mercoledì 14 settembre 2016

Danilo Quinto.Vangelo o Corano? La stessa cosa....

Se ce lo avessero detto solo alcuni anni fa, non avremmo mai potuto immaginare di dover subire certe realtà nel nostro Paese. I media titolano diverse manifestazioni del genere in molte città d'Italia, in comunità così numerose e potenti da importare alcune barbare usanze, come fosse la cosa più naturale del mondo. Auxilium christianorum, ora pro nobis! L'invocazione viene spontanea, ma la preghiera non basta e grande è l'indignazione nei confronti di chi permette e anzi incoraggia tutto questo senza porre alcun argine all'islamizzazione della nostra Patria, se ancora è lecito pensare e usare questo termine e la realtà che rappresenta, che ancora resiste almeno nei monumenti e nel cuore di chi non ha portato il cervello all'ammasso. E se poi pensiamo che alla deriva dominante non si sottraggono neppure i sacerdoti e chi è ancora più in alto, qui siamo nel cuore del problema. (M. G.)

"Siamo tutti credenti, obbediamo alla spiritualità come sorgente di giustizia, poi ognuno ha scelto la sua strada, il Vangelo o il Corano", afferma Don Franco Lanzolla, parroco della cattedrale di Bari, impegnato in preghiera con i musulmani per la festa islamica del sacrificio.

La ʿīd al-aḍḥā ("festa del sacrificio") o ʿīd al-naḥr ("festa dello sgozzamento") o ʿīd al-qurbān ( "festa dell'offerta", chiamata in lingua turca Eid Qurbani), è la festa islamica che ricorda il sacrificio ordinato da Dio ad Abramo per metterlo alla prova. Per i musulmani è per eccellenza la festa della fede e della totale sottomissione a Dio. Si sacrifica un animale, fisicamente integro e adulto: un ovino, un caprino, un bovino o un camelide. Viene ucciso mediante sgozzamento, con la recisione della giugulare che permetta al sangue di defluire, visto che per la legislazione biblica e coranica il sangue è impuro ed è quindi proibito mangiarne. La carne viene divisa preferibilmente in tre parti uguali, una delle quali va consumata subito tra i familiari, mentre la seconda va conservata e consumata in seguito e la terza viene destinata ai poveri della comunità, che non hanno i mezzi economici per acquistarlo. Il presidente di Aidaa (Associazione italiana in difesa di animali e ambiente) ha dichiarato: "Purtroppo lo sgozzamento dovrebbe avvenire solo nei macelli autorizzati e con una serie di accorgimenti che dovrebbero teoricamente ridurre al minimo la sofferenza dell'animale mentre invece avviene spesso nelle case private senza alcuna precauzione e soprattutto in maniera assolutamente illegale". Nella sola Milano si calcola che in questi giorni siano stati sgozzati almeno 30mila animali. Non c’è da meravigliarsi. Non abbiamo forse garantito ai musulmani di esercitare i diritti che derivano dai loro riti, anche se ledono le nostre leggi?

A Bari, invece, non ci sono stati sgozzamenti di animali nel padiglione della Fiera del Levante che ospitava 2mila musulmani riuniti per la festa. A officiare il rito è l’imam Adbdurrahman Ayub Said. 
Non si macella. L'imam Sharif Lorenzini, presidente nazionale e vicepresidente pugliese della Cidi, la Comunità islamica d'Italia, assicura che lo si farà in strutture autorizzate dalla Asl e aggiunge: "Nessun credo fomenta l'odio, chi dice il contrario sta solo strumentalizzando". Alle preghiere sono presenti l’assessore comunale alle Culture ("Siamo una faccia, una razza, e stesso mare", dice), fedeli cattolici e due sacerdoti della Chiesa Cattolica: don Vito Piccinonna, direttore della Caritas diocesana e Don Franco Lanzolla. Il parroco della cattedrale già si era reso protagonista, nello scorso mese di luglio, di un’iniziativa ecumenica, supportata peraltro in tutt’Italia da molti Vescovi dopo lo sgozzamento di un sacerdote cattolico da parte di islamici a Rouen, in Francia: la preghiera comune con l'imam Sharif Lorenzini, che in quell’occasione aveva preannunciato “una serie di iniziative che faremo insieme al parroco della Cattedrale. Ci rendiamo conto che la popolazione lo vuole e nei prossimi giorni rivedrò il parroco per organizzare altre iniziative comuni".

