domenica 1 agosto 2021

Don Barthe: i vescovi italiani e alcuni cardinali dietro “Traditionis custodes”

Precedenti interessanti di don Claude Barthe [qui - qui - qui]. Il testo che segue è ripreso da un'intervista di Rorate caeli. Qui l'indice degli interventi su Traditionis Custodes.

Don Claude Barthe è un veterano delle “guerre liturgiche” pre-Summorum, ora riaccese da Francesco con il suo editto Traditionis custodes. Vivendo a Parigi, don Barthe è stato anche il cappellano principale per i pellegrinaggi del Summorum pontificum che hanno portato migliaia di cattolici tradizionali a pregare e partecipare alla Santa Messa in rito romano tradizionale nella basilica di San Pietro negli ultimi dieci anni qui.
Don Barthe sa, quindi, chi sono tutti i coinvolti nella decisione che ha portato all’editto papale contro la Messa tradizionale. E adesso rivela (avvalorato da più fonti) che i vescovi italiani, e un paio di cardinali italiani in Curia, furono all’origine e la forza motrice dietro questo documento [qui].
Preghiamo.
* * *
Intervista a don Claude Barthe
“Traditionis custodes: una nuova guerra liturgica”

Padre, da tempo circolano voci su questo motu proprio, che praticamente annulla il motu proprio di Benedetto XVI del 7 luglio 2007. Si aspettava che uscisse così presto, il 16 luglio?

Nessuno di noi era abbastanza sicuro. C’erano state varie voci. A Roma si parlava di una pubblicazione in agosto, mentre altri avvertivano di una pubblicazione imminente. Quest’ultima versione si è rivelata vera. La Segreteria di Stato, che ha guidato tutto questo, è stata estremamente discreta, bisogna ammetterlo.

Gli eventi recenti sembravano puntare alla possibilità di una pacificazione, come le parole del cardinale Gambetti, arciprete della basilica di San Pietro, che ha fatto appello al Summorum pontificum in una recente intervista a Vatican News. Queste speranze erano infondate?

Non so cosa abbia fatto o detto al papa il cardinale Gambetti, ma è certo che sono state fatte richieste di posticipare questo documento per non iniziare una nuova guerra liturgica nella Chiesa. In particolare, alcuni dicono che il cardinale Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, lo abbia trattenuto finché ha potuto, come hanno fatto altri. Alla fine, la decisione è stata presa dal papa e da coloro che hanno fatto pressioni su di lui per prenderla, in particolare il segretario di Stato, il cardinale Parolin, il sostituto, il cardinale Peña Parra, il cardinale Versaldi, e altri che erano coinvolti, cioè chi ha partecipato a questi incontri interdicasteriali (incontri tra i prefetti delle congregazioni interessate: Culto divino, Clero, Vescovi e Segreteria di Stato) e che da tempo lavorano a questo documento.

Come hanno vinto i sostenitori del motu proprio di Francesco?

Bastava convincere il papa! Ha il potere di andare contro chiunque… In questo caso, la maggiore lobby della Conferenza episcopale italiana si è rivolta contro il Summorum pontificum, soprattutto perché in Italia, più tardi che in Francia, i giovani sacerdoti cominciavano a celebrare la Messa tradizionale e ad adottare idee più tradizionali. Hanno notato una “tradizionalizzazione” dei seminari, che li ha molto preoccupati. In Curia erano molto preoccupate persone come il cardinale Parolin, il cardinale Stella della Congregazione per il clero, eccetera.

Quali sono i loro argomenti per mettere in discussione il documento di Benedetto XVI?

Sono chiaramente indicati nella lettera di accompagnamento. Si trovano anche sul blog di Andrea Grillo, professore laico di liturgia a Sant’Anselmo, estremamente ostile al Summorum pontificum. La sua idea, ripresa dal papa e dagli artefici del recente motu proprio, è che la Messa tradizionale rappresenti uno stato di dottrina anteriore al Vaticano II mentre la nuova Messa rappresenta la dottrina del Vaticano II – cosa che già tutti sapevamo. Pertanto, non era più necessario che la Messa tradizionale fosse un diritto, ma solo qualcosa di tollerato, e anche allora una tolleranza concessa solo a fedeli e sacerdoti per aiutarli a passare gradualmente alla nuova Messa.

