Per Fakir - marocchino e pregiudicato - mobilitazioni quotidiane, trasmissioni h24, sentenza già scritta e urlata prima ancora che inizino gli accertamenti del caso.
Per Alessandro Ambrosio - bravo ragazzo, pulito, niente droga ma soprattutto era un italiano... morto accoltellato per mano di un croato - niente mobilitazioni, niente sdegno, niente trasmissioni quotidiane.
Entrambi i fatti a Bologna, abbiamo visto le due facce di Bologna, solidale con i delinquenti e stranieri, muta con gli italiani.
Questi sono antagonisti al popolo, altro che al potere!
(post lungo ma “sintetico”, scritto di e con la “pancia” intorno ai fatti di Bologna)
Sono tra quelli che da anni sostiene che sia tramontata la dicotomia destra/sinistra per come l’abbiamo conosciuta nel XX secolo. Quella dicotomia, espressione di riferimenti sociali, e di classe ben differenti, addirittura antagonisti, è andata sfumando dalla fine degli anni Settanta poi è stata definitivamente superata dall’affermazione della stagione liberista e globalista che negli anni Novanta vive la sua apoteosi.
Le differenze tra destra e sinistra diventano “cosmetiche”, cioè irrilevanti sul piano strutturale, riguardano aspetti sovrastrutturali che non mettono assolutamente in discussione il nuovo assetto di potere poggiante sulla dominanza assoluta del mercato in tutti gli ambiti della vita sociale. E anche gli elettorati cominciano a migrare da una parte all’altra, in cerca di nuove rappresentanze. La sinistra, storicamente roccaforte del voto operaio e popolare, perde via via consenso tra questi fino a perderlo del tutto.
Differenze cosmetiche che comunque devono tener conto delle sensibilità e degli umori dei settori sociali che sostengono i due schieramenti. Ora, e qui taglio con l’accetta, non posso articolare più di tanto il discorso, rischierei di scrivere un papiello che nessuno poi leggerebbe, mi sforzo di essere chiaro chiaro, così ci capiamo bene. La sinistra raccoglie prevalentemente consensi negli ambienti istituzionali della “cultura” (scuola, università, accademie, teatri…) e tra quei ceti medio-alti della borghesia urbana. La destra, andate per sottrazione. Alcune volte le due aree in alcuni tratti possono sovrapporsi, ma in linea di massima le cose stanno così, non a caso quando ci si riferisce a quelli di sinistra si parla di “popolo ztl” quando di destra di popolo che si esprime di “pancia”.
Non è quindi un caso che la sinistra assuma un linguaggio “colto”, “emancipato”, “aperto”, “avanzato”, insomma da “radical chic”. Linguaggio che riempie tutte le campagne che reclamano nuovi “diritti” e fluidità (aborto reclamato come diritto, eutanasia, fluidità di genere…) insomma tutte quelle cose che i gay pride pacchianamente strombazzano, non a caso molto apprezzati dall’élite progressista europea che infatti li usa per scombussolare intere nazioni e senza dei quali non si può entrare nella UE.
La destra, per converso, non per vocazione o perché ce l’abbia scritto nel suo dna, ma semplicemente perché deve sintonizzarsi meglio con i settori popolari che ormai si rifugiano sotto la sua protezione, usa un linguaggio più “greve”, meno “colto”, quello che parla alla “pancia” della gente.
Tutto questo per dire che sì è vero che la dicotomia destra/sinistra non è più quella novecentesca, con ognuna delle due parti a difendere interessi sociali, e di classe, diversi e spesso antagonisti. Ora quella composizione sociale è sparita, una difesa degli interessi popolari non può che passare dalla cucitura della nuova classe operaia con i ceti medi impoveriti e quella piccola imprenditoria stritolata dal globalismo. In ogni caso, comunque, un dato sociale è incontestabile. Il popolo lavoratore, quello definito sopra, non si riconosce in nessun modo nella sinistra, anzi da questa si sente respinto e continuamente offeso.