Detto, fatto. Con il parroco della Cattedrale di Bari che dissimula la Verità. Sacrilegio? Apostasia? Eresia? Sarà Dio a giudicare. Noi possiamo solo piangere e ricordare quel luogo meraviglioso affidato alle sue cure, dove lo splendore del romanico della facciata e delle navate, che risalgono al 1034, cela il tesoro del succorpo. A cinque metri di profondità, estendendosi per l’intera area al di sotto della Cattedrale, viene custodito il mistero della fede cristiana, così come si è sedimentato nel corso dei secoli, degli abitanti della città. Vi si accede attraverso una porticina situata prima dell’ingresso a destra della cripta. L’itinerario ha inizio con la fase romana, alla quale appartengono i resti di un grande edificio, articolato in diversi vani, che nei primi secoli dopo Cristo occupava l’area. Su una lastra di rivestimento in marmo di una base perduta, è stata ritrovata un’epigrafe latina, datata seconda metà del II sec. d.C., che testimonia il funzionamento della vita istituzionale, il sostenuto livello economico e sociale di Bari nella tarda età antoniniana e l’esistenza di un edificio per gli spettacoli. Di età romana è anche la strada lastricata, attraversata da una coppia di solchi di diversa ampiezza e profondità. Forse a partire dal V secolo, sui resti dell’edificio romano, fu edificata una basilica, lunga 40 e larga 18 metri, a tre navate, con abside rivolto a oriente e piani pavimentali a mosaico. Di straordinaria bellezza è il mosaico detto “di Timoteo”, attribuito al VI secolo, paragonabile ai manufatti di questo tipo che sono presenti solo in Siria. Si ammira, poi, la chiesetta alto-medievale scoperta sotto la piazzetta Bisanzio e Rainaldo, durante gli scavi del 1995 e del 1998. Il pavimento, conservato per ampi tratti, è realizzato con grandi tasselli calcarei disposti secondo un ordito geometrico definito da riquadri. Intorno alla chiesetta è presente una fitta area cimiteriale di tombe del tipo a fossa terragna oppure a casa di pietre. Sulla Basilica, a partire dal 1034, iniziò la realizzazione della nuova Cattedrale romanica, fondata dall’arcivescovo Bisanzio, eretta dal suo successore Nicola, completata nel 1064 da Andrea II. Il nucleo principale superstite della fabbrica del Mille, è riconoscibile nell’ambiente sotterraneo (confessio), diviso in tre navate. Dopo il 1170, l’arcivescovo Rainaldo ne promosse la ricostruzione. Sul modello della Basilica di San Nicola, venne ricostruito il transetto, con la cripta a sala sotto il presbiterio.

Orde islamiche, nel corso dei secoli, hanno assaltato la Puglia e Bari, fino all’assedio che durò per tutto il X secolo; solo nel 1004 i bizantini con l'aiuto dei veneziani, le cacciarono dalla città. E’ passato un millennio. Ora, sacerdoti cattolici dicono che Vangelo e Corano sono la stessa cosa. Se ci fosse qualcuno che è indotto a credergli, sappia che – da vittima – ha meno responsabilità di chi diffonde la menzogna.
Danilo Quinto - http://daniloquinto.tumblr.com/

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Ringraziamo i massoni ed i loro leccanti.
Resistere e reagire al dilagare del peccato è un dovere.

Antonio Manzionna ha detto...

Il papa pensa alla grande, lui non ritiene di essere capo della cristianita' cattolica, ma di tutta l'umanita'! Quando certi vescovi e parroci dicono tali corbellerie, il papa ne viene a conoscenza? Siccome non interviene devo pensare che approva (ho scoperto l'acqua calda,scusate!); ma non e' il custode della fede? Il fumo di satana nella Chiesa si sta diradando, gia' si scorgono le fiamme dell'inferno!

mic ha detto...

Esaltazione della Santa Croce

Nos autem gloriari oportet in cruce Domini nostri Iesu Christi,
in quo est salus, vita et resurrectio nostra, per quem salvati et liberati sumus.

mic ha detto...

Celebrare la glorificazione della croce non è l’esaltazione del patire, ma è credere che il Signore può usare le nostre stesse lacune per dare la Sua pienezza, può dire se stesso nei nostri silenzi, può seminare risurrezione laddove siamo caduti a terra, anzi, sotto terra. La croce è il sigillo della folle sapienza di Dio perché lì noi abbiamo consegnato il figlio alla morte e proprio lì, il Padre, ce l’ha consegnato come balsamo che guarisce, pane che nutre, sofferenza che consola e morte che frega la morte, risorge e ci dona la vita. 
(Robert Cheaib)

mic ha detto...

Direi meglio : il Figlio si è consegnato alla morte per obbedienza e a gloria del Padre e per la nostra salvezza...

Sonia ha detto...

Non c' è rimedio a tutto questo, anzi si diffonderà sempre più, perché non solo il mondo laico vuole questo ma purtroppo l' inquinamento si è diffuso dentro la nuova chiesa e il vescovo di Roma ne è il primo artefice... Non ci resta che pregare, ma ho paura anch' io che la sola preghiera non basti...

tralcio ha detto...

