La riflessione che segue, bella e vera, tuttavia è nell'ottica della "riforma della riforma": un ibrido non sostenibile [vedi]. Inoltre non tiene conto di tutti gli altri tagli e modifiche arbitrari più volte denunciati nel NO. Basti per questo consultare l'Esame critico di Ottaviani e Bacci. E poi ci ho scritto un libro qui.
"Introibo ad altare Dei"
Parliamo di qualcosa che la maggior parte dei cattolici oggi non ha mai provato ma che, una volta visto, non si può non vedere, le Preghiere ai piedi dell'altare nella Messa antiquior. Parlo di quell'inizio tonante, antico, raddrizzatore della colonna vertebrale: "Introibo ad altare Dei". Entrerò sull'altare di Dio. Proprio lì, prima ancora che il sacerdote salga sull'altare, prima che il canone sussurri l'eternità nel tempo, tutto il dramma della salvezza si sta già svolgendo.
Nella Messa Tradizionale latina, il prete non inizia casualmente. Lui non saluta prima il popolo. Lui non inizia voltandosi verso l'esterno. Inizia dal gradino più basso. Fisicamente più basso. Spiritualmente consapevole. E dice: "Introibo ad altare Dei". Non "noi", ma "Io”. Perché in quel momento sta agendo in persona Christi. Sta per salire sulla montagna del Calvario. E il ministrante risponde: "Ad Deum qui laetificat juventutem meam”. A Dio che dà gioia alla mia giovinezza. Già vedi qualcosa: questa è lingua del pellegrinaggio. Questa è la lingua del tempio. Questa è l'ascesa salmica.