Quindi il motivo principale è dottrinale?

Sì, ed è molto importante dirlo ed esserne consapevoli perché, paradossalmente, tutto questo è molto provvidenziale. Ovviamente è molto doloroso: ostacolerà la diffusione della Messa tradizionale e darà inizio a nuove persecuzioni. Ma, d’altra parte, mette il dito nella piaga, cioè lo statuto dottrinale del Vaticano II, che non è mai stato definito.

In che modo questo motu proprio incide sulle comunità Ecclesia Dei, se possiamo ancora chiamarle così?

Le influenzerà. Sono nel mirino, questo è certo. Il documento lo dice chiaramente, la lettera del papa lo indica in modo cinico. Si tratta di distruggere la celebrazione tradizionale della Messa assicurando che non ci siano più sacerdoti per celebrarla. Queste comunità sono particolarmente prese di mira perché sono “fabbriche” di tali sacerdoti, come lo è la Fraternità San Pio X, che all’inizio era sola. D’ora in poi, questi istituti non sono più sotto la giurisdizione dell’Ecclesia Dei, che non esiste più, né sotto la Congregazione della fede, che è relativamente protettiva, ma sotto la giurisdizione della Congregazione per i religiosi. Sono stati ridotti dal loro status di diritto pontificio. La Congregazione per i religiosi, presieduta dal cardinale Braz de Aviz, è molto allineata con Francesco e si metterà al lavoro per mettere le cose in ordine. Ad esempio, faranno visite canoniche ai seminari per verificare che l’insegnamento ivi impartito sia conforme al Vaticano II, e per assicurarsi che lì studino e celebrino la nuova liturgia. Insomma: l’obiettivo sarà quello di scoraggiare le vocazioni. Quando obiettiamo: “Ma voi così farete inaridire le vocazioni di questi istituti”, loro rispondono: “Ma non abbiamo bisogno di queste persone, sono inutili.” (Questa è stata la risposta concreta di una certa persona della quale non faccio il nome!).

Quindi per loro il bene delle anime ha poca importanza?

In effetti, sì. Per loro il bene delle anime è il Vaticano II. Preferiscono non avere preti che avere quelli che pensano siano cattivi preti. È spaventoso, persino diabolico. Va detto: questo pontificato attacca ogni luogo dove c’è rinnovamento sacerdotale. I francescani dell’Immacolata ne sono stati un esempio, ma ce ne sono molti altri. 

Infatti, il motu proprio di Benedetto XVI non è mai stato applicato integralmente, ma ha permesso l’applicazione del motu proprio di Giovanni Paolo II del 1988. Con Francesco torniamo ora alla situazione degli anni Settanta, il periodo subito dopo il Concilio?

Abbiamo dimenticato quanto fossero terribili quei tempi. È diverso nel senso che sono passati cinquant’anni e i persecutori sono molto meno forti di quanto non fossero a quel tempo. La Chiesa conciliare è molto malata, in alcuni luoghi sta morendo, come in molte diocesi francesi. Non ha più truppe, soprattutto non ha più preti.

Per esempio, stiamo tornando all’atroce situazione degli anni Settanta, quando le richieste di una messa funebre tradizionale venivano sistematicamente negate?

In teoria sì. L’ultimo motu proprio non parla di questo, ma parla di cose che sono permesse, e questa non è una di quelle. Tra pochi giorni celebrerò un funerale tradizionale in Provenza. Teoricamente potrei ricevere una proibizione. Per un matrimonio programmato per settembre, è la stessa cosa.

Anche se si chiede il permesso?

Chiediamo il permesso per le Messe di gruppo. In generale, è meglio non chiedere chiarimenti, e solo farlo…

Che ne sarà dell’autorizzazione concessa dallo stesso Francesco ai sacerdoti della Fraternità San Pio X a celebrare matrimoni e funerali nelle parrocchie? Non c’è una contraddizione lì?

