lunedì 6 dicembre 2021

Benedetto XVI, da cardinale, definì Marcel Lefebvre ‘il vescovo più importante del XX secolo’

Nella nostra traduzione da LifeSteNews un interessante articolo ci informa che, secondo alcune fonti, Papa Benedetto, quando era ancora cardinale, definì Marcel Lefebvre ‘il vescovo più importante del XX secolo’. Delle parole del card. Ratzinger LifeSite ha il ricordo scritto di uno dei due sacerdoti presenti a quell'incontro nel Palazzo del San Uffizio. E, oltre a riferimenti agli intrecci con la Traditionis custodes, cita commenti di mons. Lefebvre che potrebbero essere utili per i cattolici di oggi membri delle comunità Ecclesia Dei, le quali affronteranno molto presto un destino simile. Quanto  a Ratzinger negli anni 80 era l'interlocutore di Lefebvre e per questo  principale responsabile dell'accaduto. Ma ne era consapevole  e dal 2007 in poi ha fatto esplicitamente quanto poteva per ricucire lo strappo. Se non ci è riuscito è per lo strapotere della Curia modernista e la sua incapacità di imporsi: quella desistenza dall'esercizio del potere che, secondo Romano Amerio, provoca la "breviatio  manus Domini": Accorciamento della mano di Dio. Insieme a tutte le altre ambiguità che costituiscono, insieme alle luci, anche le ombre di Ratzinger/Benedetto.

Città del Vaticano, 3 dicembre 2021 — Secondo alcune fonti, nell’estate del 2003 l’allora Cardinal Joseph Ratzinger, il futuro Papa Benedetto, rivelò a due sacerdoti, in udienza privata, di considerare l’Arcivescovo Marcel Lefebvre, fondatore della Società Sacerdotale di San Pio X, “il vescovo più importante del XX secolo per quanto riguarda la Chiesa universale”.

LifeSiteNews è riuscito ad entrare in possesso di una trascrizione delle parole del cardinale tedesco fatta da uno dei due sacerdoti che hanno partecipato a quell’incontro di mezz’ora nel Palazzo del Sant’Uffizio.

A quanto pare, in quella conversazione l’allora Cardinal Ratzinger elogiò l’Arcivescovo Lefebvre per il lavoro da lui svolto nella Chiesa e ammise: “dal mio punto di vista attuale, se mi guardo indietro devo dichiararmi d’accordo con l’iniziativa dell’Arcivescovo Lefebvre di nominare i propri vescovi”.

Questa è la ricostruzione completa delle parole del Cardinal Ratzinger:
  1. “Non si riconosce appieno quanto la Chiesa debba all’Arcivescovo Lefebvre, non solo per quanto ha fatto nel suo ‘periodo africano’, ma per la Chiesa universale. … Lo considero “il vescovo più importante del XX secolo per quanto riguarda la Chiesa universale”.

  2. “Se all’epoca l’episcopato francese avesse mostrato anche solo un po’ di carità e di fratellanza cristiana in più nei confronti dell’Arcivescovo Lefebvre, le cose avrebbero preso un corso differente…”

  3. “Dal mio punto di vista attuale, se mi guardo indietro devo dichiararmi d’accordo con l’iniziativa dell’Arcivescovo Lefebvre di nominare i propri vescovi. Oggi, dopo l’esperienza di ‘15 anni di Ecclesia Dei’, è chiaro che un’opera come la Fraternità Sacerdotale di San Pio X non può essere semplicemente messa in mano ai vescovi”.
Nel 1988 l’Arcivescovo Lefebvre aveva consacrato quattro vescovi senza l’approvazione di Roma. Aveva cercato di collaborare col Vaticano e di ricevere la sua approvazione, ma gli ostacoli sembravano così insormontabili che egli decise di disobbedire. Tra le gravi ragioni che indussero l’Arcivescovo Lefebvre a sentire la necessità di consacrare i propri vescovi per continuare la sua opera in difesa della Tradizione della Chiesa vi erano la sua età avanzata e — allo stesso tempo — l’incontro ecumenico di preghiera di Assisi del 1986, durante il quale una statua di Buddha venne messa sull’altare in presenza di Papa Giovanni Paolo II.

