martedì 8 maggio 2018

Assalto dei lupi al gregge - Danilo Quinto

Per comprendere la situazione senza precedenti in cui si trova la Chiesa, si deve andare in profondità e risalire al XVI secolo, alla figura di Jan Amos Kominsky detto Comenius (1592-1670). Discendente da una famiglia della setta protestante anti-trinitaria dei Fratelli Boemi, divenne membro dei Rosacroce, una setta segreta, panteistica, di derivazione cabalistica, protestantica e madre della massoneria. Ebbe come padre spirituale Johann Valentin Andreae (1586–1654), uno dei fondatori dei Rosacroce, che lo elesse come suo successore nell’opera di espansione della sinarchia mondialista anti-cattolica romana. «Comenius» - come scrive Don Curzio Nitoglia (2015) in “Nuovo dis-ordine europeo”, (qui) - «voleva unificare a livello mondiale l’istruzione scolastica; coordinare i governi nazionali in un’istituzione super-nazionale; riunire pan-ecumenicamente le chiese cristiane e le religioni a-cristiane all’insegna di un “cristianesimo” (di nome) pluralista, relativista, tollerante e modernistico. (…). Nel suo scritto “Consultatio de rerum humanarum emendazione, pars VI, Panorthosia (Amsterdam, 1644), annunzia il piano sinarchico della distruzione della Chiesa romana e del Papato ad opera dei popoli nordici, ossia luterani e di quelli islamici ottomani, passando prima attraverso la dissoluzione del S. Impero Romano Austriaco (v. 1a guerra mondiale) per giungere al Nuovo Ordine Mondiale: “ordo a caos”, oppure “lux ex tenebris”, come dicono i massoni». Il piano di Comenius è entrato nella Chiesa di Roma con il Concilio Vaticano II e con il post-concilio, tanto che il 16 aprile 1993 il Pontificio Consiglio della Cultura, lo celebra con un simposio internazionale, intitolato “L’eredità di Comenius, bilancio di un centenario” e il cardinale Paul Pouppard, suo presidente, dichiara: «Comenius è stato il pioniere di una nuova educazione dell’uomo per l’uomo» (“Esprit et Vie”, 13 maggio 1993). 

Continuatore del piano di Comenius fu Alexandre Saint-Yves d’Alveydre (1842-1909), che «progettò» – sintetizza Nitoglia - «di allargare la sinarchia dall’Europa (con Londra, Parigi e Bruxelles come capitali) al mondo intero, tramite la formazione di un’Unione Europea con un Supergoverno transnazionale che unisse le varie chiese cristiane (tranne quella romana) in vista di una comunità economico-finanziaria dominata dal denaro delle grandi banche. In breve, occorreva formare al di sopra delle Nazioni e delle Patrie un governo tecnico, di scienziati e di professori, di banchieri e di economisti e al di sopra della Chiesa romana un consiglio federale o democratico delle varie chiese nazionali dominate dalla Superchiesa, o meglio Controchiesa, la massoneria». Non è forse quello che vive oggi l’Europa, del tutto scristianizzata e affidata, nella “sorte” dei suoi popoli e dei suoi individui, ad oligarchi spregiudicati, a dei veri e propri cannibali, che conducono i disegni delle sette economico-finanziarie e massoniche di cui fanno parte?

Nel secolo scorso, viene reso pubblico l’antico piano segreto. E’ Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi (1894-1972) a realizzarlo. Nel corso di una conferenza all’Accademia delle Scienze Morali e Politiche di Parigi del 15 aprile 1960, afferma: «La caduta dell’Impero dei Papi ha permesso la nascita di una federazione europea laica». In sintonia con la dichiarazione di Alber Pike (1809-1891, Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato della massoneria per la Giurisdizione meridionale degli Stati Uniti, che in precedenza aveva dichiarato: «Quando Luigi XVI fu giustiziato la metà del lavoro era fatta; e quindi da allora l’Armata del Tempio doveva indirizzare tutti i suoi sforzi contro il Papato». Il “piano Kalergi” «consiste essenzialmente», sostiene don Nitoglia, «nella distruzione totale della Vecchia Europa, iniziata con la Prima guerra mondiale, seguitata con la Seconda e terminata con l’Europa Unita di Bruxelles e l’invasione di massa di milioni di musulmani provenienti dall’Africa. Le invasioni della Vecchia Europa da parte dei popoli dell’Est, degli slavi, degli asiatici e dei musulmani […] non sono un fenomeno spontaneo, ma […] progettati da Kalergi e sono state realizzate dai “Padri fondatori” dell’Europa Unita e poi ultimate dai “figli deficienti” dell’Europa oramai distrutta, con l’avallo degli uomini di Chiesa, che dal Vaticano II in poi hanno sposato la filosofia della modernità».

