martedì 21 marzo 2017

Nasce il partito islamico italiano?

Testo collegato con : Erdogan e la profezia di Houellebecq, pubblicato qui.

Burqa e poligamia in primo piano!
Secondo una strategia pianificata in vari paesi e ora infiltratasi anche i Italia assistiamo al primo passo per la nascita di un partito islamico, con l'evidente intento di garantire all'islam non solo un bacino elettorale e una voce politica ma anche una evidente sfera di influenza.
Una delle primissime richieste: togliere il divieto che alcuni datori di lavoro impongono alle donne islamiche di togliersi il velo. In più, in passato, il promotore di questo progetto difendeva il diritto degli islamici ad avere più mogli. Insomma la linea politica di questo partito è ben presto delineata, col beneplacito dei radical chic di sinistra nostrani. [Fonte]

I 'frati di Maometto'
Inoltre, prendete atto: ci sono i "frati di Maometto" che fanno proselitismo. Quello che per noi è una sciocchezza, secondo il papa...
Faccia a faccia con la setta islamica che fa proselitismo nelle periferie: "Così diffondiamo il vero islam del Profeta" 
Gli studiosi li chiamano i “testimoni di Geova dell’islam”. E probabilmente lo sono. O se volete sono i “frati di Maometto” che islamizzano l’Italia. Missionari. Itineranti. Settari.
Da loro hanno preso vita i Talebani e nel loro curriculum vantano legami con Al-Qaeda. Predicano il vero islam, quello radicale, e ad esso riconvertono i musulmani dalla fede affievolita. Vivono come il Profeta, s’ispirano alla sua giornata, vestono come lui. In questo modo avvicinano migliaia di giovani nei Paesi europei, soprattutto tra i nuovi immigrati. “Fratelli” da riportare all’islam attraverso una ritualità quotidiana che produce il “rifiuto dell’Occidente” e li “preserva dalla contaminazione della società occidentale”.
I Tabligh Eddawa (Società della Propaganda) sono una setta di islamici “itineranti”. Nascono negli anni ’20 in Pakistan dall’idea di Muhammad Ilyas Kandhalawi. A differenza dei Fratelli Musulmani, che affrontano una battaglia politica per l’affermazione dell’islam, i Tabligh si contraddistinguono per la loro attenzione alla spiritualità. I membri si sottomettono a sei principi fondamentali: la preghiera, il ricordo continuo di Dio, lo studio, la generosità, la predicazione e la missione. “Insegniamo ai ragazzi come essere dei buoni musulmani, li avviciniamo all’unico vero islam”, racconta a Il Giornale Saydawi Abdel Hamid, imam Tabligh a Roma. L’unico modo per essere felici è vivere di duro lavoro e interiorizzare il fine ultimo dell’islam: il Jihad [non è altro che taqiya = dissimulazione]. “Noi parliamo solo del Jihad interiore - precisa però Hamid - quello contro le tentazioni”. Eppure, un articolo della rivista italiana di intelligence “Gnosis” non esita a definirli “una setta che pratica il lavaggio del cervello”, un primo gradino verso il radicalismo islamico. [Fonte]

15 commenti:

irina ha detto...

Linguaggio del corpo.

Luigi Rmv ha detto...

Purtroppo non trovano nessuno che, in Europa, avvicini alla vera religione cattolica, bensì alleati che li aiutano a demolirla.
E nemmeno nessuno che sia capace di imporre la vera laicità, soprattutto in Italia.
calabraghe che consentono la sopraffazione del'islam perché temono la sua violenza e il gioco è fatto.

Della serie " io come Dio " : ha detto...

Martedì 21 Marzo
"Cambia il concetto di genitorialità - bisogna farsene una ragione". Lo ha detto questa mattina all'Università di Trento il professor Carlo Flamigni, massimo esperto di bioetica e fecondazione assistita. Tra breve - ha detto - sarà realtà l'utero artificiale.
http://muniatintrantes.blogspot.it/2017/03/lutero-artificiale.html

Anonimo ha detto...

Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario (G. Orwell)

Anonimo ha detto...

La tragedia più grande dopo la Seconda Guerra Mondiale non è la persecuzione planetaria dei cristiani, non è la loro scomparsa pressoché totale dal Medio Oriente.
No, per Papa Bergoglio la tragedia più grande è quella dei migranti.

mic ha detto...

Ho appena sentito il solito minimizzatore, su Italia in diretta, dire che bisognava vedere quali casi di eventuale licenziamento o divorzio avessero fatto scattare l'insanità del gesto dell'attentatore di Londra. E altri ancora, svicolare quando si parla di islam e di terrorismo religioso o di sharia. Del resto l'attentatore di Londra è inglese, ma si chiama Khalid (e neppure una parola sul fatto che fosse un imam), mentre quello di Anversa è francese, ma si chiama Mohamed...
Che dire? Le uniche considerazioni sensate le faceva Micalessin, ma l'hanno stoppato quasi subito...

