mercoledì 1 marzo 2017

L'inizio della Quaresima e l'ideale di mortificazione volontaria - Cristiano Lugli

Mercoledì delle Ceneri, spegniamo i riflettori del mondo per accendere le Luci del Regno di Dio che non è di questo mondo.

Uno degli aspetti ineluttabili inerenti alla religione cristiana è quello della mortificazione, tanto presente in tutti e due i millenni che hanno accompagnato la manifestazione della Santa Chiesa Cattolica.
L'inizio di questo tempo liturgico così importante richiama perciò, più di qualsiasi altro tempo, il cristiano alla penitenza, a portare frutto tramite la mortificazione: e del corpo e di ciò che in generale San Tommaso raggruppa sotto la definizione di passioni, ovvero  "gli atti dell’appetito sensitivo in quanto hanno annessa un’alterazione corporea" (S. th., I, q. 20, a.1, ad 1).
Prima della caduta dei nostri progenitori a causa del Peccato Originale l'uomo in quanto tale dominava le passioni e gli appetiti, giacché era il dominio dello spirito a prevalere sui sensi, e perciò sulle brame della carne; decaduta questa grande forza che l'uomo aveva in virtù di una perfetta somiglianza con il Padre, hanno prevalso le cattive tendenze inclini a trascinare l'essere umano nei bassifondi del peccato e della non temperanza, chiudendo le porte al sovrumano per aprirle al subumano.
Ciò detto, però, è assicurato che Dio concede all'uomo che veramente chiede, le grazie per trionfare sulle malvagie tendenze ed assoggettare le passioni alla volontà dello spirito.
Lo sforzo richiesto è quello di orientarci verso una mortificazione volontaria, quanto mai opportuna nel periodo quaresimale, per guadagnarci la fiducia di Cristo e forgiarci ad essere soldati suoi: "I seguaci di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze" ( Gal. 5, 24 ).

La mortificazione del corpo deve però essere indirizzata verso un criterio sovrannaturale e non fine a se stesso, affinché non diventi imposizione di disagi e privazioni al corpo per il mero gusto di farlo soffrire, quanto invece per sottoporsi ad una disciplina che sottomette i desideri della carne e le sue annesse tendenze disordinate, in certi casi vere e proprie pietre d'inciampo ad una vita di Grazia. Vivere secondo la carne è sinonimo di morte e ad insegnarlo è ancora una volta San Paolo, il quale esorta invece a far trionfare lo spirito che sconfigge le concupiscenze: "Se vivrete secondo la carne morirete; ma se con lo spirito darete morte alle azioni della carne vivrete" ( Rom. 8,13 ).

Non si tratta assolutamente dell'elemento principale della vita cristiana, ma quanto sia indispensabile - come dicevamo inizialmente - è dimostrato sull'esempio dei più grandi Santi: la mortificazione è una potatura essenziale di quei rami secchi, inutili o a volte addirittura dannosi, capaci di deviare la forza di ogni uomo - potenzialmente applicabile al bene - verso sentieri che conducono alla libertà da ogni freno e vincolo spingendo verso una vita di peccato a causa di forze abbandonate a se stesse.
Fra tutto ciò che Dio mette a disposizione non esiste perciò mezzo più proficuo, a meno che non si voglia rendere difficilmente accessibile il passaggio all'eterna salvezza e ancor più alla santità, meta verso la quale tutti dobbiamo riporre le nostre ambizioni. Ognuno è chiamato a questo esercizio specialmente per garantire la coerenza alla propria condotta di vita, affinché non sia poi di scandalo una buona predicazione affiliata ad una fallace condotta. Forse che non sarebbe potuto essere dispensato dalle mortificazioni corporali l'Apostolo delle Genti, che tanto soffri per Cristo ( 2 Cor. 11:19-33; 12:1-9 ) come raccontato nell'Epistola letta nella Domenica di Sessagesima? Eppure fu egli stesso ad imporsi ancor più una dura disciplina per non cadere nella tentazione: "Maltratto il mio corpo e lo rendo schiavo, perché non avvenga che dopo aver predico agli altri, rimanga io disapprovato" ( I Cor. 9, 27 ).

Ancora un'altra Santa come Teresa di Gesù che scelse la verticale spiritualità del Carmelo, tutta dedita alla contemplazione di Dio, diede avvertenze molto importanti circa la correlazione inscindibile fra preghiera e mortificazione delle carni, giacché "l'orazione, per essere vera, deve circondarsi di pratiche di mortificazione - dice la Santa - perché orazione e trattamento delicato non vanno d'accordo" ( Cam. 4,2 ). Sarebbe illusione da stolti credere di poter giungere ad una seria e costante intimità con Dio senza volersi staccare dagli oggetti e beni che saziano disordinatamente gli appetiti umani, poiché dove regnano questi ivi non può esservi la Pace che è in Dio.

