tratta di vescovi parteggiano per l'autonomia dell'episcopato come grado del sacranento. Lo stesso fanno anche i due migliori manuali di teologia dogmatica preconciliari: il Bartmann e la Sacrae Theologiae Summa dei gesuiti spagnoli (BAC).

Persino il manualetto sintetico di dogmatica stampato e venduto dalla FSSPX, il Compendio di L. Ott, è per la tesi in seguito fatta propria da Lumen Gentium.

Naturalmente Lumen Gentium, a causa di altri errori presenti in essa, non è una fonte autorevole su questo argomento (come su nessun altro). Ma non ha nemmeno l'autorità di far diventare falsa una tesi perfettamente lecita in teologia dogmatica.

Silente ha detto...

Ovviamente il post qui sopra delle 14.31 è mio
Silente

Laurentius ha detto...

"Consiglio ai "polemisti" di darsi una calmata ma soprattutto di iniziare a studiare: la Tradizione ha bisogno di competenza, non di hooligans."

Consiglio non richiesto.

Theoremi

Consacrazione, ordinazione o istituzione? Il sacramento dell’ordine tra giurisdizione e ministerialità

7 ottobre 2024

Umberto Rosario Del Giudice

"... Ma non va dimenticato che quelli che oggi sono giustamente considerati due gradi di un unico ordine (sacro), episcopato e presbiterato, sono stati a lungo divisi proprio dalla “consacrazione” dei primi e dalla “ordinazione” dei secondi. Ragion per cui si arrivò al Concilio di Trento pensando all’episcopato con maggiori poteri. In quel Concilio, e non senza problemi, venne anche restituita più autorità ai vescovi: in molte diocesi, infatti, il protrarsi di privilegi e la possibilità della rinuncia del beneficio ecclesiastico (che nella pratica permetteva al singolo sacerdote di “scegliere” il proprio successore facendo nascere una sorta di compravendita del beneficio ecclesiastico o ereditarietà dello stesso) limitavano i poteri del vescovo.

Era questa la preoccupazione di Trento (oltre quella di rivalutare il sacerdozio contro i Riformati). Ragion per cui la “consacrazione” dei vescovi andava sempre più somigliando al controllo giurisdizionale sui presbiteri; quest’ultimi, legati al beneficio ecclesiastico particolare, erano “ordinati” sotto la potestà (giurisdizionale) del vescovo.

Va sottolineato che precedentemente, e già dal X secolo, si andò rafforzando l’idea di “ordinazione assoluta”, ovvero un’ordinazione presbiterale al di là della giurisdizione del vescovo. Questo ad opera dei monaci missionari irlandesi che migrando verso l’Europa centrale portarono la loro impostazione sui sacramenti e sulla visione dell’ordine.

Da questo quadro ne risulta però che in alcuni territori o luoghi la “giurisdizione” era legata più alla competenza esercitata per privilegio o per consuetudine. Così in molti casi Abbadesse o laici esercitavano una potestà diretta sui propri sudditi anche in riferimento alle questioni canonico-ecclesiastiche. Praticamente la competenza “amministrativa” (e quindi la piena potestà) non era legata all’ordine sacro ma al titolo e al territorio.

Istituire ma non ordinare o consacrare? come voltare le spalle a una questione sistematica

Il Concilio Vaticano II mette fine al beneficio ecclesiastico e ripensa l’episcopato come pienezza di esercizio della potestà sacerdotale.

Qualche confusione tra “ordinazione” (per presbiteri) e “consacrazione” (per vescovi) permaneva ancora anche dopo la pubblicazione del CIC del 1983. Tanto è vero che fu necessaria una chiarificazione già nel 1983 (a CIC pubblicato) per chiarire che non vi era differenza tra “ordinare” e “consacrare” («sive ordinare, sive consecrare, sub diverso tanem respectu […] applicatur diaconis, presbyteris et episcopis…». Communicationes 1983)... "

Già.

Laurentius ha detto...

