domenica 12 agosto 2018

XII Domenica dopo la Pentecoste

Deus, in adiutórium meum inténde: Dómine, ad adiuvándum me festína: confundántur et revereántur inimíci mei, qui quærunt ánimam meam. (Ps 69:2-3)
Avertántur retrórsum et erubéscant: qui cógitant mihi mala. (Ps 69:4)
Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen
SAN SIMEON PICCOLO
cappellania per la liturgia in rito tridentino a Venezia

Al centro del vangelo di oggi si trova una domanda importantissima: «Che devo fare per ottenere la vita eterna?»
La risposta è «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua
forza e con tutta la tua mente e amerai il prossimo tuo come te stesso». Ma poi si pone la domanda: “Ma chi è «il prossimo»? Alla domanda “Chi è il mio prossimo?” Gesù risponde con la parabola dell’uomo che sulla strada da Gerusalemme a Gerico viene assalito dai briganti che lo abbandonano ai bordi della via, spogliato e mezzo morto. Passano sulla medesima strada un sacerdote e un levita e vanno oltre. Poi arriva un samaritano.
E il Samaritano si commuove; «Ne ebbe compassione», “Misericordia motus est”. In virtù della misericordia che colpisce la sua anima, diviene lui stesso il prossimo del uomo ferito. E Gesù dà il comando “Vai e fa anche tu lo stesso”.
Ma Gesù non ci dà soltanto il comando di amare nostro prossimo, ma ad ogni cristiano battezzato Cristo dà anche la capacità di osservare questa legge. Cristo ha istituito i suoi sacramenti per unirci a lui per via di questi mezzi, per via dei sacramenti, Cristo ci mette in grado di amare Dio e il nostro prossimo. “Caritas Christi urget nos” insegna San Paolo: è la carità di Cristo che ci spinge, che ci muove. Cristo ci dà il comando di agire come ha agito il Samaritano nella parabola; e Cristo ci dà anche le grazie necessarie per essere come lui compassionevoli, pietosi verso i nostri prossimi. Così San Paolo scrive nella Epistola di oggi: “La fiducia verso Dio, noi l’abbiamo in virtù del Cristo”. San Paolo insiste che non in virtù delle nostre forze siamo in grado di amare Dio e il nostro prossimo, ma tramite le grazie che Cristo trasmette a noi. Dice l’Epistola di oggi: “Non da noi stessi siamo atti a concepire alcunché, come se derivasse da noi stessi; ma la nostra capacità viene da Dio”
La nostra capacità di amare Dio e di amare il nostro prossimo viene da Dio. Perciò la prima orazione della messa di oggi prega: “Onnipotente e misericordioso Dio, poiché dalla tua grazia proviene che i tuoi fedeli degnamente ti servano, concederci, ti preghiamo, di correre senza ostacoli verso i beni da te promessi.” Cristo ha promesso la vita eterna a chi lo ama e a chi ama allo stesso tempo anche il suo prossimo. Durante questa messa preghiamo che Cristo, origine e causa di ogni virtù, ci dia la forza di amare il nostro prossimo; che gli ostacoli che troppo spesso ci impediscono di amare, cioè l’egoismo, la freddezza di cuore, l’insensibilità, siano vinti dalla grazia del nostro Redentore; che il Salvatore ci faccia il dono della compassione del Samaritano.
Preghiamo: Jesu mitis et humilis corde, fac cor nostrum secundum cor tuum. Gesù, mite ed umile di cuore, rendi il nostro cuore conforme al tuo. Amen.
Il cappellano, don Joseph Kramer

1 commento:

Anonimo ha detto...

Le battute ironiche di Riccardo Muti sulle schitarrate durante le messe in volgare, sono cose che molti di noi dicono da decenni, quasi tutti i giorni.
Ma è significativo il fatto che, dette da Muti e chiaramente come rimprovero per l'insulsaggine del clero odierno, mettono subito in rilievo la plebeizzazione di questo clero e la volgarizzazione di ciò che costituisce la cosa più sacra, necessaria e sublime di questo mondo.
In fondo, ben pochi lo capiscono, ma le chitarre durante il Santo Sacrificio sono il più pazzesco ossimoro mai concepito.
Si strimpella il Santo Sacrificio di Dio fattosi Uomo per la nostra redenzione. Come se sul Golgota, qualcuno, lì presente, si fosse messo a suonare le chitarre e a fare festa...
Qualcuno dirà: ma la Messa Nuova non è il Santo Sacrificio! E' la Cena tenuta dall'Assemblea dei fedeli.
Certo, messa così, le schitarrate ci possono anche stare.
Peccato che allora è inutile andarci, però. Meglio un concerto rock.
La Messa è altro. E non ammette ossimori.
Parla latino, canta in gregoriano o polifonico, rende gloria a Dio e rende santi gli uomini, riconciliandoli col Preziosissimo Sangue.
Il "popolo dei fedeli" - per usare il loro linguaggio - comincia a capirlo. I "pastori" starnazzano con chitarre e mandolini.
Vi sono sacerdoti che non tradiscono e pagano caro questo. Come i laici... Bene, questi sono da seguire. Il resto, lasciatelo con gli immigrati, con le chitarre e... tutto il resto, di cui è meglio non dire.
Perché... lex orandi, lex credendi. Mai lo costatiamo come in questi giorni fatali.
Massimo Viglione