sabato 17 ottobre 2015

I tre marchiani errori di padre Cavalcoli

(di Corrado Gnerre) San Pio da Pietrelcina, grande apostolo dei nostri tempi nonché grande difensore della indissolubilità e santità della famiglia, un giorno scrisse ad un figlio spirituale: “Il premio è promesso dal divin Maestro non a chi ha ben incominciato, ma a chi persevera sino alla fine. Vi basti l’esempio di Giuda, il quale incominciò bene, continuò nel bene, ma non perseverò fino alla fine e andò perduto.”

Leggo dal sito vaticaninsider.lastampa.it un’intervista rilasciata dal padre domenicano Giovanni Cavalcoli, famoso teologo che indubbiamente aveva (eccome) iniziato bene, ma che per le cose che sta dicendo da un po’ di tempo a questa parte sembra abbia rinnegato non poco i suoi provvidenziali inizi. Dispiace dirlo, ma nell’intervista rilasciata dal Padre ci sono almeno tre evidenti errori che mai ci si sarebbe aspettati considerando come e cosa scriveva il Nostro tempo fa.

Il primo errore
Il primo errore riguarda l’affermazione secondo cui la comunione ai divorziati riguarderebbe la disciplina e non la sostanza della dottrina dei sacramenti. Come si faccia a dire una cosa del genere non lo so. So solo che in questo caso la logica salta. Mi spiego. Che ci sia una differenza tra la dottrina dei sacramenti e la disciplina degli stessi è vero, che la prima sia intoccabile mentre la seconda sì, è altrettanto vero; ma che per la comunione ai divorziati si tratti solo di una questione disciplinare è una grande sciocchezza sul piano logico. Faccio un esempio (peraltro citato dallo stesso padre Cavalcoli nell’intervista) la decisione di san Pio X di abbassare l’età per ricevere la Prima Comunione e la permissione di riceverla più frequentemente fu sì un cambiamento disciplinare ma che non toccava la sostanza della dottrina. Lo sarebbe stato se si fosse detto: possono accostarsi all’Eucaristia anche coloro che si trovassero in stato di peccato grave. Ecco dunque un semplice ma chiaro problema (fa riflettere il fatto che lo si debba dire ad un professore di teologia della levatura di padre Cavalcoli): i cambiamenti disciplinari possono esserci fatta salva la sostanza. Padre Cavalcoli pone male il problema dicendo che ogni cambiamento disciplinare, perché non di sostanza, avrebbe sempre una sua legittimità. La questione deve invece essere precisata in questo modo: un cambiamento disciplinare non è più tale quando muta la sostanza, se muta la sostanza non è più “disciplinare” ma “sostanziale”.

Il secondo errore
Padre Cavalcoli afferma che esiste il peccato ma non esisterebbero le “condizioni di peccato”, perché il peccato è sempre un atto della volontà. Egli dice nell’intervista: «Non esistono “condizioni peccaminose”, perché il peccato è un atto, non è una condizione, né è uno stato permanente. L’atto del peccato può essere prolungato nel tempo, come può avere per sua essenza una durata temporale (per esempio un furto in una banca); ma, trattandosi di un atto della volontà, può essere interrotto in qualunque istante e comunque cessa entro un certo lasso di tempo, una volta che l’atto è compiuto. Quello che è permanente in noi per tutta la vita, anche nei migliori, è la tendenza a peccare, conseguenza del peccato originale…” Siamo all’assurdo. Convivere non è un atto di volontà? Due sono le cose: o la convivenza e il concubinato sono legittimi oppure no. Se si ritengono legittimi, cambia la dottrina. Se si ritengono illegittimi e si afferma che essi non costituiscono condizioni peccaminose allora salta la logica…e anche in questo caso la dottrina. Padre Cavalcoli fa l’esempio del furto e dice che esso può essere interrotto… e la convivenza? Non può anch’essa essere interrotta? Lo so che a riguardo si dice: ma ci sono delle convivenze che ormai non possono più interrompersi perché consolidate nel tempo e con figli da crescere ed educare… Ma bisogna rispondere: anche queste convivenze devono essere interrotte. Padre Cavalcoli dovrebbe ben conoscere che in tal caso l’interruzione non riguarderebbe la forma ma la sostanza, prendendo tutte le precauzioni del caso. I due conviventi dovrebbero vivere non più come marito e moglie (perché non lo sono), ma semplicemente collaborando all’educazione dei figli. La “Familiaris Consortio” al n.84 è chiara: “La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. (…). La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Giovanni Paolo PP. II, Omelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi, 7 [25 Ottobre 1980]: AAS 72 [1980] 1082).”
“Educazione”, ecco un’altra questione che in questi giorni si dimentica nel dibattito teologico. Ma è possibile che nessuno pensa ai figli? Si dice: due divorziati che sono risposati hanno comunque l’obbligo di educare i propri figli… giusto. Ma, appunto, educarli! In questo caso l’educazione imporrebbe il far riconoscere visibilmente ai figli (vivendo non come marito e moglie) lo sbaglio fatto affinché anche i figli non lo ripetano nella loro vita. Ma questo –diciamocelo francamente- non lo si dice perché tutto sommato non ci si crede più.
Inoltre c’è un’altra questione, quella che la convivenza va a ledere inevitabilmente l’indissolubilità. Ma padre Cavalcoli crede o non crede che vita natural-durante i due coniugi rimangono uniti sacramentalmente in Dio? Se è così, anche quando non vi è più la possibilità di convivere, per esempio il caso del coniuge abbandonato, questi è tenuto a continuare a sentirsi unito al proprio marito o alla propria moglie pregando per lui. Un’unione che non finisce con la separazione e che è esclusiva, e proprio perché tale non può essere condivisa con altri, pena l’indissolubilità del matrimonio. Questa è la logica.

