venerdì 24 marzo 2017

Lutero e noi. Attenzione a chi rivaluta il suo commento al 'Magnificat' (e tutto il resto)

La “mariologia” del commento al Magnificat è intrinseca alla sfida in corso alla cristianità cattolica ed è bene sapere che la sfida non è stata lanciata per questioni morali e lo sdegno per i vizi degli ecclesiastici e il commercio delle indulgenze: si tratta di una sfida dottrinale.
Condividiamo la seguente riflessione del nostro carissimo lettore RS.

Sarà che ovunque si sente parlare di riforme nella Chiesa, fatto sta che ultimamente in ambito cattolico va di moda l’artefice della Riforma. Capita alla santa Messa di sentirsi leggere un pensiero di Lutero, o in confessionale sentirsi consigliare la lettura del suo commento al Magnificat, per “rivalutare” il monaco sassone da qualche “pregiudizio”.
Se si estraggono alcuni passi del commento suddetto, Lutero esprime parole che potrebbero accostarlo ai grandi innamorati della Beata Vergine, da Bartolo Longo a Luigi Maria Grignion de Montfort…   Ma è così?
Certamente Lutero, sacerdote dal 1507, “riformatore” dal 1517 e sposo di una suora dal 1525, nel 1520 era ancora in grado di esprimere una riflessione sulla Madonna in modo sufficientemente cattolico, pur avendo già dato alle fiamme la bolla papale che lo minacciava di scomunica se non avesse ritrattato le tesi del 1517. Eppure è impossibile emendare  lo scritto che Lutero rivolge al Re di Sassonia (destinatario del commento al Magnificat) dal quadro di una salvezza senza le opere dunque senza alcuna cooperazione da parte dell’uomo. La “mariologia” del commento al Magnificat è intrinseca alla sfida in corso alla cristianità cattolica ed è bene sapere che la sfida non è stata lanciata per questioni morali e lo sdegno per i vizi degli ecclesiastici e il commercio delle indulgenze: si tratta di una sfida dottrinale.

Il Magnificat di Lutero è una condanna della pretesa umana di condizionare l’azione di Dio-che -salva, ribadendo che la salvezza viene dalla fede e che le opere non valgono a nulla. Di Maria si parla non per elevarla alla nostra venerazione, ma per annullarne l’umanità nella logica della Riforma, facendo del cantico del vangelo di San Luca un manifesto politico: il re di Sassonia, protettore di Lutero, è invitato ad essere “come Maria” per assecondare la riforma della Chiesa: opporsi al papismo liberticida con la libera esperienza dello Spirito Santo cantata dalla Madonna.

Un irenico consenso, in prospettiva ecumenica, a questo commento farebbe rientrare lo scritto di Lutero in un dialogo sotto la potente intercessione di Maria, rendendo deplorevole mettere troppi puntini sulle “i”. C’è un però… Gesù, Verbo incarnato, seconda persona della Trinità, non si sarebbe incarnato senza Maria e senza il suo “fiat” il giorno dell’annunciazione. Maria non avrebbe fatto troppa strada se San Giuseppe non l’avesse custodita, malgrado le circostanze, pur guidato da vari sogni in cui Dio lo istruiva. Siamo dei servi inutili, ma siamo servi. Tralci della vite.

Sono i santi a mediare l’opera della madre ed è la madre a mediare l’opera del figlio. Umili i santi, nella loro inutilità di servi di Dio, umile la madre che magnifica il Signore da umile serva, perché la misericordia di Dio, che innalza gli umili,  si stende su quelli che Lo temono. Certamente Cristo, nella propria umanità che si consegna volontariamente alla crocifissione e poi risorge nella carne, è il solo mediatore della redenzione presso il Padre. Ma Maria (vedi Cana) è mediatrice presso il Figlio. E San Giuseppe, che non è vero padre di Gesù (il Padre è nei Cieli) e non è sposo in senso carnale di Maria (sposa dello Spirito santo e Madre di Dio) resta necessario dove sa stare, per fede: dà il nome Gesù al bimbo ed è custode della sua famiglia. Anche Giuseppe disse  molti “sì” agendo di conseguenza e con perseveranza.

Lutero non è in grado di declinare la corredenzione e la mediazione che avvengono in Maria. Non è in grado di apprezzare la santità di vite come quelle di Giuseppe. Il solo considerare queste cose “importanti” equivarrebbe, per lui, a “fare ombra“ al Signore! In questo sia Maria che Giuseppe vengono ricondotti al piattume di un’umanità senza santità, un’umanità solo capace di peccare. Maria non sarebbe affatto pura, ma un vaso sporco come tutti gli altri. Non a caso, l’anno dopo, Lutero predicherà contro il rosario e nel 1528 lo definirà una bestemmia contro Maria, denunciando ogni altra devozione rivolta alla Madre di Dio.

Lutero è l’espressione di un umanesimo antropocentrico che fece capolino nell’Europa tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Ѐ l’allievo del nominalismo occamista (Dio poteva, nella Sua Volontà, definire altrimenti ciò che è bene e ciò che è male: non esistono azioni buone o cattive per loro stessa natura) per cui la non imputazione della colpa coinciderebbe con la cancellazione del peccato. Di qui la logica della giustificazione luterana. Noi non possiamo non peccare; impossibile fare il bene; non c’è libero arbitrio; ma Gesù ha espiato i miei peccati, copre tutto Lui; ogni impegno ascetico è puro moralismo, ogni combattimento spirituale è fariseismo… non essendoci libero arbitrio, se pecchiamo non ne abbiamo responsabilità. Lutero identifica (confondendosi) la concupiscenza con il peccato e rifiuta la cooperazione umana alla grazia: certamente senza Dio non potremmo uscire dal nostro stato di malattia, ma dobbiamo desiderarlo. E dobbiamo perseverare per non ricadere. Persino Gesù fu tentato dal Diavolo e a colpi di citazioni bibliche!  La sola “Parola” è terreno sdrucciolevole senza una fede che si fa nostro assenso alla Volontà di Dio!  

