mercoledì 28 ottobre 2015

Mons. Bernard Fellay. Dichiarazione a proposito della Relatio finalis del Sinodo sulla Famiglia

La relazione finale della seconda sessione del Sinodo sulla Famiglia, pubblicata il 24 ottobre 2015, lungi dal manifestare un consenso tra i Padri sinodali, è l’espressione di un compromesso tra posizioni profondamente divergenti. Vi si possono leggere sicuramente dei richiami dottrinali sul matrimonio e la famiglia cattolica, ma si notano anche delle spiacevoli ambiguità e omissioni, e soprattutto delle brecce aperte nella disciplina nel nome di una misericordia pastorale relativista. L’impressione generale che si ricava da questo testo è quella di una confusione che non mancherà di essere sfruttata in un senso contrario all’insegnamento costante della Chiesa.

 Per questo ci sembra necessario riaffermare la verità ricevuta da Cristo sulla funzione del Papa e dei vescovi[1] e sulla famiglia e il matrimonio[2]. Lo facciamo nello stesso spirito che ci ha spinti a presentare una supplica a Papa Francesco prima della seconda sessione di questo Sinodo. 

1. La funzione del Papa e dei vescovi

Figli della Chiesa cattolica, noi crediamo che il Vescovo di Roma, Successore di san Pietro, è il Vicario di Cristo, e allo stesso tempo Capo di tutta la Chiesa. Il suo potere è una giurisdizione in senso proprio, e nei suoi confronti i pastori come i fedeli delle chiese particolari, presi ciascuno isolatamente o riuniti insieme, anche in concilio, in sinodo o in conferenze episcopali, sono tenuti a un dovere di subordinazione gerarchica e di vera obbedienza.

Dio ha disposto così, in modo che mantenendo con il Vescovo di Roma l’unità della comunione e la professione della vera fede, la Chiesa di Cristo sia un solo gregge con un solo Pastore. La Santa Chiesa di Dio è divinamente costituita come una società gerarchica, dove l’autorità che governa i fedeli viene da Dio al Papa solo, e attraverso lui ai Vescovi che gli sono sottomessi1.

Quando il Magistero Pontificio supremo ha dato l’espressione autentica della verità rivelata, sia in materia dogmatica sia in materia disciplinare, non spetta agli organismi ecclesiastici dotati di un’autorità di rango inferiore – come le conferenze episcopali – introdurre delle modifiche.

Il senso dei sacri dogmi che deve essere conservato in perpetuo è quello che il Magistero del Papa e dei vescovi ha insegnato una volta per tutte e non è mai permesso allontanarsene. Per questo la pastorale della Chiesa, quando esercita la misericordia, deve cominciare con il rimediare alla miseria dell’ignoranza, donando alle anime l’espressione della verità che le salva2.

Nella gerarchia così stabilita da Dio, in materia di fede e di Magistero, le verità rivelate sono state affidate come un deposito divino agli Apostoli e ai loro successori, il Papa e i vescovi, affinché le conservino fedelmente e le insegnino con autorità. Questo deposito è contenuto come nelle sue fonti nella Santa Scrittura e nelle Tradizioni non scritte che, ricevute dagli Apostoli dalla bocca del Cristo stesso o trasmesse come di mano in mano dagli Apostoli sotto la guida dello Spirito Santo, sono giunte fino a noi.

Quando la Chiesa docente dichiara il senso di queste verità contenute nelle Scritture e nella Tradizione, lo impone con autorità ai fedeli, perché le credano come rivelate da Dio. Ed è falso dire che spetta al Papa e ai vescovi di ratificare semplicemente quello che è loro suggerito dal sensus fidei o dall’esperienza comune del popolo di Dio.

Come abbiamo già scritto nella Supplica al Santo Padre: «La nostra inquietudine viene dalla condanna che san Pio X ha formulato, nell’enciclica Pascendi, di un simile adattamento del dogma alle pretese esigenze contemporanee. San Pio X e Voi, Santità, avete ricevuto la pienezza del potere di insegnare, di santificare e di governare nell’obbedienza al Cristo, che è Capo e Pastore del gregge in ogni tempo e in ogni luogo, e del quale il Papa deve essere il fedele Vicario sulla terra. L’oggetto di una condanna dogmatica non può diventare, con il tempo, una pratica pastorale autorizzata».

Questo fece dire a Monsignor Lefebvre nella sua Dichiarazione del 21 novembre 1974: «Nessuna autorità, neppure la più alta nella gerarchia, può costringerci ad abbandonare o a diminuire la nostra fede cattolica chiaramente espressa e professata dal Magistero della Chiesa da diciannove secoli. “Se avvenisse - dice San Paolo - che noi stessi o un Angelo venuto dal cielo vi insegnasse altra cosa da quanto io vi ho insegnato, che sia anatema”[3].

2. Il matrimonio e la famiglia cattolica

Circa il matrimonio, Dio ha provveduto alla crescita del genere umano con l’istituzione del matrimonio, che è l’unione stabile e perpetua di un uomo e una donna[4]. Il matrimonio dei battezzati è un sacramento, poiché il Cristo l’ha elevato a tale dignità; il matrimonio e la famiglia sono dunque di istituzione divina e naturale.

Il fine primo del matrimonio è la procreazione e l’educazione dei figli, che nessuna volontà umana deve escludere con atti ad esso opposti. Il fine secondario del matrimonio è l’aiuto reciproco tra gli sposi e il rimedio alla concupiscenza.

