Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 24 luglio 2026

Due pesi e due misure: il rigore particolare nei confronti della FSSPX

Qui l'indice dei precedenti sulla questione sino/vaticana. 
Due pesi e due misure:
il rigore particolare nei confronti della FSSPX


La Santa Sede annuncia: "Oggi, mercoledì 22 luglio 2026, ha avuto luogo l’ordinazione episcopale del Rev. Giuseppe Chang Yanfeng, che il Santo Padre, in data 15 giugno 2026, ha nominato Vescovo di Chifeng (Provincia della Mongolia Interna, Cina), avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese".

Peccato, però, che il 15 giugno 2026 non sia stata pubblicata alcuna nomina nel bollettino. L'ennesimo tentativo di Pietro Parolin di mascherare quanto il governo cinese fa in barba a Roma. In sostanza, per evitare rotture, oggi si approva una ordinazione decisa dal governo e avvenuta senza che Roma dicesse nulla. Le differenze con Écône, sinceramente, non si vedono.

Così commenta Antonio Margheriti:
Poi come fai a criticare Econe se approvi le nomine abusive di Pechino? Come fai?!
Come fai a negare che si è forti con i piccoli e deboli con i grandi, quindi dei vigliacchi? Come si fa a tenere ancora lì questa scoria radioattiva del sultanato bergoglioso colluso col regime cinese crocifiggendo la vera chiesa cattolica "sotterranea"? Parlo di Parolin.
Al pari dell'ostpolitik qui non c'è alcun accordo... Ma la resa incondizionata del Vaticano, e l'abbandono oggi come ieri ai loro carnefici degli eroici confessori della fede Cattolica Romana nella chiesa clandestina cinese, ossia la vera che viene ingoiata da [due] papi [Bergoglio e il successore -ndr] e dal segretario di stato...

E Andrea Sandri:
A futura memoria. Se il Santo Padre, tra il 1940 e il 1944, avesse autorizzato la consacrazione di vescovi tedeschi in base a un "accordo provvisorio [e segreto] con il Reich tedesco", oggi qualcuno avrebbe finalmente un argomento fondato da esibire contro la santità di Pio XII.

23 commenti:

Anonimo ha detto...

L’accostamento tra la situazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X e la politica della Santa Sede nei confronti della Chiesa cattolica in Cina non è sostenibile sul piano canonico né su quello storico diplomatico. La FSSPX si dice cattolica ma di fatto ha proceduto a ordinazioni episcopali senza mandato pontificio, in violazione del canone 1382 e in rottura con la comunione gerarchica. Si tratta di un atto deliberato di disobbedienza che genera una struttura episcopale parallela e non riconosciuta. La Santa Sede, al contrario, non compie né approva ordinazioni “abusive”: opera in un contesto politico nel quale il governo cinese esercita da decenni un controllo diretto sulle nomine episcopali. L’Accordo provvisorio, pur criticabile, rappresenta un tentativo di limitare i danni e di evitare che vengano imposti candidati ostili alla fede cattolica. È una strategia diplomatica difensiva, non una resa né una complicità. La tesi secondo cui la Santa Sede sarebbe “forte con i piccoli e debole con i grandi” non tiene conto della natura delle due situazioni: la FSSPX è un gruppo che pur definendosi cattolico sceglie di sottrarsi all’autorità del Papa; la Cina è un regime autoritario, dittatoriale, ateo che non riconosce alcuna autorità religiosa e con il quale non è possibile applicare strumenti canonici. In tale contesto, la diplomazia non è segno di debolezza, ma l’unico mezzo realistico per tutelare i fedeli e ridurre le persecuzioni. Anche il paragone con Pio XII è improprio. La Santa Sede ha sempre intrattenuto rapporti diplomatici con regimi ostili per proteggere la Chiesa e garantire la sopravvivenza delle comunità cattoliche. L’ipotesi di un “accordo segreto con il Reich” è una costruzione retorica che non riflette né la prassi storica né la natura degli attuali rapporti tra Roma e Pechino. In conclusione, la FSSPX crea una gerarchia alternativa in violazione del diritto canonico; la Santa Sede, in Cina, cerca di preservare la presenza cattolica in condizioni politiche eccezionalmente difficili. Le due situazioni non sono comparabili, e la tesi dei “due pesi e due misure” non trova riscontro né nella dottrina né nella storia della Chiesa. Pur di difendere degli scismatici vi arrampicate sugli specchi

Anonimo ha detto...

