martedì 11 agosto 2020

L'Arcivescovo C.M. Viganò risponde a P. Thomas Weinandy

È in atto un subdolo e vile tradimento alla Chiesa.

10 Agosto 2020
San Lorenzo, martire
Reverendo Padre Thomas,
ho letto con attenzione il Suo saggio Vatican II and the Work of the Spirit apparso su Inside the Vatican il 27 Luglio 2020 (qui). Mi pare che il Suo pensiero possa esser riassunto in queste due frasi:
«Condivido molte delle preoccupazioni espresse e riconosco la validità di alcune problematiche teologiche e questioni dottrinali enumerate. Mi trovo tuttavia a disagio nel concludere che il Vaticano II sia, in qualche modo, la fonte e la causa diretta dell'attuale stato scoraggiante della Chiesa».
Mi permetta, reverendo Padre, di usare come auctoritas nel risponderLe un Suo interessante scritto, Pope Francis and Schism, pubblicato su The Catholic Thing lo scorso 8 Ottobre 2019 (qui - testo italiano qui). Le Sue osservazioni mi consentono di evidenziare un’analogia che spero possa contribuire a chiarire il mio pensiero e a dimostrare ai nostri Lettori che alcune apparenti divergenze possono trovare composizione proprio grazie ad una proficua disputatio che abbia come scopo principale la gloria di Dio, l’onore della Chiesa e la salvezza delle anime.

In Pope Francis and the Schism, Ella osserva, molto opportunamente e con l’acume che contraddistingue i Suoi interventi, che vi è una sorta di dissociazione tra la persona Papae e Jorge Mario Bergoglio, una dicotomia in cui il Vicario di Cristo tace e lascia fare, mentre parla e agisce l’esuberante argentino che oggi dimora a Santa Marta. Riferendosi alla gravissima situazione della Chiesa in Germania, scrive:
«In primo luogo, molti all’interno della gerarchia tedesca sanno che diventando scismatici perderebbero la loro voce e la loro identità cattolica. Questo non possono permetterselo. Hanno bisogno di essere in comunione con Papa Francesco, perché è proprio lui che ha promosso il concetto di sinodalità che stanno cercando di attuare. Egli, quindi, è il loro ultimo protettore. In secondo luogo, mentre Papa Francesco può impedire loro di fare qualcosa di oltraggiosamente contrario all’insegnamento della Chiesa, egli permetterà loro di fare cose che sono ambiguamente contrarie, perché tale insegnamento e pratica pastorale ambigua sarebbe in accordo con quella di Francesco. È in questo che la Chiesa si trova in una situazione in cui non si sarebbe mai aspettata di essere».
E ancora:
«È importante ricordare che la situazione tedesca deve essere vista in un contesto più ampio: l’ambiguità teologica all’interno di Amoris Laetitia [qui - qui]; l’avanzamento non così subdolo dell’agenda omosessuale; la “rifondazione” dell’Istituto (romano) Giovanni Paolo II sul matrimonio e la famiglia [qui - qui - qui], cioè l’indebolimento dell’insegnamento coerente della Chiesa sugli assoluti morali e sacramentali, specialmente per quanto riguarda l’indissolubilità del matrimonio, l’omosessualità, la contraccezione e l’aborto.

E ancora, c’è l’affermazione di Abu Dhabi [qui], che contraddice direttamente la volontà del Padre e mina il primato di Gesù Cristo suo Figlio come Signore definitivo e Salvatore universale.

Inoltre, l’attuale Sinodo dell’Amazzonia [qui] pullula di partecipanti solidali e sostenitori con tutto ciò che precede. Si deve anche tener conto dei molti cardinali, vescovi, sacerdoti e teologi teologicamente discutibili e che Francesco sostiene e promuove ad alte cariche ecclesiali».
E conclude:
«Considerando tutto questo, percepiamo una situazione, d’intensità vieppiù crescente, in cui, da un lato, la maggioranza dei fedeli del mondo – sia clero che laici – sono leali e fedeli al Papa, perché egli è il loro pontefice, anche se sono critici sul suo pontificato, e, dall’altro, un gran numero di fedeli del mondo – clero e laici – che sostengono con entusiasmo Francesco proprio perché permette e promuove il loro insegnamento e prassi ecclesiale ambigui.

