Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 20 maggio 2026

Il peccato prescinde dalla fede: su alcune uscite pretestuose del Sinodo

Ottima riflessione di Silvio Brachetta sull'Osservatorio Card. Van Thuân in ordine al recente controverso rapporto sinodale, di cui abbiamo già parlato qui - qui - qui. Qui l'indice degli articoli sul Sinodo.

Il peccato prescinde dalla fede:
su alcune uscite pretestuose del Sinodo


Il Sinodo in corso, in uno degli ultimi documenti pubblicati [qui], ripete in modo ossessivo che si deve imporre una sorta di «nuovo paradigma» nella teologia morale. Al di là del fiume di parole astratte e introduttive – circa l’universalità della leg
ge che ostacolerebbe la particolarità dell’individuo – si vorrebbe imporre quello che in sostanza è un errore: il peccato è tale in proporzione alla fede del soggetto.

Ai lavori del Sinodo, cioè, viene sostenuta con forza la testimonianza di due «omosessuali credenti», che giustificano i loro atti omoerotici. E il Sinodo approva: «il racconto testimonia della “scoperta” che il peccato, in radice, non consiste nella relazione di coppia (omosessuale), ma nella “mancanza di fede” in un Dio che desidera il nostro “compimento”». Si vuole insinuare che il peccato di omoerotismo non sta nell’atto umano – «nella relazione di coppia (omosessuale)» – ma nella «mancanza di fede». Al contrario, il magistero e la tradizione apostolica insegnano che il peccato è consumato nell’atto umano, a prescindere dallo stato di fede del soggetto.

San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae, dice che il peccato è una delle tre cose che «si oppongono alla virtù»[1]. E specifica che si contrappone all’«atto» verso cui «la virtù è ordinata»[2]. Null’altro, infatti, è il peccato se non «l’atto disordinato», opposto all’atto della virtù, che invece è «retto e ordinato»[3]. Le altre due sono la malizia e il vizio, che si oppongono alla virtù in quanto bene e in quanto virtù stessa.

Il peccato è certamente l’effetto di due cause (malizia e vizio), ma la sua ragione d’essere più profonda – la sua essenza – ha a che fare esclusivamente con l’azione, con l’atto umano. Non con la fede, non con la rivelazione cristiana o altro. Questo sembra contraddire il Confiteor, cioè l’Atto penitenziale che si recita durante la liturgia, dove il penitente ammette di avere peccato «in pensieri, parole, opere e omissioni»[4]. Ma tutti questi quattro concetti sono atti umani.

Lo spiega lo stesso san Tommaso, distinguendo gli atti umani interni («atti eliciti») da quelli esterni («atti imperati»)[5]. Già dal senso letterale di questa distinzione si comprende che il ruolo di causa dell’atto umano, in generale, è proprio l’atto interno, ovvero la volontà libera nel suo arbitrio – e dunque il pensiero. È pur vero che l’uomo può essere tentato dai pensieri che provengono dai demoni, ma la tentazione in sé non è un peccato, perché il pensiero cattivo può essere contrastato ed eliminato dalla mente.

San Tommaso, inoltre, fa una precisazione ulteriore, che fuga ogni dubbio: gli atti possono «esistere nella volontà» o fuori da essa – i quali però «appartengono alla volontà mediante le altre potenze». È anche vero che verremo giudicati da quello che realmente facciamo e, non tanto, da quello che pensiamo. Tuttavia è fuorviante credere che nell’atto umano la volontà stia fuori, in quanto impalpabile.

È giusto, insomma, ritenere che si possa peccare in pensieri, parole (che derivano dall’intelligenza e dalla volontà), opere (i fatti) e omissioni (assenza di fatti). Si vede proprio dalle omissioni il carattere attuale della volontà: verremo giudicati anche dal non fare qualcosa di buono, poiché il non farlo dipende da un atto di libera volontà, come causa primaria – cioè pur sempre da un’azione. Lo dice lo stesso Gesù Cristo: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno […]. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, […]»[6].