Il Cristo ha stabilito che l’unità del matrimonio sarebbe stata definitiva, per i cristiani come per tutti gli uomini. Quest’unità gode di un’indissolubilità che non può mai essere sciolta né dalla volontà delle due parti, né da un’autorità umana: «ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi»[5]. Nel caso del matrimonio sacramentale dei battezzati, l’unità e l’indissolubilità si spiegano inoltre con il fatto che è il segno dell’unione del Cristo con la sua Sposa, la Chiesa.

Tutto ciò che gli uomini possono decretare o fare contro l’unità o l’indissolubilità del matrimonio non corrisponde né a quello che esige la natura né al bene della società umana. In più, i fedeli cattolici hanno il grave dovere di non unirsi con il cosiddetto matrimonio civile, senza tener conto del matrimonio religioso prescritto dalla Chiesa.

Ricevere l’Eucarestia (o comunione sacramentale) richiede lo stato di grazia santificante e l’unione al Cristo tramite la carità; la comunione aumenta questa carità e significa nello stesso tempo l’amore di Cristo per la Chiesa, che è a Lui unita come Sua unica Sposa. In conseguenza, coloro che deliberatamente vivono insieme in un’unione concubinaria o anche adultera, contro le leggi di Dio e della Chiesa, dando un cattivo esempio di mancanza di giustizia e carità, non possono essere ammessi all’Eucarestia e sono considerati come pubblici peccatori: «Colui che sposa una donna ripudiata, commette adulterio»[6].

Per ricevere l’assoluzione dei suoi peccati nel quadro del sacramento della Penitenza, è necessario avere il fermo proposito di non peccare più e in conseguenza coloro che rifiutano di mettere un termine alla loro situazione irregolare non possono ricevere un’assoluzione valida[7].

In conformità alla legge naturale, l’uomo ha il diritto di usare della propria sessualità solo nel quadro di un legittimo matrimonio, e rispettando i limiti fissati dalla morale. Per questo l’omosessualità contraddice il diritto divino naturale. Le unioni compiute fuori dal matrimonio, che siano concubinarie, adultere o omosessuali, sono un disordine contrario alle esigenze della legge divina naturale e costituiscono quindi un peccato; non ci si potrebbe riconoscere alcuna parte di bontà morale, nemmeno diminuita.

Di fronte agli errori attuali e alle legislazioni civili contro la santità del matrimonio e la purezza dei costumi, la legge naturale non ammette eccezioni, poiché Dio, nella sua infinita sapienza, dando agli uomini la Sua legge, ha previsto tutti i casi e tutte le circostanze, a differenza dei legislatori umani. Così non si può ammettere la cosiddetta morale di situazione, che si propone di adattare le regole di condotta dettate dalla legge naturale alle circostanze variabili delle diverse culture. La soluzione dei problemi di ordine morale non deve essere sottomessa alla sola coscienza degli sposi o dei pastori, e la legge naturale si impone alla coscienza come regola dell’agire.

La sollecitudine del Buon Samaritano verso il peccatore si manifesta con una misericordia che non scende a patti con il peccato, come il medico che vuole aiutare efficacemente un malato a recuperare la salute non scende a patti con la malattia, ma l’aiuta a vincerla. Non ci si può liberare dell’insegnamento evangelico in nome di una pastorale soggettivista che – pur ricordandolo in termini generali – l’abolirebbe caso per caso. Non si può accordare ai vescovi la facoltà di sospendere la legge dell’indissolubilità ad casum, senza esporsi a un indebolimento della dottrina del Vangelo e a un frazionamento dell’autorità nella Chiesa. In effetti in questa prospettiva erronea quello che è affermato dottrinalmente potrebbe essere negato pastoralmente, e quello che è proibito de jure potrebbe essere autorizzato de facto

In questa confusione estrema, spetta ormai al Papa – in conformità alla sua carica e nei limiti a lui fissati dal Cristo – ribadire con chiarezza e fermezza la verità cattolica quod semper, quod ubique, quod ab omnibus[8], e di impedire che questa verità universale non sia praticamente o localmente contraddetta.

Seguendo il consiglio del Cristo: vigilate et orate, noi preghiamo per il Papa: oremus pro Pontifice nostro Francisco, e restiamo vigilanti: non tradat eum in manibus inimicorum eius, perché Dio non lo abbandoni al potere dei suoi nemici. Supplichiamo Maria, Madre di Dio, di ottenergli le grazie che gli permetteranno di essere il custode fedele dei tesori del Suo Divin Figlio.
Menzingen, 27 ottobre 2015
+Bernard Fellay
Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X
___________________________
[1] Mt XVI, 18-19; Io XXI, 15-17; costituzione Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I.
[2] Concilio di Trento, IV sessione; Concilio Vaticano I, costituzione Dei Filius; decreto Lamentabili, n. 6.
[3] Gal. 1, 8
[4] Gn 2, 18-25.
[5] Mt 19, 6.
[6] Mt 19, 9.
[7] Leone XIII, Arcanum divinae sapientiae; Pio XI, Casti connubii.
[8] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium.

47 commenti:

mic ha detto...

