domenica 30 dicembre 2018

'Ope legis'. Considerazioni sul ridimensionamento del motu proprio 'Summorum pontificum' - Cesare Baronio

I sacerdoti, almeno per ora, sembrano paralizzati... vedremo. Richiamo l'attenzione sui diversi link di approfondimento inseriti insieme a quelli proposti dell'Autore.

La notizia della imminente promulgazione del documento con cui viene sciolta la Pontificia Commissione Ecclesia Dei è trapelata sulla stampa. La maggior preoccupazione dei Cattolici conservatori è che questa decisione di Bergoglio costituisca solo il primo passo ufficiale verso l’abolizione del Summorum Pontificum, o quantomeno verso un suo drastico ridimensionamento. 
Già alcune settimane orsono, in seno alla Conferenza Episcopale Italiana, Redaelli, Brambilla e Girardi avevano caldeggiato la soppressione del Motu Proprio, definendolo un non-sense giuridico [qui]. Ovviamente quelle esternazioni, lungi dall’esser prontamente censurate, dovevano rappresentare un primo ballon d’essai per valutare le reazioni dei fedeli [un primo approccio qui]. La firma del documento papale aggiunge una seconda, prevedibile conferma della minaccia che incombe su quanti si trovano a beneficiare della liturgia tradizionale dovendo al contempo accettare saltem impliciter tutto l’impianto dottrinale, liturgico e disciplinare del Vaticano II, che a quella liturgia è palesemente alieno.

Secondo La Verità [qui], la decisione di Bergoglio ha come scopo ultimo la cancellazione del Motu Proprio di Benedetto XVI, che per ora - lui vivo - può esser solo depotenziato nei suoi effetti; lo scopo secondario, ma non per questo meno insidioso, dovrebbe esser quello di creare in vitro una competizione tra la Fraternità San Pio X e l’ala conservatrice della Chiesa, «per alimentare le gelosie tra gruppi tradizionalisti». Questa, però, è una voce malevola e tendenziosa diffusa da ambienti conservatori legati alla Santa Sede, che vorrebbero attribuire la responsabilità dello scioglimento dell’Ecclesia Dei ad una sorta di congiura della Fraternità San Pio X ai danni dei concorrenti approvati da Roma. Una voce diffusa ad arte da chi ha trovato qualche sprovveduto che ha prontamente abboccato all’amo. 

Conoscendo il gesuita Bergoglio, è facile intuire che questo rientri nella strategia di indebolimento dell’opposizione conservatrice e al contestuale rafforzamento degli ultraprogressisti. Suona nondimeno difficile pensare che la Fraternità consideri strategicamente positiva l’idea di vedersi riconosciuto dalla controparte romana una sorta di monopolio dell’antica liturgia, e questo per un semplice motivo: qualora essa si trovasse a dover contestare le presenti e future deviazioni dottrinali dell’Argentino, sempre più sconcertanti, si troverebbe de facto ghettizzata, e con esso il rito tridentino stesso. E questa doverosa opposizione alle eresie di Bergoglio - soprattutto dinanzi al silenzio dei Prelati conservatori - non potrà esser differita solo per timore di veder rinnovate quelle sanzioni canoniche, che negli scorsi decenni furono comminate dalla Santa Sede all’Istituto di mons. Lefebvre, peraltro ricorrendo a pretesti giuridici che mascheravano altri ovvi intenti. É impensabile che l’attuale Superiore Generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, possa sceglier la via del silenzio nei confronti di Roma, vieppiù laddove dovessero realizzarsi quelle riforme deliranti che da più parti si annunciano come imminenti. 

Il progetto di Bergoglio è quindi chiaro: far sì che la Fraternità diventi l’unico Istituto ad avere una vera e propria indipendenza liturgica e dottrinale, in attesa di liberarsene; tollerare temporaneamente gli Istituti dell’Ecclesia Dei che hanno indipendenza liturgica parziale ma totale dipendenza dottrinale e disciplinare dalla Santa Sede, e quindi sempre sotto minaccia di un commissariamento; infine, privare i sacerdoti della possibilità di celebrare liberamente il rito antico, con il pretesto che sarebbe venuta meno quella «emergenza liturgica» che aveva originato la Pontificia Commissione [qui]. 

Rimane nondimeno il fatto che - dopo la revoca delle cosiddette scomuniche da parte di Benedetto XVI ed il successivo riconoscimento quasi completo della giurisdizione della Fraternità ad opera di Bergoglio - l’inevitabile denuncia degli errori e delle eresie verrebbe facilmente additata come una mancanza di gratitudine verso la Sede Apostolica, tale da giustificare il diniego dell’autorizzazione a consacrare nuovi Vescovi, con il conseguente riproporsi della situazione del 1988. Anche in quel caso, senza poter ovviamente condannare la Fraternità per la sua ortodossia, si riuscì a scomunicarne i membri costringendo mons. Lefebvre a disobbedire alla Santa Sede, che continuava a rinviare le Consacrazioni episcopali, nella speranza che la morte del Presule risolvesse la questione.

