venerdì 10 giugno 2022

Bergoglio ai vescovi siciliani. Vede i 'merletti' come fronzoli e non funzionali ad onorare il vero Celebrante

Siamo alle prese con la fase ormai avanzata dell'evoluzione dell'approccio conciliare alla Liturgia in chiave di rottura con la Tradizione (dopo Traditionis Custodes e Responsa ne abbiamo già avuto una esplicita dimostrazione qui - qui). Qui l'indice dei precedenti.

Bergoglio in occasione del recente incontro con i vescovi siciliani, dopo una lunga intemerata su ingiustizia e disonestà:
“ ...Ma come celebrano? Io non vado a Messa lì, ma ho visto delle fotografie. Parlo chiaro. Ma carissimi, ancora i merletti, le monete…, ma dove siamo? Sessant’anni dopo il Concilio! Un po’ di aggiornamento anche nell’arte liturgica, nella “moda” liturgica! Sì, a volte portare qualche merletto della nonna va, ma a volte. È per fare un omaggio alla nonna, no? Avete capito tutto, no?, avete capito. È bello fare omaggio alla nonna, ma è meglio celebrare la madre, la santa madre Chiesa, e come la madre Chiesa vuole essere celebrata. E che la insularità non impedisca la vera riforma liturgica che il Concilio ha mandato avanti. E non rimanere quietisti”.
Nell'immagine a lato il sacerdote indossa un prezioso rocchetto di lino candido e pizzo macramè, come s'addice al vero sacerdote di Cristo (e non al presidente dell'assemblea). Perché la povertà, caro Francisco, finisce ai piedi dell' altare.

Il solito pauperismo sciatto e irrispettoso nonché il trito conciliarismo evidenziato con i link di riferimento nell'incipit. Mi viene in mente Pio XII che indossava nella quotidianità una talare lisa; ma in pubblico e sull'altare rendeva onore con vesti adeguate alla sua altissima funzione e al Signore che rappresentava. 

Perché nessun vescovo ha obiettato a Bergoglio che non è la Chiesa che deve essere celebrata dal sacerdote, ma il sacrificio di Cristo Signore in obbedienza al Padre, in persona Christi

E gli dovrebbero mostrare le foto del recente Pellegrinaggio di Pentecoste Parigi-Chartres, con oltre 16.000 ragazzi che, come ogni giorno, hanno assistito a celebrazioni... con pizzi e merletti dopo 120 km di cammino sotto la pioggia e la grandine. Più che evidente - e mai come quest'anno a causa del maltempo - il divario tra la rudezza e la fatica del cammino e la solenne sacralità e bellezza delle celebrazioni, anche nella cura nelle vesti liturgiche.
Nella prima immagine, il card. Sarah benedice alcuni pellegrini prima della partenza (paramenti conciliari?);  nella seconda, un fotogramma della Messa solenne di chiusura a Chartres; nelle successive l'accoglienza del Vescovo (notare la solennità resa anche dai paramenti), che si è fatto incontro anche alla processione. 
A vedere questi giovani e tanti sacerdoti ci si rincuora. Sono essi il futuro della Chiesa. E in Spagna non sono da meno, si stanno preparando per Covadonga.

44 commenti:

Anonimo ha detto...


Les propos de Bergoglio me rappellent ce prêtre dominicain du couvent de Montpellier, à l'été 66, qui allait célébrer la messe — pardon, présider l'eucharistie — sur les plages nudistes de la côte. "Tout nu, vous aussi ? " lui demandai-je. "Évidemment ! Vous ne voulez tout de même pas que je mette de la dentelle !"

Dommage que Bergoglio ne soit pas allé jusqu'à ordonner aux évêques siciliens de se mettre à poil, comme les indiens d'Amazonie, dans le droit fil (mais sans dentelle) de aa Pachamama chérie. On aurait bien ri !

Ecchediamine! ha detto...

Se il Sacerdote celebra "in Persona Christi" non e' piu' l'uomo don Jorge che celebra il Santo Sacrificio ma Cristo in Persona. E Cristo in Persona Lo vogliamo rivestire di quanto c'e' piu' bello su questa terra con cui la creatura fatta di fango puo' onorarLo ?

