domenica 8 maggio 2022

Aleksandr Dughin Un altro apostolo del nichilismo postmoderno?

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Aleksandr Dughin
Un altro apostolo del nichilismo postmoderno?


Dughin e la Postmodernità
Aleksandr Dughin è un pensatore russo, nato a Mosca il 7 gennaio 1962, di marca fortemente esoterica e gnostica1, con tendenze apertamente nichilistiche; cioè, propugnatore della “metafisica del non/essere”, che non ha nulla a che spartire con la metafisica greco/romana e tomistica, ossia, la “metafisica dell’essere” anzi, ne è la negazione diretta e per diametrum.
Purtroppo, alcuni cattolici - in questi tempi di confusione dottrinale e morale - si lasciano abbindolare dalle sirene dell’errore e del vizio, tra cui spicca Dughin, ma non solo.
Non mi sembra, perciò, esatto né corretto ascrivere al “Tradizionalismo” cattolico (vale a dire alla “Tradizione apostolico/patristico/scolastica”2 ) un legame con la filosofia dughiniana. Anzi, sarebbe più corretto mettere in luce il legame di certo falso Tradizionalismo fideistico di formazione demaistriana con l’esoterismo in genere, e specialmente con quello russo, avendo il conte Joseph de Maistre3 vissuto non poco tempo in Russia.
Certamente è lecito, lodevole e ottimo criticare Dughin, ma non bisognerebbe passare, poi, a infangare ancora una volta Monsignor Carlo Maria Viganò e con lui la reazione antimondialista.
Mi accingo, perciò, a mettere in luce i punti oscuri del pensiero di Dughin, valendomi di alcuni saggi molto ben fatti da padre Paolo Maria Siano (La metafisica del Caos e il Soggetto Radicale di Aleksandr Dughin, 14/19/24/29 luglio 2021, in “CR”).
L’essenza della “metafisica del nulla”, ossia della contro/metafisica di Dughin la si ritrova nel suo libro, tradotto anche in italiano, La Quarta Teoria Politica, Milano, NovaEuropa Edizioni, 2017. Padre Siano mostra giustamente, con citazioni alla mano, che il Maestro principale di Dughin è Julius Evola4 , non senza un pizzico anche di Guénon5 . Un elemento poco approfondito del dughinismo è il suo amore per la cosiddetta “Rivoluzione Conservatrice”, che non è riconducibile all’evolismo, neppure al guénonismo o a pensatori dell’estrema destra europea, ma al neo/conservatorismo statunitense, che tanto ha inquinato pure l’Europa e l’Italia e che ha mietuto tante vittime grazie ai pensatori detti teo/con, i quali cercano di miscelare il liberalismo filosofico conservatore, con il liberismo selvaggio economico e infine con un pizzico di cattolicesimo, per finire d’inquinare l’ambiente cattolico conservatore, moderatamente liberale. L’esoterismo si suddivide in due scuole principali: quella della “Mano Destra” (religiosa, clericale, confessionale) e quella della “Mano Sinistra” (ateista, aconfessionale, relativista e panteistica).
Occorre dire che la natura di ogni esoterismo è la tendenza di farsi Dio con le proprie forze. Perciò, sia che vi si tenda con la “Mano Destra” (ossia in maniera conservatrice, autoritaria e controrivoluzionaria) sia con la “Mano Sinistra” (ossia in maniera progressista, libertaria e rivoluzionaria) la sostanza e il fine di esso non cambiano: l’auto/divinizzazione luciferina.
Dughin preferisce Evola, ossia il “primato dell’azione cavalleresca e guerriera” a Guénon, cioè il “primato della contemplazione monastica”.
Padre Siano, citando sia Dughin sia molti curatori delle sue opere, asserisce che il dughinismo è impregnato di Tantrismo, di magia sessuale, per affrettare la fine dei tempi; insomma, esso è una “metafisica del Caos”, a uso e consumo del classico “uomo d’ordine, che fa il disordine”. Per ottenere ciò nulla di meglio del nichilismo metafisico, morale e logico, che vuole l’annichilazione dell’essere creato e Increato, della morale oggettiva e della ragione o della logica aristotelica. In pratica siamo in piena Postmodernità che va da Nietzsche sino a Dughin.
Se apprezzo molto gli articoli di padre Siano mi sento, però, in dovere di sollevare educatamente un’obiezione quanto a una certa sua (?) difesa dell’«Atlantismo» e dello «Stato d’Israele» (prima parte, pagina 4), dell’«Occidente e degli Usa» (terza parte, pagina 2), ma spero di aver capito male.
Un altro aspetto messo bene in luce da parte di padre Siano quanto al pensiero dughiniano è il ritorno alla “coincidentia oppositorum” di Baruch Spinoza, con la quale si arriva a giustificare l’unione di ciò che agli occhi del volgo dei profani sembrerebbe opposto: Morte/Vita; Caos/Logos; Destra/Sinistra; insomma la negazione del principio evidente e per sé noto d’identità e non-contraddizione e della sinderesi su cui si fonda la metafisica aris/tomista.
Ecco teorizzata metafisicamente la “Rivoluzione Conservatrice”, messa in atto dai neo/con dell’Amministrazione Bush, Clinton, Obama e Biden. Non mi sembra da Putin e nemmeno da Trump.
Secondo Dughin sono i Conservatori che devono guidare le Rivoluzioni, ossia i Rivoluzionari/Conservatori devono dirigere le sorti della storia. Forse non è un caso che una Famiglia, la quale ha fatto ogni tipo di Rivoluzione in Europa dal 1744 sino a oggi, è proprio quella - moderatamente conservatrice - dei Rothschild, alla quale attingono non solo speculativamente i teo/con nostrani.
Questa “coincidentia oppositorum” dughiniana è antesignana e parallela al Gender, alla teoria “LGBT”, al “fluido” e all’equivoco.
Non mi dilungo a riportare tutte le citazioni di Dughin e invito il lettore a studiare i quattro saggi di padre Paolo Maria Siano in cui potrà trovali nei minimi dettagli.
Nella terza parte degli articoli di padre Siano, viene citato un altro libro su Dughin, a cura di F. MAROTTA – A. SCARABELLI – L. SINISCALCO, Il Sole di Mezzanotte. Aurora del Soggetto Radicale, (Cusano Milanino, AGA Edizioni, 2019), che riassume ed esprime bene il suo pensiero, come è espresso più estesamente nell’opera di A. DUGHIN, Teoria e Fenomenologia del Soggetto Radicale, (Cusano Milanino, AGA, 2019).
Il libretto riassuntivo ed esplicativo (Il Sole di Mezzanotte) ci spiega che la Mezzanotte è il ritorno di Dioniso, è il sorpasso, anzi il ribaltamento della Modernità (da Cartesio a Hegel) con la Postmodernità (da Nietzsche/Freud a Dughin), poiché nella Modernità non ancora tutto è stato annichilato, mentre nella Postmodernità ci si tuffa nel mare del nulla, dove tutto affonda.
Quando tutto è annichilito e dissoluto, allora appare il Soggetto Radicale, che senza alcun aiuto esterno a lui arriva a indiarsi, insomma è il Superuomo nicciano che ritorna con Evola (“Individuo Assoluto”) e con Dughin (“Soggetto Radicale”). Purtroppo, ancora una volta, a pagina 3 della terza parte dei quattro saggi di padre Siano, si legge una frase che mi lascia un po’ perplesso poiché sembra (spero di sbagliarmi) prediligere l’Occidente atlantico, filo/americano (e filo/sionista?) a un’eventuale alleanza tra Europa e Russia, che oggi da almeno venti anni, non è più sovietica. Poi padre Siano, citando Dughin, spiega che secondo il pensatore russo il mondo nell’era tradizionale o medievale era aperto dall’Alto e aperto alla Trascendenza che agiva su di esso. Invece con l’era moderna e illuminista il mondo è chiuso dall’Alto e verso l’Alto, ossia rifiuta la Trascendenza. Fin qui tutto va bene, ma quello che lascia sorpresi, è la definizione del Postmoderno, in cui il mondo è invaso dai demoni e l’uomo è posseduto da una legione di diavoli. Però, tutto ciò non è visto negativamente da Dughin, anzi…
Infatti, il Soggetto Radicale o Superuomo dughiniano è aperto al basso ed è vincitore di Dio e del Nulla. Sembrerebbe che questo Soggetto Radicale somigli molto a Lucifero o almeno a un angelo decaduto.
Infine, tramite la “coincidentia oppositorum”, il Male è assorbito nel Soggetto Radicale ed è anche “redento”, sino al punto di fare di lui un reclutatore di anime elette, che apriranno questo mando alla “Nuova Era” in cui il Cristianesimo oramai non ha più nessun posto.
Ora se si pone mente a ciò che è la filosofia moderna (da Cartesio, † 1650 a Hegel, † 1831) si scorge come la “tradizione” dughiniana sia molto “rivoluzionaria”.
Tutto ciò ci fa capire quanto il pensiero di Dughin sia incompatibile con la retta ragione eretta a scienza filosofica (la metafisica aris/tomista) e con la divina Rivelazione.