Sappiamo bene che lo spazio temporale di alcuni secoli, per gli esseri umani è enorme ed evocarlo potrebbe suscitare una domanda: “Che senso ha collegare gli anni attuali di Bergoglio e del Papa emerito addirittura al XVI secolo?”. Sarebbe una domanda ragionevole se non si considerassero tre aspetti decisivi. Il primo riguarda la nostra concezione del tempo, che non è quella di Dio. Per Dio, il tempo non esiste, perché Egli è eterno e i Suoi “tempi” non sono i nostri “tempi”. Il secondo aspetto attiene al fatto che la Chiesa non è un’Istituzione umana, ma divina e la penetrazione delle presenze di origine diabolica si deve scontrare con la volontà di Dio, perché è Dio che permette al Maligno di operare, sempre per consentire un bene superiore. Il terzo punto attiene direttamente a Bergoglio, che non è una “meteora”, come qualcuno vorrebbe far credere, mentendo e mistificando. Con i suoi gesti, con le sue parole, con le sue Esortazioni apostoliche, con la sua concezione “democratica” del Papato – una contraddizione grande quanto una casa, perché la democrazia nulla ha a che fare con la Chiesa, che per volontà di Nostro Signore Gesù Cristo è una struttura gerarchica – con le sue ambiguità, con i suoi “vizi privati”, come le telefonate o le esternazioni sugli aerei, che vorrebbero demolire duemila anni di storia del Cristianesimo, corrette, sempre ad arte, con le “pubbliche virtù”, in un gioco di ambiguità e confusione gigantesco, non fa che proseguire un disegno antico, di cui è assolutamente consapevole, insieme ai teologi che lo assecondano. Egli sa che suo unico compito, per esplicito mandato divino, dovrebbe essere quello di custodire, tramandare e confermare i cattolici nella fede. Tanto che lo dice espressamente: lo scorso 4 maggio, durante un’omelia a Santa Marta, commentando un passo degli Atti degli Apostoli che descrive un momento difficile della comunità cristiana di Antiochia, parla di come “custodire la fede” e “confermare nella fede”. Dice che quelli che si erano presentati a difendere la gente come «ortodossi della vera dottrina, credendo di essere i veri teologi del cristianesimo, avevano disorientato il popolo: gli apostoli, i vescovi di oggi, lo confermano nella fede». Aggiunge che «Il vescovo è quello che sorveglia, quello che vigila; è la sentinella che sa guardare per difendere il gregge dai lupi che vengono». Dal punto di vista teologico, il suo dire – che potrebbe sembrare auto-referenziale o, addirittura, di carattere bipolare - non fa una piega. Si tratta solo di capire di quale teologia si tratti.

