Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 30 agosto 2026

Mestre, i musulmani presentano il conto.

È mai possibile che siamo stranieri in casa nostra? Ricordate la Fallaci ne Le radici dell'odio? "Ci stiamo suicidando, cari miei. Ci stiamo uccidendo col cancro morale, con la mancanza di moralità, con l’assenza di spiritualità. E questa faccenda del mondo da rifare con la truffaldina eugenetica, con la bugiarda biotecnologia, non è che la tappa defi nitiva del nostro masochismo. Ecco perché ci invadono così facilmente e così disinvoltamente fanno i padroni in casa nostra. Ecco perché a casa nostra vengono accolti con tanto servilismo o tanta inerzia. Tanta paura. Ecco perché l’Europa è diventata Eurabia e l’America rischia di diventarlo."

Mestre, i musulmani presentano il conto.
Pretendono la moschea altrimenti sono guai.

Un conto, non una richiesta. Fermiamo Fincantieri, fermiamo il turismo.
Fermiamoci noi sulla frase, perché è questa il fatto. Non "chiediamo", non "abbiamo diritto", non "vediamoci". Ma "se scioperiamo noi si ferma tutto, volete vedere?".

È il linguaggio del padrone di casa. Solo che a pronunciarlo è chi parla a nome di chi in casa è stato accolto.

Il portavoce della comunità bengalese, Prince Howlader, ha scelto i bersagli con cura. Fincantieri, che con la moschea non ha nulla a che fare. Gli alberghi e i ristoranti, che non hanno voce in capitolo sulla moschea.
Non ha minacciato il Comune, che decide. Ha minacciato di bloccare chi non decide.

Si potrebbe perfino chiamare sequestro. In ogni altro contesto lo faremmo. Si prende un terzo estraneo e lo si usa per piegare chi ha le chiavi.

Che l'arma sia un'astensione dal lavoro e non una pistola cambia il codice, non la logica.

Il problema non è il diritto di sciopero. È il bersaglio. Fincantieri non può concedere una moschea. Figurarsi albergatori e ristoratori.

Qui il cantiere non nega nulla. Paga stipendi ed è ripagato con la minaccia di paralisi per una questione religiosa. I metalmeccanici di Marghera che nel 2026 restano a casa per una moschea, questo è il quadro.

Ora la psicologia, perché senza non si capisce nulla.

Howlader non parla da richiedente, parla ritenendosi un creditore. Rivendica delle vecchie promesse non mantenute. Racconta di un terreno indicato dal vecchio sindaco e di un posto per lui in lista con il partito di governo. Magari è vero, o magari no.

In ogni caso, il rovescio della medaglia è che una promessa politica delusa dà diritto a una polemica, non a prendere ostaggi.

E ogni volta che lo Stato cede a delle pretese, la storia si ripete con più forza, o meglio con spavalderia.

C'è un precedente. Nel 2017 la stessa comunità agitò lo sciopero per un'altra moschea e ottenne una sede provvisoria. La minaccia rende e quando porta guadagno la si ripete.

A Mestre hanno già pagato una volta, ora presentano ai cittadini la seconda rata.

Ma questa città non è un'isola. È l'ultimo gradino di una scala che sale da anni.

A Padova hanno chiesto di togliere un pupazzo di maiale dalla vetrina di una salumeria, perché turbava. A Figline Valdarno hanno ottenuto la piscina comunale blindata per sole donne musulmane.

A Roma, quest'estate, la Comunità islamica ha ottenuto in piscina i turni senza uomini. A Pioltello la scuola chiusa per il fine Ramadan, a Monfalcone il niqab in aula.

Prima l'offesa da rimuovere. Poi lo spazio separato da ottenere.

Ora la condizione da dettare, con l'economia di una città come pistola sul tavolo. Non sono episodi, sono gradini.

E ogni gradino è stato concesso da qualcuno che pensava di comprare la pace con un cedimento piccolo.

Mestre dimostra dove porta la scala: al piano dove non si chiede più. Si esige.

Ma chi chiede deve anche dare non solo minacciare. Ad esempio, bisogna mettersi d’accordo su quelle priorità che per chi ospita sono fondamentali.

Tra queste, il sindaco ha elencato i figli non scolarizzati e i veli integrali per le strade.

E poi c'è il capitolo dei soldi. Nel marzo 2025 la raccolta era ferma a 50 mila euro. Oggi il portavoce parla di 15 milioni, "raccolti interamente dalla comunità". Quale comunità?

Famiglie numerose, un solo stipendio, spesso basso. In un anno e mezzo, da 50 mila a 15 milioni. I lavapiatti più risparmiatori d'Europa, o il conto lo paga qualcun altro?

Magari qualche emirato di quelli che hanno già finanziato decine di centri islamici in Italia?

E dove starebbero, questi 15 milioni? Su quale conto, intestati a chi?

