venerdì 27 marzo 2015

Poteri della Chiesa, limiti dei suoi ministri, atteggiamento dei fedeli

Testo tratto dal libro di padre Enrico Zoffoli La vera Chiesa di Cristo, Roma 1990, pp.285-289. Egli era consapevole già allora di dover
«richiamare la verità essenziale a quanti l'hanno dimenticata; precisare e chiarire le idee di molti che le hanno confuse e discutibili; confutare i pregiudizi derivati da un insegnamento e da notizie storiche false e tendenziose; animare i fedeli ad una scoperta rigorosamente scientifica della sua origine, natura, proprietà e destino, superando tutte le rovine che, accumulate da millenni di persecuzioni ed eresie [polarizzate e confluite negli ultimi decenni], di scandali e tradimenti, particolarmente oggi minacciano di travisarne il volto, soffocarne il respiro, comprometterne la missione». [dalla quarta di copertina]
Padre Zoffoli vedeva con chiarezza i prodromi della crisi - scrive nel 1990 -, ma non si erano ancora manifestate in tutti i loro effetti le derive che stiamo vivendo oggi.

§ 3 - Poteri della Chiesa, limiti dei suoi ministri, atteggiamento dei fedeli

La crisi vissuta nella Chiesa dal Vaticano II in poi ha motivato le ben note deplorazioni dei Papi, delusi dai risultati che tutti si attendevano da un Concilio inaugurato all'insegna del più legittimo ottimismo. Non sono mancate le reazioni, e passerà certo alla storia l'impennata di mons. R. Lefebvre nei suoi rapporti con la S. Sede: essa ha nutrito una polemica che spesso ha superato certi limiti. L'innegabile zelo del vescovo francese purtroppo non ha favorito un ritorno all'ortodossia di teologi scapigliati, e sembra che abbia anche provocato un loro irrigidimento su posizioni incompatibili con la «sana traditio» e il Magistero. Ora, ciò che dopo la «scomunica» del Lefebvre si è tentato di spiegare in difesa del suo contegno è la discutibile distinzione tra la «persona» e la «funzione» del Papa, tra «l'unità della fede» e «l'unità della comunione». Essa, in situazioni definite «straordinarie» - come appunto l'attuale - autorizzerebbe a sottrarsi alla Gerarchia, a resistere alle disposizioni del Papa.
Tutto ciò suggerisce di riprendere e precisare alcune idee per integrare la precedente trattazione sulla «persona» e i «poteri» del Pontefice.

