25 Luglio. Il primo Sangue del Figlio
Prima effusione: la circoncisione di Gesù
Il nostro cammino del mese entra nella contemplazione delle sette effusioni del Sangue di Cristo. La prima ci conduce all’infanzia del Signore, al momento della circoncisione, quando il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria, riceve il segno dell’alleanza e gli viene imposto il nome di Gesù.
È una scena piccola, quasi nascosta, lontana dalla violenza del Calvario. Non vi sono folle, soldati, accuse, flagelli, spine o chiodi. Vi è un bambino. Vi sono Maria e Giuseppe. Vi è l’obbedienza alla Legge di Israele. Vi è il primo Sangue versato dal Verbo incarnato, un Sangue che già annuncia il mistero della redenzione.
La circoncisione inseriva il bambino maschio nel popolo dell’alleanza. Gesù, che è il Figlio eterno del Padre, accetta di entrare pienamente nella storia di Israele. Non appare come un estraneo alla vicenda del suo popolo. Si sottomette alla Legge, assume i segni dell’antica alleanza, comincia la sua vita terrena nel solco dell’obbedienza. Colui che darà compimento alla Legge inizia accogliendone umilmente il segno.
Qui il Sangue di Cristo parla già di appartenenza. Prima ancora di predicare, prima ancora di guarire, prima ancora di salire sul Calvario, Gesù versa il suo Sangue come Figlio obbediente. La redenzione non comincia con un gesto clamoroso. Comincia nel nascondimento di una famiglia fedele, dentro un rito antico, nella povertà di un Bambino che non parla ancora e già si dona.
Questo primo Sangue è anche legato al nome di Gesù. Il nome significa “Dio salva”. Non è un nome ornamentale, non è una semplice identità anagrafica. È la missione stessa del Figlio. Egli viene per salvare il suo popolo dai peccati. Il Sangue versato nella circoncisione è come la prima sillaba di questa missione. Tutto ciò che accadrà dopo è già misteriosamente contenuto in questo inizio: il Figlio è nato per donarsi.
La prima effusione ci insegna il valore delle obbedienze nascoste. La vita cristiana non è fatta soltanto di grandi atti visibili. Spesso comincia nelle fedeltà piccole, nei gesti ordinari, nei doveri assunti senza rumore. Maria e Giuseppe presentano il Bambino secondo la Legge. Non inventano una spiritualità a loro misura. Non dicono: “Dio è con noi, quindi possiamo dispensarci dai segni ricevuti”. Obbediscono. E l’umanità, che oggi spesso considera l’obbedienza una lesione della creatività personale, avrebbe qui qualcosa da imparare, possibilmente prima di confondere ogni capriccio con una vocazione.
Il Sangue della circoncisione ci ricorda anche che l’appartenenza a Dio domanda un segno nella vita. Per noi cristiani questo segno fondamentale è il Battesimo. Nel Battesimo siamo stati immersi nella morte e risurrezione di Cristo, segnati dalla grazia, introdotti nella nuova alleanza. Non apparteniamo più semplicemente a noi stessi. La nostra vita porta un sigillo. Siamo di Cristo.
Questo è molto concreto. Essere battezzati non significa avere ricevuto un rito del passato, registrato in un libro parrocchiale e poi lasciato a prendere polvere insieme alla memoria familiare. Significa vivere da uomini e donne consacrati a Dio. Ogni scelta, ogni parola, ogni relazione, ogni fatica può diventare luogo in cui questa appartenenza si manifesta. Il Sangue di Cristo ci ricorda che l’alleanza non è un’idea. È una vita segnata.
La pratica spirituale può essere il rinnovo delle promesse battesimali. Anche in forma semplice, davanti al Crocifisso o all’acqua benedetta. Rinunciare al male, professare la fede, chiedere la grazia di vivere da figli. Possiamo dire: “Gesù, nel tuo primo Sangue versato, rinnova in me la grazia del Battesimo”. Una preghiera breve, capace di riportarci alla sorgente.
La prima effusione del Sangue di Cristo ci insegna che Dio salva entrando davvero nella storia. Non da lontano. Non dall’alto di una potenza che evita il contatto con la nostra carne. Il Figlio assume un corpo, una famiglia, un popolo, una Legge, un nome, una ferita. E già in quella piccola ferita comincia a risplendere la grande misericordia che si compirà sulla croce.
È una scena piccola, quasi nascosta, lontana dalla violenza del Calvario. Non vi sono folle, soldati, accuse, flagelli, spine o chiodi. Vi è un bambino. Vi sono Maria e Giuseppe. Vi è l’obbedienza alla Legge di Israele. Vi è il primo Sangue versato dal Verbo incarnato, un Sangue che già annuncia il mistero della redenzione.
