Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 17 ottobre 2025

``Tolle Missam, tolle Ecclesiam`` /Dichiarazione di mons. Viganò a proposito della Comunità religiosa dei Figli del Santissimo Redentore

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Precedenti sui Redentoristi transalpini a partire da qui.

``Tolle Missam, tolle Ecclesiam``
Dichiarazione dell’Arciv. Carlo Maria Viganò
a proposito della Comunità religiosa
dei Figli del Santissimo Redentore


Verrà il giorno,
in cui non si sopporterà più la sana dottrina,
ma, per il prurito di udire qualcosa di nuovo,
gli uomini si circonderanno di maestri
secondo le proprie voglie,
rifiutando di dare ascolto alla verità.
2 Tim 4, 3
Pochi giorni or sono, dopo diciassette anni di tensioni con il Vaticano e con il Vescovo di Christchurch in Nuova Zelanda, culminate con un ordine di espulsione dalla Diocesi confermato con un decreto dalla Santa Sede, la Comunità dei Redentoristi Transalpini ha diramato una Lettera Aperta (qui) nella quale denuncia i principali errori della chiesa conciliare-sinodale, la sua aperta ostilità nei riguardi della Messa Apostolica e le malversazioni di cui i Figli del Santissimo Redentore sono stati oggetto. Nella Lettera Aperta i padri Redentoristi affermano che «si è spezzata la catena di comando» all’interno della Gerarchia: «Quando un superiore si allontana dalla propria obbedienza a Cristo Re, il suo comando non è più il braccio di Cristo, ma il gesto di un uomo. (IIa IIæ, q. 104, a. 5)».

La crisi dell’Autorità nella Chiesa Cattolica è ormai palese. Nel piano degli eversori, essa deve condurre alla dissoluzione del corpo ecclesiale, per sostituire la Chiesa Cattolica Apostolica Romana con un surrogato di origine umana e di ispirazione massonica. Strumento principale di questo sovvertimento è la sinodalità, ossia l’applicazione dei principi rivoluzionari della democrazia e della rappresentatività popolare ad una istituzione di origine divina che il suo Fondatore Gesù Cristo ha voluto monarchica e gerarchica. In questo modo, spezzato il vincolo di obbedienza a Dio, l’Autorità diventa assoluta e tirannica, non dovendo rispondere delle proprie decisioni né a Nostro Signore Gesù Cristo né al popolo cristiano. Questa rivoluzione permette di manipolare i fedeli e far loro credere che le innovazioni e le eresie introdotte dalla Gerarchia siano richieste dalla base, mentre in realtà sono imposte da una lobby di deviati nella Fede e nella Morale.

Non posso che lodare il coraggio di questi Redentoristi, la cui denuncia si aggiunge alle altre che con sempre maggiore frequenza mostrano lo scandalo e il grande malessere del Clero e del popolo di Dio nei riguardi di una Gerarchia ribelle e apostata. Non siamo più all’ecumenismo conciliare verso le sette acattoliche (pur condannato dai Pontefici fino a Pio XII), ma all’accettazione e alla legittimazione di tutte le false religioni e idolatrie, e dei punti programmatici dell’Agenda globalista (pansessualismo LGBTQ+, immigrazionismo, ecologismo), ai quali la “chiesa sinodale” è totalmente allineata.

Questa crisi ha è di natura teologica e non canonica. Essa riguarda lo smantellamento sistematico della perenne Tradizione della Chiesa Cattolica Apostolica Romana e la dissoluzione del Depositum Fidei: è dunque con argomenti teologici che può essere affrontata. Giudicare i singoli casi individualmente alla luce del Diritto Canonico, senza correlarli tra loro nel contesto più vasto di un’azione eversiva pianificata da decenni e attuata con la cooperazione attiva e consapevole di gran parte dell’Episcopato, non fa che dare riconoscimento ufficiale ad un’Autorità deviata e deviante, a usurpatori che si avvalgono del potere di cui si sono impadroniti contro la volontà di Nostro Signore Gesù Cristo, Capo del Corpo Mistico, ai danni dei Fedeli, per scopi opposti a quelli che Nostro Signore ha stabilito per la Sua Chiesa.