Il terzo errore
Ma è proprio sulla logica la questione. E vengo al terzo errore che fa padre Cavalcoli. Ovviamente non poteva non venir fuori l’ipostatizzazione della Tradizione, la Tradizione che dai tradizionalisti viene intesa come una sorta di libro, il fatto che non si riconosca ad essa una dimensione “vivente” e via discorrendo… Ora, premettendo che (è bene ripeterlo altrimenti padre Cavalcoli pensa che noi “tradizionalisti” –definizione che a me non piace- siamo impreparati) che Tradizione e Scrittura sono fonti “remote” della Rivelazione, mentre il Magistero ne è fonte prossima… premettendo questo, va detto che padre Cavalcoli quando parla del rapporto tra Tradizione e Magistero si dimentica due importanti cose che mi limito solo a citare perché necessiterebbero di molto più tempo. Primo, che il Magistero non può nella storia entrare in contraddizione (ipotesi tutt’altro che impossibile, infatti è contemplata teologicamente tant’è che ne parlava già San Vincenzo da Lerino). Secondo: quella della possibile fallibilità del papa. Nel primo caso, la palese contraddizione implicherebbe che si segua ciò che è stato insegnato prima non ciò che viene affermato dopo; nel secondo caso, va ricordato che l’infallibilità del Papa non è infallibilismo. [Fonte]

18 commenti:

Esistenzialmente Periferico ha detto...

Qualcuno dovrebbe spiegare al Cavalcoli che siccome siamo in tempi di confusione, è necessaria la chiarezza della dottrina, non la semplicioneria della pastorale.

Non si capisce poi dove si nasconde questo popolo di divorziati risposati che corre a Messa e brama di comunicarsi assolutamente, come se il non poter farlo costituisca disonore e vergogna anziché logica conseguenza.

Oggi siamo al punto che ogni volta che si invocano "motivi pastorali", il demonio ha qualcosa da festeggiare.

Rr ha detto...

EP:
Da nessuna parte, sono solo un Cavallo di Troia per smantellare il Sacramento del Matrimonio e dell' Eucaristia. Poi si passera' rapidamente all'Ordine ed alla Confessione. Un altro passo e via l' Estrema Unzione e la Cresima. Restera' il Battesimo, come per i protestanti.
Poi non ci saranno più fedeli, ma a loro, vista l'eta', non importa. Sara' un problema per i loro eventuali successori.
Rr

Alessandro Mirabelli ha detto...

ieri avevo letto l'intervista, casualmente l'intervistatore era il portavoce privato del vdr. Mi pare impossibile che anni e anni di studio di teologia, di metafisica, di filosofia conducano a codesto esiti. Ma non mi meraviglio di p. Cavalcoli perché qualche anno fa egli sostenne che il Vaticano II, poiché Concilio, era infallibile. Quando fu proprio il Vaticano II a definirsi implicitamente non infallibile poiché aveva escluso ab origine che con esso sarebbero state poste affermazioni dogmatiche.