Per Lutero il cooperare con Dio sarebbe una mancanza di fede. Così la sua teologia cede all’istinto e alla sensualità, falsamente umile, incapace della purezza richiesta per vedere Dio nella Sua santità. Nel 1530 scrive che se si ha troppa paura di peccare si è perduti e che se conoscesse un peccato che prende in giro Satana nella sua volontà di perderci, lo farebbe volentieri. Ma se pecchiamo e restiamo peccatori molto praticanti, che razza di tempio dello Spirito santo vorremmo essere? Pecchiamo, recando reiterati oltraggi al Signore, inchiodato alla croce dai nostri peccati, cavandocela dicendo che abbiamo fede? Quale fede? In chi? Se la teologia cattolica è ordinata a Dio e all’al di là, quella luterana sembra una proiezione dell’io, per la creatura, mirante al pratico, qui e ora. L’atto di fede giustificante non procederebbe da Dio (per quanto misericordioso e infinitamente paziente nell’attendere la nostra conversione), ma procederebbe dall’uomo.

Perciò attenzione alle mode, anche ecclesiali. Un’eresia resta tale, proprio a motivo della divina misericordia.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Non si sa piu' chi ci e' di fronte .
Chi e' costui che ci istruira' nella vera Dottrina : un prete , un Vescovo , un Papa , un diacono , uno qualunque ?
https://www.youtube.com/watch?v=UFjG0RNA1hg

irina ha detto...

"...opporsi al papismo liberticida con la libera esperienza dello Spirito Santo cantata dalla Madonna."

Ed è un po' quello che accadde al CVII, quando un piccolo gruppo di teologi del centro-Europa ribalto' tutto il lavoro previo. Ogni qualvolta,non si son ben compresi gli errori e le correzioni relative, l'errore è destinato a ripetersi. E così è stato con il CVII dove si son coagulate, forse, tutte le eresie moderne. Motivi per radunare questo Concilio, non ce ne erano. Due soli motivi reali,ora, mi sembra di intravedere:1)la formazione umana, nei seminari, dove bisognerebbe battere e ribattere, lungo gli anni su quanto R.S. scrive:" umile la madre che magnifica il Signore da umile serva, perché la misericordia di Dio, che innalza gli umili, si stende su quelli che Lo temono", Certi fatti 'rivoluzionari' non sarebbero accaduti se la formazione di questi teologi avesse avuto l'umiltà, come muro portante.2)Il lavoro intellettuale da solo porta all'ebbrezza o alla depressione.R.S. scrive." La sola “Parola” è terreno sdrucciolevole senza una fede che si fa nostro assenso alla Volontà di Dio!" E nei fatti sappiamo che Martin Lutero aveva carattere difficile, che poi cercò di semplificare con la tavola e l'alcova. Entrambi però non funzionano, specialmente per coloro che prima hanno cercato di star con NSGC. Alla lunga, e anche non tanto, sono rimedi banali. Concludendo quello di cui c'era bisogno, nei seminari, nelle facoltà teologiche, far planare i molto intelligenti nelle lavanderie, nelle cucine, negli orti, nel lustrar scale e corridoi,e poi uno studio approfondito, quadriennale, su tutte le eresie antiche e moderne. Ma per questi due punti non occorreva un concilio occorreva lavorare a casa propria, umilmente.

Anonimo ha detto...

Il tema e' : " La situazione attuale "
https://www.youtube.com/watch?v=lCH36yVaqPg

Anonimo ha detto...

Non si può dire correttamente che la Vergine Santissima è Sposa dello Spirito Santo ma Sacrario. San Giuseppe è , come diceva Sant'Agostino tanto piú Padre di Gesù quanto la sua paternità ineffabile è castissima. E San Giuseppe è vero Sposo di Maria. E questo un grande Mistero di Fede.
Il commento al Magnificat di Martino Lutero è, per lo che ho letto nei grandi mariologi dell secolo scorso, un opera eccellente. Dobbiamo guardarci di cadere nella tentazione degli estremismi. A ciascuno lo suo. In medio veritas.

Anonimo ha detto...

Dire Maria sposa dello Spirito Santo è una "licenza teologica" riguardo il concepimento di Gesù. Giustissimo che San Giuseppe l'abbia avuta come vera sposa.
Il commento di Lutero è sicuramente lodevole, ma non si può tacere che si tratta di colui che ha negato il libero arbitrio dell'uomo e non ha creduto alla possibilità di trasformazione operata dalla grazia: un battezzato è un cieco spirituale che torna a vedere e con questa nuova purezza di cuore vede le cose di Dio e smette di vedere come vedrebbero gli uomini. Compresa l'eucaristia e l sacerdozio. E il matrimonio... E tutti i sacramenti. In medio stat virtus, non la veritas che o c'è o non c'è.

rs

Anonimo ha detto...

Lei ha ragione. Ho letto il commento di Lutero al Magnificat. Nulla di cattolico. Niente di opere, dice l'eresiarca, solo la fede.
Per questo, per onore della Madonna Santissima, rettifico il mio commento precedente. In medio stat virtus, come diceva Cicerone. E la regina è la Verità, che è solo una: cattolica, apostolica, romana.
Grazie.