Esorto i Figli del Santissimo Redentore e i loro fedeli con le parole di San Pietro: Resistete forti nella fede, sapendo che le medesime sofferenze affliggono i vostri fratelli sparsi nel mondo (Pt 5, 9). La Fondazione Exsurge Domine – con la quale i Redentoristi Transalpini hanno già relazioni di fraterna amicizia – io stesso come Arcivescovo e Successore degli Apostoli; insieme ai Chierici della Fraternità della Familia Christi, anch’essi perseguitati e “cancellati” dalla “chiesa bergogliana”; insieme ai tanti Sacerdoti e Religiosi sparsi nel mondo che seguo stabilmente, assicuriamo loro il nostro pieno sostegno, nella latitanza e nel silenzio complice dei Pastori pavidi e codardi. Poiché sta scritto: Se questi taceranno, grideranno le pietre (Lc 19, 40).
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
17 Ottobre MMXXV
S.ctæ Margaritæ Mariæ Virg.

La stanza della preghiera islamica in Vaticano: oh vescovi, vi siete bevuti il cervello?

In realtà si tratta di una stanza per la preghiera offerta nella Biblioteca Vaticana a studiosi che passano lì giornate di studio. Ma Posso avere una stanza per pregare quando studio alla Mecca? No, non lasciano entrare studiosi cristiani. Sembra che il Vaticano si stia piegando all'Islam. È un'ottica strana. Questo non sarebbe mai restituito dai musulmani a cristiani o ebrei. Indice precedenti qui.

La stanza della preghiera islamica in Vaticano:
oh vescovi, vi siete bevuti il cervello?

Giulio Meotti
Quante sale di preghiera cristiane ci sono alla Mecca? Zero. Campane? Zero. Croci? Zero. Bibbie? Zero. La Chiesa è impazzita: "Volevano una stanza con un tappeto per pregare e gliela abbiamo data".
“Quando nelle scuole dei loro figli si prostreranno verso la Mecca, i laici di cartapesta stenderanno tappetini di preghiera”, scrivevo due anni fa.

La scuola italiana è quella che è, ma neanche io avrei pensato di vedere il Vaticano stendere tappetini di preghiera all’interno delle proprie mura. Forse in qualche chiesa di Sant’Egidio. Ma il soglio di Pietro? E invece.

Il vescovo cattolico pakistano John Joseph nel 1998, per richiamare l’attenzione del mondo sulla persecuzione dei cristiani, si sparò alla testa all’entrata del tribunale dove si svolgeva il processo a un cristiano condannato a morte per “blasfemia”.

Dialogo con Dio

Nella nostra traduzione da Catholic Thing una corroborante riflessione sulla preghiera. 

Dialogo con Dio
Padre Thomas Kuffel

La preghiera, quella sfuggente conversazione con Dio, confonde molti di noi, come dice san Paolo: «Noi non sappiamo nemmeno che cosa sia conveniente domandare» (Rm 8,26). È lo Spirito che prega in noi «con gemiti inesprimibili» (Rm 8,26), scrutando i nostri cuori e rivelandoci i segreti più intimi, le paure, i sogni, i desideri. Questa rivelazione interiore inquieta la nostra coscienza, perché ci mette davanti alla realtà della nostra colpa.

Ma nello stesso tempo ci svela anche la profondità dell’amore del Padre, Che ci raggiunge attraverso Gesù e lo Spirito — e proprio questa immensità ci intimorisce, perché ci fa sperimentare la potenza e la presenza della Sua purezza, che purifica i nostri cuori indeboliti. L’Amore divino è totalmente inconcepibile: come spiega san Paolo, «quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d’uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano» (1 Co 2,9).