A) Il Papa è infallibile solo alle condizioni a tutti note.
Dunque, non risulta:
  1. che, come teologo privato, non possa cadere in errore ed essere persino «eretico», anche se l'ipotesi è piuttosto teorica e sembra che non si sia mai verificata.
  2. È possibile - e storicamente documentabile, essendosi verificato molte volte - che il Papa non sia accorto, preparato, sollecito e intrepido nel reprimere l'errore, permettendo che questo si propaghi. Il carisma dell'infallibilità non gli conferisce affatto, per se stesso, le doti intellettuali e morali necessarie perché la sua condotta sia pastoralmente irreprensibile... Cosa si poteva attendere dai papi del «secolo di ferro», succubi di Teodora e delle figlie Marozia e Teodora la Giovane!...
  3. Come persona privata, il papa può essere immorale, ambizioso, violento... Di fatto, è stato anche un intruso, eletto per simonia, una creatura del potere laico. Tristissima, al riguardo, la storia del papato dal Medioevo al Rinascimento... Si è arrivati a dubitare della legittimità dell'elezione del pontefice e ignorare quale fosse il vero tra più soggetti che se ne contendevano la cattedra... È accaduto che la sede del Vescovo di Roma è rimasta vacante per interi anni, come per esempio dalla morte di Niccolò IV all'elezione di Celestino V, ecc.
B) Il credente può sciogliere ogni dubbio, riflettendo che:
  1. Il vero Capo della Chiesa è Cristo, capace di supplire a tutte le carenze e riparare tutti gli errori del Clero, come è avvenuto innumerevoli volte, risultando anche solo per questo inconfutabilmente dimostrata la divina origine della Chiesa; la quale, nell'ipotesi contraria, sarebbe uno dei più spaventosi assurdi della storia.
  2. Anche nei casi più scandalosi e biasimevoli, i poteri conferiti ai membri della Gerarchia restano inalterati, perché distinti e del tutto indipendenti dai medesimi «come persone private», sempre capaci di tradire la propria missione.
  3. Nelle burrascose vicende del papato e nei periodi di «sede vacante», al bene della Chiesa provvedono i vescovi migliori, legati tra loro dai vincoli di quella «collegialità» che si risolve in solidarietà e zelo per le anime... Molto più che la Chiesa può vivere, in certo senso - provvisoriamente - di rendita, potendosi e dovendosi valere di una Tradizione ricca di tutta la verità precedentemente insegnata e inculcata dai pastori e vissuta dai fedeli, specialmente dai più esemplari, come molti grandi Santi fioriti in periodi tempestosi...
  4. Nei momenti anche prolungati di crisi provocata da certi membri del Clero, possono essere particolarmente attivi anche i laici più illuminati, e ciò sia col sacrificio, la preghiera, la santità della vita, sia con la predicazione, l'insegnamento, l'umile e franca «ammonizione» rivolta a vescovi e papi, salvando sempre il prestigio dell'Autorità costituita. In ciò S. Caterina ha saputo comportarsi da ammirabile figlia della Chiesa quando scrisse al Papa: «Santità, fate che io non debba lamentarmi di Voi con Gesù Crocifisso. Con nessun altro infatti potrei lamentarmi perché Voi non avete superiore sulla terra!...».
C) L'obbedienza dei fedeli non può spingersi oltre i limiti del potere che la Gerarchia ha ricevuto da Cristo.
Così:
  1. non merita fede né ossequio un Papa che, per assurdo, volesse imporre le proprie idee personali contrarie al dogma, o pretendesse indurre al peccato violando un qualsiasi precetto della legge naturale... Può succedere, perché non risulta che Dio lo abbia reso impeccabile e, personalmente, incapace di errare.
  2. Egli abuserebbe dei suoi poteri, se offendesse la dignità della persona umana, negandole il diritto alla vita, all'integrità delle membra, alla libertà personale, all'onore, alla famiglia, ai beni, ecc., e pretendesse addirittura che l'offeso non reagisse. E sacrilego sarebbe l'uso del potere di cui dispone, se lanciasse scomuniche per i propri interessi personali o familiari, come si permise Alessandro VI contro il Savonarola.
  3. È anche certo che un Papa non dovrebbe essere obbedito se, nel governo della Chiesa, comandasse qualcosa che in modo evidentissimo (come può risultare ai «pochi» veramente informati di tutto) fosse contrario alla causa di Dio, ai legittimi interessi della S. Sede, al bene delle anime... Stando alla storia, alcuni gravi errori commessi dai Pontefici si sarebbero potuti evitare, se gl'immediati subalterni avessero saputo opporsi, salvando il rispetto sempre dovuto al Vicario di Cristo ed evitando di scandalizzare irrimediabilmente i fedeli.
  4. Dunque, gli oggettivi e invalicabili limiti del potere concesso alla Gerarchia non permettono di cadere nella «papolatria», eccetto che il servilismo e l'adulazione non inducano a comportarsi in modo indegno di «figli di Dio», chiamati a vivere nella libertà consentita dalla verità: quella verità che - prima o dopo - emerge e fa bene a tutti, superiori e sudditi, contro tutte le «prudenze» di questo mondo. 
    Al riguardo, è degno di particolare riflessione il caso in cui - sempre prescindendo da interventi del Magistero universale in materia di fede e costumi - uno dei membri della Gerarchia enunziasse principi ed emanasse norme apertamente discordi dall'insegnamento tradizionale, ossia tali da offendere l'ortodossia e costituire un grave pericolo per l'unità nella fede e la vita spirituale dei fedeli...
    Quale in tal caso la reazione del credente che, consapevole di tutto, sentisse di agire contro coscienza se si comportasse secondo le disposizioni ricevute? - La risposta è implicita in quanto abbiamo accennato a proposito dei limiti del potere ecclesiastico, oltre i quali l'obbedienza perde ogni senso. Infatti, anche se a nessuno è lecito agire contro coscienza,
    1. si suppone che la coscienza non sia erronea, ma vera, cioè fondata su di una dottrina universale e infallibilmente insegnata...
    2. d'altra parte, non c'è pericolo di «scandalo» per i fedeli, e ciò sia perché la verità non può scandalizzare nessuno, sia perché l'obbedienza non è fine a se stessa, essendo destinata a salvare le anime attraverso la conoscenza e l'amore della verità...;
    3. inoltre, in momenti particolarmente critici della vita della Chiesa, tutti i membri del Corpo Mistico, essendo animati dallo Spirito e illuminati dal Verbo dipendentemente dalla formazione ricevuta dalla stessa Gerarchia, possono ed anzi devono partecipare attivamente alla sua vita, reagendo contro ogni minaccia di prevaricazione, anche sfidando l'impopolarità e subendo provvedimenti disciplinari. Il bene della Chiesa merita di avere le sue vittime sacrificate da certi uomini della Chiesa, indegni di rappresentarla, incapaci di salvarne l'onore.
  5. In ogni caso, tutto lo zelo dei pochi generosi che intendono ottenere qualcosa di serio e duraturo al riguardo, deve essere fondato sull'umiltà, illuminato dalla preghiera e dalla prudenza, ispirato ad un'eroica disposizione al sacrificio d'ogni interesse personale. Allora soltanto la reazione è valida quale frutto dello Spirito, scaturito dal seno della Chiesa, sempre capace di ritrovare se stessa nelle risorse soprannaturali degli uomini che la compongono.