Modernità e postmodernità
La Modernità filosofica (morale, politica, economica, teologica e spirituale) inizia con la fine del primato della metafisica classica sublimata dalla prima scolastica e specialmente da quella di S. Tommaso d’Aquino († 1274); fine che coincide con l’avvento dell’Occamismo (XIV secolo), che apre le porte all’Umanesimo e al Rinascimento (XV e XVI secolo), i quali preparano il Cartesianismo (XVII secolo), precursore del Criticismo kantiano (XVIII-XIX secolo) e dell’Idealismo tedesco dell’Ottocento (Schelling, Fichte ed Hegel).
La Modernità è caratterizzata dall’antropocentrismo e dall’individualismo assoluto (Occam7 e Umanesimo rinascimentale8 ); essa viene sistematizzata da Cartesio9 col primato del pensiero soggettivo sulla realtà oggettiva (“Cogito ergo sum”, è il pensiero che crea la realtà). Kant10 darà la perfetta teorizzazione al soggettivismo relativista cartesiano in teoria (“Critica della Ragion Pura”) e in morale (“Critica della Ragion Pratica”) e sarà poi scavalcato dagli Idealisti tedeschi, i quali con Hegel11 giungeranno alla dottrina esplicita dell’«Io assoluto» (una sorta di panteismo12 ) e della contraddizione eretta a principio (tesi/antitesi/sintesi).
Il mondo moderno, con il quale il Modernismo vuole dialogare, cercando di coniugare soggettivismo e cristianesimo, tende alla “creazione” di un “Mondo Nuovo”, in cui il vecchio “eone” o “Dio trascendente e personale” sarà rimpiazzato da una realtà immanentistica, panteistica, gnosticheggiante, utopistica, in breve dal “Paradiso in terra”, che è il sogno del Millenarismo, della Cabala spuria e dell’Umanesimo.14
La secolarizzazione15 o il laicismo sono la volgarizzazione politica di massa dell’immanentismo panteistico esoterico16 . Questo è il cuore (esoterico e pubblico) della Modernità, che sfocia nell’Ateismo17 e, peggio ancora, nell’Agnosticismo18 . Infatti il grande pericolo per l’umanità è quello della società liberal/tecnocratica, consumistica, libertina e libertaria: “Un totalitarismo di nuova natura, assai più aggiornato e più capace di dominio assoluto di quel che i modelli passati, Stalin e Hitler inclusi, non fossero. […] È il super/partito tecnocratico19>.

La causa dell’irreligiosità del mondo attuale è da ricercarsi nel pan/tecnicismo ossia “nell’agnosticismo di matrice empirista britannica20 più che nel materialismo ateo comunista. Infatti, il Comunismo ha prodotto i martiri, mentre il laicismo liberale ha sfornato gli apostati e i degenerati. La società dei consumi e del benessere è ancor più empia (almeno moralmente) del materialismo ateo comunista, che si sforzava di porsi il problema di Dio, per poterlo negare e combattere; mentre l’Agnosticismo edonistico è totalmente a-religioso, a-dogmatico, a-metafisico e a-patico e non vuol neppure porsi il problema di Dio e della verità.

L’uomo della Modernità è l’«Individuo assoluto», “redentore” di se stesso, ma da questo delirio euforico di onnipotenza, la Modernità è sprofondata in un delirio disforico o depressivo di annichilamento, mediante il Nichilismo filosofico di Nietzsche.

Quando si parla di postmoderno si corre il rischio di intenderlo o a) dopo la modernità; oppure b) contro la modernità. Invece, come osserva Gianfranco Morra, «Il postmoderno è ancora interno al moderno, del quale costituisce non già un oltre o un contro, ma solo una variante debole. Il postmoderno non è il superamento del moderno, ma il suo esito nichilistico. È un moderno abbacchiato e sfondato, edonistico e narcisistico, pluralistico e ludico, audiovisivo e istantaneo, consumistico e spudorato» (GF. MORRA, Il quarto uomo. Postmodernità o crisi della modernità? Armando, Roma, 2ª ed., 1992, pagg. 19-20).
Insomma la postmodernità è lo scacco o la dissoluzione suicida della modernità. Siccome, per il postmoderno, l’Essere non è, latita, sfugge, è assente, allora praticamente occorre vivere non più stabilmente ma “fluidamente”, alla giornata (in una sorta di “precariato filosofico” anticipatore di quello economico), tirare a campare, lasciarsi andare, tollerarsi, spegnersi, morire, suicidarsi ed annichilarsi se mai fosse possibile. Ecco spiegato l’enigma Zelensky che corre a rotta di collo (assieme all’Europa) verso l’auto distruzione. Il postmoderno è la prova del nove del fallimento della modernità, ma non ne offre l’antidoto, la via d’uscita, anzi aggrava la malattia intellettuale idealista (errore per eccesso), con l’irrazionalismo volontaristico nichilista (errore per “eccesso di difetto”) e autolesionista.

«La modernità era un’epoca “giovane”, caratterizzata da forti ideali, la post-modernità, invece, è un’epoca vecchia e malata, in cui la sclerosi della decadenza diviene gusto della tolleranza, che non è tanto rispetto quanto indifferenza. Incapace di creatività... Nietzsche non usa ancora la parola “postmoderno”, ma un’altra che meglio definisce la crisi della modernità. Tale parola è “nichilismo”» (GF. MORRA, ibidem, pag. 23 e 25). Quindi, nichilismo e postmodernità si equivalgono, o meglio il nichilismo spiega più dettagliatamente la natura del male che ci avvolge e che rischia di portare l’uomo verso l’abisso del nulla, spalancato dalla guerra russo/ucraina del febbraio 2022.

Padre Gabriele Roschini scriveva con lungimiranza: «L’età moderna, iniziatasi con l’umanesimo, è una marcia verso la conquista dell’io, che il Medio Evo aveva mortificato in omaggio a Dio. Per riconquistare quest’io, mortificato da Dio, l’uomo si mise a percorrere freneticamente le vie dell’emancipazione. Venne Lutero col Protestantesimo, e si ebbe l’emancipazione dell’io dall’autorità religiosa. Venne Cartesio e col suo famoso metodo filosofico segnò l’emancipazione dell’io dalla filosofia tradizionale, ossia dalla filosofia perenne che è l’unica vera; emancipazione filosofica poi agli ultimi termini da Kant, da Hegel, eccetera … . Venne Rousseau e con i suoi principi sociali rivoluzionari segnò l’emancipazione dell’io dall’autorità civile. Questa continua, progressiva emancipazione dell’io ha poi culminato nella divinizzazione dell'io medesimo e nella conseguente umanizzazione, o meglio, distruzione di Dio. Si è avuta così l’uccisione nicciana di Dio in omaggio all’io. Tolto di mezzo Dio, si son tolti di mezzo la luce, l’amore e la letizia; e si è avuto tutto l’opposto, vale a dire: tenebre, odio, tristezza. Si è avuto, così, l’uomo finito, ossia un cadavere ambulante, cui quadra a pennello l’epitaffio che aveva preparato il Papini per se stesso, prima che fosse risollevato dalla fede di Cristo: “L’ascensione metafisica di me stesso è fallita. Sono una cosa e non un uomo. Toccatemi! Sono freddo come una pietra, freddo come un sepolcro. Qui è sotterrato un uomo che non poté diventare Dio”. La conquista si è mutata in disfatta».
Assistiamo oggi alla fine comatosa (o postmoderno/nichilistica) della modernità, che prima ha fatto di Dio un uomo e dell’Uomo un “dio”, poi ha “ucciso” Dio per soppiantarlo col Superuomo o la Trans/Umanità, infine è scivolata nella debolezza depressiva nichilistica e autistica, auto/dissolutrice e “gerontica”. Tale è la parabola dal Cogito al Nihil (Cogito ergo nihil sum; ossia, se il pensiero prende il posto e soppianta l’Essere nella scala dei valori, anche esso non è, gli manca un fondamento reale, un substrato sul quale poggiare e, quindi, precipita nel nulla: nel mare del nulla tutto affonda …). Agere sequitur esse et non praecedit illud.
L’esistenzialismo pessimista (Schopenhauer, Sartre) e il nichilismo (Nietzsche, Heidegger) distruttivo dell’essere e dei valori, gettano l’uomo nella sfiducia, gli tolgono ogni scopo di vita e lo spingono sull’abisso del nulla, del suicidio e della perdizione eterna.
I nichilisti filosofici cercano d’imbrogliare le carte e di far passare la pusillanimità per umiltà e l’orgoglio per sana e retta autostima.
Invece, l’orgoglio consiste nel voler esser più grandi di quanto ci compete secondo la nostra natura; ad esempio, nel voler conseguire il proprio fine ultimo da se stessi, nel voler essere autonomi da ogni altro ente, insomma nel Transumanesimo.
L’umiltà (o il sano realismo) non vuole né essere né sembrare di più (né di meno) di quel che consente la realtà; se un uomo pretendesse di essere il creatore di se stesso, peccherebbe di presunzione; se si abbassasse a livello degli animali (come i sensisti) o del puro nulla dal quale non vi è uscita (come i nichilisti), cadrebbe nella sfiducia e nello scoraggiamento. Ecco quindi che l’umiltà non ha nulla di deprimente o avvilente, ma ci mantiene nei giusti limiti, facendoci evitare lo scoglio della presunzione (eccesso) e della disperazione (difetto). La retta e vera conoscenza di sé è il fondamento della vera umiltà, del tutto distinta dalla falsa umiltà, che in un certo senso è simile all’orgoglio, poiché vorrebbe farci apparire diversi da quel che siamo.
Ora, la filosofia moderna è impregnata di razionalismo idealista, che fa dell’uomo un assoluto e questo è un eccesso (orgoglio), e la postmodernità, invece, è imbevuta di esistenzialismo scorato e di nichilismo disperato, che fanno dell’uomo un non-essere, una nullità, un aborto (e questo è un difetto), non volendo tener conto dell’aiuto onnipotente di Dio, che “innalza gli umili ed abbassa i superbi”.
Le origini prossime del postmoderno sono quelle della modernità, come si è già visto. Ma, le origini remote sono ben altre. Elettra Stimilli ci spiega che, sin dal 1974, Gershom Scholem ha affrontato il discorso dei rapporti tra cabala22 e nichilismo (G. SCHOLEM, Der Nihilismus als religiöses Phänomen, in «Eranos-Jahrbuch», n. 43, 1974, pp. 1-5).

