Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 24 aprile 2026

L'Agostino che Leone XIV non ha citato a Ippona

Da: infoVaticana
L'Agostino che Leone XIV non ha citato a Ippona

Dall'aereo, prima ancora di atterrare ad Algeri, Leone XIV ha lasciato cadere la frase che avrebbe strutturato l'intero racconto del suo viaggio: «Sant'Agostino offre un ponte molto importante per il dialogo interreligioso perché è molto amato nella sua terra». L'immagine era perfetta per il consumo immediato: il primo papa agostiniano della storia, che torna nella terra del vescovo di Ippona, gettando ponti tra cristianesimo e islam, tra Occidente e Africa, tra il presente convulso e un'antichità nobile e venerabile. La stampa cattolica progressista lo ha accolto con entusiasmo. Analisti internazionali hanno parlato di gesto strategico, di pietra miliare storica, di «nuovo epicentro del cattolicesimo». Tutto molto pulito, molto fotogenico, molto in linea con quello che ci si aspetta da un pontefice nel 2026.

L'unico problema è Agostino.
Perché l'Agostino reale, quello che ha vissuto su quella terra, quello che ha scritto su quella terra, quello che è morto su quella terra mentre i vandali assediavano Ippona, non era un costruttore di ponti interreligiosi. Era il polemista più formidabile che la storia della Chiesa latina abbia mai dato. Un uomo che ha dedicato decenni del suo episcopato non al dialogo tenero, ma alla confutazione sistematica e senza concessioni di tutto ciò che considerava errore. Ha affrontato manichei, donatisti, ariani, pelagiani, priicilianisti e accademici scettici. Ha presieduto concili, ha scritto instancabilmente e polemizzato in difesa dell'ortodossia con chiunque fosse necessario. Non c'è nella sua opera un solo testo che possa ragionevolmente essere interpretato come un invito alla coesistenza teologica tra cristianesimo e islam, anche perché l'Islam non esisteva ancora quando Agostino morì nel 430.

Questo è opportuno sottolinearlo perché c'è una tendenza, quando si tratta di appropriarsi retroattivamente dei grandi santi, a proiettare su di loro le sensibilità del presente. Agostino si presta male a quest'operazione. Philip Schaff, uno degli storici più rigorosi del dogma cristiano, ha scritto che Agostino «è il dottore della Chiesa per eccellenza», la cui attività si è diffusa sull'ecclesiologia, la teologia sacramentale e la dottrina della grazia con una precisione che nessuno prima o subito dopo ha raggiunto. Quel Dottore non ha lasciato spazio all'ambiguità sulla verità rivelata. L'ha cercata per anni, con vera angoscia, e quando l'ha trovata l'ha difesa con tutti gli strumenti disponibili: la ragione, la scrittura, l'autorità conciliare, e quando necessario, la coercizione imperiale.

Quest'ultimo punto merita attenzione perché imbarazzante. Nella Lettera 93, scritta nell'anno 408, Agostino confessa apertamente di aver cambiato idea sul metodo da utilizzare con i donatisti, passando dalla persuasione intellettuale all'approvazione delle leggi coercitive dello Stato, proprio perché «l'inefficacia del dialogo» lo aveva convinto che manca qualcos'altro. La sua argomentazione era che la paura aveva fatto riflettere molti donatisti e li aveva resi «docili». Lo stesso uomo che Leone XIV trasforma in simbolo del dialogo interreligioso è stato il principale artefice dottrinale di quella che gli storici chiamano la prima teoria cristiana della legittima coercizione religiosa. Non si può rimproverare con anacronismo: era il V secolo, il contesto era uno scisma violento, i circumcellioni donatoristi avevano attaccato e mutilato diversi vescovi cattolici. Ma non può nemmeno essere citato come patrono dell'incontro gentile tra fede varie senza falsificare la sua figura.

Il paradosso è più profondo quando si esamina cosa faceva Agostino esattamente a Hippona. Ha affrontato lo scetticismo come filosofo, il manicheismo e il pelagianismo come teologo, e il donatismo come vescovo. Tre fronti diversi, tre modi diversi di combattere l'errore. In tutti i casi, l'atteggiamento di fondo era lo stesso: la verità esiste, è conoscibile, e chi la possiede ha l'obbligo di difenderla. Il relativismo teologico, la coesistenza pacifica tra verità contraddittorie, l'idea che ogni ricerca spirituale conduca allo stesso luogo, sarebbe sembrata ad Agostino non un gesto di apertura ma un tradimento verso Cristo. Le *Confessioni* sono l'autobiografia non di chi ha trovato pace nell'eclettismo, ma nella resa incondizionata a una verità specifica e irriducibile. «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te»: non in una verità tra le altre, ma in te.

