Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 19 agosto 2026

Cordileone. «Il latino è la nostra lingua comune e l'eredità che ci unisce / Le restrizioni sulla Messa antiquior sono irrealistiche»

È la solita solfa dei conservatori: dicono bene ma non vanno fino in fondo. Quando non denunci la radice dell'errore, non può arrivare la soluzione. Vedi in calce nota sulla Sacrosanctum Concilium. Sulle dichiarazioni del cardinale integro due fonti: Sign of The Cross e Lifesitenews. Vengono fuori molti elementi sugli atteggiamenti che caratterizzano i conservatori sulla Messa antiquior.

«Il latino è la nostra lingua comune e l'eredità che ci unisce / Le restrizioni sulla Messa antiquior sono irrealistiche»

L'arcivescovo Salvatore Cordileone ha affermato che la restrizione imposta dal Vaticano alla Messa tradizionale in latino "non è realistica" perché l'amore dei giovani cattolici per la tradizione è "inarrestabile".
"A dire il vero, non credo sia realistico. Guardiamo alla generazione più giovane. A loro piace molto la tradizione", ha detto a Raymond Arroyo durante la trasmissione "The World Over" di EWTN.
«Apprezzano il modo più classico in cui la Chiesa celebra il culto, la Messa tradizionale», ha affermato, citando anche l'interesse per la Messa del Novus Ordo celebrata «in modo più tradizionale, con il sacerdote ad orientem, la musica sacra e grande solennità e riverenza». «Desiderano questa profonda tradizione. Li conduce in un luogo molto intimo». “È inarrestabile. È ciò che attrae i giovani e continuerà a farlo.”

L'arcivescovo di San Francisco, che la scorsa settimana Papa Leone XIV ha nominato membro della Segnatura vaticana, ha inoltre respinto le affermazioni del cardinale Arthur Roche, prefetto del Concilio Vaticano II, secondo cui Leone XIV non modificherà le restrizioni imposte da Papa Francesco al rito tradizionale, dichiarando: «Non so quanto bene conosca il pensiero del Santo Padre». «Ma credo che una cosa sia chiara a tutti: il Santo Padre vuole unire tutti. Per lui l'unità è fondamentale».
«La mia preoccupazione è che, se queste restrizioni rimarranno in vigore, come ho affermato nella mia dichiarazione, le persone si sentiranno costrette a cercare un luogo dove nutrirsi spiritualmente secondo la forma più tradizionale di culto della Chiesa, al di fuori delle istituzioni e delle comunità ufficialmente riconosciute», ha detto l'arcivescovo. «E lo faranno».

La Messa tradizionale in latino continua ad attrarre milioni di cattolici, tra cui molti giovani, nonostante il decreto Traditionis Custodes di Papa Francesco del 2021, che ne limita fortemente la celebrazione.

Negli ultimi anni, anche le pratiche liturgiche tradizionali hanno guadagnato popolarità. Nel 2024, un ampio sondaggio condotto tra i cattolici statunitensi ha rilevato un diffuso sostegno per la ricezione della Santa Comunione sulla lingua e in ginocchio, la postura ad orientem – in cui il sacerdote celebra la Santa Messa rivolto a est o verso il tabernacolo – e le balaustre dell'altare.

Tuttavia, il cardinale Roche ha dichiarato mercoledì al settimanale cattolico eterodosso The Tablet che Papa Leone “non cambierà la Traditionis Custodes e non tornerà al Summorum Pontificum” [qui - qui], il documento del 2007 di Papa Benedetto XVI che concedeva ai sacerdoti un permesso pressoché illimitato di celebrare la Messa antica.
«Ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura considerato dannoso», ha affermato Benedetto XVI in una lettera che accompagnava Summorum Pontificum.
In passato, Leone XIV ha manifestato il suo sostegno all'accesso alla Messa in latino, anche in una lettera inviata a marzo ai vescovi francesi [vedi]. Allo stesso tempo, ha finora mantenuto in vigore Traditionis Custodes e ha permesso ai vescovi di tutto il mondo di continuare a reprimere la Messa in latino e le pratiche liturgiche riverenti, come ha fatto il vescovo Michael Martin di Charlotte, che ha vietato la Messa in latino nelle chiese parrocchiali e proibito l'uso di balaustre e inginocchiatoi sull'altare.