Questo non è cambiato! Sì, c’è una contraddizione lì… Ma avranno ancora il diritto di celebrare pubblicamente in parrocchia? Ripeto: meglio non scavare troppo a fondo per il momento. Ciascuno dovrebbe interpretare personalmente o lasciare che sia il vescovo a interpretare, piuttosto che entrare nei dettagli.

Quali pensa saranno le reazioni dei vescovi? Penso all’arcivescovo di Ferrara, per nulla conservatore, che ha eretto una parrocchia personale per la forma straordinaria quindici giorni prima che il papa annunciasse il suo documento.

Il caso di Ferrara è per molti versi molto interessante. Mostra l’indipendenza di questo vescovo “di sinistra” da papa Francesco. In Italia, e in Curia, la gente prende le distanze dal pontefice. Sentono che è alla fine della sua carriera e stanno pensando al futuro. Trovano l’attuale governo caotico e vogliono qualcosa di più serio e di più vero liberalismo. Quanto al vescovo di Ferrara, è chiaro: a conoscenza del documento e sapendo che non si sarebbero più potute erigere parrocchie personali, ne ha eretta una subito prima: è fantastico!

Come immagina che reagiranno i vescovi francesi?

Le loro reazioni varieranno. Alcuni useranno il testo del papa per reprimere il più possibile. Altri saranno semplicemente realisti, non vorranno accendere fuochi nelle proprie case. Penso al vescovo di Versailles, che ha appena pubblicato un comunicato un po’ difficile da interpretare ma che sembra dire che per il momento non succederà nulla. Ci sono altri che sono favorevoli, senza dubbio, a questa vita tradizionale nelle loro diocesi, anche se non ne condividono le idee. Giocheranno per guadagnare tempo… Se volessero resistere, potrebbero farlo, anche canonicamente: il canone 87 comma 1 del diritto canonico dice che “Il vescovo diocesano, quando giudichi di contribuire al loro bene spirituale, può dispensare i fedeli dalla disciplina universale e in particolare da leggi emanate per il suo territorio o per i suoi sudditi dalla suprema autorità della Chiesa”. Questo apre molte possibilità. Il vescovo deve voler agire. Tutto ciò, contrariamente a quanto ci viene detto sulla sinodalità, funziona davvero a senso unico, a favore dei vescovi che la pensano come il papa. Ma quando non è così… Mi vengono in mente le parole dell’arcivescovo Roche, nuovo prefetto della Congregazione per il culto divino, che di recente ha detto espressamente, con una risata: “Stiamo per distruggere il Summorum pontificum. Il potere liturgico il potere sarà dato ai vescovi”.

San Pio V precisa che questa Messa non può essere abrogata, Paolo VI la vieta, Benedetto XVI la ristabilisce, Francesco cerca ancora di farla scomparire: come prendere sul serio le decisioni della Chiesa in queste condizioni?

Ha ragione. Dobbiamo rivedere il testo della Quo Primum e ciò che dice esattamente San Pio V: sta dicendo che nessuno può impedire a un sacerdote di celebrare questa Messa, ovunque si trovi nella Chiesa, per obbligarlo a dirla in uno dei riti particolari (Lione, eccetera).

Non ci siamo arrivati, in un certo modo?

In un certo senso, infatti, ci siamo. La Messa di san Pio V, quando fu abrogata da Paolo VI (perché fu abrogata, va detto, come giustamente fece notare Jean Madiran), era identica, quasi nei dettagli, a quella che era nell’XI secolo. Benedetto XVI, nel Summorum pontificum, ha affermato che non era mai stata abrogato. Poi Francesco la abroga di nuovo… Non sembra molto serio.

Torniamo al fatto che sono consentiti tutti gli esperimenti, comprese le benedizioni delle coppie omosessuali (proibite dalla Chiesa), tranne “l’esperimento della Tradizione”, secondo l’espressione dell’arcivescovo Lefebvre…

Tutto è permesso, qualsiasi eresia può essere professata da uomini di Chiesa, che ancora riescono a conservare la loro “carta d’identità” cattolica, tranne che per coloro che celebrano o assistono alla Messa tradizionale. Accusati dal papa in persona di aver lacerato l’unità della Chiesa.