La voce secondo cui Ratzinger avrebbe affermato che Lefebvre è stato il “vescovo più importante del XX secolo” è corroborata in un certo modo dalle dichiarazioni del Vescovo Schneider a Edward Pentin: “Papa Benedetto XVI disse una volta a proposito dell’Arcivescovo Marcel Lefebvre: ‘È stato un grande vescovo della Chiesa cattolica’” [qui].

Il Vescovo Athanasius Schneider ha parlato della storia della FSSPX in un’intervista del mese di luglio 2021, dichiarando che la società è stata fondata originariamente 50 anni fa in Svizzera con l’approvazione dei vescovi locali e del Vaticano, ma che più tardi entrò “in conflitto col Vaticano” per le sue critiche ad alcune affermazioni del Concilio Vaticano II. Schneider ha poi spiegato che i membri della società volevano celebrare solo la messa tradizionale in latino. La “sfiducia” del Vaticano nei confronti della FSSPX aumentò quando il Papa si rifiutò di approvare la proposta di quattro candidati alla consacrazione episcopale. Fu così che Lefebvre comprese, secondo quanto ha aggiunto Schneider, che la Santa Sede non avrebbe “approvato” una futura FSSPX, con le sue critiche “costruttive” ad alcune “espressioni del Vaticano II”.

La consacrazione di quattro vescovi della FSSPX, avvenuta nel 1988, portò alla scomunica di Lefebvre, dei suoi quattro vescovi e del Vescovo De Castro Mayer, che non era presente ai riti.

Ma durante il pontificato di Papa Benedetto XVI “si intrapresero due passi molto importanti per normalizzare la situazione”, ha aggiunto Schneider. Nel 2007, “Papa Benedetto emanò il [motu proprio] Summorum Pontificum, concedendo ai sacerdoti la libertà di celebrare la messa tradizionale; in certi casi ristabilì il rito tradizionale della messa della Chiesa, iniziativa che è sempre stata una delle richieste principali dell’Arcivescovo Lefebvre e della Fraternità San Pio X”.

Nel 2009 Papa Benedetto revocò la scomunica dei quattro vescovi, ma ciò lasciò irrisolti alcuni problemi canonici. Sempre secondo Schneider, è sotto il pontificato di Francesco che vennero intrapresi “altri due passi importanti”. Papa Francesco concesse ai sacerdoti della FSSPX la facoltà di amministrare il sacramento della confessione “in tutto il mondo”.

“Fu un atto molto generoso”, ha dichiarato il Vescovo Schneider, che ha poi aggiunto: “È difficile stabilire se questi sacerdoti si trovino all’interno della Chiesa o siano scismatici se possiedono le facoltà ordinarie della confessione concesse dallo stesso papa. E poi il papa ha autorizzato i vescovi delle chiese parrocchiali a concedere ai sacerdoti della FSSPX la facoltà di assistere canonicamente ai matrimoni”.

Il vescovo tedesco del Kazakhstan ha poi sottolineato: “Possiamo quindi osservare che ci troviamo di fronte a una situazione sempre più prossima alla normalizzazione canonica, e ciò è buono. Dobbiamo rallegrarci del fatto che questa situazione si possa risolvere e che la FSSPX possa essere presente e operare all’interno della Chiesa, per il bene della Chiesa e per il rinnovamento della Chiesa”, con l’intenzione di preservare “la tradizione della fede, nella liturgia e nella vita spirituale, perché in realtà, fondamentalmente, la FSSPX non fa altro [che] ciò che la Chiesa ha sempre creduto, venerato, vissuto, fino al Concilio, per tutti questi secoli”.