Da parte sua, l'arcivescovo Cordileone ha ripetutamente chiesto la fine delle restrizioni al rito tradizionale e ha anche incoraggiato la ricezione della Santa Comunione in ginocchio e l'uso delle balaustre dell'altare. Ha inoltre sollecitato un "accesso più agevole" alla Messa in rito tradizionale dopo la consacrazione di quattro vescovi da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X all'inizio di questo mese, senza l'approvazione della Santa Sede.

Non è l'unico collegamento di prelati cons4rvatori alla FSSPX: allentare le restrizioni per impedire che i fedeli si rivolgano in massa alla fraternità?

Sue dicchiarazioni in un altro contesto:
"Un mese fa, ho celebrato la Messa per l'inaugurazione della Sacra Liturgia Conference a New Braunfels, in Texas. All'inizio dell'omelia, ho rivolto all'assemblea queste parole: «¡Buenos días! Bom dia! Good morning!»
Poi ho detto: «Come vedete, tutte le culture hanno una propria lingua in cui si esprimono. E come tutte le culture, la Chiesa parla una lingua comune. Questa lingua, naturalmente, è il latino, ed è per questo che il Concilio Vaticano II ha chiesto che il latino sia preservato nella liturgia(1), anche se permetterebbe l'uso limitato della lingua vernacolare. Il latino è la nostra comune eredità cattolica: ci unisce al di là di razze e lingue diverse, e trova la sua espressione musicale nel canto gregoriano e nella polifonia, che il Concilio ha chiesto anch'essi di preservare e promuovere».

Proprio lunedì scorso la Chiesa ha celebrato la memoria di San Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars, patrono dei parroci. Un uomo non certo brillante dal punto di vista intellettuale — faticò moltissimo con gli studi di teologia e soprattutto con il latino —, ma di immensa santità. La sua umiltà e il suo profondo amore per Cristo gli permisero di comprendere e trasmettere la Verità con una chiarezza che superava quella di molti studiosi.

Egli comprese la natura del sacerdozio e la centralità dell'Eucaristia. Non cercò di 'reinventare' la Chiesa né di rendere il Vangelo più 'rilevante' conformandosi allo spirito del suo tempo. Al contrario, accolse ciò che gli era stato consegnato e lo visse con totale dedizione.

Questo è il cuore della risposta cattolica alla chiamata di Dio: non la reinvenzione, ma la ricettività. Non l'innovazione guidata dalle mode del momento, ma la fedeltà a ciò che abbiamo ricevuto. È la consapevolezza che il Vangelo non appartiene a noi per trasformarlo, ma siamo noi ad appartenere al Vangelo per esserne trasformati."
[Cordileone, Salvatore J. Omelia per l'XI Domenica dopo Pentecoste. Pronunciata presso la Parrocchia di Santa Monica, San Francisco, 9 agosto 2026.]
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Nota di Chiesa e post-concilio
1. È vero che la Sacrosanctum Concilium afferma: L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini (36, n.1). Tuttavia, se effettivamente la stessa Costituzione non prevedeva l'abolizione del latino essa contiene – dopo questa affermazione di principio condivisibile (che peraltro introduce non meglio identificati diritti particolari) – i punti successivi che hanno consentito l'abbandono della lingua sacra per la Chiesa e vincolo di unità tra popoli e culture. Molte altre 'variazioni' le abbiamo individuate e documentate nel nostro indefesso lavoro di anni. Sono queste che permettono di parlare del famoso "contro-spirito del concilio", come lo chiamava mons. Gherardini; cioè dell'innovazione subdola e neppure codificata in senso solenne, ma attraverso la prassi... Ci sono diversi spunti qui.