Il donatismo, l'eresia che ha occupato i migliori anni dell'episcopato agostiniano, è stato l'ultimo episodio delle controversie di Montano e Novato che avevano agitato la Chiesa dal secondo secolo, e il suo nucleo era la questione sulla santità della Chiesa e sulla validità dei sacramenti gestiti da ministri indegni. Agostino rispose costruendo una ecclesiologia completa e coerente: la Chiesa visibile contiene grano e zizzania, la grazia non dipende dalla purezza del ministro ma da Cristo, l'unità è un bene irreunciabile che giustifica misure drastiche contro lo scisma. Quello non è un ponte. È una muraglia dottrinale sollevata con precisione di architetto. Che questa muraglia sia oggi patrimonio di tutta la Chiesa, che abbia ispirato i Padri del Vaticano II e i grandi teologi medievali, è esattamente il motivo per cui Agostino conta. Non perché sia un interlocutore comodo, ma perché è un pensatore rigoroso.

Agostino distingueva 88 eresie nel suo trattato *De heresibus*, e le quattro con cui ha dovuto affrontare principalmente erano il manicheismo, il donatismo, il pelagianismo e l'arianismo. Ognuna di queste battaglie gli è costata anni di scrittura, polemiche pubbliche e dispendio personale. Ognuna si è conclusa con una vittoria dottrinale che ha fissato per sempre i limiti di ciò in cui la Chiesa può credere. Il pelagianesimo, che sosteneva che l'uomo potesse raggiungere la salvezza con i suoi sforzi senza bisogno della grazia, è stato condannato dal concilio dei vescovi africani nel 418 e da Papa Zósimo, grazie in gran parte alla tenacia di Agostino. Non è stato un processo di ascolto reciproco o di arricchimento reciproco: è stata una condanna.

Niente di tutto questo significa che Leone XIV faccia male ad andare in pellegrinaggio a Hippona. La visita ha un autentico senso spirituale: un agostiniano che torna nella terra del padre fondatore, che prega sulle rovine dove quel padre ha predicato, che riconosce il debito della sua intera vita con questo pensiero. Questo è legittimo e ha dignità propria. Il problema non è il viaggio. Il problema è l'operazione discorsiva che fa di Agostino il patrono del dialogo interreligioso con l'Islam, quando l'unico islam che Agostino avrebbe conosciuto era quello arrivato decenni dopo la sua morte, e quando tutta la sua vita intellettuale è ruotata intorno all'affermazione che c'è una verità, una chiesa, un battesimo, una grazia, e che tutto ciò che se ne allontana merita confutazione, non cortesia diplomatica.

Gli analisti hanno segnalato che la basilica di Sant'Agostino ad Annaba attira ogni anno migliaia di visitatori, tra cui musulmani che sentono una devozione propria verso il Santo. Questo dato è reale ed è bellissimo. Agostino appartiene in qualche modo a questa terra in modo che trascende i confini confessionali, e il fatto che ci siano musulmani che lo adorano dice qualcosa sulla qualità della sua figura umana. Ma la venerazione popolare di un santo non è la stessa della sua teologia. Si può ammirare Agostino senza leggerlo. Si può andare in pellegrinaggio verso le sue rovine senza accettare ciò per cui lui ha difeso. Leone XIV può fare entrambe le cose contemporaneamente, e probabilmente lo fa. La domanda è se la Chiesa che guida può permettersi di continuare a citare Agostino come simbolo di apertura senza spiegare cosa Agostino pensasse davvero di dover aprire e a cosa bisognasse rimanere chiusi.

C'è nelle *Confessioni* una frase che definisce meglio di qualsiasi altra cosa ciò che Agostino era e ciò che cercava: *»Signore, tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è irrequieto finché non riposa in te».* Non nel dialogo. Non durante l'incontro. Non nella ricerca a tempo indeterminato. Nel riposo che viene solo dall'incontro con Cristo. Quel cuore inquieto che ha trovato pace non nella pluralità di strade ma in una sola è lo stesso cuore che poi ha trascorso decenni a dire agli altri che si sbagliavano, con tutta la carità del mondo, ma a dirglielo.