Anonimo ha detto...

Il prete vestito da idraulico non e' che si domostra piu' povero ma solo piu' sciatto.

Anonimo ha detto...

L'esteriore e l'interiore sono come gambe necessarie per compiere una danza... hanno bisogno di essere coordinate, nessuna delle due deve essere mediocre o mancante.
L'esteriore deve essere parte visibile dell'interiore invisibile... non ci deve essere una slogatura ma un legame, una collaborazione.
Se l'esteriore urla e l'interiore è arido si parla di ipocrisia... se l'interiore arde e l'esteriore tace si parla di spreco perché non diffonde la luce tutto intorno.
Abbiamo bisogno in primis di interiorità viva ma l'esteriorità è funzionale ad essa e permette a tale vitalità spirituale di fecondare, di espandersi e attrarre.

Anonimo ha detto...

"Quanto all'assioma dov'è il papa, lì è la Chiesa"
vale quando il papa si comporta come papa e capo della Chiesa; nel caso contrario, né la Chiesa è in lui, né lui nella Chiesa.
Cardinale Journet

Anonimo ha detto...

Sempre le stesse cose ,dette e ridette.Eppure credo che ci sarebbero argomenti molto più importanti di cui discutere.

Anonimo ha detto...

GIOVANNI PAOLO II E BENEDETTO XVI DIEDERO GIUSTA INTERPRETAZIONE

San Francesco d'Assisi (e stiamo parlando del Serafico POVERELLO) soleva dire perennemente ai suoi frati: "La povertà termina ai piedi dell'altare". Sull'altare tutto, ma proprio tutto deve essere dignità, bellezza, ricchezza e solennità, così come lo è Dio.

Che e' meglio! ha detto...

Elisabetta II che e' regina solo di rappresentanza non disdegna la zucca dorata con i cavalli perche' fa parte del suo ruolo di regina presentarsi così.
Chi "rappresenta" su questa terra il Re dei Re sarebbe il caso che si riappropriasse del Triregno ! Ed anche di tutto il resto che tale onore ed onere comporta: esame di coscienza.

Anonimo ha detto...

Ho letto poco fa un'intervista di Marta Carletti dell'Asta al professor Zubov. Quest'ultimo , storico di professione, sottolineava che la Russia di prima della rivoluzione non esiste più nella Russia di oggi perché i bolscevichi sono stati molto bravi nel distruggere tutto. Che questo sia l'ideale di Bergoglio, cioè fare in modo che non si possa più ricostruire la chiesa preconciliare perché ogni traccia della sua esistenza fu eliminata?

Anonimo ha detto...

Una cosa è avere in uggia alcuni aspetti che possono trasformarsi, se non vissuti con con devozione, in leziosità, un'altra è voler demolire i motivi stessi che stanno alla base della devozione.

Anonimo ha detto...

Ma son questi i problemi della Chiesa oggi? A parte il discorso sui paramenti sacri e sul loro significato che mi sembra Bergoglio ignori. Ma concediamo pure - dati i tempi - il bisogno d'una maggiore semplicità.... Quanto al cronometro per le omelie, è argomento che da laico mi permetto di criticare: non è la lunghezza temporale dell'omelia, ma sono i contenuti che la rendono o meno lunga . Se il centro è Cristo e non tanti degli attuali discorsi inconcludenti si sopportano anzi si ascoltano volentieri anche 30 min. Ho assistito ad ottime Messe in Vetus nelle quali 2 ore trascorrevano più velocemente di 40 min in altre. Resta però ottima la regola che disse p. Benedetto che la liturgia della Parola non dovrebbe mai superare in tempo la liturgia Eucaristica.

Forse.. ha detto...

Pare sia nella testa di molti la insofferenza per le regole, certo le regole son come le scarpe strette, perche' mi par di ricordare che quando ricevette tempo addietro i presbìteri si congratulo' con loro perche' s'erano presentati vestiti "semplicemente", rispecchiando la "sua" visione dell' essere "prete". Eppure sembra che ce ne siano a josa di preti che si sono occupati dei poveri, che hanno bazzicato le strade magari sporcandosi la Talare, tipo: Don Bosco (in arte santo),Don Cottolengo (in arte santo), buon ultimo secondo le cronache recenti, Don Oreste Benzi.
C'e' qualcuno che vuol divertirsi a fare un bel riassunto, un bel memorandum di cio' che non gli va a genio, del suo prototipo di prete e/o fedele cattolico ?