In sostanza, il Vaticano sta facendo in modo che la Fraternità si trovi nella situazione di dover compiere dei passi che abbiano come inevitabile conseguenza il materializzarsi dello scisma. Uno scisma che - giova ricordarlo - sarebbe provocato da Bergoglio col solo scopo di estromettere l’unica voce integralmente cattolica in seno alla Chiesa, o almeno la più rappresentativa ed incisiva. E di far confluire in essa quel dissenso diffusissimo tra i fedeli ed il basso Clero, esasperato dal paradigm shift di Santa Marta e - c’è da credere - scandalizzato dalla revoca della liberalizzazione del Vetus Ordo. 

I moderati diranno che l’allarme circa la cancellazione del Summorum Pontificum è immotivato, e che il Motu Proprio già firmato ma non ancora promulgato si limiterà probabilmente ad un riordinamento organizzativo, e che esso non avrà alcun impatto concreto nella celebrazione della liturgia tradizionale così com’essa è attualmente. Saranno soprattutto la Fraternità San Pietro, l’Istituto del Buon Pastore e l’Istituto di Cristo Re a sostenerlo in pubblico, mentre in privato stanno già ricorrendo ai loro protettori di Curia, ai quali sollecitare interventi discreti affinché non venga decretata la loro sparizione. Qualcuno ha anche escogitato il sistema per dar la colpa del «furto della Messa tradizionale» alla Fraternità, cosa che non solo è manifestamente infondata, ma che contraddice palesemente l’atteggiamento da essa mostrato nei confronti dei tanti sacerdoti che si sono riavvicinati alla liturgia perenne della Chiesa.

Il prevedibile risultato - come acutamente preconizzava Patrick Archbold [qui] è che venga revocata la possibilità di celebrare nel rito antico a tutti i sacerdoti secolari e regolari che non facciano parte del rassemblement ufficiale: 
«Penso che abrogheranno il Summorum Pontificum (in particolare il diritto individuale dei sacerdoti di celebrare la Messa antica) pur continuando a permetterne la celebrazione all’interno di una struttura di super-indulto creata dall’Ecclesia Dei. […] Ci riporteranno all’era dell’Indulto e ci ammasseranno in alcuni gruppi (Fraternità San Pietro, Istituto di Cristo Re ecc.) e in alcuni centri di indulto esentati dalla liturgia ordinaria». 
A confermare questa eventualità tutt’altro che remota, ecco un primo, significativo passo da parte dell’avanguardia bergogliana. Il 17 Dicembre scorso mons. Víctor Manuel Fernández, Arcivescovo Metropolita di La Plata, in Argentina, ha promulgato un decreto [qui] con il quale - in palese violazione al dettato del Motu Proprio Summorum Pontificum - viene imposta al Clero dell’Arcidiocesi la sola celebrazione della liturgia montiniana, in lingua vernacolare, con l’altare rivolto al popolo. La Messa tridentina è stata confinata ad una sola celebrazione domenicale ed una sola feriale per tutta l’Arcidiocesi. Ed è da notare che questo decreto non solo viola il Motu Proprio, ma contraddice anche le disposizioni liturgiche del Novus Ordo, che non impongono - almeno in teoria - né l’orientamento dell’altare versus populum, né l’uso esclusivo della lingua volgare. 

Ricordiamo che mons. Fernández, detto Tucho [qui - qui - qui - qui], è il ghost writer delle encicliche bergogliane, suo intimo amico e confidente, ed uno dei più strenui sostenitori di Amoris laetitia nella sua interpretazione eretica. Avevo scritto di questo Prelato lo scorso Marzo [qui], quando egli se ne uscì con un’affermazione sconcertante: «Io vedo che dentro l’ambito cattolico, lo stile di Francesco sta producendo un’irreversibile demitizzazione del papato. Finora alcuni cattolici potevano criticare i Papi, ma ora c’è un’enorme libertà nel farlo senza che nessuno venga sanzionato per questo. Ciò toglie alla figura del Papa quell’alone eccessivamente sacro, di essere superiore e intoccabile». 

