Notizia già ampiamente diffusa; ma diciamo anche la nostra. Empia iniziativa conseguenza di Abu Dhabi [qui] e Fratelli tutti [qui] a partire da Nostra Aetate [qui].
Premessa su alcune conseguenze della notizia pubblicata di seguito
Striscione a Zola In occasione della visita del card. Zuppi: "L’Islam non deve entrare nelle scuole"
Circa le schede sull’Islam distribuite dalla Curia agli insegnanti di religione nelle scuole. "Conoscere una religione non significa introdurne l’insegnamento nelle aule scolastiche.
È necessario preservare le tradizioni e le radici cristiane del nostro Paese, senza confondere il dialogo tra religioni con il ruolo educativo della scuola pubblica", scrivono in un comunicato gli ex consiglieri comunali di Zola Lucio Vignoli (Forza Italia) e Domenico Nobile che, si sospetta, siano gli autori del lenzuolo di protesta.
"La scuola – proseguono Vignoli e Nobile – deve garantire una formazione basata sulla storia, sulla cultura e sui principi costituzionali italiani, nel rispetto della libertà religiosa di ogni cittadino".
Dall’insegnamento della religione all’integrazione e la composizione delle classi nelle scuole il passo è breve.
Il 21 ottobre 2026, tra le pareti austere di Palazzo Borromeo, la Conferenza episcopale italiana e il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica hanno deposto sul tavolo le Schede per conoscere l'Islam, un tomo di 97 pagine e 11 sezioni pensato per plasmare i manuali scolastici e le coscienze dei docenti. L'operazione, concepita già nel novembre 2025 dall'asse tra studiosi cattolici e musulmani, predica la necessità di mondare l'Islam da ogni scoria d'intolleranza. Nessuna nuova materia obbligatoria, beninteso, ma un innesto di contenuti destinato a diventare radice stabile nel percorso dei nostri studenti.
Il cardinale Matteo Zuppi ha blindato il progetto brandendo l'argomento dell'ignoranza da sconfiggere, scivolando in una battuta registrata dalla stessa CEI come «Manderei tutti a scuola, perché c'è un'ignoranza notevole» e subito rimbalzata sui giornali come promessa di lezioni d'impostazione islamica tra i banchi.
A dispetto delle buone intenzioni pastorali, l'esame del volume svela la frattura tra la ricerca storica rigorosa e la confezione di un dogma edulcorato. Quando i banchi di scuola diventano il teatro in cui somministrare narrazioni rassicuranti anziché stimolare il dubbio critico, l'educazione cede il passo all'indottrinamento.
A pagina 67, il Corano viene liquidato come un testo sostanzialmente pacifista, riducendo l'imperativo del combattimento a un mero incidente di percorso storico. Una tesi comoda che rimuove d'un tratto la tradizione giuridica del jihad, la furia espansionistica dei primi califfati e l'eredità spietata del dominio territoriale. Ridurre una questione così complessa a una comoda opzione teologica significa tradire il metodo critico.
A pagina 52, il matrimonio islamico appare come un idillio di mutuo consenso, impreziosito da una dote protetta e dal consiglio benevolo della monogamia, relegando la presenza di 4 spose simultanee ai margini dell'eccezione. Restano opportunamente celate le asimmetrie strutturali del diritto classico: il privilegio maschile della poligamia, le procedure di ripudio a senso unico e le disposizioni del capitolo 4, versetto 11 del Corano, che inchiodano la figlia a una quota ereditaria dimezzata rispetto al fratello. Tacere queste norme significa falsificare la realtà dei diritti femminili.
Il testo inserisce tuttavia frammenti di verità che non ammettono sconti. A pagina 57 si ammette senza infingimenti che l'apostasia rappresentava un crimine capitale e che la blasfemia poteva costare la vita, evocando persino i veleni del takfir. Resta da capire quale spazio reale troveranno queste crepe veritiere sepolte sotto tonnellate di retorica sulla pace e sulla concordia universale.
La scheda numero 10, dedicata alla presenza islamica in Italia, registra la fatica burocratica delle organizzazioni nel mendicare un riconoscimento e la carenza cronica di luoghi idonei, quantificando in meno di 10 le moschee ufficiali di fronte a una galassia di sale di preghiera sommerse. Il documento affronta i nodi delle intese istituzionali e della formazione degli imam, ma dribbla il nodo cruciale: il cortocircuito irrisolto tra la sharia, la sovranità dello Stato di diritto e l'intangibilità dei diritti individuali.
Il principio della reciprocità resta un simulacro finché l'Europa spalanca le porte a nuove comunità mentre i cristiani nei Paesi a maggioranza islamica subiscono la persecuzione, il divieto di edificare luoghi di culto o la condanna per apostasia. Negare questa sproporzione significa rinunciare a difendere la libertà.
La scuola non può trasformarsi né nel cimitero dello spirito critico né nel tribunale dogmatico delle idee altrui. Affidare a comitati misti la stesura dei testi significa consegnare la cultura al compromesso del quieto vivere. Interrogare Maometto, il Corano e la sharia con la stessa inflessibile spietatezza riservata alla storia d'Occidente è l'unico argine rimasto, perché un dialogo che trema davanti alle domande scomode non è diplomazia, ma codardia intellettuale.

1 commento:
Eminenza Zuppi, sono ancora io, Simone Pillon.
Le ho scritto due o tre lunghe lettere aperte senza avere risposta.
Le scrivo ancora, profittando della Sua pazienza.
Eminenza, dopo i tortellini Halal, la Sua benedizione per il Ramadan e i finanziamenti dei vescovi alle ONG che importano extracomunitari clandestini dal Nordafrica, ora leggo della Sua decisione di inserire ben undici schede sull'Islam nelle ore di religione CATTOLICA.
Eminenza, ora sa perchè i cattolici oltre a non versare più l'8x1000 alla CEI, dovranno presto rinunciare anche all'ora di religione, in attesa che la presidenza dei vescovi italiani torni a dire e a fare qualcosa di cattolico, o quantomeno di cristiano.
Mi è stato insegnato che Gesù Cristo è l'unico Salvatore e senza di Lui non c'è salvezza, e altrettanto voglio insegnare ai miei figli, senza essere contraddetto da insegnanti cattoconfusi.
Mi permetta dunque qualche domanda: perchè non evangelizzate gli immigrati di religione islamica, come faceva san Francesco con il sultano, ma al contrario non perdete occasione per accreditare l'Islam come fosse una semplice alternativa?
Nella sua cattedrale, accuratamente transennato e nascosto, c'è un affresco dell'Inferno di Dante dove il dannato Maometto la fa da protagonista. Aveva ragione Dante o ha ragione Lei?
Sbagliavano i nostri antenati a dare la vita pur di non cedere alle conversioni forzate di arabi e ottomani, o sbagliamo noi a svendere tutto per un piatto di kebab?
Non mi aspetto Sue risposte ma ne sarei davvero onorato.
Colgo comunque l'occasione per augurarle buone cose, anzi Wa-ʿalaykumu s-salām.
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