Papa Leone ha approvato la candidatura, quindi il neo "consacrato" vescovo cinese il mandato ce l'ha, formalmente. Però la sua candidatura era stata a sua volta approvata e presentata al papa dal governo cinese ossia dal partito comunista cinese al potere. Nientedimeno. Il papa ha preso atto. L'accordo non prevede a quanto pare che il papa presenti dei candidati di testa sua: i vescovi devono esser quelli che il PCC sceglie, non altrimenti. E il papa fa il notaio.
Siamo ad una versione contemporanea della lotta per le investiture, anche se a ben vedere non c'è alcuna lotta, avendo il papato attuale, in mano a teologi della liberazione e quindi filomarxista, sottoscritto un patto leonino a favore degli atei al potere a Pechino, che decide in piena autonomia su chi deve essere vescovo in Cina (probabilmente un membro del partito, come lo erano tanti dignitari della Chiesa nella Russia sovietica). Decide e poi lo impone al papa.
Quindi: si può avere il mandato ed esser un vescovo farlocco, un vescovo di cartapesta, uno pseudo-vescovo. Un individuo presumibilmente devoto al Partito e ideologicamente marxista, che vescovo cattolico potrà mai essere? Di quale "Chiesa" professerà le intenzioni?
È una resa incondizionata ai poteri anticristiani di questo mondo.
Ricordiamoci: la consacrazione senza mandato era punita con la sospensione a divinis. Fu Pio XII a sanzionarla di scomumica latae sententiae proprio in occasione della nomina senza mandato di un vescovo della Chiesa "patriottica" cinese, ai tempi di Mao Tze Dung. Ironie della storia.
T.

Anonimo ha detto...

Nel caso della Fsspx, Leone non è che abbia respinto perché in teoria inadatti i profili dei sacerdoti candidati al vescovato dalla Fsspx. Più semplicemente, si è rifiutato di avere qualsiasi contatto con i "lefebvriani", come se fossero dei lebbrosi. Non ha mai voluto ricevere don Pagliarani che invano gli ha chiesto più volte udienza per esporgli il problema. Le richieste partirono poco dopo l'elezione di papa Leone. La prima volta non rispose, la seconda nemmeno, la terza rispose facendo scrivere una lettera che dimostrava un disinteresse totale per le richieste della Fraternità. Eravamo al febbraio di quest'anno. A questo punto la Fsspx dichiarò pubblicamente la sua intenzione di far consacrare quattro vescovi. Allora don Pagliarani fu convocato dal cardinale Fernández, che lo mise di fronte alla scomunica latae sententiae quale unico esito possibile di tutta la vicenda.
Papa Leone fece un intervento apparentemente "accorato" per invitare la Fsspx a non procedere con le consacrazioni. Ma lo fece solo il giorno prima delle consacrazioni stesse, quando era in pratica impossibile tornare indietro. Chi ancora ragiona con la sua testa dovrrebbe chiedersi perché ha aspettato tanto, quando da circa un anno era al corrente delle intenzioni della Fsspx. Non poteva forse rivolgere l'appello "accorato" qualche mese prima, quando c'era ancora tutto il tempo per discutere, negoziare?
Come diceva l'on. Andreotti, a pensar male si fa peccato però qualche volta ci si azzecca. L'appello fatto volutamente fuori tempo massimo permetteva però all'esercito dei cattolici malati di "papismo" di affermare che le consacrazioni erano state contro la volontà espressa pubblicamente del papa. Il quale, fino a quel momento, in tutta la vicenda aveva operato in modo nascosto.
Da come si è espresso in fluido stile bergogliano ai giornalisti, Leone considera la Fsspx dei poveracci che non hanno capito niente, destinati a scomparire di fronte all'onda avanzante del progresso che il Vaticano II avrebbe instaurato nella Chiesa. "Noi andiamo avanti!!", ha detto, si intende senza i "lefebvriani" (peggio per loro, non sanno cosa si perdono).
Sì, Beatissimo Padre, continuate ad andare "avanti" così, ben inquadrati dietro le cornamuse e i flauti dei pifferai di questo mondo sempre più in preda a Satana, con slancio sempre maggiore sulla Via Larga, quella che porta alla perdizione, via che voi state cercando di allargare sempre di più !
pp