Sempre a proposito di Bergoglio «superiore e intoccabile», Tornielli chiedeva al Presule se dopo Amoris laetitia ci fosse confusione nella Chiesa. E Fernández risponde: 
«Amoris laetitia implica un cambio paradigmatico nel modo di trattare situazioni complesse, anche se ciò non comporta l’apertura di tutte le porte. Va sicuramente più in là della possibilità per alcuni divorziati risposati di poter ricevere la comunione. Questo cambio, che ci impedisce di essere duri e matematici nei nostri giudizi, è molto fastidioso per alcuni. Ma il Papa ha fatto pubblicare una nota negli “Acta Apostolicae Sedis” come “magistero autentico”. Solo il Papa può prendere una decisione di questo tipo e Francesco l’ha fatto. Quindi, non c’è alcuna confusione. Sappiamo già cosa il Papa richiede. Un’altra cosa è che ti piaccia o meno, che ti sembri buono o meno. Ma quindi non si deve dire: “è confuso”. Si deve dire: “non mi piace”. O meglio: “Io preferisco una Chiesa con norme più ristrette”». [Sulla impossibilità del cambiamento paradigmatico si è pronunciato il Card. Müller qui. Ne ho parlato qui - ndR]
Non pare fuori luogo ipotizzare che questa decisione dell’Arcivescovo di La Plata costituisca - secondo il procédé tipico della setta conciliare - un’anticipazione di quel che si appresta a fare, a livello globale, Bergoglio. Ed essendo mons. Fernández molto influente in seno alla Conferenza Episcopale Argentina, è evidente che il suo assist verrà interpretato dai confratelli come un perentorio ed autorevole invito ad adeguarsi anch’essi, ostacolando l’applicazione del Summorum Pontificum fino a quando, in virtù dell’Autorità Apostolica, l’Argentino darà il colpo di grazia alla liturgia tridentina, sbaragliando l’ala conservatrice cattolica. 

Scriveva Patrick Archbold qui
«No, non metterà al bando la Messa tradizionale in latino, non penso: troppo tardi per questo e c’è un modo molto più semplice per raggiungere i suoi obiettivi. Il Papa farà qualcosa di molto peggio che vietarla: la cambierà. […] Così il gioco è fatto. Qualsiasi gruppo approvato che resista ai cambiamenti o si lamenti troppo forte verrà sottoposto alla Visita Apostolica e verrà eliminato per aver rifiutato di sottomettersi al Pontefice. Qualsiasi comunità diocesana dell’Indulto che opponga resistenza verrà fatta fuori. E ogni Cattolico che pensi di poter scendere nelle catacombe e avere solo Messe celebrate in case private? No: i singoli sacerdoti non hanno più il diritto di dire la Messa. Chi ci prova vuol dire che si rifiuta di sottostare all’autorità del Papa: è uno scismatico, e così pure qualsiasi Vescovo. O si accetta la sottomissione al Vaticano II o si è considerati scismatici. Qualsiasi tentativo di vivere un’autentica vita cattolica tradizionale, sia come religioso, o semplicemente frequentando la Messa antica, ti renderà automaticamente uno scismatico. Se ti rivolgi alla Fraternità San Pio X sei scismatico. Se vai a una Messa clandestina, sei scismatico. Se costituisci un gruppo di fedeli sotto una regola tradizionale senza il permesso di Roma, sei scismatico. Trasformeranno qualsiasi tentativo di vivere una vita cattolica tradizionale in un atto di disobbedienza».
Mi permetto nondimeno di evidenziare una grave mancanza di lungimiranza in quanti, pur animati da buone intenzioni, hanno accettato la parziale applicazione del Motu Proprio. La liberalizzazione della liturgia tridentina, così come prevista, autorizzava la costituzione del coetus fidelium in tutte le parrocchie, senza chiedere alcuna autorizzazione all’Ordinario del luogo, se non in caso di impossibilità o indisponibilità del proprio Parroco. Invece, si è lasciato che gli Ordinari designassero una chiesa non parrocchiale in cui i fedeli legati al rito antico avessero le loro funzioni come in una riserva indiana. 

Questa deroga al dettato del Motu Proprio avrebbe dovuto esser denunciata sin dal principio, perché è evidente che se si fosse potuta celebrare il Vetus Ordo in molte parrocchie, e non solo in una chiesa, anche i parrocchiani non abituati al rito antico avrebbero potuto conoscerla e si sarebbero sentiti meno penalizzati nell’assistervi, cosa che viceversa è avvenuta; gli stessi Parroci avrebbero conosciuto la liturgia tridentina e probabilmente molti di loro l’avrebbero apprezzata, lasciandosi formare anche dallo spirito profondamente cattolico che essa trasmette. L’applicazione ad litteram del Motu Proprio avrebbe insomma diffuso ulteriormente la Messa di San Pio V, rendendo molto più complicato tornare allo status quo ante. 