45 commenti:

Luís Luiz ha detto...

A.a. è una conclusione invalida. Dalla definizione dell'infallibilità non si può dedurre la possibilità di una eresia papale.

Franco ha detto...

Oggi un gruppo di homeless ed emarginati di Roma par volontà del papa è stato condotto a visitare la Cappella Sistina e i Musei Vaticani, dal momento che quelle ricchezze sono anche di loro proprietà. Gesto magnifico, assolutamente evangelico, e Francesco è un uomo fantastico. Però non sarebbe il caso di ringraziare e ricordare i papi che ebbero il talento di commissionare quelle opere e la capacità finanziaria di retribuire Raffaello, Michelangelo e relativi assistenti? Certo, erano
papi che si circondavano di cortigiani, spesso
di condotta non specchiata, talora perfino
corrotti; però seppero mostrare al mondo che la Chiesa Cattolica non solo non era nemica della Bellezza, ma la creava, e con questa attitudine riusciva a toccare le persone nel profondo. Non sarà il caso di vedere in quelle opere meravigliose ANCHE una forma di
predicazione estremamente efficace? Del resto, quelle opere erano riservate al godimento di un ristretto numero di cardinali e cortigiani satrapi, oppure erano offerte alla fruizione delle masse, come piazza Navona, Trinità dei Monti, la Fontana di Trevi e quel capolavoro assoluto di comunicazione architettonica, generatrice di "senso
identitario" ad alta temperatura che è piazza
San Pietro con il suo grandioso colonnato onniabbracciante?

Franco ha detto...

Quanto a san Francesco, la costruzione della grande basilica su due piani, sostenuta da poderosissimi contrafforti comportò spese enormi, che suscitarono le critiche dei "francescani spirituali" in quanto ritenute contraddittorie con le idee del Poverello. Però Assisi potrebbe svolgere la sua funzione di polo di attrazione dei movimenti pacifist i-ecologisti-ecumenici-progressisti se al posto di quella costosissima basilica con funzione iconica ci fosse una landa pelata con baraccopoli?

Rr ha detto...

O meglio ancora, sig. Franco, quell' opera di grandissima bellezza, sublimazione di ogni virtù umana e glorificazione della SS.Trinita' che è la Santa Messa ?
Quella VO, s' intende.
Rr

Anonimo ha detto...

Ma di tutti questi homeless e rom che il Papa frequenta assiduamente c'è qualcuno che ha già cambiato vita o la cambierà? Altra domanda :ma spetta al Papa occuparsi di loro? Se si , il Papa chi lo deve fare?Bobo

Anonimo ha detto...

Luis,

dalla definizione di qualsiasi qualità che consiste sotto circostanze precise, si conclude validamente che quando le circostanze non esistono, la qualità non esiste...

ma essendo che la definizione menzionata riguarda l'ufficio non la persona, sia Lei si Pd Zolfi anno ragione sotto diversi aspetti della logica...


Romano

Anonimo ha detto...

O.T.
Non vi sembra ridicolo l' articolo di Margheriti per La Croce "Bergoglio abbandona i gay..."?
Corredato di randellate ai tradizionalisti?
Ma randellare la Tradizione e` la patente che bisogna esibire per fare carriera?
Si puo` essere cosi` distorcenti?

Anonimo ha detto...

Il miliardario tempio a Padre Pio fatto costruire da atei archistar e fratelli vari e` perfetto per la Nuova Chiesa.

Angelo ha detto...