Forse.. ha detto...

Alcune insofferenze? Forse.
No soldi, no talare, no merletti, no preghiere in latino,no adorazione,no genuflessioni, sì concelebrazioni

Anonimo ha detto...

La monarchia britannica è ormai una monarchia finta

Anonimo ha detto...

Come tutti i modernisti Bergoglio è fossilizzato su questi principi che sono peculiarità del più deteriore protestantesimo

Anonimo ha detto...

San Giovanni Maria Vianney, il curato d'Ars, era amante della vera povertà, ma per il servizio del Signore voleva che i sacri paramenti fossero belli, sontuosi, e faceva di tutto per procurarseli tali. Lo leggiamo nella sua bella biografia scritta da Mons. Trochu. Il curato d'Ars lavorava per la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime. Colui che occupa la Sede Petrina, invece, non lo dimostra

Anonimo ha detto...

Anonimo ha detto...


Il modo di esprimersi di Bergoglio appare quasi sempre grezzo e banale. Forse dipenderà anche dal fatto che conosce male l'italiano?
In ogni caso, sembra incredibile che un Papa debba esprimersi con questa povertà di concetti e di parole, sempre terra terra.

G.

Numero 1 di 2 ha detto...

Francesco e l'odio liturgico: arsenico nei vecchi merletti
https://lanuovabq.it/it/francesco-e-lodio-liturgico-arsenico-nei-vecchi-merletti

Con le parole sui "merletti" rivolte al clero siciliano, Papa Francesco mostra di avere in odio la liturgia e di considerarla sottoposta alla volubilità delle mode tanto che il Concilio avrebbe lanciato la sua, che lui, con uno spirito da vintagerie anni '70 vorrebbe imporre. Però la miriade di abusi e di violenze a sacramenti e liturgia non lo turbano. Come per la veglia gay di Pescara dove due lesbiche hanno predicato dall'altare. Per queste liturgie che deturpano il sacro invece porte aperte perché il processo deve andare avanti.

Numero 2 di 2 . ha detto...

L’INIZIATIVA
Una Crociata per riparare le offese a Gesù Sacramentato
11-06-2022
Dall’1 aprile la Cei ha fatto decadere l’obbligo di dare la Divina Eucaristia sulle mani, ma in molti contesti viene comunque proibito ai fedeli di comunicarsi sulla lingua, cioè l’uso difeso da secoli di Magistero. Questa situazione comporta almeno quattro danni, il primo dei quali è all’onore di Dio. Per riparare tali offese è necessaria una Crociata eucaristica. L'appello dei promotori della Rete Patris Corde.

https://lanuovabq.it/it/una-crociata-per-riparare-le-offese-a-gesu-sacramentato

Nota mia : Tra l'altro continuando a dar corso alla direttiva CEI, senza deflettere di un millimetro, si disubbidisce alla direttiva della Chiesa Cattolica

Anonimo ha detto...

Francesco non si smentisce ma sui pizzi e merletti ci fu una interessante scambio che ne destituiva la liturgicitá a vura del meritorio circolo veneziano.

Saluti

Anonimo ha detto...

Con le parole sui "merletti" rivolte al clero siciliano, Papa Francesco sottopone la liturgia alla volubilità delle mode, tanto che il Concilio avrebbe lanciato la sua. Però oggi nella Chiesa si accettano miriadi di abusi e violenze a sacramenti e liturgia, come la veglia gay di Pescara dove due lesbiche hanno predicato dall'altare. Per queste "liturgie" che deturpano il sacro invece le porte sono aperte perché il processo deve andare avanti.