Abbandonare la Chiesa non ha alcun fascino per chi ama la Tradizione

Nella nostra traduzione da Substack.com. Niente di nuovo per noi. Ma giova riprendere argomenti da rispolverare, anche per chi legge solo ora. La papolatria è la falsa devozione di chi non vede nel Papa regnante uno dei 265 successori di Pietro, ma lo considera un nuovo Cristo in terra, che personalizza, reinterpreta, reinventa il Magistero dei suoi predecessori, accrescendo, migliorando e perfezionando la dottrina di Cristo. La papolatria, prima di essere un errore teologico è un atteggiamento psicologico e morale deforme. I papolatri sono generalmente conservatori o moderati che si illudono sulla possibilità di raggiungere buoni risultati nella vita senza lotta e senza sforzo. Il segreto della loro vita è adattarsi sempre, per trarre il meglio da ogni situazione. Per loro è tutto tranquillo e non c’è da preoccuparsi di nulla: la realtà per essi non ha mai i caratteri di un dramma. Il governo della Chiesa è monarchico, ma il papa non è un monarca assoluto. Il suo potere è limitato dal diritto divino naturale o positivo e dai pronunciamenti solennemente formulati ex cathedra dai suoi predecessori. Precedenti. qui - qui.

Abbandonare la Chiesa non ha alcun fascino
per chi ama la Tradizione

Perché fare del papa il fine ultimo del cattolicesimo è una strada sicura verso la catastrofe
Peter Kwasniewski

Nell'immagine a lato: Le porte ovest della Catedral Nueva di Salamanca

Negli ultimi dodici anni (e continuando così), si sente di cattolici che hanno perso o messo in discussione la propria fede perché pensano: "Se un papa può sbagliarsi così tanto, allora la religione cattolica non deve essere vera".
Sicuramente dovremmo essere meno fragili..

Perché il papa dovrebbe essere visto come il "tutto e per tutto" del cattolicesimo? Come l'unica misura di ciò in cui la Chiesa crede e di come dobbiamo vivere e adorare? Questa visione dovrebbe sembrarci francamente bizzarra. Siamo eredi di 2000 anni di tradizione ecclesiastica. Abbiamo la Scrittura che, nonostante le sue oscurità e sottigliezze, insegna con grande chiarezza importanti principi fondamentali. Abbiamo la sacra liturgia, la lex orandi, che da semi apostolici è cresciuta organicamente nei grandi riti d'Oriente e d'Occidente, rendendo notevole testimonianza della lex credendi. Abbiamo gli scritti e la testimonianza di una schiera di santi, tra cui Padri della Chiesa, Dottori e mistici (basti pensare, ad esempio, al Dialogo di Santa Caterina da Siena!); abbiamo centinaia di catechismi reciprocamente coerenti risalenti a prima del crollo conciliare. Quasi ogni papa che abbiamo avuto ha venerato queste fonti e ne ha tratto il proprio insegnamento.

giovedì 16 ottobre 2025

Il cardinale Sarah in un'intervista: Ho parlato con il Papa della Messa tradizionale, lui ne è consapevole, è il Padre di tutti.

Nella nostra traduzione da Rorate Caeli, una presa di posizione cattolica, da parte di un porporato... Precedente qui. Tolto qualche spiraglio, contraddetto dalle nuove restrizioni attuate dai vescovi USA, manca ancora un intervento concreto del papa nei confronti della tradizione [qui - qui - qui - qui].

Card. Sarah: Ho parlato con il Papa della Messa tradizionale,
lui ne è consapevole, è il Padre di tutti.


[Intervistatore:] A Saint-Anne d'Auray, ci ha ricordato che l'uomo è grande quando è in ginocchio. Un uomo è grande quando è in ginocchio. Conosciamo quindi il suo attaccamento alla liturgia tradizionale. Recentemente ha affermato di sperare che il motu proprio Traditionis custodes possa essere modificato. Oggi, beh, non c'è nulla di veramente nuovo. Cosa si aspetta dal nuovo papa riguardo a questo motu proprio, che è stato particolarmente doloroso in Francia, a causa dell'applicazione a volte molto malevola di questo motu proprio da parte di alcuni vescovi? Spera che venga almeno modificato o ritirato?