Dobbiamo quindi riconoscere che l’aver preferito cedere su questo punto, da parte di numerosi gruppi di fedeli conservatori, li ha indeboliti sin dal principio, anziché rafforzarli, perché ha li ha concentrati in pochi centri, permettendo ora di colpirli con maggior efficacia e senza coinvolgere molte più chiese. Anche di questo, duole ammetterlo, avevo scritto nel 2007 e poi nuovamente nel 2011 [qui], ricordando che la destinazione di una chiesa per la celebrazione del rito tridentino era già prevista dall’Indulto Apostolico Ecclesia Dei, e che la novità del Summorum Pontificum risiedeva soprattutto nel fatto che i fedeli potessero rivolgersi al proprio Parroco per veder riconosciuto il loro diritto. [Quanto al mio contributo sulle difficoltà emerse fin dal'inizio, vedi qui; più recente qui; Paolo Pasqualucci qui]

Dinanzi al realizzarsi di queste previsioni - estremamente realistiche - vien da chiedersi se i Prelati, i sacerdoti ed i laici legati alla liturgia tradizionale si lasceranno privare del diritto loro riconosciuto da San Pio V e confermato da Benedetto XVI, o se sapranno disobbedire coraggiosamente ad un vero e proprio abuso che non ha alcuna giustificazione se non l’odio teologico verso la Messa cattolica. 

Il problema è che, sia che obbediscano sia che non obbediscano, avranno reso possibile quello scisma de facto verso cui li ha condotti Bergoglio: 
«Ecco: questo è il modo in cui si può trasformare uno scisma de facto in uno scisma reale, con i fedeli cattolici posti fuori dalla Chiesa ufficiale. […] Hanno chiuso ogni via di fuga e ci stanno guidando verso la scogliera, perché è lì che ci vogliono. Scegliere: obbedienza o fede».
L’unica possibile via per scongiurare questa estromissione ope legis dei Cattolici dalla Chiesa, oggi eclissata ed infeudata da apostati, è di denunciare con la massima forza questo abuso, prima che si concretizzi in un atto ufficiale con la promulgazione del Motu Proprio. - [Fonte]

22 commenti:

irina ha detto...

Spero che il Signore dia, a chi la necessita, questa certezza, questa forza, che forse è anche quella potentissima della disperazione e che l'Angelo Custode apra la bocca e faccia dire a chi deve, quello che bisogna dire, ormai, lucidamente.

Anonimo ha detto...

In occasione del decennale del Summorum Pontificum uscì un’intervista a Mons. Pozzo su Radici Cristiane. Purtroppo non ho sotto mano il numero, ma ricordo abbastanza bene il contenuto: fra le righe, l’Eccellentissimo Presule enfatizzava molto il ruolo dei vescovi nel “concedere” la celebrazione della Messa antica. Qualcuno ha modo di riscontrare? Grazie
Antonio

Valeria Fusetti ha detto...

Non è un "odio teologico contro la Messa Cattolica", ma la distruzione della Messa rivela, sin dall'inizio l'odio, profondo ed inestinguibile, per la Chiesa Cattolica, tutta la Chiesa Cattolica così come è stata ordinata (mi si passi il termine) dai Padri del Concilio di Trento. La Santa Messa ne è il cuore. La Santa Messa è l' Incarnazione di Gesù Cristo, la dichiarazione e la realtà della Sua adorabile presenza come Creatore e Re dell' Universo. Qualsiasi cosa buona abbia prodotto il Vaticano II è evidente che è stata sommersa ed annullata dall' eresia che vi era, nello stesso tempo, stata sigillata. Volutamente introdotta come il cancro che doveva colonizzare la Chiesa. Come ha scritto Archbold la scelta, per noi come per i cattolici cinesi, è la stessa : obbedienza o fede. Sembra una scelta, ma l'obbedienza che porta lontano dalla fede che tipo di obbedienza è ? Per chi è convinto che il Concilio di Trento abbia tradito Gesù Cristo e lacerato la Sua Chiesa c' è una sola scelta possibile. Chi è convinto che il Concilio di Trento abbia salvato la Chiesa di Gesù Cristo dall' eresia, e mantenuta nell'alveo della Tradizione Apostolica, la scelta non può essere la stessa. Ed è una scelta che non vale solo per questa vita. È forse strano ma ho l'impressione che mai come ora il Signore abbia saldamente in mano il Suo ventilabro, perché non può tollerare per sempre la presenza di Belial, il signore della superbia e dell' orgoglio.

Anonimo ha detto...

