Nella nostra traduzione da Catholic Culture una riflessione sulla Magnifica humanitas riguardo alla guerra giusta.
Magnifica Humanitas.
La dottrina della guerra giusta non è «superata».
Sebbene in linea di massima avessi apprezzato la prima enciclica di Papa Leone, sono rimasto sconcertato nel leggere, al paragrafo 192:
Oggi più che mai, fatto salvo il diritto all’autodifesa nel senso più stretto del termine, è importante ribadire che la teoria della «guerra giusta», che troppo spesso è stata utilizzata per giustificare qualsiasi tipo di guerra, è ormai superata. Papa Leone non è il primo Pontefice ad affermare che la teoria della guerra giusta è superata. Papa Francesco ha detto la stessa cosa. Persino Papa Pio XII, che non può essere classificato come pacifista, disse nel suo messaggio di Natale del 1948: «La teoria della guerra come mezzo idoneo e proporzionato per risolvere i conflitti internazionali è ormai superata».
Ma Pio XII, parlando all’indomani della Seconda guerra mondiale, non abbandonò la teoria della guerra giusta, nemmeno con l’avvento della bomba atomica che minacciava nuovi livelli di distruzione di massa. Nessuno, a parte il dottor Stranamore, penserebbe che la guerra nucleare sia «un mezzo adeguato e proporzionato» per risolvere i conflitti. Una guerra giusta è sempre l’ultima risorsa, quando i metodi preferibili hanno fallito.
Papa Leone esprime il suo giudizio «senza pregiudicare il diritto all’autodifesa». Ma nella tradizione della guerra giusta, una guerra può essere considerata giusta solo se combattuta per autodifesa o in difesa di altri.
Se una nazione può essere moralmente giustificata nel difendersi, come possiamo distinguere tra quali tipi di azioni militari sono giustificate e quali no? Questo è proprio lo scopo della teoria della guerra giusta: fare tali distinzioni. E infatti Papa Leone usa i principi del ragionamento della guerra giusta quando discute dei pericoli delle armi autonome.
Più avanti nell’enciclica, il Papa parla di nuovo in modo impreciso quando dice: «Quando una cultura normalizza e giustifica il conflitto, si apre una strada pericolosa…» Il conflitto è una realtà delle interazioni umane, una conseguenza del peccato originale, che nessun sistema morale è in grado di eliminare. Le nazioni, come gli individui, hanno desideri e bisogni diversi; a volte entreranno in conflitto. La questione chiave, negli affari internazionali, è come tali conflitti saranno risolti, e naturalmente i negoziati pacifici sono il metodo preferito.
Clausewitz ha notoriamente definito la guerra come «la continuazione della diplomazia con altri mezzi». Papa Leone ha certamente ragione a preferire mezzi di risoluzione dei conflitti diplomatici che non ricorrano alla guerra. Ma, ancora una volta, se tutti gli altri mezzi falliscono e se le conseguenze di una pace ingiusta sono ancora più gravi degli orrori della guerra, la Chiesa ha tradizionalmente insegnato che l’azione militare può essere giustificata – e in alcuni casi può essere necessaria. Sicuramente il Santo Padre, da fedele figlio di sant’Agostino, deve comprendere l’argomentazione di quel grande santo secondo cui l’unico scopo di una guerra giusta è garantire una pace giusta.
Ora, se Papa Leone avesse suggerito che la teoria della guerra giusta deve essere aggiornata, potrei essere pienamente d’accordo. In Magnifica Humanitas egli delinea alcune delle ragioni per cui la tradizione della guerra giusta deve essere adeguata alle realtà del XXI secolo.
Nel discutere il pericolo delle armi autonome – sistemi militari guidati dall’intelligenza artificiale, senza supervisione umana immediata – il Pontefice invoca i principi del ragionamento sulla guerra giusta quando afferma che «il giudizio morale non può essere ridotto a un calcolo, poiché coinvolge la coscienza, la responsabilità personale e il riconoscimento dell’altro come persona». Prosegue, nel paragrafo successivo (n. 199), fornendo un esempio più esteso di analisi della guerra giusta:
Non basta invocare un tipo generico di etica. Occorre stabilire criteri concreti di discernimento. Il primo di questi criteri riguarda la responsabilità personale. Quando la decisione di colpire diventa automatizzata o opaca, aumenta il rischio di abdicare alla responsabilità. Per questo motivo, la catena di responsabilità deve essere identificabile e verificabile; coloro che progettano, addestrano, autorizzano e impiegano la tecnologia devono essere ritenuti responsabili delle loro decisioni. Il secondo criterio riguarda il quadro temporale morale per formulare i giudizi. Sebbene l’IA tenda ad accelerare i processi decisionali, la velocità e l’efficienza non dovrebbero mai essere la forza motivante suprema per le decisioni irreversibili prese nel contesto della guerra. Il terzo criterio è l’identificazione e la protezione dei civili. Qualsiasi tecnologia che faciliti gli attacchi senza vedere il volto degli esseri umani abbassa la soglia morale del conflitto. La selezione degli obiettivi e l’uso della forza non devono confondere combattenti e non combattenti, né ignorare l’impatto sulle popolazioni indifese.