Il Vescovo Schneider ha poi concluso che “dobbiamo sperare che [la FSSPX] ottenga un riconoscimento pieno. Spero che succeda presto: sarebbe una cosa buona. E da quel momento la FSSPX diverrebbe una realtà normale come tante altre all’interno della Chiesa. Ciò è necessario per i nostri tempi di crisi, in quest’epoca di oscurità e di confusione”. Secondo il prelato, è necessario che la Chiesa sia arricchita da comunità come la FSSPX, “sacerdoti e laici che non fanno altro che conservare la fede di tutti i tempi, la messa di tutti i tempi, e lo faranno sempre”.

Quando gli è stato chiesto se è lecito partecipare alle celebrazioni della FSSPX, il Vescovo Schneider ha risposto che, se non ci sono altre possibilità, “senza dubbio è lecito, perché i suoi sacerdoti possono [amministrare il sacramento della confessione] lecitamente”: si può “ricevere [il sacramento della] confessione con l’approvazione del papa. E sarebbe strano che non si potesse assistere a una messa celebrata da sacerdoti che amministrano la confessione”.

Schneider ha inoltre aggiunto che “i sacramenti e la santa messa sono stati dati per la salvezza delle anime, per il loro bene. Penso che quando un cattolico non ha accesso alla messa tradizionale e vive vicino a una comunità della Società di San Pio X, possa recarvisi e ricevere una buona catechesi per i bambini o per i giovani. Pertanto, penso che la FSSPX non si trovi al di fuori della Chiesa — nonostante alcuni problemi canonici irrisolti, mi sembra che sia lecito che i laici possano frequentare” le messe della FSSPX.

Questi commenti del Vescovo Schneider ci mostrano che oggi il ruolo e l’opera della FSSPX vengono valutati in modo molto diverso rispetto al passato, quando i cattolici sottolineavano di più l’aspetto della disobbedienza.

Le osservazioni dell’allora Cardinal Ratzinger del 2003 sembrano un riconoscimento dell’opera dell’Arcivescovo Lefebvre, che scelse di disobbedire pur di poter preservare non solo la messa tradizionale in latino, ma anche la vita della fede tradizionale in tutti i suoi aspetti.

Ora che le comunità Ecclesia Dei stanno per ricevere da Roma ispezioni che mirano sicuramente alla soppressione dei loro carismi originari e tradizionali, anch’esse si trovano di fronte al dilemma tra la disobbedienza e un’obbedienza che permetterebbe che la soppressione della Tradizione avesse luogo al loro interno.

Ricordiamo che ai tempi dell’Arcivescovo Lefebvre la messa tridentina era stata essenzialmente soppressa da Papa Paolo VI, e che Papa Francesco sta cercando di fare la stessa cosa.

Anche l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò ha elogiato l’operato di Lefebvre e recentemente, lo scorso agosto, ha commentato in proposito:
Con il suo motu proprio, Benedetto XVI ha restituito la messa apostolica romana alla Chiesa, dichiarando che essa non è mai stata abolita. In modo indiretto, egli ha ammesso che Paolo VI commise un abuso quando, per conferire autorità al suo rito, proibì in modo crudele la celebrazione della liturgia tradizionale. Anche l’abate Claude Barthe, sacerdote tradizionale esperto di liturgia, ha dichiarato recentemente che Papa Paolo VI aveva abolito la messa tradizionale in latino affermando: “La messa di San Pio V, quando è stata abolita da Paolo VI (perché va detto che fu abolita; Jean Madiran lo ha giustamente sottolineato) [qui], era identica, praticamente in ogni dettaglio, a quella dell’undicesimo secolo”.
Inoltre, Viganò ha affermato l’anno scorso di considerare “l’Arcivescovo Lefebvre un confessore esemplare della fede, e penso che oggi sia ormai chiaro che la sua denuncia del Concilio e dell’apostasia modernista è più rilevante che mai” [qui].