Attenzione, però, caro signor Franco, al rischio di gigantismo, che esteriorizza una condizione di depauperamento spirituale anticamera del nichilismo

Anonimo ha detto...

Preghiamo per i sacerdoti
https://amiciziasanbenedettobrixia.wordpress.com/2015/03/27/6-fioretto-quaresimale-preghiamo-per-i-sacerdoti/

Urban

Anonimo ha detto...

È solo tra randellatori che non si randellano.

Anonimo ha detto...



" O.T.
Non vi sembra ridicolo l' articolo di Margheriti per La Croce "Bergoglio abbandona i gay..."?"


Sopratutto se paragonato a quest`altro suo articolo:

http://www.qelsi.it/rubriche/antonio-margheriti-mastino/il-papa-che-non-amava-i-sacerdoti/

Anonimo ha detto...

Cosa non si fa per i kompagni giornalisti/giornalai direttori a tempo perso e Kattolici nominalisti......

RAOUL DE GERRX ha detto...

"Oggi un gruppo di homeless ed emarginati di Roma par volontà del papa è stato condotto a visitare la Cappella Sistina e i Musei Vaticani, dal momento che quelle ricchezze sono anche di loro proprietà. Gesto magnifico, assolutamente evangelico, e Francesco è un uomo fantastico.…" (Franco).

C'est la réponse que B. a imaginée (ou qu'on a imaginée pour lui) pour faire oublier les repas à 500 euros organisés par Porsche sous les peintures de Michel-Ange.
N'est-ce pas un peu gros ?
A quand l'institution d'un Prix International de Démagogie ?

Silente ha detto...

Lo so, lo so, rischio, come spesso mi accade, l'impopolarità, ma pazienza: l' "ospitalità" concessa ai cosiddetti homeless nella Cappella Sistina non mi è piaciuta. Lo considero un gesto demagogico, intriso di un ambiguo, ideologico spirito pauperistico, per di più marketing oriented, furbescamente ammiccante ai più vieti luoghi comuni contemporanei.
E i gridolini entusiasti di approvazione del gesto da parte dei media mi danno ragione.

Franco ha detto...

Rr, Angelo. Secondo voi in sostanza io sarei un fautore del "pelagianesimo architettonico". Forse non avete capito il nocciolo del discorso: la contestazione di uno degli scontatissimi mantra anticlericali e anticattolici della Chiesa che accumula ricchezze mentre i poveri soffrono, solitamente declinati nella imperiosa richiesta: perchè il Vaticano non vende i suoi tesori, dando poi il ricavato ai poveri?
Non nego che le grandi cattedrali siano state costruite ANCHE per motivi non santi, come
l'affermazione del prestigio della propria città o del proprio stato ( vedasi Ken Follett "I pilastri della terra" ); però c'è stata comunaue dii mezzo la volontà di affermare il primato dello spirituale al di sopra di tutto e di tutti. C'è poi da considerare che i raggruppamenti umani hanno bisogno di imponenti "icone identitarie", inevitabilmente costose, come l'Altare della Patria in Italia, la Tour Eiffel a Parigi, i grattacieli a New York. Quelle icone vengono poi riprodotte in milioni di copie più o meno artistiche, più o meno kitsch, ma sempre produttrici di legame psicologico con la comunità in quanto portatrice di un certo sistema di valori
Certo, bisogna fare dei "distinguo": il gigantismo per il gigantismo è un'aberrazione;
però nel corso dei secoli sono state create opere d'arte grandiose che, utilizzando la "grammatica" dell'arte religiosa, riescono a dare un senso mistico come Palestrina e Bach: musica di luci e penombre, di colonne e arcate, tanto da dare effettivamente il senso del sacro.
Un esempio fra tanti, oltre alla basilica di Assisi: il duomo di Orvieto, innalzato per celebrare il Miracolo di Bolsena.
Certo, se l'architetto non è credente, è difficile che riesca ad usare la "grammatica del sacro".
Non ho visto la Chiesa di San Giovanni Rotondo; mi limito a pensare che tutto avrebbe
voluto Padre Pio tranne qualcosa di faraonico a lui dedicato.

mic ha detto...

Amici miei,
padre Zoffoli l'ho incontrato personalmente, in quel luogo speciale che è la Scala Santa (era un Passionista), in un momento in cui ero in crisi per ciò che ero costretta a vedere ed ascoltare nella mia nuova Parrocchia (neocatecumenale). Ebbene, in quella circostanza è stato lui a confermare i miei dubbi e, successivamente, posso dire che sia stato uno dei miei maestri.
Ringrazio il Signore anche per questo dono e prego che interceda per noi per la Chiesa tutta e, soprattutto per quei sacerdoti, anche per un naufrago in particolare, che sembrano non sapere di cosa stanno parlando.