Quindi, la linea di fondo è che questo odio per la Messa tradizionale ha una base dottrinale?

Assolutamente sì. È l’odio verso l’ecclesiologia tridentina, verso tutto ciò che questa Messa rappresenta dal punto di vista della dottrina eucaristica come della dottrina della Chiesa.

Padre, come cappellano del pellegrinaggio Summorum pontificum, spesso citato nelle nostre pagine, lei è ben posizionato per risponderci. Questo pellegrinaggio ha un futuro luminoso davanti a sé?

Chissà? Aspettiamo e vediamo!

Pubblicazione originale in francese di Présent

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Vedere mia madre novantunenne e disabile ascoltare la Messa Tridentina è una gioia indescrivibile. Sentirla ripetere in latino i canti e rispondere puntuale , sempre in latino, durante tutta la messa è per motivo di forza e speranza. Quella forza e speranza che proviene dalla tradizione.
"Mamma perché ti piace questa messa?"
"Perché è la mia Messa, grazie figlio mio per avermi permesso tutto questo. Internet non sempre è male, tutto sommato. Ma promettimi di farmela ascoltare dal vivo, almeno una volta."
"Lo farò, mamma!"

Oggi 1 agosto 2021, decima Domenica di Pentecoste

Anonimo ha detto...

"Chi cerca di trovare nelle pieghe del testo un qualche escamotage per aggirarlo sappia che la bozza fatta pervenire alla Congregazione per la Dottrina della Fede per la revisione era estremamente più drastica del testo finale: una conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, che non sono state necessarie particolari pressioni da parte dei nemici storici della Liturgia tridentina – ad iniziare dagli eruditi del Sant’Anselmo – per convincere Sua Santità a cimentarsi in ciò che gli riesce meglio: demolire". (Mons. Viganò)

Anonimo ha detto...


La Messa Ordo Vetus fu abrogata da Paolo VI, sembra dire P. Barthe. Ma è vero?

SEcondo me, no. Ma con quale documento? Non mi sembra ci sia mai stata una sua abrogazione
esplicita. La sua abrogazione fu implicita nel senso che fu lasciata alla
consuetudine: l'obbligo della Nuova Messa avrebbe fatto sparire la
Messa antica per ovvia desuetudine. In questo modo, fu "abrogata".
Fu cancellata. Ancora oggi, molti cattolici ignorano che sia mai
esistita.
Non si trattò quindi di vera abrogazione, l'affermazione di Benedetto XVI
nel SP è esatta: quella Messa non fu mai abrogata dal Papa.
Ma una abrogazione implicita ha successo se il comportamento effettivo
dei soggetti interessati le corrisponde. Pertanto, tale abrogazione
implicita o scomparsa per desuetudine, è stata impedita proprio dalla
ribellione (felix culpa) di mons. Lefebvre e mons. de Castro Mayer, che hanno continuito
a celebrarla pubblicamente come unica vera Messa cattolica, l'antichissima Messa, teologicamente ineccepibile.
Anche un piccolo numero basta ad interrompere la prescrizione, non è
una questione di quantità. L'importante è che la sua azione sia continua e consapevole, pubblica, dichiarata.
Anche oggi, il numero di quelli che va alla Messa tradizionale è sempre piuttosto
piccolo. Ma tale Messa sembra attrarre i giovani nei seminari, i pochi giovani
che sentono di avere la vocazione. Di nuovo, non è questione di numeri ma di
qualità. I neomodernisti al potere nella Chiesa sono dei dottrinari fanatici,
dottrinari del Vaticano II, il "conciliabolo" che ha massacrato la Chiesa.
Non possono accettare che i pochi preti che escono dagli sfittici seminari
siano attratti dalla Messa OV (inevitabile che sia così, se hanno la vera vocazione).
Ciò significa la sconfitta del VAticano II
e in prospettiva il suo crollo.
L'adozione da parte di Bergoglio della prospettiva ereticale o eretica del teologo
laico Grillo (incompatibilità della dottrina del VAt II con quella dei XX secoli precedenti via incompatibilità delle rispettive liturgie -si osa finalmente far capire), obbliga a far finalmente chiarezza, fa finalmente capire (e speriamo
stavolta siano in tanti) che la questione di fondo è dottrinale, coinvolge il
Concilio, e non può esser risolta se non si affronta il nodo dottrinale rappresentato
dal Concilio. Fa piacere vedere che l'Abbé Barthe è apertamente schierato in
questo senso, se abbiamo ben interpretato il suo intervento.
PP

Anonimo ha detto...