Il Nichilismo metafisico classico
Il nulla è non-essere, ciò che non esiste, la totale assenza di ogni realtà. S. Tommaso spiega: “Idem est nihil quod nullum ens / il nulla e la mancanza totale di essere sono la stessa cosa” (S. Th., I, q. 45, a. 1).
Attorno al concetto di nulla si sono chinati vari filosofi. Nell’antichità il primo è stato Parmenide, che lo concepisce senza l’intermediazione della potenza e quindi come la negazione totale dell’essere in atto, che è l’unico esistente, sfociando così nel monismo panteistico.
Aristotele introduce il concetto di potenza, che è il passaggio dal nulla all’atto o il fieri. Quindi, la potenza non è ancora, quanto all’essere in atto, ma è qualcosa (capacità di essere), quanto al puro nulla.
S. Tommaso ci avverte, riprendendo il concetto di potenza, di non lasciarci sedurre dalla volontà di potenza di “entificare o reificare” il nulla, facendo di esso un polo negativo, quasi esistesse come ente o “essere al contrario”, una sorta di “ente negativo”, mentre è il contrario o la negazione dell’essere.
Sarebbe la perpetuazione della menzogna di Ulisse che ha ingannato Polifemo e i Ciclopi. “Chi ti ha accecato?”, domandano i Ciclopi a Polifemo accecato da Ulisse, il quale gli aveva prima detto di chiamarsi “Nessuno”. Naturalmente Polifemo, risponde loro: “Nessuno mi ha accecato”. Quindi i Ciclopi, concludono che Polifemo sta scherzando e non lo soccorrono. Se esiste solo il nulla e nessuno, allora è inutile fare alcunché, poiché non avrebbe alcun senso.

Il Nichilismo contemporaneo
Il Nichilismo novecentesco cerca di dare realtà (anche se negativa) al nulla, come il Manicheismo la voleva dare al male, facendo di esso un assoluto, mentre è solo privazione di bene, come il nulla è privazione totale di essere. Il Manicheismo è un antesignano del Nichilismo morale.
L’odio del nulla e quindi la sua tentata “entificazione” e deificazione, proviene secondo l’Angelico, dal fatto che la ragione dell’imperfezione del creato viene dalla sua origine: il nulla, dal quale Dio ha creato l’essere “in quantum creatura est ex nihilo” (De Potentia, q. 3, a. 1, ad 14). Ora, l’orgoglio non può tollerare la deficienza del creato (v. lo Gnosticismo antico) e quindi non vuol ammettere la totale vacuità del nulla e cerca di dargli una certa entità, negativa ma pur sempre “reale”; accontentandosi anche di discendere dalla scimmia, che a sua volta scende dagli alberi. La modernità ha ripreso il concetto degli gnostici del II secolo di disprezzo per il limite umano e ne ha concluso: 1°) l’idea di Dio, che coincide panteisticamente con l’uomo (dacché Dio non esiste), la quale nasce dalla non accettazione da parte dell’uomo dei propri limiti. Quindi, per essere pienamente se stessi, gli uomini debbono farsi Dio (Feuerbach); 2°) l’idea di Dio è un prodotto del capitalismo per intontire, come un oppiaceo, il proletariato e poterlo continuare a sfruttare. Dunque, per liberarsi dall’oppressione capitalistica occorre distruggere l’idea di Dio (Marx); 3°) tuttavia, l’insicurezza psicologica umana ha bisogno dell’idea di Dio (Kant), come di una sorta di orsacchiotto di peluche per rassicurarsi e sormontare la propria angoscia e i propri complessi. Perciò per guarire da essa bisogna annichilare la coscienza di Dio (Freud).
Come si vede la natura del Nichilismo filosofico è l’odio contro l’«essere per partecipazione» (la creatura), ma soprattutto per l’«Essere per essenza» (Dio) e il tentativo di eliminare il concetto di creazione dal nulla dando al nulla, una certa realtà anti-reale.
Oltre l’odio contro Dio, la realtà e l’essere creato (Nichilismo metafisico), il Nichilismo odia e vorrebbe distruggere 1°) la ragione umana, rimpiazzandola col sentimento e l’istinto animalesco (Nichilismo logico) e 2°) la morale oggettiva, sostituendola con l’amoralismo o la trasgressività (Nichilismo morale).
Quali sono i frutti del Nichilismo: il niente metafisico e il nulla etico. Infatti “ex nihilo nihil fit”. Se si toglie all’uomo la ragione, che è proprio ciò che lo rende uomo e diverso dall’animale, se gli si toglie la libera volontà e la morale oggettiva o la ricerca di un fine o scopo che coincide col Bene, se si cerca di distruggere la realtà (l’essere, la ragione e la libera volontà, lo scopo della vita e le regole che ce lo fanno raggiungere) si sprofonda l’uomo nell’apatia e nella disperazione, che sono i frutti della mancanza di un ideale e di uno scopo.
Ma, come Aristotele aveva obiettato ai sofisti, i quali asserivano: “La verità non esiste, nulla è conoscibile con certezza”; che, se son certo della non esistenza della verità e della non conoscibilità della realtà, almeno questi due principi (non esistenza della verità; non conoscibilità della realtà) per il sofista sono veri, certi e oggettivi; così, si può obiettare al Nichilismo: se nulla esiste, non ha valore e non è vero nulla, almeno questo è certo, è vero ed ha valore ed esiste.
Il maestro del Nichilismo moderno è Nietzsche. Ora egli ha chiaramente enunziato i principi del Nichilismo metafisico, che possono essere riassunti in una sorta di anti-Decalogo: 1°) in tutto ciò che accade non c’è alcun senso; 2°) col divenire non si giunge a nulla; 3°) quindi, non c’è nessun valore e nessuna risposta al perché delle cose e dei fatti; 4°) Dio stesso (o meglio la sua idea) è morto e lo ha assassinato il mondo moderno, avendolo rimpiazzato con il cogito (Cartesio), con il sentimento (Kant) e con l’«Io assoluto» (Hegel/Evola); 5°) l’esistenza di Dio non è un ente reale, ma è il bisogno o la necessità che ha la coscienza dell’uomo di auto/ingannarsi per potere vivere, anche se non vi è nessuno scopo di farlo e sopportare l’insensatezza dell’esistenza; 6°) la menzogna (Dio, l’essere creato, la ragione, il bene, il fine) è necessaria per continuare a vivere, una sorta di fuga di fronte al nonsenso del mondo; 7°) le azioni umane in sé non hanno alcun valore, siamo noi che lo diamo loro a seconda dei nostri gusti; 8°) dunque non esiste una legge morale oggettiva e reale, ma solo soggettiva o della situazione; 9°) perciò non esistono azioni malvagie in sé (aborto, suicidio, eutanasia, pedofilia); 10°) la cosa migliore sarebbe non essere mai nato, essere nulla, cioè lo stesso desiderio dei dannati nell’inferno.23
Come i Dieci Comandamenti possono essere riassunti dall’amore soprannaturale di Dio e del prossimo amato propter Deum; così l’anti-Decalogo nicciano può essere riassunto in due anti-comandamenti principali: 1°) se Dio non esiste, tutto è permesso; 2°) tranne il vero e il bene. È la follia del mondo attuale, in cui tutto è lecito (suicidio, eutanasia, transgender…) tranne ricercare la verità, conformarvisi e agire in maniera moralmente conseguente, ossia moralmente bene.