Franco ha detto...

@ Raoul De Gerrx. Ovviamente presentavo i commenti ascoltati in TV. Per il resto sono d'accordo con lei sul rischio demagogia.
Mi è venuto anche da pensare alle immagini di Pio XII jeratico "ultimo papa re" quando corse nel quartiere di San Lorenzo appena bombardato: evidentemente il suo "animus" era di tenerezza, altro che aristocratico distacco!

vincenzo da torino ha detto...

Mic. Dici "quei sacerdoti, anche per un naufrago in particolare, che sembrano non sapere di cosa stanno parlando." Sicura? Mah!

mic ha detto...

Dunque vdt,
quel sacerdote sa quello che dice quando insulta trivialmente (e diffama) senza confutare alcun argomento, partendo per la tangente attribuendomi pensieri mai fatti e parole mai formulate e fondando su quelli le sue requisitorie, peraltro infarcite anche di oscenità?
Inoltre, non sapendo più a cosa attaccarsi, mi attribuisce persino di strumentalizzare padre Zoffoli, che ho conosciuto personalmente ed è uno dei miei maestri, peraltro senza tener conto, nel merito, di quello che padre Zoffoli afferma?
Dunque, lui sa quel che dice e lei lo approva, così come approva il "tutto va ben...".
Anche lei evidentemente non è d'accordo con ciò che sostengo, che sa benissimo non essere il rifiuto del concilio che mi si attribuisce, quando ne critico solo alcuni punti controversi ben documentati non solo da me. E quando critico un papa che sconcerta molti in gesti e parole semplicemente perché non è infallibile sempre e comunque, così come non è infallibile il concilio preso in toto come evento, senza distinguerne le peculiarità o negando (apoditticamente e non argomentando) gli elementi di rottura più che documentati. E quando cerco di decifrare i motivi della terribile crisi e confusione che stiamo vivendo nella Chiesa... o me la sono sognata?

Lei è padronissimo di credere ciò che vuole, ma che senso ha che venga qui a provocare?

Luisa ha detto...

Esatto cara mic, quel che pensa vdt di te e del tuo blog chi lo legge su altri lidi lo sa perfettamente, è sulla stessa linea di chi ti insulta, e i suoi contributi no sono i più moderati.
Che si tengano la loro saccente arroganza, le loro etichette di cui van così fieri, se non sanno argomentare altrimenti che con la provocazione e l`offesa che restino là dove possono condividere tra di loro specchiandosi nello specchio che dirà loro: sì, siete i migliori, i più belli, i veri e autentici cattolici.

Luisa ha detto...

A proposito di potere della chiesa, dei suoi ministri e ...della giustizia italiana, son riusciti a prendere possesso dei beni del FFI e "restituirli" a p. Volpi, clap, clap, clap.
L`ipocrisia del comunicato di quel che fu l`Ordine dei FFI riflette l`evidente sicumera di chi sapeva di godere di appoggi di peso.
Come non reagire in effetti quando si sa che quei doni son stati fatti per aiutare e sostenere Padre Manelli e la sua opera, per permettere a quell`Ordine che era si fiorente in vocazioni di continuare a farlo vivere e diffondere il carisma originale e originario, quello che i nuovi responsabili pretendono ritrovare e rispettare !

Non so se, e in qual modo, grazie alla "brillante operazione" della giustizia quei beni serviranno a quel che pretende il comunicato dei ffi, ma immagino che finalmente padre Volpi potrà ricevere il salario che lo ricompenserà del suo impegno.
E leggete l`ipocrisia sarcastica di queste parole:

"Qualora alcuni di essi abbiano riferito le loro donazioni ad una particolare figura di Religioso ( !!) ricordiamo che noi tutti siamo vincolati al Voto di Povertà individuale e collettivo, per cui i proventi della carità a noi conferita possono lecitamente essere destinati soltanto alle attività svolte dall’Istituto, in conformità con la normativa canonica sui Beni Ecclesiastici.

mic ha detto...

Cara Luisa,
Ho incontrato Pio Manelli e ho da lui la versione corretta dei fatti. Se mi autorizza, la pubblicherò.

mic ha detto...