MALA TEMPORA CURRUNT - TEMPORA BONA VENIANT
I tempi sono quelli che sono. Durante una tempesta non si può ragionare e comportarsi come durante la bonaccia. Ogni buon marinaio lo sa. E il modernismo più che una tempesta ha scatenato un uragano. Abbiamo diverse "tare" che appesantiscono quel piccolo bastimento che è la mente e la coscienza di ciascuno. E anche diverse aporie. Da un lato difendiamo a spada tratta l'assolutismo papale e dall'altro lato vi resistiamo nel momento in cui tale assolutismo tocca il rito antico. Proprio la resistenza a certe pretese papali però dimostra che l'assolutismo che riconosciamo in teoria al papa non funziona, non può funzionare. A Roma è uso dire: "un papa bolla e un altro sbolla". Ecco questo altalenarsi di disposizioni che si contraddicono a vicenda dimostra che un potere assoluto il papa non può averlo. Recentemente abbiamo udito una voce provenire dalla cattedra lateranense: "Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge" (Benedetto XVI, omelia alla presa di possesso canonico della cattedrale di Roma, 7/5/2005). Anche un dotto canonista come il card. Burke nei giorni scorsi ha affermato che il potere del papa "Non è un “potere assoluto” che includerebbe il potere di cambiare la dottrina o di sradicare una disciplina liturgica che è viva nella Chiesa dai tempi di Papa Gregorio Magno e anche prima", ed ha spiegato che quello papale
"è il potere necessario per difendere e promuovere la dottrina e la disciplina della Chiesa". Allora dobbiamo necessariamente entrare in un'ottica diversa da quella alla quale eravamo abituati. La realtà ci pone davanti alla necessità di riconsiderare ciò che, erroneamente credevano quasi come dogma di fede. Pio IX ad esempio ebbe a dire che nel dogma dell'infallibilità papale "non c’è assolutamente nulla che sia nuovo o che cambi qualcosa nelle vecchie relazioni", eppure sia un sito tradizionalista, come il benemerito Radio Spada e sia uno sgangheratamente modernista come il giornale sedicente "cattolico" Avvenire, sono accomunati nell'esaltazione del dogma proclamato al Vaticano I definito "una rivoluzione" oppure "il giorno più importante della storia". Pio IX stesso però nella Lettera apostolica Mirabilis illa constantia, del 4 marzo 1875, dice per l'appunto che con il nuovo dogma non è cambiato proprio nulla! Il giorno più importante della storia
se non è successo nulla? Un giorno rivoluzionario se è stato ribadito ciò che si credeva fino al giorno prima? Effettivamente però papa Mastai Ferretti si sbagliava (strano ma vero!): il dogma non cambiava nulla in quanto al diritto ed alla dottrina, cambiava però tutto, ma proprio tutto in quanto alla percezione ed alla prassi. Proprio da quel dogma cioè è cresciuta l'opinione che il potere papale fosse assoluto, sconfinato, e anche solo a livello di inconscio si è finiti per estendere l'infallibilità a tutto, anche agli starnuti apostolici. Questa tara della ipertrofia dei poteri papali però dobbiamo levarcela. Se ce la leveremo già noi, col tempo finirà che se la leveranno pure i papi. Tutto sta nell'"avviare processi". In questo il pontificato istrionico del Santissimo Signor nostro infelicemente regnante ci dà un esempio ed una spinta.
Bisogna avviare un processo in ognuno di noi per toglierci dalla mente quella sorta di habitus erroneo che, come una sorta di coltre funebre, riveste il nostro ragionar cattolico. E' in preparazione, ed a breve verrà pubblicata, una piccola dichiarazione che ribadisce ciò che la Chiesa ha sempre creduto, e solleva tale pesantissima coltre che ci ottenebra.
Da Lo spigolatore romano

Anonimo ha detto...


