Sull'enciclica di Leone XIV si è pronunciato anche Mons. Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler. Di seguito, nella nostra traduzione, la sua riflessione pubblicata sul suo blog. Qui l'indice dei precedenti interventi del vescovo che non tace. Qui quello sulla nuova enciclica.
Mons. Strickland:
Una riflessione cattolica sull'enciclica «Magnifica Humanitas»
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
In qualità di successore degli Apostoli, ho il solenne dovere non solo di predicare il Vangelo, ma anche di aiutare i fedeli a discernere gli spiriti del tempo alla luce della verità immutabile affidata alla Chiesa dal Signore Gesù Cristo. San Paolo esortò Timoteo a «predicare la Parola: insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole; rimprovera, esorta, riprendi con ogni pazienza e dottrina» (2 Tim. 4,2). Questo dovere spetta a ogni vescovo incaricato di custodire il deposito della fede.
Pertanto, ritengo importante affrontare le preoccupazioni relative alla Lettera Enciclica “Magnifica Humanitas” del Santo Padre Leone XIV, recentemente pubblicata. Alcuni ne hanno trovato alcune parti perspicaci e convincenti. Altri hanno provato un profondo disagio durante la lettura – la preoccupazione che, al di là di molte affermazioni vere, il documento rifletta un più ampio cambiamento teologico che rischia di porre l’uomo al centro in un modo che oscura il primato di Dio.
Poiché queste questioni toccano il cuore stesso della fede cattolica, ritengo necessario offrire un’attenta riflessione dottrinale. Ciò non avviene in uno spirito di ostilità o ribellione, né con alcun desiderio di seminare confusione o divisione all’interno della Chiesa. Piuttosto, la vera carità richiede chiarezza. I fedeli meritano pastori disposti a parlare onestamente quando le enfasi o i quadri teologici sembrano in grado di portare le anime alla confusione.
La Chiesa ha sempre insegnato che ogni epoca deve essere giudicata alla luce di Cristo – non di un Cristo reinterpretato attraverso la lente delle ideologie moderne, ma di Cristo così come tramandato dalla Sacra Scrittura, dalla Sacra Tradizione e dal Magistero perenne della Chiesa. La tecnologia, l’intelligenza artificiale e le mutevoli realtà sociali richiedono certamente una riflessione morale ponderata. Eppure nessuna epoca, nessuna crisi e nessuna rivoluzione tecnologica può alterare le verità fondamentali della fede cattolica: che l’uomo è caduto nel peccato, redento solo attraverso Gesù Cristo, chiamato al pentimento e alla santificazione, e destinato non solo alla prosperità terrena, ma all’unione eterna con Dio.
È con questa preoccupazione per la salvezza delle anime e la fedeltà alla fede cattolica che offro la seguente riflessione.
La lettera enciclica recentemente pubblicata su intelligenza artificiale, transumanesimo, dignità umana, economia, guerra e futuro dell’umanità si presenta come un’importante riflessione sulle implicazioni morali e sociali dell’era tecnologica. Contiene molte affermazioni che sono chiaramente cattoliche e persino ammirevoli: rifiuta il transumanesimo, mette in guardia contro la tecnocrazia, condanna lo sfruttamento e la schiavitù, difende la dignità della persona umana, afferma l’Incarnazione, parla della grazia, fa riferimento all’Eucaristia e insiste sul fatto che l’uomo non deve mai essere ridotto a una macchina o a dei dati.
Eppure, nonostante questi elementi positivi, molti fedeli cattolici proveranno un profondo disagio leggendola. Questo disagio non deriva semplicemente da passaggi isolati, ma dall’orientamento generale, dall’enfasi e dal baricentro teologico del documento stesso.
La preoccupazione più profonda non è che il documento affermi cose false sull’umanità, ma che ridefinisca la gerarchia delle verità ponendo al centro l’umanità, la prosperità umana, la dignità umana e le relazioni umane in una modalità che rischia di oscurare il primato di Dio, del peccato, della redenzione, del culto e della salvezza.
La teologia cattolica parte da Dio. Parte dalla gloria di Dio, dalla sovranità di Dio, dalla santità di Dio, dalla realtà del peccato, dalla necessità della redenzione, dalla Croce di Cristo, dal giudizio eterno e dalla salvezza delle anime. La dignità umana è affermata proprio perché l’uomo è creato da Dio, redento da Cristo e ordinato alla comunione eterna con Lui. La dignità dell’uomo scaturisce da Dio e rimane subordinata a Dio.