Un rischio senz'altro incombente, sopratutto a causa dell'insana esasperazione apportata dalla società moderna, è quello dell'incontrollato salutismo, nonché la paura di creare qualche incomodo di natura appunto salutare al nostro corpo. È proprio qui che bisogna maggiormente vigilare affinché l'amore al nostro corpo ed al benessere psico-fisico non ci faccia star lontani da qualsivoglia pratica di penitenza, con la magra scusa di non voler rovinare la propria salute. Il Demonio, che sempre è sveglio, ci persuade di essere dispensati a causa del lavoro, a causa delle incombenze domestiche o, quel che è peggio, a causa dello stato laicale. Ma questo nient'altro è che un inganno, poiché esistono mortificazioni corporali adatte a tutti a seconda dello stato e del grado di salute: alcune di esse, senza recare il minimo danno, destano lo spirito a rimanere sveglio e attivo nel combattimento contro la carne che durerà senza scampo fino alla fine dei nostri giorni. In questo modo può essere accettata volontariamente una piccola sofferenza fisica di modo da aumentare anche la pazienza, la perseveranza e ancor più la carità verso il prossimo.

Il secolo corrente offre tantissime cose appetibili, tutte a portata di mano, causando così miriadi di distrazioni pronte a saziare il corpo esigente di beni ed attaccamenti: non solo nel cibo, ma anche e soprattutto in cose moderne che recano piacere, facile e rilassante distrazione come ad esempio i social-network e la fame insaziabile di notizie. 
La Santa di Avila dice ancora che "il nostro corpo ha questo di brutto, che più si vede contentato, e più si mostra esigente. E siccome pretesti non gli mancano, al minimo bisogno che sente, inganna la povera anima e le impedisce di avanzare".
Risulta perciò inevitabile a chiunque voglia progredire nel cammino di santità - il ché, lo ricordiamo, è compito di tutti giacché non ad una situazione di stallo siamo chiamati e non ad un minimo indispensabile per non andare all'Inferno, ma invece alla santità e al Paradiso ( si pensi a ciò che spesso gridava San Filippo Neri: "Paradiso! Paradiso! Paradiso!" - l'essere disposto a patire qualcosa fino a rinunciare anche al proprio corpo se ciò fosse richiesto.

Ciascuno può dunque intraprendere questo cammino di Grazia nella Santa Quaresima, con una seria ed opportuna introspezione che non lasci campo a scrupoli o maldestre scusanti. Il tutto però, non deve essere fatto secondo un proprio immediato e nemmeno meditato giudizio, ma richiedendo l'aiuto di un confessore od un direttore spirituale di rette e cattoliche vedute, cosa assai rara oggi giorno. 
Questo certamente servirà al cammino e al progresso spirituale, troppo spesso trascurato a causa della nebulosa che invade la Chiesa creando grande scandalo e scompenso nei fedeli: gioco di Satana è quello di far vivere nelle preoccupazioni e non nella speranza, quest'ultima essendo luce che dissipa le tenebre dei dubbi se fondata sulla totale confidenza in Dio.
La guida di retti sacerdoti è certamente il percorso migliore da poter intraprendere, anche per garantire già da subito una prima mortificazione: quella della ragione. Dice infatti San Giovanni della Croce che "l'obbedienza è la penitenza della ragione e del proprio giudizio (...) e la penitenza corporale, senza l'obbedienza non è altro che penitenza da bestie."

Ci aiuti Dio ad intraprendere questo cammino di mortificazione volontaria, per arrivare comunque indegni epperò fedeli al giorno del Venerdì Santo. In questa silenziosa desolazione di un Sabato Santo della Chiesa che pare non passare, avremo così colto occasione per riparare ad alcuni dei tanti orrori da noi commessi che portano le cadute e le percosse di Cristo che va alla morte. 
Varrà pure come impegno serio e copioso per riparare alle colpe pubbliche delle nazioni e di tanti uomini di Chiesa che hanno smesso da un pezzo di credere in Dio.

"Sotto un capo coronato di spine e crocifisso, non sta bene bene un membro delicato, ed accanto ad uno sposo penante non sta bene una sposa immortificata". ( S. Maria Maddalena de' Pazzi ).

12 commenti:

irina ha detto...

"La guida di retti sacerdoti è certamente il percorso migliore da poter intraprendere, anche per garantire già da subito una prima mortificazione: quella della ragione."

Anonimo ha detto...

A volte basta un po' di onestà intellettuale.