Agli organi d'Informazione
Loro sedi

Comunicato Stampa del Superiore del Distretto Italiano della FSSPX

La Relazione finale del sinodo sulla famiglia è stata approvata dai padri sinodali che l’hanno votata nei suoi i 94 punti approvandoli tutti ai 2/3 dei voti.
Questo testo sotto certi aspetti costituisce uno scandalo senza precedenti.
In esso infatti si chiamano “membra vive della Chiesa” coloro che vivono pubblicamente nell’adulterio affermando che occorre valutare nella pratica la possibilità per essi di accostarsi alla S. Eucaristia “caso per caso”. Si mina così la dottrina sull’indissolubilità del matrimonio come se questa potesse variare in ragione delle circostanze. Lo stesso 6° comandamento: “Non commetter adulterio” sarebbe così valido in generale, ma poi occorrerebbe considerare ogni caso particolare, ammettendo i questo modo eccezioni.
Siamo in presenza di una tecnica rivoluzionaria, già utilizzata al Concilio Vaticano II, per sconvolgere la dottrina, introducendo una morale a geometria variabile, non più riferita a principi immutabili ma che si adatta alle circostanze. Tutto ciò in perfetta continuità con i dei due Motu proprio di Papa Francesco sull’abbreviazione della procedura per l’annullamento dei matrimoni che hanno aperto la via a quello che è già stato chiamo il “divorzio cattolico”.
È questa la nuova, falsa misericordia, non per il peccatore, ma per il peccato. La vera misericordia infatti non consiste nel modificare la morale per giustificare una condotta disordinata ma nel mostrare la gravità del male e spingere il peccatore alla conversione.
Come già affermò il nostro fondatore, Mons. Marcel Lefebvre, stiamo vivendo la Passione della Chiesa che si manifesta sempre più con il tradimento della gerarchia: è il bacio di Giuda; è Caifa che fa liberare Barabba e condanna Gesù a morte.
Tacere di fronte a questo scandalo significa acconsentire.
La Fraternità San Pio X non può tacere e nel seguente comunicato il nostro Superiore Generale ribadisce la dottrina cattolica di fronte a questi errori diffusi dalle stesse autorità ecclesiastiche.
Don Pierpaolo Maria Petrucci
Superiore del Distretto Italiano
___________________________________

Priorato San Pio X
Via Trilussa
Albano Laziale - Roma

Carla Di Ioia ha detto...

grazie!

M.G. ha detto...

Giudizio netto e limpido! E pensare che a parlare così, semplicemente secondo la dottrina rivelata, sono coloro che vengono da tanti considerati eretici, mentre molti sedicenti pastori della Chiesa Cattolica ogni volta che aprono bocca è per distorcere e demolire il deposito della fede...

Anonimo ha detto...

fellay è più intelligente di Socci: non avevo dubbi. Socci continua a dire che non è cambiato nulla.
Laura

Anonimo ha detto...


Attenzione, c'è un errore di battitura, manca un 'NON' importante: "In più, i fedeli cattolici hanno il grave dovere di NON unirsi con il cosiddetto matrimonio civile...".

Per il resto, un GRAZIE grande così ad un VERO Vescovo cattolico come Mons. Fellay, ed anche a don Petrucci, che parlano secondo l'evangelico sì, sì, no, no.
P.S.: vediamo se i vari Burke, Schneider e sodali si affiancheranno a queste denunce chiare e senza sfumature diplomatiche.

Anonimo ha detto...

La cosa che colpisce è l'estrema chiarezza, limpidezza, serenità e pacatezza di queste parole. L'esatto contrario dei discorsi che si sentono nella chiesa di Bergoglio.
Miles

Anonimo ha detto...

Viaggio nelle parrocchie dopo il Sinodo: «Confermata una prassi già diffusa. Bene superare le rigidità che non avevano più senso»

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-44246/

mic ha detto...

Non possumus
Il Sinodo sulla famiglia si è concluso nella maniera più prevedibile, ma anche in un certo qual modo nella maniera più pericolosa.
A riguardo ci riferiamo soprattutto alla questione dell’Eucaristia per i divorziati risposati.
La decisione secondo la quale la questione andrebbe decisa “caso per caso” non solo va a ledere il principio dell’indissolubilità del matrimonio, ma pone problemi tanto sul piano ecclesiologico quanto su quello della teologia morale.
Prima di tutto non evita il “vulnus” al principio dell’indissolubilità del matrimonio, perché nel caso dei divorziati-risposati non si parla ovviamente di coloro che hanno ricevuto una dichiarazione di nullità per il precedente matrimonio (in questo caso non si tratterebbe di divorziati) bensì di soggetti che (indipendentemente dalle situazioni singole che potrebbero anche comportare delle attenuanti per il giudizio di Dio) volontariamente hanno interrotto una relazione, decidendo (risposandosi o convivendo) per una vita di adulterio continuato.
Questo discorso vale anche per i divorziati cosiddetti “abbandonati” (coloro che non volevano precedentemente interrompere il matrimonio) perché anche per costoro vi è l’obbligo (indubbiamente pesante, ma la fede impone credere che Dio mai abbandona nelle prove che permette) di proseguire l’unione con il legittimo coniuge continuando almeno a pregare per lui.
Dunque, ammettere in linea di principio che anche costoro possano (in alcuni casi) ricevere l’Eucaristia (dovendo l’Eucaristia per legge divina essere ricevuta sempre in stato di Grazia) vuol dire ritenere che per questi non si possa e non si debba parlare di adulterio continuato e -se non si può parlare di questo- vuol dire che il matrimonio non è più indissolubile. La logica è logica.
Ma –dicevamo- una simile “soluzione” pone problemi sul piano ecclesiologico perché tende a favorire ciò che già si paventava da tempo. Se finora era già frequente che in sede di Sacramento della Penitenza (Confessione) vi fossero delle differenze di trattamento a seconda dei contesti geografici (in alcuni Paesi la Confessione sembra ormai sparita), ora sarà ancora più frequente una sorta di differenza tra confessionale e confessionale, tra parrocchia e parrocchia. I divorziati risposati in tal caso arriveranno facilmente a dirsi: ti consiglio quel confessore piuttosto che quell’altro perché il primo ci capisce, l’altro no. Insomma, l’assoluzione come prodotto da discount. Problema, questo, ecclesiologico perché in tal caso ancor più verrà meno l’universalità della verità cattolica.
Problema anche morale, perché in tal caso aumenterà la deriva “coscienzialista” nell’analisi dell’atto morale. Molti divorziati-risposati, prescindendo dalla morale oggettiva, si sentiranno sempre più in “coscienza” di non essere in stato di peccato e di potersi accostare all’Eucaristia, trasformando la “coscienza” da “luogo morale” in cui riconoscere ciò che è oggettivamente bene e ciò che è oggettivamente male a “luogo morale” in cui poter decidere cosa è bene e cosa è male.
Detto questo, la Confederazione Civiltà Cristiana ritiene che la conclusione del Sinodo non possa essere accettata. Su questo punto si sente di “resistere” in nome della fedeltà alla legge divina che mai potrà mutare. (Corrado Gnerre)

http://www.civiltacristiana.com/non-possumus/

Rr ha detto...