Si andrà dunque a finire che la Chiesa si ritroverà con un papa che è il papa della Chiesa cattolica e, contemporaneamente, il leader de facto, a tutti gli effetti pratici, di una chiesa scismatica. Poiché egli è il capo di entrambi, rimane l’aspetto di una sola chiesa, mentre in realtà ce ne sono due».
Proviamo ora a sostituire il Papa con il Concilio, e Bergoglio con il Vaticano II: penso che Ella troverà interessante il parallelo quasi pedissequo che ne risulta. Infatti, tanto per il Papato quanto per un Concilio Ecumenico, il Cattolico nutre quella venerazione e quel rispetto che la Chiesa gli chiede: da un lato verso il Vicario di Cristo, dall’altro verso un atto solenne di Magistero in cui è la voce di Nostro Signore che parla attraverso il Romano Pontefice e i Vescovi riuniti con lui. Se pensiamo a San Pio V e al Concilio di Trento, o a Pio IX e al Vaticano I, non sarà difficile riscontrare la perfetta corrispondenza tra quei Papi e il Papato, e tra quei Concili e il Magistero infallibile della Chiesa. Anzi, il solo pensare ad una possibile dicotomia ricadrebbe a giusto titolo sotto le sanzioni canoniche e offenderebbe le pie orecchie dei fedeli.

Eppure, come Ella stessa rileva, con Jorge Mario Bergoglio nelle surreali vesti di Successore del Principe degli Apostoli,
«l’unica espressione che posso trovare per descrivere questa situazione è “scisma interno al Papato”, perché il Papa, proprio come Papa, sarà effettivamente il leader di un segmento della Chiesa che attraverso la sua dottrina, l’insegnamento morale e la struttura ecclesiale, è a tutti gli effetti pratici scismatico».
Mi chiedo allora: se Ella ammette, caro Padre Thomas – quale dolorosa prova cui la Provvidenza sottopone la Chiesa per punirla delle colpe dei suoi indegnissimi membri e massimamente dei suoi vertici – che il Papa stesso sia in stato di scisma con la Chiesa, al punto da poter parlare di uno «scisma all’interno del Papato», per quale motivo Ella non può accettare che altrettanto sia avvenuto per un atto solenne quale un Concilio, e che il Vaticano II abbia rappresentato un caso di “scisma interno al Magistero”? Se può essere «a tutti gli effetti pratici scismatico» – e direi anche eretico – questo Papa, perché non avrebbe potuto esserlo anche quel Concilio, nonostante l’uno e l’altro siano stati istituiti da Nostro Signore per confermare i fratelli nella Fede e nella Morale? Cosa impedisce, Le chiedo, agli Atti del Vaticano II di discostarsi dal solco della Tradizione, quando lo stesso Supremo Pastore può rinnegare l’insegnamento dei suoi Predecessori? E se la persona Papae è in scisma con il Papato, perché un Concilio che si è voluto pastorale e che si è astenuto dal promulgare dogmi non potrebbe contraddire gli altri Concili canonici, entrando in scisma de facto con il Magistero Cattolico?

È pur vero che questa situazione è un hapax, un caso a sé che mai si è visto nella storia della Chiesa; ma se questo vale per il Papato – in un crescendo da Roncalli a Bergoglio – non vedo perché non dovrebbe valere per il Vaticano II, che proprio grazie agli ultimi Pontefici si è posto come un evento a sé, e come tale è stato usato dai suoi fautori?

Per riprendere le sue parole, «Ciò con cui la Chiesa finirà» è un Concilio che è un Concilio della Chiesa cattolica e, contemporaneamente, il primo concilio de facto, a tutti gli effetti pratici, di una chiesa scismatica, ossia quella “chiesa conciliare” che si considera nata dal Vaticano II. Poiché il Vaticano II è un Concilio Ecumenico e un conciliabolo, rimane l’aspetto di un unico Concilio, mentre in realtà ce ne sono due. E aggiungerei: uno legittimo e ortodosso abortito sul nascere con il sovvertimento degli schemi preparatori, e uno illegittimo ed eretico (o quantomeno favens haeresim) al quale tutti i Novatori si riferiscono, ivi compreso Bergoglio, per legittimare le loro deviazioni dottrinali, morali e liturgiche. Esattamente come «molti cardinali, vescovi, sacerdoti e teologi teologicamente discutibili e che Francesco sostiene e promuove ad alte cariche ecclesiali» sostengono che si debba riconoscere l’autorità del Vicario di Cristo negli atti di governo e di magistero compiuti da Jorge Mario, proprio nel momento in cui con quegli atti egli si dimostra «a tutti gli effetti pratici, scismatico».