Degli ultimi sessant’anni di questa storia che dura da secoli, si occupa in una video-intervista rilasciata a “The Wanderer” e pubblicata il 3 maggio scorso sul sito spagnolo http://caminante-wanderer.blogspot.it/, oltre che su GloriaTv, mons. Antonio Livi, professore Emerito di Filosofia alla Pontificia Università Lateranense, uno dei massimi teologi e filosofi contemporanei. «La pastorale di Papa Francesco», chiede la giornalista, «già implementata da decenni al Nord delle Alpi, porta ad una Chiesa moribonda. Perché Papa Francesco non se ne rende conto?». Risponde Livi: «Perché lo hanno eletto apposta per questo. Lui l’ha detto: i miei fratelli cardinali mi hanno eletto perché io mi occupi dei poveri, perché io porti avanti la Riforma. In realtà, è quel gruppo di teologi di San Gallo, in Svizzera, Godfried Danneels, Walter Kasper, Karl Lehmann e altri, che già quando fu eletto Benedetto XVI, avevano l’idea che il papa che avrebbe potuto portare avanti una Riforma in senso luterano della Chiesa, avrebbe potuto essere lui, Bergoglio. Perché la pastorale o la politica d’intesa interreligiosa con i luterani e poi con tutti gli altri, mira a far sì che i luterani siano apprezzati ed approvati, che il cattolicesimo sia sempre più ridimensionato e si penta di tutti i suoi peccati. Il teologo di Papa Francesco più a portata di mano, il direttore di ‘Civiltà Cattolica’, Antonio Spadaro, pubblica articoli di un suo confratello gesuita, Giancarlo Pani, che dice sempre: “La Chiesa ha sbagliato, ha peccato con Lutero. Lutero aveva ragione e adesso bisogna rivalutarlo a fare quello che lui voleva”. Che cosa voleva fare Lutero? Una Chiesa senza sacerdozio, una Chiesa senza magistero, una Chiesa senza dogmi, una Chiesa senza un’interpretazione ufficiale della Sacra Scrittura, lasciata in mano alle persone che la interpretano secondo lo spirito, presunto, che loro suggerisce. Una Chiesa sinodale, dove sacerdoti, vescovi, papi, non sono espressioni del Sacro, ma della politica, della comunità che elegge, che nomina. Il papa stesso dice questo: “Bisogna arrivare ad una Chiesa di popolo”. Non si può mai sapere quello che vuole il popolo, cioè una moltitudine di persone diverse. Anche in politica l’espressione “popolo” è puramente retorica, tanto più in teologia. La Chiesa non ha mai fatto un’operazione di carattere “democratico”, come eleggere delle persone con il consenso di una base e non ha mai tirato fuori da quello che la gente pensa quello che la Chiesa deve insegnare. La Chiesa deve insegnare quello che ha detto Gesù. E’ così semplice». Livi chiarisce un argomento che coloro che saranno vomitati dalla bocca di Dio - i tiepidi – come dice l’Apocalisse, usano spesso: «Viene detto che il Papa l’ha voluto lo Spirito Santo. E’ una sciocchezza. Lo Spirito Santo ispira tutti perché facciano il bene, ma non tutti fanno il bene che lo Spirito Santo ispira loro: c’è chi fa una cosa buona e chi fa una cosa cattiva». Chiarisce così: «Se io penso al cardinale Kasper, che già prima voleva distruggere la Santa Messa, il matrimonio, il diritto canonico e adesso il papa dice che è il suo teologo per eccellenza e gli fa organizzare il Sinodo sulla famiglia, dico a me stesso: questa è una cosa tutta orchestrata. Perché poi va a finire in tutte le cose: il riconoscimento di Lutero; preparare una Messa in cui la consacrazione non sia più consacrazione, che sia eliminato il termine “sacrificio” e che piaccia ai luterani. La stessa cosa successa con Paolo VI, che nella Commissione del Concilio Vaticano II, presieduta da Annibale Bugnini, che doveva preparare il Novus Ordo Missae, inserì dei luterani, che avevano il compito di dire che cosa a loro piaceva e non piaceva della Messa cattolica. Una cosa assurda! Si vede, allora, che è un piano molto ben orchestrato, che non viene da adesso. Proviene dai primi anni sessanta; per più di 50 anni i teologi eretici, malvagi, hanno tentato di conquistare il potere e adesso l’hanno conquistato. Per questo, dico: l’eresia al potere. Non sono i papi eretici. Io non l’ho mai detto di nessun papa. Sono papi che hanno subito quest’eresia e non l’hanno contrastata. Pensiamo a Giovanni XXIII quando dice: affermiamo la dottrina di sempre, ma senza condannare nessuno. Questo è impossibile: la condanna fa parte della spiegazione del dogma, è l’altra faccia della stessa medaglia. Se si vuole applicare il dogma nei tempi moderni, dove ci sono delle eresie, bisogna per forza condannarle. Non condannare niente, significa approvare tutto. Approvare tutto, significa che non c’è più la fede cattolica». 

Che non ci sia più la fede cattolica è quello che vuole Satana. La sua strategia – com’è accaduto nel caso dell’olocausto del piccolo Alfie Evans – è diventata ora quella di richiedere sacrifici umani perché il suo obiettivo si realizzi. Perché Satana ricorre a questo? Perché sa che la lotta da lui iniziata con Dio quando ha sedotto l’uomo con il peccato originale, richiederà, dopo la purificazione spirituale, anche quella fisica e sa anche che la Santa Vergine Maria lo schiaccerà, aiutata nel Suo intervento dal sangue dei martiri. E’ molto probabile che il successore di Bergoglio porti a compimento definitivo il disegno anticristico iniziato alcuni secoli fa. Anche qui, non possiamo, noi umani, sapere quando e come, stabilire il tempo, perché il tempo appartiene a Dio. Quel che possiamo fare è pregare perché si avvicini il più in fretta possibile il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, che ha già detto “Ora, basta!”. L’ha detto una volta sola, ma l’ha detto: nel 1947, la prima apparizione che Ella fece a Bruno Cornacchiola alle Tre Fontane, a Roma. Un’apparizione tenuta volutamente per tanto tempo segreta, nascosta, che si ricollega direttamente alle apparizioni di Fatima, quando la Santa Vergine Maria ordinò che la Russia fosse consacrata dal Papa e da tutti i Vescovi. Cosa che la Chiesa Cattolica, con 7 papi che si sono succeduti dal 1917 ad oggi, non ha mai fatto nelle forme indicate. E’ questo che il mondo intero, da allora, paga: la disobbedienza alla Nostra Mediatrice e Corredentrice. La disobbedienza a Dio, quindi, come quella dei nostri progenitori, che mangiarono il frutto proibito, rifiutando il comando e l’amore di Dio. Allora, gridiamole dai tetti queste parole: “Ora, basta!”.
Danilo Quinto

10 commenti:

irina ha detto...