Conclusione
Dallo studio fatto da padre Paolo Siano su Aleksandr Dughin, si evince che la sua filosofia è in piena sintonia iniziale con la Modernità idealista, ma soprattutto e in maniera ultimativa con il suo rovesciamento, ossia la Postmodernità nichilista.
Ora, la Modernità è un errore di presunzione, che tende all’auto/divinizzazione dell’uomo tramite le sue sole forze naturali. Infatti, il Soggettivismo cartesiano e l’Idealismo kantiano/hegeliano si fondano sulla pretesa autonomia e autosufficienza assoluta della creatura e tendono all’allontanamento dal Trascendente.
Tuttavia, la conclusione logica cui porta la Modernità (XVII secolo / XIX secolo) è il suo rovesciamento; cioè, il Nichilismo filosofico (XX / XXI secolo) 1°) morale o “sui/cidio” (distruzione della morale); 2°) logico o “ratio/cidio” (negazione della retta ragione) e infine 3°) metafisico o “enti/cidio” (annichilazione della realtà).
Infatti, la Postmodernità (da Nietzsche/Freud a Dughin, passando per la “Scuola di Francoforte” e per lo “Strutturalismo francese”) è essenzialmente pessimista o distruttivamente sfiduciata, avendo negato ogni valore a) della realtà ontologica; b) della retta ragione e del ragionamento logico e, infine, c) della retta morale naturale e rivelata.
Questo Pessimismo metafisico o Nichilismo radicale tolgono all’uomo ogni scopo di vivere, lo spingono verso l’abisso del nulla, del suicidio fisico e della perdizione eterna. Insomma, da un eccesso di euforia o dal “delirio d’onnipotenza” (Modernità dell’Otto/Nove cento) si è passati a un difetto di disforia (Postmodernità del XX/XXI secolo).
Il mondo moderno e contemporaneo è un ammalato di ciclotimia, un paziente bipolare che oscilla tra manie di grandezza e di depressione autolesionista, non sapendo trovare il “giusto mezzo, non di mediocrità ma di profondità e di altitudine” tra l’eccesso e il difetto.
Il rimedio esiste ed è unicamente quello di rientrare in contatto con la realtà, mediante “la seconda e la terza navigazione” platonico/aristotelica e soprattutto tomistica.24
Infatti, non si può scendere a patti con il delirio idealista o nichilista ossia con la sindrome euforica o disforica. No! Occorre porvi un rimedio; perciò, o li si supera, oppure “si sprofonda nel mare del nulla, in cui tutto affoga”. La sana metafisica platonica era arrivata con la “seconda navigazione” a oltrepassare il puro sensibile, il fenomeno, la materia per giungere all’intellegibile, alla sostanza, all’essenza, tramite la logica, la filosofia morale o l’etica e la metafisica.
Tuttavia Platone aveva svalutato e disprezzato il sensibile e la materia, come se fossero intrinsecamente perversi, pur avendo cercato di elevarsi al soprasensibile, alla metafisica. Però, quell’errore iniziale di disprezzo della realtà materiale lo aveva portato fuori strada, per un eccesso di spiritualismo o “angelismo”.
Aristotele lo corresse, senza abbandonare quanto di buono e di geniale vi era nella sua filosofia: ossia lo sforzo di trascendere il sensibile per arrivare alla metafisica (“metà tà fisicà / aldilà della natura fisica e materiale”). Però, anche lo Stagirita non era giunto sino al termine del cammino filosofico. Infatti, pur senza commettere errori sostanziali, si era arenato all’essenza o natura o sostanza e non era giunto al porto dell’essere, con la “terza navigazione”, che fu intrapresa poi da San Tommaso d’Aquino.
L’Aquinate scoprì la terraferma, buona e ottima oltre il mare procelloso della navigazione dal sensibile al soprasensibile. Egli è giunto a cogliere il traguardo della conoscenza umana: l’essere come atto ultimo, perfezione di ogni sostanza, essenza, natura. Insomma la perfezione di ogni perfezione (cfr. S. Th., I, q. 4, a. 1, ad 3; Ibidem, I, q. 50, a. 2-3; De ente et essentia, cap. 5; De potentia, q. 7, a. 2, ad 9; Ibidem, q. 3, a. 5, ad 2; C. Gent, lib. I, cap. 38, 52-54; De anima, q. 6, a. 2).
Se prendiamo l’Angelico come guida - similmente a Dante con Virgilio e poi Beatrice - potremo giunger «a rivedere il cielo e il Sol che muove il mondo e le altre stelle».
Oltre l’essere vi è il nulla. Perciò, non si può oltrepassare il Tomismo, sotto pena di cadere di nuovo nel Nichilismo. Certamente, il Tomismo può essere approfondito, come ha fatto la seconda e la terza Scolastica. Il principio d’identità e non-contraddizione ci pone difronte a un’alternativa radicale, che ci mette con le spalle al muro: “Esse aut non esse, tertium non datur”.
Dughin, tornando a Baruch Spinoza25 (non troppo sorprendentemente, poiché l’anima di ogni Esoterismo gnostico è la Cabala e il Talmud26 ) cerca di evitare questo scoglio con l’escamotage, vecchio quanto la Sofistica - combattuta già nel 300 a. C. da Socrate, Platone e Aristotele - di negare il principio di non-contraddizione, per rifugiarsi nella droga mentale, morale e reale della “coincidentia oppositorum”.
Ancora una volta “nel mare del nulla tutto affonda”, perché viene a mancarci sotto i piedi la terra dell’essere.
Don Curzio Nitoglia
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1. Cfr. C. NITOGLIA, Esoterismo contemporaneo anticristiano, in www.doncurzionitoglia.com, 2015.
2. Per un’esatta nozione di Tradizione apostolica - ben diversa dal Tradizionalismo gnostico, esoterico o fideistico - cfr. B. GHERARDINI, Tradidi quod et accepi. La Tradizione, vita e giovinezza della Chiesa [qui], Frigento, Casa Mariana Editrice, 2010; ID., Quaecumque dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a confronto con la storia e la teologia [qui], Torino, Lindau, 2011. ]
3. Cfr. C. NITOGLIA, Joseph de Maistre esoterico? in www.sisinono.org , 2019.
4. Cfr. C. NITOGLIA, Si può essere evoliani e cattolici? in www.sisinono.org, 2015; ID., Evola Massone? in www.doncurzionitoglia.com, 2015; ID., Stirner e Evola, in www.doncurzionitoglia.com, 2015.
5. Cfr. C. NITOGLIA, Equivoco guénoniano, in www.doncurzionitoglia.com, 2012; ID., Si può essere guénoniani e cattolici? in www.sisinono.org, 2021.
6. Cfr. F. OLGIATI, I fondamenti della metafisica classica, Milano, Vita & Pensiero, 1950; B. MONDIN, Storia della metafisica, Bologna, ESD, 3 voll., 1998.
7. Cfr. C. GIACON, Guglielmo di Occam. Saggio storico-critico sulla formazione e sulla decadenza della Scolastica, Milano, Vita & Pensiero, 1941, 2 voll.; ID., Occam, Brescia, La Scuola, 1943.
8. Cfr. C. NITOGLIA, L’Esoterismo, CLS, Verrua Savoia, 2002.
9. Cfr. F. OLGIATI, La filosofia di Descartes, Milano, Vita & Pensiero, 1937.
10. Cfr. G. MATTIUSSI, Il veleno kantiano, Monza, 1907.
11. Cfr. M. CORDOVANI, Cattolicismo e Idealismo, Milano, Vita e Pensiero, 1928; G. M. ROSCHINI, L’idealismo. Che cos’è. Come combatterlo, sine data, loco et editore; S. VANNI-ROVIGHI, Storia della filosofia moderna, Brescia, La Scuola, 2° ed., 1981, I vol., pp. 795-873, K. ROSENKRANZ, Vita di Hegel, Firenze, Vallecchi, 1966.
12. Cfr. R. GARRIGOU-LAGRANGE, La distinction réelle et la réfutation du panthéisme, in “Revue tomiste”, 1938; M. F. SCIACCA, voce “Panteismo”, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1952, vol. IX, coll. 686-693.
13. E. VOEGELIN, La nuova scienza politica, tr. it., Torino, Borla, 1969; ID., Il mito del mondo nuovo, tr. it., Milano, Rusconi, 2a ed., 1976; U. BIANCHI, Le origini dello Gnosticismo, Colloquio di Messina (13 - 18 aprile 1966), Leiden, ed. E. Brill, 1967; C. NITOGLIA, Gnosi e Gnosticismo, Paganesimo e Giudaismo, Brescia, Cavinato, 2006.
14. Cfr. R. E. LERNER, Refrigerio dei Santi. Gioacchino da Fiore e l’escatologia medievale, Roma, Viella, 1995; H. GRUNDMANN, Gioacchino da Fiore. Vita e opere, Roma, Viella, 1997; H. DE LUBAC, La posterità spirituale di Gioachino da Fiore, Milano, Jaca Book, 2 voll., 1983.
15. Cfr. A. DEL NOCE, L’epoca della secolarizzazione, Milano, Giuffré, 1970; ID., Secolarizzazione e crisi della modernità, 1989, Bologna, Il Mulino.
16. Cr. C. NITOGLIA, Dal Cristo esoterico al Cristo cosmico, in www.sisinono.org, 2021.
17. Cfr. A. DEL NOCE, Il problema dell’ateismo, Bologna, Il Mulino, 1964; C. FABRO, Introduzione all’ateismo moderno, Roma, Studium, 1964, 2 volumi.
18. Cfr. C. FABRO, voce “Agnosticismo”, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, vol. I, 1948, coll. 497-488.
19. A. DEL NOCE, Cristianità e laicità, Milano, Giuffré, 1998, pp. 161-169.
20. A. DEL NOCE, Il problema dell’ateismo, Bologna, Il Mulino, 1964, pp. 293-333.
21. G. ROSCHINI, La Santa Messa. Breve esposizione dogmatica, II ed., Frigento, CME, 2010, p. 11-13.
22. Cfr. C. NITOGLIA, Tradizione cattolica e tradizione cabalistica, in www.doncurzionitoglia.com, 2016.
23. Cfr. GF. MORRA, Il cane di Zarathustra. Tutto Nietzsche per tutti, con antologia, Milano, Ares, 2013.
24. Cfr. M. DE CORTE, L’intelligenza in pericolo di morte, Roma, Volpe, 1973; ID., Ritorno al reale, Roma, Volpe, 1970. 25. Cfr. ANDREA DALLEDONNE, Il rischio della libertà: San Tommaso – Spinoza, Milano, Marzorati, 1990.
26. Cfr. C. NITOGLIA, L’Esoterismo. L’autodivinizzazione dell’uomo e l’unità trascendente delle religioni alla luce della metafisica tradizionale, CLS, Verrua Savoia, 2002; ID., Gnosi e Gnosticismo, Brescia, Cavinato, 2004.

36 commenti:

Anonimo ha detto...


Dughin è considerato uno degli ispiratori della politica di Putin, dal punto di vista ideologico ma anche geostrategico. Ispiratore, sino ad un certo punto, si intende.

Nel suo libro sulla geostrategia che la Russia dovrebbe adottare, al momento introvabile in Occidente, nega che la l'Ucraina sia una nazione, che abbia diritto ad una vera indipendenza. Per lui, per Putin e per i russi in generale, essa resta la "piccola Rus' di Kiev", parte della Russia.
Questa visione dell'Ucraina non sembra corretta, vista dal di fuori, anche se è quella che sembra spopolare tra i russi. In che senso non è corretta? Nel senso che esiste, da alcuni secoli, un'Ucraina che vuol essere indipendente da quelli che ha sempre considerato suoi amici-nemici: polacchi e russi. In passato, c'erano anche, tra i nemici, i turchi e le appendici tatare degli antichi conquistatori mongoli, concentrate nella Crimea.
Riconoscendo il diritto dell'Ucraina ad esser considerata una nazionalità indipendente, va tuttavia anche riconosciuto il diritto di Mosca ad avere un'Ucraina amica ossia ad avere come vicino uno Stato ucraino (che geograficamente le è come dentro casa) che sia neutrale e non faccia parte di schieramenti nemici della Russia come si è rivelata la Nato a guida americana.
Un'evoluzione in questo senso è stata interrotta dal colpo di Stato del 2014, che ha portato l'Ucraina nell'orbita USA-nato, con le conseguenze disastrose che vediamo oggi.
Siamo arrivati al punto che adesso la Nato è più nazionalista di Zelinsky. Costui aveva accennato ad accettare la perdita della Crimea a favore della Russia (che la acquisì verso la fine del Settecento contro i Tatari) ma il segretario gen. della Nato ha subito detto che la Nato non accetterebbe mai la sottrazione della Crimea allo Stato ucraino.
Chi comanda a Kiev? Comanda Biden, evidentemente, con tutte le armi che manda, il quale appare sempre più guerrafondaio e incapace di comprendere i rischi semprre più gravi della situazione che si è venuta a creare, grazie alla irresponsabile politica americana in quell'area. C'è anche il rischio di una grave carestia a livello mondiale.