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Non vi sembra strano che in epoca di globalizzazione, l'unica realta' avente una lingua che supera ogni confine, vale a dire il latino per la Chiesa cattolica, venga da questa ristretta, messa in un angolo, dando spazio alle lingue locali?
Oggi se vai in Polonia o in Messico o in USA ad assistere ad una Messa devi conoscere la lingua locale, altrimenti la Messa non riesci a capirla, la puoi solo seguire con molta difficolta'.
La Messa deve essere solo in latino, ovunque e sempre.

Anonimo ha detto...

La Peregrinación Nuestra Señora de la Cristiandad – Argentina continua a crescere ogni anno nonostante il divieto di celebrare nella Basílica Nacional de Nuestra Señora di Luján

Cosa significa per voi partecipare all’organizzazione del Pèlerinage de Pentecôte (da Parigi a Chartres) [QUI: N.d.T.] e continuare ad imparare e a migliorare?
I Francesi hanno molti anni di vantaggio su di noi e dispongono di un’organizzazione dieci volte più grande. Senza dubbio, c’è molto da imparare. L’aspetto più interessante che stiamo traendo da loro sono tutte le relazioni ecclesiali. Quest’anno, uno di noi era lì e ha potuto, grazie alla sua presenza, stringere molte e buone relazioni che ci aiuteranno nelle nostre future iniziative.
Bisogna considerare che vivono una realtà ecclesiale e sociale molto diversa dalla nostra. Potremmo parlarne per ore. C’è un abisso tra la figlia prediletta della Chiesa e il nostro territorio nazionale, dove ci sono molti luoghi che sono ancora terra di missione e altri in cui la tradizione è riuscita a prendere piede solo poco prima dell’avvento del modernismo. Persino un panorama ecclesiale in cui non esistono gloria istituti tradizionali ex Eclesia Dei. Ma al di là di questo abisso di differenze, troviamo sempre molte cose positive nella vicinanza con l’associazione Notre-Dame de Chrétienté.
Grazie ai contatti con loro, quest’anno verrà in pellegrinaggio con noi padre Augustin-Marie Aubry F.S.V.F., Priore della Fraternità di San Vincenzo Ferrier (Francia). Si tratta di una congregazione di rito domenicano tradizionale. Avremo inoltre la partecipazione di padre Antonius Maria Mamsery M.S.C., Superiore generale dell’Istituto dei Missionari della Santa Croce (Tanzania). Si tratta di una congregazione che gestisce missioni (conventi, scuole, orfanotrofi) in diverse parti del mondo.
C’è anche una stretta collaborazione con la Peregrinación Nuestra Señora de la Cristiandad – España (da Oviedo a Covadonga) e in altri Paesi…
Esatto. Con Diana, una delle fondatrici della Peregrinación Nuestra Señora de la Cristiandad – España (da Oviedo a Covadonga) [QUI: N.d.T.], collaboriamo alla raccolta di donazioni e alla condivisione di qualsiasi tipo di informazione che possa esserci utile. Ci sono molti Argentini in Spagna. Quest’anno abbiamo avuto due dei nostri a Covadonga. Al Pilgrimage Our Lady of Christendom (da Oxford a Evesham) [QUI: N.d.T.], in Inghilterra, addirittura, abbiamo avuto una delle nostre che ha collaborato nell’ambito della comunicazione. Nel Pellegrinaggio Nostra Signora della Cristianità – Italia (da Roma a Subiaco) [QUI: N.d.T.] abbiamo avuto un gruppo di Argentini che hanno camminato sventolando il nostro stendardo nazionale lungo le strade italiane, insieme a diverse tonache argentine. Con quelli degli Stati Uniti d’America ne abbiamo parlato un po’. Ci sono molte iniziative in gestazione in Messico, Ecuador, Paraguay… Speriamo che possano decollare.
https://blog.messainlatino.it/2026/08/la-peregrinacion-nuestra-senora-de-la-cristiandad-argentina-continua-a-crescere-ogni-anno-nonostante-il-divieto-di-celebrare-nella-basilica-nacional-de-nuestra-senora-di-lujan.html#more-80403

Nel SS. Nome di Maria Vergine Potente
O Maria, Vergine potente,
Tu grande illustre presidio della Chiesa;
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani;
Tu terribile come esercito schierato a battaglia;
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze difendici dal nemico
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!
Amen

Anonimo ha detto...