Alla luce di tante encomiabili disamine dovremmo essere in grado di compiere grandi opere. Così non accade. Accade invece che organizzare un rosario è problema. Bisognerebbe capire, anche di questo fenomeno, il come ed il perché.

Ave Maria ! ha detto...

Ritroviamoci spiritualmente alle ore 12:oo di questo santo giorno per recitare CORALMENTE la
SUPPLICA alla VERGINE del SANTO ROSARIO di POMPEI .
Al supermercato , in autobus, al lavoro ,in casa, per mare , in aereo ,in strada , in carcere , in ospedale , ciascuno dal proprio posto alle ore 12:oo si fermi per volgere questo Atto d'Amore alla Vergine Madre .

INSIEME CORALMENTE RECITIAMO la SUPPLICA alla VERGINE MADRE .
http://www.santuario.it/images/stories/supplica/SupplicaItaliano.pdf


Supplica iniziale recitata solennemente per la prima volta dal Beato Longo il 14 ottobre del 1883 :
http://www.santuario.it/images/stories/supplica/SupplicaItaliano.pdf

Anonimo ha detto...


Quand il était encore archevêque de Buenos Aires, Bergoglio faisait danser le tango — danse née, au début du XXe siècle, dans les bordels de la capitale argentine — à la fin des célébrations eucharistiques : il y voyait une façon très efficace, très moderne, de mieux communier aux « saints mystères » qui venaient d’être célébrés.

A peine élu pape, il a surpris et choqué tous les catholiques dignes de ce nom en ne s’agenouillant jamais devant le Tabernacle, confirmant ainsi, à la face du monde, qu’il ne croit pas à la Présence Réelle et que les Saintes Espèces ne méritent de sa part aucun geste particulier d’adoration.

C’est, précisément, parce qu’il ne croit pas à la Présence Réelle qu’il a imaginé, avec ses deux compères les cardinaux allemands Kasper et Marx, d’admettre officiellement à la communion les divorcés remariés et les protestants des couples mixtes.

On a parlé à ce sujet, à juste titre, de « profanation ». Mais il faut bien voir que pour Bergoglio ce mot de profanation, qui relève d’une « mentalité sacrale » aujourd’hui révolue, n’a aucun sens. Nous vivons, selon lui, dans un monde entièrement sécularisé. Pourquoi les espèces eucharistiques ne seraient-elles pas « sécularisées » comme le reste ?

J’ai connu dans ma jeunesse un théologien français — Bernard Besret, moine cistercien, plus tard apostat et franc-maçon déclaré — qui affirmait qu’il fallait désormais célébrer l’eucharistie « comme on prend l’apéro entre copains : un coup de rouge et un morceau de brioche »… Et pour ça, hein, pas besoin de cérémonies ou de rites. Pas besoin d’églises. Le bistrot du coin suffit. Pas besoin de baratins, de gestes, de génuflexions, de salamalecs venus de l’Orient compliqué et de l’Antiquité obsolète. Tout ce décorum du passé, toutes ces dorures, toutes ces peintures, tous ces machins en soie, en lin, en laine… Toutes ces nappes, tous ces lampions, toute cette vaisselle… La spontanéité, quoi ! La créativité ! La fête, ouais ! Tous les jours ! Et pas besoin de prêtres ! Avec des femmes pour le service, pourquoi pas ? C’est ça, paraît-il, qu’avait voulu « Jésus de Nazareth » et que Luther et ses amis avaient vainement tenté de rétablir.

Pour Bergoglio, qui a certainement lu Besret (celui-ci était très apprécié en Amérique du Sud, et, en outre, ils sont de la même génération, ils ont le même âge, mais plus rusé le jésuite argentin, plus fourbe, plus méthodique, plus avisé que l’ex-moine breton), le tango était comme un pas dans la bonne direction.

Vers le bordel universel.

Anonimo ha detto...


"Mai un cardinale prima ha parlato di Grande Apostasia. Conseguenze geopolitiche."