[Cardinale Sarah:] Credo ancora che tutti noi abbiamo bisogno di riflettere all'interno della Chiesa. Quando Gesù istituì il sacramento dell'Eucaristia, pregò per la nostra unità. Che tutti siano una cosa sola.

Cinquant’anni fa il nuovo diritto di famiglia sovvertiva la famiglia. Intervista al prof. Danilo Castellano

Grazie per la segnalazione all'Osservatorio card. Van Thuân.
Cinquant’anni fa il nuovo diritto di famiglia sovvertiva la famiglia.
Intervista al prof. Danilo Castellano

Di Don Samuele Cecotti and Danilo Castellano Ott 15, 2025

Cinquant’anni fa l’Italia vedeva promulgata la legge (n. 151 del 19 maggio 1975) sulla Riforma del diritto di famiglia, una vera e propria rivoluzione capace di sconvolgere la natura stessa della società domestica, una vera e propria manomissione della famiglia quale realtà giuridica.

La legge del 1975 andava a completare un processo di decostruzione della societas familiare iniziato da tempo e concretizzatosi normativamente in Italia a partire dal 1968: le due sentenze della Corte Costituzionale sul reato di adulterio (sent. n. 126 del 19 dicembre 1968 e sent. n. 147 del 3 dicembre 1969), la legge sul divorzio (n. 898 del 1° dicembre 1970), confermata da referendum nel 1974, e poi, appunto, la legge di Riforma del diritto di famiglia del 1975.

mercoledì 15 ottobre 2025

Digiuno, astinenza, silenzio, libertà: i Carmelitani, un ordine medievale

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis
Digiuno, astinenza, silenzio, libertà:
i Carmelitani, un ordine medievale

Con una poesia per lo Spirito Santo di San Giovanni della Croce
Nel silenzio e nella speranza sarà la tua forza.
—Regola Carmelitana, capitolo 16
La vita carmelitana è regolata dalla Regola di Sant'Alberto, scritta all'inizio del XIII secolo. La sua forma è quella di una lettera aulica, il suo linguaggio conciso e incisivo, il suo contenuto attinge alle fonti profonde e affidabili della tradizione. C'è qualcosa di quasi inquietante nell'austera definitività della sua conclusione:
Vi abbiamo scritto brevemente queste cose, stabilendo così una formula per il vostro stile di vita, secondo la quale dovrete vivere. (1)
Può essere davvero così semplice? Eccoci qui, a lottare per destreggiarci tra le infinite complessità, le crisi successive e le spietate innovazioni della postmodernità, e Sant'Alberto osa scrivere una lettera, di poche pagine, che funge da "formula ... secondo la quale dovrete vivere"? Tante vite del XXI secolo sono come alberi talmente cresciuti che portano pochi frutti e gemono nella loro oscurità interiore: pensate a quanti rami si potrebbero potare, e il raccolto non farebbe che aumentare! Ma con una Regola come quella di Sant'Alberto, crescita e potatura sono mantenute in continuo equilibrio, e man mano che l'albero diventa più magro e rado, il frutto è abbondante e si avvicina alla perfezione. Ne dubitiamo, forse; ci diciamo che l'uomo non può essere veramente felice senza tutte queste cose qui, e tutta quell'ambizione mondana là, e i piaceri carnali sparsi ovunque nel mezzo. E poi visitiamo un convento carmelitano e vediamo una giovane donna coperta dalla testa ai piedi da un tessuto tinto dei colori della terra fertile, che è “imprigionata” dietro una grata di ferro, non conosce uomo, non dice nulla, mangia poco e ha sul viso un sorriso che sembra un ricordo radioso del Paradiso di Milton:

martedì 14 ottobre 2025

Il ritorno del Primate d'Italia

Che ne dite? Io dico che la forma è anche sostanza e c'è un recupero non da poco per la dignità del papato. Restano da vedere gli aspetti più importanti: quelli pastorali agganciati alla retta dottrina. Finora non è che ci si sia poi così rassicurati...
Il ritorno del Primate d'Italia
Leone XIV e l’ordine spirituale del papato