MA LEONE FIFONE HA PAURA DEL PORNO CARDINALE FERNANDEZ DEL COMUNISTA ZUPPI E DEI VESCOVI ANARCHICI TEDESCHI

Anonimo ha detto...

"Per lui [Leone XIV] l'unità è fondamentale." Quelle unité ? Pour Hitler aussi l'unité était fondamentale. Au point de ne pas admettre le moindre dissentiment, sinon vous finissiez dans un camp de concentration. Ah, si on pouvait faire de la FSSPX un camp de concentration où fourrer tous ces résistants schismatiques en attendant leur extinction à petit feu !…

Anonimo ha detto...

Il discorso di Mons. Salvatore Cordileone sulla Messa tradizionale in latino, sul latino come “lingua comune della Chiesa” e sull’“irrealismo” delle restrizioni di Traditionis Custodes è un classico esempio di retorica conservatrice: frasi evocative, richiami identitari, difesa della tradizione, ma nessuna analisi delle vere cause del problema, nessuna critica alla riforma liturgica e nessuna presa di posizione chiara sul nodo centrale della frattura liturgica postconciliare. Parla molto, ma non arriva mai al punto. Cordileone afferma che il latino sia la “lingua comune” della Chiesa e che il Concilio Vaticano II ne abbia raccomandato la conservazione. Sacrosanctum Concilium non lo abolì, ma è anche vero che la Chiesa non lo usa come lingua comune da secoli: non è lingua del popolo, né della comunicazione ecclesiale, della catechesi o della predicazione. È un simbolo identitario, non una lingua viva. Chiamarlo “lingua comune” significa confondere un simbolo con una realtà. Oggi il latino unisce solo chi appartiene a un certo ambiente culturale; non è più il collante universale della cattolicità. La Chiesa è policentrica e plurilingue, e la sua unità si fonda sulla comunione, non su una lingua. Cordileone sostiene anche che le restrizioni alla Messa antica siano “irrealistiche” perché i giovani “amano la tradizione” e questo trend sarebbe “inarrestabile”. Ma i dati non lo confermano: la partecipazione alla Messa tridentina è ovunque minoritaria, e l’interesse giovanile è limitato a gruppi identitari spesso collegati a media conservatori come EWTN, LifeSiteNews, Arroyo, MiL, questo blog o InfoVaticana. Non c’è alcuna crescita “inarrestabile”, solo una visibilità amplificata da circuiti che vogliono presentare il tradizionalismo come un movimento giovanile in espansione.La messa di Pio V è un indulto e tale deve restare, non si possono avere due lex orandi nella Chiesa, due forme della liturgia che si elidono a vicenda. Papa Leone XIV deve resistere. Non deve cedere al ricatto di alcuni, che vadano nella FSSPX se vogliono.

Anonimo ha detto...

"...la Chiesa non lo usa come lingua comune da secoli: non è lingua del popolo, né della comunicazione ecclesiale, della catechesi o della predicazione."

Questa affermazione dell'anonimo commentatore vaticansecondista che ne ha per tutti è falsa: fino al concilio nei seminari il latino era una materia principe, ma non come lingua morta solo insegnata per la liturgia. Era la lingua in cui tutte le materie venivano insegnate e si pretendeva che i seminaristi la parlassero a lezione e durante gli esami (anche se sul finire degli anni '50 qualche rettore concedeva delle deroghe). La conoscenza del latino fra il clero era buona, tanto è vero che nelle assise ecclesiali esso veniva usato come lingua franca.
Questo è quanto mi hanno raccontato e testimoniato alcuni sacerdoti, ormai defunti, che hanno vissuto in quegli anni.

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"Non c’è alcuna crescita “inarrestabile”, solo una visibilità amplificata da circuiti che vogliono presentare il tradizionalismo come un movimento giovanile in espansione."