Blondet:

https://www.maurizioblondet.it/mai-un-cardinale-prima-ha-parlato-di-grande-apostasia-conseguenze-geopolitiche/

Anonimo ha detto...

Anche sul sito di Blondet (www.maurizioblondet.it) è uscito un tremendo articolo di argomento simile: "Mai un cardinale prima ha parlato di Grande Apostasia. Conseguenze geopolitiche".
TEOFILATTO

Annarè ha detto...

E dove li troviamo ora un Papa assieme a tutti i vescovi del mondo disposti a fare la consacrazione della Russia? Se non è stata fatta in tempi migliori, credo sarà fatta in tempi ben peggiori, quando tutto sembrerà perduto. sarebbe meglio ora, ma dove li troviamo vescovi ancora cattolici?

tralcio ha detto...

Un cardinale olandese di questi tempi… E’ già un segno provvidenziale…
Un cardinale olandese critico con l’andazzo ecclesiale dominante… Sorprendente!
Un cardinale giovane, di formazione postconciliare… Miracolo?
Che cosa sta dicendo di eclatante? Sta parlando, in questa chiesa liquida, secolarizzata, desacralizzata e ammiccante con il mondo, con grande rispetto del Santissimo Sacramento.
I dubia che l’assalgono non sono solo i famosi cinque sul matrimonio che ancora attendono risposte. O meglio: sono i 7 sacramenti ad attendere risposte dalla chiesa liquida/in liquidazione.
Gesù è presente, vivo, con un cuore -sacro- che sente il nostro amore o disamore. Versa sangue, il Suo, nel sacrificio, il Suo, per il nostro bene, in ogni Santa Messa.
La prassi è già malata, soprattutto perché ideologicamente intesa, insuperbita, tutta compresa nell'umano e rivolta all'orizzontale: non dice l'Oltre e banalizza l'Altro. In Germania poi sembrerebbe che ciò che conta è la tassa sull’appartenenza alla chiesa: se per mantenere le entrate e i benefici di quella c’è da snaturare i sacramenti, la chiesa è d’accordo. La chiesa banalizzata vive il paradosso di insegnare la verità e di praticarne un surrogato, tacendo persino le blasfemie e i sacrilegi, facendo spallucce, per interesse. E' qui il problema.
Dio non è così indifferente come noi penseremmo, essendo noi stessi indifferenti e propensi al compromesso. Se noi Lo abbandoniamo, Lui ne prende atto. Cercherà un resto fedele. Ognuno pensi a dove stare e come starci.
Un cardinale olandese ha evocato scenari da paragrafo 675 del catechismo (postconciliare).
Un cardinale giovane sta apertamente riconoscendo le profezie celate per decenni, tacciando di “profeta di sventura” chi osasse ancora citarle mentre tutti dovrebbero contentarsi e godere, anzi attenersi al motto gaudete et exsultate!

Sacerdos quidam ha detto...

Nell'articolo citato da Blondet e pubblicato sulla NBQ, il Cardinale Ejik così conclude:
"Osservando che i vescovi e soprattutto il successore di Pietro mancano nel mantenere e trasmettere fedelmente e in unità il deposito della fede, contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, non posso non pensare all’articolo 675 del Catechismo della Chiesa Cattolica:
“Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il «mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità”."
http://www.lanuovabq.it/it/il-papa-non-puo-ammettere-lintercomunione

E' una denuncia pesantissima da parte del coraggioso Cardinale olandese, effettivamente finora inaudita come dice Blondet, e che chiama in causa esplicitamente ed anzitutto Papa Francesco.

Permettendo l'elezione di quest'ultimo, Dio ci ha dato misericordiosamente insieme alla punizione meritata anche la grazia di atti come questo del Primate d'Olanda (territorio ormai quasi del tutto devastato dalle riforme vaticansecondesche), frutto proprio dell'"effetto Bergoglio" che ha risvegliato bruscamente diversi prelati 'conciliari' e li ha messi finalmente di fronte alla realtà.
Deo gratias!

Anonimo ha detto...

Effettivamente è paradossale che questa cosa arrivi dall'Olanda.

Una sola precisazione: quel passo del Catechismo fu già citato anni fa dal card. Burke, quindi non è una grandissima novità in sé che un porporato lo citi. Diciamo che in quella circostanza la gravità dell'affermazione non appariva così forte, perché certi sconci di cui oggi siamo testimoni erano incombenti, ma non ancora avvenuti.

Anonimo ha detto...

Non sapevo che Comenio fosse così pericoloso. Comunque XVII secolo, non XVI (a 7-8 anni non era cattivo).