Perché 15 milioni fermi in una banca fanno rumore, in una città come Mestre. Qualcuno li avrebbe visti passare. Se invece non sono qui, "raccolti dalla comunità" diventa una formula curiosa.

Di certo c'è una gerarchia. I milioni per la moschea si trovano, i soldi per imparare l'italiano no.

Concediamo pure che a Marghera senza i bengalesi il cantiere possa rallentare. Ma chi è indispensabile per un'azienda non per questo può pretendere di comandare il Comune.

Altrimenti domani i camionisti decideranno l'urbanistica e i rider la sanità.

Intanto la comunità bengalese si sta dividendo e ora lo stesso vertice islamico della provincia chiede un tavolo. Non una piazza. Staremo a vedere.

La vicenda sta assumendo una dimensione nazionale e non poteva mancare la Cgil, che a Venezia ha compiuto un miracolo mai visto. Sconsigliare uno sciopero.

Il sindacato che ferma l'Italia per Gaza e per la Flotilla, scende in piazza per Maduro e difende le borseggiatrici contro gli youtuber, ha scoperto che "gli scioperi possono dividere i lavoratori". Dipende da chi li proclama, evidentemente.

Poi la giravolta. Il problema vero sarebbero le aziende che sfruttano, il processo sugli appalti del cantiere, il nero nel turismo. Sarà.

Ma lo sfruttamento negli appalti non dà diritto a una moschea, come una moschea negata non dà diritto a un ricatto.

Cosa ne pensa la sinistra.

Sotto gli ombrelloni di Capalbio il giudizio è unanime: il sindaco pone condizioni inaccettabili. Strano posto per dirlo.

Quando anni fa la prefettura mandò lì 50 migranti, la spiaggia della sinistra insorse. Protestò il sindaco PD, il principe Caracciolo si preoccupò per il "turismo di qualità". Chicco Testa avvertì che i migranti "non possono stare a bighellonare".

Sui terrazzi dei Parioli lo stupore è per la scoperta che a Marghera lavorino dei bengalesi. Gli unici che conoscono fanno i camerieri nelle loro case.

Fin qui tutto normale. Ma stupisce che nei due santuari intellettuali della sinistra, fucine del pensiero mondialista e woke, nessuno si sia posto la domanda più semplice. Da quando chi arriva detta le regole a chi accoglie?

Perché questo è il punto.

L'integrazione è un patto. Tra chi apre la porta e chi entra. Il rispetto delle regole della casa dovrebbe esserne il fulcro.

Ma quando chi è entrato minaccia di spegnere la luce a tutti se non ottiene la stanza che vuole, il patto è già rotto. E a romperlo non è il padrone di casa che ha detto no.

Sulla moschea di via Giustizia a Mestre si può discutere, ma con il piano regolatore alla mano, come per qualunque altro edificio.

La minaccia no, quella non si discute.

Si respinge e si ricorda a chi l'ha pronunciata che il conto lo presenta chi sta ospitando, non chi è stato ospitato.
Autore: Roberto Riccardi

2 commenti:

Un altro aspetto e c'entra comunque ha detto...

E’ un’osservazione semplice semplice, alla portata di tutti. Però è significativa del fatto che si vive in un contesto di paganesimo trionfante. Che il popolo sia sempre rimasto pagano, è un dato di fatto, rimarcato persino dai santi e dai teologi del medioevo. Un fenomeno ineliminabile perchè espressione strutturale delle anime inferiori nelle quali l’anima animale prevale su quella leonina e su quella contemplativa. Ad esempio Meister Eckart sosteneva che l’uomo comune non può avere nessuna cognizione razionale di Dio, ma può averne notizia solo grazie alla fede che presta al dire e al fare di quelli dotati di anima pensante.
Tornando a noi, dunque non deve destare meraviglia che il popolo, come è nomale, abbia un orizzonte mentale del tutto pagano, ma che questa visione pagana delle cose sia instillata loro dai ceti superiori. Questo è il vero fatto enorme. Uno dei tratti tipici del paganesimo è ad esempio associare il clima e gli eventi metereologici al comportamento umano. C’è la siccità perché ci siamo comportati male; scarifichiamo lo scemo del villaggio oppure facciamo la danza della pioggia e vedrai che pioverà. Madre Natura è incazzata perché tagliamo troppi alberi ed ecco che ci manda un tifone. Insomma è tipico di ogni selvaggio e ogni paesano ragionare in questi termini. Bene oggi le immense plebi consumiste e paganeggianti hanno rieditato del tutto questo modo di opinare. Pensano che con i loro comportamenti possono modificare il clima. Il fatto orripilante è che sono incoraggiati in questo senso da governi, istituzioni universitarie, mass media, Chiesa cattolica compresa.

Anonimo ha detto...

Indignazione in Germania dopo che è diventato pubblico che un migrante siriano con 3 mogli, 32 figli e 25 nipoti, con il 70% dell'intera famiglia con un precedente penale, riceve 100.000 euro all'anno in assistenza sociale.