Ho letto in rete il comunicato di Monsignor Negri che chiarisce a tutti ipreti ed i fedeli della sua diocesi che il Sinodo, organo consultivo, non ha, ne' avrebbe potuto avere, il potere di modificare quanto gia' stabilito dalla Chiesa, cioè che i divorziati che abbiano contratto seconde nozze civili NON possono ricevere la Comunione, a meno che non si pentano, e cessino di coabitare more uxorio. In attesa di quanto dirà il S.Padre. Se qualcuno si comportasse differentemente, gli atti saranno iileciti ed illegittimi e come tali saranno sanzionati.

Beh, non sapete quanti lettori han chiesto al prete che aveva postato il documento, spiegazioni, perché le parole di Negri non erano chiari.. E qualcuno si è lamentato dell' " asprezza".
Rr

Anonimo ha detto...

http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/11/fellay-p.Benedetto.xvi_.jpg

Anonimo ha detto...

Meno male che qualcuno con le palle c'è... Negri è cattolico e lo dice chiaramente.Da lui mi aspettavo una cosa del genere.
Voglio proprio vedere se Scola farà altrettanto. E Zuppi a Bologna?
Vedremo.
humilitas

Anonimo ha detto...

Dimenticavo, ecco il link al comunicato di mons. Negri.
Speriamo che tanti vescovi facciano "copia-incolla"...
http://www.luiginegri.it/default.asp?id=401&id_n=1521
humilitas

Luisa ha detto...

Se non vado errata Mons.Negri non ha fatto altro che riaffermare quel che dice VERAMENTE la Familiaris Consortio cioè non ha subdolamente soppreesso una frase=condizione come han fatto quei brvi padri sinodali che hanno partorito i paragrafi della Relazione finale strumentalizzando quel testo di Giovanni Paolo II ma appunto sopprimendo quel che non quadrava con le loro intenzioni!
E dire che Bergoglio aveva detto 
che il sinodo :

"non è un parlamento dove per raggiungere il consenso si fa un accordo comune, un negoziato, un patteggiamento o dei compromessi" .

Non dubito che gli autori di quel compromesso conoscevano l`ignoranza, ahinoi abissale, dei cattolici in materia di Fede e Dottrina, non si son propoccupati che andassero a verificare se al testo per caso non mancasse qualcosa di essenziale, ma che i loro colleghi vescovi (quelli in buona fede) non abbiano visto il "trucco", la mossa, significa solo che pure loro non conoscevano quel testo, che prima di dare il loro accordo non lo hanno ripreso per leggerlo con attenzione.
Ciò mostra anche la pressione venuta dai vertici allla quale son stati sottopposti perchè l`intenzione di Bergoglio, la sua volontà, erano più che chiare.
Basta rileggere il suo discorso ala fine del Sinodo.

Luisa ha detto...

È molto chiaro che quei redattori, staff Santa Marta + circolo tedesco, non avendo potuto ottenere il massimo, hanno partorito un testo funzionale a dare la massima libertà a Bergoglio per redarre la sua Esortazione o, in ogni caso, come lo ha detto Wuerl, per dargli una "significativa nuova libertà nelle su pratiche pastorali".
Wuerl ha anche aggiunto che :
" la chiesa si sta muovendo dal legalismo(!) alla misericordia" :

http://www.cruxnow.com/church/2015/10/28/cardinal-wuerl-the-catholic-church-is-moving-from-legalism-to-mercy/?s_campaign=crux:email:daily

marius ha detto...

Deo adjuvante:
Mons.Fellay ===>Cardinale===>Papa

marius ha detto...

Cito da Mons.Negri:
"Soltanto il Papa può, e in modo assolutamente autonomo, decidere se ad una o ad alcune di queste posizioni, potranno seguire indicazioni operative e normative. Restiamo quindi fiduciosamente in attesa delle decisioni che il Santo Padre vorrà o dovrà prendere.
In quel momento, - e solo in esso, attraverso i modi opportuni - le decisioni del Papa in merito ai vari problemi che sono contenuti nel documento diventeranno operative; e la nostra chiesa, abituata ad obbedire, obbedirà senza alcun problema, ed in modo assolutamente incondizionato, come abbiamo sempre fatto fino all’ultima richiesta del Santo Padre sull’ospitalità ai rifugiati.
Fino ad allora, perciò, non muta nulla ed in particolare è fatto divieto di concedere la comunione ai divorziati risposati"


Cioè, detto in altri termini:
fin tanto che lo dice il sinodo, che ha soltanto funzione consultiva, mons. Negri fa il duro e puro a oltranza in mezzo alla confusione generale facendo rispettare le regole ancora per qualche giorno o settimana;
poi, allorché il papa dovesse o volesse decretare di suo pugno le stesse identiche cose, mons. Negri chinerebbe il capo in modo incondizionato?
Tipicamente ciellino?
Che ne è di “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29) ???

marius ha detto...

