sabato 9 gennaio 2016

don Elia. La nostra sola certezza

Tu sei il Figlio mio amato: in te mi sono compiaciuto (Lc 3, 22).

Non si è ancora spenta, nei nostri cuori, l’eco festosa delle zampogne di Betlemme né la gioia immensa dei Magi alla vista della stella che da terre lontane li ha guidati fino a quel borgo sperduto di Giudea… Ed ecco che già ci si para davanti la maestosa bellezza del Cristo adulto, che, risalendo dalle acque del Giordano, riceve nella Sua umanità santissima l’unzione dello Spirito Santo per la consacrazione messianica, mentre la voce del Padre, come tuono possente, Lo rivela Suo Figlio diletto, nel quale ha riposto ogni Sua compiacenza. Con l’apparire del nuovo Adamo, nell’assoluta perfezione della natura umana assunta dal Verbo, si manifesta visibilmente la Trinità indivisibile, che in Lui è scesa sulla terra alla ricerca della pecorella smarrita onde ricondurla in quel gaudio ineffabile che è la Sua vita, eterna e incessante circolazione d’amore. Gli angeli s’inchinano attoniti, velandosi il volto, dinanzi a quel corpo già soffuso di luce divina, a preannunciare il fulgore della Trasfigurazione e la gloria della Risurrezione.

Quella stessa umanità, inseparabile dalla divinità, dopo essere stata inchiodata alla croce e aver effuso tutto il proprio sangue in remissione di tutti i peccati, una volta uscita dal sepolcro vittoriosa sulla morte e ascesa alla destra del Padre sarà sorgente dello Spirito Santo per tutti coloro che, con la fede e il Battesimo, le saranno incorporati, rinascendo così dall’acqua e dallo Spirito: «A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 12). Chi non è rinato dall’alto non può entrare nel Regno di Dio e nemmeno vederlo (cf. Gv 3, 3.5): «Ciò che è nato dalla carne è carne e ciò che nato dallo Spirito è Spirito» (Gv 3, 6); sono due generazioni diverse che si pongono su piani distinti. Noi abbiamo ricevuto nel nostro essere, per una grazia inestimabile, la vita soprannaturale, la partecipazione della natura divina (cf. 2 Pt 1, 4): «Guardate quale grande amore ci ha dato il Padre, tanto che fossimo chiamati figli di Dio – e lo siamo!» (1 Gv 3, 1). Ognuno di noi, allora, nella misura in cui vive effettivamente in Gesù, può sentirsi dire da Lui: «Tu sei il Figlio mio amato: in te mi sono compiaciuto».

Il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo – assicura sant’Ireneo – perché i figli dell’uomo potessero diventare figli di Dio. Egli ci rende partecipi di ciò che è Suo: «La gloria che hai dato a me, io l’ho data a loro» (Gv 17, 22). Ma questo è impossibile a chi non accoglie la Sua verità e la Sua grazia: «Quanti sono secondo la carne pensano le cose della carne, quanti sono secondo lo Spirito pensano le cose dello Spirito. Ora, il pensiero carnale è morte, mentre il pensiero spirituale è vita e pace. Poiché il pensiero carnale è nemico a Dio: infatti non si sottomette alla legge di Dio – e in effetti non ne è capace. Quanti sono nella carne non possono piacere a Dio. Ma voi non siete nella carne, bensì nello Spirito, se è vero che lo Spirito di Dio abita in voi. Se uno non ha lo Spirito di Cristo, costui non gli appartiene» (Rm 8, 5-9). È un fatto inoppugnabile: gli uni e gli altri si trovano in due condizioni radicalmente opposte, la corruzione dell’uomo decaduto e la santità ontologica di chi è inabitato dallo Spirito Santo.