Offeso perché non è entusiasta della modernità proposta dal progressismo e non vede di buon grado l’immigrazionismo. Piaccia o non piaccia, non si può negare che il popolo vede come un attacco alle sue condizioni di lavoro e di vita [sorvolando sull'identità e la cultura, già peraltro vulnerate -ndr] il favoreggiamento dell’immigrazione. Ma questo non perché sia razzista o xenofobo, ma perché vive sulla propria pelle il peggioramento della vita da quando l’immigrazione è diventata uno strumento di ricatto lavorativo, di abbassamento del salario, di riduzione dei servizi perché una parte della spesa sociale deve andare agli immigrati senza che questi garantiscano copertura retributiva.
I ceti medio-alto borghesi non risentono di questo perché comunque possono permettersi di ricorrere ad assicurazioni private, a una sanità privata, ad asili privati, a scuole private… insomma chi paga le conseguenze del liberismo immigrazionista sono i ceti popolari, proprio quelli che – strano? – non vedono di buon occhio i flussi incontrollati e che – strano?´– si buttano a dar credito a quei politici che promettono basta con i taxi del mare, chiudiamo i porti e cose del genere. Che rozzi!
Faccio un salto acrobatico quasi mortale. Arriviamo ai fatti di Bologna. Dove la gente del quartiere popolare Pilastro chiama a gran voce la polizia perché c’è un signore che urla, minaccia, colpisce le auto e poi, una volta bloccato, grazie anche all’aiuto dei residenti, muore, probabilmente in preda ad una forte eccitazione causata dal grave stato di alterazione. E succede che la sinistra, a partire dal sindaco, senza neanche aspettare l’esito dell’autopsia, decreta che quella morte è da imputare alla ferocia fascista della polizia. I centri sociali, i cosiddetti antagonisti, non aspettavano altro, corrono in piazza e, come al solito devastano, bruciano e pestano le “guardie” (70).
E qui arrivo alle conclusioni facendo ancora molti salti, ma già è molto lungo questo post. Lo dico con chiarezza, ripetendo con maggior forza quello che dico ormai da anni. Questa gente che è scesa in piazza a mettere a fuoco la città è nei fatti manovalanza al servizio del potere liberista-globalista-immigrazionista, per questo quasi sempre impunita, sta costruendo un’alleanza con quel sottoproletariato migrante in funzione anti-popolare. Il popolo, che vede peggiorare le sue condizioni non potrà che aumentare la sua insoddisfazione e manifestarla. Ma quelli che hanno sfasciato ieri q2Bologna vigileranno contro il popolo, semmai accusandolo di essere fascista. Stanno dalla parte del potere, lo stesso che sostiene il liberismo, lo stesso che vuole fare la guerra alla Russia, lo stesso che vuole portarci in guerra. Questi sono antagonisti al popolo altro che al potere!
Antonio Catalano Le differenze tra destra e sinistra diventano “cosmetiche”, cioè irrilevanti sul piano strutturale, riguardano aspetti sovrastrutturali che non mettono assolutamente in discussione il nuovo assetto di potere poggiante sulla dominanza assoluta del mercato in tutti gli ambiti della vita sociale. E anche gli elettorati cominciano a migrare da una parte all’altra, in cerca di nuove rappresentanze. La sinistra, storicamente roccaforte del voto operaio e popolare, perde via via consenso tra questi fino a perderlo del tutto.
Differenze cosmetiche che comunque devono tener conto delle sensibilità e degli umori dei settori sociali che sostengono i due schieramenti. Ora, e qui taglio con l’accetta, non posso articolare più di tanto il discorso, rischierei di scrivere un papiello che nessuno poi leggerebbe, mi sforzo di essere chiaro chiaro, così ci capiamo bene. La sinistra raccoglie prevalentemente consensi negli ambienti istituzionali della “cultura” (scuola, università, accademie, teatri…) e tra quei ceti medio-alti della borghesia urbana. La destra, andate per sottrazione. Alcune volte le due aree in alcuni tratti possono sovrapporsi, ma in linea di massima le cose stanno così, non a caso quando ci si riferisce a quelli di sinistra si parla di “popolo ztl” quando di destra di popolo che si esprime di “pancia”.
