Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 14 novembre 2019

Papa eretico e certezze pratiche - Guido Ferro Canale

Riprendo da Radio Spada l'articolo di Guido Ferro Canale: Papa eretico e certezze pratiche, più volte citato e segnalato dai lettori.

Torno sull’argomento del Papa eretico dopo un lungo ritardo, da me non preventivato, di cui mi scuso con i lettori e soprattutto con don Curzio Nitoglia: da troppo tempo gli debbo una risposta e, prima ancora, un vivo ringraziamento per l’attenzione, il tempo e le energie che ha voluto dedicare al mio articolo, nonostante la mia forma colloquiale e pur nella divergenza di vedute; ho apprezzato molto l’opportunità di approfondire il pensiero di altri autori e confido che la mia controargomentazione possa non sfigurare.
Ancora in limine, noto che, frattanto, egli è tornato in argomento con un articolo in cui muta i toni, ma non la sostanza degli argomenti addotti illo tempore. A onor del vero, mi lascia un po’ perplesso questa sua preoccupazione verso “elementi anti-infallibilisti statunitensi e latino/americani, più o meno vicini all’ambiente massonico, ‘giudaico/cristiano’ e a quello esoterico della ‘Tradizione primordiale’ (cui si rifaceva Cristina Campo col suo convivente Elemire Zolla)” che vorrebbero indurre allo scisma, tale essendo per lui la pretesa di deporre il Papa: sembra quasi che si esprima come se incombessero a giorni atti formali contro Bergoglio di cui, fin qui, mi pare che nessuno abbia visto la benché minima traccia. Ma, comunque stiano le cose, la nostra disputatio riguarda l’aspetto dottrinale del problema, che per fortuna di tutti prescinde dal convulso agitarsi delle vicende umane; perciò evito di soffermarmi sia sulle ipotesi di congiura sia sulla sceneggiata pampero-renana nota come “Sinodo sull’Amazzonia”, nonché sull’ennesimo “Scalfari-gate”. 
Vengo, quindi, ai singoli argomenti addotti da don Curzio.

mercoledì 13 novembre 2019

James Martin in udienza dal Papa : «Ho condiviso preoccupazioni e speranze delle persone Lgbt»

Niente di muovo sotto il sole. Quanto riportato di seguito è il ritratto di Bergoglio, uno dei suoi tanti aspetti, corrispondenti alla sua idea di chiesa-poliedro, a dir poco inquietanti. Evidentemente non è un 'attacco', ma una semplice constatazione illustrata da immagini eloquenti. 

L'udienza privata era stata annunciata ufficialmente, tra le altre, dal Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede.
E lo scorso 9 novembre il gesuita James Martin, Consultore del Dicastero per la Comunicazione, la commemora col tweet visibile dall'immagine a lato (cliccare per ingrandirla). Traduzione:
""Un mese fa oggi (9 novembre), sono stato invitato a incontrare Papa Francesco nel Palazzo Apostolico, 30 minuti che mi hanno incoraggiato a continuare a prestare "il ministero con i cattolici LGBT". Spero che questo evento, in quanto segno pubblico del suo sostegno, incoraggi molti altri a raggiungere quella comunità nella nostra chiesa.""
Il gesuita - autore di Building a bridge. How the Catholic Church and the Lgbt community can enter into a relationship of respect, compassion, and sensitivity (edito in Italia per i tipi Marcianum Press col titolo Un ponte da costruire: Una relazione tra Chiesa e persone Lgbti e con la prefazione dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi) - così aveva pubblicato su Facebook:
«Cari amici, oggi Papa Francesco mi ha ricevuto in un’udienza privata di 30 minuti al Palazzo Apostolico, nel corso della quale ho condiviso con lui le gioie e le speranze, i dolori e le preoccupazioni dei cattolici Lgbt e delle persone Lgbt in tutto il mondo. Sono stato così grato di incontrare questo pastore compassionevole. L‘unica altra persona nella stanza con noi durante il nostro incontro è stato il suo traduttore».
James Martin aveva puntualmente pubblicato su Twitter la  stessa foto commemorata sopra (immagine a lato)  col messaggio:
«Uno dei momenti più importanti della mia vita. Oggi mi sono sentito incoraggiato, consolato e ispirato dal Santo Padre. E il tempo trascorso con me, nel mezzo di una giornata intensa e di una vita frenetica, appare un chiaro segno della sua profonda cura pastorale per i cattolici Lgbt e le persone Lgbt in tutto il mondo».
A completamento del quadro, qualora ce ne fosse bisogno, ricordiamo p. James Martin, il sacerdote gesuita che usa i social media per difendere l’omosessualità nella Chiesa cattolica, per averlo già incontrato qui, in occasione dei suoi auguri social per il mese dell'orgoglio gay. E qui, quando avevamo appreso che, su invito del Vaticano, avrebbe tenuto una relazione dal titolo: “Esplorare come le parrocchie possano sostenere le famiglie con membri che si identificano come LGBT”. E ciò in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie 2018 di Dublino col tema sull'Amoris Laetitia che ha visto anche la partecipazione del papa. Così lo annunciava p. Martin sui social:
“Su invito del Dicastero Vaticano per i Laici, la Famiglia e la Vita, e dell’Arcidiocesi di Dublino, parlerò all’Incontro Mondiale delle Famiglie di agosto, come parte della visita di Papa Francesco in Irlanda, su come la Chiesa possa accogliere le famiglie con membri LGBT”. “Il mio invito invia un messaggio chiaro e forte dal Vaticano ai cattolici LGBT, ai loro genitori e alle loro famiglie: voi appartenete e siete i benvenuti”». 
Tutto ufficiale, alla luce del sole e, soprattutto, regolare. Capito?