Anonimo ha detto...

Nella neochiesa tutto è ammesso, finanche negare Sacra Scrittura e Tradizione, benedire omosessuali, conviventi e adulteri impenitenti, ma guai a criticare il Concilio Vaticano II!! Allora scattano subito condanne severissime! E il caso dei lefebvriani lo conferma!! Riflettano su ciò tanti tradizionalisti e invece di criticarli li ringrazino, perché è grazie a loro e al loro coraggio che si mantiene accesa la fiaccola della Verità di sempre nel buio della neochiesa!!

Gederson Falcometa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Riccardina ha detto...

Toh! Elia!

Anonimo ha detto...

Non si contano piu' ormai gli sculettamenti della gerarchia vaticana ai "radical chic" e ai pifferai di questo mondo. E per quanto riguarda il regime totalitario comunista cinese, forse qualcuno ha scambiato Via, Verita' e Vita per la Via della Seta.

Gederson Falcometa ha detto...

" L’Accordo provvisorio, pur criticabile, rappresenta un tentativo di limitare i danni e di evitare che vengano imposti candidati ostili alla fede cattolica".

"Limitare i danni" ed evitare candidati "ostili alla fede cattolica"? Quanto zelo, davvero! Ma viene spontaneo chiedersi: la Cina può produrre candidati più ostili alla fede cattolica di quanto non abbia fatto, almeno in certi casi, la stessa Chiesa in Occidente? Potrebbe Pechino produrre un cardinale Carlo Maria Martini? Un Kasper? Un Nunzio Galantino? I vescovi tedeschi? Eppure, di fronte alla deriva dottrinale e pastorale di vaste aree dell'Occidente, non si vede lo stesso zelo per la difesa della fede cattolica.

Sembra quasi che a Pechino si debbano scegliere vescovi secondo criteri di fedeltà alla fede, mentre in Occidente ci si accontenta molto meno. E allora viene da chiedersi: questo Accordo provvisorio riguarda davvero la tutela della fede cattolica, oppure soprattutto la gestione diplomatica e politica dei rapporti con il governo cinese?

Molto probabilmente, i vescovi cinesi dovrebbero essere valutati con gli stessi criteri con cui si valutano quelli occidentali: anzitutto la infedeltà alla fede e, sul piano politico e sociale, la promozione e la difesa di tutti i diritti umani, per quanto possibile. Ma presentare l'Accordo come una necessità per proteggere la fede cattolica appare, francamente, poco convincente. L'Accordo ha soprattutto una natura diplomatica e politica; volerlo presentare come uno strumento di tutela della fede cattolica significa attribuirgli una funzione che i fatti, almeno finora, non dimostrano.

Anonimo ha detto...