In quanto HOOLIGAN a tempo pieno, ho chiesto all'AI una delucidazione ed ecco la risposta:

Storicamente e liturgicamente, prima del Concilio Vaticano II (1962-1965), l'atto con cui un sacerdote veniva elevato all'episcopato era comunemente e quasi esclusivamente definito consacrazione episcopale.

Ecco i punti chiave:

Terminologia Tradizionale: La distinzione classica era "ordinazione" per diaconi e presbiteri, e "consacrazione" per i vescovi, sottolineando la separazione e l'investitura speciale del vescovo nel suo ruolo di pienezza sacerdotale.

Significato di "Consacrazione": Il termine sottolineava che il vescovo era "consacrato" (dedicato, santificato) per il servizio episcopale attraverso l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria.

Evoluzione Post-Conciliare: Con il Concilio Vaticano II e le successive riforme liturgiche (in particolare nel Catechismo del 1992), si è preferito utilizzare il termine Ordinazione episcopale (o ordinazione vescovile), inserendola all'interno del sacramento dell'Ordine Sacro, che ha tre gradi: diaconato, presbiterato ed episcopato.

Sostanza Sacramentale: Il Vaticano II non ha cambiato la validità del rito, ma ha chiarito che sia la consacrazione (termine antico) che l'ordinazione (termine attuale) si riferiscono allo stesso atto sacramentale che conferisce il terzo grado dell'ordine.

Oggi, i termini "consacrazione episcopale" e "ordinazione episcopale" sono considerati sinonimi, sebbene il linguaggio ufficiale privilegi "ordinazione" per uniformarlo agli altri due gradi del sacramento.


Anonimo ha detto...

Si sbaglia quando dice che non concorda con me, perché di fatto non concorda con il concilio di Trento, che si dovrebbe rileggere con attenzione, sia nelle proposizioni finali ufficiali sia nel catechismo che "volgarizzava" quelle proposizioni.
C'è però una questione di fondo, un errore di principio, diffuso a tutti i livelli nella chiesa attuale, anche tra quei tradizionalisti che credono che la Tradizione coincida con i documenti magisteriali prodotti durante il regno di Pio XII e con qualche manuale di scuola, più o meno autorevole a seconda dei punti di vista. O con le risposte fornite dalla IA.
L'errore è credere che quello che un valido concilio ecumenico definisce dogmaticamente, accompagnandolo con "anatemi" per tutti coloro che osino asserire il contrario, abbia una validità per così dire "a tempo" e possa essere sovvertito da qualche documento del magistero ordinario o da un concilio ecumenico successivi.
Ciò è avvenuto per la Messa di sempre, sovvertita dal Vaticano II e dal post-concilio, fino al Summorum Pontificum di Benedetto XVI costretto a riaffermare l'ovvio e l'indiscutibile, ovvero che quella Messa non si poteva né cancellare né proibire, e poi fino a Traditionis Custodes che ribaltava di nuovo la situazione.
È avvenuto con il conciliarismo, anatemizzato dal Vaticano I e reintrodotto surrettiziamente dal Vaticano II come collegialità e in una forma ancora più estrema adesso con la Sinodalica sinodalita'.
È avvenuto anche con il sacramento dell'Ordine, dove la soluzione di continuità operata dal Vaticano II rispetto a Trento è passata sotto silenzio o per così dire "in cavalleria", senza che nessuno o quasi nessuno avvertisse l'inganno, complice anche la supposta equivalenza, impropria e truffaldina, tra 'consacrazione' e 'ordinazione'. NO, non sono la stessa cosa...
'Consacrare' significa 'riservare a Dio'. Consacrati sono tutti coloro che sono stati riservati a Dio, in primo luogo tutti coloro che hanno fatto la scelta della 'via della perfezione' ovvero si sono consacrati tramite i tre voti della povertà castità e ubbidienza, cioè frati e suore, monaci e monache. I preti non rientrano in questa categoria. I vescovi sono un'altra categoria di consacrati rispetto alla prima, cioè consacrati con apposito rito per il ministero che devono svolgere, riservati a Dio per fare parte della Gerarchia come successori degli Apostoli.
L'Ordinazione sacerdotale, al contrario, è senza ombra di dubbio un sacramento e in quanto tale produce un cambiamento ontologico della persona.
Se prima del Vaticano II la consacrazione episcopale non era un sacramento ma, mi si perdoni la parola, una "aggiunta" al "vertice del sacramento costituito dal sacerdozio" semplice; e se con il Vaticano II il vertice del sacramento viene spostato all'insù facendolo coincidere non più con il sacerdozio ma con l'episcopato, si degradano sia il Sacerdozio che il Diaconato e il Suddiaconato, quest'ultimo addirittura escluso dal sacramento per potere continuare a dire che i 'gradi' erano e sono rimasti tre.
Aggiungo che l'inclusione truffaldina dell'Episcopato come terzo ed ultimo grado ("vertice") del Sacramento non può che essere stata finalizzata a potenziare teologicamente il corpo episcopale per fare passare la collegialità, nuovo nome del vecchio eretico conciliarismo, e per sovvertire in definitiva la piramide gerarchica che ha caratterizzato la Chiesa dai tempi di Gesù Cristo in poi.