p. Serafino M. Lanzetta. Dopo l’apostasia l’idolatria

Indice degli articoli sul Sinodo dell'Amazzonia.

Come può accadere che senza troppi rimorsi, anzi con baldanzosa esultanza, l’idolatria penetri nel tempio di Dio? Delle statuine, alla fine identificate ufficialmente come idoli Pachamama, sono state non solo al centro di un roboante evento mediatico per il fatto che giustamente erano state gettate nel Tevere, ma soprattutto sono state il simbolo e la vera cifra del Sinodo amazzonico appena conclusosi. Un Sinodo che ha fatto i conti con l’idolatria. Le premesse erano state già poste dall’Instrumentum laboris. Era chiaro sin dall’inizio che il Sinodo amazzonico presentasse una nuova religione ecologica legata alla terra – “madre terra”, simbolo della femminilità più riuscita – fonte di ispirazione e di profezia per il nostro tempo e ciò al fine di assegnare alla Chiesa il suo vero volto. Un volto è stato trovato in quello scolpito dal feticcio della fertilità. Il tira e molla dei media vaticani e para-vaticani per dissuadere il pubblico dall’idea che a Roma si sponsorizzasse la religione di Pachamama non è riuscito a spegnere l’ira e l’indignazione di quei cattolici che hanno avuto il coraggio di parlare. Pochi, come sempre. E poi il fatto che un periodico liberale inglese come The Tablet si preoccupasse di dissuadere dal pericolo idolatrico fornendo un’ermeneutica cristiana delle statuine la dice lunga. L’idolatria di questi giorni è frutto di un processo più lungo, ma che avrebbe portato inevitabilmente a sostituire Dio con le cose delle mani dell’uomo. La vicenda delle Pachamama è un’accurata radiografia della Chiesa nel suo interno in questo momento drammatico.

martedì 12 novembre 2019

Protesta di 100 studiosi contro gli atti sacrileghi di Papa Francesco

Il testo che segue viene diffuso contemporaneamente in sette lingue su diverse piattaforme internazionali.
Gli studiosi chiedono «rispettosamente a Papa Francesco di pentirsi pubblicamente e senza ambiguità, di questi peccati oggettivamente gravi e di tutte le trasgressioni pubbliche che ha commesso contro Dio e la vera religione, e di riparare questi oltraggi” e “a tutti i vescovi della Chiesa Cattolica di rivolgere una correzione fraterna a Papa Francesco per questi scandali, e di ammonire i loro greggi che, in base a quanto affermato dall’insegnamento della fede Cattolica divinamente rivelato, se seguiranno l’attuale Papa nell’offesa contro il Primo Comandamento, rischiano la dannazione eterna».
Qui il link (in fondo alla pagina del sito di riferimento) per chi vuole sottoscrivere Contra Recentia Sacrilegia. Qui l'indice degli articoli pubblicati sul Sinodo per l'Amazzonia