Z.

Anonimo ha detto...

"Comanda Biden, evidentemente, il quale appare sempre più.."

..affetto dal delirio di onnipotenza.Evidentemente in questo modo si sente realizzato.
Vergine di Pompei,dirada le tenebre che imprigionano questa creatura.

Anonimo ha detto...

ROCCHELLI.

I media ucraini hanno messo in giro delle foto molto toccanti di bambini rinchiusi negli scantinati a Kharkov per difendersi dalle bombe russe. E i media occidentali le hanno rilanciate ovviamente. Solo che non era Kharkov, e non si nascondevano dai russi. Erano alla periferia di Donetsk e si nascondevano dalle bombe degli Azov. Erano le foto di Andrea Rocchelli scattate nel 2014 prima di essere ammazzato il 24 maggio. La cosa assurda è che per stigmatizzare le colpe di Mosca non c’è bisogno di bersi e rilanciare tutte le balle che racconta Kiev. Che ce ne viene a noi di sposare anima e corpo una parte del conflitto, demonizzando completamente l’altra, e finire per giocarci quel po’ di credibilità rimasta sia a livello geopolitico che mediatico? Le colpe di Mosca vanno messe in conto a Mosca, ma le colpe di Kiev vanno messe in conto a Kiev, come correttamente assegnate dovrebbero essere le colpe di Washington e Bruxelles. L’altro giorno Giorgio Bianchi ha parlato niente meno che al Consiglio di Sicurezza dell’ONU come testimone, chiedendo proprio questo “ma a che gioco stiamo giocando?”. Quando l’ho incontrato a Mosca un paio di anni fa mi sono reso conto che è uno di quelli che hanno una marcia in più. Tante volte esagera, ritengo, ma è un Rocchelli che ce la potrebbe fare. Gli auguro il meglio e spero almeno in lui.

(Cit. Alessio Trovato)

Anonimo ha detto...

Negli ultimi anni ho capito che non tutte le intelligenze umane sono dello stesso tipo, né tutte hanno gli stessi tempi di maturazione; grandi spartiacque di questa maturazione oltre alle caratteristiche personali che si manifestano piano piano,sono l'educazione e/o la manipolazione(anche di una sola persona sul soggetto xy). Tenendo presente che l'educazione ha in se stessa, per un certo tempo, uno strato di manipolazione, come l'ipocrisia ha, sempre, uno strato, lo strato esterno, virtuoso, cominciamo a vedere quanto sia difficile dare una descrizione completa e della intelligenza umana e dei periodi storici in cui il pensiero umano si è colorato più di questa o quella filosofia e/o visione del mondo.

Mediamente credo che il singolo essere umano percorra un po' tutte le filosofie bene o male che sia; ritengo che tre elementi siano determinanti, l'educazione, la Grazia e la capacità di distinguere piano piano cosa si è ricevuto dall'educazione, cosa dalla Grazia e cosa dal proprio sforzo, che è un po'riconoscere nella propria vita l'azione della Man dal Cielo.

Aleksandr Dughin mi piace, avevo notato, a pelle, qualche sforamento, ma nella economia del tutto mi piace, né mi è venuto mai in mente di sistematizzare i suoi pochissimi sforamenti che avevo notato. Per quello che riguarda VP, mi tranquillizza l'ottimo rapporto con il Patriarca Kirill, l'ottima accoglienza che ha ricevuta dai Monaci del Monte Athos e la sua biografia per quel che ne conosco. In sintesi il popolo russo sta davvero ritornando alla sua devozione al Signore Gesù Cristo e dopo tanti flagelli trovo che questo è veramente un inaspettato miracolo. Hanno tutta la mia stima.

Eppoi scrivendo da Qui, Ora, trovo tutto magnifico quello che riguarda la Russia, i Russi, Vladimir Putin, gli Ortodossi e Aleksandr Dughin, il mio slancio del cuore è verso tutti loro, le loro tradizioni, la loro terra e quel poco della loro storia che continuo a raccogliere!
Per gli Ucraini mi dispiace profondamente che si siano lasciati abbindolare dall'americanismo, spero e prego che capiscano il loro errore e riescano a tessere rapporti leali con la Russia.

Anonimo ha detto...

“I membri della Nato non accetteranno mai l’annessione illegale della Crimea. Ci siamo sempre opposti al controllo russo su parti del Donbass nell’Ucraina orientale”. (Jens Stoltenberg, segretario generale Nato).

Quindi, capiamoci bene, i confini tra Russia e Ucraina li decide un'allenza militare, presunta difensiva, con sede a Bruxelles ma la testa a Washington, di cui la stessa Ucraina non fa (ancora) parte?
E' Washington che decide i confini tra gli Stati?
E' la Nato il poliziotto del mondo? Con quale diritto?
E quindi dove starebbero gli imperialisti? A Mosca o a Washington?
Martino Mora

Anonimo ha detto...


Nell'articolo di Don Curzio Nitoglia del pensiero di Dughin in senso proprio poco si parla, a ben vedere.

Ma la cosa che più interesseva non era la critica al pensiero di Dughin?
È un pensiero quello di Dughin che vuol fare la sintesi consapevole di diversi filoni essenziali e contrapposti della filosofia moderna e contemporanea, con particolare riguardo alla politia. Un pensiero quindi che si pone in prospettiva sincretistica e a modo suo innovatrice.
Vuol avere prestesa di originalità. Prima di criticarlo (e certamente merita di esserlo) bisognerebbe però esporne i concetti essenziali.
Accanto a questo aspetto (quello della "Quarta teoria politica", come la chiama lo stesso Dughin) c'è quello della "missione euroasiatica della Russia". Questo versante sarebbe di grande interesse esplorarlo, dal momento che sembra aver ispirato (l'euroasiatismo.c.d.) non solo Putin (almeno in parte) ma anche ambienti dello Stato maggiore russo.
Ma della visione geopolitica "euroasiatica", con le sue gravi implicazioni pratiche, Don Nitoglia non sembra occuparsi.
E quindi l'articolo si riduce alla fine alla denuncia del nichilismo dominante nel pensiero occidentale,a suo dire sin dai tempi dell'Umanesimo, ossia secono un'interpretazione abbastanza tradizionale fra i cattolici non allineati di oggi (o conservatori, o tradizionalisti che dir si voglia). Che alla decadenza odierna della metafisica si debba opporre un sano ritorno all'aristotelo-tomismo, siamo tutti d'accordo. Che si tratti tuttavia dell'ennesimo rinverdire un c.d. neo-tomismo, questo è discutibile; così come andrebbero controllati certi passaggi dello "schema" generale del pensiero moderno proposto da Don Nitoglia.
Tra l'altro il concetto di "rivoluzione conservatrice" nacque in Germania, nel I dopoguerra, mi sembra l'abbia usato Musil, il grande scrittore austriaco, o che sia stato Hoffmansthal. In America è stato rielaborato, forse per influenza di Strauss, lo studioso di Hobbes e Spinoza, "il padre" dei neo-cons statunitensi, come si dice.
P.

Anonimo ha detto...


De Benedetti in un'intervista al Corriere della Sera di oggi, afferma giustamente che l'Europa non deve seguire Biden nel suo avventurismo guerrafondaio contro la Russia.

De Benedetti, spregiudicato uomo d'affari, dice in questo caso una cosa giusta. E i politici? Che dicono?
Draghi perfettamente allineato, corso a Washington.
Ma l'opposizione?
Meloni, nell'enunciare recentemente il programma del suo partito, ha detto, circa l'atlantismo : "alleati, non sudditi". Ottime e belle parole. Dovrebbe allora, da alleata che non ha perso la testa dietro la retorica della piccola nazione aggredita dall'orso russo, criticare con estrema chiarezza l'intervento a piedi uniti della Nato nella questione ucraina, allorché il suo segretario generale dichiara che la Nato non accetta una Crimea sotto sovranità russa!
(L'ha fatto? se l'ha fatto, come non detto).
Zelensky l'accetterebbe (ha fatto un timido accenno) per giungere ad una soluzione negoziata del conflitto (che sta mettendo a dura prova anche l'Ucraina, evidentemente), ma la Nato non l'accetta.
L'Ucraina fa già parte della Nato? Lo è di fatto, se si guarda bene.
Ma i confini dell'Ucraina con la Russia li stabilisce la Nato?
È la forza delle cose, la "natura effettuale della cosa" direbbe Machiavelli: io che sono potente ti armo fino ai denti (con le armi più moderne) per sconfiggere un altro potente mio nemico, che formalmente ti ha aggredito, e tu devi combattere sino in fondo, sino a che piace a me.
Una critica politicamente rilevante del partito di Meloni potrebbe essere di questo tipo: giusto armare l'Ucraina perché si difenda dall'aggressione russa - sbagliato continuare ad armarla perché possa addirittura sconfiggere la Russia, potenza nucleare, nazione assai più grande per mezzi e risorse - bisogna sospendere un armamento di questo tipo - bisogna premere immediatamente per una soluzione negoziata - lo spiraglio aperto da Zelensky sulla Crimea sembra indicare la via giusta per trattare, possibilmente con sospensione delle ostilità (o anche senza).
Insomma, si faccia sentire l'opposizione ma non per monosillabi bensì con una critica che sia anche una proposta politica chiara e fattibile.
Z.