In questo documento, tuttavia, l’enfasi appare spesso invertita. Ripetutamente, il linguaggio si concentra sulla prosperità umana, la vulnerabilità umana, la solidarietà umana, la fraternità umana, la comunione umana, le relazioni umane, la partecipazione umana e la salvaguardia dell’umanità stessa.
Certamente, la dottrina cattolica insegna queste cose. Tuttavia, l’enfasi ripetuta crea l’impressione che la crisi primaria del mondo moderno sia la “disumanizzazione”, piuttosto che il peccato contro Dio. Il male è spesso descritto in termini di frammentazione, dominio, esclusione, riduzionismo tecnologico o relazioni interrotte [che sono la conseguenza], piuttosto che come ribellione contro la legge divina e necessità di pentimento e conversione [che è la causa].
Il trattamento riservato a Cristo rivela questo aspetto in modo particolare.
Tradizionalmente, Cristo è proclamato, come si dovrebbe, Figlio eterno di Dio, Redentore, Salvatore dal peccato, Agnello sacrificale, Re, Giudice dei vivi e dei morti.
Sebbene questo documento faccia certamente riferimento a Cristo, all’Incarnazione, alla grazia e all’Eucaristia, Cristo è spesso presentato principalmente come: la rivelazione dell’autentica umanità, il modello di comunione, colui che rivela la dignità umana, il compimento della relazionalità umana. Sebbene sia vero che Cristo rivela l’uomo a se stesso, questa verità è sempre subordinata alla realtà più grande della redenzione dal peccato e della riconciliazione con Dio. Cristo non si limita a rivelare l’autentica umanità; Egli salva l’umanità decaduta attraverso la Sua Passione, Morte e Resurrezione.
In questo documento, tuttavia, vi sono momenti in cui Cristo appare quasi più importante come compimento dell’umanità che come Salvatore dal peccato. Ciò crea l’impressione di una teologia antropocentrica – in cui la persona umana diventa il centro interpretativo. La relativa assenza di un trattamento esplicito del peccato intensifica questa preoccupazione. Questo documento parla ampiamente di: sistemi di potere, tecnocrazia, guerra, ingiustizia economica, manipolazione, controllo algoritmico, frammentazione sociale e disumanizzazione. Ma relativamente poco si dice del peccato originale, della concupiscenza, del pentimento personale, della colpevolezza morale, del giudizio, dell’inferno, della penitenza o del destino eterno dell’anima.
Di conseguenza, le radici del male cominciano ad apparire principalmente strutturali piuttosto che spirituali. La dottrina cattolica insegna che il disordine nella società deriva in ultima analisi dal disordine nel cuore umano ferito dal peccato originale. La tecnologia in sé non è la crisi più profonda; è l’uomo separato da Dio la crisi.
Questa preoccupazione diventa particolarmente evidente nel ripetuto appello del documento a costruire una “civiltà dell’amore”. La frase in sé è autenticamente cattolica ed è stata usata da Papi come Paolo VI e Giovanni Paolo II. Tuttavia, tradizionalmente questa visione era esplicitamente radicata in: conversione, evangelizzazione, regno sociale di Cristo Re, obbedienza alla legge divina e grazia soprannaturale.
In questa nuova presentazione, la “civiltà dell’amore” può a volte sembrare meno il frutto della conversione a Cristo e più un progetto umanitario globale incentrato su fraternità, solidarietà, inclusione e pace. Ancora una volta, nessuno di questi obiettivi è sbagliato. La preoccupazione è che la dimensione soprannaturale della salvezza appaia meno centrale rispetto alla costruzione di un ordine sociale umano.
Questo è il motivo per cui molti fedeli cattolici percepiranno il documento come profondamente inquietante. Il timore non è semplicemente che la dottrina venga negata apertamente, ma che l’intero quadro di riferimento si stia sottilmente spostando: dalla centralità di Dio alla centralità dell’uomo, dalla salvezza alla prosperità umana, dal peccato ai sistemi, dalla redenzione alla relazionalità, dal culto all’umanitarismo.
La Chiesa ha ripetutamente messo in guardia contro forme di umanesimo religioso che conservano il linguaggio cristiano mentre spostano gradualmente il centro del cristianesimo da Dio all’uomo. Quando la dignità umana si distacca dalla sovranità di Dio, quando la trasformazione sociale oscura la salvezza e quando il linguaggio della comunione sostituisce quello del pentimento e della santificazione, il cristianesimo rischia di ridursi a una visione etica o umanitaria.