Noi sottoscritti chierici, studiosi e intellettuali cattolici, protestiamo e condanniamo gli atti sacrileghi e superstiziosi commessi da Papa Francesco, il Successore di Pietro, durante il recente Sinodo sull’Amazzonia tenutosi a Roma.
Questi atti sacrileghi sono i seguenti:
  • Il 4 ottobre Papa Francesco ha partecipato ad un atto di adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama [qui].
  • Ha permesso che questo culto avesse luogo nei Giardini Vaticani, profanando così la vicinanza delle tombe dei martiri e della chiesa dell'Apostolo Pietro.
  • Ha partecipato a questo atto di adorazione idolatrica benedicendo un’immagine lignea della Pachamama.
  • Il 7 Ottobre, l’idolo della Pachamama è stato posto di fronte all’altare maggiore di San Pietro e poi portato in processione nella Sala del Sinodo. Papa Francesco ha recitato preghiere durante una cerimonia che ha coinvolto questa immagine e poi si è unito a questa processione [qui].
  • Quando le immagini in legno di questa divinità pagana sono state rimosse dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina [qui - qui], dove erano state collocate sacrilegamente [qui], e gettate nel Tevere da alcuni cattolici oltraggiati da questa profanazione della chiesa, Papa Francesco, il 25 ottobre, si è scusato per la loro rimozione [qui], e una nuova immagine di legno della Pachamama è stata restituita alla chiesa [qui]. In tal modo è incominciata un’ulteriore profanazione.
  • Il 27 ottobre, nella Messa conclusiva del Sinodo, ha ricevuto una ciotola usata nel culto idolatrico della Pachamama e l’ha collocata sull’altare [qui].
Lo stesso Papa Francesco ha confermato che queste immagini in legno sono idoli pagani. Nelle sue scuse per la rimozione di questi idoli da una chiesa Cattolica, li ha chiamati specificamente Pachamama [qui], nome di una falsa dea della madre terra secondo una credenza religiosa pagana del Sud America.
Svariate caratteristiche di queste cerimonie sono state condannate come idolatriche o sacrileghe dal cardinale Walter Brandmüller [qui - qui] dal cardinale Gerhard Müller [qui - qui] dal cardinale Jorge Urosa Savino [qui], dall’Arcivescovo Carlo Maria Viganò [qui]. dal vescovo Athanasius Schneider [qui], dal vescovo José Luis Azcona Hermoso [qui], dal vescovo Rudolf Voderholzer [qui] e dal vescovo Marian Eleganti [qui]. Infine, anche il cardinale Raymond Burke [qui] ha dato la stessa interpretazione in un’intervista.