E se da un lato è verissimo che
«mentre Papa Francesco può impedire loro di fare qualcosa di oltraggiosamente contrario all’insegnamento della Chiesa, egli permetterà loro di fare cose che sono ambiguamente contrarie, perché tale insegnamento e pratica pastorale ambigua sarebbe in accordo con quella di Francesco», è altrettanto vero – parafrasando le Sue parole – che «mentre Giovanni XXIII e Paolo VI avrebbero potuto impedire ai modernisti di fare qualcosa di oltraggiosamente contrario all’insegnamento della Chiesa, essi hanno permesso loro di fare cose che sono ambiguamente contrarie, perché tale insegnamento e pratica pastorale ambigua era in accordo con quella di Roncalli e di Montini».
Così mi pare, reverendo Padre, che trovi conferma quanto da me affermato nel mio saggio all’origine della disputatio sul Concilio, ossia che il “contenitore-concilio” è stato usato per dare apparente autorevolezza ad un evento volutamente eversivo, esattamente come oggi, sotto i nostri occhi, il Vicario di Cristo è usato per dare apparente autorevolezza ad un’operazione deliberatamente eversiva. In entrambi i casi, il senso innato di rispetto verso la Chiesa di Cristo da parte dei fedeli e del Clero è stato utilizzato come infernale stratagemma – un cavallo di Troia introdotto nella Sacra Cittadella – in modo da dissuadere ogni forma di doveroso dissenso, ogni critica, ogni legittima denuncia.

Duole osservare che questa constatazione, lungi dal riabilitare il Vaticano II, conferma una crisi profonda dell’intera istituzione ecclesiastica, ad opera di rinnegati che hanno abusato della propria autorità contro l’Autorità stessa, del potere papale contro il Papato stesso, dell’autorevolezza dei Padri Conciliari contro la Chiesa. Un subdolo e vile tradimento operato dall’interno della Chiesa stessa, come aveva già predetto e condannato San Pio X nell’Enciclica Pascendi, indicando i modernisti come i nemici della Chiesa i più dannosi.

Dante pone i fraudolenti nel Nono Cerchio dell’Inferno, non dimentichiamolo.
Riceva, reverendo e caro Padre Thomas, la mia Benedizione.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

17 commenti:

Agosto movimentato ha detto...

Buongiorno, ecco La Verità di oggi

Il primo furbastro del bonus? Tridico, il presidente dell’Inps

Getta il sasso dei cinque (anzi tre) deputati che hanno avuto i 600 euro, poi nasconde la mano non rivelandone l’identità e lasciando che vengano diffamati interi partiti. Un evidente uso politico dell’ente. Aggravato dal fatto che se quei soldi sono finiti alle persone sbagliate è anche colpa della norma che ha contribuito a fare.

• Minniti: «La vera bomba di Beirut deve ancora esplodere»
• Il caos è completo: nessuna distanza sugli scuolabus. Ma per non più di 15 minuti
• Che strano virus: alle feste colpisce solo i santi

social.laverita.info/sfogliatore

Anonimo ha detto...

La risposta di mons. Viganò mi sembra impeccabile.
Per quanto mi riguarda continua ad essere la voce più coerente ed autorevole scesa in campo a difesa della Tradizione.
Antonio

tralcio ha detto...

Mons. Viganò ha dato una lettura geniale alle argomentazioni di P. Thomas.
Credo che la disputa, nella nobile accezione dei tempi in cui la Chiesa era luogo di accesi e sapienti approfondimenti a gloria di Nostro Signore, si arricchirà anche dei talenti che la buona fede metterà in risalto nelle repliche.
Nel mio piccolo (infimo...) trovo davvero adeguata la "pedissequa" sostituzione delle parole Concilio e Vaticano II alle parole Papa e Bergoglio dalla quale scaturisce l'ampliamento dell'attualità in un orizzonte più ampio che la presuppone e la spiega.
Resto dell'idea che l'attacco satanico alla purezza della Sposa fosse già in atto da decenni, ma era appunto un attacco "classico", a cura di traditori e infiltrati: non si era ancora fatto magistero, travestendosi da pastorale e palesandosi di fatto (super)dogmatico.
Resto anche dell'idea che i Pontificati di Giovanni Paolo I, di Giovanni Paolo I e di Benedetto XVI siano a tutti gli effetti in controtendenza, pur dovendo acconsentire a più di una contraddizione, probabilmente inevitabile, vista la confusione che solo ora emerge.
Ottimo ancora una volta Mons. Viganò nel fornire argomenti convincenti e non sterili polemiche o sofferte difese d'ufficio.
E' un'ora molto dura per i discepoli: mi ricorda quella che probabilmente riguardò San Pietro tra la chiusura del sepolcro e il ritorno dei due di Emmaus. Le promesse di Gesù c'erano ancora tutte, già circolava la notizia della resurrezione, ma c'era anche il fatto del canto del gallo e magari risuonava anche il "Vade retro" di qualche mese prima.
Insomma: bisogna aver il coraggio di dirsele certe cose, perchè la Verità è il Maestro, non il Papa o il Concilio. Se si va alla deriva ben venga la disputa invece del plauso mondano.

fabrizio giudici ha detto...