Riconosco che questo documento non è privo di autentici elementi cattolici. Il suo rifiuto del transumanesimo è forte e importante. La sua insistenza sul fatto che l’uomo non deve mai essere ridotto a una macchina o a un algoritmo è preziosa. La sua difesa dell’incarnazione, della sofferenza, dei limiti e della dignità umana si oppone con fermezza a molte correnti pericolose della cultura moderna. Inoltre, i suoi avvertimenti sulla guerra dell’IA, lo sfruttamento, la manipolazione digitale e il dominio tecnologico sono seri e spesso perspicaci.
Tuttavia, la questione è più sottile e, quindi, per certi versi, più preoccupante. Il problema risiede nell’enfasi, nell’orientamento teologico e nel focus antropologico.
La teologia cattolica afferma chiaramente che l’uomo è pienamente compreso solo in relazione a Dio, e che la dignità umana trova il suo vero significato solo nell’ordine della creazione, della redenzione, della grazia e della salvezza eterna. Senza che tale gerarchia sia saldamente preservata, anche un linguaggio nobile su dignità, pace, fraternità e umanità scivola in una forma di umanesimo cristianizzato in cui l’uomo diventa il centro pratico.
Ecco perché i fedeli cattolici che leggono questo documento potrebbero provare non solo disaccordo, ma un profondo allarme spirituale. La preoccupazione non riguarda solo ciò che viene detto, ma ciò che sembra essere diventato centrale – e se l’ordine soprannaturale della teologia cattolica stia gradualmente venendo eclissato da un’antropologia incentrata principalmente sull’umanità stessa.
Al centro di questa discussione c’è una questione ben più grande dell’intelligenza artificiale, della tecnologia, dell’economia o persino della politica globale. La vera domanda è questa: chi è al centro?
Da duemila anni la Chiesa cattolica proclama che Gesù Cristo non è semplicemente la rivelazione dell’autentica umanità, né solo un modello di comunione e solidarietà. Egli è il Figlio eterno di Dio, crocifisso e risorto per la salvezza dei peccatori. La Chiesa esiste innanzitutto per glorificare Dio, proclamare il Vangelo, salvare le anime e condurre l’umanità alla vita eterna.
Certamente, la Chiesa deve difendere la dignità umana, resistere alla disumanizzazione tecnologica, opporsi allo sfruttamento e affrontare l’ingiustizia. Tuttavia, tutte queste preoccupazioni devono rimanere radicate nell’ordine soprannaturale. La dignità umana non può distaccarsi dalla verità che l’uomo è una creatura che appartiene a Dio ed è chiamata alla conversione, alla santità e all’adorazione. Quando l’umanità stessa diventa la lente interpretativa primaria attraverso cui si comprende la teologia, anche un linguaggio bello su fraternità, pace, comunione e dignità può gradualmente scivolare in una forma di umanesimo religioso che non pone più Dio al primo posto.
Ecco perché nel nostro tempo è urgentemente necessario il discernimento.
Viviamo in un’epoca profondamente tentata dall’antropocentrismo – un’epoca che parla sempre più spesso di umanità dimenticando Dio, parla di solidarietà trascurando il pentimento e cerca la salvezza attraverso sistemi, tecnologia, psicologia o strutture politiche piuttosto che attraverso la Croce di Gesù Cristo.
La risposta alla crisi moderna non si troverà nel transumanesimo, nella tecnocrazia, nell’intelligenza artificiale o in una visione puramente umanitaria del mondo. Né si troverà nella disperazione o nella paura. La risposta rimane quella che è sempre stata: Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei signori.
Solo Cristo rivela sia la grandezza che la miseria dell’uomo. Solo Cristo guarisce ciò che il peccato ha ferito. Solo Cristo ristabilisce l’ordine divino. Solo Cristo può portare la vera pace perché solo Cristo riconcilia l’uomo con Dio.
Come cattolici, dobbiamo quindi rimanere saldamente radicati nella fede perenne della Chiesa – nella Sacra Scrittura, nella Sacra Tradizione, nel Santo Sacrificio della Messa, nella devozione eucaristica, nella preghiera, nella penitenza, nella fedeltà alla verità e nella ricerca della santità. Dobbiamo resistere a ogni tentativo di ridurre il cristianesimo a un progetto meramente terreno, anche quando rivestito di un linguaggio compassionevole o spirituale.
Il mondo non ha bisogno di una nuova religione incentrata sull’umanità. Il mondo ha bisogno del Vangelo.