"Quindi oggi, da laica, dice no all’eutanasia. Perché?
Ho fatto il ‘68 sulle barricate a Parigi. Il nostro motto era “proibito proibire”. Per me la libertà è una cosa importantissima. Ma la mia libertà non deve togliere la libertà agli altri. In uno Stato dove l'eutanasia è permessa, sarà difficile, per chi è contrario e vuole vivere, continuare a chiedere assistenza e cure senza farsi condizionare dalla società circostante. Lo sforzo che deve fare il sistema sanitario per fornire assistenza ai malati rischia di rallentare, favorendo la scelta del paziente di morire, qualora l'assistenza fosse ritenuta insufficiente." (cit.)

Anonimo ha detto...

A volte basta un po' di onestà intellettuale.

"Quindi oggi, da laica, dice no all’eutanasia. Perché?
Ho fatto il ‘68 sulle barricate a Parigi. Il nostro motto era “proibito proibire”. Per me la libertà è una cosa importantissima. Ma la mia libertà non deve togliere la libertà agli altri. In uno Stato dove l'eutanasia è permessa, sarà difficile, per chi è contrario e vuole vivere, continuare a chiedere assistenza e cure senza farsi condizionare dalla società circostante. Lo sforzo che deve fare il sistema sanitario per fornire assistenza ai malati rischia di rallentare, favorendo la scelta del paziente di morire, qualora l'assistenza fosse ritenuta insufficiente." (cit.)

Luisa ha detto...

Segnalo:

"MESSA ECUMENICA, LAVORI IN CORSO? LA CONSACRAZIONE IMBARAZZA I RIFORMATI. L’ESCAMOTAGE DEL SILENZIO…"

http://www.marcotosatti.com/2017/03/01/messa-ecumenica-lavori-in-corso-la-consacrazione-imbarazza-i-riformati-lescamotage-del-silenzio/

irina ha detto...

Il silenzio è dignitoso. L'ipocrisia indegna.

Anonimo ha detto...

Ottimo testo...
Davvero da gustare insaporendo il pane e l'acqua.

Anonimo ha detto...


@ San Paolo sulle debolezze e tentazioni

Le mortificazioni della carne, così difficili e pur così utili per resistere alle tentazioni, sono portate ad esempio piu'volte da san Paolo, come ricorda giustamene l'articolo. Può esser utile riflettere sull'intero passo della Seconda Lettera ai Corinti citata, perché vi si mostra la connessione, se così posso dire, tra grazia e tentazione.
Dopo aver ricordato di esser quell'uomo che era stato misticamente elevato dal Signore al Terzo Cielo godendovi di grandiose visioni, san Paolo così continua:
"Anzi, affinché la grandezza delle rivelazioni non mi facesse insuperbire, mi è stata messa nella carne una spina [le tentazioni della carne e dell'orgoglio, si suppone], un angelo di Satana, incaricato di schiaffeggiarmi, perché ora non mi insuperbissi. Tre volte, riguardo a questo, pregai il Signore, perché lo allontanasse da me, ma egli mi ha risposto: 'Ti basti la mia grazia, perché la mia potenza trionfa nella debolezza'. Ben volentieri io preferisco dunque gloriarmi delle mie debolezze, affinché abiti in me la potenza di Cristo. Per questo io mi compiaccio delle mie infermità, degli oltraggi, delle necessità, delle persecuzioni e delle angustie per la causa di Cristo poiché quando son debole è allora che sono potente"( 2 Cr 12, 7ss.).
Dunque: un Angelo di Satana schiaffeggia chi maggiormente gode della Grazia di Cristo. Non sembra una contraddizione? E invece no. Quanto maggiore la Grazia, tanto maggiore la rabbia del Demonio, il suo tentativo di distruggerne gli effetti. Tanto maggiore pertanto la prova, per quelli che vivono in grazia di Dio. Esattamente come è stato per Nostro Signore: non è stato anch'Egli tentato sino alla fine e alla vigilia della Passione non chiese, in un momento di debolezza della sua natura umana, di esser esentato dalla Prova, per rimettersi subito dopo alla volontà del Padre?
Le tentazioni fanno parte dei mali che in questo mondo ci affliggono sino alla fine e sono di diversi tipi, più evidenti di tutte le carnali, soprattutto nel mondo odierno. Se esse sono costanti e sembrano diventare più forti, non dobbiamo scoraggiarci: è il Signore che permette questa prova affinché noi si ricorra con maggior fiducia, generosità e costanza al suo aiuto, trionfando così del nostro nemico e salvando la nostra anima.
E non è stato forse detto: "Beato l'uomo che è tentato!". Se non v'è tentazione da combattere con le mortificazioni e la forza di volontà, non v'è lotta contro se stessi, e alla fine non v'è conversione e salvezza. PP

Anonimo ha detto...