Anonimo ha detto...

Brutti populisti, omofobi, razzisti e xenofobi! Finitela di lamentarvi se un asiatico depresso per colpa vostra vi ammazza per strada mentre passeggiate tranquilli. E vergognatevi anche un pochino, insomma! L'islam è religione di pace! Volete mettere le crociate? E l'Inquisizione? E i preti pedofili? Brutti omofobi, razzisti, xenofobi! E soprattutto POPULISTI.....

Anonimo ha detto...

Ora è tutto chiaro. Riprendere Mosul sloggiare l'Isis da Raqqa, eliminare Abu Bakr Al Baghdadi servirà a poco perché il Califfato è già dentro di noi, dentro l'Europa, dentro le nostre città. La nostra debolezza e la nostra indecisione gli hanno consentito di ritagliarsi lo stesso spazio che un tempo occupava in Afghanistan e Medio Oriente. E ricordare che le stragi del luglio 2005 non piegarono né sconfissero Londra non deve consolarci. La genesi, la natura e la dinamica dell'assalto messo a segno ieri dimostra che in Gran Bretagna, come già in Francia e in Germania, e a Bruxelles giusto un anno fa, lo Stato Islamico, Al Qaida e le altre organizzazioni dell'Islam terrorista non hanno più bisogno di tenere in vita costose e complesse strutture operative. Per colpire i luoghi simbolo delle nostre istituzioni, per seminare morte nel cuore delle nostre capitali è ormai sufficiente la folle determinazione dei lupi solitari, di quegli zombie dello jihadismo reperibili a costo zero tra gli emarginati e i piccoli delinquenti di qualsiasi comunità islamica. È successo a Nizza e Orly, è accaduto a Berlino ed è puntualmente avvenuto di nuovo sul ponte del Tamigi. E di questo passo veder lo stesso orrore ripetersi anche nel nostro Paese sarà solo questione di tempo.
Per capire quel che è successo e comprendere le nostre responsabilità basta guardare quanto avviene in Europa. I Paesi europei dove gli zombie del terrore mettono a segno i colpi più devastanti sono, per ora, quelli dove la comunità musulmana, e la parte più estrema di essa, ha una presenza significativa e ben radicata non solo in termini di fedeli, ma anche di luoghi di culto e di quartieri trasformati in esplosive enclave dell'islamismo. E dove tanti giovani musulmani di seconda e terza generazione transitano inesorabilmente dall'emarginazione alla delinquenza, dalle carceri all'estremismo. Fino a qualche anno fa per trasformare questi piccoli delinquenti radicalizzati in veri e propri terroristi serviva il catalizzatore di un'organizzazione armata capace di reclutarli nelle moschee, trasferirli per qualche mese nei campi in Afghanistan e poi riparcheggiarli a Londra Parigi o Milano. Fino al momento di colpire gli apprendisti terroristi restavano però dei fuggitivi, consapevoli d'appartenere a una minoranza braccata che l'Occidente poteva facilmente individuare e schiacciare.

Anonimo ha detto...

... segue

La debolezza al limite della connivenza dimostrata dall'Europa e dall'America di Obama davanti all'emergere e all'allargarsi del Califfato ha cambiato questi parametri. Dal 2013 in poi 5mila jihadisti hanno scoperto di potersi muovere tra l'Europa e le prime linee siriane senza che nessuno si premurasse di fermarli alle frontiere, senza che nessuno li interrogasse al rientro in patria. E a consacrare l'idea di un'Europa prona e impotente, priva ormai di regole e confini, s'è aggiunta la lezione di Angela Merkel. Trasformando il mantra dell'accoglienza nel passaporto garantito a chiunque bussasse alle porte del Vecchio Continente ha suggellato l'idea di un Europa senza più né frontiere né Sovranità nazionali. Un'Europa in cui chiunque è libero di transitare liberamente da Parigi, Londra e Berlino ai territori di quel Califfato che a parole sosteniamo di combattere.

Tutto questo ha regalato ai sostenitori del fanatismo la convinzione di essersi trasformati da minoranza isolata e braccata ad avanguardia onnipotente e invincibile. E la loro sostanziale impunità ha spinto tanti altri islamisti europei ad assumerli come esempio di eroi spietati e implacabili di cui emulare le gesta. In breve il terrore islamista s'è convinto di non aver più bisogno né dei campi afghani né dell'aleatorio Califfato creato a loro uso e consumo dallo Stato Islamico di Abu Bakr Al Baghdadi. Grazie all'impunità garantita a chi trasforma le moschee in centrali dell'odio, grazie alla tolleranza nei confronti dei quartieri europei dove la sharia s'impone su quella dello stato, grazie al permissivo buonista con cui chiudiamo gli occhi su moglie e figlie condannate alla prigionia dei niqab abbiamo dati vita ai piccoli Califfati europei. E così ora i nostri assassini sono in mezzo a noi.
(Gian Micalessin)
http://www.ilgiornale.it/news/politica/anno-bruxelles-lorrore-califfato-nel-cuore-delleuropa-1378069.html

questo è il punto ha detto...