Anonimo ha detto...

Una parte dell'Ucraina non capisce di essere caduta dalla padella alla brace, è proprio delle democrazie giovani non capire chi è il nemico. Anche a noi è successo e continua a succederci, ancora non capiamo,ancora non abbiamo la forza di strapparci dagli occhi le bende delle illusioni, degli incantesimi con parole, con immagini, con vere e proprie droghe con cui ci vogliono incantare e stremati ci siamo, fin qui, lasciati stordire, ci siamo lasciati incantare per quieto vivere che presto rischia di diventare un quieto morire.

Silente ha detto...

Mi sento d'accordo con il post di P. delle 18:31 e con la sua critica all'articolo di don Curzio Nitoglia, autore che peraltro stimo. Il pensiero di Aleksandr Dughin, che comunque è Cristiano Ortodosso, è assai complesso e certamente contiene riferimenti, che non vedo perché demonizzare, a Evola e, in misura più modesta, a Guénon. Non nego che ho trovato l'articolo di Nitoglia ingeneroso e poco documentato nei confronti del più importante teorico vivente dell'eurasiatismo, visione geopolitica che meriterebbe una maggiore attenzione come efficace "visione del mondo" alternativa all'atlantismo liberal della cancel culture, dell'omosessualismo e del genderismo e del supercapitalismo.
Tra l'altro, come accennato da P., Nitoglia cade in un innegabile equivoco quando si riferisce alla Rivoluzione Conservatrice riportandola al mondo neo-con e teo-con statunitense, quando, come ben noto, con questa definizione ci si riferisce al fenomeno tedesco della Konservative Revolution, a cui sono riconducibili pensatori come Werner Sombart, Ernst Jünger, Oswald Spengler, Arthur Moeller van den Bruck e altri.
Consiglierei a don Nitoglia la lettura di Armin Mohler, La Rivoluzione Conservatrice, edito da Acropolis, o del testo di Alain de Benost, Quattro figure della Rivoluzione Conservatrice tedesca, pubblicato da Controcorrente.
Silente

Anonimo ha detto...

Secondo La Repubblica il Cremlino pagherebbe gli opinionisti italiani.

Nel suo libro Gekaufte Journalisten, «Giornalisti comprati», Udo Kostantino Ulfkotte, ha rivelato di essere stato per 17 anni al soldo della CIA, e quindi degli USA, e di come la CIA stessa ed altre agenzie di servizi segreti (tra cui la BND, l'intelligence tedesca) paghino soldi ai giornalisti occidentali per porre talune notizie in una luce a loro favorevole, quando non apertamente propagandistica o pro-NATO, lasciando intendere a questi giornalisti che potrebbero facilmente perdere il loro lavoro nei media se non rispettassero «l'agenda pro-occidentale»

Anonimo ha detto...

Negli Usa, dopo la divulgazione illegale della bozza di sentenza della Corte Suprema che rovescerebbe l'aborto legale, si sono vandalizzate chiese, minacciati i giudici («come osano!», ha tuonato Kamala Harris, con toni eversivi) e perfino divulgati - secondo una logica tipicamente mafiosa - i loro indirizzi di casa. Un attacco alle istituzioni paragonabile ai fatti di Capitol Hill, che però stavolta i grandi media minimizzano.
Fino al prossimo fervorino sull'importanza della legalità, s'intende.

Anonimo ha detto...

È la chiara dimostrazione dell'onnipotenza del deep state. Ogni tentativo di contrastarla è destinato al completo fallimento.

Anonimo ha detto...

All'«atroce» parata russa l'UE può sempre rispondere con un Super Gay Pride di tutte le Europe a Bruxelles. Altre parate al momento non sembrano proponibili.
Andrea Sandri

Anonimo ha detto...

Franco Bechis su La Verità.
Carlo De Benedetti ne ha detta una giusta. Non mi è capitato tante volte nella vita di essere d'accordo con qualcosa che abbia detto l'ingegnere, ma questa volta con crudezza e realismo è stato molto efficace sulla guerra in Ucraina facendosi intervistare da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera. Spiegando che sì, è stato Vladimir Putin a iniziare questa guerra, "ma gli interessi degli Stati Uniti d'America e del Regno Unito da una parte e (quelli) dell'Europa -in particolare dell'Italia- dall'altra, divergono assolutamente. Se Biden vuole fare la guerra alla Russia tramite l'Ucraina, è affar suo. Noi non possiamo e non dobbiamo seguirlo".

Anonimo ha detto...

Mario Minetti
Il lato piu' incredibile dell'attuale guerra, comico direi se non ci trovassimo in una tragedia, e' la Gran Bretagna che invia armi e uomini in Ucraina con lo scopo di farla entrare in UE dalla quale lei e' scappata a gambe levate, pur non avendone mai adottato la politica monetaria.
Ma la Gran Bretagna che manda armi perché vuole far entrare l'Ucraina nella UE non desta a nessuno qualche sospetto...?
O vengono solo a me, incallito complottista?

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/613931/il-complottista-3/

mic ha detto...

È ormai evidente che la GB, come gli USA, non lotta pro-Ucraina né tantomeno pro-Europa ma contro Putin

mic ha detto...

https://www.laverita.info/carlo-de-benedetti-ucraina-2657283006.html

Anonimo ha detto...


Il 9 maggio sulla Piazza Rossa a Mosca. Impressioni.

Il discorso di Putin (vedi CdS oggi) è stato moderato, non ci sono stati gli accenti di guerra totale e roba del genere. Ma chi ha detto che avrebbe parlato in termini di "guerra totale" e minacce nucleari? Sono stati i media occidentali a preparare un'attesa di questo tipo, ricamando su qualche affermazione isolata di funzionario russo o più semplicemente intentandosi il tema e il tono del discorso di Putin.
Duro comunque l'attacco di Putin all'America, con l'accusa ai suoi alleati di esser dei satelliti pronti ad ingoiare qualsiasi cosa.
Ma si può dargli torto, su questo punto? La tragedia ucraina è il risultato di una aggressiva e spregiudicata politica americana in Ucraina, in funzione decisamente antirussa.
Putin ha giustificato l'attacco russo con il concetto della guerra preventiva: l'attacco russo avrebbe anticipato un attacco decisivo "dell'Occidente" nel Donbass. Questa è la tesi di Mosca, che viene liquidata come pura propaganda. Prima di liquidarla come propaganda bisognerebbe tuttavia conoscere meglio i fatti. Cosa che noi del pubblico non siamo in grado di fare.
Alcune cose sono tuttavia certe: - il grado di preparazione militare dell'Ucraina era assai notevole, era stata armata e organizzata dagli USA in modo capillare - Non solo. L'Ucraina si è rivelata inserita nel sistema militar-informatico nato-usa, sì da poter utilizzare in tempo reale i dati forniti dagli aerei spia e satelliti usa-nato sulle navi da guerra russe nel Mar Nero e colpirle con precisione. In modo simile si spiegano i successi contro i carri armati russi distrutti con i missili forniti dagli americani- La pressione militare ucraina verso il Donbass era destinata ad aumentare. - L'Ucraina non rinunciava alla Crimea e non vi rinuncia oggi (l'accenno di Zelensky ad accettare la sua perdita è subito rientrato dopo che il capo della Nato ha posto il veto ad una simile acceettazione). - Insomma, l'Ucraina era diventata una grande base usa-nato alle porte della Russia, mancava solo il riconoscmento formale.
Da notare nel discorso di Putin il riferimento ai valori tradizionali dei russi, contrapposti alla decadenza occidentale. Forse su questo punto avrebbe potuto allargarsi, per dare un significato universale ai motivi della guerra, trascendente quelli puramente geo-strategici, che pure sono essenziali. IL punto essenziale è proprio la decadenza morale dell'Occidente, con la Chiesa cattolica da anni allo sbando e gli Stati Uniti in mano ai fanatici della Rivoluzione Sessuale e dell'estremismo razziale antibianco, femminista, nemico di tutta la nostra civiltà.
Miles

Anonimo ha detto...

Sostanzialmente d'accordo con tutti, a Miles dico che siluri e razzi sono gentilmente forniti dal governo di Sua Maestà Queen Elizabeth 2nd, la GB se n'è andata dalla UE perché voleva fare gli affaracci suoi senza che Brussels, coma la chiamano loro, avesse nulla da eccepire, sempre stata un po' dentro e molto fuori dall'Europa, a loro interessa il controllo di porti e basi navali strategiche e Odessa è da sempre la loro ossessione, mettiamoci una spruzzata di malcelato odio per la Germania, degli altri paesi europei non si sono mai curati né mai lo faranno, a meno che non servano per le vacanze o i vigneti e piantagioni di the come in Portogallo; la parata di Mosca, qualche stralcio, mi spiace per i gufi che sperano in rapido trapasso di VP, l'ho trovato molto bene, misurato e imperscrutabile come sempre, ma tutt'altro che malato........

Anonimo ha detto...

La stoccata di Annalisa Chirico a Zelensky: "I video ben curati che ci regala ogni settimana fanno a pugni col clima che gli ucraini vivono sotto le bombe" 09/05/2022
Annalisa Chirico (Il Foglio): "Non ho sentito da parte del Presidente Putin quei toni che ci aspettavamo, mi è sembrato che ci sia stato anche un riconoscimento del ruolo degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Questi video che il Presidente Zelensky ci regala ormai ogni settimana, con una scenografia ben curata e con queste espressioni in primo piano, fanno a pugni con il clima che vivono gli ucraini nel loro Paese sotto le bombe".

