venerdì 24 marzo 2017

Venerdì 24 marzo. La Preghiera di Riparazione

Ricordiamo che oggi, venerdì, è il giorno dedicato alla nostra Preghiera di Riparazione secondo le modalità, complete delle Litanie del Sacro Cuore, che trovate qui.

Altre notizie e avvisi su Riscossa Cristiana [qui].

Il dilagare dell’eresia e dell’apostasia è una dolorosa esperienza quotidiana, alla quale dobbiamo opporre la fedeltà al nostro impegno nella preghiera di riparazione. Rinnoviamo anche le preghiere affinché il Signore doni Santi Pastori alla Sua Chiesa e sostenga quelli che si espongono con parresìa.

Per la nostra formazione, leggiamo una Selezione di Detti dei Padri del deserto. Il testo potrà essere scaricato in formato pdf cliccando qui; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.

4 commenti:

Ave Maria ! ha detto...

http://www.radiobuonconsiglio.it/preghiere/santo-rosario/rosario-per-sacerdoti/
MISTERI DOLOROSI
Per fare la Volonta' del Padre a imitazione di Gesu'

tralcio ha detto...

Quale è l’opera che Dio agisce in ogni istante? Riversare sulle creature la Sua grazia.
Senza questa diuturna opera creatrice non esisterebbe nulla.

Tuttavia la grazia va accolta. Ci sono creature che la rifiutano.
Maria, la piena di grazia, l’ha accolta al massimo grado.
Nella sua umiltà non se n’è fatta alcun vanto.
Mentre infatti accogliere la grazia ci è necessario, l’umile non se ne fa merito alcuno;
viceversa il superbo lo ritiene “opera sua”, finendo con il ridurre la grazia di Dio all’io.
La creatura piena di grazia è umile e timorata di Dio.
La creatura che perde la grazia è superba e piena d’io (e d’odio).

In un certo senso Dio può perciò “togliere la grazia”.
La toglie quando davanti al Signore l’uomo si crede “dio”.
La toglie all’uomo che non ascolta e non fa la volontà di Dio, preferendo al Regno dei Cieli l’adoperarsi per i regni della terra, dei quali è “signore” il principe di questo mondo, il dragone.

Il rifiuto della grazia passa dal nostro sì al peccato: ma invece di sentirne il dolore, pentirsene e riparare facendo penitenza, si ardisce dire il male bene e il falso vero. Allora l’eresia (la negazione del dogma) può farsi bestemmia e affermazione dogmatica del contrario della verità!

Gesù ci ha rivelato che siamo creature il cui corpo è fatto per essere tempio dello Spirito, nella pienezza della grazia. La fede, l’umiltà e la purezza concorrono a tal bellezza creaturale, mentre l’infedeltà e lo scetticismo ci precipitano nel brutto.

Quale è il dubbio che ci fa perdere la comunione con Gesù, cioè con il Verbo incarnato, unico nostro Salvatore? E’ il dubbio di chi ritenga Cristo soltanto un uomo, non credendolo vero Dio.
Chi ragionasse così, ragionando “secondo gli uomini”, sarebbe purtroppo un diviso che divide dalla grazia: a lui Gesù dice “Vade retro”… Lo può dire a chiunque, anche a chi fa professione di fede.

Si può essere anche religiosi, si può studiare un libro sacro alla stregua di una qualunque cultura, si può pensare a Gesù come riferimento di una vita, restando sempre legati unicamente alla terra e facendo dell’uomo “dio”, rendendo culto alle creature, facendo la nostra volontà.

Si può considerare che questa “grazia” di bassa lega copra i nostri limiti unendoci tutti nello sforzo per accettarci idealmente, così come siamo, senza la libertà di scegliere altro.

Si rinuncerebbe pertanto ad una grazia che trasforma, santificandoci, portandoci oltre, non a livelli dei bisogni psichici e dei prodotti “spirituali” del pensiero terreno, ma dove lo Spirito di Dio rende spirituale l’umanità redenta.

Il mondo che non crede, senza fede in questa grazia che trasforma, è un mondo al quale in qualche modo è tolta la grazia. E’ un mondo che addirittura si attribuisce il merito della grazia, credendo a quel che più ci fa comodo, dicendolo “dio”.

A quel punto siamo sospesi sul vuoto, aggrappati al nostro peccato e protesi verso l’illusione di un assenso di Dio a questa condizione che accettiamo senza lottare, chiamandola “fede” in Lui.

Resta solo satana, il falsario che vuole il nostro male, odia l’Amore e conosce bene la Scrittura.

Ave Maria ! ha detto...

Misericordias Domini in aeternum cantabo.

Gesù, quanto mi hai amato! / Tu non sei rimasto nei tuoi cieli altissimi
a goderti la perfezione del tuo paradiso. / Ti sei incarnato per incontrare me!

Per me hai conosciuto la fatica, la stanchezza, la paura, l'angoscia.
Per me hai accettato gli insulti, l'incomprensione, la sofferenza. / Per me sei morto!

Tu hai preso i chiodi da me, e mi hai donato il perdono.
Hai preso le spine da me, e mi hai donato la speranza.

Hai preso gli insulti da me, e mi hai donato comprensione e misericordia.
Hai preso la violenza da me, e mi hai dato la tua bontà.

Hai preso l'indifferenza da me, e mi hai donato la tua tenerezza.
Hai preso l'ingiustizia da me, e mi hai donato la pace e la gioia.

Hai preso la morte da me, e mi hai dato la vita.
Hai preso il peccato da me, e mi hai dato l'innocenza.

Tu mi hai amato così, e io tante volte mi sono allontanato da te cercando la felicità altrove...
Ora capisco che l'amore infinito che cercavo / Posso trovarlo solo qui nel tuo cuore.

Io sono povero. Gesù, / non so amarti come tu mi ami, ma voglio donarti quello che sono:
ti offro il mio desiderio di amare, / i miei sogni di felicità e di libertà,
ti offro la mia fragilità, la mia ipocrisia.

Ti offro il mio peccato, te lo presento come il pane e il vino
che all'altare tu trasformi nel tuo corpo, nella tua persona.
Ti prego, Gesù, prendi il mio peccato / e trasformalo nel tuo perdono!

(Con eterna gratitudine ! )

Anonimo ha detto...

Inno a San Giuseppe
Te, Joseph, celebrent agmina cælitum,
te cuncti résonent Christíadum chori,
qui clarus meritis, junctus est inclytæ,
casto fœdere Virgini.
Almo cum tumidam germine conjugem
admirans dubio tangeris anxius,
afflatu superi Flaminis, Angelus
conceptum Puerum docet.
Tu natum Dominum stringis, ad exteras
Ægipti profugum tu sequeris plagas;
amissum Solymis qæris et invenis,
miscens gaudia fletibus.
Post mortem reliquos sors pia consecrat,
palmamque emeritos gloria suscipit:
tu vivens, Superis par, frùeris Deo
mira sorte beatior.
Nobis, summa Trias, parce precantibus;
da Joseph meritis sidera scandere.
ut tandem liceat at nos tibi perpetim
gratum promere canticum.
Amen.
https://www.youtube.com/watch?v=ufuoA0e_MFU

Sacro manto
http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2016/02/Sacro-Manto-a-San-Giuseppe.pdf