C'è stato un tempo in cui questo pensiero progressista ha smontato altari e venduto ai robivecchi parati del ‘700 perché ormai non più al passo della rivoluzione liturgica che è andata in scena dopo il Concilio, ma non col Concilio, dato che la stessa Costituzione Conciliare sulla Sacra Liturgia non invita affatto a dismettere un orlo di merletto sulle vesti corali dei preti. Perché il punto non è questo.

In loro vece abbiamo avuto l’invasione del terital e soprattutto una bruttezza dappertutto. Ovunque: sull’altare, nell’abbigliamento dei preti, nell’arte. Un’invasione di brutto ha preso possesso delle chiese con la scusa della povertà, dimenticando che la povertà finisce ai piedi dell’altare, l’unico luogo in cui anche il poverello d’Assisi esigeva suppellettili e ornamenti preziosi financo d’oro e argento.

E direttamente proporzionale a questo brutto che avanzava, è cresciuta anche la perdita della fede di una fetta sempre più grande di popolazione. Domande? Interrogativi?

Continua a leggere .... https://lanuovabq.it/it/francesco-e-la-liturgia-arsenico-nei-vecchi-merletti

Anonimo ha detto...

Son chiacchiere da bar. Lasciate i morti seppellire i morti.

Anonimo ha detto...

”Le nostre liturgie della terra, interamente volte a celebrare questo atto unico della storia, non giungeranno mai ad esprimerne totalmente l’infinita densità.

La bellezza dei riti non sarà certamente mai abbastanza ricercata, abbastanza curata, abbastanza elaborata, poiché nulla è troppo bello per Dio, che è la Bellezza infinita.

Le nostre liturgie terrene non potranno essere che un pallido riflesso della liturgia che si celebra nella Gerusalemme del cielo, punto d’arrivo del nostro pellegrinaggio sulla terra.

Possano tuttavia le nostre celebrazioni avvicinarsi ad essa il più possibile e farla pregustare!”

Benedetto XVI, omelia dei vespri nella cattedrale di Notre-Dame, Parigi, 12 settembre 2008

Anonimo ha detto...

Sì, è la verità.

E' gonartrosi, e' sciatalgia? E' claudicatio ?Che d'e'? ha detto...

La verità è che gli faceva male il ginocchio:
https://www.marcotosatti.com/2022/06/11/mastro-titta-bergoglio-mazzola-minniti-retroscena-di-un-viaggio-mancato/

La tragedia sta nel fatto che i cosiddetti fedeli non scappino a gambe levate! ha detto...

Novus horror Missae, nuovi filmati

Tre nuovi filmati, sotto, da far accapponare la pelle. Non per nulla il filmato si intitola "Il Novus ordo fa rabbrividire".
Non sappiamo se ridere o piangere per le anziane signore e le suore danzanti.
Ma il Papa non dice mai nulla su queste cose, invece di prendersela con i tradizionalisti (l'ultima volta QUI)?
Viste queste immagini da ospizio per vecchi, mandiamoli un po' dai 20.000 giovani del Pellegrinaggio Parigi Chartres (inter alia QUI)!
Luigi
http://blog.messainlatino.it/2022/06/novus-horror-missae-nuovi-filmati.html#more

Carissimo Luigi, un amichevole rimprovero lo devo fare: in tutte queste esibitio, da quella della nonnetta in bianche vesti,alle suorette pilippine(?) E' noto che non pronuncino bene la f; al presbìtero che con una mano sola rotea l'Evangeliario in aria senza farlo cadere (della serie"vedano signori vedano")manca l'applauso..
Affidiamo tutto questo all'Immacolata affinche' li metta tutti nella piaga del costato di Gesu'!

Anonimo ha detto...

As we altar boys used to say in the sacristy as we battled for the best surplices, "more lace, more grace."
Ian Gallager

Anonimo ha detto...

Certamente, e senza più la talare! Bisogna essere modesti anche nel vestire comune al di fuori delle celebrazioni, niente merletti della nonna, e jeans e maglietta colorata arcobaleno vanno benissimo! Praticamente vergogna per essere preti? Ho visto un presunto vescovo con una casula arcobaleno celebrare la messa, sono scappato via di corsa!

Anonimo ha detto...