San Tommaso si limita a commentare sant’Agostino d’Ippona, secondo cui il peccato è «un atto, una parola o un desiderio contrario alla legge eterna»[7]. Quindi il peccato è un fatto (factum), dove anche la parola e il desiderio, come si è visto, sono fatti – e dunque atti. Il peccato, allora, è allo stesso tempo soggettivo e oggettivo. È soggettivo perché è commesso dal singolo ed è oggettivo in quanto contravviene la legge eterna. Tutto il genere umano è capace di commettere (e di fatto commette) peccati di ogni genere, tanto fuori quanto dentro la fede cristiana.

Nella realtà del peccato, certamente la fede e la grazia hanno un ruolo decisivo alla salvezza eterna della persona. Non però nel senso di snaturare la legge eterna e, quindi, l’essenza attuale del peccato. A priori, la fede e la grazia concedono la vittoria al penitente che vuole abbandonare il peccato e ottenere il perdono. Inoltre, il penitente associa i meriti personali a quelli di Gesù Cristo, i soli che possono ottenere la salvezza. A posteriori, la fede e la grazia consentono di dare spazio alla misericordia infinita di Dio e alle relative attenuanti.

Se però Dio dà una mano, non bisogna strappargli tutto il braccio: la misericordia e le attenuanti[8] si consumano a posteriori, nel confessionale, dopo il peccato. Prima del peccato l’uomo (credente o meno) è tenuto a fuggire il peccato veniale e mortale e ad abbracciare la fede, in modo che la grazia possa agire e renderlo forte nelle virtù. Il ruolo della Chiesa non è quello di giustificare il peccato, ma di predicare la crescita spirituale di ogni uomo «de virtute in virtutem»[9]. Che poi il peccato non dipenda dalla fede, ma da un atto libero della volontà, lo prova anche l’evidenza: anche il più santo e virtuoso degli uomini può cadere e peccare.

Dietro l’errore sinodale si nasconde una subdola incoerenza: che la grazia distrugga la libertà umana, così che l’uomo di fede sarebbe sempre più impossibilitato a peccare.
Silvio Brachetta, 11 maggio 2026 - Fonte
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[1] S.Th., I-II, q. 71, a. 1 co.
[2] Ibid.
[3] Ibid.
[4] «Nimis cogitatione, verbo, opere, et omissione». L’«omissione» è un’aggiunta al Messale del 1970.
[5] S.Th., I-II, q. 6, pr.
[6] Mt 25, 41-42.
[7] «Factum vel dictum vel concupitum aliquid contra legem aeternam», Contra Faustum Manichaeum, XXII, 27.
[8] Verifica della piena avvertenza e del deliberato consenso al male.
[9] «Cresce lungo il cammino il suo vigore», Sal 84, 8.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Veglie arcobaleno in parrocchia: quei vescovi italiani che tradiscono il Magistero
https://www.infobreak.it/veglie-arcobaleno-in-parrocchia-quei-vescovi-italiani-che-tradiscono-il-magistero/
«L’approvazione dell’identità di genere, dell’adozione per coppie dello stesso sesso, del matrimonio egualitario, di pratiche sessuali “di ogni genere”, finanche dell’utero in affitto e della propaganda gender per minori. Sono tutte posizioni…

Anonimo ha detto...

Di una poetessa romana dell'età augustea, un tempo nel quale la crisi di valori del mondo antico permaneva sottotraccia, è rimasto quest'unico frammento :
"Peccare iuvat". Che si potrebbe tradurre: "Peccare fa bene" oppure "peccare è bello".
I discorsi pseudo-teologici della Chiesa sinodale sembrano guidati da questo concetto, che peccare comunque "iuvat", ragion per cui bisogna trovare tutti i cavilli possibili per giustificarlo.

Anonimo ha detto...

Molti anni fa, ero piccolo. Mi dicevano, a catechismo, STAI ATTENTO, perché il demonio è così scaltro che ti fa sembrare buono, bello e giusto ciò che offende Dio. Oggi, non ho dubbi su chi ispira la chiesa sinodale.

Catholicus ha detto...

@ Anonimo 20:57 ..chi giustifica il peccato fa solo il lavoro sporco di Lucifero, e come lui diventa menzognero e omicida ( almeno spiritualmente), da settant'anni ormai anche il clero, vertici in primis, fa questo lavoro sporco e diabolico. Inutile ricordar loro le parole di Cristo " chi non è con Me è contro di Me", perché hanno falsificato tutto, dottrina, liturgia, pastorale, creando una falsa figura di Cristo...un cardinale recentemente ha detto " bisogna obbedire al papa anche quando lui disobbedisce a Dio", ecco l' antichiesa di Satana, ebbra di CVII e sinodalita', vade retro! LJC

Da Fb ha detto...