Possa la Madonna, Sede della Saggezza e Distruttrice delle Eresie, intercedere per la Chiesa in questo tempo di confusione. Possa lei aiutarci a rimanere fedeli al suo Divin Figlio, affinché in ogni epoca e in ogni prova possiamo proclamare con chiarezza e coraggio: «Gesù Cristo, ieri, oggi e sempre lo stesso» (Ebrei 13,8).
Pertanto, ritengo importante affrontare le preoccupazioni relative alla Lettera Enciclica “Magnifica Humanitas” del Santo Padre Leone XIV, recentemente pubblicata. Alcuni ne hanno trovato alcune parti perspicaci e convincenti. Altri hanno provato un profondo disagio durante la lettura – la preoccupazione che, al di là di molte affermazioni vere, il documento rifletta un più ampio cambiamento teologico che rischia di porre l’uomo al centro in un modo che oscura il primato di Dio.
Poiché queste questioni toccano il cuore stesso della fede cattolica, ritengo necessario offrire un’attenta riflessione dottrinale. Ciò non avviene in uno spirito di ostilità o ribellione, né con alcun desiderio di seminare confusione o divisione all’interno della Chiesa. Piuttosto, la vera carità richiede chiarezza. I fedeli meritano pastori disposti a parlare onestamente quando le enfasi o i quadri teologici sembrano in grado di portare le anime alla confusione.
La Chiesa ha sempre insegnato che ogni epoca deve essere giudicata alla luce di Cristo – non di un Cristo reinterpretato attraverso la lente delle ideologie moderne, ma di Cristo così come tramandato dalla Sacra Scrittura, dalla Sacra Tradizione e dal Magistero perenne della Chiesa. La tecnologia, l’intelligenza artificiale e le mutevoli realtà sociali richiedono certamente una riflessione morale ponderata. Eppure nessuna epoca, nessuna crisi e nessuna rivoluzione tecnologica può alterare le verità fondamentali della fede cattolica: che l’uomo è caduto nel peccato, redento solo attraverso Gesù Cristo, chiamato al pentimento e alla santificazione, e destinato non solo alla prosperità terrena, ma all’unione eterna con Dio.
È con questa preoccupazione per la salvezza delle anime e la fedeltà alla fede cattolica che offro la seguente riflessione.
La lettera enciclica recentemente pubblicata su intelligenza artificiale, transumanesimo, dignità umana, economia, guerra e futuro dell’umanità si presenta come un’importante riflessione sulle implicazioni morali e sociali dell’era tecnologica. Contiene molte affermazioni che sono chiaramente cattoliche e persino ammirevoli: rifiuta il transumanesimo, mette in guardia contro la tecnocrazia, condanna lo sfruttamento e la schiavitù, difende la dignità della persona umana, afferma l’Incarnazione, parla della grazia, fa riferimento all’Eucaristia e insiste sul fatto che l’uomo non deve mai essere ridotto a una macchina o a dei dati.
Eppure, nonostante questi elementi positivi, molti fedeli cattolici proveranno un profondo disagio leggendola. Questo disagio non deriva semplicemente da passaggi isolati, ma dall’orientamento generale, dall’enfasi e dal baricentro teologico del documento stesso.
La preoccupazione più profonda non è che il documento affermi cose false sull’umanità, ma che ridefinisca la gerarchia delle verità ponendo al centro l’umanità, la prosperità umana, la dignità umana e le relazioni umane in una modalità che rischia di oscurare il primato di Dio, del peccato, della redenzione, del culto e della salvezza.
La teologia cattolica parte da Dio. Parte dalla gloria di Dio, dalla sovranità di Dio, dalla santità di Dio, dalla realtà del peccato, dalla necessità della redenzione, dalla Croce di Cristo, dal giudizio eterno e dalla salvezza delle anime. La dignità umana è affermata proprio perché l’uomo è creato da Dio, redento da Cristo e ordinato alla comunione eterna con Lui. La dignità dell’uomo scaturisce da Dio e rimane subordinata a Dio.
In questo documento, tuttavia, l’enfasi appare spesso invertita. Ripetutamente, il linguaggio si concentra sulla prosperità umana, la vulnerabilità umana, la solidarietà umana, la fraternità umana, la comunione umana, le relazioni umane, la partecipazione umana e la salvaguardia dell’umanità stessa.