Leone XIV ha ragione su una cosa: Agostino è molto amato nella sua terra. Ciò che non è sicuro è che l'amore implichi l'accordo con ciò che Agostino ha insegnato.

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Dopo aver falsificato la figura di San Francesco, per decenni ( si pensi solo al film di Zeffirelli), presentandolo come un ecologista, animalista, ecumenista dialogatore a go go, adesso falsificano pure la figura di Sant'Agostino...., inutile girarci attorno, i modernisti, di qualsiasi ordine e grado, eccellono nelle falsità ideologiche, nella manipolazione della realta storica, delle figure eccellenti, in primis i santi, i Fondatori di ordini religiosi. Nel 2014, centenario della morte di papa Sarto, San Pio X, a Treviso lo presentarono come un anticipatore del Concilio, l'unico concilio loro gradito, il funesto CVII. Di tutta l'opera del papa di Riese presero in esame solo quella relativa alla musica sacra...eh già, non potevano certo accennare alla sua battaglia contro il modernismo delle origini, loro che ne sono figli e araldi. Basta così, ignorarli è il minimo che possiamo fare.Catholicus

Anonimo ha detto...

Personalmente credo che gli Islamici amino il rigore di Sant'Agostino, che lo conoscano o no in modo approfondito, mentre la pappina cattolichina non li attrae punto.

Anonimo ha detto...

Importante anche la paternità di Sant'Agostino, nella relazione che ebbe giovinetto con una sua coetanea, al bambino fu messo nome Adeodato. Importante perché la ricerca di Dio fu, nel dramma che stavano vivendo, la stella che guidò ciascuno di loro. La madre entrò in convento.Questo bambino fu di grande intelletto e morì sedicenne. Ma la Fede di ognuno di loro si rafforzò e si approfondì anche nella separazione della prova. Personalmente credo che oltre la madre Santa Monica, queste due persone il figlio e la madre del figlio abbiano forgiato la sua intera personalità di adulto consacrato.Questo figlio sapiente che Dio gli ha dato e poi gli ha tolto o diventi matto o diventi Santo!

Anonimo ha detto...

In rientro dall'Africa, sul volo per Roma, Leone XIV risponde ai giornalisti e ribadisce che la sua prima missione è annunciare il Vangelo. Ricorda i bambini vittime della guerra in Iran e in Libano. Sui migranti chiede: “Cosa fa il Nord per il Sud del mondo?” e denuncia il fatto che esseri umani siano trattati peggio degli animali. Sulle coppie omosessuali conferma che la Santa Sede non concorda con la benedizione formalizzata decisa in Germania, ma ribadisce come Francesco il principio di accoglienza a “tutti, tutti, tutti".

Leggi: https://shorturl.at/SZqfy

Citazione più completa e significativa ha detto...

Quando gli è stato chiesto delle benedizioni alle coppie dello stesso sesso, dopo la decisione del cardinale tedesco Reinhard Marx a Monaco e Frisinga, Papa Leone XIV ha affermato che l’unità della Chiesa non può essere ridotta all’etica sessuale.

«Anzitutto, credo sia molto importante capire che l’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbe ruotare attorno a questioni sessuali», ha detto. «Tendiamo a pensare che, quando la Chiesa parla di morale, l’unica questione morale sia quella sessuale. In realtà, credo che vi siano temi molto più grandi e più importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà degli uomini e delle donne, la libertà religiosa: tutte questioni che vengono prima di questa particolare materia».

Leone ha ricordato che la Santa Sede aveva già chiarito ai vescovi tedeschi di non essere d’accordo con la «benedizione formalizzata delle coppie», comprese le coppie omosessuali o le coppie in situazioni irregolari, oltre quanto consentito da Papa Francesco.

Richiamando la nota espressione di Francesco, «Tutti, tutti, tutti», Leone ha aggiunto: «Tutti sono benvenuti, tutti sono invitati. Tutti sono invitati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita».

«Andare oltre questo, oggi, credo possa causare più disunità che unità», ha concluso, «e dobbiamo cercare modi per costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».

Anonimo ha detto...

Buon san Marco a tutti, ricordando che cade il 25 aprile di ogni anno.
Il buon Vannacci ha detto che domani festeggera' san Marco. Ottimo.

Anonimo ha detto...

https://fsspx.news/it/news/chi-straccia-la-tunica-di-cristo-intervista-con-il-superiore-generale-della-fraternita-san-pio

Anonimo ha detto...