Certo, non viviamo ancora in modo pienamente conforme a ciò che siamo diventati nel Battesimo. Per questo la vita cristiana è anzitutto un continuo combattimento contro il diavolo e il peccato, che ha lasciato in noi le sue tracce con le tendenze cattive e l’inclinazione al male. Tutto il nostro sforzo consiste allora nell’attualizzare il mistero battesimale con l’aiuto della grazia: far morire l’uomo vecchio, crocifisso e sepolto con Cristo, per poter realmente camminare in novità di vita (cf. Rm 6, 3-4). È questa la straordinaria realtà che ci è stata donata; chi non crede nel Figlio di Dio e non gli è incorporato non la possiede, ma nessuno gli impedisce di convertirsi sinceramente e di ricevere i Sacramenti per divenire partecipe di questo immenso tesoro. O forse sì, qualcuno potrebbe in effetti impedirglielo, illudendolo che le credenze siano tutte equivalenti e che si possa vivere in modo gradito a Dio anche senza la grazia santificante, di cui dispongono soltanto quei battezzati che sono, appunto, in stato di grazia. È la più subdola e malvagia perfidia nei confronti di chi non è cristiano: negargli la possibilità di scoprire il Regno di Dio e di ottenere la vita eterna. Una perfidia diabolica.

Se uno ama il Cristo, sputa in faccia al demonio e a chi lo serve; così facevano i Santi, tanto da incorrere a volte in incresciosi equivoci, quando credevano che fosse il diavolo ad apparire loro sotto mentite spoglie. Ma nel nostro caso non c’è pericolo di sbagliarsi: è fin troppo chiaro dove sta e per mezzo di chi parla e agisce. Manteniamo i nervi saldi e lucida la mente, così da rimanere imperturbabili di fronte al grottesco carosello dell’apostasia. «Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo»: sono parole della Vergine a Mélanie Giraud (La Salette, 1846). D’altronde è cominciato il conto alla rovescia; il 2017 è alle porte. Se non sparano adesso le ultime cartucce, quando lo faranno, poveretti? Lasciamoli fare, prima o poi le esauriranno. Per quanto ci riguarda, procediamo sicuri sotto il vincastro del Buon Pastore, rapiti dall’amore della Madre celeste e insensibili a tutto il resto; è verità di Cristo in noi che questo vanto non sarà per noi annullato (cf. Sal 22, 4; 2 Cor 11, 10).

Chi potrà narrare le tue grandezze, o Vergine? Chi «farà udire tutte le tue lodi» (cf. Sal 105, 2), o Figlia di Dio? Sei diventata Madre di Dio; hai unito la mente a Dio; hai unito Dio a una carne; hai reso Dio figlio dell’uomo e l’uomo figlio di Dio; hai riconciliato il mondo col Creatore del mondo […]. Ci hai concesso di vedere l’Invisibile in forma e sembianze umane anche con gli stessi sensi, e di toccare nella materia l’Immateriale e l’Intangibile. Hai nutrito col nostro cibo proprio colui che nutre gli angeli; e per mezzo di lui che nutre gli angeli hai nutrito noi con un cibo davvero celeste e puro. Hai costituito gli uomini familiari con gli angeli, o piuttosto li hai favoriti di doni ancor più grandi, avendo concepito da Spirito Santo e partorito mirabilmente il Dio-uomo, rendendo in modo ineffabile la natura umana connaturale alla natura divina e, per così dire, uguale a Dio (Gregorio Palamas, Omelie, 53, 62-63). 

22 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro don Elia...
Sacerdoti come te vengono poco apprezzati, forse perchè ancora capaci di vedere la realtà.
Ed ecco che cosa scrive (stralciato) un tuo confratello, in una lettera pubblicata da Sandro Magister.