Anonimo ha detto...

Per Trento l'Episcopato non è il sommo grado dell'Ordine come per il V2, bensì un "grado della Potestà sacerdotale":

"Gradi della potestà sacerdotale
Queste sono le attribuzioni proprie e principali dell'ordine sacerdotale che, sebbene sia unico, ha molti gradi di dignità e di autorità.
Il primo è quello dei semplici sacerdoti...
Il secondo è quello dei vescovi...
Il terzo grado comprende gli Arcivescovi, dai quali dipendono parecchi Vescovi. Sono chiamati anche Metropoliti, perché sono i presuli di città considerate madri delle altre in una determinata provincia. Spettano ad essi di diritto onore e potere superiori a quelli dei Vescovi; ma, per quanto riguarda l'Ordinazione, non ne differiscono.
Al quarto grado appartengono i Patriarchi, i primi cioè e supremi Padri...
Al disopra di tutti, la Chiesa Cattolica ha sempre venerato il Sommo Pontefice Romano..." (Catechismo di Trento, n. 285)

Riassumendo, per Trento il Sacramento dell'Ordine ha sei ordinazioni, corrispondenti ai tre Ordini Minori (cancellati da Paolo VI) più i tre Ordini Maggiori: Suddiaconato, Diaconato, Sacerdozio.
Per il V2, le ordinazioni sono solo tre: via i tre Ordini Minori, definiti non sacramentali da Paolo VI e dunque cancellati (orrore!); riscrittura dei tre Ordini Maggiori, ridefiniti "gradi dell'Ordine", con esclusione del Suddiaconato (in precedenza primo Ordine Maggiore ora neanche vero sacramento) ed inclusione dell'Episcopato al vertice (in precedenza "grado della potestà sacerdotale" non "Ordine").
Facendo un confronto con Trento, salta all'occhio la terribile confusione del V2 fra quelli che Trento definiva "gradi della potestà sacerdotale", ovvero della potestà di tutti coloro che sono pienamente sacerdoti (dal sacerdote semplice al Papa), con i livelli del Sacramento, che sono tutt'altra cosa.

Questi cambiamenti notevoli del V2 non sono un mistero per nessuno: Dario Vitali della Gregoriana riassume le NOVITÀ così: "la dottrina sull’episcopato come sacramento (LG 21) e la conseguente ricomposizione del quadro degli ordini: episcopato, presbiterato, diaconato (LG 28-29)". (https://seminariosdigital.es/index.php/RevistaSeminarios/article/download/774/661)
Velasio de Paolis parla a buona ragione di "nuova teologia dell'episcopato, che si rifà particolarmente al Vaticano II" (https://prelaturaspersonales.org/wp-content/uploads/2012/02/DePaolis-NotaTitolo.pdf).

NOTA BENE: le proposizioni di Trento SONO DOGMATICHE (dunque indiscutibili e irreformabili), di contro a quelle del Vaticano II, "pastorali" per esplicita definizione ma trasformate d'incanto dagli alfieri della Rivoluzione nella Chiesa in "super-dogmatiche".