Anonimo ha detto...

Craxi a Sigonella seppe opporsi agli americani. E la pagò cara.
Draghi invece è qui per conto degli americani. E la pagheremo cara noi.

Le false luci ha detto...

Une partie de nos erreurs vient du défaut de lumière, mais une plus grande encore des fausses lumières qu'on nous propose.
Vauvenargues

L'avvertimento vale anche per Dughin e per Putin.
Di Dughin acquistai parecchi anni orsono Continente Russia (Edizioni all'Insegna del Veltro) e subito mi accorsi dell'impianto esoterico del libro. "L'anima di ogni esoterismo è la Cabala e il Talmud", come scrive giustamente don Curzio. Grazie al Cielo, non ho più acquistato libri di Dughin.

Anonimo ha detto...

"Dio ci ha chiamati a salvare il mondo in unione con Cristo. Ci assicura la Sua vittoria e non dà a noi, poveri uomini, che il potere di soffrire e di pregare. Ci crediamo noi a queste "armi" di Dio, le sole che Egli ci offre? Lo sapevamo da sempre che Egli ci ha mandato come pecore in mezzo ai lupi, ma era nostra volontà di minimizzare sempre la potenza dello scontro di un mondo che è nel peccato con un Dio che tace e sembra non operare. Di fronte a quanto assistiamo, si pone per noi la necessità di un esame: ci crediamo alla potenza della preghiera? Crediamo davvero alla potenza di una sofferenza che ci unisce alla Passione di Cristo per la salvezza del mondo? [...] Non dobbiamo aspettarci una pace che escluda la lotta del Maligno contro Dio: la nostra pace è vissuta soltanto in una fede che trascende gli avvenimenti nella loro gravità paurosa" (don Divo Barsotti)

mic ha detto...

Avviso a chi continua a postare commenti così subdoli e sofisti, così in malafede o solo provocatori non pubblicabili perché richiederebbero risposte kilometriche che non meriterebbero il tempo dedicato: tempo sprecato che non servirebbe a niente...

Anonimo ha detto...


La "perfida Albione" causa di tutti i guai?

È una vecchia tesi. Circa l'uscita dall'Europa Unita, bisognerebbe ricordarsi bene come sono andati i fatti. Nessuno nell'establishment, anche conservatore, la voleva. Sapevano che avrebbero perso un sacco di quattrini, soprattutto nel settore finanziario, che la City (uno Stato nello Stato) si sarebbe dovuta ridimensionare. Il referendum fu chiesto da Farraige, un leader di minoranza e Cameron, allora premier, fece l'errore di prometterlo, in cambio del suo appoggio elettorale. Poi, a malincuore, dovette farlo. La vittoria di misura del NO fu una sorpresa (solo 52% la maggioranza). La dirigenza inglese dovette adeguarsi, anche se a malincuore. Non cercò cavilli per far rifare il referendum (come'era successo in altri paesi). Bisogna dargliene atto, si comportarono correttamente.
Questo, tanto per chiarire. L'appoggio militare fondamentale all'Ucraina, quello che fa la differenza, come si suol dire, è quello americano. Gli inglesi sono solo comprimari. Mi sembra il film già visto nella prima Guerra del Golfo: la superiorità netta della tecnologia militare americana su quella russa (allora, sovietica).
Ma la partita è ancora aperta.
Finché si combatte in Ucraina o nella zona confinante della Russia, difficile che Putin usi le atomiche tattiche. Difficile, secondo me, che le usi anche per tirarle su qualche paese europeo, dovrebbe trovarsi di fronte ad un'invasione del territorio russo su vasta scala. Potrebbe però in futuro colpire qualche aereo spia nato o qualche base nato, in Europa. Ma starà attento a quello che farà.
Il discorso sulla Piazza Rossa è apparso alquanto calibrato, calcolato; quello è resto lo stile di Putin.
Tra il pubblico sulla Piazza Rossa non c'era una faccia che non apparisse preoccupata, non si vedeva un sorriso. La situazione è seria, il blocco economico c'è, i caduti comnciano a pesare, la guerra si trascina, l'Ucraina si è rivelata un "istrice" che l'America imbottisce di armi sperando di far cadere Putin. Un disegno folle, che non tiene conto delle sofferenze dei popoli ad onta del falso, sentimentale umanitarismo dimostrato da Biden. Il popolo russo dovrà ricorrere alle sue migliori virtù per resistere e superare la prova: tenacia, patriottismo, spirito di sacrificio, disprezzo della morte.
Miles

Anonimo ha detto...

Leggo sul Corriere: "Il premier (Draghi) parlerà anche (durante la visita a Washington) dei sistemi militari d’avanguardia che il governo italiano potrebbe acquisire per alzare il livello tecnologico di difesa dell’Ucraina". Ho letto bene? Ho capito bene? L'Italia potrebbe acquisire - leggasi sborsare milioni e miliardi di euro - per "acquisire sistemi militari d'avanguardia" non per le proprie forze armate, o per alzare la propria capacità difensiva, ma per "alzare il livello tecnologico dell'Ucraina"? E perché mai il contribuente italiano - tartassato di tasse e gabelle, che vede crollare ponti e scuole - dovrebbe contribuire a "alzare il livello tecnologico di difesa dell'Ucraina"? Se l'Ucraina ha bisogno di alzare il proprio livello di difesa, apra i cordoni delle borse, sequestri un po' di soldi alla sua classe politica corrotta, e se le compri da sola. Perché dovrebbe pagare Pantalone? E quando è stato discusso questo in parlamento? Quali sono i partiti che hanno votato a favore cosi non li rivotiamo più?

Anonimo ha detto...

Il mario è quello tra noi più vicino alla dannazione eterna. Dispiace, sinceramente dispiace, un altro italiano che avrebbe potuto essere il nostro orgoglio e sarà invece la nostra vergogna. Speriamo che il Signore lo faccia cadere da cavallo, lo accechi e lo converta. Preghiamo!

Anonimo ha detto...

Insomma: le armi russe sono scadenti e sorpassate, Putin non può usare le "atomiche tattiche" (qualcosa di efficace, diciamo così) altrimenti si ritrova la Russia invasa, c'è la crisi economica, l'Ucraina è un arsenale di armi modernissime... mi sembra che la conclusione sia facile! Che poi molti considerino i commentatori realistici e disillusi portatori di iella è un'altra questione. Purtroppo la realtà rimane quella che è.

Anonimo ha detto...

9 MAGGIO: PUTIN DICE NO ALL’ORRORE DI UNA GUERRA GLOBALE E NON DICHIARA GUERRA ALL’UCRAINA. L‘OCCIDENTE COSA FARÀ?
Nonostante tutte le preoccupazioni della vigilia, le celebrazioni del 9 maggio non sono state l’occasione per Vladimir Putin di un nuovo salto di livello nel conflitto con l’Ucraina. Anzi Putin ha detto di voler evitare in ogni modo ”l’orrore di una guerra globale” e non ha trasformato “l’operazione militare speciale” in Ucraina in una guerra totale formalmente dichiarata.
Come risponde l’Occidente a questi segnali importanti? Zelensky ha continuato a paragonare Putin ad Hitler, mentre l’Ambasciatrice americana all’ONU si è limitata a compiacersi che "Putin ha ammesso di non avere vittorie da celebrare".
Ma non sarebbe questa l’occasione per interrompere l’escalatione militare in Ucraina, per rilanciare una proposta di cessate il fuoco e di pace che ci porti fuori da questo incubo? L’Occidente vuole trovare un ragionevole compromesso per fermare Putin o continua a coltivare il sogno di eliminarlo dal potere? Le grandi folle di russi che hanno partecipato alle celebrazioni del 9 maggio non rafforzano affatto questo sogno e questa guerra rischia di essere la tomba dell’Europa.

Anonimo ha detto...

Attenzione, problemi in vista per UK, la regina sta male, inutile girarci intorno, il discorso della corona verrà letto dal principe Carlo, voci di corridoio sussurrano che la Sovrana non celebrerà il Giubileo perché le condizioni sono più gravi di quanto fatto trapelare finora e qui cominciano i dubbi sul futuro del Regno Unito, ho ascoltato pareri molto autorevoli di esperti in politica estera, dicono che la situazione in GB non è affatto rosea, come notava giustamente Miles, la Brexit è costata carissima, come costò carissima alla Germania la reunion, ma erano altri tempi, i venti di separatismi vari, Irlanda e Scozia in primis, soffiano forte e il governo di BoJo traballa......chi vivrà vedrà.

Non costa niente! ha detto...

La risposta: Biden ha firmata una legge per l'invio rapido di armi in Ucraina, von der Leyen e Macron incontrano Orban per convincerlo riguardo alle sanzioni sul petrolio, Svezia e Finlandia sono pronte ad entrare nella NATO.
L'Occidente - ossia il deep state mondialista - vuole eliminare Putin e vincere la guerra. Riuscirà nei suoi intenti con certezza matematica.
Ciascuno poi è libero di:
1 illudersi,
2 sperare in un miracolo.
Non costa niente!

Anonimo ha detto...

"Paralizzata e compiacente, l'Unione Europea si comporta da dhimmi con il sultano turco". Lo scrive un giurista armeno. Due giorni fa al Parlamento Europeo c'è stata una conferenza sulla "islamofobia" organizzata da una ong turca che nega il genocidio armeno ("e se ci avessero mentito?") e con la presenza di salafiti sotto osservazione e nelle cui case è stato trovato il Mein Kampf. Il Parlamento Europeo che devolve così tante energie a combattere l’“islamofobia” ha bloccato una risoluzione per portare assistenza ai perseguitati cristiani e quando dall’Italia è arrivata la proposta dell’istituzione di una "Giornata contro la cristianofobia" a Bruxelles si sono ben guardati dall’accoglierla. Questa, più che di De Gasperi, è l'Europa di Erdogan...