All’inizio dell’enciclica il Papa ha menzionato altre forme di aggressione non militari che potrebbero essere utilizzate, alla maniera di Clausewitz, per costringere un avversario diplomatico alla sottomissione: «Accanto alla guerra convenzionale, esistono forme ibride quali gli attacchi informatici, la manipolazione delle informazioni, le campagne di influenza e l’automazione delle decisioni strategiche». Per fare solo un esempio, l’uso di un’arma EMP (impulso elettromagnetico), che paralizza la rete energetica, potrebbe causare più devastazione e, in ultima analisi, più morti di una campagna di bombardamenti. Più vicine al tema dell’enciclica papale, le campagne di disinformazione – rese molto più potenti dalle capacità dell’intelligenza artificiale – possono devastare il processo democratico. Si tratta di forme di aggressione, equivalenti alla guerra. Un attacco informatico di portata sufficiente potrebbe persino essere considerato un classico esempio di casus belli.
Questi sviluppi, che il Papa menziona nella sua enciclica, meritano maggiore attenzione da parte dei moralisti della guerra giusta. Si potrebbe aggiungere la necessità di una discussione più approfondita sulla guerra preventiva, in un’epoca in cui l’esitazione potrebbe significare la distruzione nazionale. E anche il ruolo sempre più prominente svolto da attori non statali – come i gruppi terroristici, che spesso agiscono con il sostegno malcelato dei governi – merita un maggiore discernimento morale. Come può una nazione, agendo giustamente, rispondere a questi nuovi pericoli? La sfida per i moralisti cristiani oggi è quella di aggiornare, non di abbandonare, la tradizione della guerra giusta.
Phil Lawler

20 commenti:
Mah, la vera dottrina della guerra giusta di un tempo riteneva giuste in certi casi anche guerre di aggressione, e me l'hanno insegnata così alla catechiesi pre-cresima ancora nel 1976 (ovviamente i catechisti sapevano che molti di noi, era separata per maschi e femmine, avrebbero dovuto indossare una divisa).
Qui sempre si ribadisce che non si può più considerare giusta una guerra non di difesa, si resta sempre sulla dottrina corrente. Non vedo novità nè passi indierto.
Insegnanti, statisti, deputati e senatori, militari e graduati, costruttori di armi e lavoratori delle industrie belliche, coloro che lavorano nella telefonia, nella industria elettrica...tutti coloro che lavorano nelle industrie sensibili, dovrebbero affrontare tre/quattro anni di morale sui testi dei migliori moralisti cattolici, con esami annuali.
Se non si accetta almeno in linea di principio chr una guerra possa essere "giusta", si cade nel relativismo
e non ha più senso parlare di aggressore e aggredito, e tantomeno di diritti e regole. È il solito vecchio caro pacifismo...
Dati i ridotti margini di manovra a livello nazionale ed internazionale, il governo di CD ha potuto ridurre i flussi di immigrazione irregolare, solo inaugurando una serie di politiche intelligenti con paesi musulmani, quali l'Albania, l'Algeria etc. Ma se si volesse davvero por fine al fenomeno, sarebbe possibile senza ricorrere alla guerra? E questa guerra non sarebbe giusta?
Per esempio, uscire dagli accordi che consentono alle ONG di trafficare nei nostri mari e avvisare che d'ora in poi la marina militare è autorizzata ad aprire il fuoco contro di loro, se si ripresentano se cioè continuano nella loro attività di traghetto di invasori d'accordo con le organizzazioni criminali del settore.
Si tratta di utopie, allo stato. Ma qui valgono come caso di scuola.