Non è quindi un caso che la sinistra assuma un linguaggio “colto”, “emancipato”, “aperto”, “avanzato”, insomma da “radical chic”. Linguaggio che riempie tutte le campagne che reclamano nuovi “diritti” e fluidità (aborto reclamato come diritto, eutanasia, fluidità di genere…) insomma tutte quelle cose che i gay pride pacchianamente strombazzano, non a caso molto apprezzati dall’élite progressista europea che infatti li usa per scombussolare intere nazioni e senza dei quali non si può entrare nella UE.
La destra, per converso, non per vocazione o perché ce l’abbia scritto nel suo dna, ma semplicemente perché deve sintonizzarsi meglio con i settori popolari che ormai si rifugiano sotto la sua protezione, usa un linguaggio più “greve”, meno “colto”, quello che parla alla “pancia” della gente.
Tutto questo per dire che sì è vero che la dicotomia destra/sinistra non è più quella novecentesca, con ognuna delle due parti a difendere interessi sociali, e di classe, diversi e spesso antagonisti. Ora quella composizione sociale è sparita, una difesa degli interessi popolari non può che passare dalla cucitura della nuova classe operaia con i ceti medi impoveriti e quella piccola imprenditoria stritolata dal globalismo. In ogni caso, comunque, un dato sociale è incontestabile. Il popolo lavoratore, quello definito sopra, non si riconosce in nessun modo nella sinistra, anzi da questa si sente respinto e continuamente offeso.
Offeso perché non è entusiasta della modernità proposta dal progressismo e non vede di buon grado l’immigrazionismo. Piaccia o non piaccia, non si può negare che il popolo vede come un attacco alle sue condizioni di lavoro e di vita [sorvolando sull'identità e la cultura, già peraltro vulnerate -ndr] il favoreggiamento dell’immigrazione. Ma questo non perché sia razzista o xenofobo, ma perché vive sulla propria pelle il peggioramento della vita da quando l’immigrazione è diventata uno strumento di ricatto lavorativo, di abbassamento del salario, di riduzione dei servizi perché una parte della spesa sociale deve andare agli immigrati senza che questi garantiscano copertura retributiva.
I ceti medio-alto borghesi non risentono di questo perché comunque possono permettersi di ricorrere ad assicurazioni private, a una sanità privata, ad asili privati, a scuole private… insomma chi paga le conseguenze del liberismo immigrazionista sono i ceti popolari, proprio quelli che – strano? – non vedono di buon occhio i flussi incontrollati e che – strano?´– si buttano a dar credito a quei politici che promettono basta con i taxi del mare, chiudiamo i porti e cose del genere. Che rozzi!
Faccio un salto acrobatico quasi mortale. Arriviamo ai fatti di Bologna. Dove la gente del quartiere popolare Pilastro chiama a gran voce la polizia perché c’è un signore che urla, minaccia, colpisce le auto e poi, una volta bloccato, grazie anche all’aiuto dei residenti, muore, probabilmente in preda ad una forte eccitazione causata dal grave stato di alterazione. E succede che la sinistra, a partire dal sindaco, senza neanche aspettare l’esito dell’autopsia, decreta che quella morte è da imputare alla ferocia fascista della polizia. I centri sociali, i cosiddetti antagonisti, non aspettavano altro, corrono in piazza e, come al solito devastano, bruciano e pestano le “guardie” (70).
E qui arrivo alle conclusioni facendo ancora molti salti, ma già è molto lungo questo post. Lo dico con chiarezza, ripetendo con maggior forza quello che dico ormai da anni. Questa gente che è scesa in piazza a mettere a fuoco la città è nei fatti manovalanza al servizio del potere liberista-globalista-immigrazionista, per questo quasi sempre impunita, sta costruendo un’alleanza con quel sottoproletariato migrante in funzione anti-popolare. Il popolo, che vede peggiorare le sue condizioni non potrà che aumentare la sua insoddisfazione e manifestarla. Ma quelli che hanno sfasciato ieri q2Bologna vigileranno contro il popolo, semmai accusandolo di essere fascista. Stanno dalla parte del potere, lo stesso che sostiene il liberismo, lo stesso che vuole fare la guerra alla Russia, lo stesso che vuole portarci in guerra. Questi sono antagonisti al popolo altro che al potere!
mercoledì, 22 luglio 2026 – ore 19.45

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