Che ci siano musulmani che vanno a visitare le rovine della basilica di sant'Agostino o la basilica stessa se ce n'è una sul luogo dell'antica, non è credibile.
Un musulmano non sa nemmeno chi sia sant'Agostino.
E se c'è, qualche musulmano ammiratore di sant'Agostino, deve trattarsi di qualche intellettuale incaricato di mantenere in piedi l'impostura del dialogo e delle aperture politico-economiche elargite dai cristiani, ormai completamente rincitrulliti.

Anonimo ha detto...

Domani 25 aprile, giorno della Liberazione. Fu proclamata l'Insurrezione dai partigiani, con l'approvazione preventiva degli Alleati, quando tedeschi e fascisti erano in piena ritirata, avendo gli Alleati rotto il fronte da giorni: dilagavano da tutte le parti, con un'enorme superiorità di mezzi, in terra e in cielo.
In quei giorni Mussolini fu condannato a morte da Radio Milano libera, che guarda caso trasmetteva da Mosca. Ancora oggi, non sappiamo come sia morto Mussolini. Ci sono due versioni, fornite sempre dai comunisti. Secondo la prima, si comportò da vile, con la donna che cercava di proteggerlo con il proprio corpo. Secondo la seconda, resa spontaneamente da Lampredi, alto dirigente dell'Internazionale comunista e veterano della guerra di Spagna nonché uomo di fiducia di Stalin, l'ex Duce sarebbe morto bene, scostando la donna e dicendo "Mirate al petto". Non ci fu nessun processo, fu un omicidio in piena regola, dato che la guerra era finita.
Togliatti, capo del partito comunista, in quei giorni disse "Bisogna pungere i fascisti". Era un invito al massacro, puntualmente accolto e continuato per diverso tempo.
La sinistra e l'estrema sinistra in Italia stanno facendo di tutto per ricreare il clima della guerra civile, che è la melma nella quale si trovano a loro agio. L'orrenda macelleria di Piazzale Loreto, invece di esser condannata ed espiata come momento di follia partigiana imputabile alla guerra e guerra civile, viene invece esaltata e spesso minacciata a Meloni e al suo governo, senza che nessuno ci trovi niente da ridire, nemmeno le autorità ecclesiastiche.
Fummo liberati dai tedeschi ad opera degli Angloamericani, che ci imposeero comunque una dura occupazione e un durissimo trattato di pace. Dai fascisti fummo liberati con i massacri.
Una vera "liberazione" non ci fu.




Anonimo ha detto...

Quando dico... "Sono un Cristiano", non sto gridando "Ho una vita immacolata".
Sto sussurrando "Ero perso, ma sono stato ritrovato e perdonato".

Quando dico... "Sono un Cristiano".
non lo dico per vantarmi, ma confesso di essere imperfetto e di aver bisogno di Cristo come guida.

Quando dico... "Sono un Cristiano",
non sto cercando di essere forte, ma confesso la mia debolezza e di aver bisogno della Sua forza per proseguire.

Quando dico... "Sono un Cristiano", non mi vanto dei successi, ma ammetto di aver fallito e che ho bisogno di Dio per lavare la mia sozzura.

Quando dico... "Sono un Cristiano",
non affermo di essere perfetto, le mancanze sono evidenti, ma, per Dio, ne valgo la pena.

Quando dico... "Sono un Cristiano",
sento ancora le fitte del dolore, ed ho la mia parte di sofferenze, ma posso portarle ai Suoi piedi.

Quando dico... "Sono un Cristiano", non sono più santo di te, ma un semplice peccatore che ha ricevuto la Grazia di Dio!

Anonimo ha detto...

Aprile 1915: inizia il genocidio dei cattolici e cristiani armeni ad opera della Turchia, governata da un mix di fanatismo musulmano e ideologia massonica.

Anonimo ha detto...

Ancora sul 25 aprile, oggi, festa della "Liberazione".