Fatti gli opportuni avvisi, sarebbe ingiusto usare la forza per impedire un fatto così grave come una continua e vasta invasione straniera, destinata a sommergerci se si continua a subirla difendendosi solo con mezzi politici ed amministrativi?
Solo per i filistei, che oggi in Vaticano abbondano, l'uso della forza sarebbe qui ingiusto.
Gli inglesi si sono finalmente svegliati, sia pure in ritardo.
Ma anche una guerra civile contro chi usa l'invasione per farci "cambiare di paradigma" e annientarci come popolo, sarebbe ingiusta? Non credo.
Si vis pacem, para bellum.
Politicus
# A proposito di guerra, scusate il FT ma non tanto:
Che fine ha fatto la guerra in Ucraina?
Si sente solo parlare di ondate di bombardamenti con droni e missili, ovviamente ben più massiccie da parte russa. Ma l'avanzata russa, che fine ha fatto?
Alla parata della Vittoria nella II gm di Mosca, il 9 maggio, non c'erano mezzi pesanti di alcun tipo, dai carri armati ai cannoni ai missili. I russi temevano che gli ucraini potessero arrivare sulla parata con i loro droni, da tempo in grado di colpire Mosca e altre parti interne del grande paese. Una parata decisamente in tono minore. Dopo quattro anni e tre mesi di guerra, i russi non hanno ancora conquistato tutto il Donbass mentre le perdite in mezzi e soprattutto in uomini sono state alte
# sulla guerra russo ucraina, è partito per sbaglio.
Le perdite sono state alte, anche se pare siano state impiegati larghi numeri di popolazioni non slave, dai mongoli buriati della Siberia, ai NOrdcoreani, ai caucasici mussulmani. Insomma, carne da cannone etnicamente non russa. Il tasso di denatalità anche in Russia resta altro, nonostante gli sforzi del governo per farlo diminuire.
Su una rivista dell'élite russa (dice la stampa internazionale) per la prima volta è apparso un articolo che si chiede se non sia stato un errore far la guerra per occupare tutta l'Ucraina; e se, data la situazione di stallo, con le sue gravi conseguenze, non sia a questo punto saggio cercare di giungere ad una pace negoziata (una pace che si accontenti di obbiettivi di tipo realistico).
Ogni precetto morale deve dedursi da principi (intelligibili) . Guerra lecita (meglio che "giusta") , legittima difesa dell' innocente, rivolta lecita contro la tirannide sono dedotte dagli stessi principi, tra cui c'è quello che vieta di agire se il risultato è peggiore del male ( per esempio una minaccia armata) che si vuol eliminare. Da qui il problema dell' uso dell' arma atomica (v. Card Ottaviani). Se invece andiamo a "sentimento" o a "spirito dei tempi" non si otterra alcun precetto realmente vincolante, ma solo un dibattito infinito.
No, non ci può essere alcun “superamento della teoria della guerra giusta”. Qui occorrerebbe una severa reazione di teologi e dei moralisti non ancora bergoglizzati o, oggi, prevostizzati. Andrebbe recisamente affermato che il principio della "guerra giusta" non può essere superato. E' Dottrina della Chiesa e trae le proprie origini dai Padri, che ammisero l'assoluta liceità del mestiere delle armi, legittimata anche da Gesù Cristo. Sant'Agostino, san Tommaso, la seconda scolastica sono tra le fonti di questa parte della Dottrina, che ha normato lo jus ad bellum e lo jus in bello. Grazie a questo apparato morale e giuridico, vi è stato un freno alla furia della guerra senza limiti, almeno fino alla demoniaca Rivoluzione Francese e alle sue guerre fanatiche e crudeli. Grazie a questo sacrosanto principio, la Cristianità si è gloriata delle Crociate, di Lepanto, di Vienna, della Vandea, dei Cristeros messicani e della Cruzada spagnola. Chi nega il principio del bellum justum, nega una parte importante di una implicita dottrina sociale, strutturata nei secoli prima che questo termine fosse inventato, che ha dato forma alla nostra civiltà europea e ha reso i comportamenti nei conflitti meno belluini. Chi nega la dottrina della guerra giusta, cade in un pacifismo irenistico lontanissimo, se non opposto, alla tradizione civile cristiana.
Silente
Ettore Pagano, anni 23, di Roma
Chi e'?
https://www.youtube.com/shorts/86Lt5VEVNgA
Ultimamente Massimo Faggioli, noto professore universitario appartenente al cattolicesimo adulto, comincia a preoccuparsi.