Il mio vescovo MAI ha permesso il VO, alla faccia del SP- neanche sotto BXVI.La verità fa emergere una questione spinosa per la FSSPIOX oltre che ribadire le varie fonti della notizia "...sono rimasti solo 3 vescovi non scomunicati...serve l'autorizzazione per nuove nomine episcopali…" e dato che l'eretico è x loro papa, la vogliono da Bergoglio. Giusto quanto dice sopra uno dei fautori della demolizione, se si riconosce Papa costui, alla faccia le critiche fanno solo il suo gioco di demolire il primato petrino dopo i colpi ben assestati dai suoi predecessori fin dal…. partiamo anche solo dalla vendita della tiara? Lo scisma è lo spauracchio di chi non crede, perché mai ci sarà scisma nella UNA Chiesa. Saranno alcuni che si separeranno in parte le vesti tirandole ai dadi ma la tunica inconsuntile non sarà mai con loro, piuttosto esaminiamo che questa tunica non sta in mano a Bergoglio? E neppure con Ratzinger? Questo sarebbe l'ora di fare, invece di menar il can x l'aia, piaccia o non piaccia.

Marco ha detto...

Mah.... confidiamo nella Beata Vergine Maria... alla fine il Suo Cuore Immacolato trionferà! Nel frattempo: lotta dura senza paura!

mic ha detto...

Anonimo 18:49
Nonostante le ambiguità più volte rilevate nei pontificati precedenti, non riesco ad aderire a tesi sedevacantiste.
Quanto alla FSSPX non mi pare che vogliano il riconoscimento canonico ad ogni costo come sembra dedursi da ciò che lei dice.

GIOVANNI ENZO Basile ha detto...

Essere scomunicati da Bergoglio sarebbe per la fsspx un attestato di fedeltà alla unico dio

Andrea Cattaneo ha detto...

D'altronde San Paolo lo ha scritto a chiare lettere : "verrà abolito il sacrificio quotidiano".

Anonimo ha detto...


Trasformeranno ogni tentativo di vivere la vera vita cattolica in un atto di disobbedienza, in uno scisma.

Calma. L'atto scismatico è atto di disobbedienza ma non ogni atto di disobbedienza è scismatico. Perché sia tale occorre che tale atto dimostri in chi lo fa l'animus dello scismatico, non basta il disobbedire, che può esser giustificato dallo stato di necessità, anche in base al Codice di Dir. Can. del 1983, anzi abbastanza largo in materia. L'animo dello scismatico è rivelato dalle modalità dell'atto, volto a costituire una "chiesa parallela" come si suol dire, con una propria gerarchia. Da questo atto deve comunque apparire la volontà di disconoscere la giurisdizione del Papa, in quanto tale. Considerare ingiusta una sua norma, un suo divieto, e non applicarla o disattenderla, invocando lo stato di necessità (il mantenimento del rito antico), non rientra in alcuna categoria di atto scismatico.
Intanto andrebbe contestata l'affermazione che non esistano più i presupposti per il mantenimento in vigore del motu proprio Summorum Pontificum. Forse che le degenerazioni del Novus Ordo sono finite? In Germania parlano addirittura di riti per omosessuali o mi sbaglio? Di benedizioni di coppie omo. Per tacere della prassi ordinaria di questo rito inventato a tavolino. Dunque: documentare la necessità, ancora più forte che in passato, di mantenere in vigore il decreto di Ben. XVI, come primo passo per difendersi.
Alla peggio ci sono sempre le Messe celebrate dalla FSSPX, assistervi non comporta alcun peccato da parte del fedele né obbliga a "far parte" della FSSPX, come stranamente sembrano credere in tanti: la FSSPX non è una setta, chiunque può assistere alle sue S. Messe liberamente, come per ogni altra Messa celebrata nella Cattolicità.
PP

irina ha detto...

Non so cosa sia stato a creare questa situazione o uno spirito di gruppo generico dei chierici o proprio una comune scelta politica. Spirito di gruppo e scelta politica comunque più forti della loro fede. Questo è veramente grave. Gravissimo. So di sacerdoti, latinisti eccellenti, che non hanno mai celebrato la messa in latino, causa 'i permessi'. Dietro tutta questa tristissima storia o c'è un odio inveterato verso la Chiesa o una manipolazione, un plagio, un'intimidazione diabolica, fatta su tutti e su ciascun chierico. Mentre mi è facile immaginare che per gli erotomani il sacramento di satana sia stato il collante che ha mantenuto la coesione intorno ad una 'politica', non riesco a capire in base a quale tacito ricatto hanno potuto essere tenuti in pugno i casti, i virtuosi. A meno che il segreto del confessionale non sia stato usato come una sorta di schedatura. Non posso crederlo. NO. Qui non c'è solo Bergoglio, qui c'è un sistema che risponde con un assenso o col silenzio a Bergoglio. E il sistema è molto più di Bergoglio. Sinceramente non so. Qui la mafia è diventata sistema. Basta. Veramente basta.

irina ha detto...

Che abbiano tutti dovuto giurare sul CVII e sul NO? Può darsi, questo potrebbe essere.

mic ha detto...

Can. 751 - Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti.