A tous ceux qui comprennent le français, je recommande vivement la vidéo réalisée par l'abbé Patrick de La Rocque, de la FSSPX, où sont expliqués, textes à l'appui, les différences essentielles entre la Sainte Messe catholique et la néo-liturgie imposée par Paul VI en 1969. Voir ici :

https://www.youtube.com/watch?v=BR_rjAIgebE&t=18s

Maurizio ha detto...

Tema interessantissimo e fondamentale, quello affrontato da "Lo spigolatore romano".
Degno di ripresa e di approfondimenti successivi.

Anonimo ha detto...

“L’approccio di Papa Francesco è quello di limitare la Messa tradizionale in latino nella speranza che un giorno svanisca. Tuttavia, non credo che svanirà. Il problema non è stato risolto, ma le tensioni sono aumentate.”
(Mons. Paprocki)

Epiphanio ha detto...

Mi sembra ottimo l'intervento de Lo spigolatore romano. Mi auguro che abbia uno sviluppo. Ho notato che già si accennava a questo in alcuni siti cattolici, ma alcuni davano la colpa a Pio IX. Forse questo modo concepire il potere assoluto del Papa portò a molti padri conciliari ad accettare la volontà di Paolo VI.

Anonimo ha detto...


L'approccio di papa Francesco alla Messa Ordo Vetus è simile a quello attuato a suo tempo da Paolo VI, solo più brusco nella forma. Gli andrà buca, come è andata buca a Paolo VI e ai suoi accoliti.

Anonimo ha detto...

MARTIROLOGIO ROMANO SECONDO IL CALENDARIO DEL VETUS ORDO

CONOSCIAMO IL SANTO DEL GIORNO: S. ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI

Oggi 02 agosto 2021 si festeggia Sant'Alfonso Maria de' Liguóri, Fondatore della Congregazione detta del santissimo Redentore, Vescovo di sant'Agata de' Goti, Confessore e Dottore della Chiesa, il quale si riposò nel Signore nel giorno precedente.
Nacque il 27 settembre del 1696 a Napoli dalla nobile famiglia De' Liguori. Ricevette dai suoi buoni genitori un'educazione santa ed energica, a cui il piccolo Alfonso non mancò di corrispondere, conservando per tutta la vita una predilezione speciale ed un vivo sentimento di riconoscenza verso sua madre.
Con uno studio accurato ed indefesso ottenne la laurea di avvocato a soli sedici anni. Dopo avere esercitato con brillante successo la sua professione per parecchi anni, per un errore commesso involontariamente nel trattare mia causa in tribunale rimase talmente scosso, che decise di abbandonare il mondo per seguire la voce di Dio che lo chiamava al sacerdozio. Tale cambiamento non era facile; numerose difficoltà gli si paravano innanzi: era nobile, di ottime qualità, abile nella professione, amava con grande affetto la sua famiglia ed era da essa riamato; ma egli rimase immobile nel suo proposito.
Divenuto sacerdote, si esercitò nella predicazione popolare e nell'insegnamento del catechismo. A tutti rivolgeva la sua parola semplice, caritatevole, senza ricercatezza, e per predicare il Vangelo ai poveri, fondò la congregazione religiosa dei Redentoristi.
Fu autore di molteplici opere letterarie, teologiche e di celebri melodie natalizie, tra cui la famosissima "Tu scendi dalle stelle", derivato come versione in italiano dall'originale "Quanno nascette Ninno"
Nel 1762, a 66 anni, fu eletto vescovo di S. Agata dei Goti. Esercitò l'episcopato con grande zelo, facendo di tutto per estirpare il male e salvare le anime. Dopo tredici anni, colpito da gravi malattie, domandò ed ottenne di essere esonerato dall'episcopato e ritornare nel suo istituto. Ebbe a sopportare terribili prove anche nella vecchiaia. Morì il 1 agosto del 1787 alla veneranda età di 91 anni.
Illustre per virtù e miracoli, il Sommo Pontefice Gregorio XVI lo annoverò nel catalogo dei Santi; e Pio IX lo dichiarò Dottore della Chiesa universale. Fra le continue occupazioni della sua vita sacerdotale ed episcopale, trovò modo di scrivere numerosissime ed importanti opere, fra le quali è celebre la Teologia Morale in diversi volumi. Altre opere meno importanti sono: Verità della fede, Vittoria dei Martiri, Trionfi della Chiesa. In quasi tutti gli scritti si prefisse lo scopo di difendere l'infallibilità pontificia e la Verginità di Maria, onde ebbe il merito d'aver preparato la definizione e la propagazione di questi due dogmi, che avvenne circa un secolo dopo per opera di Pio IX. Molto popolari e utili alle anime sono: Il gran mezzo della preghiera, Le visite al SS. Sacramento, Le glorie di Maria, L'apparecchio alla morte, La via della salute.