Anonimo ha detto...


L'ultimo orrore dalla guerra in Ucraina: corpi di caduti russi abbandonati chiusi in sacchi in vagoni frigorifero dai russi stessi, altri corpi lasciati per strada.

Servizio di AlJazira edizione inglese. Vero, falso? Se vero, fino a che punto? Alcuni dicono centinaia di cadaveri di caduti, altri migliaia. La visione del fatto è stata organizzata dagli ucraini.
Ora, un dettaglio va notato.
Mi riferisco alla foto pubblicata oggi su La Repubblica. Si vedono i corpi di alcuni soldati russi, dicono, sull'asfalto, con la didascalia: cadaveri di soldati russi abbandonati per strada (cito a memoria). Però mi ricordo che la medesima foto era stata pubblicata tempo fa dalla stessa Repubblica, con ben diversa didascalia. Diceva che questi caduti russi erano stati messi a bella posta dagli ucraini sull'asfalto come a formare una Z, visibile dall'alto, come per fare una macabra e beffarda segnalazione alla ricognizione aerea russa. L'articolo poi continuava menzionando altre crudeli esibizioni di cadaveri di russi da parte degli ucraini, dicendo che ormai la crudeltà dai due lati della barricata era inarrestabile.
Clamoroso errore dunque da parte di Repubblica, che pubblica due volte la stessa foto di morti in battaglia dando un'interpretazione ogni volta diversa e persino opposta.
La stampa italiana deve rielaborare in qualche modo informazioni che vengono dagli ucraini, dai servizi americani e inglesi. Si ha l'impressione di una sorta di schizofrenia. Da un lato, si dà per spacciata la Russia e si parla già di una riconquista ucraina di tutto il territorio perduto. Dall'altro, il capo dell'intelligence usa, una donna, afferma che Putin vuol portare la guerra sino alla Transnistria. Ora, se l'esercito russo è bloccato e in stallo sulla via di Odessa e nel resto del paese, come potrebbe voler portare la guerra in Transnistria, a qualche centinaio di km di distanza dalle sue posizioni, lanciandosi su un terreno disseminato da una fitta rete di linee difensive ucraine?
Che l'esercito russo non abbia al momento i mezzi per risolvere la campagna con sfondamenti e battaglie campali, come nel 1943-1944 quando riconquistò l'Ucraina dai tedeschi in sanguinosissime campagne, è un conto. Da quello che si capisce si sta consolidando sulla striscia Donbass-Mariupol-Kherson-Crimea, in attesa degli eventi. Che sia già spacciato, sembra alquanto temerario affermarlo. Dal (fallito) blitz iniziale su Kiev etc si è passati alla guerra d'attrito, che logora i russi ma anche gli ucraini. Oltre a mettere in crisi l'economia mondiale.
Si creano poi anche false aspettative, come quella che Putin nel discorso di ieri avrebbe dovuto dichiarare la guerra totale etc. Una panzana messa in giro, notava il Giornale, dall'inglese The Independent, proprietario un magnate russo nemico di Putin, tranquillamente domiciliato in GB.
Miles

Anonimo ha detto...


L'eurasianesimo di Dughin, un'ideologia da conoscere, per poterla criticare a ragion veduta. (1)

Tempo fa mi sono procurato il libro di Dughin, "Eurasian Mission. An Introduction to Neo-Eurasianism", Arktos, 2014. Si tratta di una antologia di testi di Dughin, ma in modo da formare un tutto organico.
Ne ho letto finora solo alcune parti. Riporto alcuni passaggi sul concetto di "eurasianesimo", espressione per noi di non facile comprensione. Traduzione mia dal testo inglese.

"La civiltà russa possiede alcune delle caratteristiche dell'Europa e alcune delle caratteristiche della cultura dell'Asia (in particolare del tipo Turanico). Essa rappresenta una sintesi organica fra le due e non può quindi esser ridotta alla semplice somma dei suoi elementi occidentali ed orientali. Piuttosto, ha una sua identità originale."
(Introduction, p. 9).

Notazione del traduttore e relatore: il termine "turanico" sicuramente dice poco alla maggior parte dei lettori. È un termine erudito, uscito fuori, credo, alla fine dell'Ottocento presso gli intellettuali ottomani di etnia turca, pensosi sulla sorte dell'ormai fatiscente impero. Essi proponevano di abbandonare la visione supernazionale ottomana, dell'impero islamico basata sul Corano e sulla fedeltà alla dinastia degli Osmanli (Ottomani, in Occidente), per fondare invece una nuova dimensione nazionale, solo turca, fondata sull'Anatolia turca, ma includente spiritualmente e un domani anche politicamente tutti i popoli di schiatta turca e turco-mongola occupanti l'immensa fascia che va dall'Adriatico alla Cina (panturchismo o panturanismo). Il Turan definiva appunto la fascia orizzontale occupata dai popoli centro-asiatici. Molti di questi popoli era sudditi dello zar.
(Vedi: Bernard Lewis, The Emergence of Modern Turkey, OUP, 1968, 2nd ed, cap. X, Community and Nation, pp. 323-361).
Com'è che adesso la componente "turanica" viene ad esser inclusa in una visione eurasiatica russa e non turca né tantomeno mussulmana?
Questo un primo punto, a mio avviso, da notare nel discorso di Dughin.
Si vuol far concorrenza al risveglio dei mussulmani centro-asiatici ed asiatici? E difatti, venendo alla prassi, abbiamo i ceceni fortemente ostili a Mosca, forse panturchisti e comunque guerriglieri e terroristi mussulmani, e quelli ad essa fedeli, che ora combattono in Ucraina. [segue]
PP

Anonimo ha detto...


L'eurasianesimo di Dughin, spunti critici sui concetti generali (2)

Tralasciando la questione del Turanesimo, vediamo come Dughin caratterizzi in prima battuta l'individualità della Russia rispetto agli altri popoli e all'Occidente soprattutto. Che la Russia possieda una sua tipica e insopprimibile individualità nessuno lo può negare. Il punto è, soprattutto oggi, cercare di capire come i russi stessi intendono la loro individualità e quindi il loro posto nella storia e tra le nazioni.
Nel passato zarista, si sono dati la missione di essere la Terza Roma, conquistatrice in Asia ed Europa in nome dell'ortodossia (Pravoslavie), dell'autocrazia (Samodertzavie), del principio di nazionalità grande-russo (Narodnost'). Poi si sono dati la missione mondiale di realizzare la società senza classi e l'ugualitarismo in tutto il mondo, foraggiando come Unione Sovietica la rivoluzione, con tutti i suoi mali, in tutto il mondo. Oggi? Oggi, siamo alla "missione eurasiatica?"
Ma procediamo con ordine.

"Poiché la natura della civiltà russa non è occidentale, bisognerebbe coglierla al di là dei "principi evidenti" che si danno per scontati nell'Europa moderna, quali il progresso, la concezione lineare del tempo, di uno spazio omogeneo, una fisica materialistica e il capitalismo quale destino universale dello sviluppo sociale. Il termine Eurasia, che si potrebbe anche esprimere con Russia-Eurasia, fu introdotto per definire un netto confine tra due civiltà.." (Dughin, op. cit., p. 9).
I riferimenti alla concezione del tempo, dello spazio, della fisica "materialistica", mi lasciano, confesso, alquanto perplesso e andrebbero chiariti. Dughin prosegue rifacendosi all'eurasianismo del principe Trubetzkoy, m. nel 1938, che vede la sostanza della Russia nell'eredità di Genghis Khan e nella lotta contro l'Occidente, decadente per definizione (ivi, p. 10).
Il neo-eurasianesimo (di Dughin stesso) si vuole arricchire di nuovi filoni di pensiero, dei quali far la sintesi: "tradizionalismo, geopolitica (talassocrazia contro tellurocrazia), Carl Schmitt, M. Heidegger, la Rivoluzione Conservatrice, lo strutturalismo, l'antropologia, etc." (p. 11).
Come si possano mettere insieme Carl Schmitt e Heidegger, non mi riesce di comprendere, a dir il vero, per tacere di altri accostamenti. Comunque sia, il nuovo neo-eurasianesimo, con il suo programma politico, si è formato alla fine degli anni Novanta, servendosi di nuove fonti "occidentali antimoderne". All'inizio degli anni 2000 ha trovato sponde di un certo rilievo "nei circoli politici attorno a Putin" (ivi).
Dughin attribuisce a Putin l'intenzione di "creare una Unione Eurasiatica nello spazio post-sovietico", ossia "una forma di continentalismo" (contro la talassocrazia anglosassone) consistente nel "creare uno spazio comune europeo-russo - l'Europa più grande da Lisbona sino a Vladivostok - come dichiarato dallo stesso Putin" (ivi, pp. 11-14).

La Russia non può evidentemente vivere senza darsi una missione mondiale. Questa sarebbe dunque ora "eurasiatica", un'unione continentale addirittura da Lisbona a Vladivostok? E sotto quale guida? Russa si può supporre, data la decadenza dell'Occidente.
Queste sono solo le battute iniziali del "discorso" di Dughin.
Mi sembra sempre la vecchia Russia, quella degli slavofili, messianica e conquistatrice, che si eleva a portatrice di una civiltà superiore in nome di una spiritualità, della quale l'Occidente sarebbe privo per definizione (della quale sarebbe sempre stato privo).

Sempre tendenti all'utopia gli intellettuali Russi. Non mescolano validi spunti critici all'Occidente in generale con una preoccupante tendenza alla fuga nell'irrazionale e all'esaltazione megalomane della "Santa Russia" (Sviataia Rus')?
PP.





Anonimo ha detto...

Ogni popolo ha il suo carattere, la sua anima, il suo spirito con gli aspetti positivi e negativi!