18 Luglio. Il Sangue che fonda la nostra fiducia
Sangue di Cristo, pegno della vita eterna
Questa mattina la Litania ci conduce verso il compimento della speranza cristiana: il pegno della vita eterna.
La parola “pegno” indica una garanzia, un anticipo, qualcosa che ci viene dato ora in vista di un compimento futuro. Il Sangue di Cristo è pegno della vita eterna perché in esso ci è già donata la vittoria del Risorto. La redenzione non riguarda soltanto il perdono dei peccati nel presente. Apre l’uomo alla comunione eterna con Dio. Il Sangue del Figlio ci conduce oltre la morte, verso la vita che non finisce.
Questa verità è fondamentale, perché senza l’orizzonte della vita eterna la fede si restringe. Diventa aiuto morale, conforto psicologico, impegno sociale, appartenenza culturale. Tutte cose che possono avere un valore, certo, e l’uomo riesce sempre a trasformarle in programmi, commissioni e documenti pieni di parole. Il cristianesimo però è molto di più. È la vita nuova in Cristo, destinata alla gloria. Siamo stati redenti per vedere Dio.
Il Sangue di Cristo ci dà una speranza che non si appoggia sulle condizioni favorevoli della vita. La salute può vacillare, gli affetti possono essere feriti, le sicurezze possono cadere, le opere possono restare incompiute. La vita eterna non è il premio consolatorio per chi ha avuto una vita difficile. È il destino al quale Dio chiama i suoi figli nel Figlio. Il Sangue di Cristo è il pegno di questo destino, perché ci unisce a Colui che è morto ed è risorto.
Ogni Eucaristia contiene questa promessa. Quando riceviamo il Corpo e il Sangue del Signore, riceviamo il pegno della gloria futura. La Comunione non è solo forza per la giornata, sebbene ne abbiamo bisogno, viste le nostre capacità di complicare anche le ore più semplici. È anticipo del banchetto eterno. È il Signore che ci nutre nel cammino e ci orienta verso la patria del cielo.
La vita eterna, però, non va immaginata come una semplice continuazione indefinita della vita presente. Sarebbe una prospettiva piuttosto stancante, specialmente considerando alcune riunioni umane. La vita eterna è comunione piena con Dio, visione beatifica, partecipazione alla vita divina, compimento di ogni desiderio buono. È ciò per cui siamo stati creati. Il cuore non cerca soltanto di stare meglio. Cerca Dio, anche quando non sa nominarlo.
Il Sangue di Cristo come pegno della vita eterna cambia il modo di vivere il tempo. Se siamo destinati all’eternità, allora il presente non è insignificante. Ogni atto di fede, ogni gesto di carità, ogni sacrificio offerto, ogni peccato vinto, ogni perdono donato, ogni preghiera nascosta prepara il cuore alla comunione con Dio. La vita eterna non svaluta la terra. Le dà direzione.
Questa invocazione ci libera anche da una tristezza sottile: vivere come se tutto dovesse compiersi qui. Quando pretendiamo dalla vita presente una pienezza che solo Dio può dare, diventiamo facilmente inquieti, esigenti, delusi. Chiediamo alle persone, alle opere, alla salute, al riconoscimento, perfino alla Chiesa visibile, di darci ciò che soltanto il Signore può compiere definitivamente. Il Sangue di Cristo ci educa a una speranza più grande, che ama la vita presente senza idolatrarla.
La pratica spirituale può essere un atto di speranza. Guardiamo una fatica, una perdita, una paura del futuro alla luce della vita eterna. Non per fuggire dalla realtà, ma per rimetterla nella sua giusta misura. Possiamo pregare: “Sangue di Cristo, pegno della vita eterna, custodisci il mio cuore nella speranza”. Questa preghiera non elimina la prova. Le impedisce di diventare assoluta.
Il cristiano cammina nel tempo portando nel cuore una promessa. Non una fantasia consolatoria, non un vago desiderio di sopravvivenza, ma il pegno dato dal Sangue del Figlio. Cristo ha versato il suo Sangue perché noi avessimo la vita, e la avessimo in abbondanza. Questa abbondanza comincia ora nella grazia e si compirà nella gloria.
Il Sangue di Cristo, pegno della vita eterna, ci insegni a vivere con gli occhi rivolti al cielo e i piedi ben piantati nella fedeltà quotidiana. La speranza cristiana non ci rende evasivi. Ci rende più liberi, più forti, più capaci di amare ciò che passa senza dimenticare ciò che resta.