Prima dice, con sommo dolore, che il Papa intende la sinodalità come "collegialità" (cioè quella che c'era sempre stata in epoca post-conciliare), e poi il suo stupore diventa ancora più grande alla nomina a capo del Dicastero delle comunicazioni della Santa Sede niente meno che di María Montserrat Alvarado, la Presidente di EWTN, il noto network televisivo americano "conservatore" che fu fondato da Madre Angelica, il cui nome da solo fa venire i capelli verdi ai "progressisti".
Cari fratelli, ve l'ho già scritto. Non sono contento di tutto ciò che fa il Papa, ma non possiamo pretendere tutto e subito. E' una persona che vive nel suo tempo. E ha bisogno di tempo.
Però vi sono anche cose che fanno sperare bene, e se continuiamo a pregare per lui e ad amarlo come si conviene al Vicario di Cristo, tante cose cambieranno.
Vista l'aria che tira il titolo della prima enciclica del xiv lion è un paradosso!
Sono almeno quarant'anni e forse più che sento dire: "calma e pazienza, preghiere, amore per il papa - col tempo molte cose cambieranno...". Certamente, sono cambiate. Ma COME sono cambiate, forse in meglio?
# Silente, lei continua ad attribuire poteri taumaturgici alla dottrina della Chiesa sulla guerra giusta, che avrebbe reso più umana la guerra.
L ' avrà anche resa più umana, ma sino a che punto? Il Sacco di Roma del 1527 fu un orrore allucinante, durato mesi. Oltre ai diecimila lanzichenecchi luterani, vi parteciparono anche cinquemila soldati spagnoli e sino a duemila soldati italiani. Tutti cattolici. Un orrore ancora più grande fu forse quello del Sacco di Prato, negli stessi anni. Lì i protagonisti furono solo gli spagnoli. Una parte delle donne della città si salvò solo perché rinchiusesi in una grande chiesa, sul cui portone sbarrato si era messo il cardinale de' Medici, presente alla battaglia, il futuro Leone X. I soldati non ebbero il coraggio di ammazzarlo per poi irrompere in chiesa.
Alla presa di Gerusalemme, durante la I Crociata, le formazioni autonome paramilitari al seguito dell'esercito regolare crociato massacrarono quasi tutti gli ebrei di Gerusalemme.
La Germania fu semidistrutta dalla guerra dei Trent'anni. I veri colpevoli erano i protestanti, furono loro ad iniziare le varie guerre di religione, anche in Francia. Tuttavia, nelle distruzioni e nelle stragi anche i cattolici non si tirarono indietro.
Circa la guerra civile di Spagna, quella terribile del 1936-39, i Nazionali procedevano spesso a rappresaglie spietate, a veri e propri massacri di prigionieri. Erano le truppe italiane (fasciste) ad intervenire, quando potevano, per almeno limitare questa pratica. Ci sono testimonianze precise, anche se oggi poco citate, ovviamente.
Si racconta che Farinacci, alto papavero fascista in missione temporanea in Spagna, sia anch'egli intervenuto su Franco per chiedergli di frenare certi eccessi. Ma il caudillo avrebbe risposto: "È una guerra civile. I fucili sparano da soli".
Il problema odierno non è tanto quello della guerra giusta, quanto quello di chiudere queste sciagurate guerre in corso. Preoccupa la situazione della Russia, che non sembra in grado di vincere l'Ucraina, nonostante le alte perdite avute finora. Il pericolo è che ai russi, a qualcuno di loro, venga a questo punto la tentazione di chiudere la partita a favore della Russia usando l'atomica.
Cosa succede davvero a Roma a Piazza San Pietro?
In questo video viene mostrata la realtà della "gang dei braccialetti", un'organizzazione abusiva militarizzata che gestisce il racket dei souvenir davanti agli occhi delle forze dell'ordine.
Il loro "metodo" è ormai noto: circuiscono i turisti spacciando i gadget per regali, per poi estorcere denaro con insistenza e aggressività. Tra le loro fila si contano anche diversi soggetti clandestini con decreti di espulsione mai eseguiti.
Un video ( da youtube.com/watch?v=XmKD_29xN9E ) che mostra l'incredibile impunità di chi opera nel cuore della Capitale.
https://gloria.tv/share/21SKResmw2LaAfaxoSuVxEcko
Bergoglio odiava la sua televisione (EWTN), Prevost la nomina prefetto del dicastero...