Posso affermare da subito un dato oggettivo, a prescindere dall'esatta situazione ab origine illustratami da Manelli. Non è quanto meno anomalo (e non so se si ci siano altri casi: chi ne sa più di me forse lo più confermare) che, se c'è stato un sequestro di beni, ne venga affidata la curatela ad una delle parti in causa?

Luisa ha detto...

Grazie Maria, non so se servirà a qualcosa, non so se faranno appello e se è possibile farlo, ma spero che chi viene accusato di disonestà farà sentire la sua voce e darà la sua versione dei fatti.
Anche se non dispongono di quel che ho chiamato "appoggi di peso".

Luisa ha detto...

...penso che ci sia ben poco di normale nella triste vicenda dei FFI, e sin dall`inizio del commissariamento, che dunque anche questo ulteriore episodio comporti la sua parte di ombra non deve stupirci, purtroppo.

Luís Luiz ha detto...

Romano,
Ci sono molte maniere di confutare la "deduzione" della possibilità dell'eresia papale dalla definizione del dogma dell'infallibilità, ma questa mi sembra interessante: se un papa (un vero papa, poco misericordioso, criptolefebvriano e neopelagiano e che crede all'immortalità dell'anima e all'esistenza dell'inferno) volesse definire che l'eresia papale è impossibile perchè contradditoria con le parole di Cristo, credi che non lo potrebbe fare perchè tale definizione sarebbe in contraddizione colla definizione dell'infallibilità?

Luís Luiz ha detto...

Cioè, anche come dottore privato, naturalmente.

Luís Luiz ha detto...

"Il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè, quando..."

E no:

"Il Romano Pontefice, SOLO quando parla ex cathedra, cioè, quando..."

Una parolina che ha una sua importanza nella logica...

E una cosa è essere fallibile (poter errare), altra cosa è poter affermare una eresia formale (essere eretico)!


Franco ha detto...

Mi piacerebbe sapere che cosa dice il Diritto Canonico a proposito di un papa che fosse riconosciuto affetto da psicopatologia grave oppure in stato di coma prolungato per anni.

murmex ha detto...

Mons Livi(benchè non voglia definirsi tradizionalista , pur rispettando la legittimità di autodefinirsi così ) ha ben definito i continui attacchi di quel sacerdote : disgutosi . Il riguardo gratuito ad argomenti triviali , a cose che non vanno neanche nominate (a detta di S Paolo ), poi , da parte di chi si compiace di essere Padre , è sintomo di uno stato mentale (o spirituale ) che il Padre Cavalcoli dovrebbe curarsi di correggere . Alla fine sono padri , ma non Padri della Chiesa :altri padri le pensano diversamente , a cominciare da p Calmel .

Anonimo ha detto...

Non è quanto meno anomalo (e non so se si ci siano altri casi: chi ne sa più di me forse lo più confermare) che, se c'è stato un sequestro di beni, ne venga affidata la curatela ad una delle parti in causa?
Quanto meno, se non altro in teoria/tesi, dovrà rendere conto al tribunale dell'uso che farà di questi beni. In astratto (almeno) avrà questo vincolo. Spero che ciò serva almeno a "ridurre il danno".

Anonimo ha detto...

X Raoul De Gerrx, gli euro erano 5.000. non 500, così tanto per la precisione, ogni cosa ha un prezzo, un prezzo per ogni cosa...

Luisa ha detto...

Ok, vedo che anche il mio commento è stato soppresso e qui la mia incomprensione diventa totale.
E l`anonimo ed io, riprendendolo, non dicevamo altro di quel già espresso da murmex.
Ne prendo buona nota.

mic ha detto...

Se una cosa è già espressa, non vedo il motivo di ribadirla, se non quello di dare eccessiva importanza a chi non la merita.
Non ci voleva tanto a capire le ragioni del mio cancellare, che sono le stesse del mio silenzio precedente e successivo.
Tempo ed energie preziosi, in un momento come questo, da sottrarre alle diatribe sterili, risparmiandole per diventare più incisivamente assertivi.
Una misura effettivamente stracolma mi aveva indotta a intervenire. Ma 'calma e gesso' è il mio motto da ora in poi.
'Calma e gesso', che non servono per la mia persona, ma per continuare a portare avanti un discorso così serio.
Se sono davvero 'piccola', niente e nessuno mi può raggiungere con le sue staffilate o col suo veleno, non ha presa su di me, perché il mio cuore è altrove.
Poi vada come vada. Questo è nelle mani del Signore e della Sua e Nostra Madre...

Anonimo ha detto...