La parola “pegno” indica una garanzia, un anticipo, qualcosa che ci viene dato ora in vista di un compimento futuro. Il Sangue di Cristo è pegno della vita eterna perché in esso ci è già donata la vittoria del Risorto. La redenzione non riguarda soltanto il perdono dei peccati nel presente. Apre l’uomo alla comunione eterna con Dio. Il Sangue del Figlio ci conduce oltre la morte, verso la vita che non finisce.
Questa verità è fondamentale, perché senza l’orizzonte della vita eterna la fede si restringe. Diventa aiuto morale, conforto psicologico, impegno sociale, appartenenza culturale. Tutte cose che possono avere un valore, certo, e l’uomo riesce sempre a trasformarle in programmi, commissioni e documenti pieni di parole. Il cristianesimo però è molto di più. È la vita nuova in Cristo, destinata alla gloria. Siamo stati redenti per vedere Dio.
Il Sangue di Cristo ci dà una speranza che non si appoggia sulle condizioni favorevoli della vita. La salute può vacillare, gli affetti possono essere feriti, le sicurezze possono cadere, le opere possono restare incompiute. La vita eterna non è il premio consolatorio per chi ha avuto una vita difficile. È il destino al quale Dio chiama i suoi figli nel Figlio. Il Sangue di Cristo è il pegno di questo destino, perché ci unisce a Colui che è morto ed è risorto.
Ogni Eucaristia contiene questa promessa. Quando riceviamo il Corpo e il Sangue del Signore, riceviamo il pegno della gloria futura. La Comunione non è solo forza per la giornata, sebbene ne abbiamo bisogno, viste le nostre capacità di complicare anche le ore più semplici. È anticipo del banchetto eterno. È il Signore che ci nutre nel cammino e ci orienta verso la patria del cielo.
La vita eterna, però, non va immaginata come una semplice continuazione indefinita della vita presente. Sarebbe una prospettiva piuttosto stancante, specialmente considerando alcune riunioni umane. La vita eterna è comunione piena con Dio, visione beatifica, partecipazione alla vita divina, compimento di ogni desiderio buono. È ciò per cui siamo stati creati. Il cuore non cerca soltanto di stare meglio. Cerca Dio, anche quando non sa nominarlo.
Il Sangue di Cristo come pegno della vita eterna cambia il modo di vivere il tempo. Se siamo destinati all’eternità, allora il presente non è insignificante. Ogni atto di fede, ogni gesto di carità, ogni sacrificio offerto, ogni peccato vinto, ogni perdono donato, ogni preghiera nascosta prepara il cuore alla comunione con Dio. La vita eterna non svaluta la terra. Le dà direzione.
Questa invocazione ci libera anche da una tristezza sottile: vivere come se tutto dovesse compiersi qui. Quando pretendiamo dalla vita presente una pienezza che solo Dio può dare, diventiamo facilmente inquieti, esigenti, delusi. Chiediamo alle persone, alle opere, alla salute, al riconoscimento, perfino alla Chiesa visibile, di darci ciò che soltanto il Signore può compiere definitivamente. Il Sangue di Cristo ci educa a una speranza più grande, che ama la vita presente senza idolatrarla.
La pratica spirituale può essere un atto di speranza. Guardiamo una fatica, una perdita, una paura del futuro alla luce della vita eterna. Non per fuggire dalla realtà, ma per rimetterla nella sua giusta misura. Possiamo pregare: “Sangue di Cristo, pegno della vita eterna, custodisci il mio cuore nella speranza”. Questa preghiera non elimina la prova. Le impedisce di diventare assoluta.
Il cristiano cammina nel tempo portando nel cuore una promessa. Non una fantasia consolatoria, non un vago desiderio di sopravvivenza, ma il pegno dato dal Sangue del Figlio. Cristo ha versato il suo Sangue perché noi avessimo la vita, e la avessimo in abbondanza. Questa abbondanza comincia ora nella grazia e si compirà nella gloria.
Il Sangue di Cristo, pegno della vita eterna, ci insegni a vivere con gli occhi rivolti al cielo e i piedi ben piantati nella fedeltà quotidiana. La speranza cristiana non ci rende evasivi. Ci rende più liberi, più forti, più capaci di amare ciò che passa senza dimenticare ciò che resta.