Desidero esprimere pubblicamente il mio ringraziamento, del tutto non ironico, a papa Francesco, perché nel corso di una delle sue frequenti sconclusionate (gli capita spesso) filippiche contro gli “indietristi”, cioè chi ama la Tradizione, ha espresso tutto il suo disappunto per i digiuni eucaristici che si facevano in passato in epoca preconciliare e di molte abitudini liturgiche di allora (la Santa Messa solamente al mattino, ad esempio).

Si è cioè lamentato che allora era eccessivo il digiuno eucaristico dalla mezzanotte fino al momento della Comunione, allora non si poteva né mangiare né bere.

Ebbene, stimolato da questo suo ragionamento, mi sono fatto forza, ho chiesto la grazia al Signore e ho iniziato a prendere il digiuno eucaristico molto sul serio, e andando a Messa di solito la mattina alle 6:30 o alle 7:00 o alle 8:00, ho iniziato appunto a non mangiare né bere, e posso dire che questa cosa mi dà tanta gioia perché posso offrire un piccolo sacrificio in più per Gesù.

E quando mi capita di andare a Messa al pomeriggio, osservo il digiuno eucaristico di tre ore, come fu stabilito da papa Pio XII.

Non mi considero bravo o santo per questo, poiché sono cosciente della mia povertà, ma appunto, come detto, è un piccolo sacrificio che faccio volentieri offrendolo al Signore.
La cosa prima del Concilio era assai meritoria, poiché io vado a Messa in macchina, mentre allora la domenica a digiuno andavano a piedi spesso per kilometri e kilometri, poi tornavano a casa a piedi, mangiavano e al pomeriggio andavano di nuovo, sempre a piedi, in chiesa per la benedizione.
Suggerisco a tutti di provarci, naturalmente tenendo conto delle condizioni di salute che spesso non permettono questo.

Sono troppo "pre-conciliare"? Sì, lo so e me ne vanto.
Guido Villa su Fb

https://www.soldatibva.it/ ha detto...

"L’8 aprile scorso, festa dei Sette Dolori di Maria, è nata una nuova confraternita, si tratta dell’«Associazione dei figli e soldati della Beata Vergine Addolorata per la santificazione dei Sacerdoti», con sede presso nella chiesa di Santa Maria Madre di Dio in Castellaccio (Templum Mariae Deiparae), Massa Castello (Ravenna). L’iniziativa è partita da un gruppo di fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X che, molto devoti alla Madonna Addolorata, iniziarono qualche tempo fa a riunirsi in preghiera proprio per la santificazione dei Sacerdoti di Santa Madre Chiesa."
https://europacristiana.com/e-nata-lassociazione-dei-figli-e-soldati-della-beata-vergine-addolorata-per-la-santificazione-dei-sacerdoti/

Catholicus ha detto...

Ad maiorem Dei gloriam et salus animarum : è questa massima il faro della mia vita, che guida il mio pensiero e la mia azione, dal resto rifuggo; chiaro quindi che non segua, né ascolti, o legga, Bergoglio e i suoi associati. Non mi piacciono le associazioni a delinquere, anche se solo spiritualmente...

Anonimo ha detto...

In un solo discorso, ieri papa Francesco ha condannato: la famiglia non generativa; l’utero in affitto; la pornografia; l’idea che per il pianeta occorra fare meno figli. Proporrei di smettere di parlare di merletti e di tornare alle cose serie

Qui si parla di merletti come si parla di altro ha detto...

..."Irridendo i merletti, si dimostra una doppia ignoranza: teologica ed ecumenica. Inoltre si espone ancora una volta al disprezzo e al ridicolo il ministero petrino. "...
Don Nicola Bux

https://www.ilpensierocattolico.it/index.php?/entry/388-don-nicola-bux-i-merletti-della-nonna-e-lignoranza-teologica-ed-ecumenica/

Anonimo ha detto...

La Messa è il più grande atto di culto che possa esserci, perché in essa ad offrirsi a Dio è Dio stesso nella persona del Figlio. Ogni Messa è la riattualizzazione vera, anche se incruenta, del Sacrificio del Calvario. Dunque, ogni Messa ha un valore infinito ed in un certo qual modo è il centro della realtà (l’universo intero) e della Storia, perché la Redenzione, operata da Cristo sul Calvario, ha salvato l’universo intero e tutta la Storia.