Risposta davvero brillante di mons. Viganò. Sottoscrivo il commento di tralcio.

Anonimo ha detto...

Grande lezione questa di Viganò, mostrare all'interlocutore l'incompletezza del suo ragionare con le parole stesse dell'interlocutore stesso, non per umiliarlo ma, per portarlo, amorevolmente avanti, alla conclusione completa che l'interlocutore stava rischiando di non cogliere, sviando su incerto sentiero.

Anonimo ha detto...

Concordo, la Verità è Cristo, ma i papi, da GXXIII a Bergoglio, se ne sono allontanati, fino a tradielo palesemente e spudoratamenre, senza vergogna alcuna: Bergoglio, von Lutero in Vaticano, Abu Dhabi, Pachamama, offese blasfeme a Gesù e a Maria Ss.ma, derive comuniste, protezione di sporcaccioni pervertitori, conclamata apostasia (A.L., Laudato sii, ecc).

fabrizio giudici ha detto...

OT Molti cattolici (non solo quelli "rigidi e poco dialoganti", ma soprattutto "fondamentalisti") da tempo ripetono che l'aborto non è solo un omicidio, ma ha una valenza soprannaturale: è un vero e proprio "contro-sacramento" di Satana. Ora la "Chiesa di Satana" lo ammette; tanto che ne rivendica la legittimità proprio in nome della "libertà religiosa" e lo paragona proprio alla Comunione.

https://www.sabinopaciolla.com/il-tempio-satanico-afferma-che-le-leggi-pro-vita-violano-la-liberta-di-eseguire-il-rito-religioso-dellaborto/

PS In passato ho avuto qualche discussione con ottime persone "conservatori vaticansecondisti", anche militanti (non lo dico in senso ironico, parlo di persone che si sono esposte) sul fatto che la "libertà religiosa" di fatto sdogana il culto di Satana. In passato a questo punto avrei detto che questo avrebbe aperto gli occhi sulle conseguenze della "libertà religiosa". Oggi non ne sono più così sicuro.

Anonimo ha detto...

Vivissimi complimenti a Mons. Viganò per la sua chiarezza e per il suo coraggio, dei quali abbiamo urgente bisogno.
SANTA FILOMENA, nel giorno della tua festa, prega per noi.

fabrizio giudici ha detto...

PS Oltre alla decisione del ministro Speranza, in Francia si va verso nuove mostruosità:

https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/bioetica-francia-nuovo-si-alla-legge-crea-frankenstein/

Io vorrei chiedere a tutti gli ammirevoli (sempre senza ironia) attivisti pro-life se si stanno ponendo domande sul perché procediamo di sconfitta in sconfitta, visto che il CVII sarebbe stata la "nuova primavera". E fino a che livello di abisso dovremmo giungere prima che inizino a porsi qualche domanda.

Anonimo ha detto...

Ottimo il ragionamento di Mons.Viganò. Era necessario avere un concilio secondo i bisogni masson-gnostici per addivenire ad un doppio papato con un tal pagan Bergoglio.MAI ci sarebbero riusciti di botto. Oggi il calcagno ovvero la parte infima aderisce a quell'unico Porporato ad oggi col coraggio della verità.Se leggiamo la Sacra Scrittura tutto è detto da secoli: profeta Daniele,Vangelo e san Paolo in particolare sono precisi alla virgola.San Pietro si è sentito dire, vieni e seguimi. Il Papato deve seguire Cristo nella morte e cosi è già stato: un altro ti cingerà la veste e ti condurrà dove non vuoi...la profezia e la carità giovannea non conoscono morte ma il papato sì.La vera teologia paolina farà risorgere la Chiesa. La teologia di mons. VIGANO' ci porterà fuori dal Sepolcro.Urge la consacrazione della Russia da parte di un vero Papa per mettere a morte la bestia gnostica pagana.

Anonimo ha detto...

Falso che i pontificati di GPII e Benedetto XVI fossero in controdendenza rispetto ai precedenti e, infatti, Mons. Viganò non lo afferma mai, anzi. 

tralcio ha detto...

