Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 1 giugno 2026

Dio lontano dalle strade

Un'altra riflessione sulla discutibile decisione dell'Arcivescovo di Milano. Ne abbiamo parlato qui.

Dio lontano dalle strade

Sembra che Milano – quella Milano industriosa, iper-efficiente e piena di caffeina – abbia finalmente incontrato un ostacolo troppo formidabile persino per il suo celebre e pragmatico cattolicesimo: i turisti con il gelato.

L'Arcidiocesi ha annunciato che la processione del Corpus Domini del 2026 non si terrà in nessun luogo. Il Santissimo Sacramento, in un gesto di ammirevole umiltà, rimarrà al sicuro al chiuso, per evitare di dover competere con il traffico, gli Aperol Spritz e il caos generale di una città che ha deciso da tempo che Mammona è semplicemente più redditizio.

Si può quasi ammirare l'onestà. Dopotutto, perché mai un atto pubblico di testimonianza cristiana secolare dovrebbe osare interrompere il sacro pellegrinaggio da una boutique all'altra? La città moderna ha ormai la sua liturgia, e inizia con il pagamento contactless.
La spiegazione ufficiale è che il "significato autentico" del rito potrebbe essere "sminuito" dal rumore e dalle distrazioni della strada. Un'argomentazione curiosa, visto che il Cristianesimo nacque nel bel mezzo di un censimento, di una stalla e di un massacro – tutt'altro che in un luogo di contemplazione. Ma forse la Diocesi di Milano sa qualcosa che la Chiesa primitiva ignorava: che il Vangelo si annuncia al meglio in silenzio, preferibilmente a porte chiuse, e idealmente senza che nessuno se ne accorga. A questo punto, ci si aspetterebbe quasi un discreto ritorno alle catacombe – sicuramente più silenziose, e con un rischio di incontro con il pubblico decisamente inferiore.

Certo, le parrocchie sono ancora incoraggiate a organizzare le proprie processioni all'aperto. Solo quella centrale, simbolica, metropolitana – quella che potrebbe effettivamente essere vista – deve essere protetta dall'indegnità della visibilità pubblica. Si può immaginare la logica: lasciamo che siano i sobborghi a evangelizzare; il centro città ha un'immagine da difendere.

Si tratta di una resa alla secolarizzazione? Non ufficialmente. Ma ha il sapore di una cortese scusa: ci dispiace moltissimo per il disturbo. Continuate pure. Noi restiamo in casa.

Eppure, l'ironia sta nel fatto che proprio le cose citate come ostacoli – la folla, il rumore, i turisti – sono ciò che conferisce significato a una processione pubblica. Una processione attraverso strade vuote è una prova generale. Una processione attraverso una città che non si cura più di nulla è una testimonianza.

Se la Chiesa si ritira dalla sfera pubblica perché questa è troppo affollata, rischia di confermare esattamente ciò che la cultura già sospetta: che il cristianesimo sia un hobby privato, da tenere nascosto, come il collezionismo di francobolli o uno zio imbarazzante.

Milano non è un caso isolato. In tutta Europa, le chiese storiche stanno silenziosamente cercando di convivere con città che hanno dimenticato il motivo per cui sono sorte attorno alle cattedrali. Ma la scelta rimane la stessa: o la Chiesa abita la città, oppure la città abiterà volentieri la Chiesa, trasformandola in un museo.

Per ora, il Santissimo Sacramento camminerà solo avanti e indietro lungo la navata. I turisti cammineranno ovunque altrove. E la città, efficiente come sempre, continuerà la sua attività, beatamente indisturbata dalla possibilità che Dio un tempo avesse desiderato passare di qui.
Rev. Leon, 31 maggio

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Di giorno in giorno, sempre più, si vorrebbe essere altrove.

Gian Luigi B. ha detto...

Ma davvero occorre dire che è proprio quando rischi l' indifferenza, la derisione o l' ostilità che devi manifestare pubblicamente la tua (fragile o salda) fede in NSGC ?

Anonimo ha detto...

Stupenda !
L'ironia è l'unica arma che ci rimane, anche se non la capiscono.
C. Gazzoli

Anonimo ha detto...

Anche l'Arcidiocesi di Milano ha la sua storia.

Anonimo ha detto...

Alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti c’è un bel quadro, dal titolo “Il Viatico”, di Francesco Gioli, della corrente dei Macchiaioli.
Rappresenta un tratto della incantevole campagna toscana in cui si vede una processione guidata dal sacerdote con il piviale, mentre porta l’ostia consacrata a qualche fedele infermo. Una delle due donne scalze a chiudere la fila è incinta. In primo piano alcuni contadini in ginocchio ed uno appoggiato al tronco di un albero, con le braccia ad avvolgere il capo chino in segno di devozione.
Cronaca di un mondo che non esiste più, di quando le nostre città, i nostri paesi, le nostra campagne erano fatalmente cattolici.
“Ma l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali…”.
C. Gazzoli

Anonimo ha detto...