lunedì 11 novembre 2019

Una prima riflessione in seguito alle dichiarazioni del Card. Burke

Riprendo di seguito una prima riflessione di Paolo Pasqualucci a seguito della Conversazione di Ross Douthat con il cardinale Raymond Leo Burke pubblicata qui
  • L'instrumentum laboris per il Sinodo Amazzonico si allontana dalla tradizione apostolica perché contiene eresie o proposizioni che favoriscono l'eresia o prossime all'eresia. Questo significa  "allontanarsi dalla tradizione apostolica".
  • Se il papa lo firmasse, firmerebbe un documento eretico, implicante la trasformazione del cattolicesimo in una religione "dal volto amazzonico" ossia in una religione sincretistica fra cristianesimo e paganesimo, sostanzialmente improntata a un panteismo naturalistico, con tanto di culto della Madre Terra, di un dio Padre-madre: un abominio mai visto, una nuova religione.
  • Trattandosi della professione di fatto di una nuova religione il papa si dichiarerebbe oggettivamente capo di questa nuova religione in sostituzione della cattolica, diventando così scismatico. Una situazione effettivamente mai verificatasi prima, va apprezzata grandemente l'onestà intellettuale del card. Burke, che dichiara di non avere (al momento) gli strumenti, anche concettuali, per affrontarla.
  • Ѐ evidente che un papa del genere non possiamo considerarlo moralmente vero papa: chi lo seguisse cesserebbe di esser cattolico, diventerebbe apostata ed eretico, prenotandosi il posto all'Inferno, per così dire.  
  • Ma occorre trovare una soluzione sul piano canonistico e teologico.
  • Propongo, pertanto, come semplice credente, e certo la proposta vale quello che vale, di considerare mai perento ossia mai abrogato il famoso principio: "il papa non può essere giudicato da nessuno, a meno che non devii dalla fede." Il principio fece parte per secoli del Corpo del diritto canonico. Il fatto che i due Codici del dr. can., del 1917 e del 1983, l'abbiano omesso, non è a mio avviso decisivo: trattasi di un principio generale dell'ordinamento canonico, fondato sulla Scrittura ("conferma nella fede i tuoi fratelli"), che deve ritenersi implicitamente sempre presente. Se un papa, anziché confermare nella fede i fratelli, cioè tutti noi, fa il contrario e propone loro un'altra religione, nettamente contraria al cristianesimo, come il neopaganesimo di tipo amerindio, è evidente che egli sta deviando dalla fede e quindi non può essere più valido per lui il privilegio di non essere mai sottoposto a giudizio.
  • Sul piano concettuale, non ci sarebbero allora ostacoli ad istituire una commissione, un organo anche numericamente esiguo, di cardinali e vescovi, che ammonisse formalmente il papa ad abiurare i suoi errori per poi, in caso di suo rifiuto, dichiararlo eretico, contumace, scismatico ed iniziare una procedura di deposizione dalla cattedra a questo punto indegnamente occupata.
Nella sua dichiarazione il cardinale ha detto bene. Nemmeno noi, che siamo costretti a criticarlo severamente, siamo e ci consideriamo nemici del Papa. Siamo, in quanto credenti e milites Christi, nemici implacabili degli errori che lui, Papa Francesco, purtroppo ormai propala a pie' sospinto. E ci sentiamo in dovere di denunciarli. Dicendoglielo in faccia, come dall'esempio di S. Paolo ad Antiochia e per obbligo di lealtà. IN faccia, senza nascondere nessuna delle possibili conseguenze negative per lui, in quanto Papa, se continua a perseverare nell'errore, come purtroppo sta facendo. 
Cerchiamo, quindi, di mantenere sempre le necessarie distinzioni. Anche se siamo costretti a criticare ad personam, nelle dovute forme, noi combattiamo contro gli errori e l'Errore, che ammazza le anime e tradisce Cristo Nostro Signore, non combattiamo contro le persone in quanto tali. 
Nell'intervista Burke ha detto che Bergoglio, se firmasse il documento finale del Sinodo per l'Amazzonia, firmerebbe un documento scismatico e diventerebbe (di fatto) scismatico. Ma questa presa di posizione non lo qualifica, appunto, come "nemico del Papa". I sostenitori di Bergoglio cercano sempre di mettere la questione sul piano personale perché intuiscono che su quello dottrinale non hanno argomenti. PP

Cardinale Raymond Burke: “Mi chiamano nemico del papa, ma non lo sono”

Nella nostra traduzione da The New York Times, 9 novembre 2019. Ringrazio il lettore che ci ha fornito il  testo integrale riservato agli abbonati dell'importante e significativa Conversazione di Ross Douthat con il cardinale Raymond Burke che riporto di seguito. A parte, pubblico una prima riflessione a caldo di Paolo Pasqualucci. Ci saranno molte altre riflessioni da fare, che colgo qua e là nelle pieghe del discorso.

Conversazione di Ross Douthat con il cardinale Raymond Leo Burke

Iniziamo dal personale piuttosto che dalla teologia. Com’è diventato sacerdote?