Valeria Fusetti ha detto...

A Irina@ cito: c'è un odio inveterato verso la Chiesa o una manipolazione ecc" , carissima mi sembra che se al posto della "o" si metta una "e" tutto il ragionamento prenda maggior senso. Anche se è un senso che fa orrore. Hanno potuto tenere in pugno i casti e i virtuosi, ed ancora lo fanno almeno con molti, con l'uso spregiudicato del Canone 751,citato da Mic Hanno usato la paura di essere considerati siscmatici.Per uno spirito cattolico può essere un'accusa,anche solo implicita, tale che ha fatto morire di crepacuore il card. Cafarra, ed altri prima di lui,dopo il CVII.Da qui il dilemma di cui parla Archbold, la scogliera in cui cercano di gettare i cattolici: l'obbedienza contro la fede, mentre l'obbedienza ai Pastori è stata, per secoli, obbedienza a chi confermava nella Fede. Per questo molti,come ha testimoniato mons. Baronio, per tanto tempo non hanno voluto vedere. È per questa sorta di orrore che altri, ancora oggi, non ne sono capaci, rivolgendo magari il loro livore a mons. Lefevre (e ai parroci e consacrati formati nei seminari da lui fondati)che ha visto il pericolo, ed ha fatto quello che era nelle Sue possibilità per dare una zattera di salvataggio alla Chiesa. Soffrendone immensamente ma consacrandola al Cuore Immacolato di Maria, da figlio fedele della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Anonimo ha detto...

Parlo della mia diocesi e basta, il mio vescovo permette la celebrazione della messa VO di domenica, chiesa del patriarcato di Costantinopoli, S.Nicola, il sacerdote che celebra è molto anziano, ma finora tutto ok, poi c'è il Priorato Madonna di Loreto frequentato molto da persone provenienti da vari luoghi, poi c'è un gruppo tradizionalista a sé stante che ogni 13 del mese celebra nella chiesa che si sono costruiti a proprie spese, quindi arriva la nota dolente, il 99,9 dei preti, età media 67 e oltre, neanche da morti celebrerebbero, all'uscita del SP non sto a dire gli insulti e le derisioni per il Papa dell'epoca, adesso è tutto rose e fiori col vdr e non poteva essere diversamente, il livello delle messe NO è accettabile, con qualche eccesso, ma tutto sommato sono dignitose, altro sono le chiese(?)costruite dopo gli anni '70, quelle sì un obbrobrio insopportabile, l'affluenza è sul basso, il numero dei fedeli tradi stabile, il priorato si riempie perché arrivano da fuori, Rimini è sempre fedele a sé stessa, anticlericale come Fellini e il suo degno compare Silvestrini,si può dire? Sennò bannare. Buon anno nuovo a tutti voi. Lupus et Agnus.

Maurizio ha detto...

..."scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti"

Cara mic, la definizione di "scisma" mi fa riflettere ...
Prendiamo un nome a caso, fra i tanti ... Il cardinale Schillebeeckx ... Sappiamo bene come concepisce il proprio mandato, e le posizioni che pubblicamente sostiene... Eppure trattasi di "membro della Chiesa soggetto al papa". E io dovrei essere in comunione con costui? Mi spiace, ma non mi ci sento proprio!
Vogliamo scendere molto più in basso? Prendiamo allora un altro nome a caso, l'ormai celebre don Fredo Olivero, quello che non fa recitare il Credo durante la messa, ma lo sostituisce con un suo credo personalizzato... Anche questo tizio è un "membro della Chiesa soggetto al papa" .... E io dovrei essere in comunione con costui?

irina ha detto...

@ Valeria Fusetti,
al fondo rimane, a mio parere, un problema di educazione del giovane chierico, il quale anche durante gli anni di studio deve essere guidato ad onorar la Verità, non l'insegnante. Questo è un tranello, perchè dopo l'insegnante viene il superiore o il più anziano, fino al culmine della gerarchia.

Ricopio dal Catechismo di San Pio X:
Gli scismatici sono i battezzati che ricusano ostinatamente di sottostare ai legittimi Pastori, e perciò sono separati dalla Chiesa, anche se non neghino alcuna verità di fede.

Direi che in entrambe le definizioni è intessuta la storia della Chiesa con lo stesso ostacolo che non è riuscita a superare nè allora, nè ora.

Mazzarino ha detto...