"I fatti sono questi... il numero dei fedeli che si è accostato al confessionale non è aumentato, né nei tempi ordinari, né in quelli festivi... Anzi: mai come in prossimità di questo Natale i confessionali della mia chiesa sono stati ampiamente disertati.
Ho cercato conforto per questa amara considerazione immaginando che le basiliche legate all’Anno Santo a Roma o in altre città, oppure i santuari e i conventi, abbiano potuto attrarre un numero maggiore di penitenti. Ma un giro di telefonate ad alcuni confratelli che ascoltano abitualmente le confessioni in questi luoghi ha confermato la mia constatazione... E vi è sempre meno notizia anche di conversioni memorabili di pecorelle smarrite da tanti anni, che ritornano all’ovile del Buon Pastore attraverso i “servi inutili” della sua misericordia che siamo noi preti...
Diffidando del valore dei numeri, perché anche la salvezza di una sola anima ha un valore infinito agli occhi di Dio, ho ripercorso la “qualità” delle confessioni da me ascoltate e ho chiesto –nel rispetto del segreto confessionale circa l’identità del penitente– notizie ad alcuni confratelli penitenzieri di lunga esperienza. Il quadro che si presenta non è certo felice, sia per quanto concerne la coscienza del proprio peccato, sia in riferimento alla consapevolezza dei requisiti per accedere al perdono di Dio (anche in questo caso, so che il termine “perdono” sta cedendo il passo a “misericordia” e rischia di andare presto in soffitta, ma a quale costo teologico, spirituale e pastorale?).
Due esempi valgano per tutti.
Un signore di mezza età mi ha risposto riprendendo una frase di papa Francesco: “La misericordia non conosce limiti” e mostrandosi sorpreso che ricordassi a lui la necessità del pentimento e del proposito di evitare in futuro di ricadere nello stesso peccato: “Quel che ho fatto ho fatto. Quel che farò lo deciderò quando uscirò da qui. Come la penso su ciò che ho compiuto è questione tra me e Dio. Sono qui solo per avere quello che spetta a tutti almeno a Natale: poter fare la comunione a mezzanotte!” E ha concluso parafrasando l’ormai celeberrima espressione di papa Francesco: “Chi è lei per giudicarmi?”.
Una giovane signora, alla quale avevo proposto come gesto penitenziale la preghiera in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento esposto sull’altare della chiesa e un atto di carità materiale verso un povero nella misura delle sue possibilità, mi ha risposto seccata che il papa aveva detto pochi giorni prima che “nessuno deve chiederci nulla in cambio della misericordia di Dio, perché è gratis”, e che non aveva né tempo per fermarsi in chiesa a pregare, né soldi da dare ai poveri.

Non avevano del tutto torto i vescovi che, almeno fino al Concilio Vaticano II e in molti casi anche dopo, durante le visite pastorali nella propria diocesi chiedevano anzitutto ai parroci quante confessioni e quante comunioni facevano in un anno, rapportandole al numero dei battezzati affidati alla loro cura.Erano vescovi e papi che traevano utili indicazioni sullo stato della cura delle anime e della santità del popolo di Dio semplicemente dalla medicina delle anime e dal veicolo della grazia santificante.
Non disponevano certo di tutto l’apparato istituzionale, comunicativo, tecnologico e organizzativo reso possibile dalla sociologia religiosa e della stampa e radiotelevisione, ma avevano dalla loro l’umile certezza che non è accarezzando le mode culturali e antropologiche del tempo che si salvano le anime, né andando dietro all’onda dei (ri)sentimenti e delle rivendicazioni individuali e sociali all’interno e all’esterno della Chiesa che si edifica il popolo di Dio sulla via della santità...

[Lettera firmata]

hr ha detto...

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351203
Giubileo della misericordia, ma con i confessionali vuoti
La lettera choc di un sacerdote in cura d'anime. Sempre meno penitenti e sempre meno pentiti. Gli effetti controproducenti di una "porta" troppo spalancata

Anonimo ha detto...

Grazie don Elia.
Purtroppo si dice "Chiesa in uscita" mentre dovrebbe essere il contrario "in entrata" visto che chi non lo e' dovrebbe essere incorporato col battesimo nel Corpo mistico di Cristo.

Anonimo ha detto...

I confessionali sono vuoti, in compenso alla Comunione accede il 99% dei presenti alla Messa, si vede che tutti sono puri come angeli........... Teresa

mic ha detto...