Mons.Fellay:
"Quando la Chiesa docente dichiara il senso di queste verità contenute nelle Scritture e nella Tradizione, lo impone con autorità ai fedeli, perché le credano come rivelate da Dio. Ed è falso dire che spetta al Papa e ai vescovi di ratificare semplicemente quello che è loro suggerito dal sensus fidei o dall’esperienza comune del popolo di Dio."

Qualcuno di voi, che siete competenti, potrebbe per favore esemplificarmi la seconda affermazione? Non riesco a capirla. Grazie!

Anonimo ha detto...

Marius, spezzo una lancia a favore di mons. Negri. Secondo me quell'ubbidienza incondizionata è a Pietro custode del depositum fidei, non a Simone. Quindi, se Pietro dovesse smettere di comportarsi da Pietro su questioni dottrinali serie, sarà un'altra storia; nel frattempo Negri, mi pare anche giustamente, se l'intento è questo e spero di sì, per prudenza evita di dare scandalo o seminare dubbi (ce ne sono già abbastanza).
Diciamo che è molto ottimista. Come ciellino, poi, osserverei che è un po' atipico, nel senso che non ubbidisce agli ordini assurdi ed è fedele: per esempio, so da fonti certe, che hanno assistito in prima persona, che non le ha certo mandate a dire a Carron, gliele ha cantate in faccia molto chuare.
Io ci spero, in uno come mons. Negri. E prego per lui che al momento buono abbia il coraggio di parlare apertis verbis anche in faccia al vdR, oltre che a Carron.
Vedaremm...
humilitas

Luisa ha detto...

Beh, marius, se Bergoglio dovesse mettere la sua firma ad un documento che tradisce la Parola del Signore, fosse anche tipicamente gesuitico, vedremo allora chi resisterà, vedremo allora chi oserà mettere la sua faccia a richio di perdere la sua poltrona e-o di farsi bollare al ferro rosso dai riformatori che avranno aggiornato quella Parola alla luce dei bisogni, delle voglie e dei costumi del mondo, perchè prima viene la sedicente misericordia e poi la Legge e la Giustizia, perchè prima viene l`amoooooore e poi la Verità, ecc, ecc.
Saranno considerati ribelli al papa e disobbedienti perchè difenderanno la Dottrina, sarà il segno (uno dei tanti segni) dello scempio di una chiesa allo sbando.

RAOUL DE GERRX ha detto...

Wuerl ha anche aggiunto che :
" la Chiesa si sta muovendo dal legalismo (!) alla misericordia".

Ce cardinal Wuerl est un imbécile.



Anonimo ha detto...

luisa
se Negri che è un vescovo su cui contavo molto ha già detto che obbedirà, che ti aspetti dagli altri?

LAURA

Anonimo ha detto...

Marius, per quel che ne so io, il sensus fidei presuppone una coscienza rettamente formata, bisognerebbe dire "sensus fidei fidelium" , ove per fideles si intendono i veramente fedeli al depositum fidei, insomma i cattolici veri. Scusa la semplificazione, ma credo che si capisca. Quindi né papa né vescovi possono tradire depositum fidei, sensum fidei etc etc,perché il sensunm fidei, fidelium ma anche episcoporum, non è mica quel che pensa la maggioranza... anche se qualche ereticuccio che tenta di dare questa interpretazione lo troverai sempre, complice il linguaggio della Lumen Gentium che non è, purtroppo, adamantino e chiarissimo nel dare certe definizioni.
Ho ripescato una discussione che avevo letto tempo fa, te la giro:
http://www.cattoliciromani.com/15-dottrina-della-fede/51592-il-senso-della-fede-sensus-fidei
humilitas

Anonimo ha detto...

Ed è falso dire che spetta al Papa e ai vescovi di ratificare semplicemente quello che è loro suggerito dal sensus fidei o dall’esperienza comune del popolo di Dio."
Ovvero che NON sempre l'adagio "Vox populi, Vox Dei" è cogente.
Nell'esperienza comune del popolo di Dio (ma perché non dire"Chiesa"? La prima volta che sentii dire "Popolo di Dio", pensai che si stesse parlando di qualche nuova setta protestante), il sensus fidei si può alterare. Si possono, se le guide non intervengono, consolidare abusi.Abusi che, per quanto siano diffusi, per quanto non sempre siano più percepiti come tali, sempre abusi restano.
Almeno è ciò che ho capito io.

mic ha detto...

Mons. Negri giustamente stigmatizza l'enfasi attribuita al sensus fidei del "popolo", che Bergoglio et similes non mancano di tirare troppo spesso in ballo: tipo lo stile e i contenuti dei famosi "questionari", che non avevano alcun senso...
C'è la Chiesa discente: i fedeli e quella docente: i Pastori.
Credo che sia questo il senso delle parole di mons. Negri, senza nulla togliere al sensus fidelium, che dovrebbe essere alimentato e alimentare la comunicazione circolare, nella vita e verità di Cristo Signore, con i pastori...

marius ha detto...

Mic, stai parlando di mons. Negri o di mons. Fellay?

Mah! ha detto...