Falso anche questo. Basta vedere l'incremento di fedeli (in maggioranza giovani) che affollano i pochi luoghi in cui è disponibile la Messa VO. Io che li frequento vedo che di anno in anno i fedeli si moltiplicano. In uno di questi luoghi nel giro di due o tre anni si è passati dai 40-50 fedeli alla Messa domenicale agli attuali 250-300. Non ne faccio il nome affinché i modernisti non si scatenino contro di esso. Anche nelle cappelle lefebvriane idem.
La partecipazione alla Messa tridentina è ancora minoritaria se si considera la totalità dei fedeli, ma solo ed esclusivamente perché se ne ostacola e se ne impedisce la celebrazione ovunque. Se fosse permessa, in un breve giro di tempo prosciugherebbe le declinanti e senescenti congregazioni delle Messe NO, ancora in orgasmo per l'Alleluia delle Lampadine ("Alleluia... Perché la festa siamo noi...). Da sottolineare che anche col Summorum Pontificum che la liberalizzava molti vescovi esercitarono indebite pressioni sui preti affinché non la celebrassero.

Anonimo ha detto...

"È ovunque minoritaria". Come il sale nella terra e il lievito che fa fermentare la pasta.

Anonimo ha detto...

La Messa dovrebbe essere in latino, sempre e ovunque, in modo che in qualsiasi parte del mondo ci si capisca quando si sta in Chiesa.

Anonimo ha detto...

Oggi ricorre S. Bernardo di Chiaravalle, gigantesca figura di monaco, santo, dottore della Chiesa, di cui oggi abbiamo piu' che mai bisogno.

Anonimo ha detto...

Piuttosto che fifone, lo direi d'accordo...

Realismo ha detto...

È falso dire che "Le restrizioni sono irrealistiche". È vero invece che le restrizioni sono reali.

Si dovrebbe dire piuttosto che sono illegittime.

Anonimo ha detto...

Continuo a chiedermi:
Cordileone, Pozzo, Sarah, Burke e altri.... Si, va bene, si parla e tanto pure dall'8 maggio 2025.
Di concreto cosa c'è?
Quale futuro preparate?
E
Dopo di voi....?

Diego B. ha detto...

Il pontefice non è né un ignorante né uno sprovveduto e questa è la premessa delle mie successive considerazioni. Le cose sono due e si escludono a vicenda: la prima è che egli ritenga che l'attuale lex orandi della Chiesa possa beneficiare alle anime più che di quella con cui si è offerto il Santo Sacrificio per secoli e che di ciò sia intimamente convinto e che tutto il resto è quindi derubricabile a contrasti di carattere politico e identitario. La seconda è che sia invece consapevole che la migliore lex orandi (che ricordiamo va completata con la consequenziale lex credendi) è quella vessata e combattuta ma che questo aspetto sia secondario rispetto al fatto che con il novus ordo i conflitti per la chiesa sono meno "assoluti" (e quindi più gestibili anche tramite la politica) sia in ambito pubblico che nell'ambito del tipo di fedeli che si formano.
Non è una questione di latino è una questione di Ordo! Se anche venisse celebrata in latino la S.Messa NO resta sempre NO!
Dov'è l'asperges domenicale? Dov'è la parte penitenziale iniziale (corposa e ben strutturata mentre nel NO rischi di trovarti già al Vangelo se per sbaglio ti tocca di dover soffiare il naso in maniera più prolungata)? Dov'è finito l'insegnamento teologico sotteso ad ogni movimento sull'altare del sacerdote e dei ministranti? Per non parlare del canone e qui c'è tutto un blog ricco di articoli dove si può capire la differenza.
Faccio una domanda provocatoria: se il VO venisse celebrato in italiano verrebbe avvallato? Se la risposta è sì allora in Vaticano sono dei decerebrati, se è no allora ho ragione nell'affermare che è un tentativo di creare cristiani diversi idonei ad una Chiesa che deve essere diversa nelle loro intenzioni (e in questo però siamo certi del loro futuro fallimento).

PS: ovviamente senza offesa per coloro che hanno veri problemi di salute.

Anonimo ha detto...

È d'accordo. Non ci sono dubbi.
In ogni caso, la sua pax liturgica è una burla e una truffa.