Caro Card Baronio, condivido in toto la sua analisi e la ringrazio per la lucidità con cui la ha formulata ed esposta. Sarebbe sufficiente che quanto da lai scritto potesse giungere sia a chi partevipa a celebrazioni "Ecclesia Dei" e celebrazioni FSSPX per bloccare il virus che sta per essere immesso nell'ambiente della Chiesa Cattolica Traduzionale. Solo una miopia settaria impedisce di comprendere che se i gruppi VO esisteno lo devono esclusivamente a quanto moperato da Mons Lefebvre così come del resto la FSSPX si rende conto che la ricostruzione della Chiesa CAttolica uccisa da Bergoglio ma causata da Ratzinger passa attraverso l'unità di quelle anime non eretiche che si ritrovano attorno alla liturgio tradizionale e, perchè no?, anche in quei movimenti che hanno sempre combattuto la deriva sociosinistrorsa dossettiana della Chiesa a partito politico. Bergoglio, aforza di mnomine, ha sbaragliato del tutto l'episcopato "conservatore" i fedeli sono allo sbando. Rimane un solo pericolo. Il collegamento delle tante frastornate anime ancora cattoliche, orientate privatamnete dai pastori cui bergoglio ha imposto il silenzio, con la FSSPX e la formazione integralmente cattolica delle sue omelie. Omelie che invece i gruppi Ecclesia DEi non hanno mai potuto fare fare. Occorre entrare in atmoosfera protetta ed attendere fiduciosi ma vigili la Provvidenza. E' ciò che sta facendo Don Pagliarani.

viandante ha detto...

Sì, l'articolo di Baronio e le precisazioni del prof. Pasqualucci sono molto interessanti.

Innanzitutto la distinzione tra disobbedienza e disobbedienza: disobbidire a chi dà ordini contrari alla fede non è disobbedienza anche se esternamente potrebbe apparire tale. Questo va sottolineato per non battere in ritirata nemmeno a livello lessicale e terminologico.

Il fatto poi che si cerchi, secondo le modalità indicate nell'articolo, di mettere all'angolo i vari gruppi tradizionalisti è pure evidente. Non disdegnando pure di aizzarli uno contro l'altro.

Detto questo fondamentale è la domanda che si pone l'autore: Dinanzi al realizzarsi di queste previsioni - estremamente realistiche - vien da chiedersi se i Prelati, i sacerdoti ed i laici legati alla liturgia tradizionale si lasceranno privare del diritto loro riconosciuto da San Pio V e confermato da Benedetto XVI, o se sapranno disobbedire coraggiosamente ad un vero e proprio abuso che non ha alcuna giustificazione se non l’odio teologico verso la Messa cattolica.
Questo è il punto fondamentale e secondo me è su questo punto che anche la divina Provvidenza giocherà le sue carte suscitando santi pastori e uomini di grande fede laddove nessuno se lo aspetterebbe. Quindi, ma è abbastanza ovvio, sarà un intervento dall'alto a decidere la partita.

Mi chiedo inoltre e sarebbe interessante una riflessione al riguardo di Baronio o Pasqualucci, toccando un tema diverso ma per certi versi simile a questo, cosa ne pensano della situazione cinese e se vedono dei parallelismi con la questione della Messa tridentina. Chiedo questo perché alla fine, dopo tanto mettere in guardia e tanto alzare la voce, pare che alla fine la Chiesa cinese autentica abbia deciso di rimettersi a quanto deciso da Roma. D'altronde lo stesso car. Zen aveva dichiarato a Tempi:«C’è il problema dei sette vescovi scomunicati e perdonati da Francesco. Per ora non sono ancora stati messi a capo di una diocesi. Se succederà, allora mi zittirò per sempre perché sarebbe una cosa così inaccettabile che dovrò scegliere tra ribellarmi al Papa e tacere. E tacerò. Sto aspettando che arrivi il momento in cui non parlerò più».
Ecco è questo che mi fa riflettere: Possibile che un cardinal Zen arrivi a dire certe cose: dovrò scegliere tra ribellarmi al Papa e tacere. E tacerò.

Sono questioni completamente diverse o siamo fuori strada noi?

Cesare Baronio ha detto...

Vorrei completare alcune osservazioni dei miei Lettori e della prof.ssa Guarini. Quando parlo di scisma, in questo articolo, intendo il mero strumento giuridico che sta nelle mani dei Novatori, grazie al quale essi intendono ottenere l'estromissione dei Cattolici dalla compagine ecclesiale.

Era già avvenuto in passato - a mo' di prova generale - con la Fraternità fondata da mons. Lefebvre. Anche in quel caso si fece leva su elementi accidentali, evitando scrupolosamente di affrontare il problema dottrinale. Le Consacrazioni erano state concesse a voce, ma si continuava a rinviarle con mille scuse sperando che Monsignore morisse. Ma quando egli, sentendosi prossimo alla fine, dovette disobbedire e consacrare i Vescovi, ecco implacabile la scomunica. E finalmente, ecco la Fraternità ufficialmente fuori dalla comunione ecclesiale. Che poi è quel che vogliono fare oggi con tutti i tradizionalisti.