Sono cresciuto in una piccola fattoria in una zona rurale del Wisconsin da genitori cattolici devoti. Allora era naturale che un ragazzo pensasse di diventare prete. Ma quando frequentavo la seconda elementare, nel 1955, a mio padre fu diagnosticato un tumore al cervello. Fu operato alla Mayo Clinic, ma in realtà non si poteva far molto. Ha trascorso a casa gli ultimi mesi della sua vita, e il sacerdote era solito venire per ascoltare la confessione e portargli la Santa Comunione. In quei giorni, quando veniva il sacerdote, andavo alla porta e lo trovavo con una candela accesa. Nella camera da letto, dove giaceva malato mio padre, si svolgeva una piccola processione. Il sacerdote lo confessava e poi ci invitava a rientrare per il rito della Santa Comunione. Questo mi ha lasciato una grande impressione. Solo negli anni successivi ho compreso il vero significato della sofferenza e della morte di mio padre. Ma ho potuto capire, pure da bambino, quello che stava succedendo. Ho visto come quel prete si comportava. Quindi l’idea di diventare sacerdote è cresciuta in me, e quando ero in terza media chiesi a mia madre di andare al seminario minore della diocesi. Lei era un po’ preoccupata. Ero il più giovane di sei figli, piuttosto fragile, e il seminario assomigliava a una scuola militare. Ma poi ha accettato.

P. Serafino Lanzetta. Un «collasso della teologia morale» alla radice della crisi

Gli appunti scritti da Benedetto XVI [qui] sulle radici della crisi morale nella Chiesa Cattolica in vista dell’incontro vaticano sugli abusi dello scorso febbraio (1) hanno destato costernazione tra alcuni e speranza tra altri. Costernazione tra chi ha letto la “mossa” di Ratzinger come un attentato alla libertà magisteriale di Francesco, rispondendo così indirettamente ai dubia sollevati qualche anno fa da quattro cardinali. Speranza tra coloro che invece chiedono di capire come mai sia stato possibile che una un’onda d’immoralità del clero dalle proporzioni indecifrabili si sia abbattuta in modo così veemente sulla Chiesa. Con queste riflessioni il discorso si fa sostanziale e finalmente si passa da un generico “clericalismo” all’esame delle cause degli abusi sessuali, andando alle radici di ciò che viene ora definito «un collasso della teologia morale cattolica». Questa situazione d’afflosciamento della dottrina morale è stata un humus favorevole al proliferare degli abusi sessuali da parte del clero. 

domenica 10 novembre 2019

Il Vescovo Schneider afferma che l’adorazione idolatrica della Pachamama durante il Sinodo dell’Amazzonia affonda le sue radici nel Concilio Vaticano II

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews  (8 novembre) interessante analisi dell'intervista rilasciata da mons. Athanasius Schneider a Michael Matt, editore di The Remnant. Ne avevamo dato notizia qui col link al filmato. La cosa più importante è forse la sua critica al Concilio, cui avevo accennato nel riassunto, che ora LSNews riporta con grande evidenza e ulteriori dettagli nel testo che segue.
Pochi giorni prima, il 27 ottobre, mons. Schneider aveva reso pubblico un Monito chiaro ed incalzante, in forma di lettera pastorale, nella ormai lunga battaglia per la Verità. da noi pubblicato qui. Per prima volta, dai tempi del 'vietato vietare' di Giovanni XXIII, troviamo esplicitamente pronunciata la parola "condanno" (al punto 7.) da parte di un vescovo di Santa Romana Chiesa.
Qui l'indice degli articoli sul Sinodo Amazzonico.

Il Vescovo Schneider afferma che l’adorazione idolatrica della Pachamama durante il Sinodo dell’Amazzonia affonda le sue radici nel Concilio Vaticano II

Il Vescovo ausiliare di Astana (Kazakhstan) Athanasius Schneider ha recentemente rilasciato un’intervista a Michael Matt, editore del periodico cattolico The Remnant. Parlando dell’adorazione idolatrica delle statue della Pachamama durante il Sinodo dell’Amazzonia a Roma, il prelato ha affermato: “Dobbiamo condannare questi atti”. “L’idolatria”, ha aggiunto, “è una violazione della Divina Rivelazione” e del Primo Comandamento. “Non si possono commettere atti di idolatria all’interno della Chiesa cattolica”.
Egli ha poi parlato del “male” presente nella Chiesa, che sta raggiungendo “il suo culmine” ma che si è andato sviluppando già “negli ultimi decenni”. La situazione attuale mostra fino a che punto questo “male è penetrato nella Chiesa”.