Anonimo 17:50, che ripete tesi trite e ritrite.
Lei fa un discorso come se nella Chiesa attuale lo stato di necessità non esistesse; come se il papato professasse integra la fede di sempre, alla maniera di un Pio XII poniamo. Ma lei non si è accorto che non è così? In che mondo vive? Forse quello dei troll che ripetono a memoria sempre le stesse accuse, per dare fastidio? Il suo sembra un commento fatto con lo stampone, forse con l'IA. Addirittura patetico nel tentativo di giustificare come raffinata diplomazia la vergognosa e complice resa del papato a guida teologia della liberazione nei confronti della Cina comunista.
T.

Gederson Falcometa ha detto...

Il ragionamento del commento ignora deliberatamente il punto centrale: la FSSPX ha sempre invocato uno stato di necessità per le consacrazioni del 1988. Si può contestare questa tesi, ma non si può semplicemente cancellarla dal dibattito e ridurre tutto a una mera "disobbedienza" e alla creazione di una "gerarchia parallela".

Il vero problema è un altro: perché il principio dell'autorità pontificia viene applicato con il massimo rigore a Écône, mentre nei confronti di Pechino si accettano compromessi che coinvolgono direttamente la nomina dei vescovi? Dire che la Cina è una dittatura spiega la difficoltà diplomatica, ma non risponde alla questione ecclesiologica.

Quanto alla sua accusa finale di "difendere degli scismatici", essa non dimostra nulla. Chi conosce lo stato di necessità invocato dalla FSSPX, la complessità della sua situazione canonica e, allo stesso tempo, pretende di liquidare tutto con l'etichetta di "scisma", mentre giustifica ogni accomodamento con Pechino, non sta discutendo in buona fede. Sta semplicemente evitando la questione dei due pesi e due misure.

Gederson Falcometa ha detto...

Da ricordare:

"Essere Chiesa sinodale significa riconoscere che la verità non si possiede, ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato dell’Amore". Papa Leone XIV - https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20251026-giubileo-equipe-sinodali.html

Me ricorda anche Romano Amerio...

Gederson Falcometa ha detto...

Non hanno voluto ricevere don Pagliarani e, successivamente, hanno offerto un dialogo che appare piuttosto contraddittorio. Se vi fosse stata una reale prospettiva di dialogo, avrebbero almeno risposto al suo Superiore Generale. Inoltre, non è affatto un dettaglio che abbiano atteso un certo tempo dopo le consacrazioni episcopali della FSSPX e la scomunica prima di annunciare il riconoscimento del vescovo cinese.

Anonimo ha detto...

Provi a spiegarlo al cardinale Zen!

Anonimo ha detto...

Grazie, caro amico 19:38, grazie del suo supporto alla FSSPX, c'è bisogno di tanto sostegno morale (e forse un po' anche materiale) per andare avanti, senza cedere agli inganni diabolici delle gerarchie vaticane, che vorrebbero farci rientare con l'inganno nella chiesa sinodale, per poi cuocerci a fuoco lento, grazie di cuore...e a voi, conservatori conciliari e tradizionalisti apodittici, a voi, dico, aprite bene gli occhi e la mente, e non indurite il vostro cuore, e capirete il servizio reso dalla Fraternità a NSGC ed al Suo gregge in questi cinquant'anni.

Anonimo ha detto...

“non bisogna farsi troppe illusioni: come vediamo costantemente dalle sue nomine, Prevost porta avanti il programma di Bergoglio, anche se, con un certo cerchiobottismo di facciata, fa credere di voler tenere unita la Chiesa.”
Francesco Caputo

Anonimo ha detto...

A tal proposito lo zelante anonimo 17:50 legga qui cosa viene pubblicato da un sito che certamente non può essergli ostile, anzi !!!...
https://blog.messainlatino.it/2026/07/unaltra-pessima-toppa-sulle-consacrazioni-episcopali-cinesi.html#more-79436

Anonimo ha detto...