La Gerarchia ha usato del suo potere per punire ed ostracizzare un'entità - la sola, pur nella moltitudine degli ordini e dei chierici - che si opponeva al Vaticano II e che rappresentava uno scomodo intralcio al trionfo della tirannide conciliare. Monsignore non è stato scomunicato per aver aderito a dottrine eretiche, ma per aver difeso l'ortodossia; e per farlo bisognava colpirlo su un altro fronte, quello meramente giuridico. Oggi Bergoglio revoca la scomunica ai vescovi cinesi della setta patriottica, che sono eretici, legati al partito comunista e pure concubinari, avendo essi moglie e figli. Ma come si vede il problema dottrinale non interessa, e conseguentemente non ci sono problemi giuridici o canonici per regolarizzarli.

La disobbedienza dei buoni grida vendetta al Cielo, perché il Signore viene tradito dai Suoi ministri, che abusano dell'autorità usurpata per nuocere al bene delle anime ed imporre la loro infernale tirannide. Quella dei buoni non è disobbedienza, dinanzi a Dio, ma non eviterà loro di vedersi scacciati, perseguitati, derisi, considerati fanatici o pazzi. I sommi sacerdoti di oggi si tracciano le vesti dinanzi a chi adora come Signore e Re quel Cristo che, per essersi dichiarato Dio dinanzi al Sinedrio, fu mandato a morte proprio dai Suoi ministri, da quella chiesa dell'Antica Legge che pure era stata fondata per condurre il popolo eletto a riconoscere ed accogliere il Messia promesso. Anche quella condanna, illegittima nel merito, fu nonostante tutto emessa dall'autorità suprema, in nome di una legge canonica.

Quindi, cari amici, non chiediamoci se vi sia scisma o no nel disobbedire a Bergoglio: non c'è, nella misura in cui non si ricusa ostinatamente di sottostare ai legittimi Pastori, poiché i Pastori che ci vogliono fuori dalla comunione ecclesiale non sono legittimi, dal momento che combattono il bene e promuovono il male, puniscono i buoni e premiano i cattivi. Anzi, a ben vedere i veri scismatici sono proprio coloro che, pur essendo Pastori, si rifiutano ostinatamente di sottostare all'unico Pastore, Gesù Cristo, disobbedendoGli e rinnegandoLo.

Siamo scomunicati, ma non dalla Chiesa di Cristo. Siamo condannati, ma non dai Ministri di Dio, bensì dai ministri dell'Avversario. La nostra ricompensa si prepara per noi in Cielo, e forse anche su questa terra tribolata, che la Provvidenza ci concederà di veder finalmente purificata dall'apostasia. E assieme alla nostra ricompensa, si prepara anche il castigo tremendo del Giudice divino, contro coloro che osano usurpare la Sua autorità - come fece il Sinedrio - pervertendo la finalità dell'obbedienza e dell'autorità stessa.

Ci aspetta una grande prova. Voglia Iddio che davanti ad essa ci sia data anche la Grazia di render testimonianza a Dio, rimanendo saldi nella Fede, in piedi dinanzi a chi ci accusa ingiustamente. Potranno colpirci nel corpo, nella reputazione, negli affetti, nei beni; non potranno toccarci nell'anima, se essa appartiene a Dio.

Questo è il mio più sincero augurio, cari amici, per questo 2019.
Viva Cristo Re!

Baronio +

Cesare Baronio ha detto...

Segnalo, per chi volesse condividerlo con amici stranieri, che l'articolo è disponibile anche in lingua inglese:
https://opportuneimportune.blogspot.com/2019/01/ope-legis-comments-on-cuts-to-motu.html

Da Fb ha detto...

E' uno scandalo non rispondere ai "dubia" dei cardinali su Amoris Laetitia.... E' uno scandalo perseguitare mons.Viganò e proteggere invece il pedofilo americano McCarrick.... E' uno scandalo non permettere a chi vuole la messa secondo Tradizione di celebrarla come e quando vuole, dando loro chiese secondo richiesta piuttosto che adibirle ad altre funzioni, visto che il popolo del "Summorum pontificum" lo chiede senza null'altro pretendere che celebrare la messa con il decoro di sempre anziché con bonghi e chitarre e bandiere arcobaleno e omelie politiche.... E ci sarebbe una lunga lista di cose scandalose di cui tralascio l'elenco per rispetto alla funzione papale....

irina ha detto...

'Buonasera', fu inizio degli scandali. E volemmo illuderci che così non fosse. E molti ancora si illudono e si fasciano e rifasciano la testa per essere certi che l'illusione 'misericordiatuttobene', non si dissolva al sole e possa così durare in eterno. Sostituzione del sacro con formule, incantatorie, magico-profane.