Lo scritto di Mons. Viganò termina con un accenno dantesco al nono cerchio dell'inferno.
Il nono cerchio è quello dei peggiori peccatori a motivo della gravità del loro peccato.
Perché è così grave e così detestabile? Perché presentato per il massimo bene possibile!
Il loro operare infatti è volto a carpire la fiducia tramite la manipolazione.
Dante non immagina queste anime nel fuoco, ma nel giaccio più duro, congelate per eternizzare il loro cuore duro e gelido fino a tradire la loro vocazione e le anime affidate alla loro cura, così immobilizzati per significare l'assenza di quel movimento che lo Spirito assicura.
Immaginare le anime che pilotarono fraudolentemente il Concilio come spiritualmente congelate nel più rigido inverno, stride con l'immagine di primavera con cui lo si è presentato.
In effetti lo comprese Paolo VI: "con il Vaticano II ci aspettavamo la primavera e invece è venuto l'inverno". E' un esempio lampante di "grazia di stato".
Poichè i successori di Paolo VI non erano meno perspicaci, visto il segno meteorologico dei tempi cercarono almeno di coltivare in serra quello che il maltempo e l'assenza di sole/luce non poteva portare a maturazione.
Adesso è arrivato uno che, abituato all'altro emisfero, probabilmente confonde proprio l'estate con l'inverno: in fondo ha sempre festeggiato il Santo Natale in piena estate!
Quanto al nono cerchio, parrebbe che vi sia parecchia gente nelle sacre stanze che pensa alla squadra e fa uso del compasso per tentare improbabili quadrature del circolo.

Anonimo ha detto...

Già, i Woytila & Ratzinger boys rischiano di fare la 'fine' dell'ultimo giapponese...

Anonimo ha detto...


Mons. Viganò tira giustamente una riga da Roncalli a Bergoglio, per meglio dire:
afferma che c'è stata una progressione in questo senso.
I Papi conciliari e postconciliari sono tutti colpevoli del degrado attuale della Chiesa, nessuno escluso: varia solo la misura della loro responsabilità.
È possibile che il giorno del Giudizio la loro colpa sia considerata più grave, come quella degli Scribi cui si riferisce Nostro Signore (Lc 20, 45-47).
È contro il buon senso credere che uno sfacelo apocalittico come quello che si è abbattuto sulla Chiesa cattolica, istituzione estremamente gerarchica, abbia potuto avvenire senza la responsabilità dei Capi.

tralcio ha detto...

Anonimi 17.49 18.51 e 21.22: sarò un giapponese, ma voi ghiaccioli della barba d'un eschimese.

Anonimo ha detto...

Bravo, bene, bis! Altri che papi santi, gli ultimi sei, da mettere sugli altari come esempio di virtù eroiche cattoliche!un vero santo è stato colui che si è lasciato perseguitare e scomunicare per amore di Cristo e della Sua vera Chiesa, la preconciliare, per salvare la messa cattolica. Il clero modernista era ed è accecato da Satana, che lo ha indotto a ribaltare la Chiesa-istituzione, le sue fondamenta, i suoi strumenti (riforma liturgica), i suoi obiettivi (da Cristocentrismo ad antropocentrusmo massonico, luciferino)

Anonimo ha detto...

Padre Weinandy ridponde a mons. Viganò

https://www.catholicworldreport.com/2020/08/13/a-response-to-archbishop-viganos-letter-about-vatican-ii/

Stralcio:

Ancora peggio, poiché l’arcivescovo vede il Vaticano II come un “Concilio-contenitore” in cui sono stati contrabbandati elementi eretici, lo definisce “Concilio del diavolo”. Se così fosse stato e se così ancora fosse, allora dovremmo ammettere che i Concili ecumenici non insegnano necessariamente in modo affidabile la fede tramandata dagli apostoli, anche quando un Concilio, compreso il Vaticano II, intende affermare la dottrina definitiva.

Una tale posizione sa di peccato imperdonabile contro lo Spirito Santo. Si è posto essenzialmente il proprio giudizio su quello del Concilio. Sì, ci possono essere delle ambiguità, ma tali ambiguità non sono uniche nei Concili. C’è sempre stato un certo dare e avere quando si tratta di linguaggio, ma qualunque sia il contenuto noetico in tale linguaggio, esso deve essere interpretato all’interno dell’insegnamento magisteriale e conciliare precedente. Detto questo, l’arcivescovo esagera costantemente l’ambiguità contenuta nel Concilio Vaticano II e, allo stesso modo, trascura costantemente la chiarezza contenuta nel Concilio – spesso in contrasto con le questioni di cui l’arcivescovo è così preoccupato, come il Modernismo.