Banalizzare, credere che questo mistero umanamente inimmaginabile possa essere significato anche con un minimalismo ed un essenzialismo pauperistico sarebbe contro la sostanza della Messa in sé. Sarebbe sproporzionato.
Cit. Corrado Gnerre

Anonimo ha detto...


Papa Francesco condanna la "famiglia non generativa" ma poi loda preti e suore americani impegnati a "sdoganare" l'omosessualità all'interno della Chiesa. L'anno scorso ha anche fatto capire che si potrebbero accettare le unioni civili per i gay anche se mai il loro "matrimonio".
Come la mettiamo?
E non è tutto pappa e ciccia con Biden, impegnatissimo a sostenere e promuovere l'aborto, l'omosessualità, il transgenderismo?
La parola "coerenza" ha ancora una significato nella Santa Romana Chiesa?
La crisi liturgica non è una faccenda di "merletti". È papa Francesco che cerca di banalizzarla svilendola a questione di sensibilità per vecchie signore e pensionati. La questione è che la nuova Messa è ambigua, ha cambiato di fatto il significato della Messa di sempre, orientandolo sulla Risurrezione; si attua in un rito costruito ex novo con la collaborazione dei protestanti eretici, in volgare, aperto al principio di creatività (contrario alla Tradizione della Chiesa) fonte di tutte le aberrazioni liturgiche dilaganti...
Questi e altri non meno gravi sono i problemi provocati dalla nuova Messa, non il fatto in sé dei "merletti".
T.

Guido Misainen ha detto...

Merletti della nonna...
Per me allude ad un nonno, Benedetto XVI

Anonimo ha detto...

Mistero d’Amore. Meditazione sul culto eucaristico (card. Giovanni Bona):
“Dio, nell’Antico Testamento, minacciava di morte il sommo sacerdote che avesse osato entrare nel ‘Sancta Sanctorum’ (…), senza indossare i paramenti sacri, ornati di pietre preziose e di oro rifulgente, e senza il rivestimeno delle virtù. E, allora, a quale pena non andrà incontro il sacerdote della Nuova Alleanza che si avvicini a ciò che non è un’arca simbolica, ma Dio stesso, per immolare, toccare e mangiare Gesù, Figlio suo e Signore nostro, se non lo fa con la venerazione e l’attenzione che merita un tale convito?”

Da non dormire la notte. ha detto...

https://www.facebook.com/unavoce.sevilla/photos/a.1023839267656252/7800074940032617/
Il grave peso dei paramenti e' lieve rispetto alla grave responsabilita' che l'Eterno ha loro affidato.

Gian ha detto...

@anonimo 23:55
Non è che conosce male l'italiano, lo fa apposta, come uno che cammina con indolenza strascicando i piedi.

Anonimo ha detto...

Ancora una volta, non si tratta solo dell'usus antiquior. Il concetto a cui apparentemente dobbiamo credere è che siano i cosiddetti "tradizionalisti" che apparentemente sono troppo ossessionati da questi dettagli? Ma, bisogna anche chiedersi, cosa c'entra il pizzo, o no (figuriamoci le pianete), con il Concilio Vaticano II?
Le persone possono avere tutte le preferenze che vogliono ma è solo questo: una preferenza personale, in un modo o nell'altro. Il pizzo era semplicemente un'altra forma di ornamento storico, proprio come il ricamo e il tessuto dei camici -- che per inciso ha usato lo stesso San Francesco d'Assisi.
Usatelo, non usatelo; va bene finché l'uso è nobile e bello per il servizio della sacra liturgia.
https://www.catholicnewsagency.com/news/251503/pope-francis-urges-sicily-s-catholic-priests-to-be-moral-guides-but-to-drop-the-lace

Anonimo ha detto...