Ma scusate chi resiste si vede da 50 anni, non c'è da aspettare di vedere cosa farà mons Negri. Chi resiste non accetta nulla del modernismo e dice la Messa che onora Dio non quella modernista-luterana. Chi resiste può anche dissentire per semplice buon senso di riempire la diocesi di extracomunitari per lo più mussulmani, pericolo per i cattolici e usurpatori di un diritto di tutela che spetta prima agli italiani lasciati sempre più soli e specialmente ai cattolici abbandonati a loro stessi con uno Stato sempre più contrario al bene delle famiglie. Soldi, tempo, dedizione la Chiesa locale dovrebbe innanzi tutto usarli per aiutare le famiglie cattoliche che ogni giorno devono combattere con scuole che rovinano i figli senza alternative perchè poi le scuole paritarie cattoliche sono troppo care. Chi resiste fa scuole parentali a basso costo per salvare anime innocenti, come fa la FSSPX. Chi resiste non fa solo comunicati o lettere, ma agisce e pubblicamente condanna l'errore anche se chi erra è il Papa. Invece in mezzo a belle parole si citano sempre i Papi pessimi di questi 50 anni come a dire: vedete che se anche parlo bene però sono obbediente ai papi modernisti? Un stare con un piede da una parte e l'altro dallaa parte opposta. Chi resite parla chiaro, sempre. Non fa intendere che il Papa è innocente, quando non lo è come se fosse sempre colpa di un entità non concreta. Chi resite prega si per il Papa, ma se il papa dice cose gravi per la salvezza delle anime, non lo cita ai suo fedeli come esempio da seguire. Chi resiste non obbedisce all'errore, ma alla Verità, al bene, e lotta, si fa perseguitare, per il bene delle anime. Chi resiste è da decenni che lo fa e non lo fa solo difronte all'ultima scempiaggine che si inventano i modernisti lo fa partendo dal nocciolo della questione che si trova nel CVII, nel cambiamento della liturgia, e di conseguenza della Fede. C'è ancora un oceano di distanza tra chi realmente resiste e chi si indigna per qualcosina, ma accetta ogni altra pazzia.

marius ha detto...

@humilitas
grazie per il link che mi hai segnalato
http://www.cattoliciromani.com/15-dottrina-della-fede/51592-il-senso-della-fede-sensus-fidei
è veramente illuminante

RAOUL DE GERRX ha detto...

Bravo à Mah! qui va au fond des choses.
Quant à ce Mons. Negri…

Anonimo ha detto...


@ Marius

MOns. FEllay vuol affermare il seguente principio: nel suo insegnamento la Chiesa deve sempre fondarsi sul Deposito della Fede ovvero sulla S. Scrittura e la Tradizione. Questo perche' essa deve sempre attenersi alla verita' rivelata, anche nella pastorale.
Non deve invece mettersi ad ascoltare cio' che dice il sensus fidei dei fedeli (che puo' esser giusto o sbagliato) ne' tantomeno il "sentire" del c.d. popolo di Dio, come sta appunto facendo il presente pontefice, che cerca di adattare l'insegnamento alle supposte esigenze del "popolo di Dio". I fedeli che "Soffrono" vogliono un processo di nullita' breve? E noi glielo diamo. I divorziati risposati vogliono fare la Comunione senza cambiar vita? E noi glielo consentiamo, caso per caso.
In queto modo di procedere la norma dell'agire viene ricavata dalla situazione di vita concreta (morale della situazione) non e' piu' il principio di origine trascendente (perche' di origine divina) cui il fedele deve uniformarsi, lottando contro se stesso con l'aiuto della Grazia. E' la vittoria dell'esistenzialismo sull'etica cristiana, un tradimento completo e in piena regola. Alla base c'e' sempre il modernismo, che concepisce la fede come espressione di una "esigenza vitale" personale del soggetto, non come adesione dell'intelletto alla verita' rivelata da Dio e mantenuta nell'insegnamento secolare della Chiesa. PP

Anonimo ha detto...

Tutti stando a casa e facendo di mestiere altro si prendono la libertà di dire cosa farebbero al posto di questo o quel vescovo o prete.Ma veramente vi sembra semplice dissentire?Veramente credete che la vita di quelli che non seguono la corrente sia semplice? Voi non sapete quanto hanno da soffrire di questi tempi i Sacerdoti che vogliono restare fedeli al Vangelo.Vedete di pregare per loro invece di dire :al posto loro io farei o io direi.Siete così sicuri che ci riuscireste?Bobo

Arcangelo Pio ha detto...

Anonimo: Marius, spezzo una lancia a favore di mons. Negri. Secondo me quell'ubbidienza incondizionata è a Pietro custode del depositum fidei, non a Simone. Quindi se Pietro dovesse smettere di comportarsi da Pietro su questioni dottrinali serie, sarà un'altra storia; nel frattempo Negri, mi pare anche giustamente, se l'intento è questo e spero di sì, per prudenza evita di dare scandalo o seminare dubbi (ce ne sono già abbastanza).

Annotazione strabiliante. C'è un'infinità di esternazioni ereticali di mons. Bergoglio da far rabbrividire. L'8 dicembre, poi, entreranno in vigore due motu proprio riguardanti questioni dottrinali serie, anzi serissime, che esproprieranno i diritti di Dio sul matrimonio cattolico. Purtroppo le valutazioni ottimistiche che tenderebbero a ridimensionare le conseguenze catastrofiche dell'apostasia conclamata di questo vescovo della Chiesa Cattolica, che risponde al nome di Bergoglio, non aiutano a pervenire a una coraggiosa e veritiera lettura dei fatti epocali che si vanno concretizzando davanti ai nostri occhi. Stia comunque tranquillo, l'Anonimo, perché mons. Negri, come pure tanti altri vescovi come lui, cui viene data la patente di anti-bergogliani, alla prova dei fatti non si alzeranno ad opporre alcunché di concreto, perché questo è il modo in cui si stanno comportando da almeno due anni a questa parte. Certamente non è questo il tipo del vescovo esemplare in cui sono riposte le speranze della Chiesa.