La "Chiesa in uscita" corrisponde all'"Andate...".
Il problema è il senso malinteso che viene dato a quell'"uscire da se stessi" (per andare incontro agli altri) o alla "Chiesa in uscita da sé" (per l'evangelizzazione), che non può prescindere da un solido radicamento e centramento e maturità. Senza presunzione di perfezione, ma in un divenire inserito in un solco già tracciato percorso e continuato, non improvvisato. E non perché si sia chiusi ai cambiamenti o alle sorprese, ma senza pressappochismi...

hr ha detto...

Questa è l'opinione ufficiale dell'Osservatore Romano
http://www.osservatoreromano.va/it/news/un-carisma-non-un-lusso
Un carisma speciale
Il dialogo tra le religioni nel primo video del Papa per l’Apostolato della preghiera

hr ha detto...

http://www.osservatoreromano.va/it/news/preti-tra-cielo-e-terra

Il prete non può fare a meno del confessionale, il «luogo santo» in cui la misericordia di Dio si incontra con la fragilità umana. A maggior ragione nell’anno giubilare, il sacerdote è chiamato a riscoprire questo aspetto del suo ministero e a viverlo con piena disponibilità. Lo sottolinea in questa intervista al nostro giornale il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero.

Il testo completo dell'intervista si legge però qui:
http://ilsismografo.blogspot.it/2016/01/vaticano-intervista-al-cardinale-stella.html

Anonimo ha detto...

Prima di tutto grazie a Don Elia che ci fa ritrovare quello che sembra sempre più spesso non solo perduto ma addirittura messo al bando, schernito proprio in ambito cattolico.
La Chiesa voluta da Bergoglio a incominciare dalle sue omelie è una Chiesa senza traccia di spirito, di soprannaturale, di oltre. Tutta concentrata nel materiale e nel materialismo oltre tutto rigorosamente conformista e conforme col Mondo e i suoi Signori. Ciò che viene detto da questa nuova Chiesa non è che la continua riproposizione in fotocopia dei soliti editoriali quotidiani dei giornalisti dei salotti che contano e che dettano la linea a livello planetario. Quello che dice il Papa, per esempio, è infatti indistinguibile da ciò che scrive e sostiene Scalfari con cui è proclamata reciproca sintonia. Quindi, visto che il Papa da un lato accusa la Chiesa cattolica prima di lui di essere crudele, corrotta, falsa e dall'altro conferma il Mondo e la società nelle sue scelte (la Chiesa era sbagliata e ipocrita avete ragione voi a vivere e pensare come vivete e pensate, dice il Papa) gli esiti finali non possono essere che quelli riportati drammaticamente nella lettera segnalata da Anonimo 9 gennaio 2016 12:58.
Miles

mic ha detto...

L'opinione ufficiale dell'Osservatore Romano
.... Non è un caso che la prima intenzione sia a favore del dialogo tra le religioni. Francesco lo considera un carisma speciale del suo pontificato. Ha la certezza che siamo tutti figli di Dio, certezza fondata sul racconto biblico della creazione che dice: «Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza» (Genesi, 1, 27). Da lì invita tutti a diffondere, a pregare e a collaborare con questa causa che in Kenya ha definito «essenziale», certo «non un lusso» né «qualcosa di aggiuntivo o di opzionale». ....

Ma non dimentica qualcosa? Che l'immagine è stata sfigurata dal peccato originale. E che, se è vero che siamo tutti "creature" di Dio, l'adozione a "figli" e il nostro reinserimento nella comunione col Padre, l'ha operata Cristo e la riceviamo da Lui e da nessun altro?
"essenziale" che siamo immagine? Certamente. Ma basta, avuto riguardo alla Storia di Salvezza?

mic ha detto...

L'altro articolo dell'Osservatore Romano:
"Noi non siamo mai pronti a questo, perché nel pastore ritorna sempre la tentazione di dover “sistemare” le cose, di dover legiferare e stabilire norme. A volte l’ansia del controllo o della gestione delle cose conduce il prete a diventare un “uomo delle regole”, comodamente rassicurato dai propri schemi, invece che gioiosamente disponibile allo Spirito".