Per i romani e limitrofi devoti del Volto Santo di Gesu' (conviene telefonare prima) ha detto...

Incontri di preghiera
Nella Chiesa di S. Stefano Protomartire si tiene la celebrazione liturgica in onore del Santo Volto di Gesù, ogni 1° martedì del mese, alle ore 16.20.

Dopo la recita del S.Rosario, si celebra la S. Messa seguita da una breve adorazione eucaristica.

Via S.Stefano del Cacco 26
ROMA – 00142
https://www.voltosantodigesu.it/

Anonimo ha detto...

CATTOLICESIMO E PAPOLICESIMO
Il recente motu proprio papale non solo ha risvegliato e riacceso una "guerra liuturgica" che effettivamente Benedetto XVI aveva un po spento, ma ha pure innescato una riflessione critica sul papato e i suoi poteri. In merito regna la confusione più totale. Siti ipertradizionalisti o ipermodernisti che difendono tesi opposte su tutto, si uniscono e fanno a gara nell'esaltare i poteri papali. Il cattolicesimo per tanti aspetti e nella mente dei più è oramai solo papolicesimo. Parlavamo di confusione, e ne citiamo un esempio. Un dotto teologo domenicano, il padre Cavalcoli, afferma che il potere che hanno i papi "consente loro a loro discrezione la facoltà anche di abolire tradizioni precedenti anche antiche". Proprio recentemente un dotto canonista e pure cardinale quale Burke invece diceva l'esatto contrario e cioè che quello del papa "Non è un “potere assoluto” che includerebbe il potere di cambiare la dottrina o di sradicare una disciplina liturgica che è viva nella Chiesa dai tempi di Papa Gregorio Magno e anche prima" Sulla medesima posizione del cardinale americano era lo stesso Benedetto XVI che negò esser quello del papa un potere assoluto come invece lo presenta il padre Cavalcoli. Anche Pio IX nel 1875 negò essere il potere papale un potere assoluto! Nonostante le cose siano ben chiare ancora oggi ci sono teologi di spessore e laici di valore, che difendono posizioni che sembrano cattolicissime... ma che non sono cattoliche. Abbiamo ragione quando diciamo che su questo tema bisogna fare urgentemente un profondo chiarimento ed arrivare a definire solennemente che un papa non ha poteri assoluti. Si o no?
Lo spigolatore romano

Anonimo ha detto...


Il papa ha o non ha un potere assoluto?

Per cercare di chiarire la questione bisognerebbe per prima cosa definire che cosa si intende con "potere assoluto".
Storicamente, il periodo dell'Assolutismo (tra Seicento e Settecento) è quel periodo nel quale certe monarchie europee, in primis quella francese, accentuano la loro struttura centralizzata, dal punto di vista amministrativo, sotto la guida di un monarca che si considerava "assoluto", quanto ai suoi poteri. I tre poteri tradizionali erano riassunti nella sua persona, di monarca di diritto divino, anche se ascendeva al trono per via ereditaria.
Chi poteva controllare un potere di diritto divino? Nessuno. Ma il re non era vincolato al rispetto della consuetudine, della legge dell'onore (Montesquieu), del diritto naturale e divino? Un re cattolico, per giunta. Lo era, indubbiamente. Quindi esistevano dei limiti alla sua azione. Ma erano limiti teorici. Se infatti, putacaso, violava una di queste leggi, nessuno poteva avvalersi contro di lui e trascinarlo in tribunale. I re non si potevano processare, solo giustiziare grazie a processi farsa tenuti in assemblee rivoluzionarie (riv. inglese e francese).
Sul piano del concetto, possiamo dire che un potere sovrano è assoluto quando concentra in se stesso tutta l'attività di governo, assommando i tre poteri (legisl., giudiz., esecut.) nello stesso tempo senza esser sottoposto ad un'istanza superiore che lo possa giudicare in caso di grave violazione da parte sua. Assoluto, dunque, un potere sovrano che non incontra alcun limite formale o, meglio, istituzionale. (Prima definizione del potere assoluto).