sabato 9 novembre 2019

Domenica 10 novembre - FSSPX. Sante Messe di Riparazione per il Sinodo dell'Amazzonia

Come saprete, Don Davide Pagliarani, Superiore Generale, ha chiesto a tutta la Fraternità San Pio X, una giornata di preghiera e penitenza riparatrice per gli spettacoli esecrabili e gli abominevoli riti idolatrici che si sono svolti, in Vaticano ed a Roma, durante i lavori del recente Sinodo per l’Amazzonia.
Oltre alla giornata di digiuno, sabato 9 novembre, domenica 10/11 dovranno essere celebrate S. Messe di Riparazione con il canto o la recita delle Litanie dei Santi “per chiedere a Dio di proteggere la sua Chiesa e di risparmiarle i castighi che simili atti non possono mancare di attirare”.
Don Ludovico Sentagne
Superiore del Distretto
Via Trilussa, 45, 00041 Albano Laziale RM
Telefono: 06 930 6816

Luoghi di culto in Italia della Fraternità San Pio X

Albano Laziale - Cappella

Card. Sarah: “La Chiesa non la riformiamo con la divisione e l’odio, ma quando cominciamo a cambiare noi stessi!”. Alcune osservazioni

Sul sinodo dell'Amazzonia si era già pronunciato qui: «Manipolare il Sinodo sull’Amazzonia sarebbe un insulto a Dio».