I sacerdoti non lo diranno apertamente come mi ha recentemente confessato uno di loro, già molto anziano: «Se ci misericordiano per affermare che il Concilio Vaticano II ha distrutto la fede nella Chiesa, non abbiamo più dove andare. Dobbiamo solo salvare le anime da soli».

Ecco a cosa siamo arrivati.

Questa partita di mafiosi che ha preso il timone dal Concilio Vaticano II ha raggiunto con precisione chirurgica il suo obiettivo: smantellare la Chiesa dall'interno. La sinodalità non è uno "sviluppo" né un "aggiornamento": è la fase finale della demolizione controllata della cristianità. In cinquant'anni abbiamo visto il risultato brutale: seminari vuoti, conventi trasformati in hotel, milioni di fedeli che abbandonano la Messa, vocazioni affondate per il 90% in Occidente e una crisi di fede che non ha pari in duemila anni di storia. Questo non è un incidente. È un piano.

L'unico bastione che si è opposto loro con vera fermezza, la Fraternità Sacerdotale San Pio X, gli ha ricordato e ricorda ogni giorno la mafia Lavanda, la mafia di San Gallo e la mafia Dionisiaca, ciò che è stato - e ciò che deve tornare ad essere - un mondo veramente cristiano: uno che non chiede il permesso di proclamare il regno sociale di Cristo Re. Per questo questa branco la odia con tutta la sua anima. Perché questa piccola fratellanza è lo specchio implacabile di ciò che la Chiesa Cattolica deve essere e che ha smesso di essere da quando il fottuto fumo di Satana è entrato sotto la tonaca dei papi.

Coloro che attaccano la FSSPX, senza misurare l'entità di ciò che sta per scomparire per sempre dalla storia a causa di un legalismo farisaico — ricordiamoci che Satana è il legalista per eccellenza e addebiterà loro questo tradimento con gran lunga — diventano complici attivi della rovina. Poco importa che si coprano con mantelli di pietà, di intellettualità, o che parlino di preghiera e di solidarietà mentre attendono con ansia la scomunica degli ultimi fedeli. Sono un gruppo di ipocriti. Un branco di codardi. Parlano di essere cattolici, ma vivono come se Dio non esistesse.

Ma la Chiesa di Nostro Signore, forgiata per duemila anni di verità incrollabile, non morirà. Non morirà perché un gruppo di pusillanimi ha deciso di sottomettersi al mondo piuttosto che affrontarlo. Ci sono abbastanza anime. C'è coraggio. Rimane fedeltà a Cristo fino a che non verserà il sangue stesso. E soprattutto rimane la forza soprannaturale per resistere e combattere ciò che è necessario.

Il piccolo gregge resisterà con le unghie e con i denti, perché è assolutamente necessario farlo davanti a tutto ciò che questa partita di demoni ancora prepara. Quello che abbiamo già visto con la "sinodalità" è solo l'aperitivo: quello che verrà sarà infinitamente peggiore. E molti di voi si limiteranno a piangere davanti alla spirale di debacle dai loro sedili SENZA FARE NULLA, attaccando coloro che LOTTANO. Ma la Chiesa cattolica manterrà in vita il piccolo seme, anche se torneranno ad essere 12, anche se le Messe Vetus Ordo torneranno alle catacombe, per rialzare e rialzare la cristianità, quando tutto il resto sarà stato raso al suolo.

«Loro hanno i templi, noi abbiamo la fede».
Sant'Atanasio, Lettera ai suoi fedeli (anno 356).

Fernández può mantenere la sua falsa preoccupazione dove il sole non illumina, dove deve anche collocare i suoi libri pornografici.

Mar Mounier.

Anonimo ha detto...

Il documento della segreteria generale del Sinodo traccia l'agenda dei prossimi anni e conferma l'intenzione espressa un anno fa dal Papa neoeletto: il processo sinodale continua e non ce ne libereremo più. L'auspicio di correzioni di rotta appare sempre più disatteso e la direzione resta quella tracciata nel pontificato del predecessore.
Stefano Fontana