Come giustamente osserva un lettore: "Se credi acriticamente, apoditticamente, incrollabilmente nella verità inconfutabile di un totem ideologico (nel caso di specie: il Concilio), se questo totem fallisce così miseramente ed evidentemente che nemmeno tu puoi negarlo, non ti resta che una via di scampo: sostenere che il totem è stato venerato troppo poco, troppo male, troppo infedelmente… se la tua medicina miracolosa sta fallendo, la tua cecità ideologica ti fa pensare ad una cosa sola: che le dosi erano insufficienti e vanno dunque aumentate, aumentate ed aumentate fino all’esasperazione".
Con le sue reiterate esternazioni e decisioni Bergoglio dimostra di essere ossessionato dal concilio, dalla Tradizione e da chi ancora la custodisce, a partire dalla Messa antica [
qui]. Nell'ultima intervista-fiume rilasciata ai direttori delle riviste culturali europee dei gesuiti [
qui], ripresa quasi integralmente da Repubblica ed altri quotidiani e a pochi giorni dall'ultima intemerata ai Vescovi e sacerdoti siciliani [
qui], il Papa usa termini molto duri contro quelli che definisce "tradizionalisti\restaurazionisti" da lui considerati il male e il pericolo maggiore nella Chiesa di oggi. Un ulteriore tassello, il rescritto del 15 giugno che limita i poteri dei vescovi diocesani, i quali dovranno chiedere il permesso del Vaticano prima di costituire gruppi di fedeli che aspirano a diventare istituti o società religiose [
qui]. Riportiamo di seguito congrui stralci dell'intervista in questione.
Papa Francesco in conversazione con di direttori
delle riviste culturali europee dei gesuiti
Antonio Spadaro,
La Civiltà Cattolica
14 Giugno 2022
19 maggio 2022. «Benvenuti! Vedete? Sono nella mia nuova sedia gestatoria», scherza il Papa, alludendo al fatto che è sulla sedia a rotelle a causa dei dolori al ginocchio. Francesco ha salutato personalmente, uno per uno, i direttori delle riviste culturali europee della Compagnia di Gesù raccolti in udienza presso la Biblioteca privata del Palazzo apostolico.
Erano in tutto dieci: p. Stefan Kiechle di «Stimmen der Zeit» (Germania), Lucienne Bittar di «Choisir» (Svizzera), p. Ulf Jonsson di «Signum» (Svezia), p. Jaime Tatay di «Razón y fe» (Spagna), p. José Frazão Correia di «Brotéria» (Portogallo), p. Paweł Kosiński di «Deon» (Polonia), p. Arpad Hovarth di «A Szív» (Ungheria), Robert Mesaros di «Viera a život» (Slovacchia), Frances Murphy di «Thinking Faith» (Regno Unito) e p. Antonio Spadaro de «La Civiltà Cattolica» (Italia). Tre direttori erano laici, di cui due donne (per la rivista svizzera e quella inglese). Gli altri erano gesuiti.