"Due pesi e due misure" nella Chiesa? Una Chiesa "forte con i deboli e debole con i forti"? Sicuramente. Anzi, in tutte le epoche.
Però, il detto "due pesi e due misure" può essere applicato solo a situazioni simili, cosa che le consacrazioni cinesi e quelle lefebvriane non sono. Sono entrambe consacrazioni, ma nel primo caso il Vaticano e i vertici cinesi si sono accordati, non così Vaticano e FSSPX.

Se il detto può essere applicato a realtà simili, applicare questo detto alla Chiesa patriottica cinese e alla Fraternità non rende onore a quest'ultima, perché la mette metafisicamente sullo stesso piano di una realtà anomala e - almeno nelle intenzioni - anticristica.

Dal punto di vista della Chiesa ufficiale le consacrazioni lefebvriane sono un male.
Dal punto di vista lefebvriano, le consacrazioni cinesi sono un male mentre le proprie un bene, per "stato di necessità". Usare un male altrui come argomento per giustificare il proprio bene è un metodo che fa presa sul pubblico, ma che da un punto di vista filosofico e teologico risulta fallace. Il male altrui MAI giustifica l'operato di altri, buono o cattivo che sia. Altrimenti tutti saremmo giustificati nel male, visto che da Adamo ed Eva tanti altri uomini e donne hanno commesso i nostri stessi peccati.

Usare argomenti demagogici non rende un buon servizio alla Verità. Ripetere argomenti fallaci ad libitum non li rende veritieri.
C'è infine da chiedersi quale sia il punto di certi commenti che ribadiscono con puntiglio le ragioni delle consacrazioni lefebvriane, dello stato di necessità e così via. Ormai questi argomenti li sappiamo tutti a memoria: chi li vuole sottoscrivere lo ha già fatto da tempo; chi non li vuole sottoscrivere ha avuto tutto il tempo per farsi un'opinione contraria e non si convincerà certo per vederli ripetuti "ad nauseam", anzi c'è il rischio o la certezza che si radichi nelle proprie opinioni contrarie. Così come non serve, anzi è del tutto controproducente, la censura di alcuni commenti riportanti opinioni che non collimano con quelle del "censore".

Gederson Falcometa ha detto...

“Due pesi e due misure” si verifica quando la giustizia cessa di essere applicata sulla base di criteri oggettivi e passa a essere applicata secondo criteri soggettivi. Non significa semplicemente essere “forti con i deboli e deboli con i forti”. Questa è una semplificazione ridicola di un problema serio. In genere, chi usa due pesi e due misure è il fariseo, che “filtra il moscerino e ingoia il cammello”. Dunque, secondo lei, il fariseismo è stato presente nella Chiesa in tutte le epoche?

Quando si parla di “due pesi e due misure” si ricorre sempre a un'analogia, che si fonda tanto sulle somiglianze quanto sulle differenze. Nel caso concreto, la somiglianza è che siamo di fronte a due consacrazioni episcopali; la differenza sta nel modo in cui l'autorità della Chiesa ha trattato i due casi. Dunque sì, si può parlare perfettamente di “due pesi e due misure”. E non soltanto nel caso del vescovo cinese, ma anche, mutatis mutandis, rispetto all'intero episcopato tedesco e persino al caso della laica che si presenta come “arcivescovo” anglicano di Canterbury.

La sua incapacità di riconoscere una semplice analogia invalida praticamente gran parte della sua argomentazione. Lei mette infatti sullo stesso piano la Chiesa patriottica cinese e la Fraternità, quando sono realtà radicalmente diverse. La FSSPX agisce rivendicando il diritto canonico e invoca uno stato di necessità: una questione che può essere discussa e contestata, ma che non può essere semplicemente cancellata dal dibattito. La Chiesa patriottica cinese, invece, è una struttura sottoposta all'influenza di un regime comunista e ateo. Sono proprio queste differenze a rendere ancora più evidente la contraddizione: Roma, riconoscendo il vescovo cinese, manifesta comunione con una realtà che lei stesso definisce “anomala” e “anticristica”, mentre continua a trattare la FSSPX come se la questione fosse semplicemente quella di una disobbedienza arbitraria.