Calma e gesso, che significa?

mic ha detto...

E' una espressione mutuata dal gioco del biliardo.
Un buon giocatore, deve essere calmo e usare il gesso per rendere la punta della stecca più efficace, allo scopo di assestare tiri ben azzeccati.

Ora, la nostra 'calma' viene dalla pace del cuore che solo il Signore ci può dare; il gesso può essere la buona volontà insieme a prudenza e impegno che solo la grazia può rendere efficaci ma senza i quali manca qualcosa alla nostra storia di salvezza.

mic ha detto...

Un certo padre ricorda che Giovanni Paolo II ha pubblicato la Lettera Apostolica Ad tuendam fidem (1998), corredata da un’appendice della Congregazione per la dottrina della fede, la quale espone tre gradi dell’infallibilità, dei quali solo il primo corrisponde a quello stabilito dal Vaticano I.

Bene. Qualche riflessione, già fatta, ma qui ribadita al riguardo:

Nella "Professione di fede" nell'assumere un Ufficio da esercitare a nome della Chiesa, che implica anche il “Giuramento di fedeltà", che peraltro ha sostituito il giuramento antimodernista e alla fine rischia di essere "fedeltà al concilio" e alla sua rifondazione della chiesa, piuttosto che al Depositum fidei perenne che ci è stato consegnato, si dichiara:
"Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell'intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio Episcopale propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo".
A questo proposito ho chiarito (supportata da autorevoli studiosi e pastori) che l'assenso de fide (che ovviamente è altra cosa dall' ossequio della volontà e dell'intelletto) è dovuto quando la validità dogmatica è dedotta dalle citazioni di precedenti definizioni già solennemente sancite che trattano di temi di fede e di morale. Gli altri ambiti del magistero conciliare, per la loro natura pastorale, per la loro intrinseca novità o per la loro contestualizzazione storica contingente, non comportano né l’infallibilità, né la definitività sul magistero non infallibile. E tale è quello ordinario, pastorale, quando non ripropone verità dogmatiche. (Da notare che in teologia manca il concetto di "Magistero pastorale").

La stessa Lumen Gentium (non siamo ante né anti-conciliari) dichiara che l' «assenso religioso della volontà e della intelligenza lo si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del romano Pontefice, anche quando non parla ex cathedra».
Il che evidentemente significa che si può e si deve accoglierlo e vagliarlo attraverso la ragione illuminata dalla fede, perché l'assenso non può essere puramente esteriore e disciplinare, ma deve collocarsi nella logica e sotto la spinta dell’obbedienza della fede attinta dal Depositum fidei di cui la Chiesa è custode. L'ossequio non è adesione totale e imprescindibile. È doveroso per i cattolici chiedere chiarimenti su interrogativi insoluti. In mancanza, la coscienza guidata dalla retta ragione - che è quella illuminata dalla fede - insieme alla formazione ricevuta dal Magistero infallibile restano il criterio delle nostre scelte.

E dunque, anche il Magistero ordinario, nelle definizioni non infallibili, è criticabile. Oggi invece purtroppo (e ciò è paradossalmente comune sia ai sedevacantisti che ai modernisti) si tende a considerare infallibile senza distinguo ogni atto e ogni parola del Papa regnante.

mic ha detto...

Per inciso, da quel che conosco, la FSSPX non dice niente di diverso...
C'è ovviamente in ballo una questione "dottrinale" perché la proclamata continuità non è dimostrata e alcuni elementi di 'rottura' ampiamente illustrati in altre sedi e in molti scritti e documenti, sussistono.
Non sono tutti miei scritti, ma appartengono a studiosi come Gherardini, Kolfhaus, de Mattei, p. Serafino Lanzetta FI e diversi altri. E credo, non a caso, i FI sono stati "abbattuti" proprio per l'impegno con cui portavano avanti questo esame critico e da approfondire ulteriormente del Concilio. Un esame peraltro molto serio ed equilibrato, dell'Assise-spartiacque, spogliata della sua aura di 'mito' o di 'evento' e riportata alla concretezza dei suoi documenti.
Per chi volesse approfondire basta aver la pazienza di scorrere i titoli delle pagine fisse e dei testi in evidenza sulla colonna di destra del blog.

Anonimo ha detto...

Cavalcoli
"Questo non vuol dire assolutamente che tutti gli insegnamenti del Concilio siano infallibili, ma lo sono solo quelli dottrinali"

Mic, tu non dici la stessa cosa?

mic ha detto...