PRIMO MERCOLEDÌ DEL MESE AL CUORE CASTISSIMO DI SAN GIUSEPPE
Rosario dei sette dolori e gioie
Il rosario dei sette dolori e gioie di san Giuseppe è composto da sette misteri nei quali si contemplano i sette dolori e le sette gioie che San Giuseppe ebbe nel mondo.
Ad ogni mistero si recita un Padre nostro, dieci Ave Giuseppe e un Gloria.
SETTE DOLORI E GIOIE DI SAN GIUSEPPE
1) Giuseppe santo, per il dolore e gioia che provasti in occasione della maternità di Maria Vergine,
assistimi paternamente in vita e in morte.
2) Giuseppe santo, per il dolore e gioia che provasti in occasione della nascita di Gesù,
assistimi paternamente in vita e in morte.
3) Giuseppe santo, per il dolore e gioia che provasti in occasione della circoncisione di Gesù Bambino,
assistimi paternamente in vita e in morte.
4) Giuseppe santo, per il dolore e gioia che provasti in occasione della profezia di Simeone,
assistimi paternamente in vita e in morte.
.
5) Giuseppe santo, per il dolore e gioia che provasti in occasione della fuga in Egitto,
assistimi paternamente in vita e in morte.
6) Giuseppe santo, per il dolore e gioia che provasti in occasione del ritorno dall’Egitto,
assistimi paternamente in vita e in morte.
7) Giuseppe santo, per il dolore e gioia che provasti in occasione dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel tempio,
assistimi paternamente in vita e in morte.
AVE GIUSEPPE
Ave Giuseppe, figlio di Davide,
uomo giusto e verginale, la Sapienza è con te,
tu sei benedetto fra tutti gli uomini e benedetto è Gesù,
il frutto di Maria tua sposa fedele.
San Giuseppe,
degno Padre e protettore di Gesù Cristo e della Santa Chiesa,
prega per noi peccatori e ottienici da Dio la divina Sapienza,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen!

Anonimo ha detto...

Il "mercoledì delle ceneri" serve a ricordare che lo spirito è la parte nobile dell'uomo e che esso sa dominare la carne. Il digiuno non serve ad adempiere una pratica tradizionale, ma a ribadire la signoria dello spirito sul corpo. Per questo oggi i cristiani si astengono dal nutrire il corpo, destinato a deperire e tornare cenere, e invece si dedicano in modo particolare al nutrimento dello spirito...

Anonimo ha detto...

"Cerchiamo malati terminali per ruolo da protagonista" è il titolo di un video che gli sciacalli radicali hanno girato qualche anno fa'. Si trova su eutanasialegale.it
Loro sanno bene come fare a pilotare le masse.

Catholicus ha detto...

Storia liturgica dell'imposizione delle Ceneri
L'uso liturgico delle ceneri [che ha radici veterotestamentari con Giobbe e con il salmista che per penitenza mescolava pane e cenere e in altri libri storici dell'AT] al mercoledì di Quinquagesima non sembra che in origine sia stato imposto a tutti i fedeli, ma solo ai colpevoli di certi peccati soggetti alla pubblica penitenza della Chiesa.
In questo giorno, prima della Messa, essi si presentavano in chiesa dove stava raccolto tutto il popolo, i sacerdoti ricevevano la confessione dei loro peccati, quindi li vestivano di cilici e spargevano sulle loro teste la cenere. Dopo questa cerimonia, il clero e il popolo si prostravano a terra, mentre ad alta voce venivano recitati i 7 Salmi penitenziali. Successivamente aveva luogo la processione, durante la quale i penitenti camminavano a piedi scalzi. Di ritorno, erano solennemente cacciati fuori dalla chiesa dal vescovo, che diceva loro: "Vi scacciamo fuori dal recinto della chiesa a causa dei vostri peccati e delitti, come fu scacciato fuori dal Paradiso il primo uomo, Adamo, a causa della sua trasgressione". Poi il clero cantava diversi responsori tratti dalla Genesi, dov'erano ricordate le parole del Signore che condannava l'uomo ai sudori e al lavoro della terra, ormai maledetta a causa sua. Quindi venivano chiuse le porte della chiesa, affinché i penitenti non passassero più le soglie fino al Giovedì Santo, giorno nel quale ricevevano solennemente l'assoluzione.
Dom P. Guéranger, L'Anno liturgico, vol. II

Anonimo ha detto...

Omni die
Omni die dic Mariae
Mea laudes anima:
Ejus festa, ejus gesta
Cole devotissima.

Contemplare et mirare
Ejus celsitudinem:
Dic felicem genitricem,
Dic beatam Virginem.

Ipsam cole, ut de mole
Criminum te liberet,
Hanc appella, ne procella
Vitiorum superet.

Haec persona nobis dona
Contulit coelestia;
Haec regina nos divina
Illustravit gratia. Amen