E' una fissazione. Ha già legiferato Dio. "L'"ansia del controllo e della gestione delle cose" sono patologia, non spiritualità sana che, insieme alla grazia, presuppone la fedeltà ad un ordine che non viene da noi o dal 'gestore' di turno. Ed è distorcente attribuire una prerogativa del genere - è questa la conclusione che ne traggono anche i suoi corifei - a chi quest'ordine lo custodisce e lo rispetta; ma non per questo è meno gioiosamente aperto allo Spirito.
E' la rinuncia totale al munus regendi, che è una funzione costitutiva. E questa sì che non è un'optional...

Luisa ha detto...

Leggo nell`artciolo dell`OR:

"Francesco presenta una teologia che va oltre: quella di un Padre amorevole che, padre di tutti, cerca e si lascia trovare, nelle diverse forme di pensiero e nella ricchezza della diversità di fede. "

"Francesco" e la sua "teologia", "Francesco" e la sua chiesa, "Francesco" e la sua misericordia, che egli vada oltre la teologia e la dottrina cattoliche, che egli stia immaginando e tentando di costruire una chiesa a sua immagine, che egli legga il Vangelo attraverso il filtro delle sue opinioni, lo abbiamo capito, va talmente oltre che lascia perfino per strada le parole del Signore che contraddicono il suo progetto, ci propina un`immagine di un Cristo bonaccione che, non solo non giudica mai, perdona sempre ma non domanda mai niente, nemmeno il pentimento e l`intenzione di non più ricadere nel peccato, un Cristo tagliato su misura, allora come stupirsi che le chiese e i confessionali restino vuoti, perchè dovrei confessarmi dal momento che sono assolta a prescindere, e poi tanto la mia coscienza mi ha detto che quel che ho fatto e detto è cosa buona e giusta e il papa ci ha detto che quel che conta è quel che io ritengo essere bene o male...dunque.
E così ci troviamo con un "padre amorevole", un "padre generico", lo stesso per tutti, che si lascia trovare, e poco importa la via d`accesso, tutte vanno bene, e poi quelle differenze sono una ricchezza, exit Gesù Cristo Figlio di Dio che si è incarnato, ha sofferto è morto e risorto per noi, sola Verltà, sola via di salvezza.
Altri tempi, altra prosa, altra chiesa.

RR ha detto...

Siccome qualcuno era incapace di dare un ordine logico e morale alla sua vita, siccome era incapace di studiare e rispettare le regole anche della grammatica, siccome altri gli passavano avanti, non perché più ricchi o più belli, ma semplicemente perché più studiosi (per riuscire nello studio bisogna saperlo organizzare), siccome ad un certo punto l'incapacità ad organizzare anche i propri pensieri è sfociata nella malattia mentale, e nella conseguente sospensione del ministero, allora ecco che tutto ciò che è ordine, regola, rispetto, traccia segnata e percorsa da tempo e da molti, diventa un errore, una colpa, un peccato.

Come già scritto, non è sola Donna Prassede a prendere per volta del cielo quella della sua scatola cranica.
RR

tralcio ha detto...

a RR,

Grazie per aver fotografato "l'ampio orizzonte" delle menti "ispirate" alle Donna Prassede così di casa nella chiesa moderna. Fulgidi esempi di bigottismo secolare, di leaderismo clerical-anticlericale, di insana dottrina e di un desiderio di bene smanioso di comandare, e condizionare chi non la pensi allo stesso modo, bollando con acidità assoluta mentre le pretese di dolcezza e misericordia di cui è piena la bocca valgono una glicemia patologica.
L'attuale partito di Donna Prassede ha in mente di raddrizzare niente meno che la Chiesa!

Emanuele ha detto...

Preoccupante, in chiusura dell'articolo, la frase:"Voglia il Dio dello shalom, della pace e del salam che così sia."
E' l'approvazione manifesta dell'apostasia?

T. ha detto...

Per sorridere un po' tra noi e con Don Elia :
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1542758442708609&set=p.1542758442708609&type=3&theater

Luisa S. ha detto...