Pizzi e merletti ci vogliono ma non sono indispensabili .Se ci sono è meglio ,se non ci sono se ne può fare a meno.La Chiesa siciliana ha mille problemi,ridurre il tutto ai pizzi è solo una perdita di tempo. A volte penso che prima di brigare per ottenere certe cariche uno dovrebbe chiedersi se poi sarà capace ,una volte ottenutele, di non fare disastri o di evitare di coprirsi di ridicolo.Frandesco gode del favore ,interessato,dei media e pertanto può dire e fare quel che vuole,se così non fosse ci avrebbero messo molto poco a distruggerlo mediaticamente.L'uomo crede di essere furbo,di sapersi muovere,ma non ci vuole molto a capire che ,volente o (forse)nolente ,è organico ai progetti dell'agenza omosessualista e terzomondista.Parlare contro l'aborto ed a favore della famiglia naturale ,uomo/donna e poi ricevere l'amico sposato con un uomo,o farsi vedere tutto sorridente con Biden che è a favore dell'aborto fino al nono mese di gravidanza è un comportamento quantomeno incomprensibile.

Anonimo ha detto...

Le vesti sacre si configurarono in Oriente e Occidente tra il V e il XII secolo. La Chiesa comprese che per il Servizio divino non si potevano usare quelle da lavoro o militari, perché il sacerdote è un ministro che svolge la funzione di mediatore tra il divino e l'umano, continuando l'opera di Gesù Cristo.

Lo splendore dei paramenti è a gloria e onore del Signore e non del sacerdote che li riveste, lo insegnano gli Orientali.

Irridendo i merletti, si dimostra una doppia ignoranza: teologica ed ecumenica. Inoltre si espone ancora una volta al disprezzo e al ridicolo il ministero petrino .Anche attraverso il corpo, il sacerdote deve trasmettere una cosa: è stato reso degno di stare alla presenza del Signore. Quando siamo davanti ad altri più importanti di noi, non badiamo a come presentarci? Non lo faremo per il Servizio di Dio? Le vesti speciali che il sacerdote indossa significano che egli è una nuova creatura, è chiamato a compiere un'azione sublime e divina, che esige l'insieme di virtù simboleggiate dai singoli paramenti da indossare magari con brevi formule di preghiera, presenti nel Messale romano del 1962. Lo fanno anche gli Ortodossi. La sacra liturgia non è fatta di simboli? Allora, anche i merletti sono un simbolo.

Don Nicola Bux

Anonimo ha detto...

Per millenni la Chiesa si è preoccupata di farci capire in tutti i modi – con le parole, con gli atti, con l’architettura, con gli arredi – che la cena del Signore non è soltanto una cena, ma è, come ci insegna il Concilio Vaticano II, la ripresentazione e l’applicazione dell’«unico sacrificio del Nuovo Testamento, il sacrificio cioè di Cristo, che una volta per tutte si offre al Padre quale vittima immacolata» (Lumen gentium, 28).

In questi ultimi tempi invece agli occhi di molti pare che la più urgente necessità pastorale sia diventata quella di persuadere a poco a poco – con le parole, con l’impoverimento dei riti, con le banalizzazioni dei gesti – che la Messa sia solo il ricordo di un pasto, o tutt’al più la celebrazione di un convito fraterno.

I nostri padri, stupiti e commossi dalla presenza del «mistero della fede», cioè dell’avvenimento centrale e più determinante della vicenda umana, erano incontentabili nel convocare tutte le arti e tutti i tesori a onorare il sacrificio di Cristo ripresentato tra noi; pare invece che il nostro tempo abbia scelto la strada della riduzione al minimo e della più povera schematicità.

Sarà anche una saggezza nuova. Resta però il fatto che, mentre le nostre case si fanno sempre più adorne di lussi e fornite di comodi, noi riserviamo il nostro amore per la povertà ai luoghi della grande e tremenda «Presenza».

C’è da dubitare che il Signore sia proprio di questo parere, lui che per la prima celebrazione eucaristica – ci ha detto il vangelo di Marco che abbiamo ascoltato – non ha scelto lo squallore di una stanza disadorna né si è accontentato della casualità di un qualunque locale, ma ha voluto un ambiente di grande dignità: «al piano superiore, una grande sala con i tappeti, già pronta» (Mc 14,15).

Cardinale Giacomo Biffi, Corpus Domini 1991