Introduzione
Lettura per molti versi sorprendente sul card. Robert Sarah, quella di Michael Warren Davis, ripresa nella nostra traduzione da Crisis Magazine. che indica il libro del cardinale, Si fa sera e il giorno ormai volge al declino come manuale per la nuova Contro-Riforma, ritenuta indispensabile per la riconosciuta grave crisi della Chiesa.
Mi fa tornare in mente l'intervista, rilasciata dal cardinale al Corriere, che ha suscitato non poche perplessità [qui]. Di questa non entro nei dettagli perché è un discorso complesso che non riesco ad affrontare ora; ma non posso ignorare le nuove chiavi di lettura offerte da questo articolo, con alcune chiose ad alcuni punti del testo che comunque evidenzio sinteticamente.
  • La prima chiosa sull'affermazione: “Non abbiamo paura di dire che la Chiesa ha bisogno di riforme profonde e che questo avviene attraverso la nostra conversione”. Queste ultime tre parole sono cruciali: attraverso la nostra conversione. “Non riformiamo la Chiesa con la divisione e l’odio”, avverte; “Riformiamo la Chiesa quando cominciamo a cambiare noi stessi!”
    Il dilemma sta nella risposta ai seguenti interrogativi: una denuncia che viene  da sentinelle deste (non come quelle cieche insieme ai cani muti: Isaia 56,10) può generare divisione e odio o non è piuttosto un grido di allarme che mette in guardia il gregge disperso? Una denuncia che, nel silenzio della maggior parte dei pastori, non cambia ma difende e riafferma l'insegnamento costante. E parlare di divisione e odio non è forse anche in questo caso un aspetto del solito neo-linguaggio che definisce 'attacchi' che generano odio, tutto ciò che non si uniforma all'andazzo dominante? Davvero neutralizzabile solo con la conversione e la preghiera? Dovrebbe bastare quella di un 'piccolo resto'? Ma chi si converte più se l'annuncio, indispensabile per comando del Signore, è diventato inopportuno proselitismo a fronte della contro-evangelizzazione che stiamo subendo? Se il card. Sarah dice: “Non abbiamo paura di dire che la Chiesa ha bisogno di riforme profonde e che questo avviene attraverso la nostra conversione” e raccomanda: “Andate, riparate con la vostra fede, con la vostra speranza e con la vostra carità”, il Signore forse non dice: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»? 
  • La seconda sull'affermazione, associata dall'articolista al fatto che "potremmo far perdere la fiducia nei nostri padri spirituali": “Coloro che fanno annunci sensazionali di cambiamento e rottura sono falsi profeti”. A chi si riferisce Sarah? A chi promuove il cambiamento e la rottura (peraltro innegabili) o a chi denuncia? Bisognerebbe contestualizzare leggendo il libro.
    O quando vien detto "Può anche incoraggiare la disobbedienza in nome della purezza teologica: non dobbiamo dimenticare che i protestanti originari si consideravano conservatori". 
  • La terza sull'osservazione: “... Di cosa abbiamo bisogno per cambiare noi stessi? Di tutto ciò che non ci separa da Lui. Egli attacca le radici spirituali e morali delle marcite radici che si diffondono ben oltre il Vaticano e vanno oltre il 2013”.
    Questo è vero; Le radici del male sono sempre presenti e non riguardano solo questo pontificato; ma alcuni polloni (certamente provenienti da lontano) e ora divenuti foresta inestricabile sono entrati attraverso le più volte ricordate ambiguità e innovazioni travestite da aggiornamento del 'pastorale' Vaticano II. E, se allora le marcite radici erano in profondità, sepolte da una più o meno spessa coltre di terra buona, ora sono in superficie e ammorbano l'aria che respiriamo. Nell'ottica del cardinale significa che devono aumentare la preghiera e l'offerta. Cosa buona e giusta; ma come la mettiamo con le sentinelle deste di cui sopra, che già Giovanni XXIII etichettava come profeti di sventura e ora vengono sprezzantemente ignorate (vedi i Dubia e i reiterati successivi appelli e richiami)? Esse che non sono mai mancate e mai mancheranno nel Popolo di Dio diventato corpo mistico di Cristo, mentre ora dovrebbero tacere e obbedire, se non ho capito male? Tra l'altro San Giovanni della Croce obbediva alle punizioni ma non  recedeva dalle sue convinzioni.
Certamente la conversione personale e la coerenza di vita - grazie ad una fede retta alimentata da preghiera, digiuno e altri sacrifici - è ciò che fa di una persona un cristiano, un Figlio di Dio nel Figlio. La conversione è alla base di ogni impegno personale e comunitario per il presente e per il futuro della Chiesa e del mondo; ma nell'ottica dell'incarnazione non esclude la risposta personale, se occorre, di testimonianza pubblica, coram populo, commisurata alla responsabilità del proprio status. A maggior ragione per chi riveste un grado elevato della gerarchia piuttosto che per un fedele comune. Me lo dico razionalmente e in coscienza; ma il discorso mi mette in crisi e non mi spiego come il cardinale possa affermare che Papa Francesco è un “figlio fedele e devoto di sant’Ignazio”. Semmai è ciò per cui si prega...  E, se posso continuare a pregare per il papa, non posso obbedire o aderire al profluvio di storture, a danno di tante anime, che vedo e sento ogni giorno. Inoltre mi ricorda quei conservatori conciliari che per anni ci hanno messi al bando definendoci "tradi-protestanti". E comunque sarà utile risalire al testo originale (Maria Guarini) 

Card. Sarah: “La Chiesa non la riformiamo con la divisione e l’odio, ma quando cominciamo a cambiare noi stessi!”

Nel 1577, San Giovanni della Croce fu fatto prigioniero da un gruppo di carmelitani di Toledo che si opponevano alle riforme dell’Ordine che si accingeva ad intraprendere con Santa Teresa d'Ávila. Per otto o nove mesi, fu tenuto in una cella di 1,8 per 3 metri. Il soffitto era così basso che Giovanni, per quanto piccolo di statura, a stento riusciva a stare in piedi. La sua unica tunica era costantemente intrisa di sangue a causa dei frequenti flagelli. Il cibo che gli davano era così cattivo che sospettava che i suoi carcerieri cercassero di avvelenarlo; diceva un Atto d’amore ad ogni morso per darsi coraggio contro la calunnia.

Eppure fu qui che scrisse il Cantico Spirituale e parti del suo capolavoro, La notte oscura dell’anima. Sopportava la prigionia e la tortura con tale amore, pazienza e determinazione che i carmelitani più anziani lo chiamavano “il codardo”. I monaci più giovani – non ancora avvelenati dalla decadenza e dallo spirito di faziosità della Chiesa del XVI secolo – piansero il coraggio di Giovanni di fronte alla sofferenza. T tra loro sussurravano: “Questo è un santo”.