2 Giugno 1943: L’allocuzione di Pio XII al Sacro Collegio nel giorno del suo onomastico:
« D'altra parte non vi meraviglierete, Venerabili Fratelli e diletti Figli, se l'animo Nostro risponde con sollecitudine particolarmente premurosa e commossa alle preghiere di coloro, che a Noi si rivolgono con occhio di implorazione ansiosa, travagliati come sono, per ragione della loro nazionalità o della loro stirpe, da maggiori sciagure e da più acuti e gravi dolori, e destinati talora, anche senza propria colpa, a costrizioni sterminatrici. Non dimentichino i reggitori dei popoli che colui, il quale (per usare il linguaggio della S. Scrittura) “porta la spada”, non può disporre della vita e della morte degli uomini che secondo la legge di Dio, da cui viene ogni potestà (cfr. Rom. 13, 4)!
« Il Nostro pensiero e il Nostro affetto corrono alle minori Nazioni, le quali, per la loro posizione geografica e geopolitica, nell'odierna noncuranza delle norme morali e giuridiche internazionali, sono esposte e aperte ad essere travolte nelle contese delle grandi Potenze, e ad assistere nella loro terra, fatta teatro di lotte devastatrici, a orrori indicibili anche fra i non combattenti e all'eccidio del fiore della loro gioventù e delle loro persone colte. Né vi aspetterete che esponiamo qui partitamente tutto quello che abbiamo tentato e procurato di compiere per mitigare le loro sofferenze, migliorare le loro condizioni morali e giuridiche, tutelare i loro imprescrittibili diritti religiosi, sovvenire alle loro strettezze e necessità. Ogni parola, da Noi rivolta a questo scopo alle competenti Autorità, e ogni Nostro pubblico accenno, dovevano essere da Noi seriamente ponderati e misurati nell'interesse dei sofferenti stessi, per non rendere, pur senza volerlo, più grave e insopportabile la loro situazione. Purtroppo i miglioramenti, visibilmente ottenuti, non corrispondono alla grandezza della sollecitudine materna della Chiesa in favore di questi gruppi particolari, soggetti a più acerbe sventure; e come Gesù davanti alla sua città dovette esclamare dolente: « Quoties volui! . . . et noluisti! » (Luc. 13, 34), così anche il suo Vicario, pur chiedendo solo compassione e ritorno sincero alle elementari norme del diritto e dell'umanità, si è trovato, talora, davanti a porte, che nessuna chiave valeva ad aprire. »
Vorrei rammentare, a chi non capisce la portata della nomina papale dell'ex CEO di EWTN a capo del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, che EWTN (sigla che sta per Eternal Word Television Network - Network televisivo della Parola eterna) era stato nominato, per nome e cognome, da papa Francesco in persona come un network che operava in contrasto con il suo pontificato.
Adesso il suo successore nomina il CEO del network a capo della comunicazione in Vaticano.
EWTN non è ovviamente un network legato alla Tradizione, ma agli ambienti conservatori dell'episcopato americano. Tuttavia, va rammentato che EWTN trasmise in diretta una Messa tridentina esattamente il primo giorno in cui ciò fu possibile grazie a Summorum Pontificum.
Questo è davvero un buon segno. Anima santa di madre Angelica, prega per noi!
In questo aspettare, stare a vedere, pazientare c'è qualcosa di malato, forse una mollezza interiore, forse una crescita interiore mai raggiunta o storpiata per via, forse accidia, forse viltà...qualcosa di malato, forse di vizioso, peccaminoso... forse depressione spirituale... qualcosa di malato che ha aggredito moltissimi cattolici rimasti tali.
https://www.giornalediplomatico.it/trump-sbaglia-nel-ridicolizzare-e-dividere-laeuropa-storico-alleato.htm
I veri problemi che la Chiesa cattolica dovrebbe affrontare sono quelli spirituali, a maggior ragione in un'epoca intrisa di laicismo, ateismo, agnosticismo, decadenza morale e smarrimento del senso del sacro.
Mi sembra poi che la guerra la stiamo importando e coltivando in Europa con le scellerate politiche degli ultimi tre decenni, dirette dalla grande tecnofinanza e dagli organismi neoglobal e multiculturalisti come il WTO e annessi vari. Esportiamo cervelli a caccia di stipendi dignitosi e importiamo braccia sottopagate e armate.
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