Certamente, la dottrina cattolica insegna queste cose. Tuttavia, l’enfasi ripetuta crea l’impressione che la crisi primaria del mondo moderno sia la “disumanizzazione”, piuttosto che il peccato contro Dio. Il male è spesso descritto in termini di frammentazione, dominio, esclusione, riduzionismo tecnologico o relazioni interrotte [che sono la conseguenza], piuttosto che come ribellione contro la legge divina e necessità di pentimento e conversione [che è la causa].
Il trattamento riservato a Cristo rivela questo aspetto in modo particolare.
Tradizionalmente, Cristo è proclamato, come si dovrebbe, Figlio eterno di Dio, Redentore, Salvatore dal peccato, Agnello sacrificale, Re, Giudice dei vivi e dei morti.
Sebbene questo documento faccia certamente riferimento a Cristo, all’Incarnazione, alla grazia e all’Eucaristia, Cristo è spesso presentato principalmente come: la rivelazione dell’autentica umanità, il modello di comunione, colui che rivela la dignità umana, il compimento della relazionalità umana. Sebbene sia vero che Cristo rivela l’uomo a se stesso, questa verità è sempre subordinata alla realtà più grande della redenzione dal peccato e della riconciliazione con Dio. Cristo non si limita a rivelare l’autentica umanità; Egli salva l’umanità decaduta attraverso la Sua Passione, Morte e Resurrezione.
In questo documento, tuttavia, vi sono momenti in cui Cristo appare quasi più importante come compimento dell’umanità che come Salvatore dal peccato. Ciò crea l’impressione di una teologia antropocentrica – in cui la persona umana diventa il centro interpretativo. La relativa assenza di un trattamento esplicito del peccato intensifica questa preoccupazione. Questo documento parla ampiamente di: sistemi di potere, tecnocrazia, guerra, ingiustizia economica, manipolazione, controllo algoritmico, frammentazione sociale e disumanizzazione. Ma relativamente poco si dice del peccato originale, della concupiscenza, del pentimento personale, della colpevolezza morale, del giudizio, dell’inferno, della penitenza o del destino eterno dell’anima.
Di conseguenza, le radici del male cominciano ad apparire principalmente strutturali piuttosto che spirituali. La dottrina cattolica insegna che il disordine nella società deriva in ultima analisi dal disordine nel cuore umano ferito dal peccato originale. La tecnologia in sé non è la crisi più profonda; è l’uomo separato da Dio la crisi.
Questa preoccupazione diventa particolarmente evidente nel ripetuto appello del documento a costruire una “civiltà dell’amore”. La frase in sé è autenticamente cattolica ed è stata usata da Papi come Paolo VI e Giovanni Paolo II. Tuttavia, tradizionalmente questa visione era esplicitamente radicata in: conversione, evangelizzazione, regno sociale di Cristo Re, obbedienza alla legge divina e grazia soprannaturale.
In questa nuova presentazione, la “civiltà dell’amore” può a volte sembrare meno il frutto della conversione a Cristo e più un progetto umanitario globale incentrato su fraternità, solidarietà, inclusione e pace. Ancora una volta, nessuno di questi obiettivi è sbagliato. La preoccupazione è che la dimensione soprannaturale della salvezza appaia meno centrale rispetto alla costruzione di un ordine sociale umano.
Questo è il motivo per cui molti fedeli cattolici percepiranno il documento come profondamente inquietante. Il timore non è semplicemente che la dottrina venga negata apertamente, ma che l’intero quadro di riferimento si stia sottilmente spostando: dalla centralità di Dio alla centralità dell’uomo, dalla salvezza alla prosperità umana, dal peccato ai sistemi, dalla redenzione alla relazionalità, dal culto all’umanitarismo.
La Chiesa ha ripetutamente messo in guardia contro forme di umanesimo religioso che conservano il linguaggio cristiano mentre spostano gradualmente il centro del cristianesimo da Dio all’uomo. Quando la dignità umana si distacca dalla sovranità di Dio, quando la trasformazione sociale oscura la salvezza e quando il linguaggio della comunione sostituisce quello del pentimento e della santificazione, il cristianesimo rischia di ridursi a una visione etica o umanitaria.
Riconosco che questo documento non è privo di autentici elementi cattolici. Il suo rifiuto del transumanesimo è forte e importante. La sua insistenza sul fatto che l’uomo non deve mai essere ridotto a una macchina o a un algoritmo è preziosa. La sua difesa dell’incarnazione, della sofferenza, dei limiti e della dignità umana si oppone con fermezza a molte correnti pericolose della cultura moderna. Inoltre, i suoi avvertimenti sulla guerra dell’IA, lo sfruttamento, la manipolazione digitale e il dominio tecnologico sono seri e spesso perspicaci.