Et puis, porter un ostensoir, même le plus léger, pendant cinq-cents mètres, c'est fatigant, ça fait mal aux bras…

Anonimo ha detto...

L'UNICO MEZZO PER POTER AMARE DIO È DI VINCERE IL NOSTRO EGOISMO

Riguardo l’ascetismo cristiano, non si tiene conto del fatto che l’autodisciplina, che è condizione dell’autoespressione, non è considerata un fine ma un mezzo. Il fine di ogni autodisciplina è l'Amore. Perciò chiunque – a imitazione di alcuni mistici orientali – voglia fare della mortificazione dei propri istinti animali il fine e lo scopo principale della vita, giunge alla negazione della carne ma non all’affermazione dello spirito. San Paolo disse ai Corinti che, pur se sacrificasse il suo corpo sul rogo, l’uomo non ne trarrebbe alcun profitto, a meno che non possedesse l’Amore divino.

Il cristiano usa la mortificazione per liberarsi dalla schiavitù della sua natura caduta, e di questa schiavitù vuole liberarsi per vivere nell’Amore di Dio. Nostro Signore non ha mai detto che i desideri della carne in se stessi fossero un male, ma solo che non dobbiamo permettere che essi gravino sulla nostra anima, ossia che l’eccessiva preoccupazione di appagarli ci impedisca di procedere alla conquista di tesori ben più preziosi. Il fine della vita cristiana è il conseguimento dell’Amore, ma due sono i comandamenti d’amore: l’uno impone di amare Dio, l’altro di amare il prossimo. Per tradurli entrambi in realtà, occorre una certa dose di ascetismo.

L’unico mezzo per poter amare Dio è di vincere il nostro egoismo; e il solo modo di vincere il male nel nostro prossimo è di fargli sentire la forza benefica del nostro amore. L’amore può essere soffocato e anche distrutto da altre erbe cattive oltre che dalla lussuria. Una di queste è la mondanità. Una verità quasi dimenticata, anche tra cristiani praticanti, è che non il mondo fisico, ma solo lo spirito del mondo è cattivo e che perciò l’anima deve distaccarsi dal mondo. “Non amate il mondo, né le cose del mondo. Se un uomo ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui” (1Gv 2,15).

Il mondo che San Giovanni condanna non è il mondo della nostra esistenza quotidiana, bensì quello spirito secolare che considera il tempo e lo spazio come un sistema chiuso dal quale Dio è escluso. Educazione religiosa, politica ed economica indipendenti dalla legge morale: ecco alcune delle manifestazioni dello spirito mondano, e tutte dannose.

(Fulton J. Sheen, da "La Pace dell'Anima" edizioni Fede e Cultura)

Anonimo ha detto...

"Per ora, il Santissimo Sacramento camminerà solo avanti e indietro lungo la navata."

Stupendo! La processione del Corpus Domini trasformata in una benedizione eucaristica stile Lourdes. Suggerisco al buon Delpini di fare camminare il Santissimo anche sul tetto del Duomo e di arrampicarsi sulla guglia della Madonnina, per dare una benedizione alla città intera... anzi No, anche sul tetto ci sono turisti!

Dsl blog ha detto...

[...]
“Se non c’è più il Sacrificio, non c’è più la Vittima”: parole pesanti ma logicissime, secondo fede. Senza inoltrarci in delicatissime considerazioni sacramentarie, possiamo tranquillamente dire che almeno nel vissuto dei cristiani si è proprio provocato questo: l’offuscamento del carattere sacrificale della Messa ha fatto perdere la coscienza della presenza sostanziale di Cristo nel Sacramento.

A MESSA ANTICA corrisponde la sottolineatura e del Sacrificio propiziatorio e della presenza sostanziale di Cristo nell’Ostia Santa.

A MESSA NUOVA corrisponde la sottolineatura del banchetto eucaristico, della santa comunione e... guarda caso... la quasi scomparsa dello spirito di adorazione.

Non è proprio un caso: se non c’è più il Sacrificio, non c’è nemmeno più la Vittima, non c’è Gesù presente.

Ecco perché è sbagliato arginare il disastro liturgico con qualche semplice lavoro di “maquillage”, magari riportando i segni esterni dell'adorazione - incenso, candele, balaustre e inginocchiatoi... grandi adorazioni anche notturne... - senza preoccuparsi di tornare al corretto rito della Messa, alla Messa della Tradizione.

Sbaglia chi si ferma ai segni esterni, giocando con un sentimento vago della tradizione, facendo leva sulla sola estetica che inganna. La questione è tornare alla chiarezza, tutta cattolica, del Sacrificio Propiziatorio espresso nella Messa, quella giusta.

Il tornare alla Messa giusta sanerà anche la processione del Corpus Domini, e sanerà prima ancora la vita dei cristiani, chiamati a partecipare al Sacrificio di Cristo con tutte le fibre del proprio essere.