Nel giugno 1976, l’Arcivescovo Lefebvre ordinò un certo numero di sacerdoti, anche se alcune forze a Roma avevano già cercato di sopprimere la FSSPX. In un’omelia del 29 giugno spiegò qual era secondo lui la ragione chiara per cui si cercava di sopprimere la FSSPX. Cito per esteso:
Ma se in tutta obiettività cerchiamo il vero motivo che anima coloro che ci chiedono di non compiere queste ordinazioni, se ne cerchiamo il motivo nascosto, è perché stiamo ordinando questi sacerdoti affinché possano dire la Messa di tutti i tempi. 1 È perché sanno che questi sacerdoti saranno fedeli alla Messa della Chiesa, alla Messa della Tradizione, alla Messa di tutti i tempi, che ci esortano a non ordinarli. A riprova di ciò, si consideri che sei volte nelle ultime tre settimane — sei volte — ci è stato chiesto di ristabilire normali rapporti con Roma e di dare come prova l’accettazione del nuovo rito; e mi è stato chiesto di celebrarlo io stesso. Si sono spinti fino al punto di mandarmi qualcuno che si offriva di concelebrare con me nel nuovo rito per dimostrare che accettavo volontariamente questa nuova liturgia, dicendo che così si sarebbe sistemato tutto tra noi e Roma. Mi misero tra le mani un nuovo Messale, dicendo: “Ecco la Messa che dovete celebrare e che d’ora in poi celebrerete in tutte le vostre case”. Mi hanno anche detto che se in questa data, oggi, questo 29 giugno, davanti a tutta la vostra assemblea, avessimo celebrato una Messa secondo il nuovo rito, tutto si sarebbe ormai sistemato tra noi e Roma. È chiaro che questa è la prova che è dal problema della Messa che dipende tutto il conflitto esistente tra Ecône e Roma.
Ossia, era chiaro che la FSSPX veniva punita perché preservava la messa dei secoli che tutti i cattolici tradizionali oggi hanno imparato a conoscere e ad amare.

I seguenti commenti potrebbero essere utili per i cattolici di oggi che sono membri delle comunità Ecclesia Dei, le quali affronteranno molto presto un destino simile [qui] a quello di Lefebvre:
Domani forse, sui giornali, apparirà la nostra condanna. È del tutto possibile, a causa di queste ordinazioni di oggi. Io stesso sarò probabilmente colpito dalla sospensione. Questi giovani sacerdoti saranno colpiti da un’irregolarità che in teoria dovrebbe impedire loro di dire la Santa Messa. È possibile. Ebbene, mi appello a san Pio V — a san Pio V, il quale nella sua Bolla disse che, in perpetuo, nessun sacerdote sarebbe mai potuto incorrere in una censura, qualunque essa fosse, per aver celebrato questa Messa. E di conseguenza, questa censura, questa scomunica, se ce ne sarà una, queste censure, se ce ne saranno, sono assolutamente invalide, poiché sono contrarie a quanto san Pio V stabilì per sempre nella sua Bolla: che mai, in nessun tempo, si potrà censurare un sacerdote che celebri questa Santa Messa.
Qui Lefebvre ha pronunciato parole che abbiamo ascoltato in articoli recenti in risposta alla Traditionis custodes e al suo tentativo di abrogare sostanzialmente la messa tradizionale: “Questa Messa è canonizzata. Egli [Papa Pio V] l’ha canonizzata definitivamente. Ora, un Papa non può togliere una canonizzazione. Il Papa può fare un nuovo rito, ma non può togliere una canonizzazione”.

“Non può vietare una messa che viene canonizzata”, ha concluso l’arcivescovo.

Possano queste parole incoraggiare oggi tutti i cattolici tradizionali a rimanere saldi, anche con gioia, e a dare testimonianza alla messa di tutte le età.

LifeSiteNews ha contattato Papa Benedetto XVI, inviandogli il ricordo dell’incontro del 2003 con i due sacerdoti e chiedendogli un commento. Aggiorneremo questo reportage in caso di risposta.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

11 commenti:

Anonimo ha detto...

L'auspicato ritorno della Fraternità San Pio X ora è sbagliatissimo. Far rientrare la Fraternità nell'apostasia della chiesa di roma oggi sarebbe come mettere la Fraternità nell'acido per discioglierla. Tutte le testimonianze del mondo non devono muovere di un millimetro la Fraternità dalla sua condizione privilegiata di isolamento che le consente di non mischiarsi con la deboscia romano/globalista.