Tuttavia, la questione è più sottile e, quindi, per certi versi, più preoccupante. Il problema risiede nell’enfasi, nell’orientamento teologico e nel focus antropologico.
La teologia cattolica afferma chiaramente che l’uomo è pienamente compreso solo in relazione a Dio, e che la dignità umana trova il suo vero significato solo nell’ordine della creazione, della redenzione, della grazia e della salvezza eterna. Senza che tale gerarchia sia saldamente preservata, anche un linguaggio nobile su dignità, pace, fraternità e umanità scivola in una forma di umanesimo cristianizzato in cui l’uomo diventa il centro pratico.
Ecco perché i fedeli cattolici che leggono questo documento potrebbero provare non solo disaccordo, ma un profondo allarme spirituale. La preoccupazione non riguarda solo ciò che viene detto, ma ciò che sembra essere diventato centrale – e se l’ordine soprannaturale della teologia cattolica stia gradualmente venendo eclissato da un’antropologia incentrata principalmente sull’umanità stessa.
Al centro di questa discussione c’è una questione ben più grande dell’intelligenza artificiale, della tecnologia, dell’economia o persino della politica globale. La vera domanda è questa: chi è al centro?
Da duemila anni la Chiesa cattolica proclama che Gesù Cristo non è semplicemente la rivelazione dell’autentica umanità, né solo un modello di comunione e solidarietà. Egli è il Figlio eterno di Dio, crocifisso e risorto per la salvezza dei peccatori. La Chiesa esiste innanzitutto per glorificare Dio, proclamare il Vangelo, salvare le anime e condurre l’umanità alla vita eterna.
Certamente, la Chiesa deve difendere la dignità umana, resistere alla disumanizzazione tecnologica, opporsi allo sfruttamento e affrontare l’ingiustizia. Tuttavia, tutte queste preoccupazioni devono rimanere radicate nell’ordine soprannaturale. La dignità umana non può distaccarsi dalla verità che l’uomo è una creatura che appartiene a Dio ed è chiamata alla conversione, alla santità e all’adorazione. Quando l’umanità stessa diventa la lente interpretativa primaria attraverso cui si comprende la teologia, anche un linguaggio bello su fraternità, pace, comunione e dignità può gradualmente scivolare in una forma di umanesimo religioso che non pone più Dio al primo posto.
Ecco perché nel nostro tempo è urgentemente necessario il discernimento.
Viviamo in un’epoca profondamente tentata dall’antropocentrismo – un’epoca che parla sempre più spesso di umanità dimenticando Dio, parla di solidarietà trascurando il pentimento e cerca la salvezza attraverso sistemi, tecnologia, psicologia o strutture politiche piuttosto che attraverso la Croce di Gesù Cristo.
La risposta alla crisi moderna non si troverà nel transumanesimo, nella tecnocrazia, nell’intelligenza artificiale o in una visione puramente umanitaria del mondo. Né si troverà nella disperazione o nella paura. La risposta rimane quella che è sempre stata: Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei signori.
Solo Cristo rivela sia la grandezza che la miseria dell’uomo. Solo Cristo guarisce ciò che il peccato ha ferito. Solo Cristo ristabilisce l’ordine divino. Solo Cristo può portare la vera pace perché solo Cristo riconcilia l’uomo con Dio.
Come cattolici, dobbiamo quindi rimanere saldamente radicati nella fede perenne della Chiesa – nella Sacra Scrittura, nella Sacra Tradizione, nel Santo Sacrificio della Messa, nella devozione eucaristica, nella preghiera, nella penitenza, nella fedeltà alla verità e nella ricerca della santità. Dobbiamo resistere a ogni tentativo di ridurre il cristianesimo a un progetto meramente terreno, anche quando rivestito di un linguaggio compassionevole o spirituale.
Il mondo non ha bisogno di una nuova religione incentrata sull’umanità. Il mondo ha bisogno del Vangelo.
Possa la Madonna, Sede della Saggezza e Distruttrice delle Eresie, intercedere per la Chiesa in questo tempo di confusione. Possa lei aiutarci a rimanere fedeli al suo Divin Figlio, affinché in ogni epoca e in ogni prova possiamo proclamare con chiarezza e coraggio: «Gesù Cristo, ieri, oggi e sempre lo stesso» (Ebrei 13,8).
+Joseph Strickland
Vescovo Emerito
Vescovo Emerito
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

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