Sostanzialmente sì. Quello che evidentemente non accettano è ciò che ho ribadito sopra. E cioè che gli insegnamenti non infallibili possono essere messi in discussione, quando se ne dà il caso, come per tutte le denunce e le critiche che ci sono uscite dall'anima.

In più a Cavalcoli è servito per imbastire il solito discorso sofista, completamente falso nei confronti della Fraternità, che evidentemente mette in discussione (a che pro, altrimenti, i famigerati colloqui congelati perché alla fine il concilio non è discutibile?) proprio gli elementi fallibili e sappiamo tutti quali sono.

Silente ha detto...

"Da notare che in teologia manca il concetto di "Magistero pastorale".

E' questo il punto, che è teologico e canonico insieme.
"Magistero pastorale" è un flatus vocis inconsistente e insignificante, a-dottrinale e a-giuridico. Esiste un Magistero, nelle sua varie, graduate forme, ma non esiste un "Magistero pastorale".
E' una trappola semantica per rendere credibili se non addirittura obbliganti "insegnamenti" che non sono Magistero e che spesso sono anche in contrasto con il Magistero autentico. E' la de-costruzione di una millenaria dottrina che si fonda sulla logica aristotelica - massime il principio di non contraddizione - e sul rigoroso diritto romano. La pericolosità del concetto di "magistero pastorale" sta nella sua indeterminatezza, nel suo rifiuto di una rigorosa gerarchia di ciò che è magistralmente affermato, nel trionfo relativistico e storicistico per cui "ciò che è affermato ora è più vero di ciò che è stato affermato in passato". In questo modo, si instaura una indifferenziata "dittatura del detto", sia esso un'intervista a un quotidiano, una risposta in un viaggio aereo o una "omelia" a Santa Marta.
In contraddizione - apparente - con l'avversione modernista per i dogmi, il concetto di "magistero pastorale" tende a dogmatizzare tutto, a stigmatizzare conseguentemente i dissenzienti, a rifiutare le differenziazioni, che sono logiche e giuridiche, prima ancora che dottrinali, riguardo alla autoritatività delle varie dichiarazioni e atti.
E' una sorta di rozzo "giuspositivismo" ("è vero perché lo dico io, e sia condannato chi lo nega"), in aperto contrasto con la tradizione dottrinaria e giuridica della Chiesa. Di più: grazie alla sua indeterminatezza, il concetto di "magistero pastorale" si caratterizza per una totalitaria pulsione giacobina, ben lontana dalla sofisticazione canonica della Chiesa di sempre, rigorosa, differenziante, basata su norme precise e cogenti e quindi ben più "garantista".
Poi, sarebbe interessante un'analisi storica accurata di questo perverso concetto di "magistero pastorale", anche alla luce dei suoi esiti totalitari - il caso dei FFI è esemplare -, anche in relazione a quanto di riconducibile alla "dittatura del relativismo" che sta affermandosi anche nella Chiesa.
Varrebbe veramente la pena di approfondire.

mic ha detto...

E comunque ho dato un'occhiata di striscio, su segnalazioni, una risposta veloce secondo il sentire cattolico e non intendo soffermarmici più di tanto.

mic ha detto...

Questa sopra era una mia riflessione tardiva a quanto detto a proposito di p. Cavalcoli.
Il post di Silente l'ho visto dopo e si è incuneato in base all'ora di inserimento.

mic ha detto...

Per chi parlava dei beni dei Francescani dell'Immacolata:

Ora dopo averli distrutti stanno confiscando i beni. Ma è necessario precisare, in contrasto con la vulgata dei traditori, che i beni non sono mai appartenuti all'Ordine fin dalla sua fondazione (1970), in quanto affidati ad Associazioni laicali per vivere in pienezza il carìsma della povertà francescana contenuto nella Regola. E ciò d'intesa, fin da allora, con la Congregazione competente, che a suo tempo rifiutò - per evidenti ragioni di necessità di responsabilità diretta - la proposta di p. Manelli di intestare i beni alla Congregazione stessa.
Alcuni cambiamenti nell'affidamento delle responsabilità attuali derivano da problemi della primitiva gestione e, a quanto ne so, precedono il commissariamento.

Inoltre queste associazioni si sono sempre occupate soltanto dell'amministrazione dei beni, mentre i conventi, le missioni, ecc., nella gestione corrente sono sempre stati autonomi e vivevano della carità dei benefattori, molti dei quali, ora, hanno stretto i cordoni della borsa...