"Francesco presenta una teologia che va oltre: quella di un Padre amorevole che, padre di tutti, cerca e si lascia trovare, nelle diverse forme di pensiero e nella ricchezza della diversità di fede. "
Dio dunque è un Padre amorevole verso tutti che ha mandato il Figlio Suo a morire in modo infamante perché l'uomo abbia una serie di opzioni di fede fra cui scegliere.
E poi cosa vuol dire "una teologia che va oltre" oltre cosa ? oltre la teologia ? allora cosa è? oltre la parola della scrittura? oltre il buon senso? Insomma qualcuno mi sa dare un contenuto a questo "oltre"

mic ha detto...

Tralcio, sei riportato qui, ma in riferimento a un non meglio identificato sito di "un Teologo"...

http://traditiocatholica.blogspot.it/2016/01/il-simbolo-e-un-richiamo-ad-un-oltre.html

Margaritae ha detto...

Pace con Dio mediante la purezza d'intenzione, con il prossimo mediante l'amore, con se stesso mediante la lotta contro le passioni e la pazienza.
San Massimiliano Kolbe

Anonimo ha detto...

Mic
Se RR nel suo commento delle ore 17.54 si riferiva a Bergoglio dovresti far presente che questi non è stato mai sospeso dal ministero. Ci sono tante cose vere e gravi che possiamo giustamente dire di lui perché tirare fuori cose false che tolgono autorevolezza al blog facendo credere che ci sia solo una acrimonia nei suoi confronti?
Forse RR si riferiva al l'esilio di Cordoba, ma li esercitava il suo ministero, la sospensione del ministero è una sanzione vaticana.
Laura

Anonimo ha detto...

Eppure per la soluzione della situazione attuale basterebbero euro 8,42 a testa:
http://www.amazon.it/Catechismo-maggiore-listruzione-Signore-Vergine/dp/8821592758/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1452440798&sr=8-1&keywords=catechismo+san+pio+x

Luigi Rmv ha detto...

Complimenti don Elia, nelle sue parole c'è il sale, sempre più raro da trovare poiché molti sacerdoti lo stanno perdendo.
Tra le tante, questa Sua frase mi è piaciuta molto perché esprime bene il momento che stiamo vivendo:
"...O forse sì, qualcuno potrebbe in effetti impedirglielo, illudendolo che le credenze siano tutte equivalenti e che si possa vivere in modo gradito a Dio anche senza la grazia santificante, di cui dispongono soltanto quei battezzati che sono, appunto, in stato di grazia. È la più subdola e malvagia perfidia nei confronti di chi non è cristiano: negargli la possibilità di scoprire il Regno di Dio e di ottenere la vita eterna. Una perfidia diabolica".

Che differenza con l'articolo dell'Osservatore Romano sul video del Papa e il nuovo scopo della Chiesa "di Francesco", cioè il dialogo tra le religioni e la giustizia sociale.
Non si può fare un paragone con l'articolo di un giornalista, ma quest'ultimo somiglia molto alle omelie di molti sacerdoti modernisti:
"Nel video ci invita a pregare «con lui». Francesco crede profondamente nel potere della preghiera unita. Nella sua ultima frase mostra la sua fiducia sincera nel fatto che molti lo accompagneranno in questa fondamentale pratica spirituale. Lo faremo in intenzione e azione a partire dalla nostra religiosità? Voglia il Dio dello shalom,della pace e del salam che così sia".

Scoperta del secolo: "con Francesco" abbiamo capito che la preghiera unita è una "fondamentale pratica spirituale"!

Non tra cattolici, magari con il Rosario, ma interreligioso, tanto Dio è uno solo, c'è un oceano di Misericordia e una religione vale l'altra, l'importante è dialogare ed essere solidali.

Rr ha detto...

Cara Laura,
effettivamente mi riferivo al misterioso periodo di Cordoba, quando, pur rimanendo ovviamente sacerdote, fu invitato ad un periodo di " riposo". Come certi primari o aiuti che, stressati, cominciano a non essere più sicuri del loro operato, e si prendono, o vengono posti in, un periodo di riposo.
Mi sono espressa male, ma ciò che volevo dire sostanzialmente non cambia.
Rr