La FSSPX non usa le consacrazioni episcopali cinesi per giustificare quelle compiute a Écône. Questo è un errore di lettura da aggiungere alla sua incapacità di riconoscere una semplice analogia. Il punto è un altro: se dal punto di vista della “Chiesa ufficiale” le consacrazioni della FSSPX sono un male, e dal punto di vista della FSSPX le consacrazioni cinesi sono un male, lei evita accuratamente di spiegare quale sia la valutazione di Roma sulle consacrazioni cinesi. Ed è precisamente questo il punto della questione.

Se il Vaticano le riconosce, allora esse sono considerate un bene. Ma che cosa rende quelle consacrazioni un bene e quelle della FSSPX un male? Questa domanda non può essere risolta semplicemente dicendo che nel caso cinese esisteva un accordo. È proprio l'esistenza di un accordo a rendere la questione ancora più problematica: un accordo diplomatico può modificare la disciplina ecclesiastica, ma non può trasformare automaticamente il male in bene.

E c'è un ulteriore elemento che lei ignora completamente: furono proprio le consacrazioni episcopali in Cina a portare Pio XII a intervenire sulla questione della consacrazione dei vescovi senza mandato pontificio. Quindi non stiamo parlando soltanto di “due pesi e due misure” tra la FSSPX e la Chiesa patriottica cinese, ma anche di una differenza di trattamento tra pontificati separati nel tempo: quello di Pio XII e quelli di Francesco e Leone XIV. Che cosa è cambiato?

Quanto allo stato di necessità, lei continua semplicemente a ignorarlo. L'argomento rimane in piedi con le sue ragioni e non è stato confutato né da lei né da coloro che sostengono la tesi opposta. È stato discusso anche da canonisti che non appartengono alla FSSPX. Lo si può contestare, certamente, ma allora bisogna rispondere alle sue ragioni. Non basta ripetere che le consacrazioni furono compiute senza mandato pontificio, perché è precisamente questo che la tesi dello stato di necessità intende spiegare e giustificare.

Gederson Falcometa ha detto...

Gli unici argomenti veramente demagogici e fallaci, dunque, sono quelli che lei stesso propone. Per esempio, affermare che “l'Accordo provvisorio, pur criticabile, rappresenta un tentativo di limitare i danni e di evitare che vengano imposti candidati ostili alla fede cattolica” è un'asserzione priva, da sola, di qualsiasi dimostrazione. È un argomento che non resiste alla verifica della realtà concreta della Chiesa in Cina.

Prima di accusare gli altri di demagogia e di ripetere argomenti “ad nauseam”, sarebbe dunque opportuno rispondere alle questioni poste. Perché chi conosce lo stato di necessità invocato dalla FSSPX, conosce la complessità della questione canonica e, nonostante ciò, decide deliberatamente di ignorare tutto questo per ridurre la vicenda a una semplice “disobbedienza”, mentre giustifica in altro modo il caso cinese, non sta discutendo in buona fede.

Anonimo ha detto...

Tutte le incongruenze di Pagliarani & co qui, a cura di un sacerdote della Resistenza:

https://www.facebook.com/mariancorpsofst.piusx/photos/fr-pagliarani-drops-the-mask-by-rev-fr-patrick-girouarddear-friendsyesterday-fr-/1011725444944445/

Estremamente interessante, chiaro e dalla logica stringente!

Anonimo ha detto...

vaticano e cina si sono accordati.
La cina fa quello che vuole e il vaticano abbozza.
Sembrano gli accordi UE-Meloni

Anonimo ha detto...

Con una differenza essenziale: la Meloni deve rispondere al popolo, il Vaticano a Dio.

Anonimo ha detto...

La politica di contenimento dell'immigrazione clandestina impostata dalla Meloni (dal CD italiano) adesso viene adottata anche da altri paesi e persino dalla UE.