Anonimo ha detto...


La FSSPX non è fuori della Chiesa. Suo elogio ponderato.

Non lo è mai stata, dato che mons. Lefebvre non ha mai fatto uno scisma.
Ha disobbedito ma solo perché era convinto di trovarsi in stato di necessità. Ai suoi vescovi ha dato solo il potere d'Ordine, non ha istituito nessuna Chiesa parallela. La scomunica a suo tempo ricevuta deve ritenersi invalida, anche dal punto di vista del diritto canonico del 1983. L'ha sostenuto un canonista americano.
Caso mai, la FSSPX è fuori del diritto canonico del 1983 ma solo perché questo codice ha mutato denominazioni e struttura delle Congregazioni religiose.
Dal punto di vista sostanziale, nonostante le concessioni fatte dai due ultimi papi, perché resta fuori dall'ordinamento creato dal diritto canonico vigente? Perché alla base c'è il nodo dottrinale rappresentato dal Concilio, che la FSSPX giustamente si rifiuta di accettare in blocco, con tutte le sue "riforme", come vorrebbe invece il Vaticano. Questo è lo scoglio, hic Rhodus hic saltus.
Questa è la pietra d'inciampo sulla quale sono cadute le Comunità Ecclesia Dei, che hanno accettato di servire due padroni pur di mantenere la possibilità di celebrare l'Ordo Vetus senza trovarsi in contrasto con Roma, la Roma neomodernista.
Ma chi erano i sacerdoti che hanno raccolto le testimonianze dell'allora cardinale Ratzinger? Sarebbe bene che testimonianze così importanti non restassero anonime.
Quello che sta succedendo con il mp Traditionis Custodes dimostra la pervicace volontà di papa Francesco di restringere il più possibile e persino di sopprimere di fatto la liturgia tradizionale - dimostra pertanto la validità dellpaoitica della FSSPX, di rifiutare abbracci vaticani che potrebbero rivelarsi in un secondod tempo letali.

La Messa Ordo Vetus non fu comunque abrogata espressamente da Paolo VI. Non era il suo stile. Un'abrogazione espressa avrebbe creato qualche problema, anche sul piano teologico. Si puntava sulla scomparsa dell'Ordo Vetus per desuetudine, una morte spontanea, per asfissia. Per questo enorme fu l'importanza della "ribellione" di mons. Lefebvre (e del brasiliano mons. Castro Meyer, che va pure ricordato, arcivescovo di Campos). Oltre al rito, ha salvaguardato il Seminario cattolico tradizionale, con la sua base teologica tomistica.
Recenti critiche di un sacerdote uscito dalla FSSPX hanno messo in rilievo delle carenze nell'insegnamento, per quanto riguarda ad esempio la storia, insegnata secondo louiin modo schematico e troppo succinto. O la mancanza di una vera conoscenza della teologia contemporanea. In verità, la teologia contemporanea appare una sorta di scheggia impazzita, dalla quale bisogna evitare di esser colpiti.
Con essa devono confrontarsi solo sacerdoti che abbiano la giusta prepazione teologica e capacità di controversisti.
Se poi l'insegnamento di discipline profane appare schematico, per chi è dotato di curiosità intellettuale e spirito critico, pazienza. Si tratta comunque di un aspetto minore, un peccato veniale, se del caso.
Nessuno vuol fare della FSSPX l'unica vera Chiesa o un feticcio da adorare. E i suoi vertici, a cominciare da mons. Lefebvre, non hanno mai detto di essere la vera Chiesa, unica rimasta.
Bisogna però riconoscere che eventuali carenze, anche nella forma di eccessi di zelo da parte di qualche suo sacerdote, rappresentano comunque imperfezioni marginali all'interno di una grande e sana opera di mantenimento del Deposito della Fede in un'epoca di spaventoso ottenebramento della Chiesa visibile tutta.
E questo sembra averlo riconosciuto, nel suo linguaggio sfumato, anche Joseph Ratzinger, "papa emerito".
T


Anonimo ha detto...