"Soltanto il Papa può, e in modo assolutamente autonomo, decidere se ad una o ad alcune di queste posizioni, potranno seguire indicazioni operative e normative. Restiamo quindi fiduciosamente in attesa delle decisioni che il Santo Padre vorrà o dovrà prendere"

Da uno che ancora è fermo su queste posizioni "legaliste", che non ha ancora ben chiaro in mente quali siano gli obiettivi del "Papa", non potrà venire nulla di serio e utile ad ostacolare i piani degli assalitori della Chiesa, i quali credo abbiano oramai raggiunto un livello di penetrazione piuttosto capillare. Personalmente, confido in altri pastori, che pure sono spesso citati in questo e in altri spazi online. Mons. Negri apra gli occhi e dimostri di avere a cuore i destini della Chiesa più di quelli della sua carriera.

marius ha detto...

@Bobo
Che occorre pregare non ci piove.
Ma le pecore che hanno la percezione che il gregge è lasciato allo sbando perché mai, oltre a darsi da fare secondo le proprie capacità e propri ruoli, non dovrebbero/potrebbero attendersi e anche reclamare una maggiore sollecitudine da parte dei loro pastori?

mic ha detto...

Mic, stai parlando di mons. Negri o di mons. Fellay?

Marius, quando vado di corsa tra un 'lavoro' e un altro, purtroppo mi capita. Hai perfettamente ragione: mi sono confusa e ho confuso la tua seconda citazione come attribuita a Negri, che citavi nel commento precedente.
Allucinante e assolutamente non condivisibile quel che mons. Negri ha detto sull'obbedienza, senza i necessari distinguo, che con l'aria che tira sono indispensabili per amore di verità, ma rischiosi per la carica rivestita che, però, oltre agli onori, richiede soprattutto l'onere della grande responsabilità sulla salus animarum.

mic ha detto...

Ma le pecore che hanno la percezione che il gregge è lasciato allo sbando perché mai, oltre a darsi da fare secondo le proprie capacità e propri ruoli, non dovrebbero/potrebbero attendersi e anche reclamare una maggiore sollecitudine da parte dei loro pastori?

E' quel che stiamo facendo. Personalmente mi sono presa la briga di mettere nero su bianco con tutto quel che ho nel cuore e che ci interpella. Spero di avere risposte che possano confortarci.

Rr ha detto...

Sec.me a Negri sono arrivate lavate di testa per quel che ha detto e fatto finora e per qualche intervento, non pubblico, che deve aver fatto a Roma. Solo cosi si spiegano quelle sue parole sull" obbedienza al gran Capo.
Rr

Felice ha detto...

Mons. Negri è tipicamente, fortemente e fermamente ciellino. Per loro l'obbedienza all'autorità costituita (umana) vale più di ogni altra cosa. D'altronde CL, lo evidenziava lucidamente il prof. de Mattei qualche tempo fa, è un movimento che ha dei limiti molto gravi nella sua stessa natura, perché basa tutto sull'esperienza del singolo credente, non su una dottrina solida, oggettiva, cui fare riferimento sempre e comunque, al di là delle mutevoli vicende del momento. Per loro l'obbedienza all'autorità costituita è generalmente sinonimo di infallibilità.

marius ha detto...

Grazie PP
È molto esauriente!

berni-exodus ha detto...

Cara e gentile Maria, dopo aver seguito per un'anno il sinodo/straordinario e quello ordinario, e dopo aver visto dal 1960 ad oggi tutti quei cambiamenti che come li chiama Romano Amerio ""le variazioni della Chiesa Cattolica nel XX secolo"", che secondo i liberal/progressisti iniziavano sempre con ""proviamo a vedere per un periodo, come ad esempio "la Messa normativa, la messa ad experimentum, la comunione sulle mani,la concelebrazione" cose che dovevano servire come esperimenti, poi si sono trasformate in cose normalizzate per sempre; si parte sempre con gli esperimenti e poi si regolarizza il tutto per sempre. Così accadrà anche per ciò che ha discusso il sinodo? oppure si andrà avanti finchè in sordina tutto questo diventerà linea generale?
Abbiamo digerito tutti i cambiamenti possibili ed immaginabili e solo pochi si sono opposti al regime del concilio Vat.II, ""perchè tutto è partito da lì, e proseguirà come è successo fino ad oggi - ora restano ancora (perchè quando si comioncia a parlare di certe cose, queste sono già in cantiere) già in discussione il Papato, avendo delegato i vescovi col decentramento di questo sinodo; poi si torna in continuazione a parlare del celibato dei preti, delle donne diacono, ecc. ecc.
Quanto credi (davvero) manchi alla trasformazione da Chiesa Cattolica Una Santa ad una trasformazione di chiesa tipicamente protestante? Tanto il popolo bue ha digerito per 50 anni tutte le trasformazioni già fatte compreso l'ecumenismo, la collegialità, la libertà religiosa, e più ne vuoi e più ne metto, in quanto sono cose tutte sotto i nostri occhi.
Ma dal 1960 in quà, cosa è rimasto più della Dottrina Cattolica bimillenaria e di quella Chiesa trasmessaci dagli Apostoli?
In cosa differiamo ancora dai protestanti, dai calvinisti, dai valdesi, dagli anglicani in questione di fatto, magari non di diritto?
Ma per dire che la Chiesa di Roma non è più La Cattolica, cosa deve ancora succedere? ma non aveva già ragione, allora, Mons. Lefebvre e fors'anche il Cardinal Siri? che si andava giorno dopo giorno verso il baratro e verso la distruzione guidata dall'interno della Chiesa stessa?
Ti chiedo un parere (sò che mi conosci, ci siamo incontrati a Messa A Via Merulana, ho solo cambiato come hai chiesto uno pseudonimo) fino ad oggi non è successo quasi niente, ma cosa dobbiamo fare se questi che hanno in mano la Chiesa, rispetto a noi, sono come David e Golia? Secondo me rimane solo pregare; e secondo te?

berni-exodus ha detto...

seguito berni:
Cara Maria dalla Fraternità S.P.X. ho imparato una cosa, lottare in silenzio e pregare, aspettando che Dio provveda; ma c'è anche il proverbio che dice aiutati che Dio ti aiuta.
Ma ricordiamoci sempre che dobbiamo lottare contro Golia.

mic ha detto...