Dalla sezione Lettere al direttore de il Giornale, che allora si chiamava iiGiornale Nuovo, breve lettera di un militare italiano prigioniero in Germania, da poco liberato dagli inglesi, pubblicata il 30 maggio 1980.
"Caro direttore,
ricordo i primi giorni di maggio del 1945 : da poco eravamo stati liberati, a Fallinghostel, dalla 6a Brigata corazzata inglese. Un giorno, con un altro collega, mi reco in un lager vicino al nostro, dimora di militari francesi, belgi e polacchi, perché ci dissero che in una bacheca trovavasi esposta una copia del 'Times' (mi pare) che riportava la fotografia della "macelleria" di PIazzale Loreto.
Nel vedere tale fotografia, restammo inorriditi per tanta ferocia e sommessamente commentavamo il triste episodio; un ufficiale polacco che trovavasi alle nostre spalle ci disse in perfetto italiano : "Italiani, vi siete macchiati di un delitto che la Storia mai vi perdonerà"! Ammutolimmo".
Lettera firmata, da Padova. L 'infame episodio fece un'enorme impressione in tutto il mondo, assai negativa per l'Italia.
L ' orrendo spettacolo fu organizzato dai comunisti, agenti della rivoluzione mondiale in Italia, diretti da Mosca. Perché la colpa deve ricadere sull'intero popolo italiano? Non è giusto. Bisognerebbe tuttavia scindere le responsabilità del popolo da quelle dei comunisti, la setta sanguinaria che ha tratto veri, grandi vantaggi dalla Resistenza. Ma per arrivare a tanto occorrerebbe una revisione del mito della Resistenza, finora appannaggio delle sinistre e in particolare dei comunisti, ante e post.
Su questa strada si era messo Giampaolo Pansa, con i suoi famosi libri di testimonianze dell'altra parte, che di fatto hanno demolito il mito della Resistenza. Ha potuto farlo perché era di sinistra, se non (da giovane almeno) comunista. L'onestà dello storico serio ha prevalso in lui sull'ideologia.
Però il suo è stato un tentativo rimasto isolato.
Non si tratta di riaprire antiche e profonde ferite. Bisognerebbe tuttavia trovare il coraggio di reagire a questo falso mito, anche perché viene utilizzato dall'estrema sinistra per instaurare di nuovo in Italia un clima di caccia al fascista dove "fascista" sarebbe non solo chi, nella prima gioventù, ha militato nel defunto MSI bensì chiunque si opponga alla deriva woke e neomarxista che sta rovinando l'Occidente.
Un compito comunque arduo dato che lo schieramento dell'estrema sinistra e aggregati comprende oltre ai ben noti partiti, i sindacati (i loro quadri), il mondo universitario, la magistratura sempre più apertamente partito politico che vuole imporre al Paese una svolta rivoluzionaria nel senso del neo-marximo woke, un mostro che sembra uscito direttamente dalle fauci di Satana, ben peggiore del marxismo originario.
La Chiesa attuale, così "umanitaria", non ha nulla da dire sul nefas di Piazzale Loreto? Una condanna, seguita da parole di cristiana riconciliazione? Ma forse molti esponenti della Gerarchia attuale si trovano a loro agio nel clima da guerra civile che l'estrema sinistra sta cercando di instaurare?

Anonimo ha detto...

Che pena la gerarchia sinistritsa, catticomunista, tutta simpatie per coloro che hanno fatto strafe dei loro confratelli, durante la guerra civile 1943-'45,:basta scorrere il lungo elenco di sacerdoti uccisi dai partigiani rossi pubblicato ieri su questlo blog, roba da far impallidire, alla faccia della riconquistata libertà, della retorica ipocrita con cui tanti si riempiono la bocca

Anonimo ha detto...

Un duro colpo per l'attuale predominio della sinistra come sistema di potere a vari livelli, l'avrebbe rappresentato la riforma della giustizia, che avrebbe finalmente intaccato il sistema "corporativo" costruito dai magistrati in tutti questi anni e l'ideologia neomarxista woke che lo sorregge. Ma, come sappiamo, al referendum, imposto dalla sinistra, è prevalso il no. Immaturità di tutti quegli italiani che, pur non essendo di sinistra, hanno votato No o non sono apposta andati a votare, per ripicca contro il governo: ignoranza diffusa e colpevole dei veri problemi del paese, dovuta anche ad ottusità politica congenita.
Una delle accuse al governo di CD era di non aver fatto nulla in questi anni. Non è vero ma l'impresa più importante del governo era proprio la difficile riforma della giustizia, costata anni di dure battaglie, per il bene del paese. E proprio quelli che falsamente accusavano il governo di non aver fatto niente impedivano al Governo, con il No o l'assenteismo, di portare a termine una cosa così importante come la riforma della giustizia. Gli impedivano di fare la cosa più importante.
Il giorno del giudizio anche gli ignavi riceveranno il dovuto, avendo la loro ignavia favorito l'avanzata dell'Anticristo rappresentato dalla Rivoluzione Sessuale, con annessi e connessi..