Segnalo questo articolo su Papa Benedetto. Io l’ho letto con attenzione e non so cosa pensare. Mi pare comunque interessante.
Sarebbe utile avere l’opinione di qualcuno con competenze specifiche.
https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/29655685/papa-benedetto-risponde-lettera-papa-regnante-sede-impedita.html

mic ha detto...

In effetti Ratzinger negli anni 80 era l'interlocutore di Lefebvre e per questo principale responsabile dell'accaduto. Ma ne era consapevole e dal 2007 in poi ha fatto esplicitamente quanto poteva per ricucire lo strappo. Se non ci è riuscito è per lo strapotere della Curia modernista e la sua incapacità di imporsi: quella che Amerio chiama "la desistenza dall'esercizio del potere che provoca la "breviatio manus Domini": Accorciamento della mano di Dio.
Insieme a tutte le altre ambiguità che costituiscono, insieme alle luci, anche le ombre di Ratzinger/Benedetto

mic ha detto...

Anonimo 10:35
Avrà notato che non mi soffermo sui ripetuti articoli di Cionci.
Ho un approccio più razionale...

Anonimo ha detto...

Grazie Mic della risposta. Credo di aver capito bene il messaggio. Lei per me è un punto di riferimento da quando mi sono convertito. La ringrazio per il suo prezioso lavoro.

Lo si è detto un'infinità di volte! ha detto...

«È GIUSTO RESISTERE A UN PAPA ERETICO? Sì! POICHÉ NON SI DEVE OBBEDIENZA»

1. “Se il papa ordinasse qualcosa contro la Sacra Scrittura, gli articoli di fede, la verità dei sacramenti, i comandamenti della legge naturale o divina, egli non deve essere obbedito e non bisogna curarsi dei suoi ordini“. (Cardinale Giovanni di Torquemada)

2. “Per resistere e per difendere se stessi non è richiesta alcuna autorità… quindi come è lecito resistere al papa se assale una persona, è altrettanto lecito resistergli se assale le anime… e tanto più se tenta di distruggere la Chiesa. E’ lecito resistergli, affermo, col non fare quello che comanda e impedendo l’esecuzione dei suoi progetti”. (San Roberto Bellarmino)

3. «Il potere delle chiavi di Pietro non si estende fino al punto che il Sommo Pontefice possa dichiarare “non peccato” quello che è peccato, oppure “peccato” quello che non è peccato. Ciò sarebbe, infatti, chiamare male il bene, e bene il male» (San Roberto Bellarmino).

4. L’arcivescovo Kenrick: “Il suo potere [del papa] gli venne conferito per edificare non per distruggere. Se egli se ne serve per sete di dominio -quod absit!- difficilmente troverà popoli che gli siano obbedienti”.

5. “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”. (At 5,29)

https://www.marcotosatti.com/2019/10/13/super-ex-cita-newman-perche-e-giusto-resistere-al-papa/

Anonimo ha detto...

Comunque l'allora prefetto della ex Santa Inquisizione, si era opposto alla scomunica, ma papa Giovanni Paolo II si impose d'autorità e volle di sua iniziativa comminare le scomuniche, cerchiamo di raccontare le cose nella maniera più veritiera possibile, Ratzinger era pur sempre un subordinato, non faceva nulla di sua iniziativa, se non dopo essersi consultato col pontefice regnante.

mic ha detto...

Giovanni Paolo II si impose per effetto delle voci venefiche provenienti dalla Francia e avallate dalla curia...

Anonimo ha detto...

Oh! Per carità! Ratzinger è sempre quello che al Concilio sfoggiava giacca e cravatta! I ricchi paramenti che aveva riesumati da papa servivano per la commedia e in quanti ci sono cascati!
Wojtyla era un modernista. Nessuno si salva, da Roncalli a Bergoglio.

Anonimo ha detto...