Tra le parole pronunciate da Papa Leone XIV nel suo discorso al Quirinale, una in particolare ha risuonato con forza teologica e con intensità storica: “Come Vescovo di Roma e Primate d’Italia”. Questa definizione, rimasta a lungo silenziosa nei testi ufficiali, torna ora viva nella voce del Pontefice come segno di orientamento per la Chiesa e per l’Italia.

In poche parole si manifesta un gesto di magistero e di paternità. Dopo anni di interpretazioni prevalentemente universali del papato, Leone XIV ha voluto rinnovare la dimensione originaria del suo ministero: il Papa è Vescovo di Roma e, proprio per questo, guida e padre delle Chiese d’Italia. Il titolo di Primate d’Italia esprime la verità ecclesiologica che unisce la Chiesa universale alla sua radice concreta, riconducendo il primato di Pietro alla sorgente sacramentale e alla comunione delle Chiese locali.

I fedeli riempiono la messa antica di Charlotte la prima domenica da quando sono entrate in vigore le restrizioni

Nella nostra traduzione da Lifesitenews L'evoluzione della situazione di Charlotte. La piccola ex chiesa protestante in cui il vescovo di Charlotte, Martin, aveva relegato la messa in latino era gremita, anche se molti fedeli dovranno ora guidare fino a due ore per parteciparvi. Precedenti a partire da qui .
I fedeli riempiono la messa latina di Charlotte la prima domenica
da quando sono entrate in vigore le restrizioni


Mesi dopo che il vescovo Michael Martin aveva annunciato nuove restrizioni alla Messa latina tradizionale (TLM) nella diocesi di Charlotte, domenica scorsa 625 cattolici hanno gremito una piccola cappella a Mooresville per le prime due Messe della chiesa. La comunità della Messa latina di Charlotte ha condiviso il successo delle prime Messe in un post sul proprio account X.

La comunità ha notato che la partecipazione complessiva tra la Messa bassa mattutina e la Messa solenne era compresa tra 600 e 625 persone.
"Gratitudine per i nostri sacerdoti, diaconi, ministranti e talentuosi studenti della Schola", si legge nel post X.
“Sia benedetto Dio!”

Difendere le cosiddette ripetizioni comprendendo il parallelismo

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement una interessante analisi sui "rimandi" che provocano ripetitività nella liturgia. Richiamo l'attenzione sulla mia nota: lo scritto mi ha richiamato alla mente dei vecchi appunti in tema.

Difendere le cosiddette ripetizioni comprendendo il parallelismo

Una simmetria come quella di queste torri parigine è comune a tutte le opere d'arte, musicali, poetiche, retoriche, di danza, ecc. Ciò che è strano è che non ci sia parallelismo.

Uno dei crucci dei liturgisti moderni era quello che amavano chiamare "doppioni", ovvero elementi che apparivano loro ridondanti o inutilmente ripetitivi. Aderendo alla strana convinzione di Romano Guardini secondo cui la devozione è caratterizzata dalla ripetizione, mentre la liturgia dalla singolarità lineare (si veda questa mia lezione per i testi pertinenti), dopo il Concilio sostennero che il rito dell'Offertorio anticipava inutilmente e confusamente il Canone e che pertanto necessitava di essere radicalmente modificato. Come tutti sappiamo, la loro soluzione fu quella di eliminare quasi tutto l'Offertorio esistente e sostituirlo con una banale simil-benedizione ebraica del pane e del vino.