In questo senso, anche il potere del papa è assoluto. Monarca eletto, ma governante "iure divino" (CIC 1917), non trova limiti istituzionali alla sua azione. Se anche cade nell'eresia, come si è visto, l'ordinamento teologico-canonico non ha strumenti per metterlo sotto processo e deporlo. Né strumenti per ricorrere contro un decreto che emani direttamente da lui, approvato in forma specifica, anche se palesemente ingiusto.

Se il CIC 1917 e 1984 avessero conservato la norma consuetudinaria in vigore per alcuni secoli, secondo la quale il papa poteva essere processato "se avesse deviato dalla fede", allora si potrebbe dire che il suo potere non è assoluto perché appunto formalmente sottoponibile a censura per eresia.
Ma quella norma è scomparsa.
Assoluto dunque il potere del papa? Sì, nel senso specificato. (Il papato è odiato oggi anche perché ultimo vestigio di un potere assoluto perché di origine divina).
Spero che questo contributo possa contribuire postivamente alla discussione.
Il fatto che il potere del papa sia intrinsecamente "assoluto" non deve scandalizzarci : una figura ierocratica come quella del Sommo Pontefice, che governa le anime di individui e popoli in nome del vero Dio, del Dio vivente, Uno e Trino, non può che avere un potere assoluto.
PP

Da Fb ha detto...

Giorno di ordinaria follia alla nuova messa

Assisto dopo molto tempo alla messa nuova per motivi familiari.
Mi metto in fondo, silenzioso, sembro uno di quegli antropologi che a inizio 900 andavano tra le popolazioni indigene a studiare l'uomo primitivo, io invece studio l'uomo modernista.
Tutti con la mascherina, scrupolosamente distanziati, sudati perché il condizionatore troppo piccolo non salva dal caldo.
Donne in canottiera, scollate, gonna corta, acconciature spavalde. Uomini in bermuda, magliette aderenti, infradito.
Tutto procede male come al solito, quando dopo il Vangelo arriva la magra consolazione che il prete mascherato decide a sorpresa di non fare l'omelia;
Si passa direttamente alla preghiera dei fedeli, e lì arriva la perla ecologista:
"Aiutaci Signore a ricordarci di spegnere la luce, preghiamo!"
"Ascoltaci o Signore!"
L'ha detto, non volevo crederci, e nessuno si lamenta, nessuno nota più il ridicolo, chiedono al Signore di non consumare troppa corrente.
La chiesa in uscita, non ha niente più da chiedere, niente da sperare, più nessuna possibilità di capire qualcosa.
Essa è apostata per definizione,
non so se voi siete ancora lì,
io esco.
L'ultimo spenga la luce.

Luisa ha detto...

"Si tratta di distruggere la celebrazione tradizionale della Messa assicurando che non ci siano più sacerdoti per celebrarla."

Dicendo questo l`abbé Barthe ha detto tutto.
Questo papa, insieme ai suoi compagni di lotta, deve distruggere ogni luogo, ogni fiammella, di rinnovamento sacerdotale.

Potrebbe interessarvi questo sito che indica l`applicazione della TC nel mondo:

traditioniscustodes.info

E ricordo quel che aveva detto il card. Sarah nel 2019 in un`intervista al
National Catholic Register:




"Proibire la Messa nell`antico Rito non può che essere ispirato dal diavolo che trema davanti ad un uomo che prega".