... registrazione completa, effettuata da uno spettatore, di un incontro pubblico avvenuto nel giugno 2016 presso il Centro Francescano Rosetum di Milano. Protagonista, il più autorevole e famoso dei giornalisti cattolici, Vittorio Messori, che presentava il suo ultimo libro “Ipotesi su Maria”. QUI troverete la registrazione ufficiale dell’evento da cui però è stata tagliata la parte finale, con le domande del pubblico, durante la quale lo scrittore torinese ha rilasciato dichiarazioni sconvolgenti che solo ora trovano una collocazione ben precisa. Mettiamo a disposizione dei colleghi interessati il materiale e intanto riportiamo le esatte parole di Vittorio Messori:

“In settembre ebbi un incontro privato con il “papa emerito”, come ha voluto essere chiamato. Con Ratzinger era nata un’amicizia davvero forte con quel libro “Rapporto sulla fede” (1984) che facemmo assieme. Lui, con la sua tipica generosità, ha voluto ripagarmi con la sua amicizia tanto che, a volte, andavamo a cenare insieme in una trattoria a Trastevere. Questo rapporto personale è andato avanti, ma da quell’11 febbraio 2013 (data delle presunte dimissioni n.d.r.) non mi sono fatto più vivo perché volevo rispettare il suo ritiro. E’ stato il suo segretario (Mons. Gaenswein n.d.r.) che mi ha telefonato dicendo: “Sua Santità sarebbe lieto di rivederLa in nome dei vecchi trascorsi, venga a trovarlo nel suo ritiro, però resta inteso che Sua Santità la aspetta come amico e non come giornalista. Il vostro sarà un incontro privato e quindi non ci saranno cose pubbliche da propalare”.

Io mi sono attenuto rigorosamente a questo anche se, certo, da vecchio giornalista, se avessi detto al Corriere alcune delle cose che Ratzinger mi ha detto, beh … avrei riempito le cronache per parecchio tempo. Però mi sono violentato, e nessuno, neanche con le tenaglie, mi tirerà mai fuori quello che Ratzinger mi ha davvero detto. La sola cosa che ho potuto dire - che però è significativa - è che quando Ratzinger mi ha chiesto il mio parere sulla situazione attuale della Chiesa, io gli ho espresso, con sincerità, questo clima di perplessità (per usare un eufemismo), di inquieta curiosità su come andrà a finire, di fronte a certi esperimenti. Comunque, gli ho detto come la pensavo ed è abbastanza significativo come, dopo avermi ascoltato, lui abbia aperto le mani, alzato gli occhi al cielo e abbia detto: “Io posso solo pregare”. Sappiate però che a lui arrivano soltanto le notizie che decidono gli altri. Ho scoperto, ad esempio, che lui riceve soltanto due giornali: il Corriere della Sera e la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Cioè, quando vengono a dire: “…ma c’è Ratzinger che è entusiasta del suo successore!”, non vedo di cosa potrebbe essere entusiasta, o indignato, visto che a lui le notizie non arrivano. Lui non vede la tv, non ascolta la radio, gli arriva solo il Corriere che è schierato pro-papa (Bergoglio n.d.r.). PAPA RATZINGER È COMPLETAMENTE DISINFORMATO. Comunque, chi vivrà vedrà”.

Anche se siamo immersi in una realtà distopica, riuscite per un attimo a rendervi conto? Un papa, sebbene “emerito”, che riceve soltanto due giornali ed è completamente disinformato. Normale, no? Soprattutto, i giornalisti amici che vengono a visitarlo non devono pubblicare nulla, mentre possono farlo i giornalisti pro-“papa Francesco” come Massimo Franco, del bergoglianissimo Corriere della Sera. Il più grande giornalista cattolico che dice: “Non mi toglierete nemmeno con le pinze quello che Ratzinger mi ha detto, altrimenti avrei riempito le cronache per settimane”.

Ora, cerchiamo di essere onesti: vogliamo dire che anche Vittorio Messori è un complottista?

https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/29726687/vittorio-messori-rivela-papa-benedetto-tenuto-all-oscuro-disinformato-non-riceve-i-giornali-non-rivelero-le-cose-che-mi-ha-d.html