Alessandro Mirabelli ha detto...

@ Rr: smantellato il matrimonio e l'Eucaristia, subito ne consegue come effetto a cascata l'abolizione della Confessione. Per cui ne attacchi uno e ne distruggi tre. Smantellata l'Eucaristia, distruggi subito dopo l'Ordine.

Anonimo ha detto...

Vien da piangere considerati i trascorsi, il prestigio e la preparazione di Padre Cavalcoli. Giorgio

Catholicus ssM ha detto...

Ma che preti sono questi? vien proprio da chiederselo, seriamente; devono essere i laici a richiamare all'ordine i preti? pazzesco, allora non sono più preti, ma astuti imbonitori, politicanti, ammanigliati al mondo ed al suo nefasto principe. E' proprio vero che "quando il pastore si trasforma in lupo, tocca anzitutto al gregge di difendersi", come affermava dom Prosper Guéranger nella sua opera "L'annéè liturgique" (traduzione italiana per le Edizioni Paoline, 1959).

Anonimo ha detto...

Cavalcoli oramai ha fatto la sua scelta... è un bene sapere con chi si ha a che fare... un'altro dei tanti che è già pronto a rinnegare Cristo per obbedire a bergoglio.

Rr ha detto...

Infatti, Alessandro, siamo ai saldi di stagione: con un "acquisto", prendi altri tre "capi".
Deja vu: Enrico VIII doveva sposare l'amante, quindi salto' il Matrimonio, e poi l' Ordine e quindi l' Eucaristia e la S.Messa. Infine tutto il resto, fuorché il Battesimo.
C'è una differenza con Cramwell, che almeno lui non parlava da mane a sera dei sodomiti( numerosi anche a quei tempi, ma che non pretendevano di essere uguali agli altri).
Rr

Anonimo ha detto...

Scusate l'off topic. Avrei necessità di acquistare il libro Musica e Concilio. Un bilancio dopo cinquant'anni. Un libro con la prefazione di mic. Purtroppo è impossibile averlo tramite le varie librerie online (ibs, feltrinelli, ecc). Mi potreste dare una mano?
Raffaello

Felice ha detto...

Cavalcoli ha studiato una vita per giungere, in un'età che dovrebbe indurre a pensare all'aldilà, a capire che si vive più comodamente se si lega l'asino dove vuole il padrone. Forse non valeva la pena di studiare tanto!

Anonimo ha detto...

@Alessandro Mirabelli: il concilio è infallibile in quanto riunito attorno al papa. E non esiste concilio dove non c'è il papa.

L'infallibilità riguarda le cose di morale e fede non pastorale. Quindi possiamo dire che i documenti del Vaticano II non sono investiti da infallibilità lì dove si parla di pastorale.

Detto questo, forse, e ripeto FORSE, p. Cavalcoli op, il quale è sempre stato tradizionalista, come dice l'articolo, voleva esprimersi in fatti di guida privata delle anime. Perché è vero che una convivenza non è un bene per la coppia, ma è anche vero che se i due hanno dei figli devono essere educati (come dice sempre l'articolo). Ma è anche vero che i due potrebbero vivere in continenza ed educare i figli come marito e moglie lì dov'è possibile e sempre lì dov'è possibile portare avanti le richieste di riconoscimento di matrimonio nullo.

Tutto ciò per dir cosa:

a) il Magistero, la Tradizione e la Scrittura non cambia
b) la norma DEVE essere restrittiva il più possibile
c) in confessionale o nella guida privata dell'anima bisogna andare a scandagliare, verificare, sondare e guidare passo passo l'anima: 1) dove sarà possibile per far cessare la convivenza; 2) dove non sarà possibile far cessare la convivenza (figli, questioni economiche, malattie gravi e cura del compagno) verificare il matrimonio precedente (qualora era stato celebrato in Chiesa) e richiederne la verifica nullità; 3) verificare se c'è reale pentimento del torto fatto (se vi è un torto fatto o invece è subito);

Alessandro Mirabelli ha detto...

All'anonimo delle 9,20. Se il matrimonio e' rato e consumato ed è valido, allora intrecciare una relazione carnale con un'altra persona diversa dal coniuge e' adulterio. Tertium non datur. E' sufficiente interpretareil Vangelo sine glossa. Tertium non datur.