Alla scuola del beato Giovanni Merlini
Il beato Giovanni Merlini ricordava che le vere consolazioni sono riservate in Paradiso. Il Sangue di Cristo è pegno della vita eterna proprio perché orienta il cuore verso il compimento, senza svalutare la fedeltà quotidiana. (G. Merlini, Lettera del 4 marzo 1842 a Maria De Mattias, in Lettere a Maria De Mattias I, Edizioni Sanguis, Roma 1974, p. 54.)
Preghiera
Signore Gesù, il tuo Sangue è pegno della vita eterna. Aiutami a non vivere come se tutto dovesse compiersi quaggiù, tra ansie, pretese e piccoli assoluti che durano meno di una notifica. Custodisci il mio cuore nella speranza, orienta i miei giorni verso il cielo e rendimi fedele nelle cose che preparano la comunione eterna con te.
Giaculatoria
Sanguis Christi, pígnus vitæ ætérnæ, salva nos.
Sangue di Cristo, pegno della vita eterna, salvaci.

1 commento:
Il sangue di Cristo è la goccia che fa traboccare il vaso della Rivelazione nascosta dai secoli eterni. Il traboccare della misericordia divina da ogni contenitore in cui la storia degli uomini cerca di accumulare anche la religione (il rendere culto, l'agire dell'uomo per Dio) come "merce". Nel sacrificio del Verbo incarnato, scorrendo il Suo sangue, si rivela l'agire di Dio per l'uomo che fonda il cristianesimo distinguendolo da qualsivoglia forma solo religiosa, incluso l'ebraismo che riduce a Legge l'intervento prodigioso di Dio nella storia. Nella santa Messa il sacrificio ripresentato sull'altare inonda di misericordia le nostre stanche abitudini, sempre più spesso dissacranti, tramutate in una festosa assemblea che celebra sostanzialmente... sé stessa o qualche forma morale di convivenza basata sul nostro agire che si serve di Gesù per giustificarsi e ripiegata sul qui e ora delle nostre misure e relativi recipienti.
La parola “pegno” invece rimanda ad altro: indica una garanzia, un anticipo, qualcosa che ci viene dato ora in vista di un compimento futuro. Il Sangue di Cristo è pegno della vita eterna perché in esso ci è già donata la vittoria del Risorto. La redenzione non riguarda soltanto il perdono dei peccati nel presente. Apre l’uomo alla comunione eterna con Dio. Il Sangue del Figlio ci conduce oltre la morte, alla vita che non finisce.
Siamo redenti dal Sangue di Cristo per vedere Dio. Ogni Eucaristia contiene questa promessa. È anticipo del banchetto eterno. La vita eterna non svaluta la terra. Le dà direzione: il presente non è insignificante, ma significa sperare questo.
Come trabocca il vaso con la goccia di sangue di Cristo? Dando la gioia che toglie la tristezza di celebrazioni spente. Paradossalmente il sangue (il dolore) del sacrificio sono la ragione della gioia possibile, della consolazione, della beatitudine afflitta di chi porta la croce DIETRO di Lui. La pienezza può darla solo Lui. Pienezza di grazia.
Allora essere redenti nella pienezza di grazia può farci intuire qualcosa del mistero di Maria corredentrice, la Madre addolorata ma piena di speranza anche sul Calvario. Non sfugge la realtà, ma non si è "sentita imbrogliata" (cit. Franciscus), è beata perchè crede, intendendo le parole di Simeone, il segno di contraddizione, le promesse... Non toglie la prova più dura (perciò Gesù insegna nel Padre Nostro di chiedere di risparmiarcela), ma le impedisce di diventare "assoluta". Anch'essa relativa a Cristo e al Suo preziosissimo sangue pegno di vita eterna, beata, in comunione con Dio.
Ecco perchè la goccia di sangue di Cristo fa traboccare il vaso della gloria, rendendo il cuore dei santi pieno della grazia e dunque "Cielo" di Dio, come Maria fu il paradiso di Dio in terra per incarnarsi, avere corpo e dunque poter versare sangue.
Oggi molti che vivono stancamente e indifferentemente il sacrificio di Cristo, invitano chi tenta di farli ragionare ad essere di "larghe vedute", a non "fissarsi" in rigide usanze e ad essere aperti a ogni nuova trovata per ri-animare l'assemblea annoiata... Invitano a riparare la rete senza strapparla... sono impegnati nell'essere pescatori buttando la rete dove non c'è il pesce o inquinando talmente il lago da non poter esserci del pesce.
Invece una goccia di sangue di Cristo fa traboccare la rete...
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