giovedì 26 aprile 2018

Roma 27 aprile, ore 16:30. Rosario pubblico per il piccolo Alfie


Il Comitato San Filippo Neri prendendo atto delle derive totalitarie dello stato laico inglese, organizza un Rosario pubblico presso l'Ambasciata del Regno Unito - Via XX Settembre 80/a - ore 16:30 in favore di Alfie Evans e per la conversione di coloro che stanno cercando di sopprimerlo. Invitiamo tutti i cattolici di buona volontà ad accorrere armati della corona del Rosario per testimoniare pubblicamente la Fede Cattolica. Ad Maiorem Dei Gloriam


Informiamo inoltre che anche oggi, alle 22:17, e nei prossimi giorni alla stessa ora, ci sarà in San Pietro la recita del Santo Rosario seguita dalle Litanie lauretane.
Prosegue dunque la novena alla Madonna che scioglie i nodi. Chi non può partecipare personalmente può unirsi spiritualmente.

6 commenti:

Comitato San Filippo Neri ha detto...

A seguito della richiesta della famiglia Evans di abbassare i toni in relazione alla vicenda del loro piccolo Alfie, per favorire una soluzione condivisa che tuteli il loro figlio, noi del comitato San Filippo Neri, vediamo ancor più rafforzata la nostra iniziativa di preghiera di questo pomeriggio.
Saremo armati solo della Corona del Santo Rosario, per impetrare grazie su questa famiglia, per una felice conclusione di questa situazione così assurda.
Siamo aperti alla partecipazione di tutti, vi chiediamo solo la presenza orante, sono quindi banditi simboli politici, o di associazioni culturali, non sarà rilasciata alcuna dichiarazione ad eventuali giornalisti presenti.
La nostra presenza è per Alfie e per la sua famiglia, la nostra preghiera è per la conversione dei suoi aguzzini.
Invochiamo la protezione della Santa Madre di Dio su Alfie e su di noi.
Il nostro silenzio ed il nostro rispetto saranno la più dolce ed efficace delle preghiere, l'Ave Maria.
All'inizio del nostro raduno, un sacerdote terrà un breve fervorino.
+A*M*G*D+

Anonimo ha detto...

Opportuna puntualizzazione di Benedetta Frigerio :
Non è questo il momento di abbassare la guardia, non sappiamo infatti come si svilupperanno le cose né se l'ospedale manterrà fede a quanto promesso.

http://lanuovabq.it/it/la-famiglia-di-alfie-non-chiede-di-tacere-o-di-non-pregare

Anonimo ha detto...

Thomas Evans ieri ha diffuso un comunicato per sciogliere l’«esercito di Alfie». Come però ha precisato la bravissima Benedetta Frigerio, che peraltro lo ha accompagnato dal Papa pochi giorni fa, quello non è un invito a dimenticarsi della vicenda del piccolo bambino inglese, bensì solo a «non presidiare più l’ospedale», ad «allontanare da lì la stampa» e a «non parlare di quanto avviene fra Alder Hey Hospital e la famiglia del piccolo». Certo di rispettare la richiesta della famiglia Evans, vorrei sottolineare un passaggio – sulla vicenda – da molti non colto, ma a mio avviso di una gravità assoluta: l’allontanamento dall’ospedale di padre Gabriele Brusco, il sacerdote che prestava assistenza spirituale ai genitori di Alfie.

Un allontanamento – secondo quanto riportato da più fonti – sostanzialmente disposto dall’arcivescovo di Liverpool, Malcom McMahon. Lo stesso peraltro che, sin dall’inizio del ricovero di Alfie, avvenuto mesi fa, pare non abbia trovato tempo ed energie (ah, gli impegni pastorali!) per percorrere quegli immagino sfiancanti 7 chilometri che separano la sua residenza dall’Alder Hey Hospital. E tanto altro si potrebbe dire (basti pensare alla nota dei vescovi di Inghilterra e Galles, in pratica un plauso all’Alder Hey), se non fosse già evidente la necessità di porsi, o meglio di porre una semplice domanda: caro vescovo, stiamo scherzando? Perché mai non rimanda padre Gabriele dov’era?

E se la presenza di quel prete non è proprio più possibile, perché non inviarne un altro? L’assistenza al cattolico Alfie e i suoi non è forse – sia che il bimbo sia terminale, come ripetono alcuni, sia che così non sia – urgente? Perché certi pastori, i quali dovrebbero avere l’«odore delle pecore», come esorta quel Papa Francesco che proprio mons. McMahon ha incontrato da poco, quando questo benedetto «odore» costa lo scontro con la cultura dominante, se la danno a gambe? Avanzo tutte queste domande, tengo a precisarlo, non per accusare, ma solo per provare a capire. Non ho infatti certezze, tranne una: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Giuliano Guzzo

Anonimo ha detto...

E’ un avvenimento cosi’ che fa nascere un popolo, rinascere un popolo, perche’ ci scopriamo ad avere le stesse domande, le stesse paure, che il potere riduca l’amore ad una banalita’, che la vita perda ogni consistenza, significato, speranza, diventi mero strumento del potere.

Quello che fa nascere un popolo puo’ essere questa domanda, ma quello che fa crescere un popolo e’ il riconoscere un'unica speranza, una via, presenza, un uomo, il Mandato da Dio che svela il cuore di tutti gli uomini e rende ognuno di noi operatori di pace, di vita, operatori della sua vittoria sul male, suoi apostoli.

Don Vincent al rosario per Alfie

Duomo Milano 26.04.2018

Anonimo ha detto...

Non è mai lecito uccidere un altro: anche se lui lo volesse,
anzi se lo chiedesse perché, sospeso tra la vita e la morte,
supplica di essere aiutato a liberare l'anima
che lotta contro i legami del corpo e desidera distaccarsene;
non è lecito neppure quanto il malato
non fosse più in gradi di vivere (Sant'Agostino)

Anonimo ha detto...

Interessante slalom tra....
http://www.marcotosatti.com/2018/04/27/di-certi-uomini-di-chiesa-che-strisciano-verso-leutanasia/