Alessandro Mirabelli ha detto...

Al l'anonimo del 9,20.
Per prima cosa, perché non ti firmi? Da come scrivi sembra che tu sia un chierico. Quanto poi alle tesi di p. Cavalcoli, per capire che nell'ultima intervista egli ha deragliato e' sufficiente che tu legga l'intervista del card. Caffarra a Il Foglio rilasciata il 16 marzo 2014. Ciao.

Alessandro mirabelli ha detto...

E ricorda anche, anonimo delle 9,20, che per un cristiano cattolico un matrimonio fallito non è un matrimonio nullo.

A proposito di Eucarestia ha detto...

Un americano, che Padre Pio aveva convertito non da molto (ma che aveva fatto un catechismo, ovviamente NON con Padre Pio, un po' troppo "semplificato"), era tutto entusiaasta, venuto alla Messa del Mistico del Gargano. Era in grazia di Dio, pertanto si era inginocchiato alla balaustra, per la Comunione. Arrivato a lui, Padre Pio lo salta e va appresso. Finita la Messa, l'americano gli si rivolge mortificato. Pensa che Padre Pio aveva scoperto in lui qualche peccato, di cui non si sentiva in colpa. Di fronte a tutti, Padre Pio gli disse:"Amico, sei in grazia di Dio, però un'ora fa hai mangiato due mele".

Anonimo ha detto...

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Esistenzialmente Periferico ha detto...

Più che un chierico, a me il commentatore delle 9:20 pare un semplicione ingenuo.

- «Ma è anche vero che i due potrebbero vivere in continenza...»

Hai mai sentito parlare di "pubblico scandalo"? No? Prova a leggere il Catechismo...
Ti sei mai chiesto come mai, pur essendo formate di persone che desiderano vivere in castità, le congregazioni religiose da venti secoli a questa parte sono sempre state divise in maschili e femminili?

«...ed educare i figli come marito e moglie lì dov'è possibile...»

E quindi una volta divorziato, basta trovare un nuovo partner disposto ad educare "lì dove possibile"?
Prima si fa il guaio e poi si pretende di metterci una pezza?

«...e sempre lì dov'è possibile portare avanti le richieste di riconoscimento di matrimonio nullo...»

E se poi non arriva puntuale il riconoscimento di nullità, cosa faranno i divorziati risposati?

Non è solo semplicismo e ingenuità: è proprio malizia.

Il chierico di cui sopra, abituato a fare la Comunione tutti i giorni in seminario, abituato a vedere che tutti fanno la Comunione tutti i santi giorni, abituato a non vedere mai un chierico rimanere al proprio posto al momento della Comunione stretto da rimorsi... ha cominciato a pensare che il peccato mortale non esiste più.

E perciò stupidamente si meraviglia che i pubblici peccatori non possano accedere alla Comunione. Tanto la fanno tutti! Tanto, che c'è di strano? Dopotutto hanno cantato per tutta la Messa, hanno perfino fatto la preghiera dei fedeli... perché negargli la Comunione? La Comunione è diventata un diritto acquisito per chiunque stia partecipando alla Messa...

Ora, nella propria vita si fanno delle scelte. Talvolta ragionate, talvolta fortunate, talvolta sbagliate. Le inevitabili circostanze della vita aggiungono il resto. Per cui certe situazioni, malvolentieri, si pagano. Se dai scandalo, anche avendo le più caste intenzioni del mondo, stai dando scandalo, e il tuo fare la Comunione sarà di cattivo esempio agli altri fedeli.

Dio ci scampi da simili chierici. Bisognerebbe negare il sacerdozio a quei seminaristi che in tutti gli anni di seminario hanno sempre fatto la Comunione (neanche fossero novelli Domenico Savio) e a quelli che dicono di credere alla miracolosa continenza dei divorziati risposati.

gianlub ha detto...

All'Anonimo delle 9.20: Il Concilio non è a priori infallibile. Per essere tale deve assolutamente rispettare tutte le condizioni stabilite dogmaticamente nel Concilio Vaticano I riguardo alla infallibilità Pontificia: vale a dire materia di fede e morale e VOLONTA' DEFINITORIA. Se manca quest'ultima, come è avvenuto nel Conclio Vaticano II, il Concilio non è assolutamente infallibile.