Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 18 giugno 2026

A cosa bisogna aderire per essere cattolici? I dubbi lasciati dalla dichiarazione del Papa

Pubblico in contemporanea due riflessioni convergenti in rapporto alla recente dichiarazione di Leone XIV. Una è questa. Mentre, di seguito, nella nostra traduzione da Infovaticana un articolo più che condivisibile. In effetti, come molti si chiedono, com'è ragionevole contestare alla FSSPX il mancato assenso a certi elementi confusi o problematici del Vaticano II, quando ci sono molti cattolici (forse anche la stragrande maggioranza di quelli che si dichiarano 'cattolici') che non si ritrovano col contenuto tradizionale ripetuto nel Vaticano II, se messo in forma propositiva?

A cosa bisogna aderire per essere cattolici?
I dubbi lasciati dalla dichiarazione del Papa

Leone XIV, in una breve, casuale osservazione — quasi di sfuggita dirigendosi verso la macchina — ha detto che la Fraternità di San Pio X sarebbe fuori dalla comunione ecclesiale perché "rifiuta di accettare alcuni elementi fondamentali della Chiesa, a cominciare da diversi punti del Concilio Vaticano II." [vedi]

Siccome non sono un membro della Fraternità, ma piuttosto un cattolico non perfetto che vorrebbe morire dentro la Chiesa, le parole del Papa mi sollecitano una domanda preoccupante: a cosa devo credere esattamente perché ciò non accada a me?

Perché "vari punti del Concilio" è un confine che andrebbe definito chiaramente. La Chiesa distingue tra dogmi, dottrine definitive e insegnamenti del Magistero autentico.

Se esiste un intero quadro dottrinale progettato per chiarire ciò che ogni insegnamento richiede, sembra ragionevole chiedere che venga usato esattamente quando si parla di restare dentro o fuori la comunione ecclesiale.

Pertanto, chiedo:
Dovrei credere in Lumen Gentium allo stesso modo in cui credo nella divinità di Cristo?
Dovrei credere in Dignitatis Humanae con lo stesso assenso con cui credo nell'Immacolata Concezione?
La libertà religiosa appartiene al deposito della verità rivelata o ad una formulazione prudenziale applicata a particolari circostanze storiche?

E se la risposta è la prima, in che punto è stata definita come una verità rivelata da Dio e proposta come tale dalla Chiesa?
Inoltre, devo attenermi esclusivamente al testo conciliare o anche ad una sua interpretazione specifica?

L'esperienza degli ultimi sessant'anni sembra indicare che la polemica ruota non tanto intorno alle parole scritte quanto a come esse dovrebbero essere lette.

Se è obbligatorio accettare un particolare ermeneutico, sarebbe utile sapere cos'è, chi lo definisce, e con quale grado di autorità è vincolante.
Benedetto XVI ha ritenuto necessario dedicare un famoso discorso alla spiegazione della cosiddetta "ermeneutica della continuità." [qui il tema è ben argomentato]

Ma se un documento richiede una teoria interpretativa completa per dimostrare che non contraddice le precedenti formulazioni del Magisterium, è difficile sostenere allo stesso tempo che il suo significato è talmente evidente da poter essere usato come criterio immediato per determinare chi rimane pienamente nella comunione della Chiesa.

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