La croce separa: chi è inchiodato da chi inchioda.
Come il serpente di bronzo salvava il popolo dai morsi dei serpenti velenosi, il Cristo crocifisso salva i cristiani dai morsi dei veleni del mondo. Il peccato genera serpi velenose.
La croce separa chi guarisce dai morsi e chi muore per gli stessi morsi, che sono per tutti.
La croce non è disabitata: c’è il Verbo incarnato a fare di quel patibolo infamante (che ti fa soffrire nella carne e insieme ti espone al disprezzo di chi ti insolentisce) l’assoluta rivelazione dell’amore di Dio per l’uomo.
Per tutti sono i morsi, per molti la guarigione: così insegna(va)no i sacerdoti del Cristo venuto a portare soccorso ai perduti.
Ma ora quella croce (scandalo per il mondo, stoltezza per quelli che si perdono, ma che per quelli che si salvano, ossia per i cristiani, è potenza di Dio…) è diventatata indigesta agli stessi cristiani, perché accusata di non costruire ponti, ma muri. Separa.
Chi è a guida dei cristiani trova limitativo questo ruolo, portando la stessa croce, salvando dagli stessi morsi, accettando di essere considerati stolti e scandalosi… La croce come distintivo è assurda. Invece se siamo tutti insieme, sulla stessa barca, la croce può servire per remare, spinta da braccia poderose che ascoltano il capovoga di tutti, ognuno con il suo simbolo da usare. In questa strana gara gli avversari non sono più i peccati e i seminatori di peccato, anche loro da guarire, ma sono quelli che la croce non la usano per remare, ma per adorare il crocifisso e per esserne guariti. Loro sono le serpi velenose per chi ambisce a essere la guida del mondo.

Josh ha detto...

Attenzione anche alle simbologie.

Scempio ulteriore in questa occasione è che nessun sacerdote abbia notato pubblicamente che l'agnello per il sacrificio ordinato da Dio ad Abramo per metterlo alla prova, alla fine offerto al posto di Isacco -agnello che la la festa islamica ancora proclama- era prefigurazione di Cristo, l'Agnello,
e l'ultimo Sacrificio e definitivo (come spiega S. Paolo in Ebrei) è stato quello di Gesù, in forma di Dio incarnato che dona se stesso.

Ogni sacerdote che "collabora" con questo "sacrificio" di animale, mostra che gli sembra normale ancora dopo la venuta del Salvatore, sacrificare animali a Dio come prima che Gesù fosse venuto, come che non avesse espiato e redento un bel niente.

Non vedo cosa ci sia da "concelebrare" da parte di preti cattolici più o meno titolati: l'unico significato è il rifiuto di Gesù.

Anonimo ha detto...

Nos autem gloriari oportet in cruce Domini nostri Iesu Christi,
in quo est salus, vita et resurrectio nostra, per quem salvati et liberati sumus.

La Croce c'e' ma e' del Risorto.... Cosi pure per noi... La croce nella vita c'e' ma Gesu ci assicura che si risorge. La fede la vita con fede in Gesu' e con carita' costa e c' e'croce ma ne viene la salvezza. Dal Crocifisso Risorto nasce la speranza..Coraggio..la morte e il dolore non sono ultimi. Ave Maria e avanti ascolta radioMaria

Josh ha detto...

Cfr. Ebrei 9

e Vangelo Giovanni, cap. 8, vv 52-59

mic ha detto...

Caro Josh, ci avevo pensato anch'io e se oggi ne avessi avuto il tempo avrei scritto un articolo. Penso che lo farò. È importante non lasciar cadere questi che sono principi che oggi sono in pochi a riconoscere.

Anonimo ha detto...


@ L'esaltazione della S. Croce nella 'Imitazione di Cristo'

Libro II, cap. XII

1."Dure sembrano a molti codeste parole: "Rinunzia a te stesso, prendi la tua croce e segui Gesu'"[Mt 16, 24]. Ma ben piu' duro sara' sentirsi dire queste altre, in ultimo: "Via da me, maledetti, andate nel fuoco eterno!" [Mt 25, 41]. Ma coloro che ascoltano ora volentieri l'invito alla croce e lo seguono, non tremeranno ascoltando la sentenza della dannazione eterna: "Questo segno della croce stara' nel mezzo del cielo quando il Signore verra' come giudice" [Mt 24, 30]. E allora tutti i seguaci della croce, quelli che in vita si uniformarono al Crocefisso, si avvicineranno a Cristo giudice in piena fiducia.

2. Perche' dunque tanta paura di prenderti la croce che e' la via del cielo? Nella croce e' la salvezza, nella croce la vita, nella croce il baluardo contro i nemici. Nella croce la sorgente delle soavita' celesti, la forza dell'anima, la gioia dello spirito. Nella croce la pienezza della virtu', nella croce la perfezione della santita'. Nessuna possibilita' di salvezza per l'anima, nessuna speranza di vita eterna fuorche' nella croce.
Prendila dunque la tua croce e segui Gesu': giungerai alla vita eterna. Egli ti ha preceduto portando la sua croce, ed e' morto sulla croce per te affinche' tu potessi portare la tua con l'aspirazione ardente di morirvi sopra. Perche' se morrai con Lui, con Lui parimenti vivrai; e dopo essergli stato compagno nella sofferenza, lo sarai anche nella gloria." (tr. it. di Carlo Vitali, BUR, 1958, p. 81). PP

Anonimo ha detto...

Sugli sgozzamenti non si sono sentiti nemmeno gli animalisti come a pasqua con l'agnello e come tacciono le femministe a proposito del burka.

Luisa ha detto...

Senza parole:

http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/16_settembre_14/monsoni-animali-sgozzati-dhaka-diventa-fiume-sangue-ee5be662-7aaa-11e6-a4f4-4d2467f05bee.shtml