"Grazie all'impunità garantita a chi trasforma le moschee in centrali dell'odio, grazie alla tolleranza nei confronti dei quartieri europei dove la sharia s'impone su quella dello stato, grazie al permissivo buonista con cui chiudiamo gli occhi su moglie e figlie condannate alla prigionia dei niqab abbiamo dati vita ai piccoli Califfati europei. E così ora i nostri assassini sono in mezzo a noi."

irina ha detto...

Se non si lascia la porta aperta, non entrano neanche le mosche.

N.B.Solo dopo anni di studio, post-universitario, sono arrivata a questa formula di ingegneria sociale.

Anonimo ha detto...

.....
il problema più grave è la difficoltà o la mancanza di volontà per gli islamici di integrarsi nei paesi che li accolgono. E per questo motivo appelli che fanno leva su presunte ingiustizie subite possono facilmente accendere le comunità islamiche, dove una voglia di rivalsa contro l'Occidente - alimentata anche dai numerosi imam radicali - già cova sotto la cenere. E spinge anche iniziative politiche: in Francia già l'anno scorso si è presentato alle amministrative un partito islamico; e un partito islamico si presenterà per la prima volta nel 2018 in Austria; in Italia è invece di questi giorni la notizia dei primi passi di un soggetto politico islamico. E sono solo alcuni esempi.
Non ci si illuda sul fatto che gli islamici sono ancora una piccola minoranza: sono una minoranza ma ben determinata che ha davanti a sé il vuoto assoluto di proposta; paesi e governi senza volto e senza identità, intenti soltanto a distruggere la famiglia e la vita e a salvare cinghiali e lupi. E non parliamo del tappeto rosso che una parte importante della Chiesa stende davanti a chi deve ancora dimostrare le intenzioni pacifiche. Stanti così le cose, la "guerra santa" non avranno neanche bisogno di combatterla [

Japhet ha detto...

...sarebbe terribilmente ingenuo – per quanto sull’attentato di Londra moltissimo debba ancora essere chiarito – non cogliere il legame che troppo spesso intercorre fra certi ambienti e quei processi di radicalizzazione che possono, nel giro di non molto tempo, portare all’esecuzione di assalti ed attentati, se non di vere e proprie stragi.

Dico questo, sia chiaro, non per soffiare populisticamente sul fuoco, ma perché più rimandiamo l’appuntamento con la realtà e più, inevitabilmente, il conto all’apertura degli occhi sarà salato e insanguinato. Preciso anche, per concludere, che il terrorismo islamico e più in generale l’odio contro l’Occidente che questo esprime è in primo luogo conseguenza non di una società non che non ama, ma che non si ama; che non apprezza la propria storia, che quasi si vergogna delle proprie radici, che non prega. La nostra vulnerabilità è infatti, in definitiva, riflesso di una fragilità spirituale prima che identitaria. E quando lo capiremo, sarà senza dubbio un gran giorno.
(Giuliano Guzzo)

Anonimo ha detto...

“In caso di soccorso, mentre la Marina Italiana affonda i barconi e individua gli scafisti per perseguirli, le ONG non lo fanno e scelgono di sbarcare le persone raccolte, anziché nel porto più sicuro a minore distanza come é prescritto, sempre nei lontani porti della Sicilia”.
Inoltre “La maggioranza degli interventi “privati” di salvataggio avviene entro 22 miglia dalla costa libica, una fascia in cui sarebbe previsto l´accompagnamento coatto ai porti di partenza”.
A muovere i sospetti della Magistratura sono stati proprio i dati emersi quando in una audizione al Parlamento Italiano, il Procuratore di Catania ha espresso preoccupazioni sull´attività delle imbarcazioni delle ONG che transitano costantemente tra le coste libiche e la Sicilia – quasi tutte battenti bandiera di paradisi fiscali – il cui numero é in costante crescita (da 3 nel 2015 a 14 nel 2016).

Anonimo ha detto...

http://voxnews.info/2017/03/23/tentata-strage-islamica-a-foggia-siamo-terrorizzati-video/

Una notizia quasi passata inosservata. L’articolo di ieri:
Terrore a Foggia, un immigrato africano ha tentato di travolgere con l’auto due agenti della polizia municipale che gli avevano intimato l’alt, schiantandosi contro la loro auto e un camion in retromarcia.
L’immigrato islamico è poi uscito dall’auto armato di coltello e ha aggredito gli agenti, ferendo uno dei due prima di essere bloccato.
E’ accaduto ieri in serata ma la notizia ha ricevuto poca attenzione. Troppa poca attenzione. Ma ovviamente ne comprendete i motivi.