La circoncisione inseriva il bambino maschio nel popolo dell’alleanza. Gesù, che è il Figlio eterno del Padre, accetta di entrare pienamente nella storia di Israele. Non appare come un estraneo alla vicenda del suo popolo. Si sottomette alla Legge, assume i segni dell’antica alleanza, comincia la sua vita terrena nel solco dell’obbedienza. Colui che darà compimento alla Legge inizia accogliendone umilmente il segno.
Qui il Sangue di Cristo parla già di appartenenza. Prima ancora di predicare, prima ancora di guarire, prima ancora di salire sul Calvario, Gesù versa il suo Sangue come Figlio obbediente. La redenzione non comincia con un gesto clamoroso. Comincia nel nascondimento di una famiglia fedele, dentro un rito antico, nella povertà di un Bambino che non parla ancora e già si dona.
Questo primo Sangue è anche legato al nome di Gesù. Il nome significa “Dio salva”. Non è un nome ornamentale, non è una semplice identità anagrafica. È la missione stessa del Figlio. Egli viene per salvare il suo popolo dai peccati. Il Sangue versato nella circoncisione è come la prima sillaba di questa missione. Tutto ciò che accadrà dopo è già misteriosamente contenuto in questo inizio: il Figlio è nato per donarsi.
La prima effusione ci insegna il valore delle obbedienze nascoste. La vita cristiana non è fatta soltanto di grandi atti visibili. Spesso comincia nelle fedeltà piccole, nei gesti ordinari, nei doveri assunti senza rumore. Maria e Giuseppe presentano il Bambino secondo la Legge. Non inventano una spiritualità a loro misura. Non dicono: “Dio è con noi, quindi possiamo dispensarci dai segni ricevuti”. Obbediscono. E l’umanità, che oggi spesso considera l’obbedienza una lesione della creatività personale, avrebbe qui qualcosa da imparare, possibilmente prima di confondere ogni capriccio con una vocazione.
Il Sangue della circoncisione ci ricorda anche che l’appartenenza a Dio domanda un segno nella vita. Per noi cristiani questo segno fondamentale è il Battesimo. Nel Battesimo siamo stati immersi nella morte e risurrezione di Cristo, segnati dalla grazia, introdotti nella nuova alleanza. Non apparteniamo più semplicemente a noi stessi. La nostra vita porta un sigillo. Siamo di Cristo.
Questo è molto concreto. Essere battezzati non significa avere ricevuto un rito del passato, registrato in un libro parrocchiale e poi lasciato a prendere polvere insieme alla memoria familiare. Significa vivere da uomini e donne consacrati a Dio. Ogni scelta, ogni parola, ogni relazione, ogni fatica può diventare luogo in cui questa appartenenza si manifesta. Il Sangue di Cristo ci ricorda che l’alleanza non è un’idea. È una vita segnata.
La pratica spirituale può essere il rinnovo delle promesse battesimali. Anche in forma semplice, davanti al Crocifisso o all’acqua benedetta. Rinunciare al male, professare la fede, chiedere la grazia di vivere da figli. Possiamo dire: “Gesù, nel tuo primo Sangue versato, rinnova in me la grazia del Battesimo”. Una preghiera breve, capace di riportarci alla sorgente.
La prima effusione del Sangue di Cristo ci insegna che Dio salva entrando davvero nella storia. Non da lontano. Non dall’alto di una potenza che evita il contatto con la nostra carne. Il Figlio assume un corpo, una famiglia, un popolo, una Legge, un nome, una ferita. E già in quella piccola ferita comincia a risplendere la grande misericordia che si compirà sulla croce.
Alla scuola di santa Maria De Mattias
Santa Maria De Mattias contemplava il Sangue come «prezzo inestimabile del nostro riscatto». La prima effusione, nella circoncisione, ci ricorda che questo prezzo entra nella storia in forma umile, nascosta, obbediente. (cfr. S. Maria De Mattias, Lettera 302, 19 febbraio 1847, a Giovanni Merlini, Lettere, vol. II, p. 25.)
Preghiera
Signore Gesù, nel tuo primo Sangue versato hai assunto il segno dell’alleanza e hai ricevuto il nome che annuncia la salvezza. Rinnova in me la grazia del Battesimo e rendimi consapevole della mia appartenenza a te. Aiutami a vivere oggi da figlio segnato dal tuo amore, fedele nelle piccole obbedienze e nei gesti nascosti.
Giaculatoria
Sangue di Cristo, versato nella circoncisione, salvaci.
don Mario Proietti

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