Secondo me rimane solo pregare; e secondo te?

Il pregare non può mancare. Il resto si vedrà, non dipende da noi, ma è giusto che ci trovi pronti. Niente di eclatante, quanto di più possibile, Deo adiuvante. Inutile parlarne finché, oltre alla chiarezza di idee, non si aggiungerà qualche altra certezza e/o appoggio.

Anonimo ha detto...

@ marius di questi tempi i pastori che mettono fuori il muso vengono impallinati senza pietà.Quindi attualmente è meglio per tutti,loro e noi,che se ne stiano tranquilli ed aspettare.A cosa serve perdere dei pastori cattolici che sarebbero immediatamente sostituiti da gentaglia? Ne son passate tante e passerà anche questa,se Dio vuole.bobo

Anonimo ha detto...

Tipicamente ciellino?

Ho il piacere di non aver mai conosciuto un ciellino e quindi non saprei. A me sembra tipicamente da minoranza pd.

Cesare

marius ha detto...

@bobo
a me sembra che c'è modo e modo per -come dici tu- "mettere fuori il muso".
Per stare al caso citato (mons.Negri) non mi sembra proprio che il suo sia stato il modo più avveduto per passare inosservato (emettere in mezzo al caos generalizzato una grida roboante con addirittura annuncio di sanzioni, grida che probabilmente potrà avere validità in un tempo piuttosto limitato).
Se voleva attirare l'attenzione su di sé ci è sicuramente riuscito, e non credo che con questo possa ottenere il plauso della cricca dei novatori e del vdr.
Poi, per equilibrare la sbilanciatura, naturalmente gli tocca fare opera di adulazione, in modo più o meno diretto, nell'illusione che questo cerotto possa soddisfare a chi di dovere.
Con ciò il destinatario principale percepisce che egli è una "testa calda" ma che gli è sottomesso.
Nel regime sovietico personaggi simili erano i cosiddetti "utili idioti", prima usati poi scaricati.
In compenso, grazie alla sua sparata, nel gregge dei fedeli rimane, anzi aumenta il subbuglio: "per ora prendere la Comunione è sbagliato (per i divorziati risposati e co); bisogna soltanto aspettare e solo quando lo dirà il vdr ciò diventerà finalmente giusto."

Tutt'altro modo quello di mons. Fellay: egli riafferma sic et simpliciter e in modo molto ordinato la dottrina perenne, anche toccando con precisione chirurgica i punti caldi, ma caritatevolmente, senza infierire direttamente sulle manchevolezze del destinatario, in modo che... chi ha occhi e orecchie per intendere intenda, sia in alto che in basso.

Anonimo ha detto...

marius
una disamina che non fa una piega
laura

Anonimo ha detto...

Capisco perfettamente tutte le vostre ragioni e le critiche a mons. Negri, ma resto dell'idea che il segnale che ha dato, pur con tutti i suoi indubitabili difetti, sia tuttavia molto utile per molti pastori tiepidi (come il mio, cioè Scola).
Per alcuni di noi sarà anche troppo poco: ma è qualcosa, e visto che gli altri non dicono un tubo di niente, bè, insomma, apprezziamo Negri. Non per dire accontentiamoci, ma per dire qualcosa si muove.
Arcangelo, lo so che Bergoglio cha detto una fracca di cose ereticheggianti... ma sempre nella fase liquida, non magisteriale. Perché i vescovi si ribellino ci vuole qualcosa di più: per esempio l'entrata in vigore del doppio motu proprio se non vengono sistemate tutte le mostruosità giuridiche che contiene; e l'esortazione post-sinodale.
Prima io credo che, ci piaccia o no, la prudenza di Negri sia comprensibile.
Tutto qui.
E comunque ha ragione anche Bobo... parlo per me: se il tempo che spendo a criticare lo impegnassi a pregare, magari andrebbe meglio.
Criticare però si deve, perché, come dice Mic, bisogna essere vigili e mettee nero su bianco ciò che non va.
humilitas

marius ha detto...

http://blog.messainlatino.it/2015/10/sua-eccza-mons-luigi-negri-su.html

«È stata una cerimonia officiata in modo impareggiabile, con una grande concorso di partecipanti provenienti da varie comunità europee. Papa Benedetto XVI ha dato la possibilità di recuperare e utilizzare la liturgia preconciliare», «rafforza la nostra identità ecclesiale» e la mette al servizio «di una rinnovata missione adeguata ai tempi in cui viviamo, secondo quella dinamica di apertura verso le vere esigenze degli uomini di oggi cui ci richiama continuamente Papa Francesco»

mic ha detto...

«...secondo quella dinamica di apertura verso le vere esigenze degli uomini di oggi cui ci richiama continuamente Papa Francesco»

a casa mia è 'lecchinaggio'. Perché "le vere esigenze degli uomini di oggi" sono quelle dell'uomo di ogni tempo. E non aspettavamo che ce le richiamasse papa Francesco, che lo fa in termini inediti quando non 'rivoluzionari' e comunque deficitari di ogni chiarimento e approfondimento autenticamente cattolici.